Archivi categoria: Sud America

Bolsonaro dixit (columna de @desinformemonos)

bolsonaro[De Desinformémonos] Como se esperaba, el domingo 7 de octubre salió ganador de la primera vuelta de las elecciones presidenciales brasileñas, con el 46% de los sufragios y un 16% más que su principal adversario, Fernando Haddad del Partido de los Trabajadores, el inquietante antidemócrata y ex militar Jair Messias Bolsonaro, alias “Trumpinho”. O sea pequeño Trump, debido a la semejanza ideológico-degenerativa del personaje con el presidente gringo. Semejanza que se refrenda como un loop descerebrado también con varias calamidades más llamadas M. Salvini, V. Orban, M. Le Pen, entre otros fascistas del siglo XXI que se van incrustando en los gobiernos de distintos países y logran dominar el discurso de odio social.

Con políticas neoliberales en lo económico e iliberales en lo político-social, empezando por su menosprecio de toda institución y proceso democrático, van avanzando en oleadas populistas y xenófobo-racistas los intereses del gran capital, que ya es casi todo financiero y globalizado: tras el resultado subieron repentinamente el Real brasileño frente al dólar y la bolsa de San Pablo, pese a que hay un riesgo concreto de decaimiento de la democracia en el país más importante de América Latina. Esto significa que el mercado descuenta y aprecia este efecto antidemocrático con tal de que haya por lo menos buenas condiciones para la inversión y la apertura forzada de nuevos mercados vía la privatización de todo. Y es el plan anunciado por Bolsonaro si llega a ganar, junto a los recortes de pensiones, salarios y gasto público que en dos años de golpe de Estado no ha podido acabar el deslegitimado títere presidencial Michel Temer.  Continua a leggere

#AvenidaMiranda Puntata 41 (Nuova Stagione 2018-19) Il Brasile alla prova del voto

Su Radio Cittá del ritorna Avenida Miranda, d’ora in poi ogni due settimane.

brasile4 ott. – Si avvicina il primo turno delle elezioni presidenziali in Brasile. Quello di domenica sarà un voto importantissimo e complicato. Tutta l’attenzione è puntata su Jair Bolsonaro del Partito Social Liberale (in pratica la destra brasiliana) e sul candidato del Partito dei Lavoratori Fernando Haddad, che avrà il difficile compito di rimpiazzare l’ex presidente Lula, fuori dai giochi e in carcere. La prima puntata di Avenida Miranda dopo la pausa estiva è dedicata proprio al Brasile. In conduzione Perez Gallo.

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#dibattistafueraya, note a margine su zapaturismo, selfie e strumentalizzazioni

di-battista-fuerayaAl signor Di Battista e ai giornalisti italiani che ci sembrano un po’ confusi rispetto alla cosiddetta “campagna” di allerta #dibattistafueraya e alla sua presunta diffusione in America Latina.

Intanto ci presentiamo: siamo un gruppo di persone, attivisti e attiviste italiane che vivono in Messico, e tra noi alcuni fanno riferimento al collettivo Nodo Solidale, altri al blog L’America Latina. Quando abbiamo letto il reportage intitolato “I nuovi zapatisti con la Coca-Cola”, uscito sul Fatto Quotidiano il 23 settembre a firma di Alessandro Di Battista, abbiamo sentito l’esigenza di avvisare le comunità e le resistenze con cui abbiamo contatti politici, costruiti in anni di permanenza e lavoro sul campo sia come attivisti sia come ricercatori, su chi fosse costui. Si tratta infatti di un personaggio che, approfittando della generosa ospitalità dei popoli di queste terre, entra in incognito nelle comunità in resistenza per raccogliere informazioni, scattare fotografie e, infine, scrivere articoli di dubbia veridicità, fare pubblicità a se stesso e indirettamente legittimare le politiche razziste e xenofobe dell’attuale governo italiano, guidato da un partito di cui è stato fondatore e di cui è tuttora un esponente molto in vista. Abbiamo deciso di avvisare le comunità perché in America Centrale hanno altro a cui pensare e non conoscono i volti e i profili politici della politica italiana.

I giornali italiani, con titoli come “Fascista vattene” o “Una taglia sul pentastellato” hanno strumentalizzato e travisato il nostro messaggio, tanto che sui social network siamo stati accusati di diffondere fake news. Per questo motivo, prima di tutto ci sembra opportuno offrire una traduzione corretta in italiano del testo incriminato:

“Allerta! A tutte le comunità e resistenze nuestroamericane. Attenzione. Questo signore, Alessandro Di Battista, sta viaggiando per il Centroamerica facendo reportage e foto sui processi di resistenza. Si presenta come un cooperante di sinistra, ma in realtà è un leader del M5S, partito italiano che è al governo, il quale sostiene posizioni fasciste e razziste contro migranti africani, asiatici e latinoamericani.”

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Desaparición forzada en la UNAM: ante el olvido y el silencio, ponemos la memoria. De Colectivo @huellasmemoria

Huellas1

“Los monstruos existen pero son demasiado poco numerosos

para ser verdaderamente peligrosos;

los que son realmente peligrosos son los hombres comunes”.

Primo Levi

[Texto del Colectivo Huellas de la Memoria] Tristemente la historia política mexicana está signada por la sangre y la ignominia, que desde el siglo XIX ha sembrado una cultura criminal. En nuestro país, la criminalidad no puede considerarse sólo como una amenaza al Estado de derecho, sino como un factor que desarticula y rearticula las instituciones del Estado (Ruvalcaba, 2015).

Un saber complicado para la mirada extranjera es que, en nuestro país, las organizaciones criminales deben su efectividad al hecho de que son parte constitutiva de las fuerzas de control social.

Estamos próximos a la conmemoración de los 50 años del genocidio del 2 de octubre de 1968, en Tlatelolco, en donde el ejército mexicano masacró a una multitud pacífica que se encontraba en un mitin. Conocemos algunos hechos, pero seguimos desconociendo la identidad de las personas ejecutadas, hubo genocidio pero no se pudo acreditar a los responsables.

Mientras el Consejo Nacional de Huelga (CNH) construyó la memoria de aquellos días y ha nombrado a 150 personas muertas, periodistas que fueron acallados hablaban de una cifra que oscilaba entre las 200 y las 1500 las personas ejecutadas. Han pasado 50 años y pronto habrá más libros, películas y mesas de reflexión, pero a estas alturas no tenemos la información precisa de las personas muertas o cuyos cuerpos fueron desaparecidos, no hubo y no hay ningún responsable en la cárcel.

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Avenida Miranda 16/08/2018

Da giovedì 2 agosto e per tutti i giovedì del mese dalle 14:30 alle 15:30 Avenida Miranda sarà in onda sulle frequenze di Radio Popolare. Un’ora settimanale in cui troveranno spazio contenuti inediti e altri già trasmessi da Radio Città del Capo nei mesi scorsi.

 

Nella puntata odierna Marco Dalla Stella intervista Giovanna Tassi, ex direttrice della radio pubblica ecuadoriana e in passato collaboratrice dell’ex presidente Rafael Correa, mentre Raùl Zecca Castel dialoga con lo scrittore e musicista Alejandro Bruzual riguardo la grave crisi politica, economica e sociale in corso in Venezuela.

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La legge sull’aborto in Argentina: perché festeggiare la sconfitta

foto argentina 6di Susanna de Guio

foto del collettivo Antena Negra Tv

Un misto tra rabbia e tristezza è ciò che ci resta in bocca al temine del voto del Senato argentino contro la legalizzazione dell’aborto. 38 voti contrari e 31 favorevoli, una assente e due astenuti, è tutto. Sono passate le due di notte e siamo in piazza dal mattino, al freddo invernale si è sommata la pioggia, che è scesa costante tutto il pomeriggio, come una maledizione.

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Hijas del paro: femminismo popolare in Argentina

INTERVISTA A LUCIA CAVALLERO E MAISA BASCUAS

foto argentinaDi Giulia e Martino

A margine dell’assemblea tenutasi a Bologna il 5 Luglio 2018 con le compagne latinoamericane di Ni Una Menos abbiamo avuto occasione di farci raccontare da due di loro la complessità della lotta femminista in Argentina: dalla campagna per un aborto legale e gratuito alle mobilitazioni contro il femminicidio, dagli scioperi nell’economia popolare alla schiavitù del debito sui corpi al lavoro. Lucìa Cavallero è parte del Collettivo Ni Una Menos e Maisa Bascuas è attivista de La Dignidad-CTEP, sindacato dei lavoratori e lavoratrici dell’economia popolare.

Iniziamo parlando di come è andato crescendo il movimento dal 2015 ad oggi in termini di accumulazione di forza, di crescita degli strumenti organizzativi e di trasversalità

Lucìa: Nel 2015, il primo Ni Una Menos (il 3 giugno) sembra emergere come fenomeno “comunicativo”, come un hashtag di twitter che si viralizza e dà il via ad una mobilitazione massiva. Di fatto, esisteva da molti anni un lavoro sotterraneo di rete del femminismo, che in Argentina consta di due esperienze chiave in termini di organizzazione autonoma e trasversale: gli Encuentros Nacionales de Mujeres e la Campaña por el Derecho al Aborto legal, seguro y gratuito, un’articolazione trasversale nata nell’ambito degli Encuentros. Il salto del 2015 segna una massificazione del movimento a partire da un fenomeno che all’inizio è prevalentemente comunicativo. Quando si pone però il dilemma di come organizzare la manifestazione successiva, nel 2016, avviene una prima spaccatura all’interno del gruppo, tra chi vuole rimanere nell’ambito comunicativo e chi vuole adottare i metodi storici del femminismo, delle assemblee decisionali e dei cortei. Qui potremmo individuare il primo salto organizzativo. Nel 2015-2016, il Ni Una Menos si convoca tramite assemblee. Successivamente, dopo un caso di femminicidio che commuove particolarmente l’opinione pubblica (quello di Lucìa Perez, una ragazza molto giovane), si rafforza l’idea che bisogna uscire dall’indignazione virtuale. Inizia a circolare l’idea di convocare uno sciopero. In ottobre Ni Una Menos chiama un’assemblea nella sede della CTEP (Confederacion de Trabajadores de la Economia Popular) e lì avviene il secondo salto organizzativo: a quest’assemblea iniziano a sentirsi invitate compagne sindacaliste che inizialmente scindevano la loro militanza femminista da quella sindacale.

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Cattiva reputazione 5/ 39 minuti

da Semana, 21 giugno 2018

Quattordici uomini e una donna. In tempi di pari opportunità questo dice molto. La silhouette femminile si riesce appena a scorgere. L’oratore, che spicca in primo piano, sembra relegare la donna al ruolo di vaso ornamentale per la foto. Non c’è una sola persona di colore nell’immagine. Nè un indio o un mulatto. Sono i membri dell’autodenominatosi Consejo Nacional Gremial [1] che annunciano il loro supporto a colui che fu candidato e che oggi è presidente eletto: Iván Duque. I dati erano chiari e soltanto “un miracolo”, come l’ha chiamato Petro nel suo discorso dello scorso 17 gennaio, avrebbe cambiato la storia canaglia della Colombia.

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