Archivi categoria: Sud America

#AvenidaMiranda puntata 31. L’Ecuador dopo Rafael Correa. Quale futuro per il Socialismo del XXI secolo?

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Fra poco più di due mesi si concluderà il primo anno di mandato di Lenín Moreno, ex vicepresidente di Rafael Correa e oggi presidente ecuadoriano considerato troppo moderato e “dialogante” dall’ex mandatario. L’accesa rivalità fra le due anime di Alianza País sta dilaniando la Revolución Ciudadana con cui, nel 2006, le oligarchie economiche e neoliberiste furono (parzialmente) estromesse dalle sale del potere.
Dopo dieci anni di Correa com’è cambiato l’Ecuador? Il socialesimo del ventunesimo secolo, grido di battaglia dell’ex mandatario, ha trovato una forma di realizzazione nel paese andino? A  che punto è il processo di rappresentanza politica delle culture indigene? A provare a rispondere a queste, e altre, domande assieme a Marco Dalla Stella c’è Giovanna Tassi, esperta di Ecuador ed ex direttrice della radio pubblica ecuadoriana.

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Colombia, gli ex-guerriglieri alla ricerca di un complicato ritorno alla normalità

[di Marco Dalla Stella e Simone Scaffidi, da Repubblica] Quella del Meta è una regione fondamentale per l’organizzazione rivoluzionaria nata nel 1964. Qui infatti agiva il Blocco Orientale, che poteva contare almeno un migliaio di combattenti. E qui è stata creata la zona veredale di transizione e normalizzazione piú grande del Paese, dove piú di 500 combattenti si sono riversati per consegnare le armi e iniziare una nuova vita nella legalità

MESETAS (Colombia) – Qui una volta era tutta coca. Mariana Páez è stata una delle piú importanti ed influenti guerrigliere delle Forze Armate Rivoluzionarie Colombiane. È caduta in combattimento ad aprile del 2009, vent’anni dopo essere entrata nelle file della guerriglia. A lei è intitolata la zona di transizione e normalizzazione “Mariana Páez” di Mesetas, nella regione del Meta, 250 chilometri a sud di Bogotá. Per raggiungerla partiamo prima dell’alba, ma arriviamo soltanto a mattinata ormai conclusa, al termine di un dissestato percorso in motocicletta fra sterminati allevamenti di zebú. «Qui, una volta erano tutti campi di coca, poi il governo ha iniziato a spargere il diserbante e la gente se n’è dovuta andare». Lo scoppiettare del motore di una vecchia moto Kawasaki quasi copre le parole di John, uno dei nostri autisti, mentre con ampi gesti della mano ci indica i campi circostanti.

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La Infraestructura logística en América Latina. El Plan IIRSA entre globalización y crisis del ciclo progresista

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Artículo publicado para el congreso ALAS 2017. Las encrucijadas abiertas de América Latina. La sociología en tiempos e cambio, 3-8/12/2017, Montevideo (Uruguay)

Abstract

En los últimos años, con la proliferación, a lo largo del mundo, de consistentes luchas en el ámbito de los puertos, en los grandes hubs, los grandes centros de distribución y los grande canales de comunicación, los conceptos de logística, infraestructura y corredores han ido tomando una importancia notable, que más allá de su significado específico están cada vez más definiendo nuevas categorías políticas, nuevas lentes a través de las cuales analizar las evoluciones y las tendencias del capitalismo contemporáneo.

Mi intento aquí es considerar la construcción de un gigantesco plan como la IIRSA (Iniciativa para la Integración de la Infraestructura Regional Sudamericana) no sólo y no tanto desde los habituales enfoques de la geopolítica y de las relaciones internacionales y del marco analítico del neoextractivismo y del llamado consenso de los commodities, sino destacando la centralidad de estos conceptos, insertando este plan en el contexto de otros planes y corredores de infraestructura a nivel global. Al mismo tiempo, al retomar las nociones de logística, infraestructuras y corredores, quizás se puedan vislumbrar elementos y pistas analíticas que pueden subrayar ciertas formas y dispositivos de funcionamiento del neoliberalismo más allá de su definición simplista de “monetarismo del laissez faire”, lo que permita entender porqué aún durante y bajo la hegemonía de un ciclo político progresista un plan como la IIRSA no pudo ser cuestionado, sino más bien fue promovido y profundizado de forma consensual por todos los regímenes políticos de la región.

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#AvenidaMiranda Puntata 26 Raúl Zibechi: nuovi movimenti sociali e crisi dei governi progressisti in #AmericaLatina

avenida-miranda-america-latina8 feb. – Questo giovedì Avenida Miranda vi propone un’intervista realizzata da Pèrez Gallo a Raùl Zibechi a fine 2017. L’autore, militante e giornalista uruguayano racconta la sua analisi dell’America latina di oggi, con la nascita di nuovi movimenti sociali di donne, giovani, indigeni e afro-discendenti, con la crisis politica e di immaginario dei governi progressisti e con nuove speranze emancipatorie. Ci racconta anche quel che più gli piace delle esperienze sociali italiane e della relazione di solidarietà che c’è tra Europa e America latina.

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Colombia, altro che “Accordi di Pace”: intere regioni sono ancora in balia dell’anarchia criminale

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[di Marco Dalla Stella e Simone Scaffidi, da Repubblica] A livello nazionale la violenza diminuisce (-8% rispetto al 2016), ma nelle zone della coca gli omicidi sono aumentati del 12%, soprattutto nel Nariño. Alla fine del 2016 si applaudiva all’inizio di una nuova era, ma ancora oggi gruppi armati di diversa natura si contendono aree di produzione delle foglie di coca e preziose infrastrutture per la distribuzione

BOGOTA’ – Era novembre 2016 quando il Presidente colombiano Juan Manuel Santos e il generale della guerriglia FARC Timochenko firmavano, sotto lo sguardo attento di Raúl Castro, il testo degli storici Accordi di Pace che mettevano la parola fine a oltre cinquant’anni di sanguinoso conflitto interno. Gli osservatori internazionali applaudivano e una nuova era si apriva per la Colombia, celebrata anche dal Nobel per la Pace al mandatario colombiano. La realtà però è che ancora oggi vaste aree del Paese sono in balia di gruppi armati di differente natura, che si contendono sfere d’influenza, aree di produzione della coca e le preziose infrastrutture per la distribuzione.  Continua a leggere

#AvenidaMiranda Puntata 23. Colombia, la pace un anno dopo

avenida-miranda-colombia18 gen. – A un anno dalla firma degli Accordi di Pace tra governo colombiano e guerriglia delle Farc – che sono valsi a Juan Manuel Santos il Nobel per la Pace – la crisi nel paese sudamericano è tutt’altro che rientrata. Sebbene i componenti del più longevo gruppo guerrigliero dell’emisfero occidentale abbiano deposto le armi e abbiano avviato percorsi di reinserimento nella legalità, violenza e insicurezza stringono la Colombia nella loro morsa. Tra gruppi paramilitari, narcotrafficanti, combattenti che hanno rifiutato la resa e nuove sigle criminali la polveriera colombiana è ancora lì, mentre i tentativi degli oramai ex guerriglieri delle Farc di ricostruirsi una vita avanzano tra innumerevoli difficoltà.

Simone Scaffidi e Marco Dalla Stella sono stati in Colombia e hanno visitato tre delle zone di transizione e normalizzazione – oggi spazi territoriali di formazione e reinserimento – dove sono inizialmente confluiti gli ex-combattenti delle Farc. Hanno ascoltato le loro storie e sentito dalla loro voce la loro opinione su questo anno che avrebbe dovuto segnare l’inizio di un nuovo corso in Colombia.

Questa puntata di Avenida Miranda ci caricherà quindi sullo scomodo sellino di una vecchia moto Kawasaki che corre veloce fra i panorami mozzafiato e le accidentate strade della Valle del Cauca, del Meta e di Antioquia. Tra diffidenti guerrigliere olandesi, improbabili candidati alle elezioni, critici burocrati della capitale e disillusi fan di Michael Jackson.

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Un nuovo dicembre di proteste e repressione: cosa succede in Argentina?

foto Argentina 1

da Twitter

Inflazione in crescita, licenziamenti e un pacchetto di riforme che nasconde tagli e precarizzazioni, torna il ricordo della crisi del 2001.

 

di Susanna De Guio

Più di 300 mila persone hanno manifestato a Buenos Aires lo scorso 14 dicembre contro la riforma delle pensioni, e la notizia ha varcato i confini nazionali per la sua imponenza e per la brutale repressione che l’ha seguita, specialmente dopo che la sessione di voto è stata sospesa. Il 18 dicembre la piazza di fronte al Congresso della Nazione strabordava nuovamente striscioni, tamburi e slogan: “unità dei lavoratori” era il più urlato “e a chi non piace, che si fotta!”. La mobilitazione è riuscita a mettere in difficoltà la polizia di Buenos Aires, ad aprire un varco tra le barriere che blindavano l’edificio del Congresso, a interrompere di nuovo la sessione parlamentare. E di nuovo la selvaggia caccia all’uomo da parte delle diverse forze di polizia dispiegate ha prodotto uno scenario di guerra, con più di 80 arresti e centinaia di feriti. Tre manifestanti hanno perso un occhio per gli spari della polizia all’altezza del viso, un ragazzo di 19 anni è stato portato in condizioni gravi in ospedale, tre persone sono tutt’ora in carcere. Ma la gente non si è fermata, è tornata a occupare le strade durante la serata e la notte in tutto il Paese, a bloccare gli incroci con le cacerolas, le pentole usate come tamburi che hanno contraddistinto l’indignazione e la protesta degli argentini nel 2001.

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Neoextractivismo y logística: pistas para una articulación de las luchas

 

singa

Texto presentado por Pérez Gallo en el Singa2017, VIII simpósio internacional de geografia agrária e IX simpósio nacional de geografia agrária en Curitiba, Paraná, Brasil, 1-5 de noviembre, al interior del grupo de trabajo “Minería, agroenergía y conflictos territoriales”.

Resumen

En este trabajo intento primero mencionar unas luchas a lo largo del mundo que se podrían resumir, a pesar de su heterogeneidad, como luchas en contra de la logística. Paso desde luego a definir como entiendo la noción de logística, a partir de los llamados Critical Logistics Studies y en dialogo con las nociones de “economía de enclave” y de “operaciones del capital”. Considero entonces la importancia de la logística en la construcción de nuevas territorialidades a partir de la llamada política de los corredores, que actúa con modalidades imperiales pero que al mismo tiempo no son reducibles a una interpretación geopolítica clásica. Después de un pequeño enfoque sobre el caso de la IIRSA (Iniciativa para la Infraestructura Regional Sudamericana), considero las perspectivas que la logística entendida como terreno de lucha política podría abrir para las luchas tanto de los despojados como de los explotados y para su articulación entre sí.

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