Archivi categoria: Perù

IIRSA, L’infrastruttura della devastazione (SUB ITALIANO)

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(di Coordinadora Antiirsa, traduzione di Perez Gallo)

Vi proponiamo qui il documentario realizzato da Coordinadora Antiirsa e da noi tradotto.

IIRSA (Iniciativa para la Infraestructura Regional de Sur América) é un gigantesco piano di interconnessione logistica del continente, che conta con circa 600 mega-progetti, che colpisce o espropria più di 1300 tra comunità indigene, comunità contadine, comunità afrodiscendenti, comunità di pescatori e raccoglitori, organizzazioni sociali e organizzazioni ambientaliste, e che punta a connettere le enclaves estrattive, minerarie e di soia della regione con i mercati globali [Perez Gallo].

Per accedere ai sottotitoli cliccare su “sottotitoli” in basso a destra nel video di youtube.

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#México: la lucha de los maestros contra la reforma educativa de #EPN @CNTEMX @maestrosenresi1

México: Lucha de los maestros contra reforma educativa – Noticias Aliadas (Perú-Sudamérica) – EN INGLÉS: Link Teachers protest against education reform 
Fabrizio Lorusso 30/06/2016 – Fotos de Parika Benítez Envíe un comentario Imprima el texto de esta página

Masivas movilizaciones de trabajadores de la educación dejan al menos ocho muertos en choques con la Policía.

 

FullSizeRender (2)La madrugada del 19 de junio la sangre de manifestantes y maestros corrió por las calles de la comunidad indígena mixteca de Nochixtlán, en el sureño estado de Oaxaca. Ocho muertos por impacto de bala y un centenar de heridos fue el saldo de los enfrentamientos entre pobladores y docentes de la Coordinadora  Nacional de Trabajadores de la Educación (CNTE) y la Policía Federal (PF) a raíz de un fallido operativo de desalojo de un bloqueo vial.

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Napoli, barrio latino

[Recensione di Fabrizio Lorusso del libro: Napoli, barrio latino. Migrazioni latinoamericane a Napoli di Maria Rossi, Edizioni Arcoiris, Salerno, 2011, Qui] Anni di ricerca e di studio sul campo si condensano in Napoli, barrio latino, un testo che apre uno scorcio doveroso, ormai urgente, sulla migrazione latinoamericana in Italia e, in particolare, nel napoletano. Sebbene le regioni maggiormente interessate dal fenomeno migratorio, dall’America Latina e dagli altri paesi, restino la Lombardia, il Lazio, il Piemonte, l’Emilia Romagna e il Veneto, anche la Campania, le Marche e la Sicilia mostrano, in termini assoluti e relativi, cioè in percentuale rispetto alla loro popolazione, un’importanza notevole e crescente della popolazione migrante. Questa non assume solo un significato a livello meramente numerico ma anche e soprattutto in termini economici, sociali e culturali. Maria Rossi ci offre una panoramica completa sulla migrazione e sui migranti, intesi come protagonisti dell’alterità e soggetti identitari e culturali in continua evoluzione che si devono destreggiare tra l’etnocentrismo discriminatorio della comunità ricevente e le spinte all’integrazione e all’appartenenza ad essa, oltre che a quella d’origine. La riformulazione costante dell’identità mista e della loro comunità di riferimento passa dal dialogo con la terra d’origine e con il nuovo insediamento, quindi l’Italia, quindi Napoli e il barrio latino.

A partire dai primi anni settanta, precisamente dal 1973, l’Italia ha sperimentato l’inversione dei flussi migratori diventando un paese che comincia a espellere meno persone di quante non ne riceva: tecnicamente si chiama “saldo migratorio positivo”. La portata di questa rivoluzione, che forse a molti oggi appare come un fatto in qualche modo scontato, si sarebbe compresa solo decenni dopo e rappresenta tuttora una “questione” decifrata muovendo da prospettive sghembe e parziali.

In Latino America le tradizionali mete dell’emigrazione italiana come l’Argentina, il Brasile, l’Uruguay e il Venezuela sono diventate espulsori di persone le quali, spesso facilitate dalla vicinanza culturale o dalle origini italiane, tentano il ritorno in Europa via Italia o via Spagna in attesa di una scelta definitiva. D’altro canto non sono questi i flussi che più hanno inciso sull’immigrazione latinoamericana in Italia e in Campania: le comunità più grandi sono, infatti, quelle provenienti dal Perù, dall’Ecuador, dal Brasile, dalla Repubblica Dominicana e dalla Colombia.

Dopo aver definito il quadro teorico e storico dei movimenti migratori e aver definito con precisione i termini della ricerca, quali il gruppo d’indagine e i suoi limiti geografici e temporali, il saggio di Maria Rossi si addentra nel cuore della Napoli delle mille identità. Esplora le interazioni dinamiche tra etnie e nazionalità diverse con l’analisi di tutti gli elementi necessari alla comprensione di quella parte d’umanità che dall’America Latina giunge fino ai nostri quartieri: le strategie d’identificazione, il sistema delle motivazioni, l’ambito della famiglia migrante che evolve al modello transnazionale, il mondo del lavoro con la prevalenza delle donne impiegate e degli “uomini che si arrangiano”, le aspirazioni e il futuro, l’idea del ritorno e il fascino dei progetti di vita nella nuova realtà abitata e vissuta in Italia.

Si aprono anche delle parentesi importanti sulle forme dell’associazionismo latinoamericano a Napoli, sul dislocamento e le forme di vita nei singoli quartieri “latini”, sulla religione e sui fenomeni linguistici. I processi di gerarchizzazione, creazione di status e “italianizzazione” del migrante si legano alla cambiante proporzione e contestualizzazione nell’uso dell’italiano e dello spagnolo (tra i migranti de habla hispana, di lingua materna spagnola) in un gioco dinamico di esclusioni e inclusioni dei membri della comunità più “integrati” rispetto agli altri. E’ più o meno quello che succedeva agli “italiani d’America”. NapoliLibro.JPGTendevano a non usare più la loro lingua materna in pubblico, distorcevano i loro cognomi (o se li vedevano cambiare dalla gente o da qualche burocrate) e, se volevano vantare un buon livello d’integrazione (reale o presunto) nella società locale, dovevano sfoggiare un inglese accettabile, anche di fronte ai propri connazionali. Non importava se questi potevano percepirlo come una forzatura o un atteggiamento un po’ snob. Avrebbero poi compreso perché risultava a volte proficuo nella società d’accoglienza bistrattare l’italiano alla stregua di un dialetto in disuso, un vecchio arnese da dimenticare dinnanzi all’idioma dominante.
Nel barrio latino si raccontano storie, testimonianze di vita e speranza, si raccolgono la fede e le tradizioni, il sincretismo e l’associazionismo vitale dei migranti latini che, come ci racconta una delle voci raccolte e riportate da Maria, “dal punto di vista culturale” non sono tanto diversi. “Il napoletano possiede un po’ della nostra cultura ed è questo che mi spinge a rimanere qui”. Una delle ricchezze del testo è l’aver integrato testimonianze che avvalorano passo a passo l’esperienza e la teoria, il vissuto e la scrittura in esso contenuti. Dagli spaccati di vita in emersione allo stesso linguaggio, con quello spagnolo (o portoghese nel caso dei brasiliani) intercalato nell’italiano che non è la lingua predominante della quotidianità, i racconti degli informanti ci proiettano nel cuore dei problemi.

“Un problema perché acá i documenti…stanno un sacco di ragazzi e ragazze senza documenti che ya son persona che tienen 10, 15 años acá. Hanno perso il documento per motivo che hanno perso il lavoro e la persona che le ha dato il lavoro molte volte le retira il lavoro e il documento non lo fanno più…però son personas che si arrangiano, vendono ropa, fanno pranzi, insomma guadagnano qualcosa. Io suppongo che debieran darle documenti…Perché pagano un affitto e non le possono dare il documento?”.

Un altro elemento d’interesse riguarda il trasferimento delle pratiche religiose del migrante e la sua integrazione nella città di accoglienza che, nel caso delle comunità latinoamericane a Napoli, è favorita dall’associazionismo e dalla relativa compatibilità con le espressioni della religiosità locale. Per esempio il culto al Señor de los milagros, una devozione popolare verso un Cristo particolarmente miracoloso e guaritore molto diffusa in Perù, ha trovato un luogo privilegiato nella Chiesa dei Sette Dolori a Napoli.

La spinta verso l’interculturalità, intesa come fase successiva al multiculturalismo, è una via per l’integrazione e il riconoscimento dei gruppi latinoamericani (e in generale di ogni comunità migrante) e costituisce una delle proposte concrete del saggio. Si auspica il superamento della perniciosa cappa d’indifferenza e frammentazione che, nella maggior parte dei casi, caratterizza la convivenza di etnie e culture diverse, soprattutto in un territorio già carico di criticità e tensioni pregresse. Vincere la paura dell’altro, apprezzare la diversità come patrimonio e non come minaccia, riuscire a “far parte di più culture senza tradire la propria” sono le sfide da raccogliere dentro e fuori dalle ristrette comunità di stranieri, dentro e fuori dai sistemi educativi e dalle istituzioni.

Maria Rossi è dottore di ricerca in Culture dei Paesi di Lingue Iberiche e Iberoamericane e docente a contratto di Letterature Ispanoamericane presso l’Università degli Studi di Napoli “L’Orientale”. Courtesy of www.carmillaonline.com

Ollanta Humala presidente del Perù

Con oltre l’80% delle schede scrutinate alla 1:10 am ora di Lima l’Ufficio Nazionale dei Processi Elettorali del Perù ha attribuito il 50,7% dei voti al candidato della sinistra nazionalista Ollanta Humala contro il 49,2% della conservatrice Keyko Fujimori, figlia dell’ex presidente, da molti a ragione definito dittatore, Alberto Fujimori che è in carcere per corruzione e violazione dei diritti umani durante i suoi due mandati dal 1990 al 2000. Durante la nottata il vantaggio di Humala è aumentato di un altro punto percentuale.

Ollanta Humala s’è già dichiarato vincitore delle elezioni e, secondo i dati preliminari, è virtualmente il nuovo presidente del Perù sostenuto dalla coalizione Gana Perù che ha ottenuto 47 seggi su 130 in parlamento e sarà dunque costretta a costruire un’ampia alleanza di partiti per poter governare.

Tra le prime dichiarazioni di Humala l’annuncio di una “politica per il ritorno” dei milioni di peruviani residenti all’estero e la lotta alla corruzione a tutti i livelli. S’è schierato in favore di una economia aperta di mercato che negli ultimi anni ha portato il Perù a crescere come mai prima ma in un quadro di solidarietà con i popoli “fratelli” della regione latino americana e pensando alla redistribuzione della ricchezza soprattutto in quelle zone dove la povertà ancora interessa oltre il 60% della popolazione.
Il neoeletto presidente ha chiuso il suo discorso nel centro della capitale Lima alla una di notte con queste parole “Non ho vincoli con nessun gruppo economico ma solo con il popolo peruviano. Voi siete i miei capi. Viva Gana Perù e Viva il Perù”.

Nonostante le perplessità iniziali di molti politici e intellettuali peruviani sulla candidatura di Humala nelle ultime settimane l’ex militare era riuscito a ottenere il sostegno attivo dell’ex presidente di area socialdemocratica Alejandro Toledo e del premio nobel per la letteratura Mario Vargas Llosa che, in un primo momento, aveva definito la scelta tra la Fujimori e Humala come una decisione di morte di Aids o di cancro. Le sue ultime dichiarazioni invece parlano di una “sconfitta del fascismo” in Perù che è rappresentato dai Fujimori e i loro gruppi d’interesse e d’appoggio.
Una realtà difficile da contestare…

Il Perù tra l’Aids e il Cancro?

Ollanta Humala e Keiko Fujimori (figlia di Alberto Fujimori) andranno al ballottaggio per diventare presidente del Perù 2011-2016 e rilevare l’attuale mandatario Alan Garcia. Il Nobel Mario Vargas Llosa ha definito questa elezione come una scelta tra l’AIDS e il Cancro…quasi a dire, di cosa vuoi morire?

Domanda. Chi scegliereste tra la giovane figlia di un ex-presidente neoliberista e populista dalla marcata vena autoritaria, oggi in carcere per violazioni gravi ai diritti umani e corruzione, e un leader nazionalista (identificato dalla stampa come “di sinistra” ma che non si definisce propriamente tale), ex militare, con un fratello golpista (Antauro Humala) e ideologicamente vicino a Hugo Chavez, il controverso presidente del Venezuela?

Si tratta solo, come spesso sentiamo dire, di capire chi è il “meno peggio” (vedi frase di Vargas Llosa, sconfitto proprio alle presidenziali nel 1990 dal padre di Keiko Fujimori) o esistono altre coordinate?

Mi rivolgo un po’ a tutti ma soprattutto ai peruviani e anche ai cittadini della Comunità Andina in Italia che probabilmente conoscono bene e più di me i personaggi politici che competeranno al ballottaggio delle elezioni presidenziali nel bel Perù tra un paio di mesi.

Con il 70% delle urne scrutinate possiamo già dire che il voto di ieri ha espresso circa il 30% dei consensi per il 48enne Ollanta Humala e il 23% a Keiko Fujimori, figlia trentacinquenne di Alberto Fujimori, un presidente tristemente noto (e da alcuni chiamato a ragione dittatore) per i suoi abusi e la deriva autoritaria in cui spinse il Perù negli anni 90.

Dopo alcuni anni d’esilio in Giappone (Alberto Fujimori ha anche la nazionalità di quel paese) venne arrestato in Cile ed estradato per essere processato nel suo paese ed ora è in prigione. I più maliziosi dicono che la figlia Keiko potrebbe concedergli la grazia una volta eletta come presidentessa.
La Fujimori rappresenta, ad ogni modo, i settori di centro e di destra che sostengono il modello attuale di sviluppo peruviano, definito neoliberale o liberista, quindi è possibile che i voti di tutti gli altri candidati esclusi dal secondo turno convergano su di lei portandola alla vittoria.
Tra questi c’era anche l’ex presidente Alejandro Toledo, il candidato del premio Nobel Mario Vargas Llosa che era favorito fino a due settimane fa ma ha perso progressivamente consensi tra i giovani e le classi popolari in favore rispettivamente di Fujimori e Humala.

Mentre Keiko è sostenuta da una parte dell’elite conservatrice e probabilmente non farà grossi cambiamenti al modello esistente (che comunque ha ridotto la povertà estrema dal 50% al 32% della popolazione in un decennio), Humala parteggia per il riscatto dei settori più poveri della popolazione, che nemmeno intravede i benefici dell’aperturismo economico e del fantomatico sviluppo, attraverso il rafforzamento dello Stato e una politica nazionalista.

Nobel per la letteratura a Mario Vargas Llosa, letteratura e politica latino americana

Il Nobel per la letteratura 2010 è stato assegnato allo scrittore e politico peruviano Mario Vargas Llosa (Arequipa, Perù, 1936), ex candidato presidenziale del Perù nel 1990, anno in cui vinse Alberto Fujimori. L’autore de La Città e i cani (1962), Conversazione nella cattedrale (1969), Chi ha ucciso Palomino Molero? (1986) e La festa del caprone (2000), solo per citarne alcuni, è il sesto latino americano a ottenere il riconoscimento. L’Accademia svedese ha motivato in questo modo “per la sua cartografia delle strutture del potere e il suo mordace ritratto della resistenza individuale, l’insurrezione e la sconfitta”.

L’ottimo romanziere Vargas Llosa è sempre stato, a livello politico, un grande critico delle sinistre latino americane e dei movimenti sociali nelle loro moltelici espressioni partendo da un punto di vista liberale “estremo” che, però, spesso è sfociato nell’elitismo e in posizioni politiche indicate come di destra e conservatrici.

Per citare un esempio, io vedo nell’eterna diatriba tra Vargas Llosa e Garcia Marquez (altro nobel del “boom” collocato più a sinistra nello spettro politico regionale) uno dei dilemmi antichi del latino americanismo riguardante le visioni che si hanno in questi paesi del loro stesso futuro, dell’economia, della politica e della società.

Che ne pensate?


Ecuador: colpo di Stato e Presidente Correa in pericolo (?) Riassunto di notizie

Aggiornamenti costanti in spagnolo sul golpe in Ecuador  http://www.ecuadorinmediato.com/

Ecuador: tentativo di colpo di Stato. Le forze di polizia (che protestavano contro una legge firmata del presidente che toglieva loro alcuni benefici salariali) impediscono che il presidente Correa esca dall’ospedale in cui é ricoverato dal pomeriggio di oggi, 29 settembre, in seguito ai colpi e ai lacrimogeni ricevuti dai manifestanti della polizia che stavano contestando il suo discorso in una caserma.

Il presidente é bloccato al quinto piano dell’ospedale (Hospital Militar Metropolitano) con il primo ministro mentre i gruppi dei suoi sostenitori stanno manifestando per il mantenimento della democrazia e stanno (ore 16.30) guadagnando terreno contro la polizia che presidia l’ospedale. http://www.telesurtv.net/solotexto/nota/index.php?ckl=79192

Alcuni memebri delle forze della polizia in protesta hanno occupato il parlamento nazionale. Sembra che i poliziotti golpisti siano spalleggiati da gruppi di estrema destra opposti a Rafael Correa e forse legati all’ex presidente Lucio Gutierrez e al suo gruppo Sociedad Patriotica. E’ arrivata da subito la solidarieta’ di Hugo Chavez, presidente del Venezuela, e di Evo Morales, della Bolivia, di Cuba e dell’Argentina. La Colomnia ha dichiarato che non riconoscerá nessun governo che non sia quello del presidente legittimo Correa che é stato subito raggiunto da masse popolari contro cui si sta scagliando la polizia in difesa dell’ospedale dove mantengono catturato il presidente. C’e’ stata giá una vittima tra i difensori del presidente (riportata a Guayaquil). Le forze armate hanno ribadito la loro fedeltá al presidente Correa.

La UNASUR (Unione Nazioni Sudamericane) si riunirá questa notte. La OAS (Organizzazione Stati Americani) ha approvato all’unanimitá una risoluzione di appoggio al governo costituzionale del presidente Rafael Correa. Anche glu USA hanno espresso il loro rifiuto totale al tentativo di golpe http://www.infobae.com/mundo/539321-101275-0-Los-Estados-Unidos-condenaron-el-intento-violar-el-proceso-constitucional-Ecuador

Gruppo antigolpe in FACEBOOK: http://www.facebook.com/noalgolpe

DAL VIVO – EN VIVO: http://www.ecuadorinmediato.com/

VIDEO VIVO: http://www.telesurtv.net/solotexto/senal_vivo.php

E ANCHE ARTICOLI:     http://www.telesurtv.net/solotexto/index.php

ULTIME:        LINK BBC MUNDO EN ESPAÑOL

Ecuador-crisis: Correa se reúne con policías sublevados


Ecuador-crisis: jefe de las FF.AA. llama a agentes sublevados a frenar protestas

Presidente de Ecuador habla ante policías en protesta (Presidente dell’Ecuador parla ai poliziotti in protesta)

http://www.bbc.co.uk/mundo/noticias/2010/09/100930_video_ecuador_

Imágenes de la protesta (immagini della protesta)

http://www.bbc.co.uk/mundo/noticias/2010/09/100930_galeria_ecuador_protestas

…..

VIDEO DEL PRESIDENTE RAFAEL CORREA POCO PRIMA DI ESSERE PORTATO IN OSPEDALE IN SEGUITO AGLI ATTACCHI DEI POLIZIOTTI NEL LORO QUARTIER GENERALE. IL PRESIDENTE CORREA HA DICHIARATO DI ESSERE SEQUESTRATO NELL’OSPEDALE CIRCONDATO DALLA POLIZIA.

Policia irrumpe en sede de la asamblea. Polizia irrompe nella sede del Parlamento.

http://www.bbc.co.uk/mundo/ultimas_noticias/2010/09/100930_ultno

Ecuador: graves protestas por fuerzas de seguridad en Quito (gravi proteste forze di sicurezza)

http://www.bbc.co.uk/mundo/noticias/2010/09/100930_expanden_protest

Équateur: Rafael Correa dénonce une tentative de coup d’État (denunciato tentativo di golpe)

http://www.cyberpresse.ca/international/amerique-latine/201009/30/01-4328234-equateur-rafael-correa-denonce-une-tentative-de-coup-detat.php

Il presidente peruviano Alan Garcia chiude le frontiere con l’Ecuador.

http://www.elfinanciero.com.mx/ElFinanciero/Portal/cfpages/contentmgr.cfm?docId=287968&docTipo=1&orderby=docid&sortby=ASC

APPELLO VIA MAIL da SPEDIRE ALL’AMBASCIATA DEL PERU’ in ITALIA

Potete spedire questa mail a
embperu@ambasciataperu.it
(ricordatevi di firmare in fondo)

Signor Presidente,

ho appreso con grande sgomento della violenza che nel Perù settentrionale
ha provocato un grande numero di morti.

Come Lei ben sa, le comunità indigene dell’Amazzonia peruviana hanno
protestato in modo pacifico per mesi contro l’apertura delle loro terre alle
compagnie del petrolio e del gas, effettuata senza il loro consenso.

Secondo la legge peruviana e quella internazionale, gli Indiani amazzonici
hanno diritto alla proprietà collettiva delle terre tradizionali, e nei loro
territori non deve essere promosso nessun tipo di sviluppo senza il loro
consenso. Nonostante questo, il Suo governo ha agito negando apertamente
tali diritti.

La demonizzazione di un’organizzazione indiana tanto rispettata quale l’AIDESEP, il discredito dei suoi leader e gli appellativi di “barbari”, “ignoranti” e “selvaggi” che Lei ha usato contro gli Indiani, sono inaccettabili e non fanno altro che esacerbare una situazione già tanto tesa.

Le chiedo di sospendere immediatamente tutte le attività delle compagnie
petrolifere e del gas nell’Amazzonia fino a quando il governo non avrà
acconsentito a sedere a un tavolo di negoziazione con i rappresentanti
indigeni. Le chiedo inoltre di intraprendere un’inchiesta imparziale e
indipendente sui tragici fatti del 5 giugno.

Cordialmente,

 Firma

NOME E COGNOME

june05-03 por Fabrizio Lorusso bis.