Archivi tag: 2006

Scarica libro sui movimenti sociali di Oaxaca, Messico, 2006-2007

El libro describe los sucesos que se dieron en Oaxaca durante la insurrección que vivió la ciudad durante la segunda mitad de 2006, así como el proceso de reestruturación que se dio en el movimiento social oaxaqueño durante el año 2007. Añade además algunos datos relativos a los orígenes de la lucha social en el estado de Oaxaca así como acerca de las imposiciones económicas que vive México a través del Tratado de Libre Comercio de América del Norte (TLCAN) y la Alianza para la Seguridad y Prosperidad de América del Norte (ASPAN) como elementos esenciales para entender los orígenes del descontento social en Oaxaca y México. Asimismo, el libro analiza las diversas posiciones ideológicas que se dan en el movimiento oaxaqueño, identificando a la APPO no como un conglomerado de organizaciones, sino como un movimiento de base cuya propuesta política encuentra su inspiración –así como su expresión- en los llamados “usos y costumbres” propios de los pueblos originarios del Estado.

Gustavo Esteva -intelectual desprofesionalizado cercano al zapatismo que actuó como asesor del EZLN durante los diálogos de San Andrés- y Rubén Valencia -activista de la APPO y de Voces Oaxaqueñas Construyendo Autonomía y Libertad (VOCAL)- han contribuido al proyecto con una presentación y un prólogo respectivamente.

Da: http://www.kaosenlared.net/noticia/libro-completo-oaxaca-mas-alla-insurreccion-cronica-movimiento-movimie

SCARICA Oaxaca: màs allà de la insurrecciòn QUI in spagnolo:

LIBRO COMPLETO PDF EN ARCHIVO ADJUNTO

Vita, viaggio e delirio. Vecchie cronache attuali – II

CAMPAGNA ELETTORALE 2006

Continuo con le note del viaggio permanente a Città del Messico. Siamo a 7 giorni dalle elezioni presidenziali più “democratiche” della storia del paese visto che, in pratica, si prevede un pareggio “tecnico” nelle inchieste tra il candidato della sinistra Andres Manuel Lopez Obrador e quello della destra Felipe Calderon. Hanno entrambi circa il 30-35% delle preferenze contro il 25-30% di Roberto Madrazo, candidato del PRI, il partito unico che ha governato per 71 anni il destino dei messicani. Screditare l’avversario spudoratamente e’ la tattica preferita per generare terrore e scompiglio nell’elettorato.

OSTRUZIONE VISIVA PRE-ELETTORALE

La città è invasa in ogni angolo (e vi assicuro che sono tanti) da manifesti e propaganda. Ormai ogni candidato offre di tutto e di più. Sconti, aumenti salariali, istruzione, salute, welfare e tra un po’

macchine di lusso, sicurezza su tutti i fronti e “Più Pilo Pè Tutti”…come direbbe il comico Albanese. Sul palo della luce sotto casa mia ci sono le facce di almeno 8 personaggi sorridenti che si arrampicano fino al punto più alto come sull’albero della cuccagna. Il loro destino sarà quello di rovinare a terra tra pochi giorni per la fine delle ostilità elettorali o, se c’è vento, di finire schiacciati sotto il peso del palo su cui sono appesi dato che più della metà di questi sono pericolanti, inclinati di 30 gradi e oltre oppure tenuti su miracolosamente da cavi d’acciaio che sgorgano da chissà dove.

In questo periodo, mese di giugno, fa un caldo torrido e di sera escono le zanzare a passeggiare dopo la classica ora di pioggia straziante e puntualissima che le rifocilla.

BISOGNA PARLARE DELLA METRO…

Premetto e prometto che in generale la Metro di Città del Messico è un buon mezzo di trasporto che copre distanze immense, è economico, esteso nel suo tracciato e abbastanza rapido…

La città del Messico sotterranea è una delle reti metropolitane e fognarie più lunghe del mondo. Le linee sono “solamente” 12 (due o tre in più nel 2010), ma la distanza tra le fermate e’ spettacolare. A volte puoi leggere un articolo di giornale intero tra due fermate o anche delle poesie abbastanza impegnative.

La quantità di vita brulicante nel sottosuolo è altrettanto impressionante. Nelle stazioni della metro si vende di tutto, dalle forbicine per le unghie all’ultimo DVD di Benigni o Jackie Chan. Il Messico è il terzo paese del mondo per i prodotti pirata e, quindi, la metro è uno dei market place più esclusivi.

AMBULANTI

La mafia dei venditori ambulanti, instancabili pellegrini che passano di vagone in vagone durante almeno 12 ore al giorno, fornisce ai propri “impiegati” dei materiali da vendere a meno di un euro tra cui spiccano i ricettari, le penne e pennarelli, l’incenso, i dischi pirata, i DVD, i quaderni, il codice della strada, la Costituzione politica degli Stati Uniti Messicani, i testi d’esoterismo spicciolo e quanto più d’altro vi possa venire in mente. I preservativi nelle carrozze non li vendono ancora, ecco.

TECNICA

Con la diffusione della tecnologia i metodi di vendita dei CD e dei DVD si sono perfezionati all’estremo: il venditore passa con uno schermo o uno stereo potentissimo da 600 watt e schiaccia PLAY sull’INTROMIX, un file o una canzone fatto da DJ espertissimi che raccoglie 20 secondi di ogni canzone o un riassunto del film o il video musicale. Il trailer insomma.

La parlantina, il tono e le frasi del venditore sono studiate nei dettagli. “Una volta ancora, vi porto alla vendita…” o “Spettabili e stimati usuari…ecco qua il disco compatto…con gli ultimi successi…150 canzoni in formato MP3…” e così via senza pietà per le decine di utenti che dormicchiano appoggiati al vetro con la gocciolina di sudare colante dalla fronte fino a terra. Il tono dello strillone venditore è simile a quello che usano nei supermercati per chiamare col microfono qualche cliente o responsabile di reparto, cioè è insopportabile e ridondante.

I venditori sono obbligati a rispettare certe tempistiche e modalità di vendita per non trovarsi in due o tre nello stesso vagone gridando e facendo sentire spezzoni musicali in contemporanea. Quindi ciascuno aspetta il suo turno per entrare. In definitiva una buona parte degli affari (“las gangas”) nell’acquisto di piccole cose si può realizzare nella metro sapendo, però, che si tratta di alimentare un circolo vizioso o una spirale delinquenziale bella e buona.

GLI INDIPENDENTI

I personaggi più disperati e realmente bisognosi (ma non sempre) sono quelli che chiamo “venditori indipendenti” i quali, sembra, non appartengono a nessuna “organizzazione” e cercano di commercializzare qualche prodotto “casereccio” (come libretti, stoffe, bracciali o dischi) oppure cantano, suonano, fanno (e a volte lo sono) i ciechi o semplicemente mostrano a tutti un certificato medico che dimostra la loro inabilitazione al lavoro. Elemosina insomma.

La prima volta che sono venuto in Messico, nel 2000, c’era un signore che chiedeva soldi alla fermata del metro Barranca del Muerto (“Crepaccio del morto”) e stava fermo in cima ai mille gradini che conducono negli inferi intonando un “por favor, por favor” e facendo vedere la gamba ingessata. 5 anni dopo l’ho ritrovato con la sua inconfondibile cantilena e la gamba sempre rotta col gesso un po’ più logoro e grigio di prima.

 MINACCE

I più minacciosi comunque sono dei ragazzi che entrano a petto nudo nel vagone e, dove c’è un po’ di spazio, gettano dei vetri rotti per terra e uno si sdraia sopra al comodo giaciglio per poi farsi passare sopra dal compagno di merende che lo calpesta e lo schiaccia sul comodo letto di vetri. Ah, se lo spazio non c’è i vetri per terra li lanciano lo stesso coprendo le scarpe degli avvenenti che a quel punto s’allontanano e creano il tanto agognato spazio libero.

Poi costoro passano tra i passeggeri e chiedono la monetina guardandoti in cagnesco.

Altri simpaticoni usano una retorica fatta di minacce implicite del tipo “signori e signore, POTREI STARE PER LA STRADA RUBANDO E ASSALTANDO LA GENTE, però ho deciso che era meglio trovare un metodo più onesto…vi chiedo una moneta che non comprometterà la vostra economia familiare…”. Bien.

Le donne non se la passano al meglio sui vagoni affollati. In generale abbondano i fumi balsamici provocati dai litri di profumo che utilizza il messicano medio per mantenere vive le sue relazioni

pubbliche. Inoltre l’inevitabile promiscuità in certi orari della giornata può scatenare la ricerca maniacale di alcuni gentiluomini che s’appropinquano alle donne per toccarle (“manosearlas”), sfiorarle, sfregarsi e, in definitiva, molestarle sessualmente.

Alcuni vagoni isolati di certe linee diventano, nelle ultime corse verso mezzanotte, un territorio di caccia per alcune categorie che cercano avventure. Per esempio un amico nordamericano, omosessuale, ci ha rivelato delle sue avventure nella metro semivuota dove ha rimorchiato spesso qualcuno per passarci la serata e magari la nottata insieme. Ci ha detto che non è molto comune però che era un modo di fare “amicizie” per alcuni gay della capitale più progressista dell’America Latina (ricordo che dal 2010 le coppie gay possono sposarsi in sede civile mentre prima potevano solo creare una società di convivenza; l’aborto per ragioni legate alle scelte di vita della donna è permesso nel Distrito Federal; c’è un sussidio di disoccupazione e sono stati allargati i servizi ospedalieri per chi non è assicurato; la morte terapeutica è in alcuni casi permessa ma non si parla di eutanasia).

PERIFERIA

Alcune stazioni periferiche ti portano nel mezzo del nulla e soprattutto la sera le uscite al capolinea hanno un fascino postmoderno suburbano che raccomando di evitare se non resistete ai cattivi odori d’olio fritto e tacos di carne, al rumore, ai mendicanti, al buio pesto di certe vie limitrofe, ai cani randagi, agli scarafaggi e all’invadenza degli autobus che raccolgono e smistano per le periferie (ancora più periferiche rispetto al capolinea della metro in cui si fermano) l’orda stanca di quotidiani avventori metropolitani.

Ogni tanto si scoprono delle meraviglie nel sottosuolo. Per esempio il Metro Copilco della linea tre è decoratissimo da murales splendidi e la fermata La Raza ha un sottopassaggio di oltre un chilometro con quadri illustrativi di tipo scientifico e astronomico. Il metro Auditorio ha un’esposizione permanente sulle metropolitane più famose del mondo.

Bene, ciao e continua…Fabrizio Lorusso

Vita, viaggio e delirio. Vecchie cronache attuali – I

Vorrei condividere coi gentili visitatori e lettori di questo blog la versione rivisitata di Vita, viaggio e delirio, diario permanente da Città del Messico, già pubblicato su altri siti ma oggi più splendente e attuale che mai.Partiva così, con l’astio per la situazione pesantissima che il paese stava viendo nel 2005-2006, anno delle elezioni presidenziali in cui Calderon vinse anche grazie a una campagna sporca sui mezzi di comunicazione e a dei probabili brogli elettorali ai danni del candidato oppositore Andres Manuel Lopez Obrador. Fu anche l’anno del risveglio della Otra Campaña dell’EZLN e del Subcomandante Marcos e delle repressioni di Atenco e Oaxaca, tra le altre cose.

Invasioni italiche dal Messico risvegliato dalla spietata campagna presidenziale all’ultimo scandalo e dalla violenza autoritaria dello Stato che certe volte andrebbe scritto con una super minuscola -s anche nei dizionari. Non odio nessuno di solito e durante la vita, ma qui le repressioni e le violenze vengono spesso buttate sotto il divano come le briciole di chi non vuol pulire e perciò qualcosa bisogna pur scrivere.

VITA, VIAGGIO & DELIRIO

In realtà questa mail sarebbe l’inizio di un altro diario di viaggio, ovvero la continuazione delle solite Note sull’America Latina che a tappe hanno invaso le schermate iniziali del sito di Michele, viaggiareliberi.it, e che s’erano concluse a Buenos Aires. Visto che vivo a Città del Messico, non mi considererei più in viaggio se prendessi come riferimento il Messico mentre se il mio punto fisso diventasse di nuovo l’Italia, allora cambierebbe tutto. E preferisco vedermi così: viaggiare stando fermo (come il titolo di un ormai vecchio e celebre album di Jamiroquai “Travelling without moving” il quale era, forse più ispirato  al viaggio causato da stupefacenti ingestioni).

Gli occhi della vergine di Guadalupe, stampati su un cero mezzo consumato dopo una nottata in una spiaggia vergine del Pacifico, mi squadrano di fronte al portatile a 2400 metri d’inquinamento mentre ripulisco i polmoni con una “Romeo y Julieta” a sorpresa, l’acidissima sigaretta cubana. Mi piacerebbe continuare qui come se fossi in viaggio, disegnare cronache dell’assurda quotidianità messicana e vedere che succede a sputarle nella quotidiana assurdità italiana.

¡Y a ver qué onda!

IL TETTO O “AZOTEA”, FORME DI VITA

L’arrivo a febbraio, dopo tre mesi di viaggio, e stato tutto in salita. Fatiche respiratorie e riadattamento digestivo qui in città ma anche voglia di fare e ricostruire. Ho vissuto tre settimane sul tetto del palazzo. I condomini della “Urbe más grande del mundo” (come dicono qui) hanno sempre delle stanze “di servizio” all’ultimissimo piano che erano originariamente riservate alla “muchacha”, la donna delle pulizie, ma che oggi si affittano e s’abitano senza ritegno pur violando la legge.

Non hanno il bagno ma, dato che il nostro appartamento è all’ultimo piano, non è difficile scendere un piano per orinare. La situazione si complica durante la stagione delle piogge (da giugno ad ottobre), cioè quando la discesa al paradiso WC passa da un’obbligata e sgradita doccia gelata nella parte di corridoio che rimane all’aperto prima di consumare l’atto di svuotamento. Ma son dettagli.

Il tetto ha i suoi perché. Sole puntato fisso tutto il giorno. Clima continentale con estremi dai 5 ai 35 gradi in un giorno. E poi i vicini di sventura. Una famiglia col cane che vive in una stanza di 3 metri per 3. E il cane non lo portano mica giù ai giardinetti a fare la pipì. Va beh. Il vicino più vicino è un militare trentenne, un ragazzo simpatico con tutti i modellini di aeroplani sulle mensole. Spero non abbia già ucciso decine di narcotrafficanti e che la sua vita scorra pacifica, ma è un delirio dato che è un soldato. Solo lui ha le chiavi del bagno comune che, per fortuna, io non devo usare visto che posso scendere (comodamente?) nell’appartamento.

IL PETTEGOLEZZO

All’ultimo piano dell’edificio di fronte, sempre in queste stanze sul tetto, vive una procace avventuriera messicana, anche lei con la famiglia, che, nei momenti di solitudine, invita frequentatori e mezzi fidanzati su in stanza per delle sessioni di yoga con dessert. Direte, ma a te che te frega? Mah, poco devo dire. Pur conoscendola di vista, non ero al corrente dei suoi interessanti e frequenti avvicinamenti corporali con svariati fortunati e non me ne curavo nemmeno. Fortuna.

Un giorno è passata lei mentre stavo discorrendo con un custode del palazzo circa le disgrazie calcistiche della locale squadra universitaria dei PUMAS ed è scattata la vena polemica del suddetto che mi ha avvisato di non farmi assolutamente prendere dalla tentazione di conoscerla “meglio”. I suoi motivi: un amico del portinaio, ossia il portiere o più elegantemente “il consierge” (sono quattro i vigilanti notturni che fanno turni da 24 ore consecutive ciascuno e son poagatii 200 euro al mese!) è stato anche lui “invitato” dalla giovane e ha riferito i di lei commenti sui predecessori che non erano certo benevoli e riguardavano dimensioni, prestazioni, condizioni familiari, tipi di rapporti e sputtanamenti clamorosi. L’amico del custode ha quindi temuto il peggio: essere vittima dello stesso trattamento in futuro, quando non la vedrà più.

Perciò il premuroso guardiano mi ha sconsigliato di avvicinarla, se per caso mi fosse passato per la testa. Gli ho risposto che forse le storie sulle persone del palazzo vengono leggerissimamente amplificate da questi passaparola e che magari, visto che è una ragazza sola e libera in un paese piccantemente maschilista, si parla male di lei. Se fosse un ragazzo, nessuno diffonderebbe storie con tanta malizia, vere o false che siano. Scuote la testa e allora smetto di fare il paladino della verità o il falso redentore. Probabilmente il ragazzo vuole solo difenderla da altri pretendenti e s’inventa storie improbabili su di lei. Stai a vede’.

L’AFFITTO

Ogni mese passa Joaquin, soprannominato “giacchino”, il ragioniere galoppino che s’incarica di riscuotere gli affitti. Caratteristiche: se chiama per fissare un orario per la riscossione, non viene. Se chiama per fissare un giorno della settimana (almeno!) per la riscossione, viene due giorni dopo senza preavviso e a qualunque orario. Include le domeniche e le feste natalizie. Se promette di riportare qualche nostra onesta lamentela o notizia al padrone, l’informazione arriverà con almeno due mesi di ritardo e l’emergenza sarà ormai stata risolta da noi con “mezzi propri”.

Ha sempre una piccola scorta di giornaletti sadici che spuntano dall’elegante borsa di pelle consunta. Si tratta dei famosi libretti “vaqueros”, dei fumetti a colori a sfondo sadico-sessuale con le storie più impensate sulla falsa riga della “commedia sexy all’italiana” tanto pubblicizzata e riabilitata “a genere” dai nostri canali commerciali. Una storia che m’era capitata a tiro (anzi, diciamo la verità, l’ho proprio comprata per curiosità) si chiamava “fornicala, o te mato” e c’era un avvoltoio che divorava il fegato di un uomo vestito da Cow Boy che, povero lui, era colpevole del tradimento perpetrato da una donna del “pueblo”. Tanto per far capire. Sono popolarissimi tra alcuni tassisti, quelli con le targhe non in regola, tra i guidatori di autobus urbani detti micros o peseros e, per l’appunto, tra i ragionieri galoppini detti cobradores (in italiano riscossori? Ho dimenticato tutto della mia lingua?).

AUTOBUS: LA VERA CONCORRENZA PERFETTA

Gli autobus di città del Messico sono tanti. Troppi. Ogni venti secondi ne passa uno e per l’utente sembrerebbe una pacchia. Però fanno le gare (a cui partecipano i taxi come piloti indipendenti fuori concorso). Le strade piccole hanno tre-quattro corsie (come fossero la nostrana Autostrada del Sole) e quelle grandi anche 7-8 per senso di marcia. Perciò, in un paese dove la patente si compra al supermercato, la competizione viaria diventa legge. La gara tra i bus crea un darwinismo stradale pericolosissimo ma si giustifica perché molti piloti sono anche proprietari (o ancora peggio affittuari) del mezzo e vogliono superare gli altri per caricare in carrozza più sventurati passeggeri possibile.

In ordine di grandezza ci sono: i filobus o trolleybus, i bus o autobus, i peseros, i micro, le combi, i colectivos e vari ibridi nati dall’accoppiamento selvaggio di questi al semaforo o dalla rottamazione prematura in seguito a incidenti di transito.

Alcuni si specializzano per generi musicali anche. E così si creano curiose categorie miste: la combi metallara, il micro salsero o cumbiancero (da salsa e cumbia, musica tropicale insegna), l’autobus grande rockettaro o il pesero tamarro discotecaro. Non male.

I prezzi si fissano in base ai chilometri di percorrenza che onestamente ciascuno dichiara al conducente una volta che sale su annunciando la sua destinazione e paga cash meglio se con monetine o biglietti di taglio infimo (quello da 20 pesos, un euro, è bene accetto) altrimenti s’incazzano e ti borbottano anatemi in faccia oppure, nei casi più estremi d’antipatia, non ti fanno salire. Spesso vicino al conducente ci sono diverse figure: il “chalán”, che e’ un ragazzino o un amico del conducente che non si può permettere il bus tutto suo e si fa le ossa guardando il capo. Poi a volte c’è la famiglia intera (5 figli in media più moglie e amante) che si sollazza e si gode l’aria fresca della Urbe e gli scorci d’urbanità, per l’appunto, dal finestrino: tutta una vacanza.

La sera alcuni autisti ti ricattano. O paghi circa il doppio della tariffa normale o rimani a piedi alle 11 o 12 di sera in una qualche piazzola abbandonata e piena di rifiuti lasciati lì dopo il maestoso mercato del giorno prima. Chiaramente orde di cani randagi stanno cercando prede e aprendo sacchetti pieni di salsicce e cipolle marce tutt’intorno. Che fare? Tutti pagano, qualcuno protesta ma alla fine si parte. Luci azzurre, rosse o viola, tendine nere chiuse, crocifisso illuminato e via. Non tutti gli autobus sono così ma con un po’ di fortuna e conoscendo le linee e i conducenti giusti, si trovano…

Continua…

STORIA DI OAXACA e DEL MESSICO: DA MAGGIO 2006 al 25 NOVEMBRE 2006 (Prima Parte)

IRREGOLARITA’ ELETTORALI E REPRESSIONE

L’annata 2006 in Messico si ricorderà per gli episodi repressivi di Atenco (link http://www.peacereporter.net/dettaglio_articolo.php?idart=5522 ), Lazaro Cardenas, Oaxaca e per le denunce di frode nell’elezione presidenziale del 2 luglio scorso, con il rifiuto categorico del candidato dell’opposizione di sinistra, Andres Manuel Lopez Obrador (AMLO), a riconoscere il presunto vincitore, Felipe Calderon. Questi, che ha appena assunto la presidenza in mezzo alle polemiche lo scorso 1 dicembre, ha nominato come Ministro dell’Interno al noto repressore e violatore dei diritti umani, Francisco Rámirez Acuña ex-sindaco di Guadalajara e governatore dello stato corrispondente (Jalisco). Il centro storico della capitale è rimasto praticamente bloccato e occupato dal movimento di AMLO per vari mesi con migliaia di suoi simpatizzanti che chiedevano il riconteggio di tutte le schede elettorali e la destituzione di Calderon  (link: http://www.peacereporter.net/dettaglio_articolo.php?idart=6830 ).

In definitiva, non sono stati riconosciuti ufficialmente i brogli (ma d’altro canto non si sono voluti contare i voti uno per uno di nuovo come chiesto dall’opposizione che ha perso con poco più dello 0.5% di scarto), anche se è stata ammessa dal Tribunale Elettorale messicano la presenza di interventi illeciti dell’ex Presidente Vicente Fox (dello stesso partito del vincitore Calderon), delle associazioni industriali e di altri falsi candidati (come il famoso Doctor Simi, multimilionario populista padrone di farmacie in tutta l’America Latina) che hanno svolto una campagna irregolare contro il candidato della sinistra. Conseguenze: nessuna. Chi sanzionerà l’ex presidente e gli imprenditori in mala fede che ormai hanno cambiato il risultato? …

OAXACA tra GAS LACRIMOGENI E POVERTA’

Bene, l’idea di questo articolo era quella di fornire una breve cronologia degli eventi che stanno ancora scuotendo la bellissima e (una volta) turistica città di Oaxaca, nel sud del Messico. (http://www.peacereporter.net/dettaglio_articolo.php?idart=6612)

ORIGINI DELLA CRISI

Il primo maggio i professori di Oaxaca consegnano un documento con petizioni al governo locale. Alla fine di maggio del 2006 la Sezione 22 Oaxaca (con a capo Enrique Rueda Pacheco) del potente sindacato nazionale dei docenti entra in sciopero, cosa che si ripete quasi ogni anno, per delle migliorie salariali in uno Stato che è il quarto a pari merito tra i più poveri del Messico dopo il Chiapas, Guerriero e Veracruz.

Oaxaca è una città turistica con un costo della vita relativamente alto, l’infrastruttura scolastica è pessima e molte scuole sono perse in mezzo alle montagne ed esigono un sacrificio ascetico ai maestri e agli studenti. Il governo locale è in mano al PRI da 77 anni ! Ogni governatore messicano, in un paese federalista, ha molti poteri. E li usa: da vari anni le associazioni della società civile dello stato di Oaxaca sono osteggiate dagli sbirri del governatore, Ulises Ruiz, e si sono denunciate scomparse di attivisti e minacce.

Flickr imageSciopero di 72 ore dal 22 di maggio e poi indefinito. Nessuna risposta ufficiale. Marce pacifiche di insegnanti, aumento delle richieste: bloccare una riforma dell’istruzione secondaria. Viene chiusa anche una TV locale. Offerta del governatore, Ulises Ruiz: 60 milioni di pesos (circa 400mila euro) e l’uso della forza pubblica per sloggiare i manifestanti che iniziavano ad installarsi nella piazza centrale, “il zocalo”, con un accampamento.

GIUGNO

Di fronte alle minacce di violenza da parte del governatore e alla scarsa entità della proposta economica, s’intensifica la protesta con alcuni blocchi di strade, uffici pubblici e una marcia che riceve la partecipazione di ben 80mila persone e associazioni politico-sociali di tutto lo Stato. Si chiede un chiarimento circa la morte di un dirigente, Mises Cruz, assassinato a quanto pare da scagnozzi priisti (=del PRI) del governatore. Aumentano le minacce del governo oaxaqueño e il 7 giugno c’e’ una marcia in risposta con oltre 120mila partecipanti e l’occupazione momentanea del palazzo del parlamento locale.

14 GIUGNO: mentre il leader sindacale Enrique Rueda sta negoziando nella capitale del paese, la polizia statale di Oaxaca tenta lo sgombero violento della piazza centrale. Non riuscito. Flickr imageInterviene il Ministero dell’Interno (in quel periodo e fino a pochi giorni fa, diretto da Carlos Abascal, Secretario de Gobernacion in spagnolo). Il governatore Ulises Ruiz offre un contributo straordinario (da chiedere al governo centrale nel DF o Città del Messico) in denaro e la liberazione di 10 insegnanti catturati il 14 giugno per la tavola di negoziazione che si apre tra il Ministero, il Governo locale e i docenti insorti (praticamente tutti quello dello Stato di Oaxaca). Non si negozia la rinuncia del governatore Ulises Ruiz o il suo “licenziamento”, richiesta che diventa invece fondamentale per i professori a partire dalla violenza perpetrata e l’inettitudine del governante.

17 GIUGNO: il movimento magistrale si unisce alle altre associazioni della società civile che spaziano da organizzazioni indigene e contadine a partiti extraparlamentari, con programmi riformisti e rivoluzionari, associazioni di diritti umani, piccoli comuni e reti sindacali: si costituisce la APPO o Asamblea Popular de los Pueblos de Oaxaca. (sito: http://www.asambleapopulardeoaxaca.com ). La APPO lotta esplicitamente per la riforma costituzionale nello Stato e l’uscita di Ulises Ruiz come base per le negoziazioni successive. Il Ministero ha ammesso che le rivendicazioni del movimento sono giuste anche se non ammette la possiblità di mandare via per decreto Ulises Ruiz.

ANCHE SU: http://americalatina.blogosfere.it/2007/05/storia-del-conflitto-in-oaxaca-1-parte.html