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El #populismo de tu camión #Columna en @Desinformémonos #Mexico

CAMIONES-POPULISMO-600x274 [Fabrizio Lorusso – Desinformémonos] Los camiones de cuatro rutas del transporte público de la CDMX, desde el viernes pasado, sin contar con los permisos adecuados y en violación al reglamento del transporte de la ciudad, traen pintados espectaculares de una serie que, se lee, “próximamente” se podrá ver en pantalla, quizás en NetFlix o Cinépolis, y que se llama“Populismo en América Latina”. La primera figura que destaca es la de Andrés Manuel López Obrador, candidato puntero a la presidencia de México por la coaliciónJuntos haremos historia, y le siguen Hugo Chávez, presidente de Venezuela entre 1999 y 2013, año de su fallecimiento, Luis Ignacio Lula da Silva, presidente de Brasil de 2002 a 2010, y finalmente Juan Domingo Perón, presidente de Argentina de 1946 a 1955 y en 1973-1974.

¿Qué tienen que ver entre sí estos personajes, más allá de su popularidad? Pues, todo y nada. Podemos encontrar semejanzas y diferencias entre ellos, pero también con muchos otros de épocas y tendencias políticas distintas. Es una mezcla llamativa y propagandística que, por sí sola, genera reacciones y emociones encontradas y tiene fines precisos: llamar la atención y denostar al candidato de Morena quien, además, no ha tenido el cargo de presidente como los que aparecen a su lado en el manifiesto. Si bien es cierto que la asociación con Lula en la imagen podría ser incluso positiva para muchos votantes, así no sucede con la de Chávez, desde siempre utilizada en cualquier platillo como perejil por las derechas del mundo y de México para menospreciar a políticos y propuestas que, más bien, son populares y se ocupan de los que menos tienen como prioridad.  Continua a leggere

Inizio di campagna elettorale in #Messico @ilmanifesto

amlo[Di Fabrizio Lorusso, da Il Manifesto dell’8 aprile 2018Al via la campagna elettorale più lunga della storia del paese. Nei sondaggi un testa a testa tra il partito Morena (sinistra) e la destra unita, ma si vota a luglio. I candidati promettono di lottare contro il femminicidio e la violenza. Sulle urne pesano anche l’eredità delle politiche neoliberali e la nuova minaccia che arriva da Trump]

Si è aperta in Messico la campagna per le elezioni del primo luglio, quando 88,3 milioni di aventi diritto, su un totale di 128 milioni di abitanti, eleggeranno il nuovo presidente, i membri delle due camere, 9 governatori e altri 2700 rappresentanti locali. L’elezione più ampia della storia per numero di votanti e cariche.

IN TESTA NEI SONDAGGI, con preferenze del 40%, c’è l’ex sindaco di Città del Messico, il sessantaquattrenne Andrés Manuel López Obrador, noto come Amlo, fondatore del partito di sinistra Morena (Movimiento de regeneración nacional) che ci prova per la terza volta dopo le sconfitte del 2006 e del 2012.  Continua a leggere

#AvenidaMiranda Puntata 25. Elezioni Messico 2018 – Il prologo

mexico-20181 feb. – Il primo luglio 2018 in Messico si vota per eleggere il nuovo presidente e le camere, oltre a centinaia tra sindaci, deputati e senatori dei singoli stati. Fabrizio Lorusso e Pérez Gallo fanno il bilancio delle prime settimane di pre-campagna elettorale tra i principali schieramenti/coalizioni e candidati indipendenti. La campagna inizia ufficialmente in aprile, ma già da dicembre sappiamo quali sono i candidati e le alleanze. La posta in gioco è enorme per il Messico dopo che il 2017 è stato l’anno più violento dell’ultimo ventennio (29mila omicidi dolosi e la cifra dei desaparecidos che ha raggiunto le 35mila persone) e il presidente Peña Nieto (del partito PRI) è ai minimi storici di approvazione. A sinistra le opzioni sono poche: la novità più genuina e dal basso è la candidatura indipendente di Marichuy Patricio, indigena portavoce del Consiglio Indigeno di Governo emanato dall’EZLN e dal Congresso Nazionale Indigeno, mentre a livello di partiti Andrés Manuel López Obrador, in testa nei sondaggi, ci prova per la terza volta con Morena (sua creazione) e con un’alleanza pragmatica e discussa con un partitino di destra legato alle chiese evangeliche (Encuentro Social). Marichuy invece sta facendo i conti con la raccolta delle firme e difficilmente raccoglierà le 864.000 necessarie, ma ha raggiunto lo scopo di mantenere nell’agenda politica e sociale le lotte dei los de abajo e degli esclusi.

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