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I sentieri dell’autonomia e la Comune di Oaxaca

Appo megamarcha[Partendo dall’esperienza della Escuelita Zapatista, un momento di apprendimento e scambio che ha riattivato la costruzione delle reti internazionali dell’EZLN a 10 anni dai caracoles e a 20 anni dall’insurrezione in Chiapas, quest’articolo di Alessandro Peregalli e Martino Sacchi ripercorre la storia della “Comune di Oaxaca” e della APPO del 2006. Nella ricostruzione i due autori sono accompagnati dall’attivista messicano, fondatore della Universidad de la Tierra, Gustavo Esteva. I sentieri dell’autonomia, tra Oaxaca, Chiapas e Italia, ci portano al prossimo incontro internazionale convocato dagli zapatisti dal 31 maggio all’8 giugno, Fabrizio Lorusso]

Nel dicembre del 2013 abbiamo partecipato alla seconda edizione della Escuelita Zapatista. A vent’anni dal levantamiento del 1 gennaio 1994, giorno in cui veniva ratificato il Trattato di Libero Commercio tra Messico e Stati Uniti (NAFTA), il movimento zapatista ha convocato un secondo momento di incontro umano e politico, dopo quello dello scorso agosto, con attivisti di ogni età e provenienza. Insieme ad altri 2200 compagne e compagni siamo stati ospitati per una settimana dalle famiglie e dalle comunità in resistenza della Selva Lacandona e della zona de los Altos de Chiapas, cercando di cogliere il senso profondo della loro esperienza di autonomia attraverso la condivisione materiale e il lavoro quotidiano.

appo paris comuneLa nostra Escuelita, tuttavia, è iniziata ben prima dell’arrivo in Chiapas. Dalla rete dei medios libres al collettivo La Guillotina a Città del Messico fino alla casa editrice indipendente del Rebozo, abbiamo tentato di documentare la realtà del Messico contemporaneo, dei suoi movimenti e delle sue lotte recenti. Tra questi, un incontro molto significativo è stato quello con Gustavo Esteva, intellettuale e attivista, allievo del teorico della descolarizzazione Ivan Illich. Ci siamo visti a Oaxaca, nella sede della Universidad de la Tierra, il centro di ricerca autonomo da lui fondato. Se il Messico è sempre stato uno straordinario laboratorio politico, Oaxaca ha avuto una particolare importanza all’interno di tale laboratorio per la sua forte tradizione di lotte per l’autogoverno.

Insieme a Gustavo abbiamo deciso di ripercorrere una di queste in particolare: l’insurrezione che nel giugno 2006 occupò la città, dando vita alla Asamblea Popular de los Pueblos de Oaxaca (APPO), e ne trasformò in maniera irreversibile il volto e la storia. Ci sembra che alcuni elementi di questa esperienza radicale possano fornire una chiave d’analisi utile a comprendere ciò che nel sud del Messico si sta muovendo ora, dall’escuelita zapatista all’imminente data del 31 maggio che vedrà intellettuali di rilevanza mondiale, tra cui per esempio Immanuel Wallerstein, Raul Zibechi, John Holloway, partecipare a un incontro internazionale in territorio zapatista. All’interno di questo quadro, crediamo che la storia della APPO sia utile per sbarazzarci del romanticismo che ha spesso avvolto lo sguardo occidentale, senza tuttavia perdere l’estrema ricchezza di questi movimenti. Come ci disse un piccolo artigiano incontrato vicino alla Iglesia de Santo Domingo, “a Oaxaca c’è un prima e un dopo la APPO”.

Il racconto di un’insurrezione

appo carro armato pemexLa “Comune di Oaxaca” sembrerebbe avere come riferimento più immediato l’insurrezione di Parigi del 1871. Questo riferimento, sollevato nel pieno degli eventi nell’autunno del 2006, fu però immediatamente rigettato dagli stessi comuneros che, racconta Esteva, commentarono con orgoglio: “la Comune di Parigi durò solo 50 giorni, la nostra sta durando più di cento”. Questo aneddoto dice forse più cose di quante ne direbbe una semplice battuta: ci dice infatti come l’esperienza insurrezionale che si consumò quell’anno a Oaxaca deve essere vista in primo luogo nella sua particolarità, senza doverla forzatamente collocare all’interno di un quadro, e di un copione, già scritto. L’elemento più interessante della Comune è forse la distanza tra i motivi della mobilitazione, specifici e circostanziati, e l’eccedenza politica sprigionata. Soggettività politiche nuove emersero attraverso pratiche spinte ben oltre ogni copione, mettendo in discussione lo Stato e il principio stesso della rappresentanza. Ripercorrere brevemente i motivi della mobilitazione e le sue eccedenze può fornire spunti di elaborazione politica decisamente interessanti, senza mai dimenticare che la APPO è stato un momento insurrezionale che ha le sue specificità storiche, che si intreccia con il Messico, le sue geografie e storie politiche.

Lo sciopero degli insegnanti della Sección 22 di Oaxaca e il malcontento generale verso il governatore della città, Ulises Ruiz, sono all’origine delle mobilitazioni che portarono il popolo oaxaqueño a combattere barricata per barricata la polizia federale. Cosi Esteva ci ha raccontato la dinamica che accese l’insurrezione: “Il 1 maggio 2006, come ogni anno in quella data, i maestri della Sección 22 si accamparono nello zocalo [piazza centrale] per portare avanti le loro rivendicazioni sindacali. Quella volta, tuttavia, l’accampata assunse un carattere permanente”.

La lotta dei maestri, per le specificità della storia del Messico, non è riconducibile a un conflitto corporativista, legato unicamente a questioni salariali, ma si è da sempre intrecciata con relazioni sociali più ampie. Ci spiega Esteva che la figura del maestro è sempre stata vista, in Messico, nei termini di “lottatore sociale”. Un primo momento costitutivo della centralità sociale del maestro va sicuramente rintracciato nel progetto cardenista, presto abortito, di socialismo messicano negli anni ’30. Durante il mandato del presidente Lázaro Cárdenas (1934-1940), i maestri parteciparono attivamente al processo di ripartizione delle terre, furono attivisti nelle comunità indigene e in un’epoca successiva emersero come forte componente sociale di opposizione in occasione del grande sciopero sindacale nazionale del 1958. A partire da questa importanza storica cerchiamo quindi di comprendere la solidarietà che gli insegnanti ricevettero quando, dopo un mese di aggressiva campagna del governatore contro lo sciopero, il 14 giugno 2006 questi decise di reprimere e sgomberare il presidio usando la forza e mandando la polizia. Il giorno seguente una grande manifestazione di piazza contro il governatore portò alla radicalizzazione del conflitto. Quando lo sciopero della Secciòn 22 fu represso, dunque, la gente scese in strada non solo per solidarizzare con gli insegnanti, ma soprattutto per manifestare un dissenso politico più ampio contro il governatore Ruiz, diventato il bersaglio principale della protesta.

Vista la grande partecipazione, i maestri e il sindacato convocarono una grande assemblea per reagire alla repressione nello zocalo ed allargare la protesta. “Il 20 giugno si fecero due cose: si propose un’assemblea popolare del popolo di Oaxaca, che corrispondeva più o meno all’idea tradizionale per questo tipo di mobilitazioni; poi, quando la sezione 22 dichiarò conclusa l’assemblea, la gente si rifiutò di tornare a casa. Così l’assemblea si converti in un meccanismo permanente.” Lo scarto che produsse la costituzione della APPO sta proprio nella coesistenza, durante tutto il periodo della mobilitazione, di due correnti: da un lato quella verticistica, seppur variegata al suo interno, del sindacato, che aveva “una tradizione di disciplina e organizzazione strutturata in funzione di autorità interne”, dall’altro un movimento molto ampio e antico che proveniva dalle comunità, indigene e rurali, dello stato di Oaxaca.

appo_shieldwall-1125Oaxaca è “forse il luogo nel Messico e nel mondo intero dove la tradizione di autogoverno è più forte. Tale autogoverno si basava sulle comunità e da lì tentò di proiettarsi su un piano ulteriore, per la prima volta si cercò di spostare queste pratiche a livello statale e questo non era mai avvenuto prima. La componente indigena portò le sue forme assembleari all’interno della APPO.” La storia della Comune di Oaxaca è dunque una storia di un’eccedenza non solo dalla semplice denuncia di una corruzione e di “malgoverno”, ma anche dalle forme stesse di direzione leninista sostenute dalle correnti del sindacato fortemente legate alla tradizione foquista e guevarista. Dall’ingovernabilità interna dei comuneros emerse un piano politico nuovo che ridefinì violentemente sia quello rappresentato dallo Stato e dalla politica rappresentativa, sia quello verticista che si proponeva di dirigere il movimento a partire dallo sciopero dei maestri. La posta in gioco era alta. Ridisegnare la città e la vita quotidiana durante la Comune di Oaxaca imponeva il prendere atto di una composizione del popolo oaxaqueño estremamente variegata, non riducibile ad una soggettività omogenea. La ricchezza di questa presa d’atto stava insomma nell’emergere congiunto di soggettività politiche la cui lunga storia era fino ad allora in un certo senso “sotterranea”: tra essi, in particolare, gli indigeni, da sempre esclusi dalle strutture del governo statale e portatori di pratiche difficilmente compatibili con questa; i lavoratori informali, che nelle piaghe del neo-liberismo e nella crisi delle vecchie tradizioni di lotta hanno via via trovato una loro centralità come oggetti dello sfruttamento capitalistico contemporaneo, ma anche come agenti sociali e politici autonomi; e le donne, e più che altro tutte le vittime dell’oppressione di genere, che per secoli hanno dovuto fare i conti con un patriarcato entrato in profondità nelle viscere della società messicana coloniale e post-coloniale.

Gli indigeni

appoLa Comune di Oaxaca nacque in un certo senso da un incontro tra un centro (l’economia informale, non salariata, urbana) e una periferia (le pratiche tradizionali indigene della campagna e le loro stesse economie). Ciò che ci sembra interessante è come queste soggettività, insieme al ruolo centrale delle donne nella Comune, abbiano ridefinito il lessico politico tradizionale. La componente indigena ebbe un ruolo decisivo nella APPO, in virtu’ delle forme di autogoverno che sedimentavano da secoli nelle loro comunità. Tuttavia, come Esteva ci dice, “la reazione dei popoli indigeni non fu immediata. Seguirono con interesse ciò che stava succedendo dopo il 20 giugno in città ma non si sentirono partecipi. Solo in un secondo momento iniziarono a coinvolgersi nella Appo”. La partecipazione indigena alla Comune di Oaxaca, e il modo in cui quest’ultima venne nutrita dalle secolari tradizioni di autonomia delle comunità indigene, non si può tuttavia capire se non facendo attenzione alle circostanze storiche di tale esperienza.

Esteva ci fornisce qui un quadro efficace: “Oaxaca, avendo meno del 5% della popolazione messicana, ha però un quinto dei municipi del paese. Questo avvenne per due ragioni: in primo luogo perché, a causa della resistenza indigena, lo stato dovette dividere i municipi per meglio controllare la popolazione; in seguito queste stesse popolazioni cominciarono a dividere tali municipi in modo che fossero coerenti per loro. Il municipio, dunque, nato come meccanismo di controllo dell’epoca coloniale e poi dello stato messicano, divenne uno strumento di autonomia dei villaggi, che lo riformularono come modo di esistenza e di governo, e come modo di relazionarsi con lo stato messicano. Mai però erano riusciti, nonostante molti tentativi, ad arrivare a un livello successivo, a organizzare cioè un gruppo di municipi in un’istanza superiore, in qualche modo equivalente alle giunte del buon governo zapatiste, dove si ha comunità, poi municipi autonomi e poi, appunto, le giunte”.

appo Oaxaca-rebellionQualcosa iniziò a cambiare nel 1992 quando la commemorazione dei 500 anni dall’invasione europea produsse, a Oaxaca come altrove in America latina, una situazione di grande tensione. Poco dopo, il 1 gennaio 1994, gli zapatisti si sollevavano in armi. L’allora governatore Diodoro Altamirano cercò di disinnescare un possibile allargamento della rivolta a Oaxaca provvedendo alla stipula di un “Nuovo Accordo” con le popolazioni indigene: l’esito fu una riforma elettorale che diede la possibilità ai villaggi di scegliere se organizzarsi politicamente in un sistema di partiti o secondo i cosiddetti “usos e costumbres”, antiche modalità assembleari di governo locale. Ad oggi, ci rivela Esteva, 412 municipi su 570 sono governati alla maniera indigena. Con la APPO, però si affermò per la prima volta, prepotentemente, il passaggio dal piano municipale a quello più ampio. Ciò non si verificò da un giorno all’altro, ma in un lungo processo che trovò compimento quando diverse APPO furono create nello stato di Oaxaca, dalla costa, all’istmo, alla sierra mixteca, organizzando per la prima volta in 500 anni assemblee a livello regionale in cui le comunità potessero darsi un autogoverno.

tradifas

Se la “periferia” della Appo emerse con il fondamentale apporto dei popoli indigeni delle campagne, il “centro” urbano della capitale, quello delle barricate e delle occupazioni massive dei centri di potere politico, mediatico e culturale ebbe come componente fondamentale la grande e complessa categoria del lavoro informale. Per capire il ruolo che questa ha avuto nel corso dell’insurrezione dobbiamo considerare la nozione, ideata dallo stesso Esteva, di tradifas, ossia “trabajadores directos de la fabrica social”. La centralità dei tradifas è strettamente legata alla ristrutturazione neoliberale degli anni ottanta, quando buona parte dei lavoratori salariati e dei contadini confluì nel settore informale urbano: venditori ambulanti, piccoli commercianti e artigiani di strada, venditori di “comida de calle”… L’obiettivo che si dà Esteva è ridare un carattere di classe a questa categoria che è stata a lungo considerata un’appendice precapitalista o subordinata al proletariato. Ci racconta infatti che nel 2006 la vita quotidiana della Comune di Oaxaca, dalle assemblee di barrio [quartiere] alle barricate, dalla raccolta rifiuti all’assistenza sanitaria, era mandata avanti in buona parte proprio dai tradifas. Tuttavia, fino a quando il presidio dello zocalo venne gestito dalla Secciòn 22, “non sempre riuscivano a proiettare la loro prospettiva nei momenti decisionali”. La loro partecipazione si impose quando il sindacato ordinò di smontare le barricate all’arrivo della polizia, e i quartieri si rifiutarono di obbedire. “Reti di mutualismo quotidiano che già esistevano in città, che avevano la loro base sociale nei tradifas, furono riattivate in un contesto  diverso dalla APPO”.

Le donne

appo 3 cocheSe dunque, secondo Esteva, la APPO, o meglio, le APPO non furono un semplice rifugiarsi nelle pratiche tradizionali degli “usos e costumbres”, bensì un passo ulteriore, ciò fu dovuto all’emergere di nuove soggettività che espressero un necessario superamento della difesa di autonomie tradizionali e che marcarono un nuovo livello nel modo di pensare e praticare l’autogoverno. I tradifas, figli diretti della ristrutturazione neo-liberale, ne sono un esempio. Un altro, importante esempio, è quello delle donne. Sulla traccia di questa conversazione con Esteva, e sull’attenzione che lui stesso ha avuto sul ruolo delle donne nella APPO, pensiamo si apra uno spazio teorico estremamente interessante.

Ci teniamo a precisare prima di tutto che nell’utilizzare categorie come quelle di indigeni, tradifas, donne, non intendiamo in alcun modo reificarle, considerarle come naturalmente date. Siamo consapevoli che esse da sole non riassumono assolutamente l’estrema complessità del multiforme sfruttamento capitalista contemporaneo. Il fatto che noi le chiamiamo in causa proprio col proposito di distaccarci da ogni idea di avanguardia, come quella che vedeva nei maestri una centralità politica già data, non deve farci cadere nell’errore di sostituire tali categorie sociali alla figura del “luchador social”. Cerchiamo quindi, nel considerarle nel loro apporto fondamentale a un’esperienza come la APPO, di vederle più nella loro funzione disarticolante di certe rigidità ideologiche che in una qualche nuova assolutizzazione transtorica. Teniamo inoltre a precisare che, sul piano concreto, tali categorie non sono mai totali e date una volta per tutte, ma che presentano invece interessantissime intersezioni, per cui non è raro che un soggetto possa ritrovarsi sfruttato, in un luogo come Oaxaca, allo stesso tempo in quanto donna, in quanto indigena e in quanto tradifas.

appo-oaxaca 2Ciò detto, la partecipazione attiva delle donne durante la Comune fu un fatto fondamentale. Dotandosi di mezzi specifici, come Radio Cacerola e la Coordinadora de las Organizaciones de las Mujeres, e portando al centro dell’agenda politica le questioni di genere, le donne di Oaxaca emersero come una soggettività nuova per rompere la marginalità cui erano relegate non solo dall’ideologia patriarcale del Messico post-coloniale, ma anche nelle stesse comunità tradizionali. Parlare di autonomia nella Comune di Oaxaca non significa dunque rivendicare una qualche purezza o “semplicità” di costumi che esisteva nelle comunità e che fu poi spazzata via dalla modernità capitalista. Sicuramente l’eredità coloniale pesa su quella che il Subcomandante Marcos ha chiamato “la lunga notte dei 500 anni”: lo sfruttamento e lo sterminio continuano a braccare ogni tentativo di autodeterminazione dei popoli in Messico. Ma non c’è alcun ritorno al “passato perduto”, quanto piuttosto una rottura irreversibile. Le forme di autogoverno delle tradizioni comunitarie sono state centrali durante l’autogestione della città di Oaxaca nel 2006, ma sono state completamente ridefinite dalla partecipazione delle donne che ha imposto il tema del genere come elemento centrale, e non semplicemente accessorio, della rivolta politica.

Cosa ci può dire, oggi, la APPO?

La APPO è stato un momento insurrezionale che va letto attraverso il prisma delle sue eccedenze, del suo sedimento. Le soggettività politiche, i corpi che hanno combattuto in ogni strada sono legati a una lunga storia messicana e, al tempo stesso, non sono contenibili nella tradizione politica che ha animato le lotte in Messico. Di fronte alla figura omogenea del “lavoratore salariato”, Oaxaca ha sancito l’irriducibilità del proletariato alla “classe operaia”. Indigeni, donne e tradifas sono soggetti politici che non possono essere ridotti né al “soggetto rivoluzionario” della tradizione marxista-leninista, né all’indigeno che ritorna alle sue origini perdute. E’ solo sbarazzandoci di questo eurocentrismo che riusciremo a cogliere la natura nuova e intrinsecamente conflittuale di tali soggettività, nate da uno scontro che ha radici storiche millenarie e che tuttavia sempre si ripropone in termini nuovi.

Appo 3 ulises ruizE non è un caso che la stessa Escuelita zapatista abbia dato una particolare attenzione proprio al ruolo delle donne e alla difficoltà del percorso verso la loro autodeterminazione dentro il movimento. Nella variegata geografia della modernità messicana, in cui la sudditanza al capitale finanziario e nuove violentissime forme di espropriazione dei terreni coesistono in un medesimo meccanismo, ogni tentativo di omogeneità è totalitario. E’ forse l’articolare in maniera non gerarchica le forme di lotta senza volerle riassumere in alcuna avanguardia o soggettività il senso profondo dell’utopia zapatista di “un mondo in cui coesistono tanti mondi”.

E, lo ripetiamo, in questo processo di articolazione non c’è nessuna “purezza” da difendere, nessuna “semplicità del vivere a contatto con la terra” da rivendicare: c’è piuttosto un intersecarsi di tensioni che attraversa soggettività che continuamente si reinventano all’interno di un conflitto che dura da secoli. Ci chiederemo dunque: che cosa significa la difesa della terra in termini di resistenza al capitalismo? Com’è cambiato questo rapporto con la ristrutturazione neoliberale degli anni ottanta? Ha davvero senso pensare all’autonomia come modello rigido esportabile ovunque? Crediamo sia questa la prospettiva, scevra da ogni pauperismo romantico, attraverso cui guardare con interesse e speranza ciò che si muove ora in territorio zapatista, in particolare all’incontro del 31 Maggio. E per volere ancora, ad ogni latitudine, “para todos la luz, para todos todo”.

Link: Riassunto/Cronologia APPO-Oaxaca 2006: Parte  I  –  II  –  III

La lotta degli insegnanti in Messico: storia e motivi

MegaMarcha 4S Mex DF 249 (Medium)Gli insegnanti delle scuole pubbliche occupano le piazze e le strade del Messico contro le “riforme strutturali” del presidente Peña Nieto e continuano a dar battaglia: è una resistenza epica che viene da lontano. Il conflitto degli insegnanti con il governo e i parlamentari federali per la riforma educativa dura da alcuni mesi, ma nelle ultime due settimane ha raggiunto l’apice. Un presidio di insegnanti nel centro della capitale era presente già dall’8 maggio, ma pochi se n’erano accorti. Invece da agosto la CNTE, Coordinamento (Coordinadora in spagnolo) Nazionale dei Lavoratori dell’Educazione, è in sciopero indefinito e l’anno scolastico 2013-2014 non è ancora cominciato in migliaia di scuole. La combattiva Sección 22 di Oaxaca, forte di 74mila affiliati e già protagonista del conflitto del 2006, soffocato nel sangue dall’allora governatore dello stato di Oaxaca, Ulises Ruiz, rappresenta il gruppo più nutrito di professori in resistenza, ma i rinforzi questa volta sono arrivati da tutto il paese.

Il plantón

Dal 19 agosto il presidio dei maestri è diventato una tendopoli quindi l’attenzione mediatica s’è rivolta verso gli oltre 40mila occupanti, insegnanti di asili, scuole primarie e secondarie, che ormai vivono nella piazza principale del Messico. Ogni giorno realizzano atti di resistenza, bloccano le strade e l’aeroporto internazionale, chiudono le entrate dei palazzi del potere, fanno assemblee, sistemano le tende scardinate dai violenti acquazzoni di questa stagione piovosa e inclemente, e infine portano avanti le negoziazioni estenuanti con funzionari e parlamentari inviati dai partiti per fare melina. Le minacce avanzate da alcuni deputati della destra (PAN, Partido Accion nacional) di incarcerazione dei leader, che in realtà sono i “portavoce” del movimento, e di repressione violenta della protesta non hanno fatto desistere i docenti.

Ho provato a descrivere con una galleria fotografica (link qui), non solo con le parole, l’enorme tendopoli allestita dalla CNTE nella piazza centrale (lo zocalo) di Città del Messico. Nel plantón, il presidio-tendopoli, ore e ore di pioggia non spazzano via la speranza, anche se funzionano per scacciare i curiosi, i venditori ambulanti, in maggior parte commercianti della capitale, e le cattive notizie che arrivano dal Palazzo: nella notte dell’1S (primo settembre), con una sortita dei legislatori, è stata approvata dalla Camera dei deputati la Legge del Servizio Professionale Docente, oggetto delle negoziazioni tra i rappresentanti della CNTE, il governo e alcuni parlamentari. Uno sberleffo in piena regola.

Scene di vita e resistenza civile compongono un quadro di lotta metropolitana nella povertà e nella solidarietà, prestata da tanti abitanti della capitale e dalle famiglie dei maestri che da Oaxaca, dal Chiapas, dal Guerrero, dal Michoacan, dal Durango o dalla Bassa California, insomma da molto lontano, mandano viveri, sacchi a pelo, tende e vestiti, incoraggiamenti e affetto. Per i servizi igienici gli insorti si devono rivolgere ad alcuni abitanti della zona che prestano docce e bagni, a volte in cambio di piccole somme.

Nel pomeriggio del 31 agosto, quando sono stato per qualche ora in alcune tende del plantón, solo un gruppo ridotto di docenti, circa 10mila, si trovava a presidiare la zona visto che la maggior parte degli insorti era nelle rispettive comunità d’origine per il fine settimana. Mille insegnanti del Chiapas si sono integrati alla tendopoli in serata. Durante la settimana, anzi  già da domenica primo settembre in poi, sono state realizzate decine di manifestazioni.

MegaMarcha 4S Mex DF 472 (Medium)Ma che cos’è la CNTE?

C’è chi la vede come un vecchio rimasuglio di un mondo che fu, anacronistico e d’ostacolo per lo sviluppo e la “modernità” del paese, ma c’è chi la difende come ultimo baluardo contro il neoliberismo selvaggio, come un’organizzazione plurale e democratica a difesa dei veri interessi delle classi lavoratrici. Sicuro è che non va confusa con il SNTE, Sindacato Nazionale Lavoratori dell’Educazione, che è il sindacato ufficiale, allineato al governo.

Dall’aprile scorso la sua leader storica, Elba Esther Gordillo, è sotto processo per “uso di risorse dalla provenienza illecita” e attende la sentenza in prigione. E’ stata quindi sostituita da Juan Diaz, uomo fedele al presidente. La CNTE è un coordinamento, fondato nel 1979, che raccoglie gli insegnanti che hanno un pensiero critico nei riguardi del sindacato ufficiale. Questo è quasi un apparato paragovernativo del PRI (l’ex partito di regime tornato al potere nel 2012), mentre la CNTE si struttura come corrente democratica all’interno del SNTE e non è un sindacato a parte.

Fabrizio Mejía sulla rivista messicana Proceso del primo settembre spiega che “la CNTE è ciò che resta dei cosiddetti ‘coordinamenti di massa’, un tentativo di democratizzare i sindacati a partire dalle basi, in cui ogni sezione arriva ad accordi assembleari solo quando esiste un punto generale su cui si possono programmare azioni. Gli insegnanti, i lavoratori a cottimo ‘jornaleros’ e alcuni gruppi operai fecero parte, due decenni or sono, di questa dissidenza sindacale, ma oggi di tutto questo resta solo la CNTE”.

Attualmente la CNTE mantiene viva l’opposizione alla riforma educativa, che più che “educativa” pare una riforma (regressiva) del lavoro e dell’amministrazione, inviata al parlamento dal presidente Peña Nieto. Il Sindacato (SNTE) dorme. Anzi, fa spot a favore dell’iniziativa di Peña. La stragrande maggioranza dei mass media, TeleVisa e TV Azteca in testa, spara a zero sui maestri dissidenti, tacciandoli di “pigri e sovversivi” e mandando in onda programmi ridicoli atti a provocare ostilità da parte della popolazione della capitale, soprattutto della classe media imbambolata: interviste a conducenti incazzati per il traffico, bambini e genitori in lacrime perché la scuola non comincia, storie edificanti di maestri moderati e coraggiosi che sì “amano lavorare” e così via.

La riforma costituzionale

Dopo aver promosso la riforma degli articoli costituzionali riguardanti l’istruzione (il 3 e il 73) che è stata approvata dai tre partiti più grandi (PRD, PRI, PAN) nel febbraio scorso, il presidente ha spinto e ha ottenuto un’approvazione fast track delle leggi secondarie in parlamento. La riforma costituzionale di febbraio ha stabilito le basi per i cambiamenti nella carriera dei professori, nell’accesso a posti dirigenziali nella scuola e nel disegno e implementazione della politica educativa a livello primario e medio.

MegaMarcha 4S Mex DF 372 (Medium)Per esempio, è nato l’Istituto Nazionale per la Valutazione dell’Educazione e s’è stabilito che l’entrata nel “servizio docente” e la promozione a posti direttivi avverrà tramite valutazioni che garantiscano “l’idoneità delle conoscenze e delle capacità che corrispondono a ciascuna funzione”, e così gli stimoli e la permanenza in servizio dipenderanno dalla valutazione obbligatoria. Viene anche previsto, ed è un punto positivo, l’allargamento del tempo pieno, anche se buona parte delle strutture scolastiche attualmente non sono attrezzate a tal proposito. Molto polemica è stata l’approvazione di una specie di corresponsabilità gestionale ed economica per cui alunni, docenti e genitori, con il coordinamento della direzione, possono essere coinvolti (cioè dovrebbero in parte pagare di tasca propria) nel miglioramento delle infrastrutture, nell’acquisto dei materiali educativi e nella risoluzione di problemi operativi. Quindi le “quote volontarie” che versano per la scuola potrebbero diventare “obbligatorie”. Questi processi sono regolati dalle leggi secondarie che in questi giorni muovono la protesta nazionale.

Le leggi secondarie

A fine agosto quella sull’Istituto Nazionale per la Valutazione (INEE) e la Legge Generale sull’Educazione sono state approvate senza che l’opinione delle parti sociali e, soprattutto, degli insegnanti direttamente coinvolti nella riforma venisse presa in considerazione. In settembre è passata la terza legge, quella che tocca più da vicino la vita delle persone, dei maestri, e i diritti del lavoro acquisiti: la Legge sul Servizio Nazionale Docente.

In primavera mesi di dibattiti e convegni sul tema, in cui i docenti sono stati invitati a partecipare e hanno presentato le loro proposte dettagliatamente, non sono serviti a modificare la posizione dei parlamentari e del governo, per cui la CNTE ha provato a intavolare una discussione costruttiva, ma è stata scavalcata e beffata da false volontà di dialogo e prevaricazioni autoritarie. Dunque le ragioni delle manifestazioni sono molte e comprendono le richieste di migliori condizioni per le aule e i salari, oltre al nucleo costituito dalle tre leggi di riforma approvate frettolosamente.

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Settembre di piogge e manifestazioni: 1S e stato d’eccezione

Di nuovo come risposta all’indifferenza ufficiale, a Città del Messico il primo settembre c’è stata un’importante manifestazione di studenti, facoltà universitarie, organizzazioni sociali, parti del MoReNa (Mov. Rigenerazione Nazionale), semplici cittadini e alcuni gruppi anarchici contro la Riforma energetica e in sostegno degli insegnanti. Le iniziative in tutta la città e nel paese sono state tantissime. La manifestazione, nel primo pomeriggio, s’è unita a quella degli insegnanti della CNTE che si sono diretti a San Lazaro, sede della camera dei deputati messicana. Ci sono stati numerosi episodi di tensione, avvenuti durante la manifestazione e anche al termine della stessa, quando gli insegnanti, che formavano un cordone indipendente, stavano per ripiegare.

“L’imbottigliamento coatto” da parte della polizia puntava al controllo totale. L’effetto “collaterale” era quello di asfissiare e snervare, in particolare nei momenti in cui la doppia fila di granaderos in testa al corteo spezzava il ritmo della marcia e chiudeva i manifestanti, cosa che s’è ripetuta praticamente ad ogni curva. Nel contempo, gli scudi dei corpi antisommossa chiudevano la coda e i lati del corteo. E’ una modalità già sperimentata dal governo del presidente Peña Nieto e dai corpi di polizia della capitale a partire dalla giornata dell’1D, il primo dicembre 2012, in cui i poliziotti della capitale hanno serrato le file, chiuso ogni passaggio nel centro storico e infine hanno effettuato decine di arresti e pestaggi arbitrari. L’accerchiamento dell’intera massa popolare da parte della polizia (6mila elementi  in tenuta antisommossa) e l’enorme, sproporzionato, dispiegamento di forze rappresenta una strategia di contenimento che sfocia nella provocazione e nello stato d’eccezione.

MegaMarcha 4S Mex DF 091 (Medium)

La reazione della polizia dopo gli scontri s’è concentrata su “obiettivi casuali”, cioè persone individuate perché indossavano vestiti neri, o proprio senza criterio, che andavano fermate. Alla fine della giornata di protesta dell’1S ci sono stati sedici arresti di alcuni attivisti e giornalisti indipendenti. Nonostante la strategia intimidatoria, le manifestazioni vanno avanti e, va detto, per ora (per fortuna) non sono accaduti “incidenti” gravi né situazioni paragonabili a quelle vissute nel 2006 (terribili repressioni di Atenco eOaxaca in particolare), ma non si può ancora prevedere come evolveranno la protesta e le forze in campo.

In questo video (LINK): l’arresto arbitrario di un giornalista dell’agenzia messicana indipendente Subversiones che ha filmato la propria cattura (leggi l’appello qui: lo stato sta imponendo cauzioni enormi per il suo rilascio!). Si chiama Gustavo Ruiz e stava filmando una squadra di poliziotti che trascinavano su una camionetta alcuni giovani e, come si fa in questi casi per evitare abusi o addirittura sparizioni e sequestri ai danni dei detenuti, stava chiedendo agli studenti i loro nomi e la facoltà di appartenenza. Come se niente fosse, all’improvviso, si ritrova lui “dall’altra parte”, viene strattonato, la sua videocamera cade e fa in tempo a registrare le sue urla e il suo nome.

4 settembre – 4S

La strategia di contenimento minaccioso e militarizzato della protesta non è stata applicata alle manifestazioni, durate oltre 8 ore, del 4 settembre organizzate nella capitale e in 22 stati. Questa galleria fotografica (Link qui per lo slideshow e foto) della manifestazione della CNTE è del 4 settembre (4S): dalle 10 del mattino oltre 30.000 insegnanti hanno manifestato a Oaxaca e 40.000 in Chiapas mentre in 20.000 hanno camminato per 8 ore nelle strade della capitale messicana, dall’Auditorio Nacional al palazzo del Senato. Proprio questa ramo del parlamento il giorno prima aveva approvato la Riforma Educativa dopo che la camera l’aveva fatto la settimana prima.

La cosiddetta riforma educativa è in realtà una riforma del lavoro dei docenti e dell’amministrazione di stampo neoliberista ed è parte del piano di riforme strutturali (lavoro, fisco, energia, educazione, politica) che il governo di Peña intende portare a termine entro i prossimi quattro mesi. Il grande scoglio, cioè queste proteste dei “maestri dissidenti”, gli unici per ora che abbiano saputo articolare un’opposizione vera, è stato superato, per ora, grazie a un falso dialogo depistante con i maestri e a una serie di votazioni notturne e blindate alle camere. Infatti, i tre principali partiti (PRI, PAN, PRD) stanno approvando riforme legislative e costituzionali in fretta e furia, nell’ambito delle larghe intese alla messicana, cioè dall’accordo di governo chiamato “Patto per il Messico” e sottoscritto dai loro leader all’inizio del governo di Peña 9 mesi fa. La CNTE ha fornito la cifra di 700.000 insegnanti mobilitati per il 4S a livello nazionale.

Quali sono gli elementi controversi della riforma da poco approvata dalle camere?

024 (Medium)Ormai esaurite le discussioni e approvazioni in parlamento, la CNTE ha chiesto al presidente di bloccarla con un veto perché:

Si applica retroattivamente contro chi già lavora nel settore educativo pubblico prescolastico, primario e secondario, in contrasto con l’articolo 14 della Costituzione, e colpisce tutti i lavoratori dell’insegnamento a livello federale, statale e comunale derogando i diritti acquisiti. Infatti, le autorità educative possono annullare i diritti dei lavoratori senza necessità di un intervento giudiziario e con la riforma il “lavoratore” diventa “soggetto amministrativo”, in contrasto con l’articolo 123 costituzionale.

Quattro questioni importantissime come il reddito/salario, la promozione, il riconoscimento e la permanenza nel posto di lavoro sono ora condizioni amministrative e smettono di essere considerati diritti lavorativi.

Si dà piena facoltà al Ministro della Pubblica Istruzione federale e al ministero (SEP), quindi anche al presidente della repubblica, di scavalcare la sovranità dei singoli stati per autorizzare i principi riguardanti i quattro punti precedenti e ordinare ai governatori locali di seguirli. Il ministero potrà imporre linee generali per la prestazione del servizio di assistenza tecnica alla scuola a livello di istruzione primaria.

Viene creato l’Istituto Nazionale per la Valutazione dell’Educazione (INEE) che potrà imporre e autorizzare, anche sorpassando l’autorità degli stati, i lineamenti ad ogni tipo di autorità educativa e organi decentralizzati per la valutazione riguardante le 4 questioni citate. La SEP e l’INEE potranno interpretare unilateralmente la legge per effetti amministrativi e l’INEE imporrà i processi di valutazione.

Non si contempla la partecipazione sindacale ai processi di osservazione delle valutazioni e si annulla l’intervento di qualunque associazione dei docenti. Le 4 tematiche di cui sopra (salario, promozione, riconoscimento e permanenza nel posto di lavoro) non saranno oggetto delle “Condizioni Generali del Lavoro” e il Lavoro Docente sarà sostituito dal Servizio Professionale Docente che implica la rappresentazione dell’insegnante come soggetto amministrativo isolato di fronte allo stato.

095 (Medium)

I tribunali del lavoro sono sostituiti da tribunali amministrativi in caso di conflitto nei punti specificati. Scompare il posto fisso e si crea la figura dei contratti “a tempo fisso” di natura temporanea e quella dei contratti “provvisori” per coprire un vuoto, cioè un posto non occupato per meno di sei mesi. I contratti a tempo fisso e le vecchie “plazas”, i posti fissi a tempo indeterminato, saranno subordinati alle condizioni di questa legge e saranno assegnati solo dopo 6 mesi di servizio senza nessuna “nota negativa”.

Il cosiddetto “processo di compattazione” prevede contratti ad ore e così permette di frazionare il pagamento del salario ai maestri. Scompare il diritto di inamovibilità dal posto di lavoro. Chi decide di accettare un impiego o un incarico (anche nel sindacato) che gli impedisca di svolgere la sua funzione docente, o quella di supervisione o direzione, dovrà “allontanarsi dal servizio” senza ricevere il salario.

S’instaura un procedimento autoritario che permette il licenziamento o allontanamento immediato dalle funzioni docenti (con riassegnazione ad altre funzioni) senza che vi sia la garanzia di ascolto e contraddittorio prevista dalla legge sul lavoro. Inoltre si stabilisce come causa di licenziamento senza alcuna responsabilità da parte delle autorità il rifiuto di partecipare ai processi di valutazione, senza considerare il livello accademico e di esperienza/anzianità.

Stessa modalità anche nel caso in cui il docente non partecipi ai programmi di regolarizzazione docente o non ottenga un risultato soddisfacente nel primo o nel secondo processo di valutazione e non s’incorpori al processo di regolarizzazione. Se, nonostante la partecipazione ai programmi formativi, il maestro non supera il terzo processo di valutazione, viene escluso dalla docenza e riassegnato ad altre mansioni. Queste decisioni si considerano unilaterali.

Si cancella il diritto al reinserimento nel posto di lavoro o di indennizzo, tramite il pagamento degli stipendi sospesi, in caso di licenziamento ingiustificato Si stabiliscono 8 causali ulteriori per la cancellazione degli effetti della nomina senza responsabilità alcuna dell’autorità e senza previa risoluzione del Tribunale Federale di Conciliazione e Arbitrato.

Infine è permessa la separazione dall’incarico quando il docente si assenta, senza una causa giustificata, per più di tre giorni consecutivi o tre non consecutivi in un periodi di 30 giorni: la separazione dal posto di lavoro è una decisione unilaterale e l’autorità che la applica è la stessa che decide circa la sua eventuale revisione, quindi è giudice e parte in causa. Dopo settimane di proteste il senato ha inserito una clausola all’ultimo momento, un semplice “contentino” per i maestri, che dice che il personale allontanato dal suo incarico per l’applicazione di questa legge potrà impugnare la decisione presso gli organi giurisdizionali competenti. Il quadro generale di precarietà del lavoro, però, non cambia.

176 (Medium)Cosa dice la CNTE?

La CNTE sostiene che l’entrata, la promozione e la permanenza dei docenti devono legarsi al diritto del lavoro e ai diritti sociali “senza banalizzare il processo etico e della pratica educativa” e in un manifesto d’opposizione alla riforma specifica alcuni punti fermi: la distinzione tra la CNTE e il sindacato SNTE di cui questa è parte ma come “corrente critica”, la difesa dell’istruzione pubblica e la sua trasformazione tramite una visione critica della realtà messicana, l’inutilità delle leggi in materia educativa per risolvere i veri problemi del paese come la disuguaglianza e la povertà, la costruzione di una controproposta è stata ignorata dalle autorità malgrado abbia visto la partecipazione di numerosi interlocutori, il riconoscimento dell’istruzione come un diritto sociale universale al di sopra di interessi privati, il rispetto dei diritti lavorativi, il compromesso con una formazione professionale docente iniziale e permanente che deve essere anche rispettato dal governo messicano, secondo le specificità di ogni regione del paese.

Sulla valutazione docente la CNTE ha proposto che 1) sia un processo formativo e qualitativo nelle sue tre modalità (autovalutazione, co-valutazione e valutazione dall’esterno, 2) rispetti la diversità culturale del Messico, basata su una pratica educativa integrale, che includa tutti gli attori educativi, 3) sia una valutazione intesa come mezzo e non come fine, che consideri le condizioni di vita dei bambini, dei giovani e degli adulti che formano l’universo degli studenti del paese, 4) che riconosca i bisogni di base della popolazione e 5) che migliori le condizioni dell’insegnamento e dell’apprendimento riconoscendo l’importanza dei loro contenuti universali.

Riguardo alla Legge Generale del Servizio Professionale Docente, la quale avrà effetto a partire dal 2015, la CNTE ribadisce il proprio impegno e compromesso con gli studenti e il popolo in generale per contribuire alla formazione di soggetti che sappiano reclamare per il rispetto alla propria forma di vita e sostiene che ha sempre rispettato le richieste e gli accordi pattuiti con il governo della repubblica attraverso il ministro degli interni. Infine, viene criticata la fretta con cui si vogliono legittimare leggi che non aiutano il miglioramento del processo educativo e lacerano il diritto sociale all’educazione. E di fatto camera e senato hanno approvato tutto (tre leggi secondarie) in un paio di settimane e hanno finto di negoziare con gli insegnanti che ora continuano ad occupare mezza città del Messico e minacciano di estendere la resistenza agli stati una volta che saranno tornati a casa.

Altro week end di fuoco

Marcha 1S Mex DF 032 (Medium)Sabato 7 è previsto il primo incontro nazionale degli insegnanti a Mexico City convocato dalla CNTE. Domenica 8 la CNTE, insieme ad altre organizzazioni sociali solidarie come gli studenti di YoSoy132 e Movimiento de los 400 pueblos di Veracruz, scenderanno in piazza per accompagnare l’evento dell’ex candidato presidenziale delle sinistre, Andrés Manuel López Obrador, e del suo Movimento di rigenerazione nazionale (MoReNa). Non si sa ancora se l’occupazione dello zocalo di Città del Messico continuerà, ma è sicuro che la CNTE non abbandonerà la sua resistenza civile pacifica, dichiarata dopo l’approvazione della legge al senato il 4 settembre, che potrebbe trasferirsi nei diversi stati della federazione ed essere condotta a livello locale: disobbedienza civile, negoziazione di alcune condizioni stato per stato, proteste locali, riapertura del dibattito sulle leggi approvate, conquista progressiva della maggioranza all’interno del sindacato nazionale, aumenti salariali e scioperi sono alcune possibilità.

Marcha 1S Mex DF 063 (Medium)La CNTE ha comunque chiesto a Peña Nieto di porre un veto presidenziale sulle leggi e di ridiscutere, nell’ambito di un gran dibattito nazionale, l’intero sistema educativo. Ciononostante è poco probabile che il presidente segua il suggerimento dei maestri su una riforma che lui stesso ha proposto al parlamento…

Sono a rischio anche le famose “Feste patrie” per la celebrazione dell’indipendenza del 15-16 settembre che si svolgono nelle piazze centrali, presso la sede del potere politico nazionale o locale, in cui il sindaco della città o il presidente tengono un discorso e gridano il patriotico “¡Viva México!” per ricordare il grido lanciato dal prete Miguel Hidalgo che diede inizio al processo d’indipendenza dalla Spagna nel 1810. Quindi forse quest’anno il “grido” non sarà solo quello del capo di stato o dei governatori, ma risuonerà pure quello degli esclusi, quello del lavoro degno, quello della resistenza pacifica che sfida chi ormai non grida più e s’accontenta delle promesse. Fabrizio Lorusso da Carmilla

Scarica libro sui movimenti sociali di Oaxaca, Messico, 2006-2007

El libro describe los sucesos que se dieron en Oaxaca durante la insurrección que vivió la ciudad durante la segunda mitad de 2006, así como el proceso de reestruturación que se dio en el movimiento social oaxaqueño durante el año 2007. Añade además algunos datos relativos a los orígenes de la lucha social en el estado de Oaxaca así como acerca de las imposiciones económicas que vive México a través del Tratado de Libre Comercio de América del Norte (TLCAN) y la Alianza para la Seguridad y Prosperidad de América del Norte (ASPAN) como elementos esenciales para entender los orígenes del descontento social en Oaxaca y México. Asimismo, el libro analiza las diversas posiciones ideológicas que se dan en el movimiento oaxaqueño, identificando a la APPO no como un conglomerado de organizaciones, sino como un movimiento de base cuya propuesta política encuentra su inspiración –así como su expresión- en los llamados “usos y costumbres” propios de los pueblos originarios del Estado.

Gustavo Esteva -intelectual desprofesionalizado cercano al zapatismo que actuó como asesor del EZLN durante los diálogos de San Andrés- y Rubén Valencia -activista de la APPO y de Voces Oaxaqueñas Construyendo Autonomía y Libertad (VOCAL)- han contribuido al proyecto con una presentación y un prólogo respectivamente.

Da: http://www.kaosenlared.net/noticia/libro-completo-oaxaca-mas-alla-insurreccion-cronica-movimiento-movimie

SCARICA Oaxaca: màs allà de la insurrecciòn QUI in spagnolo:

LIBRO COMPLETO PDF EN ARCHIVO ADJUNTO

La destrucción del Municipio Autónomo de San Juan Copala, Oaxaca

El municipio autónomo indígena de San Juan Copala, establecido hace tres años en el corazón histórico de la región triqui, sin derechos municipales hace más de 60 años, fue finalmente destruido a sangre y fuego por paramilitares, también triquis, que operaron con impunidad hasta el último minuto. La complicidad de los gobiernos estatal y federal ha sido absoluta. Y determinante desde hace 10 meses, cuando la comunidad fue sitiada por grupos armados que asesinaron e hirieron a muchas personas pacíficas. El desenlace se precipitó el 13 de septiembre, cuando los paramilitares tomaron Copala y dispararon contra la población, hasta que el día 23 los sobrevivientes huyeron, algunos en patrullas funerarias (lo único que acertó a mandar el gobierno, para levantar cadáveres).

Pudo ser peor. Los agresores anunciaban una masacre. De cualquier forma, es grande la cifra de asesinados en el desmantelamiento de la única autonomía indígena que se intenta hoy en Oaxaca, a 14 años de los Acuerdos de San Andrés. Más son los heridos, y los desplazados, familias enteras.

Las diarias y angustiosas denuncias no impidieron el desenlace, aunque el problema sigue. Cabe el consuelo de suponer que se impidió la masacre. El operativo contra el municipio autónomo fundado en 2007 corrió a cargo de la Unión de Bienestar Social para la Región Triqui (Ubisort), grupo priísta que como tal ya no existe en el área, pero que dirigido desde Juxtlahuaca y Oaxaca por Rufino Juárez y el propio gobierno estatal, se esmeró en la aniquilación. El gobernador Ulises Ruiz había dicho que no permitiría ninguna autonomía en el estado. La salió barato, ni siquiera tuvo que enviar a sus policías. Ahora niega que haya muertos (La Jornada, 26/09/10).

Ubisort posee una milicia mejor armada que la policía, y con adiestramiento militar. Es responsable de la emboscada en la que fallecieron la activista Beatriz Cariño y el internacionalista finlandés Jiri Jaakkola, meses atrás. También de muchas otras muertes, violaciones, heridos y exilados. Como se sabe, tanto los asesinos como sus jefes permanecen impunes y son, para fines prácticos, figuras institucionales.

De manera reiterada se denunció además la participación en la escalada paramilitar de miembros armados del Movimiento de Unificación y Lucha Triqui (MULT), del cual el municipio autónomo de Copala significa una escisión, como MULT Independiente. Desde las filas del MULT han salido versiones de que nadie suyo participó en la violencia, y se ha responsabilizado de los hechos al MULTI por insistir en una autonomía “minoritaria”. O sea, como de costumbre, los muertos indígenas son los culpables de estar muertos.

Sin embargo, Timoteo Alejandro (fundador del MULTI) y su mujer Cleriberta, así como Antonio Ramírez López,“líder moral” de los autónomos, cayeron en condiciones y locaciones que apuntan, no a Ubisort, sino al muy vertical MULT, que habría “castigado” su “traición”. Los asesinos de Ramírez López están plenamente identificados, en Yerbasanta, localidad de mayoría MULT, donde ocurrió la emboscada que le costó la vida.

Esta organización proviene de la ejemplar resistencia de los mejores espíritus triquis en los años 80 del siglo pasado, y que a lo largo de los años siguientes sufrió la pérdida de sus principales líderes, pensadores y maestros, como Paulino Martínez Delia, sacrificados por los caciques priístas. En la presente década, el MULT devino organización oficialista y electoral, liderada por su asesor jurídico Heriberto Pazos, y convertida en Partido Unidad Popular, con presencia en el congreso de Oaxaca y vínculos con Ulises Ruiz, quien en más de una ocasión ha expresado (según fuentes dignas de crédito), que “el MULT es la única organización con la que se puede negociar”. Mal que bien, en algo le debió su apretado “triunfo” electoral en 2004, cuando el PRI se impuso fraudulentamente.

Tampoco son desdeñables los “agradecimientos” por escrito de Ubisort al MULT en diversas ocasiones, por ejemplo cuando “impidió” llegar a Copala a una caravana de Atenco en 2009. El MULT se reivindica como parte de la APPO, el Congreso Nacional Indígena y, a pesar de su actividad electoral, de la otra campaña; espacios todos en lo que también se inserta el MULTI.

El conflicto triqui es añejo y complejo. Y sospechosa es la persecución a muerte contra la autonomía de Copala, en el centro tradicional de este pueblo históricamente difamado y negado. Por cierto, se han documentado importantes prospecciones de trasnacionales mineras en la región. Es hora de que el MULT, tan expedito para las acusaciones y descalificaciones, confronte su actuación en la violencia contra los autónomos. Ciertamente, existen contradicciones en su seno, mas no puede eludir sus responsabilidades de cara a la indispensable y urgente reconciliación de todos los triquis (incluida su inmensa diáspora) para defender juntos su viabilidad como el admirable pueblo indígena que siempre han sido.

http://municipioautonomodesanjuancopala.wordpress.com/2010/09/27/la-destruccion-de-copala

En esta direccion pueden escuchar en el programa “Chiapas expediente nacional”, algunos programas sobre la situacion de San juan Copala… se transmite los martes a las 10:00 am, en el 860 am Radio UNAM.. esta es la direccion para escuchar o bajar los programas…

http://www.bocadepolen.org/chiapas-expediente-nacional

di Hermann Bellinghausen

Per un pugno di rose: liberati 12 detenuti politici di Atenco, Messico

di Clara Ferri

30 giugno 2010. Oggi è un giorno memorabile per il Messico: la Suprema Corte di Giustizia della Nazione (SCJN) ha emesso una sentenza storica che scagiona e libera dodici prigionieri politici in carcere da 4 anni per i fatti di San Salvador Atenco.

I fatti

San Salvador Atenco è diventata famosa per un caso altrettanto insolito: nel 2001 l’allora Presidente della Repubblica, Vicente Fox, decise di trasferire l’aeroporto della capitale in questo paesino rurale dello Stato del Messico (che circonda la città capitale) e pretendeva di espropriare le terre dei contadini a un prezzo davvero irrisorio (7 pesos al metro quadro, l’equivalente a € 0,43).

Le proteste non si fecero attendere: gli abitanti di San Salvador Atenco si organizzarono nel Frente de los Pueblos en Defensa de la Tierra (FPDT) e, contrariamente ad ogni previsione, vinsero la battaglia. L’aeroporto non venne mai costruito. Ma evidentemente il rospo era difficile da digerire e il governo si tenne in serbo una vendetta, che riuscì a mettere a punto nel maggio 2006.

Il pretesto fu fornito il 3 maggio dall’adesione del movimento degli Atencos a una protesta locale di venditori ambulanti di rose, che erano stati in un primo momento autorizzati dalle autorità municipali a vendere durante una sagra di paese e successivamente sgomberati. Tra le azioni intraprese dal Frente ci furono delle occupazioni simboliche del Palazzo Municipale con il fermo di alcuni politici locali, manifestazioni nelle piazze e nelle strade del paese, ostruzione delle vie di comunicazione. La reazione delle forze armate fu molto violenta, ci scappò persino un morto (un giovane quattordicenne).

Il giorno successivo, su spinta diretta del Subcomandante Marcos, che aveva fatto tappa a Città del Messico nell’ambito della Otra Campaña, la società civile scese nelle piazze di Atenco a manifestare la propria solidarietà con il FPDT (aderente alla Otra), ma la repressione delle tre forze governative (locale, statale e federale) fu inaudita: in una terribile caccia alle streghe, più di 3 mila poliziotti si incaricarono di arrestare, reprimere, massacrare e stuprare i/le manifestanti. E fecero persino un altro morto, uno studente universitario ventiduenne.

Il caso giuridico

Nel corso degli anni molti manifestanti sono stati via via rilasciati, ma nel 2007 dodici di loro sono stati condannati a pene inverosimili: Ignacio Del Valle Medina, Héctor Galindo Cochicoa e Felipe Álvarez, accusati di sequestro equiparato, sono stati condannati a 67 anni di reclusione (equivalenti a un ergastolo) in un carcere speciale e gli altri 9 a pene di 31 anni. América Del Valle, figlia di Ignacio, è costretta alla latitanza ed ha chiesto asilo politico al Venezuela, sostenuta da una forte campagna nazionale e internazionale.

La resistenza

Attorno al caso Atenco è nato un fronte civico molto ampio che chiede il proscioglimento dei detenuti da ogni accusa e che è composto da studenti, lavoratori, sindacati, intellettuali, accademici, gente del mondo artistico e dello spettacolo. Le adesioni sono arrivate anche dall’estero, le manifestazioni di solidarietà si sono moltiplicate un po’ ovunque. Personaggi famosi come Noam Chomsky, José Saramago, Naomi Klein, Manu Chao hanno abbracciato pubblicamente la causa di Atenco. In questi giorni, persino Jody Williams, che ha vinto il premio Nobel per la pace nel 2007, è venuta in Messico a sostenere le richieste di liberazione. Brillano, invece, per la loro assenza i politici e i partiti, ma anche lo stesso EZLN, che sembra ormai essersi dissolto nel nulla.

Il FPDT è diventato un attore sempre presente nelle lotte sociali e politiche di ogni sorta con l’immancabile machete nel pugno alzato. E ieri ha aperto un corteo molto nutrito che a gran voce chiedeva alla SCJN di porre fine all’ingiustizia e di liberare i dodici prigionieri politici. E forse queste voci sono state per una volta tanto ascoltate.

Tutta la docuementazione sul caso Atenco e altri (Oaxaca, Chiapas, Acteal) a questo LINK della Commissione Civile Internazionel di Osservazione dei Diritti Umani.


Oaxaca, Messico: comunicato stampa e video-interviste del Municipio Autonomo di San Juan Copala

Riproduco qui il comunicato che i rappresentanti del Municipio Autonomo di San Juan Copala, Oaxaca, Messico, hanno inoltrato ai mezzi di informazione per denunciare la terribile situazione di repressione, morte e conflitto politico che quella comunità vive da anni, in particolare dopo i fatti del 27 aprile scorso in cui hanno perso la vita due attivisti, un finlandese e una messicana

(VEDI QUI per INFO sul 27 aprile e I NUOVI ATTACCHI PARAMILITARI successivi).

Algunos videos sobre San Juan Copala grabados ayer durante el acto político cultural UN GOYA PALA LA LIBERTAD DE  LOS 12 PRESOS POLÍTICOS DE ATENCO EN C.U.

Alcuni video con interviste ad abitanti del Municipio Autonomo registrati durante l’evento politico culturale promosso dagli studenti della UNAM in favore dei 12 detenuti politici di ATENCO, Messico.

VIDEO UNO (gli altri alla fine del post)

VIDEO DUE

VIDEO TRE

Oaxaca, Messico: nuovo attacco paramilitare al Municipio Autonomo di San Juan Copala

La settimana scorsa, durante una conferenza stampa a Città del Messico, il Municipio Autonomo di San Juan Copala ha denunciato l’uccisione di uno dei più importanti leader del MULT-I (Movimiento de Unificación y Lucha Triqui Independiente), il quarantaquattrenne Timoteo Alejandro Ramírez, e di sua moglie, Cleriberta Castro di 35 anni.

Secondo le dichiarazioni rilasciate dalle autorità del Municipio Autonomo di San Juan Copala, giovedì 20 maggio alle cinque del pomeriggio un commando armato composto da 4 persone ha fatto incursione nel piccolo negozio adiacente al domicilio delle vittime, situato nella comunità di Yosoyuxi (Municipio Autonomo di San Juan Copala, Oaxaca), con la esplicita intenzione di uccidere il dirigente della comunità triqui.

Timoteo Alejandro era conosciuto e apprezzato nella regione per essere uno dei principali promotori del processo di costruzione dell’autonomia indigena nel Municipio Autonomo di San Juan Copala. La sua morte rappresenta una perdita incommensurabile per la comunità triqui di questo municipio che da gennaio del 2010 soffre l’assedio delle forze paramilitari di UBISORT (Unidad de Bienestar Social de la Región Triqui), gruppo politico legato al PRI (Partido Revolucionario Institucional) cui appartiene il governatore dello stato di Oaxaca, Ulises Ruiz Ortiz.

Ricordiamo che il passato 27 di aprile i gruppi paramilitari di UBISORT hanno attaccato una carovana di pace internazionale mentre si stava dirigendo al Municipio Autonomo di San Juan Copala con l’intenzione di rompere l’assedio paramilitare che da mesi impediva agli abitanti dalla regione di uscire dal loro territorio. Nell’attacco armato sono morti l’osservatore internazionale finlandese Tiri Antero Jaakkola e la messicana Beatriz Cariño, dell’Ong ‘Cactus’ (storia completa vedi articolo LINK QUI).

Preoccupa enormemente il fatto che l’uccisione di Timoteo Alejandro e Cleriberta Castro sia avvenuta proprio mentre a Città del Messico i rappresentanti del Municipio Autonomo di San Juan Copala (istituzione creata nel 2007 aderente alla Otra Campaña del Ejercito Zapatista de Liberacion Nacional e alla APPO, la Asamblea Popular de los Pueblos de Oaxaca) si stavano riunendo con varie associazioni civili messicane con l’obbiettivo di organizzare una seconda carovana internazionale di pace nella regione triqui. La coincidenza dei due eventi lascia pensare che si tratti di una risposta esplicita di UBISORT al tentativo del Municipio Autonomo di San Juan Copala di rompere l’assedio paramilitare imposto alle comunità triqui in modo pacifico attraverso l’appoggio di organizzazioni civili messicane e internazionali.

Giorni prima il massimo leader di UBISORT, Rufino Juárez, aveva dichiarato pubblicamente che non avrebbe permesso a nessuna carovana internazionale di pace di entrare a San Juan Copala. Le autorità del Municipio Autonomo, a loro volta, hanno dichiarato che le minacce di UBISORT riflettono il progetto politico-militare del governatore dello stato di Oaxaca, Ulises Ruiz. Considerano, infatti, che la morte del loro dirigente risponde a una nuova strategia dello stato messicano che mira ad aumentare il livello di violenza armata nella regione triqui e a smantellare, attraverso il ricorso a un gruppo paramilitare come UBISORT, il progetto di autonomia politica iniziato a San Juan Copala tre anni fa. Durante la conferenza stampa le autorità triqui hanno ripetutamente parlato di un vero e proprio “crimine di stato”, dichiarando di non aver nessuna fiducia nelle istituzioni giudiziarie messicane ritenute complici delle 4 morti avvenute quest’ultimo mese. Le autorità del Municipio Autonomo hanno ripetutamente invitato la comunità internazionale a inviare osservatori di pace nella regione per cercare di detenere la spirale di violenza e morte che affligge ormai da tempo le 32 comunità indigene appartenenti al popolo triqui.

Di Lucia Linsalata

Approfondimenti:

http://www.globalproject.info/it/mondi

http://autonomiaencopala.wordpress.com/

http://todosconlacaravana.blogspot.com/


Riassunto dichiarazioni alla stampa del Municipio Autonomo di San Juan Copala, Oaxaca, Messico

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RESUMEN DE LAS DECLARACIONES DEL MUNICIPIO AUTONOMO DE SAN JUAN COPALA EN LA CONFERENCIA DE PRENSA DEL 21 DE MAYO DE 2010

La conferencia de prensa contó con la presencia de dos autoridades del Municipio Autónomo de San Juan Copala, Jorge Albino Ortiz y Adalberto Hernández Álvarez y la asistencia de 17 medios de comunicación, entre medios electrónicos oficiales e independientes, así como revistas y diarios. El ambiente se encontraba tenso y a la expectativa de las declaraciones de las autoridades autónomas acerca del asesinato de su líder principal, Timoteo Alejandro Ramírez y la continuación de las acciones de la organización triqui.

Jorge Albino comenzó aclarando que aún estaban esperando el comunicado que emitiría el Municipio Autónomo desde San Juan Copala pero que éste se había retrasado debido a la actividad que se vivía en la región a raíz del asesinato, la autopsia, los preparativos para el funeral y el acompañamiento del cuerpo por parte de varias comunidades para darle seguridad y evitar más conflictos. El comunicado sería enviado por vía electrónica a los asistentes posteriormente.

Sin embargo, la conferencia contó con amplias declaraciones por parte de estas dos autoridades y en primer lugar, el compañero Jorge aclaró enérgicamente que este atentado no frena ni la caravana que se está organizando para este 8 de junio ni el proyecto político de autonomía en la región triqui. Aseguró que este acto era un crimen de Estado y que se cometió porque el compañero Timoteo siempre fue un opositor a la creación del partido político Unidad Popular, proyecto impulsado por el MULT que generó una disidencia por considerarse como un alejamiento de los objetivos de la lucha por la autodeterminación como pueblo indígena.

Ante las preguntas hechas por los reporteros, el compañero Jorge aclaró que no se tenía hasta este momento ningún contacto con la Procuraduría del Estado de Oaxaca pero que se tiene toda la disposición para colaborar en las investigaciones pertinentes y que es necesario que las mismas comiencen a la brevedad para aclarar este asesinato.

Como parte de las declaraciones, Jorge Albino puntualizó que se busca frenar la caravana programada con actos como este así como el rompimiento del cerco paramilitar, por el contrario hizo énfasis en que la organización se fortalecerá para continuar con el proyecto político de unificación de las 32 comunidades triquis y lograr la autonomía y la autodeterminación; declaró que el compañero Timoteo nunca apostó al uso de la violencia para resolver los conflictos y que tampoco se iba a optar por la creación de partidos políticos que sólo generarían divisiones entre comunidades. En este sentido se reafirma la culpabilidad que hace el Municipio Autónomo al Estado mexicano y a sus brazos de acción como el MULT y UBISORT-PRI, por lo que se califican los hechos como un crimen político.

Dentro del marco de la información puntual sobre los sangrientos hechos, el compañero Jorge comentó que, a pesar de las primeras declaraciones de testigos que hablaban de un camión de carga, se trató de un vehículo tipo Jetta de color blanco sin placas, del cual salieron los individuos autores del atentado; se aclaró que estas personas no son originarios del lugar.

Finalmente el compañero Jorge hizo un llamado al gobierno federal para que se haga justicia ante este crimen y señaló que la PGR aún no había iniciado las investigaciones necesarias para el caso de los asesinatos de Bety Cariño y Jryi Jaakkola a pesar de contar con las declaraciones de varios testigos y elementos suficientes para comenzar con esta labor.

Por su parte el compañero Adalberto Hernández Álvarez comenzó su intervención aclarando que la comunidad triqui se encuentra consternada ante el asesinato de un luchador social incansable y máximo promotor de la autonomía y la autodeterminación del pueblo triqui. Expresó el profundo enojo que existe frente a actos de este tipo y que este crimen no debilita a la organización sino que la fortalece, puntualmente expresó que “el aparato estatal como federal ha golpeado a un elemento del Municipio Autónomo pero en esto nada detiene la lucha, al contrario, hoy que cae un compañero, sentimos que nacen muchos Timoteos, muere uno pero nacen miles de Timoteos.”

El compañero Adalberto declaró puntualmente que el Municipio Autónomo de San Juan Copala hace un llamado a la Otra Campaña para que se posicione políticamente respecto a estos acontecimientos y de igual forma solicitó el apoyo para fortalecer la lucha triqui en la búsqueda de la justicia para estos crímenes, el rompimiento del cerco paramilitar y la construcción de la autonomía en la zona. Especificó que son ellos los que han acompañado desde 1994 la lucha zapatista, que son ellos quienes han participado en diversos actos a favor de las comunidades autónomas zapatistas tanto en el estado de Chiapas como en Oaxaca,  y que ahora son ellos los que sufren el ataque directo con el descabezamiento del Municipio Autónomo por lo que piden la solidaridad y la unidad de las organizaciones sociales y políticas nacionales e internacionales.

Adalberto hizo hincapié en que han perdido la confianza en el Estado y la justicia federal porque ellos hablan del crimen organizado, “pero el crimen organizado es el Estado, por que van a la casa del compañero y lo matan, eso para nosotros es un crimen de Estado.”

La conferencia de prensa terminó con la reiteración de la exigencia de justicia y de respeto a la autonomía, así como el rechazo total a la estrategia de terminar con el proyecto de San Juan Copala a través de la militarización del territorio trique por parte del Estado y sus paramilitares.

Messico, Oaxaca: nuova aggresione contro il municipio autonomo di San Juan Copala

Oaxaca: nueva agresión al municipio autónomo de San Juan Copala, 11 personas secuestradas, mujeres niños y niñas

V.O.C.A.L.

 Oaxaca de Juárez, Oaxaca. A 16 de mayo de 2010.

A los medios de comunicación

A los pueblos de Oaxaca
A los pueblos de México

A los pueblos del mundo

Desde hace más de cinco meses San Juan Copala se encuentra sitiado por  los paramilitares de la UBISORT, lo que ya se había denunciado y que motivo el llamado de solidaridad del Municipio Autónomo para realizar una caravana, misma que fue atacada brutalmente el 27 de abril de 2010, ahora la agresión brutal contra la autonomía de San Juan Copala continua con el secuestro y desaparición hasta el momento de 11 personas, la magnitud del crimen cobra significancia al tratarse de mujeres, niños y niñas.

Integrantes del Municipio Autónomo de San Juan Copala denuncian secuestro de seis mujeres y cinco niños y niñas del municipio autónomo de San Juan Copala, en la región, quienes fueron secuestrados a punta de pistola por un grupo de hombres pertenecientes a la Unión de Bienestar de la Región Triqui (Ubisort) al mando de Rufino Juárez en la comunidad de La Sabana. Alrededor de 35 mujeres y niños salieron del pueblo de San Juan Copala y fueron amenazados con que serían ejecutados en caso de que intentaran regresar con alimentos y medicinas.

Miembros del municipio autónomo responsabilizan de la agresión a Rufino Juárez, dirigente de la UBISORT y agregan, basándose en el testimonio de 24 mujeres que lograron escapar del ataque, que dos mujeres de San Juan Copala se encuentran heridas además que uno de los niños tiene tan sólo un año de edad.

El Municipio Autónomo de San Juan Copala ha dado los nombres de algunas de las personas de la comunidad que han sido secuestradas y son: Felipa de Jesús Suárez, Martiniana Aguilera Allente, Marcelina Ramírez y Lorena Merino Martínez. Con ellas las niñas Rosario Velasco Allente, Josefa Ramírez Bautista y otra pequeña, además de dos niños de cuatro años y otro de uno.

Las agresiones contra el proceso de defensa de la Autonomía del Municipio Autónomo de San Juan Copala no se detienen, el para militarismo con la complicidad del gobierno del estado sigue cometiendo crímenes contra una población indefensa, acosada desde hace más de cinco meses, por una lucha por la supervivencia, encontrándose sin servicios públicos, alimentación, medicamentos en completo estado de aislamiento por el cerco militar por lo cual:

Hacemos un llamado al pueblo de Oaxaca, de México, a la comunidad internacional y las diferentes organizaciones sociales, embajadas, colectivos y grupos, les  hacemos un llamado a todos nuestros hermanos y hermanas conscientes y a los pueblos del mundo a levantar enérgicamente su voz en apoyo al Municipio Autónomo de San Juan Copala y asi como hacer la condena publica en contra de todos aquellos que están agrediendo a un pueblo que intenta construir la autonomía pero es violentamente reprimido por su derecho a su autodeterminación.

Hagamos visible la solidaridad y apoyo y les pedimos seguir exigiendo de manera conjunta la presentación con vida de desaparecidos y el castigo a los responsables de los asesinatos en la región Triqui. También, los llamamos fraternalmente, a exigir un alto a las condiciones de violencia en contra del Municipio Autónomo de San Juan Copala.

Exigimos:

Inmediata presentación con vida de las mujeres, niños y niñas secuestradas por los paramilitares de la UBISORT este 14 de mayo en la comunidad de Sabana.

La responsabilidad al gobierno del asesino Ulises Ruiz Ortiz y su secretario general Evencio Martínez de la integridad física, moral de nuestros hermanos triquis se encuentran resguardados en la comunidad de Yosoyuxi, por temor a que si intentan regresar a San Juan Copala podrían ser asesinados por los paramilitares de la Ubisort.

Al gobierno en sus distintos niveles, local, estatal, federal  el cese a los ataques por parte de paramilitares y militares en la región triqui. Así como el cese al financiamiento, armamento e impunidad de la que gozan estos grupos en nuestro Estado.

Retiro inmediato del bloqueo paramilitar en el que se encuentra el municipio autónomo de San Juan Copala, así como respeto a las comunidades indígenas autónomas.

Voces Oaxaqueñas Construyendo Autonomía y Libertad (VOCAL)

Messico: i perché dell’aggressione paramilitare a San Juan Copala, Oaxaca

di Fabrizio Lorusso

In Messico e nel mondo si parla tanto degli oltre 20mila morti in 3 anni causati dalla guerra al narcotraffico e dalla militarizzazione lanciate dal presidente Calderon, ma ogni tanto tornano alla ribalta i conflitti sociali che vengono rispolverati dai media mainstream solo quando coinvolgono qualche straniero o fanno vittime eccellenti. Purtroppo le morti silenziose e la violenza endemica che regnano nel Messico profondo, così come lo ha battezzato l’antropologo Bonfil Batalla, sono sempre state una costante soprattutto nelle zone rurali più abbandonate dallo Stato. E’ proprio in questo Messico che è avvenuta l’imboscata contro la carovana umanitaria in cui il 27 aprile scorso hanno perso la vita la messicana Beatriz Cariño e il finlandese Jyri Haakkola, entrambi osservatori e difensori dei diritti umani, e sono stati feriti altri 15 attivisti in seguito a un attacco di un gruppo di paramilitari nel municipio autonomo di San Juan Copala, stato di Oaxaca.

La lacerazione del tessuto sociale, le guerre tra fazioni politiche, l’autoritarismo semi feudale, il cosiddetto caudillismo, e la povertà estrema sono ancora la normalità in immensi territori che sono completamente esclusi dalla modernità e dai cambiamenti politici ed economici che vive solo una parte del paese. Il Messico profondo, quello delle tradizioni indigene che cambiano e resistono allo stesso tempo e quello del meticciato imperfetto, riuscito solo a metà, continua quindi a soffrire e a cercare faticosamente un destino.
Alle 11 del mattino del 27 aprile è partita da Huajuapan de Leon una carovana composta da una cinquantina di persone in viaggio su varie jeep e automobili verso la località di San Juan Copala nel territorio conosciuto come “la mixteca” nella parte sud dello Stato di Oaxaca, una delle zone più povere del Messico e confinante con il Chiapas.

Si tratta di una regione aspra e montagnosa ad alta densità di popolazione indigena, soprattutto di etnia zapoteca, mixteca e triqui, in cui sono forti le simpatie nei riguardi degli esperimenti autonomisti portati avanti dalle comunità zapatiste e della “Otra Campaña”, “l’altra campagna” politica promossa dall’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale e da uno de suoi più noti portavoce, il Subcomandante Insurgente Marcos alias delegado cero, in ripudio del sistema dei partiti tradizionali e in favore dell’autodeterminazione indigena.
La brigata umanitaria era formata da membri della APPO (Assemblea Popolare dei Popoli di Oaxaca) e della sezione 22 di Oaxaca del sindacato degli insegnanti, da organizzazioni come Cactus (pro diritti umani) e Vocal (radio comunitarie), da osservatori internazionali di nazionalità italiana, finlandese, belga e tedesca, da giornalisti della rivista messicana Contralinea e da membri della Rete di Radio e Comunicatori Indigeni del Sudest Messicano.

L’obiettivo della carovana era di portare degli aiuti umanitari agli abitanti di San Juan dato che questi si trovano privi di corrente elettrica e sono assediati dal gennaio scorso dai paramilitari dell’UBISORT (Unione per il Benessere della Regione Triqui, gruppo fondato nel 1994 e legato al PRI, Partido Revolucionario Institucional). LosTriquis.jpgIl PRI rappresenta attualmente una forza di governo a livello nazionale in alleanza con il partito del presidente, il PAN (Partido Accion Nacional, di destra) e da quasi 80 anni è la forza politica dominante nello Stato di Oaxaca. Allo stesso PRI appartiene il governatore Ulises Ruiz, funzionario in carica dal 2005 e protagonista di una lunga serie di violazioni dei diritti umani e gravissimi atti repressivi durante i moti di protesta del sindacato degli insegnanti e della APPO nel 2006: il saldo dei suoi anni di governo parla di una decina di sparizioni forzate e almeno 62 vittime (26 di queste, tra cui il giornalista statunitense Brad Will, solamente nel biennio 2006-2007 durante le fasi più tese della protesta che portò a una vera e propria guerra civile nella città di Oaxaca).
L’assedio dell’UBISORT-PRI è stato già denunciato in varie occasioni dagli abitanti di San Juan Copala in quanto da mesi impedisce la realizzazione delle regolari attività nel comune, blocca l’arrivo di merci, l’accesso all’acqua e lo svolgimento delle lezioni nelle scuole oltre ad essere responsabile di numerose morti violente. In realtà la situazione è complicata e aggravata dalla presenza simultanea di altri due gruppi in lotta nella comunità indigena triqui di San Juan per cui anche la stessa UBISORT ha riportato una quindicina di morti tra i suoi militanti.

Da una parte c’è il MULT o Movimento Unificatore e di Lotta Triqui, attivo sin dagli anni 50. All’epoca della sua fondazione lottava per democratizzare l’esercizio del potere e nel 2003 s’è trasformato nel partito politico Unidad Popular, attualmente alleato del PRI. In seguito alla “scesa in campo” del MULT a livello elettorale e al suo progressivo allontanamento dagli obiettivi originari nasce il MULTI, il Movimento di Unificazione e di Lotta Triqui Indipendente, che è parte integrante della APPO e dal gennaio del 2007 gestisce le attività del comune di San Juan Copala secondo le modalità di autogoverno tracciate dai municipi autonomi del Chiapas zapatista.
San Juan è stato il primo territorio nella regione di Oaxaca a darsi questa forma di governo, fatto che è sgradito alle autorità statali e agli altri due gruppi che prima si spartivano il potere indisturbati. In pratica grazie al sostegno della APPO e del sindacato degli insegnanti il MULTI occupa l’edificio del comune e governa il centro del paesino mentre l’UBISORT-PRI e il MULT controllano gli accessi e le alture circostanti in cui né l’esercito né la polizia possono mettere piede.

Verso le tre del pomeriggio proprio dove comincia il loro territorio e finisce la strada asfaltata tra il capoluogo Santiago Juxtlahuaca e San Juan Copala, presso la zona denominata “La Sabana”, è stata messa in atto l’imboscata di 15 uomini armati e incappucciati dell’UBISORT contro gli attivisti che ha provocato 2 morti, 15 feriti e numerosi dispersi che sono riapparsi a poco a poco nei giorni seguenti dopo essere sfuggiti ai paramilitari rifugiandosi sulle montagne. Il recupero dei cadaveri è stato possibile solo 48 ore dopo la sparatoria quando sessanta poliziotti hanno circondato i veicoli rimasti sulla strada che erano perforati da decine di pallottole. L’accesso alla stampa è stato proibito in tutta la zona. Meno di mille abitanti, qualche risorsa mineraria e un’orgogliosa tradizione linguistica e culturale formano il patrimonio di San Juan Copala, una comunità sconvolta da decenni di lotte intestine e becero autoritarismo che l’esperimento autonomista cerca di emendare malgrado le divisioni interne e le ingerenze esterne. MapaSanJuanenMexico.jpg.gif
Forte della connivenza dell’autorità statale e del clima d’impunità imperante il capo dell’UBISORT, Rufino Juarez, aveva addirittura minacciato rappresaglie contro chi avesse osato attraversare la zona senza il suo consenso, ma tali dichiarazioni non avevano fermato i militanti della carovana. In effetti l’assenza totale di soluzioni ai conflitti e di giustizia nei numerosi casi di omicidio nella regione triqui hanno nel tempo giustificato una situazione incontrollabile di arbitrarietà e violenza paramilitare e parastatale gravissima che abbiamo sperimentato di nuovo con questa mattanza. L’UBISORT ha dichiarato che non si tratta di una strage ma di un “auto-attentato” auspicato e organizzato dal municipio autonomo (e dal suo referente politico, il MULTI) per attirare l’attenzione. Anche il MULT s’è allineato e ha accusato il MULTI dell’attentato. Dal canto loro gli insegnati di Oaxaca e la APPO hanno diffuso comunicati a mezzo stampa in cui condannano la strage di San Juan, attribuiscono la responsabilità dell’attentato e dell’insicurezza nella zona al governatore e chiedono giustizia. La manifestazione del primo maggio in città s’è fatta portavoce della richiesta di un chiarimento giudiziario immediato in merito ai fatti del 27 aprile insieme alla consueta lista di rettificazioni salariali e al pieno adempimento delle direttive sancite dalla suprema corte di giustizia messicana in seguito alle comprovate violazioni dei diritti umani contro la popolazione oaxaquegna nel 2006 (Storia del movimento a Oaxaca: https://lamericalatina.net/category/oaxaca/page/3/).


Il 4 luglio prossimo ci saranno a Oaxaca le elezioni per il rinnovo del parlamento locale e del governatore e la posta in gioco è alta visto che questa volta il candidato dell’opposizione, Gabino Cuè, sembra in grado di poter sconfiggere Eviel Perez del PRI che cerca quindi di rafforzare i suoi centri di potere e di reprimere la dissidenza. Storicamente le annate elettorali e i mesi di campagna sono infatti caratterizzati da escalation di violenza e proteste sia quando sia a livello nazionale che a livello locale. L’idea che la tragedia di San Juan possa servire in modi diversi a entrambe le coalizioni per screditare l’avversario e capitalizzare voti e consensi fa rabbrividire ma è comunque un’ipotesi concreta che lentamente prende forma. La APPO e la sezione 22 del sindacato non sono dei partiti politici ma sono sicuramente anti-PRI e anti governativi e ora hanno un motivo legittimo in più per attaccare Ulises Ruiz essendo stati attaccati direttamente. La coalizione di Gabino Cuè formata da PAN e PRD sta già screditando il PRI per quanto è accaduto mentre quest’ultimo recita la parte dell’innocente e accusa il municipio autonomo di San Juan Copala di provocare la violenza.

Rispetto alle prese di posizione di questi interlocutori il governatore Ulises Ruiz s’è limitato a mentire sostenendo di non essere stato informato della carovana, in palese contraddizione con quanto certificato da alcuni avvisi inviati con sufficiente anticipo dagli attivisti e dal sindacato alla polizia di Oaxaca. Ruiz ha inoltre sfoggiato una perla della sua cultura arretrata e burocratica dichiarando ai giornali che la presenza di stranieri e difensori dei diritti umani a Oaxaca è “cosa strana” e chiedendosi “che cosa ci stessero facendo lì degli stranieri che non sappiamo se siano turisti o che tipo di permesso di soggiorno abbiano”.MapaSanJuan.jpg.gif
Una nota sul contesto. Ogni volta che in Messico uno straniero viene coinvolto in una qualunque situazione “critica” o politica, ci si appella all’articolo 33 della costituzione che prevede la possibilità d’espulsione per le persone “non grate” o che realizzano attività politiche nel paese ed è spesso gioco forza fare leva su un diffuso sentimento nazionalista e sulla colpevolizzazione dello straniero per sviare l’attenzione. Quando finì la Rivoluzione messicana nel 1917 l’articolo 33 venne pensato in funzione antiamericana per evitare qualsiasi tentativo di ingerenza esterna che compromettesse seriamente la sovranità del paese mentre oggi viene spesso utilizzato per espellere gli “indesiderati” stranieri simpatizzanti dei movimenti sociali tanto che durante un dibattito è comune sentirsi dire più o meno scherzosamente la battuta “stai zitto o ti applichiamo il 33”. Nel caso di San Juan Copala è morto un europeo (oltre a una messicana), ci sono pistoleri e paramilitari a piede libero protetti dal PRI, inoltre l’ambasciata finlandese, Amnesty International, l’ONU e decine di associazioni nazionali ed estere hanno denunciato il governo di Oaxaca e quello messicano per l’insufficiente rispetto dei diritti umani e la prima dichiarazione che ottengono è in realtà una richiesta di spiegazioni circa il tipo di permesso di soggiorno o la “strana” presenza di stranieri in una carovana pacifista mitragliata a sangue freddo.

By CarmillaOnLine Featuring   LAMERICALATINA.NET

Siti consigliati per l’approfondimento:

http://espora.org/limeddh/

http://www.noticiasnet.mx/portal/
http://cciodh.pangea.org/

http://www.globalproject.info/it/tags/oaxaca/geo

STORIA DI OAXACA e DEL MESSICO: DA MAGGIO 2006 al 25 NOVEMBRE 2006 (Prima Parte)

IRREGOLARITA’ ELETTORALI E REPRESSIONE

L’annata 2006 in Messico si ricorderà per gli episodi repressivi di Atenco (link http://www.peacereporter.net/dettaglio_articolo.php?idart=5522 ), Lazaro Cardenas, Oaxaca e per le denunce di frode nell’elezione presidenziale del 2 luglio scorso, con il rifiuto categorico del candidato dell’opposizione di sinistra, Andres Manuel Lopez Obrador (AMLO), a riconoscere il presunto vincitore, Felipe Calderon. Questi, che ha appena assunto la presidenza in mezzo alle polemiche lo scorso 1 dicembre, ha nominato come Ministro dell’Interno al noto repressore e violatore dei diritti umani, Francisco Rámirez Acuña ex-sindaco di Guadalajara e governatore dello stato corrispondente (Jalisco). Il centro storico della capitale è rimasto praticamente bloccato e occupato dal movimento di AMLO per vari mesi con migliaia di suoi simpatizzanti che chiedevano il riconteggio di tutte le schede elettorali e la destituzione di Calderon  (link: http://www.peacereporter.net/dettaglio_articolo.php?idart=6830 ).

In definitiva, non sono stati riconosciuti ufficialmente i brogli (ma d’altro canto non si sono voluti contare i voti uno per uno di nuovo come chiesto dall’opposizione che ha perso con poco più dello 0.5% di scarto), anche se è stata ammessa dal Tribunale Elettorale messicano la presenza di interventi illeciti dell’ex Presidente Vicente Fox (dello stesso partito del vincitore Calderon), delle associazioni industriali e di altri falsi candidati (come il famoso Doctor Simi, multimilionario populista padrone di farmacie in tutta l’America Latina) che hanno svolto una campagna irregolare contro il candidato della sinistra. Conseguenze: nessuna. Chi sanzionerà l’ex presidente e gli imprenditori in mala fede che ormai hanno cambiato il risultato? …

OAXACA tra GAS LACRIMOGENI E POVERTA’

Bene, l’idea di questo articolo era quella di fornire una breve cronologia degli eventi che stanno ancora scuotendo la bellissima e (una volta) turistica città di Oaxaca, nel sud del Messico. (http://www.peacereporter.net/dettaglio_articolo.php?idart=6612)

ORIGINI DELLA CRISI

Il primo maggio i professori di Oaxaca consegnano un documento con petizioni al governo locale. Alla fine di maggio del 2006 la Sezione 22 Oaxaca (con a capo Enrique Rueda Pacheco) del potente sindacato nazionale dei docenti entra in sciopero, cosa che si ripete quasi ogni anno, per delle migliorie salariali in uno Stato che è il quarto a pari merito tra i più poveri del Messico dopo il Chiapas, Guerriero e Veracruz.

Oaxaca è una città turistica con un costo della vita relativamente alto, l’infrastruttura scolastica è pessima e molte scuole sono perse in mezzo alle montagne ed esigono un sacrificio ascetico ai maestri e agli studenti. Il governo locale è in mano al PRI da 77 anni ! Ogni governatore messicano, in un paese federalista, ha molti poteri. E li usa: da vari anni le associazioni della società civile dello stato di Oaxaca sono osteggiate dagli sbirri del governatore, Ulises Ruiz, e si sono denunciate scomparse di attivisti e minacce.

Flickr imageSciopero di 72 ore dal 22 di maggio e poi indefinito. Nessuna risposta ufficiale. Marce pacifiche di insegnanti, aumento delle richieste: bloccare una riforma dell’istruzione secondaria. Viene chiusa anche una TV locale. Offerta del governatore, Ulises Ruiz: 60 milioni di pesos (circa 400mila euro) e l’uso della forza pubblica per sloggiare i manifestanti che iniziavano ad installarsi nella piazza centrale, “il zocalo”, con un accampamento.

GIUGNO

Di fronte alle minacce di violenza da parte del governatore e alla scarsa entità della proposta economica, s’intensifica la protesta con alcuni blocchi di strade, uffici pubblici e una marcia che riceve la partecipazione di ben 80mila persone e associazioni politico-sociali di tutto lo Stato. Si chiede un chiarimento circa la morte di un dirigente, Mises Cruz, assassinato a quanto pare da scagnozzi priisti (=del PRI) del governatore. Aumentano le minacce del governo oaxaqueño e il 7 giugno c’e’ una marcia in risposta con oltre 120mila partecipanti e l’occupazione momentanea del palazzo del parlamento locale.

14 GIUGNO: mentre il leader sindacale Enrique Rueda sta negoziando nella capitale del paese, la polizia statale di Oaxaca tenta lo sgombero violento della piazza centrale. Non riuscito. Flickr imageInterviene il Ministero dell’Interno (in quel periodo e fino a pochi giorni fa, diretto da Carlos Abascal, Secretario de Gobernacion in spagnolo). Il governatore Ulises Ruiz offre un contributo straordinario (da chiedere al governo centrale nel DF o Città del Messico) in denaro e la liberazione di 10 insegnanti catturati il 14 giugno per la tavola di negoziazione che si apre tra il Ministero, il Governo locale e i docenti insorti (praticamente tutti quello dello Stato di Oaxaca). Non si negozia la rinuncia del governatore Ulises Ruiz o il suo “licenziamento”, richiesta che diventa invece fondamentale per i professori a partire dalla violenza perpetrata e l’inettitudine del governante.

17 GIUGNO: il movimento magistrale si unisce alle altre associazioni della società civile che spaziano da organizzazioni indigene e contadine a partiti extraparlamentari, con programmi riformisti e rivoluzionari, associazioni di diritti umani, piccoli comuni e reti sindacali: si costituisce la APPO o Asamblea Popular de los Pueblos de Oaxaca. (sito: http://www.asambleapopulardeoaxaca.com ). La APPO lotta esplicitamente per la riforma costituzionale nello Stato e l’uscita di Ulises Ruiz come base per le negoziazioni successive. Il Ministero ha ammesso che le rivendicazioni del movimento sono giuste anche se non ammette la possiblità di mandare via per decreto Ulises Ruiz.

ANCHE SU: http://americalatina.blogosfere.it/2007/05/storia-del-conflitto-in-oaxaca-1-parte.html