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Se in Messico piove sul bagnato: uragani e abbandono

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[Articolo di Caterina Morbiato da Carmilla] Al loro passaggio verso la metà di settembre la tempesta tropicale Manuel e l’uraganoIngrid hanno lasciato una preoccupante scia di devastazione su buona parte della repubblica messicana. Negli stati maggiormente colpiti si contano migliaia di sfollati e centinaia di morti. Sono inoltre decine i paesi rimasti isolati a causa dei danni provocati alle vie di comunicazione. Acqua, viveri, medicine e benzina hanno iniziato a scarseggiare a poche ore dai primi nubifragi, specialmente dove la carenza di beni di prima necessità e servizi è già di per sé strutturale. Con Manuel e Ingrid la natura è tornata a rivendicare ciò che le appartiene, detonando con un’energia vorace che ripaga con la stessa moneta anni di soprusi ambientali fondati sul profitto più bieco e nocivo. E sono soprusi che, si tratti della speculazione edilizia routinaria o dell’ennesima inutile mega opera, stanno sfregiando il pianeta e in Messico come in altri paesi costano la vita a centinaia di persone, vittime di disastri come quello causato dagli ultimi uragani o a causa del proprio impegno contro la distruzione impune del territorio.

Alla forza cieca della natura spesso e volentieri si somma la leggerezza delle autorità in materia di misure preventive. Il governo e la protezione civile messicani non sono stati da meno, travolti ora da numerose critiche per l’evidente indolenza con cui è stata gestita la minaccia meteorologica che gravava sul paese da diversi giorni. La mancata diffusione di un allarme generale, di piani d’evacuazione e d’informazioni su possibili luoghi dove trovare rifugio hanno caratterizzato l’operato dei funzionari pubblici nelle ore precedenti al disastro. Autorità governative scarsamente coordinate tra loro, dunque, e incapaci di rispondere con prontezza al momento di salvaguardare l’incolumità della popolazione, ma celeri nell’approfittare della passerella mediatica che si genera quasi automaticamente quando succedono cataclismi di questo tipo. Disgrazie costantemente “popolari” che, maneggiate a dovere, servono a rinforzare l’immaginario della necessità di un padre della patria pronto ad accogliere sotto la propria ala magnanima quanti lo necessitino, oltre che a distogliere l’attenzione da altri temi delicati che interessano il paese.???????????????????????????????

Non si può non notare con amarezza come gli uragani si siano abbattuti sul Messico con un tempismo perfetto per la classe dirigente, scalzando da telegiornali e principali testate i persistenti conflitti suscitati dal Pacto por México, le larghe intese alla messicana che stanno realizzando l’approvazione accelerata del pacchetto di riforme neoliberiste elaborato  all’inizio dell’anno dal governo di Enrique Peña Nieto, in congiunto con i partiti dell’opposizione. Tra queste lotte, passate mediaticamente in secondo piano per via “dell’emergenza climatica”, ci sono questioni spinose come la lotta dei maestri e delle maestre che in oltre 10mila hanno occupato per 5 mesi – fino al violento sgombero del 13 settembre scorso – lo zocalo, la piazza principale della capitale, in opposizione alla capillare demolizione dell’educazione pubblica e dei diritti lavorativi degli impiegati nel settore, prevista dalla riforma educativa. O l’acceso dissenso contro la riforma energetica e la privatizzazione dell’industria nazionale del petrolio (Pemex) che rischia di essere svenduta a imprese principalmente statunitensi, reiterando la prassi di un colonialismo che di neo ha purtroppo ben poco.

Il disastro causato dagli uragani ha quindi contribuito ad offuscare conflitti già deliberatamente discreditati, in particolare quello degli insegnanti che dall’inizio di settembre ha vissuto un’ulteriore demonizzazione, spinta dalla perversa retorica dei media e del governo che ribadisce acriticamente il “diritto inviolabile2 di ogni messicano a disporre di uno zocalo sgombro e ripulito per poter festeggiare il 15 settembre, giorno dell’independencia, come tradizione vuole. Lo sciacallaggio mediatico scatenato da Manuel e Ingrid, oltre a lucrare sul dolore e fare propaganda sulle forze armate, illustra in maniera limpida la costruzione di una geografia sociale fondata su razzializzazione ed il classismo.

???????????????????????????????Se in Italia le notizie riguardanti le tempeste tropicali si sono limitate alle informazioni sul porto turistico di Acapulco, nello stato di Guerrero, in Messico i maggiori media non hanno fatto troppo di più. Per giorni le informazioni diffuse hanno esclusivamente dato conto della nota località balneare e della capitale di quello stato, Chilpancingo, ritagliando la devastazione di un’intera regione a misura dei suoi principali centri economici. Il fatto che i media abbiano pressoché ignorato il resto delle zone guerrerensi disastrate non è spiegabile con l’isolamento quasi totale generato in seguito alle tormente. L’abbandono che caratterizza queste parti del paese, non a caso tra le più emarginate e indigene, è di tipo coatto e permanente. È di quelli storicamente granitici, esacerbati ma di sicuro non creati da catastrofi ambientali.

Più in là di Acapulco, dei turisti rimasti bloccati e dei gestori di hotel e ristoranti, ci sono zone che, anche in situazioni di emergenza estrema, vengono mantenute nell’oblio. È il caso di regioni come quelle de La Montaña e Costa Chica, dove la maggior parte della popolazione parla una lingua indigena – Naua, Na Savi, Me’phaa o Ñomndaa –  e in cui analfabetismo, mancanza di un sistema sanitario e infrastrutture decenti sono sintomo di una disuguaglianza sociale brutale. “Qui si dice: non piangere per chi muore ma per viene al mondo” spiega Florentino Estrada, maestro elementare della comunità montana di San Lucas, raccontando della sua terra.

Nella scuola dove lavora, buona parte delle bambine e dei bambini perde quasi la metà dell’anno scolastico per seguire i genitori che migrano ciclicamente. Sinaloa, Michoacán e Sonora sono alcuni degli stati verso cui i lavoratori stagionali migrano per trovare impiego nelle grandi aziende agroesportatrici. Nonostante l’enorme ricchezza fatta confluire nelle tasche degli stati ricettori, la popolazione migrante vede costantemente umiliati la propria dignità e i propri diritti. Situazione aggravata dalle condizioni di povertà estrema, dal monolinguismo e dall’appartenenza etnica.???????????????????????????????

Costa Chica e Montaña sono inoltre aree che presentano una grande varietà di risorse naturali associata, va da sé, a piani di espropriazione che, camuffati sotto la potente egida dell’ecologismo istituzionalizzato, calpestano i diritti collettivi delle comunità indigene originarie. Non è casuale che queste regioni siano tra le più interessate dalla Crociata Nazionale Contro la Fame che, secondo la presentazione ufficiale, sarebbe una “strategia d’inclusione e benessere sociale che vuole garantire la sicurezza alimentare di 7.4 milioni di messicani che vivono in condizione di povertà estrema e contribuire al pieno esercizio de loro diritto all’alimentazione”. Ma secondo le comunità coinvolte si tratta di un vero e proprio piano controinsurrezionale imbastito con l’intenzione di fomentare divisioni all’interno delle comunità e annichilirne le esperienze di resistenza e autonomia.

Pubblicizzata come la sfida sociale del governo di Enrique Peña Nieto, la Crociata si avvale dell’impiego di centinaia di elementi dell’esercito e della marina militare, rinomati per la loro efficacia nel “promuovere l’empowerment della cittadinanza e renderla partecipe delle politiche pubbliche”. I soldati, presenti in circa 500 comunità di Montaña e Costa Chica, si stanno stabilendo da diversi mesi con il presunto compito di nutrire la popolazione, costruire mense comunitarie, effettuare visite mediche, e – incredibile ma vero – insegnare alle donne a cucinare per la propria prole. Sfacciata rimilitarizzazione di uno dei territori indigeni che più hanno sofferto le angherie dell’esercito, la presenza castrense dispone inoltre di particolari doti camaleontiche.

???????????????????????????????Con i disastri degli uragani, nel momento in cui potevano effettivamente fare qualcosa di utile, le forze armate sono agilmente evaporate. Mentre la popolazione cercava di stabilire la portata effettiva del disastro e realizzava i soccorsi più urgenti, i militari correvano da una parte all’altra senza fermarsi per fare concretamente qualcosa. In piena sintonia con le autorità governative dei tre livelli (municipale, statale, federale) che, come segnala un comunicato diffuso dal Centro di Diritti Umani della Montaña, Tlachinollan, hanno trattato con discriminazione e indifferenza le autorità comunitarie tradizionali venute ad esigere aiuti, nonostante siano coloro che meglio conoscono il territorio e i danni subiti.

Nelle regioni di Montaña e Costa Chica i danni sono innumerabili. Tantissime comunità continuano ad essere isolate e raggiungibili solo dopo 8 o 9 ore di cammino. Manca l’elettricità, l’accesso ad acqua potabile è difficile e decine di bambini e bambine stanno accusando malattie gastrointestinali, mentre si temono epidemie di colera e interi raccolti sono andati perduti compromettendo la già debole economia della zona. Bisogna inoltre tenere conto di quanto non è stato immediatamente distrutto. Le conseguenze dei cicloni presentano scenari ancora più critici se si pensa che le perdite delle coltivazioni comporteranno nei prossimi mesi scarsità di materie prime e aumento vertiginoso dei prezzi non solo localmente, ma anche negli stati ricettori dei flussi migratori, dove migliaia di ettari sono andati persi.

Montaña e Costa Chica sono però anche zone che da sempre danno filo da torcere al governo, siccome resistono all’avida violenza istituzionale con un inarrestabile fiorire di movimenti sociali, politici e di lotta armata. Per far fronte all’onnipresente divide et imperadel governo, le autorità comunitarie tradizionali delle due regioni hanno deciso di creare ilConsejo de Comunidades Damnificadas de la Montaña de Guerrero dopo essersi riunite in assemblea nella comunità de La Cienega.???????????????????????????????

Il Consejo, che intende funzionare come unica e diretta istanza di dialogo con il governo federale, ha presentato le proprie richieste, insieme a una mappatura minuziosa delle zone colpite, alla ministra dello Sviluppo Sociale (SEDESOL), Rosario Robles, il passato 23 settembre. Tra le priorità segnalate c’è stata la distribuzione di viveri e medicine alle comunità isolate e agli accampamenti degli sfollati e la ricostruzione delle vie di comunicazione, delle abitazioni e degli acquedotti distrutti. Robles ha risposto elogiando il diagnostico elaborato dal Consejo e ha assicurato che gli aiuti verranno mandati al più presto, impegnandosi a riconoscere il nuovo fronte come interlocutore con cui relazionarsi.

 Ad oggi la situazione rimane comunque critica e mentre le denunce di aiuti istituzionali simulati o spettacolarizzati si fanno sempre più vive, in tutto il paese la gente si sta dando da fare per organizzare autonomamente centri di raccolta e spedizione di viveri e materiale utile. Come nel settembre dell’85, quando un terremoto di 8 gradi Richter devastò Città del Messico e per giorni i soccorsi provennero esclusivamente dalla società civile, mentre il governo di Miguel de la Madrid si crogiolava nell’assenteismo più totale. [Foto di Caterina Morbiato]

Messico. Rapporto della Commissione Speciale d’Inchiesta sui Movimenti Sociali e Politici del Passato

Riporto in questo secondo post dedicato alla FEMOSPP (il primo QUI) l’introduzione alla pubblicazione del rapporto in spagnolo e sotto inserisco il link per scaricare completamente il documento in ZIP. Inserisco anche la lettera che inviarono i responsabili del progetto all’ex presidente Vicente Fox che, dopo 4 anni di ricerche, decise di porre fine all’esperienza di questa commissione d’inchiesta che comunque ha prodotto un documento unico che condanna lo Stato messicano e coinvolgi numerosi uomini politici.

Si tratta di un vero e proprio libro che rappresenta la più ampia e dettagliata ricerca accademica sui crimini del passato (e del presente) e la guerra sporca (guerra sucia) dello Stato messicano durante gli anni sessanta e settanta a Guerrero, a Città del Messico e nel resto del paese. Si trova solo sul sito del National Security Archive degli Stati Uniti e non su risorse web ufficiali messicane, il che ci fa pensare a una chiara volontà di occultare i risultati importanti che i ricercatori ottennero alla fine dei lavori nel 2006.  Prima che sparisca del tutto dalla rete e dalla memoria lo riproduco anche su questo blog!

Qui di seguito un documentario sul ’68 messicano, il movimento studentesco e la strage di Tlatelolco o Plaza de las Tres Culturas del 2 ottobre 1968. Link al testo (pagine dalla 60 alla 75) del rapporto Femospp su quei fatti: QUI

LINK PER DOWNLOAD in ZIP DI TUTTO IL DOCUMENTO

DESCARGA TODO EL INFORME AQUÍ

http://www.box.net/shared/2ysdb3r5gg

Washington, D.C., Febrero 26, 2006 – El National Security Archive publica hoy en su página de Internet el borrador de un informe sobre la “guerra sucia” llevada a cabo en México durante las décadas de los 60’s, 70’s y 80’s. Éste es un informe sin precedentes elaborado por el gobierno mexicano para esclarecer algunas situaciones desarrolladas durante esas décadas.

Este documento es el resultado de cuatro años de trabajo por parte de la oficina del Dr. Ignacio Carrillo Prieto, Fiscal Especial para Movimientos Sociales y Políticos del Pasado (FEMOSPP). Este organismo fue promovido por el presidente Vicente Fox para investigar crímenes en contra de los derechos humanos.

Los crímenes detallados en dicho informe fueron cometidos durante las administraciones de Gustavo Díaz Ordaz (1964-1970), Luis Echeverría Álvarez (1970-1976) y José López Portillo (1976-1982). Durante esos sexenios, cientos de ciudadanos mexicanos – tanto civiles inocentes como militantes armados-fueron asesinados o “desaparecidos” por fuerzas militares y de seguridad. Miles más fueron torturados, ilegalmente detenidos, o sujetos a hostigamiento y vigilancia por parte de las autoridades.

El informe no se ha hecho público en México hasta el momento. Sin embargo, sus autores – un grupo de 27 investigadores, historiadores, y activistas contratados por el Fiscal Especial en el 2004- lo entregaron al Dr. Carrillo Prieto el 15 de diciembre del año pasado. Actualmente, un periodista de la revista Eme Equis tiene en su poder una copia, y el día de hoy publicará un análisis a profundidad del capítulo dedicado a las operaciones de contrainsurgencia en Guerrero durante los años 70’s. Es importante mencionar que otras personas, entre ellos prominentes historiadores y escritores como Elena Poniatowska, Carlos Montemayor, y Carlos Monsivais, cuentan también con una copia del informe.

Desde el año 2000, después de que la elección del presidente Fox marcó una transición política después de 70 años de gobierno del Partido Revolucionario Institucional, el gobierno mexicano ha actuado decididamente en favor de una mayor apertura, transparencia y rendición de cuentas.

Aunque el informe final de la Fiscalía Especial no se ha hecho público aún, el National Security Archive publica hoy una versión preliminar de dicho informe en aras del derecho ciudadano a la información. Tan pronto tengamos una copia final de este informe la publicaremos en nuestra página de Internet.

Kate Doyle, Directora del Proyecto México del National Security Archive, declaró: “Estamos publicando el borrador del informe porque las familias de las víctimas de la “guerra sucia” así como el resto de los ciudadanos mexicanos, tienen el derecho a saber. Estos mismos ciudadanos leerán en Eme Equis el día de hoy, la violencia de la que fueron víctimas sus familiares en manos del gobierno mexicano hace treinta años. Pero en México, no pudieron obtener hasta hoy el texto que contiene la evidencia de la responsabilidad del Estado.

El hecho de que una versión del informe final de la Fiscalía Especial se encuentre circulando entre un puñado de ciudadanos prominentes – y sin embargo siga cerrado e inaccesible para aquellos que fueron más afectados por la violencia – es una situación que evoca al pasado en México, cuando los ciudadanos eran rutinariamente excluidos de participar cívicamente por parte de un gobierno determinado a mantenerlos en la oscuridad. La información era poder, y el derecho a la información no existía para ciudadanos ordinarios. El compromiso del National Security Archive en favor de la apertura nos ha incitado a hacer pública está versión del reporte para la opinión pública en México y el mundo.”

Carta abierta a la administración Fox de parte de tres de los autores del borrador del informe final de la Fiscalía Especial para Movimientos Sociales y Políticos del Pasado – FEMOSPP:

http://www.gwu.edu/~nsarchiv/NSAEBB/NSAEBB180/letter_limonetaltofox.pdf

México, D. F., a 30 de mayo de 2006

A la Opinión Pública:

A la y los Candidatos a la presidencia de la República:

En la reciente entrevista a la BBC de Londres el presidente Vicente Fox, expresó que laFiscalía Especial para Movimientos Sociales y Políticos del Pasado (FEMOSPP)concluiría las actividades asignadas a la misma con la presentación del Informe a laSociedad, el día 15 de abril; en ese mismo sentido han aparecido notas periodísticas quehacen referencia al cierre de la Fiscalía, con la argumentación del desgaste del titularIgnacio Carrillo Prieto y los exiguos resultados en el área ministerial.Los abajo firmantes manifestamos nuestra preocupación por los siguientes motivos:1. Al no existir un área especifica de atención a las denuncias presentadas por losfamiliares de las victimas de los crímenes de lesa humanidad del ´68, ´71, la”guerra sucia” y posteriores, se pierde la continuidad de las labores llevadas acabo por la Fiscalía Especial. Las declaraciones de los funcionarios de laProcuraduría General de la República (PGR) no despejan las dudas que surgen alrespecto: ¿Cómo se continuarán las averiguaciones ya existentes y las que sepresenten en el futuro? ¿Se comenzará otra vez desde cero? ¿Se desechará lalabor del personal adscrito a esa institución? Si con Femospp como “ventanillaúnica”, los resultados fueron escasos, ¿cómo se pretende atender este tema queestá directamente ligado a la justicia, la verdad y el combate a la impunidad?Por tal razón, demandamos a los candidatos a la presidencia sea contempladoeste tema en la agenda nacional como un importante punto de la defensa de losDerechos Humanos.2. Nos preocupa el destino final del acervo documental y testimonial que recopiló la

Responsables

José Luis Moreno Borbolla

Agustín Evangelista Muñoz

Guerra Sucia, México, Historia completa. ¿Quién recuerda la Fiscalía Especial para Movimientos Sociales y Políticos del Pasado (FEMOSPP)?

Informe Histórico a la Sociedad Mexicana – 2006

Historical Report to the Mexican Society – 2006     Download Chapters in PDF

Introducción – Informe Histórico a la Sociedad Mexicana
Introduction – Historical Report to the Mexican Society

Tema 1 – Mandato y procedimiento de trabajo
Chapter 1 – Mandate and work procedure

Tema 2 – La Segunda Guerra Mundial prefigura el escenario que nos ocupa
Chapter 2- World War II and how it prefigures the modern day situation

Tema 3 – Movimiento Estudiantil de 1968
Chapter 3 – The student movement of 1968

Tema 4 – El 10 de Junio de 1971 y la disidencia Estudiantil
Chapter 4 – 10 June 1971 and student dissidence

Tema 5 – Orígenes de la Guerrilla Moderna en México
Chapter 5 – Origins of Mexico’s modern day guerrilla movement

Tema 6 – Lo que explica el surgimiento de la guerra sucia
Chapter 6 – The explanation of the origins of the dirty war

Tema 7 – Grupos Armados: La guerrilla se extiende por todo el país
Chapter 7 – Armed Groups: The guerrilla extends throughout the entire country

Tema 8 – Genocidio
Chapter 8 – Genocide

Tema 9 – Se acreditan las condiciones de un Conflicto Armado Interno en que aplica el Derecho Humanitario Internacional
Chapter 9 – Applying the conditions of Internal Armed Conflict to the applications of International Human Rights

Tema 10 – Desviaciones del poder por el régimen autoritario y corrupción de las instituciones de estado
Chapter 10 – Deviations of power by the authoritarian regime and corruption of the state institutions

Tema 11 – Derecho a la verdad, al duelo y al reconocimiento del honor de los caídos en la lucha por la justicia
Chapter 11 – The right to truth, recognition and the honor of those fallen in the fight for justice.

Tema 12 – Luchadores sociales y organismos que demandan verdad y justicia
Chapter 12 – Civil society organizations that demand truth and justice.

LINK Informe definitivo – Relazione definitiva “18 anni di guerra sporca in Messico”

LINK Informe provisorio – Relazione provvisoria

UN BLOG CON RIASSUNTI / RESUMENES

INTRO E CONTESTO DELLA FEMOSPP Washington D.C., November 21, 2006 – Mexican authorities released a groundbreaking report over the weekend on the government’s use of violent repression to crush its opponents during the 1960s-80s. The full report has now been posted here on the Web site of the National Security Archive.

The report by the Office of Special Prosecutor Ignacio Carrillo Prieto, named by President Vicente Fox in 2002 to investigate past human rights crimes, accuses three Mexican presidents of a sustained policy of violence targeting armed guerrillas and student protesters alike, including the use of “massacres, forced disappearance, systematic torture, and genocide.” The report makes clear that the abuses were not the work of individual military units or renegade officers, but official practice under Presidents Díaz Ordaz (1964-1970), Echeverría (1970-1976) and López Portillo (1976-1982).

The document’s release marks the first time the Mexican government has accepted responsibility for waging a secret and illicit war against its perceived enemies. Unlike prior investigations into the Mexican “dirty war,” the Special Prosecutor’s report draws on thousands of secret records from the vaults of Mexican military, intelligence and police agencies. It traces for the first time the flow of orders from the President, the Defense Secretary and the Interior Ministry down to the soldiers and security agents in the field, and the returning flow of reports back to Mexico City. The official sources are complemented by testimonies and eyewitness accounts gathered by the investigators.

Last February, the National Security Archive posted an earlier draft of the report, when it became clear that the Fox government was hesitating to publish the official document. Today’s version was released late on Friday night, November 17, at the start of a long weekend in Mexico, and posted on the Web site of the Mexican Attorney General’s office.

It is over 800 pages long, and contains photographs, declassified government records, and lengthy indexes to organizations and names. The report includes chapters on the 1968 and 1971 student massacres in Mexico City, the counterinsurgency waged against armed guerrillas in Guerrero during the 1970s, and the broader attack on dissidence throughout the country over the almost two decades covered by the investigation. The report describes and names the victims in 645 disappearances, 99 extrajudicial executions, and more than two thousand cases of torture, among other human rights violations documented.

“The release of the Special Prosecutor’s report is a direct result of the demand of Mexican citizens to know what happened during the dirty war,” Kate Doyle, Director of the Archive’s Mexico Project, said today, “and is unique in the annals of Latin American truth commissions for the access investigators had to government records. In the past, not only did the authoritarian regime violently attack its opponents, it sought to cover up its role through lies, terror and intimidation for years afterwards. But while the report takes an important step toward reversing Mexico’s legacy of impunity, the Fox administration failed in its attempts to prosecute those responsible for the crimes described in it. That job is left to the new government of Felipe Calderón, who takes office on December 1.”

Para más información contactar a:
Kate Doyle – 646/670-8841
kadoyle@gwu.edu

Guerrero, Messico: l’indigena Valentina Rosendo contro lo Stato messicano

Riporto qui le informazioni disponibili sulle evoluzioni di un caso che dopo 8 anni di dure lotte è riuscito ad arrivare alla Corte Intermericana dei Diritti Umani portando il Messico, cioè lo Stato messicano, a doversi di nuovo confrontare con alcune sue tristi realtà fatte di repressione, violenza, autoritarismo, militarismo e abusi di chi detiene mezzi e potere contro i cittadini (che poi è la definizione di “violazione ai diritti umani”, cioè un abuso commesso da un’autorità costituita contro le garanzie individuali e i diritti inalienabili della popolazione).

Spesso in America Latina l’unico appello possibile e dotato di un alto livello di imparzialità e legittimità è quello che i cittadini interpongono contro le autorità dei rispettivi paesi presso la Corte Interamericana dei Diritti Umani, un organo emanato dalla Organizzazione degli Stati Americani (leggi articolo in spagnolo su perché il Messico non adempie…).

Le sue sentenze non sono giuridicamente vincolanti per gli Stati membri ma costituiscono frequentemente l’unica possibilità di ottenere giustizia contro sistemi politici e giudiziari corrotti e incapaci di svolgere correttamente le loro funzioni di grazia e giustizia oltre al fatto che hanno una fortissima rilevanza a livello di diritto internazionale e mediatico quindi per lo meno obbligano i rappresentanti dello Stato ad esmprimere opinioni e dichiarare quando intendono adempiere alle decisioni della Corte (cosa che è poi difficile da ottenere al 100%).

A questo Link altri casi importanti (in italiano)!

Valentina Rosendo vs Stato messicano da LatinoAmericaExpress

Il 29 maggio alle 10 del mattino ora di Città del Messico e  alle 9 ora di San Josè, Costa Rica, è cominciata l’udienza pubblica che la Corte interamericana dei Diritti Umani aveva programmato per conoscere gli elementi delladenuncia dell’indigena me´phaa dello stato messicano di Guerrero, Valentina Rosendo Cantú, contro lo Stato messicano per la detenzione illegale, la tortura e lo stupro che questa ha sofferto ad opera dei militari del 41esimo battaglione dell’esercito.

Nella prima fase dell’udienza – in cui si sono presentati la vittima, un testimone e un perito – i giudici hanno ascoltato “privatamente” la testimonianza di Valentina durante circa 40 minuti. Questa decisione della Corte dipende dal fatto cheil Tribunale adotta delle misure speciali e necessarie nei casi di violenza sessuale per minimizzare i rischi di nuove vessazioni.

Valentina ha chiuso il suo intervento esigendo allo Stato messicano che”la lasci vivere in pace con sua figlia”, in riferimento all’ambiente ostilein cui ha vissuto durante 8 anni, dopo aver iniziato la sua lotta per poter avere accesso alla giustizia nella speranza di un processo e una condanna contro i militari che l’aggredirono sessualmente.

Oltre a Valentina si sono presentati come testimoni anche, Hipolito Lugo Cortes, osservatore generale della commissione per la difesa dei diritti umani nello stato di Guerrero (Coddehum), e, in qualità di perita, l’avvocatessa ed esperta internazionale in questioni di genere e diritti delle donne, Roxana Arroyo.Oggi stesso finiranno di essere ascoltati dalla Corte tutti gli altri testimoni e i rappresentanti legali della comunità di Tlachinollan in cui avvennero le violazioni contro Valentina e anche i delegati dello Stato messicano, tutti burocrati di basso profilo inviati dal Ministero degli Esteri e della Difesa.

Informazione in spagnolo diffusa da: Area di Comunicazione e Visibilità di “Cencos” (Centro Nazionale di Comunicazione Sociale)

http://justiciaporinesyvalentina.wordpress.com

Cristina Hardaga Fernández.
Coordinadora del Área Internacional
Centro de Derechos Humanos de la Montaña Tlachinollan

Más Info – Più Info

Blog Misterios Públicos

Centro Nacional de Comunicación Social

EN ESPAÑOL:

Audiencia: Demanda de Valentina Rosendo vs Estado mexicano

(corte/13:30 horas)

Hoy a las 10 de la mañana tiempo de México y 9 hora local de San José, Costa Rica, inició la audiencia pública que la Corte Interamericana de Derecho Humanos, programó  para conocer la demanda de la indígena me´phaa de Guerrero, Valentina Rosendo Cantú contra el Estado mexicano por la retención ilegal, tortura y violación sexual que sufrió en manos de militares del 41 Batallón de Infantería.

En la primera etapa de la audiencia -donde se presenta la víctima, un testigo y una perita-, los jueces escucharon de “manera privada” el testimonio de Valentina durante unos 40 minutos. Esta determinación de la Corte, es porque ese Tribunal considera que cuando se trata de una víctima de violación sexual tiene que adoptar las medidas necesarias que reduzcan al máximo el riesgo de una revictimización.

Valentina cerró su comparecencia exigiendo al Estado mexicano que: “me dejen vivir en paz con mi hija”, en referencia al ambiente hostil que ha vivido a lo largo de ocho años, tras haber iniciado una lucha por acceder a la justicia y en busca de que los militares que la agredieron sexualmente sean procesados y sancionados.

Además de Valentina comparecieron como testigo, el Visitador General de la Comisión de Defensa de los Derechos Humanos del estado de Guerrero (Coddehum), Hipolito Lugo Cortes y en calidad de perita, la abogada y experta internacional en asuntos de género y derechos de las mujeres, Roxana Arroyo.

En este momento la Corte declaró un receso y reanuda  sesión a las 4 de la tarde  hora de México, en donde escuchará los alegatos orales de los representantes de Valentina y del Estado mexicano.

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Difusión Cencos México D.F., 27 de mayo de 2010 – Corte de las 16 horas

Avance informativo
Tlachinollan

En estos momentos, la Corte Interamericana de Derechos Humanos reanuda la sesión para escuchar los alegatos orales finales del caso Valentina Rosendo Cantú contra el Estado mexicano, que se realiza en San José, Costa Rica.

En la delegación de representantes legales de Valentina se encuentran por Tlachinollan: Vidulfo Rosales Sierra, Santiago Aguirre Espinosa, Mario Patrón Sánchez, Alejandra González Marín (del Área Jurídica) y Cristina Hardaga (del Área Internacional); Por CEJIL, están Gisela de León (abogada). La delegación de la CIDH -organismo que turnó a la Corte la denuncia contra el Estado mexiano- está Lilly Ching (asesora).

La delegación del Estado mexicano, está integrada por una decena de funcionarios de bajo perfil que van encabezados por Armando Vivanco Castellanos, Director General Adjunto de Casos, Democracia y Derechos Humanos de la Dirección General de Derechos Humanos y Democracia de la Secretaría de Relaciones Exteriores (SRE); y Rogelio Rodríguez Correa, Subdirector de Asuntos Internacionales de la Dirección General de Derechos Humanos de la Secretaría de la Defensa Nacional (SEDENA).