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La larga noche de Ciudad Juárez (exposición de Luciano Valentinotti)

INVITACION LUCCIANO FTE internetLa lunga notte di Ciudad Juárez è il titolo dell’opera murale di Luciano Valentinotti che sarà esposta a Città del Messico. L’inaugurazione sarà mercoledì 6 marzo alle ore 19, alla Casa della Cultura di San Ángel, sud Mexico City.

MIÉRCOLES 6 DE MARZO, A LAS 19 HORAS, EN LA ESPLÉNDIDA CASA DE LA CULTURA DE SAN ÁNGEL, INAUGURAREMOS LA EXPOSICIÓN DEL MURAL DE LUCIANO VALENTINOTTI “LA LARGA NOCHE DE CIUDAD JUÁREZ”. LOS ESPERAMOS A TODOS PARA PODER REAFIRMAR, JUNTOS, EL VÍNCULO ENTRE ARTE Y MEMORIA. PARA NO OLVIDAR, NOS VEMOS EL PRÓXIMO MIÉRCOLES. EN SAN ÁNGEL.

 

Istituto Italiano di Parigi: protesta e petizione su Avaaz

IIC PArigi

“Con il presente documento si richiede espressamente alla Dottoressa Marina Valensise, Direttrice dell’Istituto Italiano di Cultura di Parigi un comunicato ufficiale di delucidazioni riguardo ai fatti inerenti alla presentazione del seminario Giovanni Gentile: un pensiero in atto, svoltosi il 2 febbraio 2013 presso i locali dell’Università della Sorbona di Parigi e sponsorizzato dal medesimo Istituto Italiano di Cultura”.

Firma qui la Petizione su Avaaz

RICHIESTA DI DELUCIDAZIONI DA PARTE DELL’ISTITUTO ITALIANO DI CULTURA DI PARIGI

Perché è importante: Con il presente documento si richiede espressamente alla Dottoressa Marina Valensise, Direttrice dell’Istituto Italiano di Cultura di Parigi un comunicato ufficiale di delucidazioni riguardo ai fatti inerenti alla presentazione del seminario Giovanni Gentile: un pensiero in atto, svoltosi il 2 febbraio 2013 presso i locali dell’Università della Sorbona di Parigi e sponsorizzato dal medesimo Istituto Italiano di Cultura. (Vieni a conoscenza anche di quanto succede all’Istituto Italiano IIC in Messico-Link).

I FATTI
Il 30 gennaio sul sito dell’Istituto Italiano di Cultura di Parigi, viene annunciato un seminario in onore di Giovanni Gentile. La presentazione in italiano è così formulata: “Giovanni Gentile: un pensiero in atto: In occasione della traduzione in francese di Spirito, atto puro e de La Rinascita dell’Idealismo presso le Edizioni Hermann, Andrea Bellantone, specialista del filosofo italiano, e docente all’Istituto Cattolico di Parigi, organizza un convegno alla Sorbona attorno al pensiero del grande filosofo del XX secolo Giovanni Gentile”.
Cliccando sulla dicitura “français”, la presentazione continua e istruisce il lettore francese definendo Gentile “il filosofo dell’idealismo che fu teorico dell’atto puro, rifondatore del liceo italiano e che finì tragicamente i suoi giorni, vittima della guerra civile del 1944, assassinato a Firenze da una banda di partigiani”.Il 30 gennaio medesimo, la presente nota biografica scatena immediatamente accese e sdegnate reazioni. Enrico Persico Licer, Presidente della sezione ANPI (Associazione Nazionale Partigiani Italiani) di Parigi invia una lettera di protesta alla Direttrice dell’Istituto Italiano di Cultura di Parigi, Dott.ssa Marina Valensise e per conoscenza al console generale Andrea Cavallari; Elio Rampino, presidente della Sezione ANPI della Repubblica Ceca, scrive una lettera di protesta alla Dottoressa Marina Valensise; Olivier Favier, storico e italianista francese, scrive un vibrante articolo di protesta sul sito onnedormirajamais.org; una lettera, redatta in italiano e in francese, è indirizzata alla Dott.ssa Marina Valensise da moltissimi cittadini italiani e francesi che ribadiscono con forza di avere a cuore i fondamenti delle loro rispettive Repubbliche.Sempre il 30 gennaio, il Professor Andrea Bellantone, organizzatore del seminario su Giovanni Gentile nonché professore di Filosofia Moderna presso l’istituto Universitario Cattolico di Parigi, scrive diverse e-mail indirizzate a Olivier Favier, nelle quali assicura a più riprese la sua totale non adesione alla presentazione di Gentile, così come redatta dall’Istituto Italiano di Cultura di Parigi.Il 31 gennaio il sito dell’Istituto Italiano di Cultura di Parigi corregge la nota biografica su Gentile in questi termini: “rifondatore del liceo sotto il fascismo e che finì tragicamente i suoi giorni, pagando i suoi errori politici in favore della dittatura, all’epoca della guerra civile e di Liberazione.”

Il 2 febbraio, come previsto, si svolge il seminario, secondo una normale e ineccepibile prassi accademica. La partenza anticipata della direttrice dell’Istituto Italiano di Cultura di Parigi, Dottoressa Marina Valensise, non le permette di dare spiegazioni sul testo contestato o di rispondere a domande sullo stesso durante il dibattito con gli astanti, tra cui erano presenti, tra gli altri, dei rappresentanti della sezione di Parigi dell’ANPI, Bruna Lo Biundo, francesista e ricercatrice per diversi istituti storici, Gerardo Maffei, autore e regista italiano e Olivier Favier.

Ad oggi nessuna spiegazione ufficiale o in via privata è stata fornita ai mittenti delle lettere di protesta dal loro destinatario.
MOTIVAZIONI E CONTESTO
Giovanni Gentile, da un punto di vista storico, che non può essere ignorato tanto il suo pensiero si conforma alle sue azioni, è un gerarca fascista: Ministro della Pubblica Istruzione, nominato da Mussolini, dal 1922 al 1924; redattore del Manifesto degli intellettuali fascisti del 1925; dal 1928 al 1941 ricopre importanti cariche universitarie e accademiche; nel 1938 è il primo firmatario del Manifesto della Razza (apertamente antisemita); il 24 giugno 1943, in una fase critica della seconda guerra mondiale, tiene al Campidoglio il tristemente famoso Discorso agli italiani, che esorta la nazione a restare unita sotto la guida del Duce e che porterà alla fondazione della Repubblica Sociale Italiana; dal 1943 alla morte nel 1944 segue Mussolini a Salò (RSI).

L’articolo 1 della Costituzione Italiana sancisce che «L’Italia è una Repubblica Democratica», quindi fondata su valori, che essa condivide con la Francia, che sono contro ogni forma di dittatura, a fortiori fascista. La lotta di tutti coloro che si opposero al fascismo storico ha avuto forme e colori politici diversi. Tra esse è innegabile, dal punto di vista storico, l’importanza della lotta armata partigiana. Il 25 aprile, festa nazionale italiana, si celebra la « Liberazione » dell’Italia dal fascismo ad opera delle forze alleate e dei partigiani italiani.

Assodati questi fatti, è doveroso indignarsi che un’Istituzione Italiana, finanziata da denaro pubblico, faccia uso di termini quali «guerra civile» per definire la guerra di Liberazione, e «banda» per definire i resistenti italiani, facendo inoltre passare per «vittima» uno dei maggiori intellettuali del fascismo e istigatore della leva forzata per la difesa della Repubblica di Salò.
Sdegno tanto più necessario in un momento in cui sono chiari e sempre più presenti i segnali di un nuovo revisionismo che va ben al di là dei confini italiani e che per l’Italia, tra i molteplici esempi, si manifesta con il discorso del 27 gennaio 2013 all’inaugurazione del Memoriale della Shoah di Milano in cui Silvio Berlusconi dichiara «Il fatto delle leggi razziali è la peggior colpa del leader Mussolini che per tanti altri versi invece aveva fatto bene»; con la costruzione, finanziata dalla Regione Lazio, nell’agosto 2012, di un mausoleo al criminale di guerra Rodolfo Graziani, generale d’armata fascista e ministro della difesa della Repubblica di Salò; con la richiesta di disegno di legge presentata nel 29 marzo 2011 dal senatore del Pdl, Cristano De Eccher, al Senato per l’abolizione della XII norma transitoria e finale della Costituzione Italiana, ovvero quella che sancisce il reato commesso da chiunque «faccia propaganda per la costituzione di un’associazione, di un movimento o di un gruppo avente le caratteristiche e perseguente le finalità di riorganizzazione del disciolto partito fascista», oppure da chiunque «pubblicamente esalti esponenti, princìpi, fatti o metodi del fascismo, oppure le sue finalità antidemocratiche».

Olivier Favier, storico e italianista, redattore della petizione
Bruna Lo Biundo, francesista e ricercatrice per diversi istituti storici, redattrice della petizione
Gerardo Maffei, autore e regista, redattore della petizione
Maria Cristina Mastrangeli, traduttrice e regista, redattrice della petizione

Infine un video emblematico sui “rappresentanti” e gestori della cultura italiana all’estero: 

Recensione de Le macerie di Haiti su ValigiaBlu.It

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Foto: Romina Vinci – Recensione di Matteo Pascoletti

Pensare Haiti – tra i paesi più poveri in occidente – dopo il catastrofico terremoto del 2010, è come pensare a una terra dopo la fine del mondo: è l’impensabile per eccellenza. Eppure quella terra e i suoi abitanti esistono ancora, anche se la disperazione sembra essere l’unica costante, e la povertà estrema il paesaggio dominante.

Le macerie di Haiti, (ed. l’Erudita, 2013) scritto da Fabrizio Lorusso e Romina Vinci, è un doppio diario che racconta il soggiorno nei luoghi del disastro: Lorusso è andato ad Haiti nel febbraio del 2010, poco dopo il terremoto, Vinci nell’ottobre del 2011, «nel pieno dell’emergenza per il colera e della ricostruzione, mai cominciata, della capitale». La catena cominciata con i primi reportage di Lorusso e terminata con il libro è raccontata nell’introduzione. Centrale è il ruolo dell’Aumohd(Association des Unités Motivées pour une Haiti de Droits), associazione haitiana cui gli autori hanno deciso di devolvere i proventi del libro:

È stata una catena. Dai reportage e dagli appelli pubblicati da Fabrizio nel 2010, e grazie alla collaborazione con Aumohd, ne sono nati altri importanti nel 2011, come quello di Silvestro Montanaro per C’era una volta su RaiTre. Poi Italo Cassa della Scuola di Pace ha costruito il sito HaitiEmergency.Org, portando il sorriso e il Carnevale da Roma a L’Aquila e a Port-au-Prince. Poi l’amico  Evel  Fanfan  è  stato  in  Italia,  ben  due  volte. L’informazione, la rete, le persone hanno fatto sorgere la collaborazione anche con l’avvocato Massimo Vaggi, con la FIOM e con Nova OnLusAdozioni internazionali, per esempio. Alla fine della catena il cerchio si chiude con Romina, il suo viaggio ad Haiti e questo doppio diario.

Una volta sul posto, la devastazione lasciata dal terremoto è nell’odore dei cadaveri che non possono essere portati via, perché, come scrive Lorusso, «non ci sono le ruspe e nessuno osa più addentrarsi nel cemento in frantumi, nei mattoni doloranti». Mentre allo sguardo la capitale Port-au-Prince si rivela una «metropoli ormai senza legge e senza tempo. O meglio, senza Stato».

Entro questo panorama, in cui la speranza è quasi una declinazione della follia, il diario dà spazio ad alcuni haitiani attraverso cui passano le contraddizioni e le lotte quotidiane di chi vive quella realtà. Conosciamo così Evel Fanfan, presidente dell’Aumohd che cerca di espandere i confini dei diritti riconosciuti: una figura carismatica che ha qualcosa dell’avvocato, del sindacalista, del politico e del sognatore. Vinci lo trova impegnato nel progetto di una radio che dia voce ai lavoratori haitiani: nella visione di Fanfan questo potrà diminuire i reati minori e gli abusi di polizia grazie alla diffusione di informazioni.

Altra figura centrale è Padre Rick, che dirige l’ospedale Nuestros Pequeños Hermanos. La visita all’obitorio, «un mucchio di macerie fatte di uomini» che il sacerdote vuole e deve benedire, è una scena che resta impressa anche dopo aver chiuso il libro. Padre Rick ha bisogno delle sigarette per sostenere la vista e l’odore, pur non essendo un fumatore. Dai suoi racconti, dai suoi sforzi per distribuire cibo e aiuti negli slums, nonostante il rischio costante di aggressioni o peggio, emerge tutta la ferocia che la miseria impone agli uomini. La stessa Vinci, accompagnando gli uomini di Padre Rick, è circondata e aggredita col resto del convoglio senza nemmeno poter capire sul momento il perché. Scoprirà solo in seguito, a pericolo scampato, che il convoglio è stato circondato e i componenti aggrediti perché nei giorni scorsi gli uomini di Padre Rick non avevano dato abbastanza riso.

Le contraddizioni di Haiti sono invece Daphney – «è Haiti, luce in mezzo alla morte» – in cui povertà e leggerezza convivono in un equilibrio indecifrabile. Si resta colpiti dal fatto che Daphney e i suoi coetanei delle bidonville abbiano quasi tutti un profilo Facebook – i social network per i giovani haitiani sono il web – e che spendano molto di ciò che guadagnano per connettersi nei cyber caffè e chattare di frivolezze. La tecnologia, non permettendo in alcun modo di emanciparsi sul piano economico o sociale, diventa l’ennesimo giogo da sopportare: con la differenza di essere un giogo divertente, in apparenza meno pesante. E questo è uno dei dettagli che porta a uno dei temi centrali del libro: il ruolo ambiguo delle Ong straniere e delle Nazioni Unite, e più in generale il rapporto tra le potenze straniere e Haiti. A dispetto della forma dichiarata, gli «aiuti umanitari» o «le missioni di pace» mantengono immutati i fattori di disuguaglianza sociale, impedendo un’effetiva emancipazione degli haitiani. La «famigerata Minustah, cioè la missione dei caschi blu dell’Onu per la “stabilizzazione di Haiti”» – scrive Lorusso – svolge anche funzioni di polizia e controllo militare. Una situazione ormai malvista, complice anche la quasi ventennale presenza dei caschi blu ad Haiti (dal 1993):

sono venuti [i militari dell’Onu] ad assumere funzioni di polizia e difesa militare in compartecipazione (a volte in contrapposizione) con i corrispondenti apparati nazionali. Perciò non mancano settori importanti della società civile di Haiti che rifiutano categoricamente la presenza di truppe  straniere,  definendole  come  il  “braccio  armato  della democrazia” o semplicemente come corpi estranei per giunta anticostituzionali.

Le organizzazioni umanitarie straniere, più organizzate e a proprio agio con la burocrazia rispetto alle associazioni del posto, incarnano il sistema welfare haitiano. Complice lo stato di necessità in cui si trova la popolazione, sortiscono però un’ulteriore funzione: plasmano la società in modo unilaterale mentre l’aiutano a sopravvivere. Scrive ancora Lorusso:

Oltre ai dichiarati obiettivi umanitari che motivano le loro missioni bisogna anche citare i vantaggi economici e d’immagine, gli elementi ideologici e discrezionali di cui ognuna di queste è portatrice come tassello necessario  per  la  quadratura  del  cerchio  della  politica  estera  delle potenze straniere coinvolte, […] che così esportano prodotti, influenze culturali, politiche e religiose, visioni del mondo, know how, imprese, dipendenze di vario tipo e, in sintesi, soft power nei paesi “beneficiari”. Anche la solidarietà è condizionata da politiche specifiche e da preferenze stabilite dall’agenzia che la elargisce.

Foto: Romina Vinci

Gli stili degli autori evidenziano differenti approcci al contesto, risultando complementari. Lorusso lascia in secondo piano le impressioni sul posto, inquadrando ciò che vede in una cornice di relazioni economiche e politiche. È uno stile fortemente analitico che distanzia da sé gli avvenimenti: ma è il risultato di uno sforzo teso a comprendere meglio la realtà haitiana. Lo si vede per contrasto in alcuni passi, come la descrizioni di Daphney o la poesia  in chiusura del libro, dove si coglie la consapevolezza di quanto Haiti sia rimasta dentro.

Vinci dà voce allo spaesamento di chi si trova catapultato in un Altrove caotico, violento e indecifrabile, scoprendosi straniero. Ciò fa presa sui meccanismi difensivi, e si vede soprattutto nella lente dell’etnocentrismo con cui talvolta filtra gli eventi. Il suo stile trasmette con efficacia gli avvenimenti e i particolari più impressionanti, offrendo un punto di vista più vicino al lettore estraneo alla realtà haitiana:

Al  termine  di  questo  mini  tour  siamo  ritornati  a  casa  di Daphney, e Jhonny è andato a comprarmi una bottiglia d’acqua. “Because you need to drink”, mi ha detto. Io ho bisogno di bere? E loro? Di cosa non hanno bisogno loro? È tosta da capire, ci provo, ma non ci riesco, sono troppo forti i contrasti.

Ma, al netto dei contrasti vissuti, la giornalista mostra quanto siano forti le motivazioni che l’hanno spinta a quel viaggio, e successivamente a questo libro:

Quando un giornalista valica i confini, penetra in questi posti, occupa spazi, incrocia sguardi e persone raccogliendone le storie, ha il dovere morale di raccontare quel di cui è stato testimone.

Una frase che vale come manifesto di deontologia professionale e che, a giudicare dai reportage dall’Afghanistan realizzati nel 2012, Vinci sa applicare con coerenza.

Link alla recensione originale qui

Link al libro: qui

Carta de usuarios sobre la gestión del Instituto Italiano de Cultura en México

LaCittaIdeale IIC

El Istituto Italiano de Cultura de la Cd. De México (IIC México) es la Oficina Cultural de la Embajada de Italia, dependencia pública de la Secretaría de Asuntos Exteriores italiana, y su misión es la difusión de la lengua y de la cultura italianas en el país a través de, por ejemplo, cursos de lengua, cultura, gastronomía, formación docente y otros; eventos y varias actividades de promoción cultural; coedición de libros; establecimiento de nexos entre México e Italia; oferta de servicios y productos al público, etcétera.

Allí trabajan con contrato local unos 20-25 profesores italianos y una docena de empleados administrativos mexicanos e italianos que cuentan con contratos locales o, en algunos casos, italianos, estipulados por la Secretaría. La dirección cambia cada dos o cuatro años según los nombramientos que efectúa desde Roma la Secretaría entre el personal de carrera diplomática, así que normalmente hay un agregado cultural y un director enviados de Italia en cada uno de los 90 Institutos presentes en el mundo.

Desde hace muchos años la comunidad italo-mexicana de la capital, y de buena parte del país, ve al Instituto como un referente importante, un punto de encuentro e, incluso, de trasmisión de buenas prácticas laborales y culturales ligadas a la docencia, a la intermediación lingüística y cultural y, en general, al sistema Italia.

En 2008, muchísimas instituciones italianas y mexicanas operativas en el país y dedicadas a la difusión cultural de la lengua y cultura italianas habían firmado en Tlaxcala el llamado “Contrato ético para los profesores”, un gran logro para los trabajadores y, definitivamente, un marco orientativo para mejorar las prácticas gerenciales, didácticas y laborales dentro de las instituciones. El documento había sido elaborado tras dos jornadas de trabajos conjuntos con los congresistas Gino Bucchino y Franco Narducci y el ex Embajador Felice Scauso como garantes. El acuerdo parece hoy letra muerta, especialmente en la institución que más se había involucrado para promoverlo.

Después de casi una década de crecimiento de las actividades culturales y de mejoras en las condiciones laborales dentro de la institución, en las últimos periodos de gestión, respectivamente el del Dr. Gianni Vinciguerra, actual agregado cultural, y el de la Dra Melita Palestini (2011-2012), la comunidad de usuarios e interesados ha ido observando unos cambios, por lo cual expresa su opinión a través de esta carta que fue enviada a la Embajada y hecha pública en días recientes.

TEXTO CARTA:

Como personas directamente interesadas en la cultura italiana, deseamos expresar nuestra preocupación acerca de la gestión del Instituto Italiano de Cultura y la presencia cultural italiana en México. Nos entristece observar el actual declive de dicho Instituto, un importante punto de referencia para la difusión de la lengua y cultura italianas en México.

Hasta mediados del 2010, el Instituto tuvo una gran oferta, tanto para la comunidad italiana residente en México como para el público en general. Amén de la presencia de un restaurante, una cafetería, una tienda de productos gastronómicos y una librería de textos en italiano, la institución organizaba muchos eventos culturales, como exposiciones, presentaciones de libros, cinefórum, conferencias, homenajes, colaboraciones con otras instituciones mexicanas (cátedras extraordinarias,  convenios, festivales y exposiciones en otras sedes).

Ahora el restaurante y la librería han sido cerrados y se constata la falta casi absoluta de eventos, así como la escasa difusión de las pocas actividades culturales. De no ser por los cursos de lengua y cultura que se imparten ahí, no habría ninguna oferta para el público. Es lamentable ver cómo la actual política cultural apunte a la inmovilidad absoluta. Dicha elección no puede ser justificada con el pretexto de recortes económicos a la cultura, ya que la cerrazón de la dirección ante cualquier propuesta se extiende también a eventos que no implicarían costo alguno a la institución.

Confiamos en que esta carta pueda ofrecer una ocasión de reflexión para el mejoramiento de la actividad institucional, por el bien común.

Firman

Santa Elena Tellez Flores, Juan Manuel Eugenio Ramírez de Arellano Niño Rincon, Adolfo Gilly, Maria Eugenia Niño Rincon, Luciano Valentinotti, Sabina Longhitano, Francesca Gargallo Celentani, Eugenia Militello, Flor Romero y otras 64 personas más. (da Kaos)

Enlaces de interés:

  1. Carta en español completa PDF.   (http://depositfiles.com/files/wr2agh37x)
  2. Interrogación parlamentaria sobre el IIC México.  (http://www.agenziaaise.it/italiani-nel-mondo/eletti-allestero/132409-rilanciare-la-cultura-italiana-in-messico-bucchino-pd-interroga-terzi.html)
  3. Carta en italiano completa PDF.    (http://depositfiles.com/files/c00j714th)
  4. Página Web IIC México.   (http://www.iicmessico.esteri.it/IIC_Messico)
  5. Contratto Etico per i docenti / Contrato ético para profesores(http://www.puntodincontro.com.mx/articoli/italianimessico06022008.htm)

Professori d’italiano in Messico (mini dossier)

Ho raccolto in un post una serie di articoli e documenti che erano dispersi in varie pagine web e che riassumono una parte importante della storia recente della comunità italiana in Messico ed in particolare dei professionisti della docenza della linguacultura italiana in questo paese e in America Latina. I processi e le discussioni che seppero condurre i docenti d’italiano in Messico, specialmente quelli dell’Istituto Italiano di Cultura, ma anche altri appartenenti alle diverse scuole Dante Alighieri e dell’Associazione Messicana d’Italianistica, furono unici al mondo nel loro genere e portarono all’elaborazione dei documenti (il contratto etico per i docenti d’italiano e la prposta di riforma della legge sugli italiani all’estero 153/71) che potete trovare nei link sottostanti o nella galleria fotografica. Ecco anche alcuni articoli su quegli avvenimenti (poi leggi anche: Istituti Italiani di Cultura – Italiani all’Estero – Mini Dossier).

1) Accordo etico dei professori d’italiano – 8 febbraio 2008

I deputati dell’Ulivo Gino Bucchino e Franco Narducci in Messico per un accordo etico dei professori d’italiano e la riforma della Legge 153/71 (Articolo di Fabrizio Lorusso)

Sabato 26 e domenica 27 gennaio 2008, presso il Museo Regionale della città messicana di Tlaxcala, si è tenuta la Conferenza Nazionale sul Contratto Etico dei Professori di Italiano in Messico e sulla Riforma della Legge 153/71. L’incontro, primo nel suo genere in Messico, è stato convocato dal COMITES (Comitato Italiani all’Estero) che rappresenta il primo gradino nella piramide degli organi rappresentativi eletti democraticamente dagli italiani all’estero. Tra i rappresentanti dei COMITES nazionali dei diversi paesi del mondo si nominano i membri del CGIE (Consiglio Generale degli Italiani all’Estero) e da quest’organo provengono quasi tutti i 18 deputati e senatori votati nelle circoscrizioni estero in Europa, America settentrionale e meridionale, Africa, Asia e Oceania (http://www.camera.it/_votoitaliani/eletti.asp). Per la prima volta, la conferenza ha riunito nella città coloniale di Tlaxcala l’Ambasciatore d’Italia in Messico, Felice Scauso, e i due deputati dell’Ulivo Franco Narducci (eletto in Europa) e Gino Bucchino (circoscrizione America Settentrionale e Centrale), rispettivamente primo firmatario e cofirmatario della proposta di riforma della Legge 153 del 1971 che, come recita il titolo, disciplina gliInterventi di formazione linguistica e culturale, di formazione continua e di sostegno dell’integrazione in favore dei cittadini italiani e dei loro congiunti e discendenti residenti all’estero, nonché la promozione e la diffusione della lingua italiana nel mondo. Agli interlocutori politici si sono uniti i direttori e presidenti delle scuole Dante Alighieri di Città del Messico, Monterrey, Aguascalientes, Tlaxcala, Tampico e Guadalajara, il direttore dell’Istituto Italiano di Cultura, il presidente del COMITES, Paolo Pagliai, la rappresentante al CGIE, Marina Piazzi, alcuni gruppi organizzati di docenti (come il neonato e attivissimo AlterIta dalla capitale ed il più storico e radicato AMIT, l’Associazione Messicana d’Italianisti) e i rappresentanti degli insegnanti di tutte le istituzioni educative e culturali convocate. La realizzazione di un evento così unico e importante per la comunità italiana in Messico è stata  ispirata da una serie di fattori sviluppatisi nel corso del 2007 e che hanno visto un crescente protagonismo dei gruppi organizzati dei docenti di italiano, soprattutto a Città del Messico. In generale, le rivendicazioni dei professori sono state sostenute con le migliori intenzioni di dialogo e di costruzione di alternative vantaggiose per le istituzioni ma si sono risolte in modi profondamente diversi a seconda della volontà politica di un accordo espressa via via dalle diverse dirigenze. Nel caso dell’Istituto Italiano di Cultura di Città del Messico, si sono vinte le resstenze iniziali e il dialogo ha imboccato vie istituzionali e negoziali che hanno saputo rispondere adeguatamente alle richieste legittime dei docenti relative al trattamento salariale, alla didattica, alla formazione e agli ambiti di decisione collegiale, pur rispettando la stretta normativa cui un istituto culturale pubblico si deve sottoporre.

Nel caso della Dante Alighieri di Città del Messico, ente di diritto privato registrato in loco, invece, simili petizioni hanno condotto ad alcune simboliche ma scarse modifiche dello status quoe si sono impantanate in un cammino tortuoso e grottesco in seguito alle strategie di “induzione alla rinuncia”, di “promessa a tempo indeterminato” e di “dialogo di facciata” perseguite dalla direzione secondo uno stile di negoziazione di tipo autoritario e poco propenso alla condivisione di ambiti decisionali. Il contesto di relativa lentezza ed inerzia dei consiglieri d’amministrazione della scuola e della stessa sede centrale di Roma nel capire ed inibire ragionevolmente una situazione, alla fine sfavorevole per tutti, è stata un’ulteriore causa del danno inflitto alla reputazione della Dante della capitale e degli insuccessi incassati dai professori che sono dovuti emigrare in massa (circa i due terzi del corpo docente) verso altre scuole o ambiti lavorativi. Per questo motivo anche il responsabile dei comitati esteri della società Dante Alighieri di Roma era presente all’incontro del 26 e 27 a Tlaxcala ed è stato invitato a rafforzare i criteri di controllo sulle sedi locali dell’istituzione. Al termine delle due giornate di riunioni e dibattiti, gli oltre 50 partecipanti, divisi in due commissioni di lavoro, hanno redatto un documento d’integrazione alla proposta di Legge Narducci e un “accordo etico per la regolamentazione dei rapporti tra istituzioni educative, culturali e il loro personale” (http://fainotizia.radioradicale.it/2008/02/06/testo-dellaccordo-etico-firmato-in-messico), da sottoporre a tutte le istituzioni preposte alla diffusione e promozione della lingua e della cultura italiana in Messico per la relativa sottoscrizione e implementazione. L’accordo prescrive una serie di principi generali per la gestione responsabile delle istituzioni educative e per la tutela dei lavoratori considerati diffusori strategici della lingua e cultura italiana nel mondo e operatori culturali a tutti gli effetti.

Mentre nella realtà europea e statunitense il rispetto delle normative locali e di certi diritti basilari di tutti i lavoratori nei cosiddetti enti gestori legati all’Italia sembra essere un fatto scontato, negli altri paesi, soprattutto in America Latina, le garanzie per chi lavora sono precarie e molto più “flessibili” e manipolabili. Perciò era urgente ribadire il diritto al rispetto integrale della legislazione locale da parte delle istituzioni, ad un salario adatto al costo della vita, “equo e solidale”, nonché alla gestione trasparente delle prassi di assunzione, retribuzione, promozione e gestione del personale. E’ stata anche sottolineata l’importanza strategica della formazione e l’aggiornamento dei docenti in un quadro di crescente professionalizzazione e compromesso con la diffusione della lingua che, se una volta era un’attività svolta da alcuni pionieri, oggi è diventata una disciplina complessa con radici nei campi dell’interculturalità e della specializzazione glottodidattica. L’aspetto forse più innovativo è stata la spinta alla costruzione di una didattica collegiale o partecipativa basata su organi eletti dai professori. In quest’ottica il corpo docente non è più passivo di fronte alle scelte, spesso calate dall’alto, riguardanti i metodi e materiali didattici ma diventa promotore e creatore attivo dei contenuti che utilizza, oltre ad avere voce in capitolo anche in altre decisioni rilevanti dell’istituzione in cui lavora. Infine, i firmatari si sono impegnati a fare riferimento al protocollo approvato nella stipula dei contratti di lavoro e a proporlo ai relativi consigli d’amministrazione per la ratifica. Sebbene nelle scuole italiane in Italia e in Europa queste prassi siano disciplinate dai noti Consigli d’Istituto e Collegi dei Docenti, nei paesi dell’area latinoamericana non v’è ancora stato un pieno riconoscimento e un’applicazione delle logiche partecipative e democratiche nelle decisioni. Il deputato Franco Narducci, che è anche Presidente del Comitato Permanente sugli Italiani all’Estero della Camera dei Deputati, s’è detto soddisfatto delle discussione e dei documenti prodotti ed ha auspicato la continuazione del dialogo tra i professori e le direzioni scolastiche dentro e fuori dalle istituzioni che rappresentano l’Italia all’estero. Nello sforzo e nell’impegno per il recepimento interno, la diffusione e il monitoraggio dell’applicazione dei principi contenuti nell’accordo etico, assolutamente non scontati né acquisiti in Messico, sta la sfida di questo patto avvallato e legittimato dalle firme degli Onorevoli presenti, dell’Ambasciatore e dei direttori dell’Istituto di Cultura e di alcune scuole Dante Alighieri (non hanno firmato al termine della conferenza le criticate direzioni delle sedi di Guadalajara e di Città del Messico). La possibilità di migliorare le instabili condizioni di vita e di lavoro di centinaia di operatori culturali, tanto italiani quanto messicani, si baserà sulla volontà politica e istituzionale di continuare il processo di dialogo e cambiamento ravvivato in questa occasione e, soprattutto, sulla progressiva presa di coscienza da parte degli insegnanti, ora parzialmente usciti da un individualismo apatico e poco propositivo.

2) Contratto etico link

3) Proposta riforma legge 153/71 link

4) CONFERENZA A TLAXCALA: I DOCUMENTI FINALI SU CONTRATTO ETICO E RIFORMA DELLA 153 
MERCOLEDÌ 20 FEBBRAIO 2008 18:38 (LINK AL PEZZO)
CITTÀ DEL MESSICO\ aise\ – Il 26 e 27 gennaio scorsi, ha avuto luogo a Tlaxcala la Conferenza Nazionale sul Contratto Etico dei Professori d’Italiano in Messico e sulla riforma della Legge 153. Convocata dal Comites, la conferenza ha visto le rappresentanze dei docenti e quelle dei loro datori di lavoro sedersi allo stesso tavolo per raggiungere un accordo sui principi base del trattamento contrattuale di quanti operano sul territorio per la diffusione della Lingua e della Cultura italiana (vedi AISE del 20 febbraio h.17.24). Presenti ai lavori anche i deputati eletti all’estero Gino Bucchino e Franco Narducci. Due i documenti prodotti dalla Conferenza, frutto del lavoro intenso e partecipativo delle due commissioni tematiche: uno sul “Contratto Etico”, l’altro sulla riforma della Legge 153 del 1971. 

Li pubblichiamo integralmente di seguito.

Riforma Legge 153/71: documento finale
Questa assemblea esprime un pieno riconoscimento dei principi enunciati nella proposta di riforma alla Legge 153/71 presentata in questa sede dall’On. Franco Narducci, Presidente del Comitato permanente sugli Italiani all’Estero della Camera dei Deputati, e ne assume le linee guida per elaborare una serie di proposte ed iniziative attuabili sin d’ora in risposta alle esigenze proprie delle varie realtà locali del Messico. L’assemblea ha enunciato le seguenti proposte:
1. Elaborazione di un Piano Paese con la collaborazione dei vari attori nella diffusione della lingua e cultura italiana su tutto il territorio della Repubblica Messicana, in base a linee guida unitarie e concordate previamente; il Piano Paese dovrà riflettere l’eterogeneità delle diverse realtà locali e mettere in luce le reali esigenze della comunità.
2. Istituzione di un coordinamento permanente a livello nazionale che si occupi di integrare e di articolare le azioni e le proposte legate alla diffusione ed alla promozione della lingua e cultura italiana in Messico.
a. il coordinamento avrà come punto di riferimento l’Istituto Italiano di Cultura.
b. nel coordinamento si intende far confluire le espressioni delle diverse realtà associative e istituzionali sulla base di principi di collegialità, pluralità e dialogo.
c. il funzionamento del coordinamento sarà oggetto di prossime riunioni tese a definirne l’organizzazione, la struttura, le competenze e le modalità di azione.
3. Riconoscendo l’importanza di garantire che le attività di diffusione e promozione della lingua e cultura italiana in Messico rispondano a criteri di qualità e rispetto di principi etici comunemente accordati, si propone l’istituzione di un meccanismo di verifica dei processi di gestione delle professionalità dei docenti, riaffermando la centralità del ruolo di questi ultimi.
4. Si riafferma l’importanza della creazione ed il mantenimento di una rete di collaborazione tra i diversi attori.
5. Si insiste sulla necessità della formazione e dell’aggiornamento constante degli operatori e dei formatori a partire preferibilmente dalle risorse in loco, favorendo e stimolando proposte plurali e garantendo l’accesso delle stesse da parte di tutti gli interessati.
6. Si propone di continuare ed ampliare i lavori di questa commissione in tempi brevi con una riunione da tenersi presso l’Istituto italiano di Cultura nella quale si stabilirà il calendario da seguire per i successivi incontri”.

Contratto etico: documento finale

Accordo etico per la regolamentazione dei rapporti tra istituzioni educative, culturali e il loro personale
i) Trasparenza nelle prassi di assunzione, retribuzione, promozione e gestione del personale.
ii) Rispetto integrale della legislazione messicana sul lavoro e in particolare del “Acuerdo 279/2003”, emesso dal “Consejo Técnico del IMSS (Instituto Mexicano del Seguro Social)” in cui vengono disciplinati i doveri del datore di lavoro relativi al regime delle prestazioni assicurative e previdenziali a favore del prestatore.
iii) Promozione della formazione e dell’aggiornamento del personale docente.
iv) Istituzione di un organo collegiale (composto da una rappresentanza liberamente eletta dal corpo docente e dai rappresentanti dell’istituzione) preposto ai diversi aspetti della didattica.
v) Garanzia di un salario equo, adeguato alla professionalità, alle esperienze, alle competenze, alla preparazione specifica e al lavoro svolto dal docente che tenga conto del costo della vita e dell’anzianità di servizio.
vi) I firmatari del presente accordo si impegnano a fare riferimento al suo contenuto nella stipula dei contratti di lavoro”. (aise)

4) Articolo dal portale Emigrazione Notizie

Risveglio della comunità italiana in Messico. Il movimento dei professori e la coscienza politica

– Inserito il 19 febbraio 2008 alle 17:50:00 da redazione-IT. IT – ITALIANI ALL’ESTERO
Indirizzo sito : Blogspot

(di Fabrizio Lorusso)

Il nuovo fervore che sta muovendo una parte della comunità italiana in Messico, composta da circa 15mila persone sparse in tutto il paese ma con presenze più significative a Città del Messico e nella zona di Playa del Carmen in Yucatan, s’è concretizzato con alcuni passi che rompono l’isolazionismo di alcune categorie come i docenti e, in generale, i diffusori della linguacultura italiana nel paese.
L’eterogeneità delle istituzioni educative e culturali presenti sul territorio messicano, dalle sedi delle Dante Alighieri, alle scuole private di vario tipo e meno legate all’Italia fino ad arrivare all’Istituto Italiano di Cultura dell’Ambasciata, aveva lasciato i professori e le stesse scuole in una situazione di relativo isolamento senza possibilità di connessioni stabili e intercambi fruttuosi al di là degli incontri formali e di etichetta che sempre vengono organizzati in ogni gruppo di emigranti.

Questa situazione ha portato ad avere pratiche di gestione, diritti lavorativi e livelli di qualità profondamente diversi e spesso non comparabili tra le diverse istituzioni, fatto che ha condotto a disparità di trattamento ed anche ad abusi nei confronti di talune categorie, soprattutto i docenti, che erano legati alle scuole da rapporti di lavoro poco chiari e dalla dipendenza istituzionale per le pratiche relative ai permessi di soggiorno. Non esisteva un quadro comune di riferimento in un paese caratterizzato da una dannosa “flessibilità contrattuale” de facto e dalla precarietà del lavoro, da pratiche sociali e imprenditoriali di stampo autoritario a tutti i livelli.
Le tentazioni di adottare la “cultura locale” anche in istituzioni che sono storicamente legate all’Italia e che tuttora ricevono finanziamenti da Roma sono sempre state forti e, vista la dispersione e lo scarso interesse politico dei soggetti interessati come per esempio i docenti o il personale di supporto, non sono mai esistiti veri e propri organi di controllo salvo quelli previsti dalla legislazione messicana che, partendo da basi garantiste, arriva a incentivare pratiche poco favorevoli al “prestatore” e, a maggior ragione, se questi è straniero e precario.
Il panorama generale di relativa indifferenza e scarsa aggregazione politica dei docenti d’italiano in Messico è stato in parte cambiato dall’attivismo di alcuni gruppi di professori a Città del Messico che, durante il 2007, hanno portato avanti, con risultati diversi a seconda dell’istituzione, iniziative per rendere più accettabili ed eque le condizioni di lavoro a livello salariale, assicurativo e della formazione oltre a spingere per una maggiore partecipazione alle decisioni dell’istituzione in cui lavorano, indipendentemente dalla forma giuridica che adottano in Messico. In seguito alle mobilitazioni e ai relativi dialoghi avviati tra i docenti delle scuole e le dirigenze, s’è creata una rete informale di contatti e attivismo oltre ad una coscienza politica più forte che ha in parte spezzato la routine fatta di free riding, discriminazioni e favori personali negli ambienti di lavoro. Tale fervore in questa parte della comunità ha indotto i deputati Narducci e Bucchino (eletti in Nord America ed Europa nella legislatura appena giunta al termine) e lo stesso ambasciatore d’Italia in Messico, Felice Scauso, a partecipare attivamente ad una conferenza nazionale in cui s’è discusso e approvato un “Accordo Etico” per i docenti che aspira ad essere un riferimento per tutte le comunità italiane all’estero (http://fainotizia.radioradicale.it/2008/02/04/i-deputati-dell-ulivo-gino-bucchino-e-franco-narducci-in-messico-per-un-accordo-etico-dei-professori-ditalian ).
In questo contesto va vista la nascita e l’azione politica, per esempio, del collettivo AlterIta e del “corpo docente” dell’Istituto Italiano di Cultura della capitale, così come il ruolo di promotore della formazione e della doverosa (e in precedenza insufficiente) circolazione delle informazioni e delle notizie svolto dalla Associazione Messicana Italianistica, dallo stesso Istituto di Cultura, dalla Dante di Tlaxcala, dal COMITES (organo eletto dagli italiani all’estero) e da pochi altri gruppi come lo stesso AlterIta. La politicizzazione e le prese di posizione riguardo ad alcuni temi d’interesse generale per la comunità italiana e per il paese che ci ospita (come il caso di Oaxaca, http://www.itanica.org/modules.php?name=News&file=article&sid=371, gli spot pubblicitari che usano senza ritegno la canzone Bella Ciao! qui in vari paesi e la visita degli imprenditori italiani in Messico di cui allego il comunicato che sta attualmente circolando in Messico) si sono quindi aggregate al lavoro interno alle istituzioni e alle scuole che, invece, s’adopera per rendere più partecipativa la formulazione della didattica, orientata alla trasmissione di valori quali la pace, l’interculturalità e la partecipazione democratica, ed anche per sviluppare una collettività e una rete interistituzionale dal basso, che possa, in qualche modo, integrare le classiche reti diplomatiche tra istituzioni italiane all’estero create dall’alto.
Allego il messaggio rivolto alla comunità di imprenditori italiani in Messico e pensato inizialmente per la “missione” in visita in Messico dal 25 al 29 febbraio 2008.

Messaggio del collettivo AlterIta alla comunità imprenditoriale italiana in Messico
(In vista della visita da parte della missione di imprenditori italiani in Messico, dal 25 al 29 febbraio 2008)

Attraverso questo breve comunicato, il gruppo di italiani in Messico, AlterIta (*), insieme a una parte della comunità italiana che condivide il contenuto del presente documento, desidera segnalarvi alcuni principi che ritiene fondamentali e imprescindibili nello svolgimento delle attività economiche, specialmente nella realtà messicana che è caratterizzata, ancora oggi, da notevoli sperequazioni socio – economiche e da frequenti violazioni dei diritti lavorativi e delle garanzie individuali.

Questi principi (trasparenza, rispetto della legge locale, formazione continua del personale, condivisione e legittimazione dei processi decisionali, salario equo e solidale) sono sanciti da un Accordo Etico allegato nella seconda pagina del presente. Il documento, firmato e pensato inizialmente solo per gli operatori del settore della diffusione della lingua e cultura italiana ma applicabile ad altre realtà, stabilisce una serie di impegni concreti ed è stato sottoscritto il 27 gennaio scorso dagli Onorevoli deputati del Governo dimissionario Franco Narducci e Gino Bucchino, oltre che dall’Ambasciatore d’Italia in Messico, Felice Scauso, e dai direttori e docenti di numerose istituzioni educative e culturali come le diverse scuole “Dante Alighieri” presenti sul territorio messicano e l’Istituto Italiano di Cultura tra le altre.

L’intenzione dell’Accordo è di ribadire la necessità di una gestione etica e socialmente responsabile delle attività da parte delle istituzioni italiane o, in qualche modo, legate alla nostra realtà nazionale e operanti in Messico. Queste pratiche organizzative e gestionali, che noi auspichiamo e promuoviamo nelle nostre realtà lavorative in quanto estremamente vantaggiose per tutte le parti e i portatori di interessi, eccedono il semplice rispetto della legislazione locale e si fanno interpreti di valori che devono dare lustro all’immagine del nostro paese nel mondo e alla sua tradizione, spesso tristemente accantonata, di tutela sociale, di armonia ambientale e di protezione del lavoro.

In un paese sempre più informato e inserito nei circuiti internazionali come il Messico, la crescente attenzione della stampa, dell’opinione pubblica e della stessa società civile, messicana e italiana, verso le tematiche ecologiche, sociali, lavorative ed il rispetto dei diritti umani (tema menzionato anche nel Trattato di Libero Commercio tra il Messico e l’Unione Europea) dovrebbe rappresentare un incentivo sufficiente per orientarsi a una responsabilità sociale che sia sostanziale e non di facciata. Inoltre, se ciò non bastasse, anche la rappresentatività e l’immagine pubblica che le imprese vengono ad assumere come elementi del “sistema Italia” all’estero dovrebbero incentivare comportamenti virtuosi in tal senso, com’è nelle nostre aspettative e speranze.
Nella speranza di aver suscitato un interesse sincero per i temi esposti, vi porgiamo distinti saluti e vi invitiamo a contattarci per chiarire qualunque dubbio, chiarimento o proposta.
Gruppo AlterIta, Città del Messico (contatto alterita@gmail.com e http://alteritamessico.blogspot.com/ )

Riportiamo di seguito anche il testo del citato Accordo Etico che, sebbene sia stato pensato in questa occasione per le istituzioni educative e culturali, rappresenta un ottimo esempio per qualunque tipo di attività, indipendentemente dalla specifica forma giuridica che si decida di adottare, oltre a costituire uno strumento utile a rilevare e correggere le prassi poco consone con la etica degli affari.

Addio a Chavela Várgas, sciamana del canto

[Dal quotidiano L’Unità del 7 agosto 2012, Fabrizio Lorusso“Silenzio, silenzio: da oggi le amarezze tornano ad essere amare, se n’è andata la gran dama Chavela Várgas”, annunciava domenica la pagina del profilo Twitter della cantante Isabel Várgas, “la sciamana” della musica popolare messicana, come la chiamavano i sacerdoti del popolo indigeno dei huicholes, i custodi millenari del cactus allucinogeno peyote.

È morta a 93 anni per insufficienza cardiaca e respiratoria in un ospedale di Cuernavaca, la città dell’eterna primavera nel cuore del Messico, dopo aver realizzato il suo ultimo desiderio: presentare La luna grande, album dedicato al poeta García Lorca, in Spagna, paese in cui è amatissima, anche grazie alle sue numerose collaborazioni con il regista Pedro Almodóvar.

Isabel, detta affettuosamente Chavela, diceva di non temere la morte che “non dev’essere poi così brutta, anzi può essere bellissima”. Era nata in Costa Rica, ma a soli 14 anni s’era trasferita in Messico per cercare vocazioni e avventure che l’hanno portata a diventare un’icona internazionale con oltre due dozzine di dischi registrati.

Ribelle e carismatica, fu la prima donna a rompere il monopolio maschile nella musica tradizionale messicana, quella ranchera, tipica dei mariachis e dei machos coi baffetti e il sombrero. Cambiò i canoni dell’abbigliamento femminile con i suoi pantaloni e le camicie bianche, capi riservati in scena solo agli uomini.

Amica della fotografa Tina Modotti e di Leon Trotsky, ha rivelato d’aver avuto una relazione truffaldina con la pittrice Frida Kahlo, compagna del muralista Diego Rivera, e nel 2000 ha dichiarato apertamente la sua omosessualità.

La sua voce intensa e penetrante, perfetta per passare nelle cantinas le serate più malinconiche, intrise di lacrime e tequila, ha saputo emergere dalla strada per scalare le vette delle piramidi messicane e guardare il mondo dall’alto.

Uniche le sue interpretazioni di ballate universali come Macorina, canzone rivoluzionaria in tutto il Latino-America, Paloma Negra (“colomba negra”), La Llorona (“la piagnona”) e La Sandunga, riprese recentemente anche dalla famosa cantautrice messicana Lila Downs. Invitata da Salma Hayek, nel 2002 era comparsa nel celebre film Frida di Julie Taymor.

La salutiamo come lei stessa salutò il suo pubblico in Argentina qualche anno fa: “Penso che mi eternizzerò. Passerà il tempo e parleranno di me un pomeriggio a Buenos Aires. Quando comincerà a piovere, gli uscirà una lacrima e sarà una Chavela piccola piccola”.

Documentario: LA TRAPPOLA – Genova 20-21 Luglio 2001 (G8)

Dal post su Giap di Wu Ming: Tu che straparli di Carlo Giuliani, conosci l’orrore di Piazza Alimonda?

Consiglio anche: Genova 2001 e la sentenza 10×100 – Orizzonti di gloria