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Convocatoria Jornadas Refléctere: 27 marzo-1 abril @reflectereffyl

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27 de marzo-1 de abril – Jornadas Refléctere  – Las universidades del país piensan el conflicto actual

A dos años y medio de la “noche de Iguala” y de la desaparición forzada de 43 estudiantes de la Escuela Normal de Ayotzinapa, invitamos a los espacios educativos y comunidades universitarias del país (docentes, difusores de la cultura, investigadores y estudiantado) a participar desde sus grupos en una reflexión sobre el conflicto y la realidad actual de México.
Para dar un sentido amplio y profundo al acto educativo, para modificar rutinas que acaban normalizando la violencia y lo inhumano y para pensar juntas y juntos nuestra realidad, convocamos a adherirse a las jornadas Refléctere, entre el 27 de marzo y el 1 de abril de 2017. El propósito de la iniciativa es analizar y debatir, aprovechando los recursos teóricos y metodológicos de cada disciplina, área o asignatura, la difícil situación nacional con el fin de crear herramientas para encarar la violencia estructural y directa, así como vislumbrar posibilidades de transformación. Esta reflexión se puede integrar a las actividades previstas para la clase, o bien, puede ser objeto de una sesión ad hoc.
Quien quiera participar enviará una propuesta a través del formato de inscripción del blog http://reflectereffyl.blogspot.com a más tardar el día 22 de marzo con el nombre de la materia, el horario, la fecha y el espacio donde ocurrirá la(s) sesión(es) que será(n) inscrita(s) en Refléctere, así como la actividad que planea realizar en dicho espacio. También se puede especificar si la sesión va a estar abierta a la comunidad en general o si es una actividad cerrada (es decir, con la asistencia solamente de las y los estudiantes que regularmente van a esa materia).
Esta información se subirá al blog https://reflectereffyl.wordpress.com/  para que los y las docentes y estudiantes puedan enterarse, participar y ponerse en contacto. Facebook: https://www.facebook.com/reflectere2015/ 

La strage degli studenti in Messico: Narco-Stato e Narco-Politica

di Fabrizio Lorusso – CarmillaOnLine

Marcha Ayotzinapa 8 oct 179 (Small)Il Messico si sta trasformando in un’immensa fossa comune. Dal dicembre 2012, mese d’inizio del periodo presidenziale di Enrique Peña Nieto, a oggi ne sono state trovate 246, a cui pochi giorni fa se ne sono aggiunte altre sei. Sono le fosse clandestine della città di Iguala, nello stato meridionale del Guerrero. Tra sabato 4 ottobre e domenica 5 l’esercito, che ha cordonato la zona, ne ha estratto 28 cadaveri: irriconoscibili, bruciati, calcinati, abbandonati. E’ probabile che si tratti dei corpi interrati di decine di studenti della scuola normale di Ayotzinapa, comune che si trova a circa 120 km da Iguala. Infatti, dal fine settimana precedente, 43 normalisti risultano ufficialmente desaparecidos. “Desaparecido” non significa semplicemente scomparso o irreperibile, significa che c’è di mezzo lo stato.

Vuol dire che l’autorità, connivente con bande criminali o gruppi paramilitari, per omissione o per partecipazione attiva, è coinvolta nel sequestro di persone e nella loro eliminazione. Niente più tracce, i desaparecidos non possono essere dichiarati ufficialmente morti, ma, di fatto, non esistono più. I familiari li cercano, chiedono giustizia alle stesse autorità che li hanno fatti sparire. Oppure si rivolgono ai mass media e a istituzioni che in Messico sono sempre più spesso una farsa, una facciata che nasconde altri interessi e altre logiche, occulte e delinquenziali. E nelle conferenze stampa, senza paura, dicono: “Non è stata la criminalità organizzata, ma lo stato messicano”.

La strage di #Iguala #Ayotzinapa

Marcha Ayotzinapa 8 oct 149 (Small)La sera di venerdì 26 settembre un gruppo di giovani alunni della scuola normale di Ayotzinapa si dirige a Iguala per botear, cioè racimolare soldi. Hanno tutti tra i 17 e i 20 anni. Vogliono raccogliere fondi per partecipare al tradizionale corteo del 2 ottobre a Città del Messico in ricordo della strage  di stato del 1968, quando l’esercito uccise oltre 300 studenti e manifestanti in Plaza Tlatelolco. I normalisti decidono di occupare tre autobus. I conducenti li lasciano fare, ci sono abituati. Sono le sette e mezza, fa buio. Fuori dall’autostazione, però, ad attenderli c’è un commando armato di poliziotti. Fanno fuoco senza preavviso. Sparano per uccidere, non solo per intimidire. Hanno l’uniforme della polizia del comune di Iguala e sono gli uomini del sindaco José Luis Abarca Velázquez e del direttore della polizia locale Felipe Flores, entrambi latitanti da più di una settimana. Ma i pistoleri poliziotti non restano soli a lungo, presto sono raggiunti da un manipolo di altri energumeni in tenuta antisommossa. Il fuoco delle armi cessa per un po’, ma l’attacco è stato brutale, indignante e irrazionale.

La persecuzione continua. Partono altri spari. Muoiono tre studenti, altri 25 restano feriti, uno in stato di morte cerebrale. Per salvarsi bisogna nascondersi, buttarsi sotto gli autobus. Non muoverti, se no gli sbirri ti seccano. Alcuni cercano di scappare, scendono dai bus, il formicaio esplode nell’oscurità. Gli uomini in divisa caricano decine di studenti sulle loro camionette e li portano via. Pare che l’esercito, la polizia federale e quella statale abbiano scelto di non intervenire. Lasciar stare.

Intanto sopraggiungono altri soggetti con armi di alto calibro, narcotrafficanti del cartello dei Guerreros Unidos, una delle tante sigle che descrivono il terrore della narcoguerra e la decomposizione del corpo sociale in molte regioni del paese. Non contenti, i poliziotti, in combutta con i narcos, si spostano fuori città, pattugliano la strada statale che collega Ayotzinapa a Iguala e fermano un pullman di una squadra di calcio locale, los avispones. Assaltano anche quello, pensando che sia il mezzo su cui gli studenti stanno facendo ritorno a casa. Bisogna sparare, bersagliare senza tregua. E ora sono in tanti, narcos e narco-poliziotti, insieme, probabilmente per ordine de “El Chucky”, un boss locale, e del sindaco Abarca.

Marcha Ayotzinapa 8 oct 234 (Small)Ammazzano un calciatore degli avispones, un ragazzo di quattordici anni che si chiamava David Josué García Evangelista. I proiettili volano ovunque, sono schegge di follia e forano la carrozzeria di un taxi che, sventurato, stava passando di lì. Perdono la vita sia il conducente dell’auto sia una passeggera, la signora Blanca Montiel. Il caso, la mala suerte si fa muerte. Poche ore dopo in città compare il cadavere dello studente Julio Cesar Mondragón, martoriato. Gli hanno scorticato completamente la faccia e gli hanno tolto gli occhi, secondo l’usanza dei narcos. La macabra immagine, anche se repulsiva, diventa virale nelle reti sociali. E si diffondono globalmente anche le testimonianze dirette dell’orrore che stanno rendendo i sopravvissuti.

Le reazioni alla mattanza

Dopo il week end del massacro a Iguala i compagni della normale di Ayotzinapa e i familiari delle vittime e dei desaparecidos si organizzano, reclamano, tornano sul luogo della strage e indicono una manifestazione nazionale per l’8 ottobre a Città del Messico per chiedere le dimissioni del governatore statale, Ángel Aguirre, la “restituzione con vita” dei desaparecidos e giustizia per le vittime della mattanza.

Cresce la pressione mediatica e popolare per ottenere giustizia. Arrivano i primi arresti. 22 poliziotti al soldo delle mafie locali e 8 narcotrafficanti sono imprigionati e la Procura Generale della Repubblica comincia a occuparsi del caso. Alcuni degli arrestati confessano i crimini commessi e parlano di almeno 17 studenti rapiti e giustiziati. Indicano la posizione esatta di tre fosse clandestine in cui sarebbero stati interrati. L’esercito e la gendarmeria commissariano l’intera regione e blindano le fosse comuni che non sono tre, sono sei. La morte si moltiplica. I corpi recuperati sono 28, non 17. I desaparecidos, però, sono 43.

Marcha Ayotzinapa 8 oct 020 (Small)I numeri non tornano. I familiari non si fidano, chiedono l’invio di medici forensi argentini, specialisti imparziali e qualificati. Ci vorrà tempo per avere certezze, se mai ce ne saranno. I risultati dell’esame dell’ADN tarderanno ad arrivare almeno due settimane. Nel frattempo, il 7 ottobre, seicento agenti delle polizie comunitarie della regione della Costa Chica, appartenenti alla UPOEG (Unione dei Popoli Organizzati dello Stato del Guerrero), hanno fatto il loro ingresso a Iguala per cercare “vivi o morti” e “casa per casa” i 43 studenti scomparsi. Altri gruppi della polizia comunitaria di Tixla, autonoma rispetto alle autorità statali, hanno scritto su twitter: “Con la nostra attività di sicurezza stiamo proteggendo la Normale di #Ayotzinapa“.

Dov’è finito il sindaco del PRD (Partido de la Revolución Democrática, di centro-sinistra) José Luis Abarca? E sua moglie, anche lei irreperibile? E cosa fa il governatore dello stato, il “progressista”, anche lui del PRD, Ángel Aguirre? Pare che lui conoscesse molto bene la situazione già da tempo. Il loro partito ha scelto di espellere il sindaco e sostenere il governatore per non perdere quote di potere in quella regione. Abarca ha chiesto 30 giorni di permesso e poi è sparito. Ora è ricercato dalla giustizia e vituperato dall’opinione pubblica nazionale. Aguirre, che non ha potuto impedire la strage né ha bloccato la concessione permesso richiesto dal sindaco prima di scappare, cerca di difendere l’indifendibile e, per ora, non presenta le sue dimissioni. Anzi, scambia abbracci e si fa la foto con Carlos Navarrete, nuovo segretario generale del PRD eletto domenica 5 ottobre.

Narco-Politica

La gravità della situazione è palese, anche perché è nota da anni e non s’è fatto nulla per denunciarla ed evitare la sua degenerazione violenta. José Luis Abarca, sindaco di Iguala al soldo dei narco-cartelli, ha un passato inquietante alle spalle, ma è riuscito comunque a diventare primo cittadino e a piazzare sua moglie, María Pineda, come capo delle politiche sociali municipali, cioè dell’ufficio del DIF (Desarrollo Integral de la Familia), e prossima candidata sindaco. Il giorno della strage la signora Pineda doveva presentare la relazione dei lavori svolti come funzionaria pubblica e, temendo un’eventuale incursione dei normalisti nell’evento, avrebbe richiesto al marito di “mettere in sicurezza” la zona.

Abarca avrebbe quindi lanciato l’operazione contro gli studenti con la collaborazione piena del capo della polizia municipale, suo cugino Felipe Flores. Costui era già noto per aver “clonato” pattuglie della polizia col fine di realizzare “lavoretti speciali” e per i suoi abusi d’autorità. La moglie del sindaco è sorella di Jorge Alberto e Mario Pineda Villa, noti anche come “El borrado” e “El MP”, due operatori del cartello dei Beltrán Leyva morti assassinati. Salomón Pineda, un altro fratello, sta con i Guerreros Unidos dal giugno 2013. In uno degli stati più poveri del Messico, Abarca e consorte prendono, tra stipendi e compensazioni, 20mila euro al mese che pesano direttamente sulle casse comunali.

Marcha Ayotzinapa 8 oct 175 (Small)“Mi concederò il piacere di ammazzarti”, avrebbe detto nel 2013 il sindaco Abarca ad Arturo Hernández Cardona, della Unidad Popular di Guerrero, prima di ucciderlo, secondo quanto racconta un testimone di questo delitto per cui Abarca non è stato condannato, ma che è depositato in un fascicolo giudiziale.

Il 30 maggio 2013 otto persone scomparvero a Iguala. Erano attivisti, membri della Unidad Popular, un gruppo politico vicino al PRD. Tre di loro sono stati ritrovati, morti, in fosse comuni. La camionetta su cui viaggiavano venne rinvenuta nel deposito comunale degli autoveicoli di Iguala. Human Rights Watch, Amnisty Internacional e l’Ufficio a Washington per gli Affari Latinoamericani chiesero invano alle autorità federali di chiarire il caso, essendoci il fondato sospetto di un’implicazione delle autorità locali. Cinque attivisti sono tuttora desaparecidos.

I sicari con l’uniforme della polizia e quelli in borghese lavorano per lo stesso cartello, quello dei Guerreros Unidos che è in lotta con Los Rojos per il controllo degli accessi allatierra caliente, la zona calda tra lo costa e la sierra in cui prosperano le coltivazioni di marijuana e fioriscono i papaveri da oppio, che qui si chiamano amapola o adormidera. Le bande rivali sono nate dalla scissione organizzazione dei fratelli Beltrán Leyva, ormai agonizzante. Il 2 ottobre, mentre 50mila persone sfilavano per le strade della capitale per non far sbiadire la memoria di una strage, a Queretaro veniva arrestato l’ultimo dei fratelli latitanti, Hector Beltrán Leyva, alias “El H”, un altro figlio delle montagne dello stato del Sinaloa. “El H” era diventato un imprenditore rispettato. Originario della Corleone messicana, la famigerata Badiraguato, e antico alleato dell’ex jefe de jefes, Joaquín “El Chapo” Guzmán, che sta in prigione dal febbraio scorso, s’era costruito una reputazione rispettabile, onorata. Ma già da tempo il gruppo dei Beltrán s’era diviso in cellule cancerogene e impazzite secondo il cosiddetto effetto cucaracha: scarafaggi in fuga, un esodo di massa per non essere calpestati.

Ed eccoli qui che giustiziano studenti insieme ai poliziotti che, a loro volta, aspirano a posizioni migliori all’interno dell’organizzazione criminale, sempre più confusa con quella statale, e s’occupano della compravendita di protezione e di droga. L’eroina tira di più in questo periodo e Iguala è una porta d’accesso importante, una plaza di snodo. L’eroina bianca del Guerrero è un prodotto che non ha niente da invidiare, per qualità e purezza, a quella proveniente dall’Afghanistan. Anche per questo la regione è la più violenta del Messico da un anno e mezzo a questa parte e ha spodestato in testa alla classifica della morte altri stati in disfacimento come il Michoacan, il Tamaulipas, Sonora, il Sinaloa, Chihuahua, l’Estado de México e Veracruz.

Marcha Ayotzinapa 8 oct 292 (Small)I responsabili del massacro di Iguala

I poliziotti detenuti accusano Francisco Salgado, uno dei loro capi, finito anche lui in manette, di avere ordinato loro di intercettare gli studenti fuori dalla stazione degli autobus. Invece l’ordine di sequestrarli e assassinarli sarebbe arrivato dal boss mafioso El Chucky. Chucky, come il personaggio del film horror “La bambola assassina” di Tom Holland. Il procuratore di Guerrero, Iñaki Blanco, ritiene che il principale responsabile della mattanza e della desaparición dei 43 normalisti sia il sindaco Abarca che “è venuto meno al suo dovere, oltre ad aver commesso vari illeciti”. Il procuratore parla solo di “omissioni”, promuoverà accuse per “violazioni alle garanzie della popolazione” e la revocazione della sua immunità, ma dal suo discorso non si capisce chi sarebbero tutti i responsabili né come saranno identificati e processati.

Chi ha ordinato ai (narco)poliziotti di fermare i normalisti e di sparare? Com’è possibile che il sindaco e il capo della polizia e delle forze di sicurezza locali, Felipe Flores, siano riusciti a fuggire? Perché i due, ma anche l’esercito e le forze federali, hanno lasciato gli studenti alla mercé della violenza? Perché la polizia prende ordini dai narcos e, anzi, fa parte del cartello dei Guerreros Unidos? Com’è possibile che tutto questo sia tragicamente così normale in Messico? Come mai nessuno l’ha impedito, se già da anni si era a conoscenza della situazione?

Infatti, ci sono prove del fatto che, almeno dal 2013, il governo federale e il PRD hanno chiuso entrambi gli occhi di fronte all’evidenza: José Luis Abarca e sua moglie María Pineda avevano chiari vincoli col narcotraffico e con la morte di un militante come Arturo Hernández Cardona. Ma già dal 2009, quando il presidente era Felipe Calderón, del conservatore Partido Acción Nacional (PAN), la Procura Generale della Repubblica aveva reso pubbliche la relazioni della signora Pineda e dei suoi fratelli con il cartello dei Beltrán Leyva. La polizia di Iguala era in mano ai narcos e sono tantissime le realtà locali in Messico ove predomina questa situazione.

L’esperto internazionale di sicurezza e narcotraffico, il prof. Edgardo Buscaglia, ha parlato di Peña Nieto e di Calderón come figure simili tra loro, come coordinatori del patto d’impunità e della perdita di controllo politico nazionale: “Sono cambiate le facce, ma hanno lo stesso ruolo”.  Perciò, ha segnalato l’accademico, bisogna cominciare dal presidente per trovare i responsabili. Mentre la comunità internazionale “fa come se non stesse accadendo nulla”, nel paese “il denaro zittisce le coscienze collettive” e, secondo Buscaglia, “il sistema giungerà a una crisi e ci sarà una sollevazione sociale in cui si fermerà il paese e soprattutto il sistema economico”.

Marcha Ayotzinapa 8 oct 129 (Small)Le scuole normali messicane

Resta il fato che sparuti gruppi di studenti, seppur combattivi, di un’istituzione rurale non sono pericolosi trafficanti né rappresentano minacce sistemiche. Perché annichilarli? Forse la storia ci aiuta a ipotizzare delle risposte. Le scuole normali messicane, nate negli anni ’20 e impulsate dal presidente Lázaro Cárdenas negli anni ’30 come baluardi del progetto di educación socialista per il popolo e le zone rurali del paese, sono considerate oggi dalla classe politica tecnocratica come un pericoloso e anacronistico retaggio del passato. Un’appendice inutile da estirpare per entrare appieno nella globalizzazione.

Di fatto i governi neoliberali, dai presidenti Miguel de la Madrid (1982-1988) e Carlos Salinas (1988-1994) in poi, hanno costantemente attaccato e minacciato la sopravvivenza del sistema scolastico delle normali che, ciononostante, ha saputo resistere. La funzione sociale di questi centri educativi è sempre stata fondamentale perché è consistita nell’istruire le classi sociali più deboli e sfruttate, specialmente i contadini e gli abitanti delle campagne, affinché potessero difendersi dai soprusi dei latifondisti e dei politici locali, secondo un chiaro progetto politico-educativo di emancipazione e ribellione allo status quo. L’alfabetizzazione della popolazione rurale e la formazione di maestri coscienti socialmente sembra essersi trasformata in un’anomalia per tanti settori benpensanti, politici e metropolitani.

Anche per questo gli studenti delle normali, in quanto portatori di modelli di lotta e di formazione antitetici rispetto a quelli delle élite locali e nazionali e dei cacicchi della narco-agricoltura e della narco-politica, sono già stati vittime in passato della barbarie e della repressione. Nel dicembre 2011 la polizia ne uccise due proprio di Ayotzinapa durante lo sgombero di un blocco stradale e di una manifestazione. Una violenza smisurata venne impiegata dalla Polizia Federale nel 2007 per reprimere gli alunni di quella stessa cittadina che avevano bloccato il passaggio in un casello della turistica Autostrada del Sole tra Acapulco e Città del Messico. Nel 2008 i loro compagni della normale di Tiripetío, nel Michoacán, furono trattati come membri di pericolose gang e, in seguito a una giornata di proteste e scontri con la polizia, 133 di loro finirono in manette.

Marcha Ayotzinapa 8 oct 008 (Small)Tradizione stragista

La criminalizzazione dei normalisti va inquadrata anche nel più esteso processo di criminalizzazione della protesta sociale che incalza con l’approvazione di misure repressive, come la “Ley Bala”, che prevede l’uso delle armi in alcuni casi nei cortei da parte della polizia, con l’inasprimento delle pene per delitti contro la proprietà privata e l’ampliamento surreale delle fattispecie legate ai reati di terrorismo e di attacco alla pace pubblica. Tutti contenitori pronti per fabbricare colpevoli e delitti fast track. Il caso di Mario González, studente attivista arrestato ingiustamente il 2 ottobre 2013 e condannato, senza prove e con un processo ridicolo, a 5 anni e 9 mesi di reclusione, sta lì a ricordarcelo.

Ma la “tradizione stragista” e di omissioni dello stato messicano è purtroppo molto più lunga e persistente. Basti ricordare alcuni nomi e alcune date, solo pochi esempi tra centinaia che si potrebbero menzionare: 2 ottobre 1968, Tlatelolco; 11 giugno 1971, “Los halcones”; anni ’70 e ‘80, guerra sucia; 1995, Aguas Blancas, Guerrero; 1997, Acteal, Chiapas; 2006, Atenco y Oaxaca; 2008 y 2014, Tlatlaya; 2010 e 2011, i due massacri di migranti a San Fernando, Tamaulipas; 2014, caracol zapatista de La Realidad, Chiapas; 2014, Iguala; 2006-2014, NarcoGuerra, 100mila morti, 27mila desaparecidos…

La OAS (Organization of American States), Human Rights Watch, la ONU, la CIDH (Corte Interamericana dei Diritti Umani) si sono unite al coro internazionale di voci critiche contro il governo messicano. La notizia delle fosse comuni e della mattanza di Iguala sta cominciando a circolare nei media di tutto il mondo e si erge a simbolo dell’inettitudine, dell’impunità e della corruzione. In pochi giorni è crollata la propaganda ufficiale che presentava un paese pacificato e sulla via dello sviluppo indefinito.

“Estamos moviendo a México”

Marcha Ayotzinapa 8 oct 225 (Small)Gli spot governativi presentano un Messico che si muove, che sta sconfiggendo i narcos e che, grazie alla panacea delle “riforme strutturali”, in primis quella energetica, ma anche quelle della scuola, del lavoro, della giustizia e delle telecomunicazioni, si starebbe avviando a entrare nel club delle nazioni che contano: una retorica, quella delle riforme necessarie e provvidenziali, che suona molto familiare anche in Europa e in Italia e che, in terra azteca, copia pedantemente quella dei presidenti degli anni ottanta e novanta, in particolare di Carlos Salinas de Gortari. Dopo la firma del NAFTA (Trattato di Libero Commercio dell’America del Nord) con USA e Canada, Salinas preconizzava l’ingresso del Messico nel cosiddetto primo mondo. Invece alla fine del suo mandato nel 1994 l’insurrezione dell’EZLN (Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale) in Chiapas, l’effetto Tequila, la svalutazione, indici di povertà insultanti e la fine dell’egemonia politica del PRI (Partido Revolucionario Institucional, al potere durante 71 anni nel Novecento) attendevano al bivio il nuovo presidente, Ernesto Zedillo (1994-2000).

Oggi Peña Nieto, anche lui del PRI, dopo aver approvato le riforme costituzionali e della legislazione secondaria in fretta e furia, cerca di vendere il paese agli investitori stranieri, mostrando al mondo come pregi gli aspetti più laceranti del sottosviluppo: precarietà e flessibilità del lavoro; salari da fame per una manodopera mediamente qualificata, non sindacalizzata e ricattabile; movimenti sociali anestetizzati; un welfare non universale, discriminante e carente; riforme educative dequalificanti per professori e alunni ma “efficientiste”; stato di diritto “flessibile”, cioè accondiscendente con i forti e spietato coi deboli.

Marcha Ayotzinapa 8 oct 276 (Small)Il presidente annuncia lo sforzo del Messico per consolidare l’Alleanza del Pacifico, un’area commerciale sul modello del NAFTA per i paesi americani affacciati sull’Oceano Pacifico, e la prossima partecipazione di personale militare e civile alle “missioni di pace dell’ONU”come quella ad Haiti, la missione dei caschi blu chiamata MINUSTAH, che pochi onori e tante grane ha portato al paese caraibico e agli eserciti latinoamericani, per esempio il brasiliano, l’uruguaiano e il venezuelano, che vi partecipano attivamente.

Questa politica da “potenza regionale”, però, deve fare i conti con la cruda realtà. L’inserto Semanal del quotidiano La Jornada del 5 ottobre ha pubblicato un box con un piccolo promemoria: dal dicembre 2012 al gennaio 2014 ci sono stati 23.640 morti legati al narco-conflitto interno, 1700 esecuzioni al mese, con Guerrero che registra, da solo, un saldo di 2.457 assassinii, secondo quanto  riferisce la rivista Zeta in base all’analisi dei dati ufficiali. Nel 2011 Fidel López García, consulente dell’ONU intervistato dalla rivista Proceso (28/XI/2011), aveva parlato di un milione e seicentomila persone obbligate a lasciare la loro regione d’origine per via della guerra. Anche per questo il Messico rischia di trasformarsi in un’immensa fossa comune (e impune).

Ayo foto corteo lungoPost Scriptum. Il corteo.

“¿Por qué, por qué, por qué nos asesinan? ¡26 de septiembre, no se olvida!” (“Perché, perché, perché ci assassinano? Il 26 settembre non si dimentica”).  E’ stato il grido di oltre 60 piazze del Messico e decine in tutto il mondo nel pomeriggio dell’8 ottobre 2014.

“Gli studenti sono vittime di omicidi extragiudiziari, si sequestrano e si fanno sparire non solo studenti ma anche attivisti sociali e quelli che vanno contro il governo […] è una presa in giro verso il nostro dolore, non sappiamo perché fanno questo teatrino politico”. Così ha espresso la sua rabbia Omar García, compagno degli studenti uccisi, in conferenza stampa. L’esercito, che nei tartassanti spot governativi viene ritratto come un’istituzione integra, fatta di salvatori della patria e protettori dei più deboli, ha vessato gli studenti di Ayotzinapa che portavano con loro un compagno ferito:

“Ci hanno accusato di essere entrati in case private, gli abbiamo chiesto di aiutare uno dei nostri compagni e i militari han detto che ce l’eravamo cercata. Lo abbiamo portato noi all’ospedale generale ed è stato lì a dissanguarsi per due ore. L’esercito stava a guardare e non ci hanno aiutato”, continua Omar. “Il governo statale sapeva quello che stavamo facendo, non eravamo in attività di protesta ma accademiche ed è dagli anni ’50 che occupiamo gli autobus e la polizia se li viene riprendere, ma non deve aggredirci a mitragliate”.

Il normalista ha infine parlato del governatore Aguirre: “Il nostro governatore ha ammazzato 13 dirigenti di Guerrero e due compagni nostri nel 2011 e per nostra disgrazia questi sono rimasti nell’oblio. La Commissione Nazionale dei Diritti Umani, cha aveva emesso un monito, non ha più seguito la cosa e il caso è rimasto impune, chi ha ucciso è rimasto libero”.

Perseo Quiroz, direttore di Amnisty in Messico, ha spiegato che non serve a nulla che il presidente Peña si rammarichi pubblicamente dei fatti di Iguala perché “questi incubavano tutte le condizioni perché succedessero, non sono fatti isolati […] lo stato messicano colloca la tematica dei diritti umani in terza o quarta posizione e per questa mancanza di azioni accadono come a Iguala”.

Ayo Polizia comunitaria a AyotzinapaAnche il Dottor Mireles, leader del movimento degli autodefensas del Michoacán e incarcerato dal luglio 2014, ha mandato unmessaggio dal carcere solidarizzando con i normalisti di Iguala. Il suo comunicato è importante perché sottolinea il doppio discorso e le ambiguità del governo: da una parte la connivenza narcos-autorità-polizia è la chiave di un massacro di studenti nel Guerrero, per cui i vari livelli del governo sono immischiati e responsabili; dall’altra si mostra una falsa disponibilità al dialogo con gli studenti del politecnico (Istituto Politecnico Nazionale, IPN) che hanno occupato l’università due settimane fa per chiedere la deroga del regolamento, da poco approvato alla chetichella dalle autorità dell’ateneo, che attenta contro i principi dell’educazione pubblica e dell’università. Nonostante le dimissioni della rettrice dell’IPN e l’intimidazione derivata dal caso Ayotzinapa, la protesta studentesca continua, chiede la concessione dell’autonomia all’ateneo (cosa già acquisita da tantissime università del paese) e mette in evidenza la scarsa volontà di dialogo dell’esecutivo.

A San Cristobal de las Casas, nel Chiapas, gli zapatisti hanno proclamato la loro adesione alle iniziative di protesta di questa giornata e in migliaia hanno realizzato con una marcia silenziosa alle cinque del pomeriggio.

L’EPR (Esercito Popolare Rivoluzionario) ha emesso un comunicato in cui ha definito il massacro come un “atto di repressione e di politica criminale di uno stato militare di polizia”.

Il sindacato dissidente degli insegnanti, la CNTE (Coordinadora Nacional de Trabajadores de la Educación), era presente alle manifestazioni che sono state convocate in decine di città messicane e presso i consolati messicani in oltre dieci paesi d’Europa e delle Americhe. La Coordinadora ha anche dichiarato lo sciopero indefinito nello stato del Guerrero. Nella capitale dello stato, Chilpancingo, hanno marciato oltre 10mila dimostranti.

A Città del Messico abbiamo assistito a una manifestazione imponente, non solo per il numero dei manifestanti, comunque alto per un giorno lavorativo e stimato tra le 70mila e le 100mila persone, quanto soprattutto per la diversità e il forte coinvolgimento delle persone nel corteo. Hanno risposto alla convocazione dei familiari delle vittime e degli studenti scomparsi centinaia di organizzazioni della società civile, tra cui il Movimento per la Pace e l’FPDT (Frente de los Pueblos en Defensa de la Tierra di Atenco), che sono scese in piazza con lo slogan “Ayotzinapa, Tod@s a las calles” mentre su Twitter e Facebook gli hashtag di riferimento erano  #AyotzinapaSomosTodos e #CompartimosElDolor, condividiamo il dolore.

Ayotzinapa resiste cartelloNel Messico della narcoguerra le mattanze si ripetono ogni settimana, da anni, e così pure si riproducono le dinamiche criminali che distruggono il tessuto sociale e la convivenza civile. Solo che ultimamente non se ne parla quasi più. I mass media internazionali e buona parte di quelli messicani hanno semplicemente smesso d’interessarsi della questione, seguendo le indicazioni dell’Esecutivo.

La strage di Iguala e il caso Ayotzinapa stanno facendo breccia nella cortina di fumo e silenzio alzata dal nuovo governo e dai mezzi di comunicazione perché mostrano in modo contundente, crudele e diretto la collusione della polizia, dei militari e delle autorità politiche a tutti i livelli con la delinquenza organizzata. Sono i sintomi della graduale metamorfosi dello stato in “stato fallito” e “narco-stato”. Disseppelliscono il marciume nascosto nella terra, nelle sue fosse e nelle coscienze, nei palazzi e nelle procure. Smascherano la violenza istituzionale contro il dissenso politico e sociale, aprono le vene della narco-politica ed evidenziano omertà e complicità del potere locale, regionale e nazionale. Per questo Iguala e le sue vittime fanno ancora più male.

[Questo testo fa parte del progetto NarcoGuerra. Cronache dal Messico dei cartelli della droga]

P.S. Mentre stavo per pubblicare quest’articolo, il governo messicano, attaccato da tutti fronti per la strage di Iguala e i desaparecidos di Ayotzinapa, ha annunciato la cattura di Vicente Carrillo, capo del cartello di Juárez. Un altro colpo a effetto al momento giusto per distrarre l’opinione pubblica, ricevere i complimenti della DEA (Drug Enforcement Administration) e provare a smorzare gli effetti dell’indignazione mondiale. A che serve catturare un boss importante se continuano comunque le mattanze come a Iguala e tutto resta come prima?

Galleria fotografica della manifestazione a Città del Messico: LINK

Video Cori e Sequenze del Corteo: LINK

¿La empresa pública está viva? Evento en la Unam

EmpresaPublica4
(De Revista VariopintoaldíaMás de tres décadas de políticas privatizadoras, liberalizadoras y aperturistas, en el contexto de un proceso de globalización cada vez más profundo, de reajustes presupuestarios y de cambios en los paradigmas del pensamiento económico-social, han cambiado la percepción y el papel que la empresa pública, con respecto de su “contraparte” privada, ha tenido a nivel mediático y académico. No obstante, dentro de todas estas evoluciones, amplificadas por el efecto de la revolución digital y de la explosión de Internet, el papel de la empresa pública se ha ido definiendo más, acotándose y profundizándose a la vez, quizás, pero ha vuelto a estar en auge y está lejos de desaparecer.

Contrariamente a las “sabidurías convencionales” que apoyan la creación de un “Estado mínimo” a toda costa y prevén un desarrollo espontaneo, gracias a las fuerzas de un supuesto mercado “perfecto”, la tarea de construcción institucional, el mismo sector público y los consorcios participados por el Estado, a veces en colaboración con el capital privado, siguen siendo muy importantes para las economías, sobre todo después de la crisis de 2008/09, y eso ocurre tanto en los países en desarrollo como de las realidades industriales maduras. E importantes fueron históricamente en las fases de despegue económico de muchos países de industrialización tardía como Japón, Corea y los otros Tigres Asiáticos.

El Estado-empresario, ya regulado según criterios de eficiencia y autonomía del gobierno, fue y es todavía una opción viable, siempre y cuando sepa competir en el nuevo contexto global y glocal.

Hoy en día, trece empresas estatales controlan tres cuartos de las reservas mundiales de petróleo y países como Rusia, China, Brasil y Noruega usan a estos organismos como aceleradores de su crecimiento. En México en cambio, si bien “existe un cierto consenso sobre el papel del Estado en el sector energético, y que se necesitan más impuestos para servicios públicos, no se participa en el debate global sobre la renovada presencia de las empresas públicas, en cambio asistimos a foros que no indican cuál será el nuevo tipo de organización que necesitamos, no sólo para el petróleo”, mantiene el Dr. Guillermo Guajardo Soto, organizador del seminario internacional que reabrirá un debate sobre estos temas.

Del 6 al 8 de noviembre de 2013 se reunirán especialistas nacionales y de Italia, Holanda, Estados Unidos, Costa Rica, Colombia, Venezuela, Ecuador, Brasil, Chile, Argentina y Uruguay en el Centro de Investigaciones Interdisciplinarias en Ciencias y Humanidades de la UNAM y harán un balance y propuestas sobre estos organismos, en el ámbito del seminario internacional “La empresa pública en México y América Latina: historia, situación y perspectivas”, bajo la coordinación del Dr. Guajardo y el Lic. Alejandro Labrador, académicos de ese mismo Centro. La conferencia es auspiciada por elTransnational Institute (TNI) de los Países Bajos, el Posgrado en Estudios Latinoamericanos y la Facultad de Contaduría y Administración de la UNAM, además de muchas instituciones académicas nacionales y extranjeras.

Las empresas públicas en la actualidad cumplen una destacada participación en los mercados internos e internacionales. Dentro del ámbito de los países de la Organización para la Cooperación y Desarrollo Económicos (OCDE) siguen presentes en el transporte, energía, agua, banca y telecomunicaciones, sectores estratégicos para la competitividad empresarial. Un planteamiento importante es que en México hace falta discutir y adoptar la nueva arquitectura organizacional de la participación del Estado en la economía, con el Estado como accionista dotado de misiones muy claras sobre su papel en el ámbito público.

Asimismo, se tienen que destacar los peligros que puede tener para los consumidores la adopción de esquemas empresariales extremados en recursos sensibles como agua y electricidad. Por ejemplo, en muchos países europeos, inclusive en los que adoptaron políticas liberalizadoras fuertes, tanto los movimientos sociales como algunos sectores de la clase política decidieron no permitir que el Estado abandonara assets y actividades estratégicas. En el evento participarán académicos, así como altos funcionarios nacionales y extranjeros, entre ellos de la Casa Civil de Gobierno del Brasil y del Metro de la Ciudad de México. En este enlace toda la información sobre el evento y los debates:http://www.innovacionyempresa.ceiich.unam.mx/

Fabrizio Lorusso – Twitter @FabrizioLorusso

Letture estive: SIC + Nessuna più + Amianto + Day Hospital + …

 Foto0361 Quando torno dal Messico a Milano per l’estate, cioè l’unico periodo in cui m’è possibile fare il gran salto transatlantico, mi faccio sempre una mini scorta di letture durante i primi giorni così non manca proprio niente. E giustamente, da buon blogger, le segnalo anche qui. So che senza paura mi accompagneranno su treni e bus, in piazze e parchi dell’Italia precaria es estuosa. Ecco qui la mia lista 2013. E chiarisco. Non penso che questo post sia di gran interesse sociale (parlo della lista), diciamo pure che la sua stesura mi serve da gran motore e motivante. Spero di condividere quest’interesse librofilo con qualche lettore occasionale magari. Vaya.  SIC è Scrittura industriale collettiva, più di 100 autori per un romanzo sulla resistenza e sulla nostra storia targato Minimum Fax e così nacque In Territorio NemicoNessuna più è la collettanea realizzata da 40 scrittori e coordinata da Marilù Oliva contro il femminicidio a cui ho partecipato con un racconto chiamato “Mia”. Sto leggendo già gli altri senza tregua. Day Hospital è di Valerio Evangelisti e ci racconta la sua lotta contro il cancro e contro le conseguenze delle cure. Riesce a farlo con ironia e realismo, semplicità nella drammaticità. Amianto. Una storia operaia è di Alberto Prunetti, imperdibile, ed è un romanzo sulla vita e sulla morte, sull’amianto, su tutti i mali del nostro modello di “sviluppo” e dell’industria. E’ una storia operaia, triste e vera, forte e reale come il cancro, come lo sfruttamento operaio dei padroni, come una fabbrica malata che fa ammalare. Non riesco a descriverlo ora in poche parole, ma ne vorrei parlare ancora, presto. Nella seconda fase dell’estate passerei ai libri più sotto, sempre che non vi siano integrazioni e suggerimenti, cosa che spesso accade e cambia il palinsesto (ma sempre con gioia, chiaro).

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Sessismo in pubblicità (due video e una mentalità)

Inserisco due video sulla stessa tematica, o meglio, sulla stessa problematica. Il sessismo in pubblicità e nei mass media per decenni ha amplificato e distorto mentalità e comportamenti già esacerbati dal patriarcato, dal consumismo e dal privatismo (queste ultime sono due ideologie sottostanti e giustificatrici del momento attuale e degli sviluppi recenti del capitalismo).

La donna è oggetto, il maschio domina e il mercato smercia. In società maschiliste e patriarcali la vendita dei prodotti diventa vendita del corpo e di un immaginario sessista e, spesso, misogino. Il primo video raccoglie numerosi esempi italiani e  internazionali. Il secondo “Rappresentazioni di genere nella pubblicità” è un progetto scolastico creato dal gruppo sugli studi di genere e le donne (Women and Gender Studies class) alla University of Saskatchewan di Sarah Zelinski, Kayla Hatzel and Dylan Lambi-Raine. Mostra quanto possono essere ridicole le forme in cui i media ritraggono i ruoli di genere e gli stereotipi ad essi legati attraverso un ribaltamento dei ruoli uomo-donna (nella seconda parte del video).

Sessismoblachman-sessismo_620x410Foto di un estratto del programma sessista danese Blachman (o “uomini che guardano le donne e commentano”, definito come “il più sessista del mondo”). Leggi dell’iniziativa CASCOS ROSAS in Ecuador…

Mappa interattiva dei cervelli in fuga – Il Fatto Quotidiano

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Qualche giorno fa è uscito un articolo di Mariangela Maturi nella sezione Cervelli in fuga de Il Fatto Quotidiano con il mio caso di “fuga” o “espatrio” messicano, felice e drammatico allo stesso tempo! Ora la sezione s’è arricchita con una sezione interattiva dotata di cartina del mondo e tanti cervelletti posizionati sui vari continente di cui potete leggere i casi umani e professionali. Eccola a questo link.

Dall’Ecuador alla Cina, passando per gli Stati Uniti e l’Unione Europea. Molti dei ‘cervelli in fuga‘ italiani sono ricercatori e accademici. Ma non solo. C’è anche chi ha deciso di lasciare l’Italia semplicemente per trovare migliori opportunità di lavoro e stipendi più alti. Quello che li accomuna, però, è l’esigenza di vivere dove merito e competenze sono valorizzati, a scapito di raccomandazioni e burocrazia. In questi mesi abbiamo raccontato le storie di decine di loro. Studenti, imprenditori, freelance che hanno scelto di trasferirsi all’estero.

Alcuni vorrebbero tornare per riavvicinarsi ai propri affetti e alla qualità della vita italiana, ma l’offerta altrove è spesso più allettante. Altri, invece, sono tornati, consapevoli degli ostacoli e delle difficoltà. Tutte le loro esperienze, suddivise per Paese di arrivo, sono state raccolte nella mappa realizzata dal nostro grafico e web designer Pierpaolo Balani.

Uno strumento in più, oltre alla pagina facebook, per creare una community anche grazie ai vostri suggerimenti (che potete inviare via mail a fattocervelli@gmail.com) per raccontare quegli aspetti della vita da expat che troppo spesso rimangono nell’ombra.

Santa, Haiti e Sorci alla Libreria Morgana di Città del Messico!

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Con grande regocijo y emoción finalmente podemos anunciar el desembarque intercontinental de mis libros a la Libreria Morgana de la Gran Cd. de México!

¿De qué estoy hablando? La Librería Morgana está en Colima # 143-A
Col. Roma Norte C.P. 06700 – México, D.F. (Tel./Fax: +52-55-52075843).

Y aquí están los libros en las fotos. La botellita de tequila no está incluida, pero seimpre puede haber alguna sorpresa por allí. Los libros son: 

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Santa Muerte Patrona dell’Umanità, Fabrizio Lorusso, Stampa Alternativa/Nuovi Equilibri, 2013.  Foto, un viaggio, un diario, un saggio. Alla scoperta della Santa proibita. Guarda il Book Trailer qui.

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Le Macerie di HaitiFabrizio Lorusso / Romina Vinci, Edizioni l’Erudita, 2012. Haiti 2010-2012. STORIE A CUI NESSUNO DARÀ MAI VOCE, PERCHE’ FORSE UNA VOCE NON L’HANNO MAI AVUTA. UN MUCCHIO DI MACERIE FATTE DI UOMINI. Leggi la recensione su ValigiaBlu. 

Gli introiti del libro destinati agli autori saranno devoluti all’associazione haitiana Auhmod (avvocati per i diritti umani).

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sorciSorci Verdi. Storie di ordinario leghismo, AA.VV., Ed. Alegre, 2011. Una bella banda di scrittori e giornalisti raccontano il fenomeno politico e sociale della Lega Nord in Italia e nella “Padania” usando l’arma della narrativa contro ogni censura.

Autori:
Giulia Blasi, Annalisa Bruni, Giuseppe Ciarallo, Giovanna Cracco, Alessandra Daniele, Girolamo De Michele, Valerio Evangelisti, Angelo Ferracuti, Fabrizio Lorusso, Davide Malesi, Stefania Nardini, Valeria Parrella, Walter G. Pozzi, Alberto Prunetti, Stefano Tassinari, Massimo Vaggi, Lello Voce.

Gli autori e le autrici di questo libro non hanno voluto alcun compenso. Gli eventuali utili di questo lavoro saranno destinati a sostenere la biblioteca del carcere di Padova.

Choque

Choque de civilizaciones por un ascensor en Piazza Vittorio, Amara Lakhous, Ed. Elephas México, 2012. Traduzione alla spagnolo di Fabrizio Lorusso. Titolo originale: Scontro di civilità per un ascensore a Piazza Vittorio.

Las lentes de un sinfín de culturas convergen en un solo punto: el ascensor de un pequeño edificio en Piazza Vittorio. Interminables conflictos entre los vecinos, extranjeros la mayor parte, crean un gran escenario en el que se revela la naturaleza oculta de cada uno de ellos. Nadie puede huir de las críticas y de los prejuicios de los otros. Se trata de una novela satírica, llena de polifonías que pone al descubierto el choque de civilizaciones.

Un ascensor, un asesinato ¿cuál de los vecinos de Piazza Vittorio ha sido? ¿Acaso Amedeo?

Autor: Amara Lakhous
Traducción: Fabrizio Lorusso
Género: Novela
Colección: Nómada
Tamaño: 13.5 x 21 cm
Páginas: 160
ISBN: 978-607956674-6
eBook ISBN: 978-607956675-3
Precio: $199.00 MXN

Santa Muerte e Haiti: Evento Libri @FES_ACATLAN_MEX_CITY

fes italianoFES ACATLAN – “Jornadas Pedagógicas del Depto de Italiano” – Evento (doppia presentazione di libri) – “Da Haiti a Tepito, il terremoto e la Santa Muerte” – Presso la Sala de Usos Múltiples Depto Italiano – Venerdì 8 febbraio 2013 (Evento realizzato nell’ambito delle Giornate pedagogiche del dipartimento di italiano della FES Acatlán UNAM 5-8 febbraio 2012).

1. Presentazione del libro: Santa Muerte. Patrona dell’umanità, (Ed. Stampa Alternativa/Nuovi Equilibri, 2013). 

Venerdì 8 febbraio 2013 – FES ACATLÁN Sala de Usos Múltiples Depto Italiano – Orario 10-11.30

Partecipano: L’autore: Fabrizio Lorusso / Il direttore del Centro studi su Tepito: Alfonso Hernández / Letture di Maria Teresa Trentin. Moderatore: Andrea Alì – Coordinatore FES ACATLAN ITALIANO

Ore 12 – 12.15 Breve Pausa

2. Presentazione del libro: Le macerie di Haiti, (Ed. L’Erudita, 2012). 

Venerdì 8 febbraio 2013 – FES ACATLÁN Sala de Usos Múltiples Depto Italiano – Orario 12.15 – 13.30 – 14

Partecipano: Fabrizio Lorusso, co-autore del libro insieme alla giornalista Romina Vinci/ Diego Lucifreddi, cooperante ad Haiti nel 2010 e professore di linguacultura italiana / Letture di Maria Teresa Trentin Moderatore: Andrea Alì – Coordinatore FES ACATLAN ITALIANO 

Relatori e lettori:

Fabrizio Lorusso. Vive in Messico da 11 anni. E’ giornalista, scrittore e accademico, dottorando in Studi Latino Americani alla Universidad Nacional Autónoma de México. Si dedica all’insegnamento della linguacultura italiana e alla traduzione. Ha collaborato con il quotidiano L’Unità, Linkiesta.It, Il Fatto Quotidiano,  il giornale messicano La Jornada, il portale Desinformémonos e altri media sia italiani che latino americani. E’ uno dei redattori della web zineCarmillaOnLine, diretta dallo scrittore Valerio Evangelisti. E’ autore del poemario in spagnolo Memorias del Mañana(Memorie del Domani), pubblicato in Messico nel 2009 da Editorial Quinto Sol; ha tradotto in italiano il libro Corte de Caja. Entrevista al Subcomandante Marcos di R. Trabulsi y L. Castellanos (Punto e a capo, ed. Alegre, Roma, 2010) e allo spagnolo il romanzo di Amara Lakhous Scontro di civiltà per un ascensore a Piazza Vittorio (ed. Elephas, 2012). E’ coautore del libro di racconti Sorci verdi. Storie di ordinario leghismo, (ed. Alegre, 2011) ed autore di Santa Muerte. Patrona dell’umanità edito da Stampa Alternativa nel 2012.

Romina Vinci. E’ una giornalista nata nel 1983.  Laureata in Scienze Umanistiche svolge i suoi studi presso l’Università La Sapienza di Roma, specializzandosi in Linguistica sotto la supervisione del professor Tullio De Mauro.  Nel 2006 muove i primi passi da cronista sui campi di calcio, per conto de Il Corriere Laziale. Dal 2007 al 2008 svolge stage presso la redazione Interni dell’Ansa a Roma. Il sogno di una vita intesa come sintesi  tra lo scrivere e il viaggiare la porta ad attraversare l’Europa fino a spingersi negli Stati Uniti, in Libano, in Kosovo e ad Haiti. I suoi reportage sono stati pubblicati su Il Tempo, America Oggi, Linkiesta.it., Limes (versione online), 50&Più. Proiettata sugli Esteri, ma sempre attenta alle tematiche sociali, con i suoi articoli cerca di testimoniare la realtà nuda e cruda, senza intermediazioni. Nei primi mesi del 2011 partecipa al progetto Polvere di Sogni, dando voce ad alcuni migranti che vivono a Roma, e racconta storie tragiche ma anche esemplari. Il libro viene dato alle stampe nel marzo 2011, realizzato per conto dell’Associazione Culturale Spazi dell’Anima

Diego Lucifreddi, in Messico da 6 anni, è professore di lingua e cultura italiana presso l’Istituto Italiano di Cultura, Laureato in Storia alla Università La Sapienza di Roma, specializzazione in orientalistica; candidato al grado di Maestro in Studi Latino americani alla UNAM, è stato cooperante ad Haiti con Aumohd, associazione di avvocati per i diritti umani di Porto Principe, nel febbraio 2010.

Alfonso Hernández, Cronista de Tepito y de la Cd de México, Hojalatero Social y Director del Centro Estudios Tepiteños, promotor cultural del barrio de Tepito y máximo experto del culto a la Santa Muerte. Ha escrito numerosos artículos sobre Tepito, su historia y actividades culturales, sus resistencias y sus aciertos y desaciertos, además de contirbuciones sobre el tema de la muerte, sobre la Santisima Muerte. Junto a la reina de los albures del barrio, Lourdes, organiza el taller de albures en la Galería Velasco de la calle Peralvillo, y, además, el Safari Tour del barrio, entre otras iniciativas culturales y de difusión.

Maria Teresa Trentin, di Quarto D’Altino – VENEZIA, ITALIA. En el año 2000 fui co-fundadora de la compañía de títeres “Brujerias de Papel” con la que participo en la producción de ocho espectáculos: “Ecce Uovo” (2000), “Historias del color de la tierra” (2000), “Cocori” (2001), “Museo Ambulante de los seres vivientes” (2002), “Cuadros de una exposición” (2003), “La pesadilla de Obrastsov” (2003), “Momentos de oro de Alicia” (2005), “El Circo Flaco” (2007) “El Arca” 2008) con un total de más de 100 títeres, entre marionetas, muñecos de mesa, experimentos técnicos. He cooperado también a la producción de “Bienaventurados” (2010), en un corto, un programa de televisión para la web italiana del equipo de fútbol “Fiorentina” – y producido marionetas y material escénico para otras compañías y coleccionistas privados. 2000 – 2012. Los últimos doce años emprendo giras con la compañía en más de 150 festivales por los siguientes países: Italia, Francia, España, Suiza, México, Cuba, Nicaragua, Costa Rica, Colombia, Ecuador y Taiwán. Desde julio 2011 presento el espectáculo: “Historias del Color De la Tierra” como solista. He compartido mi experiencia de trabajo por medio de talleres especializados, con principiantes y profesionales, en diversos países, para compañías de títeres o de teatro, como “La Cartelera” de Querétaro, Guiñoleros de la UAS de Sinaloa, de México y “Madre Tierra” de Colombia. También en universidades y en centros culturales. Finalmente, mi desempeño me lleva a trabajar con la “Orquesta Sinfónica de Sinaloa”, dirigiendo al grupo Delta Teatro para la presentación del espectáculo Cuadros de una Exposición – en el 2009. He producido la instalación “L’albero” para una asociación de Treviso.

LINK UTILI: HAITI

http://it.paperblog.com/le-macerie-di-haiti-prologo-e-presentazione-1516386/

http://www.lerudita.com/index.php?page=shop.product_details&flypage=flypage.tpl&product_id=30&category_id=9&option=com_virtuemart&Itemid=175&lang=it

SANTA MUERTE

https://lamericalatina.net/la-santa-muerte/

http://santamuertepatrona.wordpress.com/

Dept. Italiano FES LINK