Cronache di una lavoratrice notturna di Città del Messico

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di Helena Scully Gargallo – da CarmillaOnLine

[Questo testo è stato tradotto dallo spagnolo da Nino Buenaventura e vissuto dall’autrice nella città-mostro, come è nota ai più la capitale messicana. Le illustrazioni sono a cura di Helena S. G.]

Notti Marziane

1_ In una città di lavoratori notturni

15 gennaio

Si sdoppia la vista, credo sia il sonno. Chiudo gli occhi e ricordo che sto guidando, ma nel secondo in cui li chiudo, sogno di guidare nel mio materasso e sogno che le piante di Reforma sono annaffiate da idranti fugaci che scendono dal cielo… ah no, le annaffia qualcuno, marziani?

Chiudo gli occhi e sono in un bagno buio, un bagno che dopo il tempo necessario spenge le luci perché anch’esso ha sonno.

Chiudo gli occhi e al aprirli vedo doppio, vedo due piccole mele in un’auto, che vola o corre, e non capisco se vuole andare a dormire o va a una festa, una festa di martedì? Sì, una festa, e ora la vita sta dall’altro lato, e mi rendo conto che una mancia non vale il tuo lavoro, le tue chiacchiere, il tuo tempo, e ti fa più male che pensare che le piante di Reforma si innaffino sole.

La vita del martedì notte nella città più grande del mondo, più grande del mio mondo, il mio mondo di orfana con madre, con molte madri, ma senza padre, quel padre che un giorno percorse queste strade che percorro io, chiudendo gli occhi mentre guido, immaginando un materasso da quale vedere gli idranti che irrigano Reforma alle due della mattina…

Marziani, marziani, marziani, che corriamo in carapaci di plastica che chiudiamo a chiave non essendo assicurato il nostro ritorno a quel materasso dal quale io mi vedo percorrendo lo stesso cammino che mi porterà al mio cane-elefante che dorme ai piedi del mio letto.

Merda, troppo lavoro e poco sonno, troppe chiacchiere, troppo spreco….

16 gennaio

Mercoledì: Cane-Elefante accanto a me dorme e non dorme, perché lui sa e io non so. Chiudo gli occhi e mi rendo conto che gli idranti che escono dal cielo per irrigare le piante di Reforma oggi non mi accompagnano, piante che bevono meno che quelli che mi accompagnano o accompagnano il mio lavoro senza lavorare… Città-Mostro è più marziana di mercoledì che di martedì.

Due della mattina e il carapace torna con il sonno e ancor più sonno, accumulato in giorni, notti, settimane, mesi… cosa c’è dopo?

Il bagno già è buio, ora lo illuminano solo due candele che, anche se nuove, sono quasi finite.

Cane-Elefante russa e mi sveglia dai sogni di questa notte quasi tanto marziana come lui, però mi include nei suoi pensieri e vedendo il conducente del carapace dal finestrino inizio ad abbaiare bauuuu bauuuu. Si spaventa? No, è marziano come lo sono io e mi strizza l’occhio che è in cima alla sua antenna per avvisarmi che ci sono alcuni esseri vestiti con uniformi che mi vogliono arrestare:

-Ha bevuto?

-No, però ho servito più di 20, 30, 40 o molti più bicchieri di bevute con nomi che mi fanno sentire assonnata e con voglia di abbaiare (stolichnaya, buchanan’s, jack daniel’s, bombay…) uff… se soltanto non fossero alcoliche me le berrei tutte per i loro nomi.

-Continui… bau bau bau bau.

Grida di marziani che vorrebbero essere ascoltati, però non sanno che nella Città-Mostro sempre c’è qualcuno che scrive o che abbaia.

Speriamo che domani gli idranti tornino e che Reforma non si senta tanto sola e triste, tanto sola e assetata, tanto sola e tanto… Bombay, Gin&Tonics.

17 gennaio

Giovedì: dimentico che vivo in una città semidesertica e che le piante non possono essere annaffiate tutti i giorni, i miei occhi s’illuminano per le lacrime e al chiuderli mi immagino all’interno degli idranti che vengono dal cielo a irrigare le piante di Reforma.

La Diana mi osserva dall’alto amandomi e ridendo di me e il mio carapace notturno che torna tutte le notti, Diana che scocca una freccia all’infinito, in lei c’è scritto “io non ho bisogno di un carapace, io sono una donna nuda”, carapace di merda che annebbia la mente per creare felicità false, le mie lacrime che parlano e mi dicono – cazzo di metro, perché chiude così presto- con esso non ci sarebbe motivo per portare un carapace, o almeno sarebbe arancione e divertente.

Passeggiata notturna di marziani per la città. Si credono apposto perché se la vivono di giovedì, io servo zacapa zacapa zacapa zacapa, bombay, tutte le notti… e tutte le notti dal mio carapace vedo Città-Mostro nuda e chiusa dentro un carapace.

Le risate che provengono da dentro casa mia mi dicono di uscire e Cane-Elefante mi morde per dirmi che mi vuole bene.

Saltiamo come se fossimo ragni per lo spazio legnoso, amici, amori. Esco dal carapace e penso. […]

18 gennaio

Venerdì: ricordo una notte d’estate a Varanasi-Benares. Montagne di cacca fanno tremare i miei piedi, la mia anima è scossa appena penso che questa merda non fa arrossire la faccia dei milioni di passanti di quella città sacra. Merda!, in questa Città-Mostro un bambino che caga nelle strade della zona ricca causa grida e risate euforiche, (il mostruoso toglie il sacro alla cacca).

Il sonnellino nel bagno già non mi toglie la noia, per quanto che se ne vada la luce; canto e ballo per le strade e sembra che la marziana sia io, ogni volta sento più forte la mancanza di Cane-Elefante e i suoi cantici mistici alla luna e alla finestra, nella quale si riflette “Hotel Paraíso”, hotel paradiso a un isolato da “Piazza della Repubblica, Monumento a la Revolución, architettura fascista”; Città-Mostro tanto piena di contraddizioni in un solo quartiere… Frontón México? Revolución? Republica? Fascismo? Hotel paradiso? Tacco dorato? No per favore! Un’altra volta… le una de mattino… Carapace torna a me, tutte le congiunzioni marziane fanno si che il carapace si travesta da falcate che possano attraversare la città con due passi. Fugacemente mi accorgo che una parte di Reforma è stata già raggiunta dagli idranti che cadono dal cielo, e l’altra parte no… che vuol dire questo? Mi piange un occhio e l’altro no? È probabile.

Oggi nessuno mi strizza l’occhio ed i camuffati mi domandano ancora:

-Ha bevuto?

(Oggi non posso rispondere che ho servito bombay, buchanan’s, zacapa, zacapa, zacapa)

-No, marziano, solo ho servito due cappuccini di mucca sfruttata…

-Vada pure

I camuffati si levino i travestimenti, è venerdì notte in una città di lavoratori marziani.

Chiudo gli occhi e il carapace vola nei cieli. (Lavorare di notte mi sta facendo male). Di notte le storie del giorno mi frullano in testa e non le posso fermare, fino a che non arrivo al più marziano di me, un cane-elefante e un marziano di antenne tranquille e ricciole mi abbracciano insieme con altri personaggi affascinanti della vita. Riflessione di una marziana con il salario minimo: “ho bisogno di tornare a viaggiare, senza carapace verso sud”.

19 gennaio

3:40 del mattino e la città sembra essere in vacanza.

“Mario Santiago vive”, rimbomba nella mia testa, e non posso immaginare altra cosa che i marziani ubriachi proclamando ululati da cigni.

Il carapace non torna terminato l’orario di lavoro, perché il lavoro di divertirsi ed essere felici e ancora più stancante ed entusiasmante.

Plutone è ogni volta più lontano e anche così mi sento come una marziana in un paese di tartarughe.

Cane-Elefante è così solo come me, però isolato dalla moltitudine che mi circonda. Cane-Elefante e io ci accompagniamo senza produrre suoni, mordendoci e raccontandoci storie di passanti poco umani che volano quando nessuno li vede, dai tuguri di Città-Mostro.

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Scappo e dopo due ore torno, non è cambiato nulla. La lumaca che si trascina, senza perdere il ritmo, è sempre più vicina alla pianta; ogni giorno sprofonda di più nella noia quotidiana di sbavare […] (quasi mi divora, quasi mi divoro).

3:00, carapace torna, però non così forte come prima, perché sa che riposerà per molto tempo, carapace che mi fa perdere a Sullivan e mi fa conoscere un mondo di tacchi dorati e uomini con ali di angeli. 3:00 del mattino e sembra che la notte non finirà mai. 3:00 del mattino e chiudo gli occhi per ricordare il ritorno a quel materasso tanto lontano e tanto desiderato. 3:00 del mattino e non ci sono marziani dai travestimenti assurdi ai quali rispondere a domande senza senso, ma che oggi lo avrebbero; meglio così, i marziani che fanno la guardia alla guardiola non devono essere molto simpatici.

Città-Mostro, marziana, ammirabile, deplorabile, amata, odiata, geniale… -E VAI A DORMIRE, CAZZO.

24 gennaio

Carapace notturno torna però senza essere io a guidarlo, chiudo gli occhi, penso “oggi si possono chiudere gli occhi”, la mia immaginazione e la mente volano nei passati lontani e non tanto lontani: Camminata Notturna che sbocca in una discoteca marziana, persa nel mezzo di Ulan Bator, statua gigante di Stalin, musica mongola, imitazioni di Michael Jackson in russo (Chinguis, Chinguis Kan, ubriachi cantano). 13 anni e la statua di 10 metri mi schiaccia, mi schiacciava, bum, bum.

Sembri molto grande –Sono molto grande– Mi dicevano allora, oggi i ruoli cambiano, oggi mi rispondono a me –sono molto grande. La bambina non tanto bambina, penso. La bambina marziana, lavoratrice notturna, amica di Cane-Elefante, studenta

Cane-Elefante riderebbe con me vedendo che anche nella città-mostro ci sono statue giganti chiuse in cassette di cristallo, inamovibili in Reforma, non di Stalin, ma sì di cavalli.

[…]

Giovedì 14 febbraio

Le ombre ci spogliano, le ombre ci segnano il passo, le ombre mi dicono “quello è un marziano, quasi come te”.

Vedo gli idranti che piangono su Reforma da lontano, piangono come io ho pianto in un bagno e per la prima volta non si sono spente le luci.

Cane-Elefante è così tanto solo come lo sono io, però lui non piange tanto. L’unico che penso mentre vado a casa è che Cane-Elefante ha bisogno di me come io di lui.  Balza, salta, salta, quattro zampe per aria, che si fottano tutti, io festeggio il giorno e salto; e non quelle cagate.

Il carapace è tornato a me, e non vi preoccupate, è solo questione di dormire un po’ e tornare a pestare i pedali della vita. Domani me ne vado in bicicletta a lavoro, chiaramente con un cane-elefante.

1 marzo

Disoccupazione

27 marzo 2013

Domenica in cerca di un nuovo titolo: “lavoratori notturni”: si può chiamare così la propria condizione se quasi tutti i giorni il lavoro finisce alle 5 o alle 6 del mattino?

Nuova versione: Pata Negra per sfruttati…

[…]

25 aprile 2013, giovedì.

Un’alba da marziani nella città dei lavoratori notturni.

Se avessi la pelle di Cane-Elefante il vento della mattina non mi congelerebbe le gambe deboli al freddo. Ha piovuto finalmente?

Se Cane-Elefante corresse dietro la mia bicicletta non mi starei lamentando per il clima. Credo che sia impossibile, non vedrò più gli idranti di Reforma, né i film notturni, né i marziani che mi chiedono se ho bevuto o no.

Non mi mancherà, è bello vedere come l’acqua sa cadere senza bisogno di marziani, cade e pulisce tutto.

[…]

24 maggio 2013

Vedo la luna e mi sento viva.

Esco, quasi fuggitiva, con un permesso tanto effimero come i sussurri e le risate della gente che mi passa accanto. Mi sento in un libro di cattivo gusto, uno dei quali nulla ti sorprende, il finale è scritto sulla copertina.

Però la luna, la luna, rende il libro vita.

23 giugno

Marziani in uniforme escono da ogni angolo del quartiere, sono come piccole formiche azzurre, possono essere aggressive o molto tranquille, dipendendo dal loro stato d’animo, o dalle indicazioni della formica regina. Confesso che sento un po’ di timore nel vederli, tutti insieme, con i loro falli assassini puntati al cielo, sentendosi potenti per avere un arma.

I colori, la musica, le luci schizofreniche, i marziani formiche azzurre, le grida, i pianti, l’alcool… Mi fanno girare la testa, esce un respiro, vedo la pioggia e mi sento felice.

[…]

2_ Nelle notti del mondo

20 dicembre 2013 Siracusa

Notte da marziani. Piccolo viaggio nel tempo. Quattro anni fa camminavo questa città, la conoscevo così bene che mi metteva paura volerla vivere per tutta la mia vita, non fu così, la lasciai, la città non si arrabbiò con me, mi lasciò andare con aria da innamorata offesa, ma pronta per il mio ritorno.

Ritornai. Gli occhi non hanno mai smesso di piovere.

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20 gennaio 2014, Città del Messico

Piccole barchette di carta colano nel cristallo, mi piacerebbe vedere la luce accesa che le accarezza…

Cane-Elefante mi ascolta da dentro la casa, si affaccia alla finestra e con lo sguardo mi dice che dobbiamo scappare da questo mondo in una di quelle piccole barchette.

Cane-Elefante e io ci capiamo, ci manchiamo e ci dimentichiamo per un istante che nessuno capisce la nostra lingua di extraterrestri che corrono alle due del mattino per il semplice piacere di sentirsi liberi, in queste strade sudice e transitate di Città-Mostro.

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