11.000 omicidi: Il Messico insaguinato di Obrador

https://www.ondarossa.info/sites/default/files/img/2019-05/ni-una-menos.jpgDa Radio Onda Rossa

Le compagne e i compagni del collettivo Nodo Solidale ci aggiornano e offrono un’analisi sulla situazione in Messico dopo i primi 4 mesi dalle elezioni di Manuel Lopez Obrador, del partito Morena parte dello schieramento della sinistra messicana, che ha tradito ogni aspettativa di un Messico pacifico.

Si assiste invece a una guerra per la conquista dei territori scatenata violentemente dai gruppi dei Narcos e mercenari che agiscono con funzioni paramilitari contro le resistenze, seminano il terrore soprattutto nelle campagne e, sgomberando i territori, permettono i grandi progetti estrattivisti.

Qui i tre audio.

#AvenidaMiranda Puntata 54. Honduras, il Copinh denuncia: “Tentativo di infangare la memoria di Berta Cáceres”

Berta-Caceres16 mag – Questa puntata di Avenida Miranda non è il solito approfondimento ma l’inizio di una campagna internazionale di denuncia. Intervistate da Pérez Gallo, Francesca Gargallo e sua figlia Helena, amiche strette dell’attivista honduregna Berta Cáceres, assassinata poco più di tre anni fa da sicari dell’impresa Desa (Desarrollo Energético Sa), e di sua figlia “Bertita”, che ha raccolto l’eredità della madre alla guida dell’organizzazione lenca Copinh (Consiglio Civico di Organizzazioni Popolari e Indigene dell’Honduras) denunciano reiterati tentativi da parte del governo honduregno golpista di Joh (Juan Orlando Hernández) e di Desa di gettare fango la figura di Berta con un discorso profondamente moralista e sessista contro la condotta privata dell’attivista honduregna. Le azioni sporche di questo governo e di quest’impresa criminali avvengono attraverso l’uso di una società di avvocati, Amsterdam & Partners, che in passato ha portato avanti per conto del presidente turco Erdogan le inchieste contro il suo nemico politico Fetullah Gulen, che hanno contribuito a creare le condizioni per l’autogolpe con cui il presidente turco è diventato dittatore di fatto.

Hashtag della campagna: #BertaVive #CopinhSigue #JusticiaParaBerta #CapturaALosAutoresIntelectuales #3AñosSinJusticia #FueraJOH

Qui il PODCAST!

 

350 personas y organizaciones exigen al Gobernador de Guanajuato garantías de seguridad para periodistas y personas defensoras de derechos humanos

censura-300x257[Difundimos aquí el comunicado del Colectivo por la Libertad de Expresión en Guanajuato, que activistas, académicos, periodistas, medios y organizaciones sociales del estado de Guanajuato y del resto de México suscriben y envían al gobernador Diego Sinhué Rodríguez Vallejo. Más abajo el texto y el Pdf]

León, 15 de mayo de 2019

  • Desde el mes de febrero, integrantes del Colectivo por la Libertad de Expresión en Guanajuato han sido víctimas de una campaña de desprestigio en redes
  • En abril pasado, Raymundo Sandoval, integrante también del Colectivo Fiscalía que Sirva, ha sido víctima de usurpación de identidad en twitter, lo que ha sido denunciado penalmente ante la Fiscalía Especial para la Atención de los Delitos Cometidos contra la Libertad de Expresión (FEADLE).
  • En plena crisis de violencia en Guanajuato, el riesgo que enfrentan periodistas y personas defensoras de derechos humanos
  • Esta campaña de desprestigio, también se usa actualmente contra ecologistas de la Plataforma “Salvemos el Humedal” y nos preocupa que sea una estrategia oficial para acallar críticas.
El Colectivo por la Libertad de Expresión en Guanajuato es un grupo integrado por más de 30 periodistas y personas defensoras de derechos humanos que promueven el libre ejercicio del periodismo y de la libertad de expresión en la entidad, al tener presencia en varios municipios se presenta como una plataforma amplia e independiente a lo largo y ancho de Guanajuato.

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Prima i messicani

Questo articolo é stato pubblicato originalmente su Il Tascabile.

btyIl clima è di festa. Gli slogan dipingono sorrisi su decine di volti e le bandiere tricolori sventolano con foga. Se fossimo ancora in tempo di mondiali, il gruppo potrebbe sembrare una compagnia di tifosi: “Messico! Messico! Messico!”, scandiscono a pieni polmoni. Il ronzio di decine di trombette e un’eccitazione contagiosa riempiono l’aria. La scena è molto simile a quella che si è vista pochi mesi prima in questo stesso posto. Era tempo di mondiali, il 23 giugno 2018, il Tri – che è come si conosce da queste parti la nazionale messicana – vinceva contro la Corea del Sud e i tifosi si riversavano in strada per celebrare il trionfo. Ma questa volta è il 18 di novembre 2018 e siamo sull’orlo di una crisi umanitaria.

Da mesi migliaia di persone di origine centroamericana attraversano il Messico dal sud al nord: si muovono a piedi, in autostop, in autobus, dormendo per strada, nei rifugi gestiti dalle associazioni umanitarie o nei centri d’accoglienza improvvisati dalle istituzioni. Vengono dall’Honduras, da El Salvador, dal Guatemala e il loro migrare non è qualcosa di nuovo ma un fenomeno che dura da decenni. Ora però si sono organizzati per viaggiare in gruppo. Lo fanno per poter affrontare in maniera più economica, sicura e rapida un paese che ha fama di essere ostile con persone come loro: migranti che non riescono ad ottenere i visti giusti per entrare in territorio messicano e che vogliono ad ogni costo raggiungere gli Stati Uniti per presentare domanda d’asilo. I loro paesi costituiscono la curva violenta dell’istmo centroamericano, una regione minuta e ricolma di morti che da decenni continua ad esportare migranti: tra 200.000 e 300.000 all’anno. Una regione che conta solamente quando è ora di stilare le statistiche di omicidi o la classifica delle città più violente del mondo.

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City Center León: la Elysium dorada y el capitalismo zombi que matan al humedal

[De Fabrizio Lorusso – En colaboración con PopLab, SoyBarrio, Desinformémonos, Contacto político y L’America Latina]

Cuando hace un mes leí por primera vez sobre el flamante y controvertido proyecto del City Center León (Gto), gracias a la providencial difusión del colectivo leonés Acción Colectiva Socioambiental AC y de la Plataforma Salvemos El Humedal de Los Cárcamos, noté la semejanza entre el nombre de este proyecto de edificación urbana con otro bastante parecido, el City Life del centro de Milán, Italia. ¿De qué estamos hablando? En ambos casos, se trata de torres y departamentos de lujo, con plazas comerciales, cines y espacios recreativos integrados y empaquetados en un espacio cuasi-extraterrestre, bien vigilado por cámaras y guaruras. O sea, un gueto de ricos, autosuficiente y de facto privado, como una pequeña y próspera nación de 63mil metros cuadrados, en que los moradores deciden auto-segregarse y respirar un presunto bienestar.

En Milán el territorio del City Life, creado como nicho de disfrute del 1% más rico y poderoso de todo el mundo, está blindado y su acceso parcialmente restringido, pues la policía llega periódicamente a molestar a los grupos de jóvenes que allí se reúnen, desalentando una sana convivencia y reforzando el sentido de opresión social. En este micromundo las cámaras lo ven todo y graban 24-7 el reality show de la vida cotidiana de un enclave de vanidades y coches lujosos, del cual gotean puras migajas y centavitos hacia el resto de la ciudad. Estos centros sobreviven gracias al trabajo silencioso de centenares de trabajadores mal pagados, migrantes o precarios que hacen posible el “sueño” de unos cuantos para poder sobrevivir.

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Gli affari di “Fortuna Silver Mines” nello stato di Oaxaca: dieci anni di estrattivismo, inquinamento e repressione

minera_oaxaca_1“Erano le 9 della mattina, non abbiamo aperto né le tende né le finestre perché stavano già lanciando i gas lacrimogeni. Gli elicotteri volavano molto bassi, siamo usciti velocemente fuori dalla casa per vedere cosa stava succedendo —ricordano coloro che, in quel momento, erano bambini di sei anni—. Abbiamo visto come le persone della comunità correvano per la strada e scappavano, nello stesso momento in cui arrivava la polizia federale. Si sentivano le torrette dei veicoli militarizzati e molto rumore, razzi anti granate, urla, i blindati della polizia passavano a tutta velocità per la strada”.

Stivali militari, giubbotti antiproiettile, elmetti di guerra, manganelli, scudi, lanciagranate, pistole e armi di grosso calibro. Era il 6 maggio del 2009 e questi erano gli strumenti in dotazione dei 3.500 elementi delle truppe miste, composte dalla polizia federale e da quella statale, giunti nella Valle di Ocotlán, Oaxaca. Dieci anni fa, le forze armate occupavano il territorio del municipio di San José del Progreso e consegnavano l’argento e l’oro del sottosuolo della Valle di Ocotlán alla compagnia mineraria canadese Fortuna Silver Gold Mines.

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Argentina in sciopero

Da QCode Magazine

di Serena Chiodo e Susanna De Guio

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Foto di Valentina Bacco

Il suono dei tamburi e dei piatti rimbomba già dal primo mattino nelle strade di Buenos Aires, in questo freddo ma soleggiato 30 aprile, mentre le numerose bandiere sindacali si raggruppano verso il centro della città. Alla vigilia della giornata dei lavoratori e delle lavoratrici, in Argentina è sciopero nazionale, il primo di questo 2019, ma già il quinto realizzato durante il governo Cambiemos presieduto da Mauricio Macri, contro la povertà in aumento, l’inflazione crescente, i licenziamenti continui, il debito con il Fondo Monetario Internazionale.

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Ricordiamo Lesvy Berlín a due anni dal suo femminicidio

LesvyCITTÁ DEL MESSICO. 2 maggio 2019.

L’auditorio é ricolmo di corpi, macchine fotografiche, microfoni e treppiedi. La cerimonia non é ancora iniziata e già fa troppo caldo, l’ossigeno scarseggia; all’esterno una discreta schiera di giornalisti preme per entrare. Sul palco c’è un lungo tavolo ricoperto d’un drappo nero con sopra i cartellini coi nomi delle partecipanti e ai piedi due umide composizioni floreali. Poi c’è un grande schermo con la foto di una targa che dice: 

“Io sono cittadina del mondo, la cittadina del cielo, quella che passa dal sorriso al pianto, dal dolore alla speranza, dalla solitudine amica all’incontro felice con le mie uguali, donne di carne ed ossa che amiamo la vita e soprattutto le nostre vite. Siamo, insomma, tutte donne di un tempo senza tempo che abitiamo a partire da ora e nella memoria” 

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