Il Venezuela dall’interno: sette chiavi di lettura per comprendere la crisi attuale

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La situazione attuale che vive il Venezuela, come noto, è gravissima. Ma i termini della sua gravità non sono forse altrettanto noti, almeno rispetto a quello che propone la narrazione mainstream e alla confusione che regna a sinistra sui posizionamenti da prendere in proposito. Crediamo – e per questo lo abbiamo tradotto – che in questo testo del sociologo venezuelano Emiliano Terán Mantovani si possano trovare degli spunti per un’analisi più articolata, che sappia dare il giusto peso alle questioni realmente in campo, che sappia mettere in luce le differenze esistenti tra la sinistra di governo e la destra di opposizione nel Paese, ma che abbia ben chiaro che compito della sinistra e dell’internazionalismo non è difendere o no a prescindere un governo, ma stare sempre, inequivocabilmente, a fianco de los de abajo.

Non crediamo che questo articolo dia delle soluzioni politiche (come potrebbe?) alla crisi venezuelana e delle parole definitive sullo scontro in atto, ma sicuramente propone delle ottime chiavi interpretative. Uscito su alainet.org e ripreso dal giornale messicano Desinformemonos alla fine di aprile, non può dare conto di tutti gli eventi recenti in continua e rapida evoluzione. Primo tra tutti, la decisione del presidente Maduro di indire le elezioni per un’assemblea costituente, che dia rappresentatività non tanto alla “cittadinanza” indefinita come da matrice liberale, ma ai collettivi organizzati, ai sindacati, alle cooperative e alle associazioni di categoria. Mossa che era da tempo nel programma della Rivoluzione Bolivariana, ma che è stata a lungo subordinata alla pratica del governo dall’alto, alle logiche della rendita petrolifera, alle istanze della nuova élite burocratica e all’alleanza con l’esercito. Mossa disperata, forse poco credibile, e che arriva in un momento in cui il chavismo ha perso buona parte del suo consenso sociale, ma a cui bisogna dare atto di marcare una discontinuità nella strategia di resistenza di Maduro.

Non c’è dubbio però che un’iniziativa di questo genere potrà imprimere una soluzione positiva allo scontro in atto solo se accompagnata dalla crescita di un movimento popolare autonomo, tanto dal governo, come dalle manipolazioni dell’opposizione. Buona lettura. [Perez Gallo e Simone Scaffidi] Continua a leggere

Corresponsales con Javier Valdez / Corrispondenti con Javier Valdez #NiUnoMás #CorresponsalesConValdez

prensa-viva.jpg[Comunicato in italiano e in spagnolo. Reproducimos aquí el comunicado que decenas de corresponsales y periodistas independientes están difundiendo para denunciar y exigir justicia para Javier Valdez, periodista asesinado en Culiacán, Sinaloa, el pasado 15 de mayo. Después sigue traducción al italiano. Descarga el comunicado “Corresponsales con Valdez” en Link PDF  – Fotogalería lamericalatina.net link – Artículo link]

#CorresponsalesConValdez #NiUnoMas – La prensa extranjera dice: Los corresponsales de medios extranjeros en México condenamos el asesinato de nuestro compañero Javier Valdez. Estamos conmocionados por este nuevo crimen que forma parte de la reciente escalada de agresiones a nuestros colegas periodistas mexicanos, cuya valentía admiramos profundamente. El presidente Enrique Peña Nieto acaba de comprometerse a que la muerte de informadores no quede impune y coincidimos con él en que se necesitan “medidas extraordinarias” ante la herida que, como él mismo dijo, este tipo de violencia ha abierto en  la sociedad mexicana. Creemos que un efectivo acceso a la Justicia es fundamental para frenar las agresiones y garantizar el ejercicio del periodismo en condiciones de seguridad y libertad. Un  compromiso real y decidido contra la impunidad y por la protección de los periodistas es indispensable para convertir el asesinato de Javier Valdez en un parteaguas que ponga fin a las agresiones contra la prensa, baluarte fundamental de cualquier democracia.

Ciudad de México, 21 de mayo de 2017

FIRMANTES – 186 periodistas de 69 medios e independientes

Comunicato in italiano:

La stampa straniera dice: I corrispondenti dei mezzi di comunicazione stranieri in Messico condannano l’assassinio del nostro compagno Javier Valdez. Siamo commossi da questo ulteriore crimine che fa parte della recente escalation di aggressioni contro i nostri colleghi giornalisti messicani, il cui coraggio ammiriamo profondamente. Il presidente Enrique Peña Nieto ha appena annunciato un impegno a far sì che la morte dei reporter non resti impunita e siamo d’accordo con lui sul fatto che ci sia bisogno di “misure straordinarie” dinnanzi alla ferita che, come lui stesso ha detto, questo tipo di violenza ha aperto nella società messicana. Crediamo che un effettivo acceso alla Giustizia sia fondamentale per frenare le aggressioni e garantire l’esercizio del giornalismo in condizioni di sicurezza e libertà. Un compromesso reale e deciso contro l’impunità e per la protezione dei giornalisti è indispensabile per convertire l’assassinio di Javier Valdez in uno spartiacque che metta fine agli attacchi contro la stampa, baluardo fondamentale di qualunque democrazia.

Città del Messico, 21 maggio 2017

FIRMANO – 186 giornalisti di 69 mezzi di comunicazione e indipendenti

“Javier no murió, el narcogobierno lo mató”. Fotogallery della veglia per denunciare l’assassinio di giornalisti

P1160125Foto di Dardo Neubauer e Caterina Morbiato

La sera del 16 maggio diverse centinaia di persone si sono riunite per ripudiare il vile assassinio di Javier Valdez e le tante morti di giornalisti che in Messico non fanno che crescere anno dopo anno. Valdez, tra i piú noti giornalisti messicani, per anni ha raccontato con serietá e dedizione il fenomeno del narcotraffico messicano e le sue interconnessioni con lo Stato. Il suo assassinio si è consumato nello stato del Sinaloa, sede dell’omonimo cartello criminale, tra i più forti al mondo, e che fu governato da “El Chapo” Gùzman. Di tutto questo ci ha parlato due giorni fa Fabrizio Lorusso in questo post.

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Vile assassinio di Javier Valdez, giornalista messicano che raccontava la terra del Chapo

javier valdez[Fabrizio Lorusso, da Huffington] Messico – Sono sei i giornalisti assassinati in Messico nei primi cinque mesi dell’anno. E ancora non scoppia nessuna rivoluzione. Certo è che il 15 maggio diventerà per tanti uno spartiacque, un po’ come lo è stata la notte del 26 settembre 2014, data della sparizione forzata dei 43 studenti di Ayotzinapa.

Javier Valdez era un giornalista coraggioso, autore di libri come Gli orfani del narcotraffico, Mala-erba, Sequestri: storie reali di desaparecidos e vittime del narcotraffico e Narco-Giornalismo. Era stato tra i fondatori del noto portale Río Doce nel suo stato natale, il Sinaloa, ed era collaboratore dell’agenzia internazionale Afp e del quotidiano nazionale messicano La Jornada, tra gli altri.

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La Strage Silenziosa dei Genitori dei Desaparecidos in Messico

Attivista uccisa in Messico[di Fabrizio Lorusso da Huffington Post] Nel Messico dell’ipocrita guerra al narcotraffico il valore della vita umana s’avvicina drammaticamente allo zero. Il 10 maggio, giorno della Festa della Mamma, Miriam Elizabeth Rodríguez Martínez, una delle fondatrici ed esponente in vista della Collettivo dei Desaparecidos nello stato del Tamaulipas, è stata ammazzata dai sicari di un commando armato che, arrivati fuori da casa sua, hanno gridato il suo nome e poi hanno fatto fuoco. Qual era la sua colpa? Fare l’attivista? Denunciare? Parlare troppo con la stampa? Avere avuto una figlia sequestrata, fatta sparire nel nulla e aver condotto da sola le indagini fino a ritrovarla, morta, per poi continuare comunque la lotta per la giustizia affianco ad altre madri come lei?

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Apuntes para una genealogía de la “autonomia operaia” Parte 1: la “resistencia traicionada”

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[Por Perez Gallo, desde Cuaderno Fronteira] Los pasados días 11, 12 y 13 de marzo se recordó en Italia el cuadragésimo aniversario del ápice de una poderosa revuelta que, a pesar de su carácter extemporáneo e desigual en el territorio nacional, agitó la sociedad italiana de forma violenta y con consecuencias dramáticas. Se trató del fenómeno que pasó durante la década de 1970, a su fortalecimiento, a su extensión y a su renovación teórica y práctica, política y cultural.

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Brasile: Accampamento Terra Libera 2017

Acampamento-Terra-Livre-2017-720x480[di Loretta Emiri, da Pressenza] Dal 24 al 28 aprile si è svolto a Brasilia il 14º Accampamento Terra Libera. L’iniziativa si è trasformata nella maggior mobilitazione indigena degli ultimi anni; da tutto il Brasile e appartenenti a varie etnie, sono intervenuti più di tremila indios. Momenti significativi ed eventi importanti hanno caratterizzato la manifestazione. La nota dolente si è verificata nel pomeriggio del 25 aprile. Gli indigeni sono usciti dall’accampamento, montato a fianco del Teatro Nazionale, trasportando circa 200 bare e uno striscione con la scritta “Demarcazione subito”. Le bare ricordavano i leader assassinati nella difesa delle proprie terre; secondo il Consiglio Indigenista Missionario, solo nel 2015 ne sono stati ammazzati 54.  Formando una gigantesca marcia  funebre gli indios hanno percorso la Spianata dei Ministeri; tra di loro centinaia di bambini, anziani e donne. Per quaranta minuti tutto si è svolto pacificamente, fino al momento in cui gli indigeni hanno cercato di lasciare le bare nello specchio d’acqua adiacente al Congresso.

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El tablero de Siria y la esperanza del federalismo democrático curdo @DefenseUnitsYPJ #Kobane

curdos ypg ypj[De Fabrizio Lorusso – Publicado en ZonaFranca.Mx y Desinformémonos] Lo que en Siria empezó en 2011 como una insurrección contra la dictadura de Bashar Al-Assad y como parte de las rebeliones de la “Primavera Árabe” que sacudieron los regímenes y las sociedades de Oriente Medio se convirtió primero en una guerra civil sanguinaria y, luego, en algo más, en un conflicto internacional en el cual el territorio de Siria se tornó un tablero de intereses geopolíticos complejos y, hasta la fecha, irreconciliables. El balance humano es catastrófico, pues ha habido en seis años unos 320mil (o hasta 400 mil según algunas fuentes) muertos, unos 6.6 millones de desplazados internos y más de 5 millones de refugiados sirios en el mundo. Es decir al menos 12 millones de personas, el 50% de la población, han sido afectadas directa y gravemente por la guerra. Claramente todos los demás habitantes también lo son, pues la economía se derrumbó y el Estado se considera “fallido”.  Continua a leggere