Guardia Nacional, Seguridad, Justicia y Paz: pronunciamiento y rueda de prensa desde Guanajuato #GuardiaNacional #Gto #SeguridadSinGuerra

[En el vídeoRueda de Prensa sobre Guardia Nacional, Seguridad, Justicia y Paz para dar a conocer el Posicionamiento desde Guanajuato de organizaciones, colectivos, activistas, personas defensoras de derechos humanos, periodistas, así como integrantes de la academia. Baja el documento aquí en PDF LINK Conferencia del día martes 22 de enero del 2019 a las 10:00 hrs. en El Refugio del Barrio ubicado en Avenida 27 de Septiembre N° 517 de la Colonia Obregón en la Ciudad de León, Gto. Participan: Gustavo Lozano Guerrero (defensor de Derechos Humanos, Acción Colectiva); Rosario Patricia Rodríguez Rodríguez (activista y defensora de derechos humanos, Amnistía Internacional); Fabrizio Lorusso, (profesor/investigador Ibero León y periodista); Francisco Javier Gutiérrez G. (académico); Yolanda Morán Isais (coordinadora de Fundem (Fuerzas Unidas por Nuestros Desaparecidos en México, Región Centro). En seguida, lee el texto del pronunciamiento]

Guardia Nacional, Seguridad, Justicia y Paz: posicionamiento desde Guanajuato
Las y los abajo firmantes, personas, organizaciones y colectivos del estado de Guanajuato, hacemos este pronunciamiento para expresar nuestro rechazo a la reforma constitucional que crea la Guardia Nacional. Asimismo, manifestamos nuestra inconformidad con el grave deterioro de la seguridad, la impartición de justicia y la violencia en nuestra entidad.

Manifestamos nuestro apoyo a los principales cuestionamientos emitidos recientemente en audiencias públicas entorno a la Guardia Nacional por organizaciones de la sociedad civil, expertos y organismos nacionales e internacionales, como la CNDH y la ONU-Derechos Humanos, quienes señalan que el dictamen es contrario a un Estado Democrático de Derecho y no cumple con los estándares internacionales en materia de derechos humanos, rendición de cuentas y control social.

Rechazamos toda forma de militarización de la seguridad pública y, siguiendo el espíritu de la Constitución, defendemos la naturaleza totalmente civil de los cuerpos que deben encargarse de dicha tarea a nivel federal, estatal y municipal. La reforma propuesta a la Carta Magna es inconvencional porque contradice los principios establecidos en tratados internacionales que son obligatorios para México en materia de derechos humanos.

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Il dio di Pueblo viejo: un mostro a doppia faccia. Viaggio in Repubblica Dominicana, nella seconda miniera d’oro più grande al mondo.

di Raúl Zecca Castel

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[Reportage pubblicato originariamente su Planeta Futuro/El PAÍS, qui integrato da un’ampia fotogallery e da un’intervista radiofonica rilasciata a Giorgia Bresciani per RadioInBlu]

La chiamano “il mostro”. Un mostro che non dorme mai. Che divora pareti di roccia, prosciuga corsi d’acqua e sputa fumo ininterrottamente, ventiquattrore al giorno, trecentosessantacinque giorni all’anno. In molti, però, assicurano che non si nutre soltanto di montagne e fiumi, ma che esige anche sacrifici umani, vite innocenti da offrire a un dio senza scrupoli: il dio dell’oro.

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Venezuela: La disputa è per i territori. Ripensare un progetto di emancipazione, in tempi molto difficili

Da Rebelión

Di Emiliano Terán Mantovani

Traduzione di Daniele Benzi

venezuela 1Già da settimane si annunciavano turbolenze in Venezuela a cominciare da gennaio con l’insediamento dell’Assemblea nazionale e l’inizio di un incerto periodo presidenziale per Nicolás Maduro (2019-2025). Ancora una volta, saltano alla vista una serie di mosse politiche e geopolitiche di breve e medio termine, movimenti, alleanze e decisioni che ravvivano le tensioni già esistenti creando nuovi punti di inflessione e cambiamenti di scenario. La drammatica progressione del disastro economico e la decomposizione politica e istituzionale del paese, sommandosi ad un panorama internazionale ostile, ci conducono verso un periodo di volatilità molto maggiore rispetto a quello già di per sé di forte conflitto del 2017.

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Honduras, I mandanti dell’assassinio dell’attivista Berta Cáceres restano impuniti

di Simone Scaffidi  da Repubblica.it

Morire per delle idee. Nella notte tra il 2 e il 3 marzo 2016, due uomini armati hanno fatto irruzione nella casa dell’attivista honduregna Berta Cáceres, assassinandola. In prima battuta, gli inquirenti hanno attribuito l’omicidio a presunti ladri, in un secondo momento è stata avanzata l’ipotesi del «delitto passionale», ma a chi ha la sensibilità e la pazienza di non credere alle versioni fornite dal Potere, è stato chiaro fin da subito che Berta è stata ammazzata per rubarle la dignità e le idee, non le «cose» che aveva in casa. Fondatrice del Copinh – Consejo Cívico Popular e Indígena de Honduras, assieme alle sue compagne e alle comunità locali, Berta si era opposta alla costruzione della Centrale Idroelettrica Agua Zarca, promossa dall’azienda Desa. Per questa ragione è stata ripetutamente minacciata – di morte e di stupro – intimidita e alla fine assassinata. Berta, grazie al suo impegno, era diventata negli anni un punto di riferimento per tutte le organizzazioni latinoamericane che si occupano di diritti umani e portano avanti una lotta trasversale contro lo sfruttamento dei territori e le discriminazioni di genere e di etnia. Continua a leggere

Confine Guatemala-Massico: le carovane sfidano ancora una volta le frontiere

Di Nodo Solidale

carovana foto.jpgLa  carovana migrante é riuscita a passare il confine fra Guatemala e Messico fra la notte del 17 e la mattinata del 18 gennaio. É la prima del nuovo anno.

Composta da 7.000 persone di cui la maggior parte honduregni e salvadoreñi, quella che ormai é la terza carovana migrante dall’autunno del 2018, ha attraversato Honduras e Guatemala in 4 giorni di marcia serrata. É riuscita, prima, a sfondare le barriere fra Honduras e Guatemala, dove si sono registrati scontri sul confine e lanci di lacrimogeni da parte della polizia guatemalteca, poi, ha proseguito verso Tucun Uman ottenendo di passare la frontiera Guatemala-Messico senza che si verificassero incidenti con polizia, esercito e marina presenti sul valico.

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Sull’arresto e la consegna express di Cesare Battisti: il “regalo” di Evo Morales a Salvini… e al “fratello” Bolsonaro

di Pablo Stefanoni

da La Diaria

battisti fotoCominciamo dalla fine: domenica 13 gennaio, un aereo con agenti di polizia e dell’intelligence italiana è atterrato all’aeroporto di Viru Viru, a Santa Cruz de la Sierra, per prendere Cesare Battisti. L’attuale scrittore è stato un membro del gruppo armato di estrema sinistra Proletari Armati per il Comunismo (PAC) operante durante gli “anni di piombo” italiani e condannato all’ergastolo in Italia per quattro reati, due come autore materiale e due come complice. È arrivato all’aeroporto militare di Ciampino alle 11.36 di lunedì. Ad attenderlo c’era il ministro dell’Interno e leader del governo italiano Matteo Salvini, un neofascista che fa parte dell’asse xenofobo trumpiano molto spesso criticato dalla Bolivia.

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Battisti: Evo Morales si è comportato come lo zerbino del fascismo italiano e brasiliano

Oltre ad altre illegalità, il presidente ha calpestato la legge sulla concessione dell’asilo politico che lui stesso aveva regolamentato

evo y bolsonaro

Alla luce delle novità sul Caso Battisti vi proponiamo la traduzione in italiano di un articolo di Laura Capriglione, apparso sul sito brasiliano Jornalistas Livres. Ci sembra interessante perché, fuori dalla retorica istituzionale e mediatica a 360 gradi (da Matteo Salvini a Laura Boldrini) che sta facendo a gara nel massacro mediatico dell’ex militante dei PAC, e fuori dalle importantissime poche voci isolate che ne denunciano la persecuzione politica, mette in evidenza elementi importanti sulla putrefazione etica e politica della sinistra latinoamericana o per lo meno di una delle sue varianti più emblematiche, che per anni è stato presa a modello in tutto il mondo, Italia compresa: il governo del presidente boliviano Evo Morales.

Evo Morales ha consegnato Cesare Battisti come un trofeo per l’estrema destra italiana e brasiliana, rappresentate da Matteo Salvini, vice-premier italiano, e Jair Bolsonaro, fingendo di non sapere nulla della richiesta di asilo che il militante e scrittore aveva fatto per essere riconosciuto come rifugiato politico il 18 dicembre scorso, e che il Ministro degli Esteri boliviano aveva timbrato come “ricevuta” alle 12:35 del 21 di dicembre. Continua a leggere

#AvenidaMiranda Puntata 45. La chitarra indocile di Violeta Parra

© Sergio Larraín

Anche nel 2019 ritorna Avenida Miranda: storie e immaginari dai Sud del Mondo, con una puntata speciale interamente dedicata a Violeta Parra e alla sua chitarra. In pochi sanno infatti che la cantautrice cilena ha lasciato numerose composizioni per sola chitarra classica. Molte di queste sono state scoperte anni dopo la sua morte grazie al ritrovamento del fedele registratore che l’ha accompagnata in innumerevoli viaggi. Grazie a questi brani è possibile riscoprire aspetti inediti dell’arte di Violeta: dal suo infaticabile lavoro di valorizzazione del patrimonio musicale cileno alle forti spinte di innovazione e sperimentazione.
Marco Dalla Stella dialoga con la chitarrista Nicoletta Todesco, che esegue per noi alcuni di questi piccoli gioielli musicali.

QUI IL PODCAST