11 tesi sul Venezuela e una conclusione maturata

“E seguitava a ripetere la stessa cosa: “Questo non è come in una guerra… In una battaglia hai il nemico davanti… Qui il pericolo non ha volto né orario”. Si rifiutava di prendere sonniferi o calmanti: “Non voglio che mi acchiappino addormentato o assopito. Se vengono a prendermi, mi difenderò, griderò, getterò i mobili dalla finestra… Scatenerò uno scandalo…”.
Alejo Carpentier, La consacrazione della primavera

[di Juan Carlos Monedero – Traduzione dell’articolo in italiano: Fabrizio Lorusso – Da CarmillaOnLine Link originale]

1. E’ indubbio che Nicolás Maduro non è Allende. E nemmeno è Chávez. Ma quelli che hanno fatto il golpe contro Allende e contro Chávez sono, e anche questo è indubbio, gli stessi che ora stanno cercando di attuare un golpe contro il Venezuela.

2. I nemici dei tuoi nemici non sono tuoi amici. Può non piacerti Maduro senza che ciò implichi dimenticare che nessun democratico può mettersi dalla parte dei golpisti che hanno inventato gli squadroni della more, i voli della morte, il paramilitarismo, l’assassinio della cultura, l’operazione Cóndor, i massacri di contadini e indigeni, il saccheggio delle risorse pubbliche. E’ comprensibile che ci sia gente che non voglia schiera5rsi con Maduro, ma conviene pensare dal lato di chi sostiene i golpisti ci sono, in Europa, i politici corrotti, i giornalisti mercenari, i nostalgici del franchismo, gli imprenditori senza scrupoli, i venditori di armi, quelli che difendono l’austerity e che celebrano il neoliberalismo. Non tutti quelli che criticano Maduro difendono queste posizioni politiche. Continua a leggere

La extrema derecha avanza en Europa y apunta a Genova, símbolo del antifascismo. Artículo y fotogallery

Bricco 5

Testo e foto di Alessandro Bricco

Genova 24 abril 1945 el General Guenther Meinhold, jefe del ejercito nazi-fascista firmó el armisticio con los representantes del Comitato di Liberazione Nazionale (CNL), único caso en la historia de la Resistencia italiana.

Genova 30 junio 1960, decenas de miles de obreros, trabajadores, estudiantes y ciudadanos bajaron en las calles de Genova para impedir un mitin del partido neo-fascista Movimento Sociale Italiano (MSI), apoyado por el Gobierno. La conferencia no tuvo lugar y se prendió la mecha que dio lugar a numerosas marchas en todo el país, que costaron la vida a cinco manifestantes y obligaron el Gobierno a presentar sus dimisiones el 19 de julio.

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#AvenidaMiranda Puntata 4 su #Radio @cittadelcapo: Agroecologia indigena ed estrattivismo in #Messico

avenida-miranda-messico“Avenida Miranda, immaginari e storie dai Sud del mondo” è una trasmissione a cura del blog l’America Latina.Net.  Va in onda ogni giovedì dalle 12 alle 12.30 su Radio Città del Capo. La potete ascoltare via etere a Bologna e dintorni sui 94.7 Mhz e 96.25 Mhz FM, e anche via web dal sito www.radiocittadelcapo.it e su smartphone sintonizzandosi sul canale di Radio Città del Capo attraverso l’applicazione TuneIn.

Nella puntata di oggi, la quarta (ascolta qui link) di Avenida MirandaPerez Gallo intervista Pippo, lavoratore italiano del Desmi, un’organizzazione del Chiapas che promuove economia solidale, lavoro collettivo e commercio alternativo. Si parla del modello economico portato avanti in Messico negli ultimi anni (miniere, grandi opere, zone economiche speciali, privatizzazioni) ma anche delle alternative possibili e già esistenti: dalla terra collettiva, alla milpa, all’autonomia e autodeterminazione indigena.

Tutte le puntate di Avenida Miranda.

Toxic tour nel deserto messicano /1: Guadalcázar

di Marco Dalla Stella – da CarmillaOnLine

Narcos e guantoni

Una frenata brusca. Occhi incollati alle palpebre. Guadalcazar, finalmente.
La cittadina messicana risplende dei colori saturi del deserto. Era piena notte quando mi sono lasciato alle spalle la estacion central di San Luis Potosì, 120km a sud-ovest da dove mi trovo ora. In mezzo, una distesa di arbusti, gobernadoras e cactus yucca che prepara il terreno per quelli che più a nord diverranno i 520mila chilometri quadrati dello sconfinato deserto chihuahuense.
Polveroso insediamento fondato da spagnoli affamati di minerali, Guadalcázar è oggi una sonnolenta cittadina di 25mila abitanti in cui non arriva il segnale telefonico. Meglio così. Ci fosse, da queste parti sarebbe pieno di narcos.
Devo incontrarmi con Leonel, primo cittadino durante gli anni della mobilitazione contro la grande discarica di rifiuti tossici. Abita nel vicino villaggio di Abrego, dove proprio in questo periodo si stanno tenendo le tradizionali fiestas patronales.
Mentre faccio colazione, chilaquiles en salsa roja e una bella tazza di caffè americano, la proprietaria del modesto ristorantino che dà sulla piazzetta mi consiglia su dove appostarmi per l’autostop. Le feste di Abrego sono tra le più attese della regione e sarà facile trovare un passaggio sul retro di qualche vecchio pick-up marca Nissan. Cosa che effettivamente avviene poco dopo.
La famiglia che mi carica è composta da madre e tre figli. Il padre, penso, sarà chissà dove al nord. Risalgono ad Abrego dopo aver comprato rifornimenti per il loro stand di tacos, e lungo il viaggio mi spiegano che le feste patronali sono uno degli eventi più importanti dell’anno da queste parti. Persone da Cerritos, da El Oro, da Realejo e da tutti gli altri minuscoli ranchos dei dintorni si riversano in questa piccola località per rendere omaggio all’apostolo Santiago, rivedere amici di vecchia data e festeggiare come si deve con carne e cerveza in abbondanza.
Ma è soprattutto l’occasione per le persone emigrate al Norte di ricongiungersi con rami della famiglia che non vedono da tempo. Sono loro, specie quelli hanno oltrepassato la frontera, a far girare l’economia durante le feste.
Se c’è qualcosa su cui puoi scommettere a occhi chiusi è nell’irrefrenabile desiderio di sperperare denaro da parte del migrante messicano di ritorno al suo paese. Se non fai attenzione ti trascinerà in un vortice di tequila, ma de la más cara, solo per poter ostentare con i propri amici, e in faccia al gringo di turno, la propria fortuna, vera o presunta. Famiglie come quella che mi ha caricato fanno affidamento in tale dispendiosa euforia per concludere ottimi affari, di cui beneficeranno durante tutto l’anno.
Quasi tutti quelli che hanno abbandonato il deserto lo hanno fatto per andare a nord. Monterrey, ma soprattutto Stati Uniti. Gringolandia, com’è anche chiamato l’ingombrante vicino. Esiste perfino una località gemellata con Abrego, a uno sputo ben assestato dagli States. Si chiama Ciudad Mier. Continua a leggere

Il Venezuela può diventare la Siria dell’America Latina

Magis-445-movimientos-sociales-zibechi-5Pubblichiamo un’intervista al giornalista e ricercatore Raúl Zibechi di Enric Llopis di Resumen Latinoamericano – Traduzione di Associazione Ya Basta! Êdî Bese!Qui l’articolo originale

In libri e articoli ti sei mostrato molto critico con i governi progressisti e di sinistra dell’America Latina. Di fronte all’attacco dell’opposizione venezuelana a con l’appoggio delle élite mondiali, credi che i movimenti popolari debbano decidere da che parte stare in questa congiuntura? 

Prendono posizione ed è necessario che lo facciamo perché sono la chiave dei cambiamenti possibili e desiderabili. Senza i movimenti, ovvero la gente comune organizzata per promuovere o impedire i cambiamenti, niente di ciò che è successo in America Latina negli ultimi trenta o quarant’anni sarebbe uguale. La figliata di governi progressisti e di sinistra che sono sorti dal 1999, sono prodotti indiretti di questi movimenti. Indiretto perché non avevano questo obiettivo specifico, non si proponevano di portare questa o quella persona o partito al governo, anche se in molti casi hanno dato il loro appoggio anche prima di salire al governo. Il punto è che non c’è unanimità, né è possibile averla, in quanto alla valutazione di questi tanto meno all’atteggiamento nei loro confronti. Ci sono movimenti che appoggiano il progressismo e altri che si oppongono, altri ancora che hanno una posizione intermedia e oscillante in base alla congiuntura. Quello che non è adeguato e togliergli legittimità quando prendono strade non condivise. Si tratta di spiegare le ragioni per le quali fanno ciò che fanno, invece di sentenziare che si sono convertiti in agenti dell’impero o cose simili che ricordano il periodo stalinista quando tutti gli oppositori erano accusati di essere agenti del nemico. Continua a leggere

CompArte: dal Cideci a Oventik. L’estetica della reiterazione.

Proponiamo qua una riflessione sull’estetica che si è espressa durante la seconda edizione del CompArte, festival zapatista di arti. La riflessione ci è sembrata particolarmente interessante in quanto mette in discussione la concezione occidentale di espressione artistica e di genio creativo.

Articolo tratto da Regeneración Radio di Francesca Gargallo, Carlos Ogaz y Helena Scully, tradotto da Nino Buenaventura.

CompARTE-0Per due giorni, all’incirca 250 rappresentazioni teatrali, poetiche, balli, musica e performance delle diverse regioni e comunità dei cinque caracol zapatisti hanno coronato, accompagnati dalla sala istallata nel Auditorio Emiliano Zapata di Oventik in cui sono state esposte opere pittoriche e scultoriche, il CompArte per l’umanità nella sua seconda edizione; un festival e una assemblea per condividere, ovvero vivere e dialogare prospettive a proposito dell’arte come linguaggio estetico. Tutte le rappresentazioni sono state il frutto dell’educazione artistica zapatista e della libertà di espressione che ha risvegliato il sentire delle generazioni zapatiste dopo l’insurrezione del 1994. Continua a leggere

#AvenidaMiranda, Puntata 3, Tommie Smith e John Carlos

odcdi Simone Scaffidi

Oggi (3 agosto) va in onda su Radio Città del Capo, dalle 12 alle 12.30 italiane la terza puntata di  Avenida Miranda il programma radio curato dalla redazione de L’America Latina.net. Al centro della trasmissione di quest’oggi la storia dei due atleti afroamericani Tommie Smith e John Carlos e del bel libro di Lorenzo Iervolino, Trentacinque secondi ancora. Tommie Smith e John Carlos: il sacrificio e la gloria (66th &2nd), già segnalato su queste pagine.

Seguite Avenida Miranda! Ogni giovedì dalle 12 alle 12.30 in onda sulle frequenze di Radio Città del Capo. Se siete a Bologna e dintorni sintonizzatevi su 94.7 Mhz e 96.25 Mhz FM. Altrimenti ascoltate le puntate su www.radiocittadelcapo.it o dal vostro smartphone scaricando l’applicazione TuneIn e cercando il canale di RCDC!

Il podcast di questa puntata lo trovate qui.


[Testo Radio] Benvenute care ascoltatrici e cari ascoltatori a un’altra puntata di Avenida Miranda. Qui è Simone Scaffidi che vi parla dal profondo NordOvest, a due passi dal mare e all’ombra di due altissime ciminiere bianco e rosse. Oggi vi racconterò la storia di due uomini, di due atleti afroamericani che alle Olimpiadi di Città del Messico del 1968 alzarono il pugno guantato di nero al cielo, per protestare contro le migliaia di neri uccisi dall’odio razziale e dalle forze di polizia negli Stati Uniti e per ribellarsi alla normalizzazione del razzismo, all’oppressione dei bianchi sui neri, dell’uomo sull’uomo. In pochi ricordano i loro nomi, ma quasi tutti sono incappati nella potenza del loro gesto. Continua a leggere

Ni una más. 40 escritores contra el feminicidio: presentación del libro en la #UNAM #México @zonafrancaMX @Desinformémonos

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[De Fabrizio Lorusso para Desinformémonos y Zona Franca] Mediante la adaptación de su prólogo, quisiera presentarles aquí un libro, cuyo título original es Nessuna più. Quaranta scrittori contro il femminicidio e invitarles a su presentación que será en la UNAM el día 17 de agosto a las 5 de la tarde en el Aula A de la Facultad de Filosofía y Letras (aquí el enlace del evento en Facebook). El proyecto nace entre 2012 y 2013 en Italia de una idea de la escritora y profesora Marilú Oliva y ahora ya existe en español en México gracias a un esfuerzo colectivo de traductores, coordinadores y revisores y la editorial de la Ibero León. Hace casi 5 años, Oliva decidió hacer un llamado a colegas narradores, poetas y periodistas, sensibles e indignados frente a la violencia de género y, en especial, ante el fenómeno nacional y global del feminicidio, para que escribieran un cuento basado en un hecho real. Para que la crónica periodística, muchas veces de corte amarillista y reduccionista, pudiera trascender y convertirse en algo más, en un texto que diera cuenta de las verdades negadas y deliberadamente ocultadas detrás de la violencia de género.  Continua a leggere