Archivi tag: Honduras

Denunciano Alitalia per maltrattamenti contro Ana Enamorado, del Movimiento Migrante Centroamericano e Orme della memoria @MMMesoamericano @huellasmemoria

huellas-de-la-memoriaDenunciamo la compagnia aerea Alitalia perché oggi, 31 maggio 2017, ha cancellato in modo ingiustificato il biglietto da Roma a Parigi di Ana Enamorado, cittadina honduregna ospite in Italia di Carovane Migranti e Amnesty per presentare la mostra itinerante sui desaparecidos Huellas de la memoria/Orme della memoria.

La sua destinazione finale era Città del Messico. Quando Ana ha trovato un posto in un volo successivo, arrivata a Parigi, non le hanno fatto prendere il volo per il Messico. Dopo molte discussioni è riuscita a ottenere un posto nel volo che parte domani. Ma nel momento in cui stava richiedendo di poter passare una notte in hotel, visto che in alternativa avrebbe dovuto passare la notte in aeroporto senza avere nessuna colpa, non solo questa possibilità non le è stata concessa, ma è stata anche maltrattata con la minaccia di chiamare la polizia.

Denunciamo il maltrattamento che ha subito Ana Enamorado da parte dei funzionari di Alitalia. Esigiamo delle scuse pubblicamente e una notte in hotel per la nostra compagna.

Collettivo Huellas de la memoria / Orme della memoria  Continua a leggere

¡Berta Cáceres presente!

Un testo e una poesia per ricordare Berta Cáceres.

La notte tra il 2 e il 3 Marzo del 2016, l’attivista ecologista, indigena e femminista Berta Cáceres fu assassinata nella città La Esperanza (Honduras). Berta ha speso la sua vita lottando contro il sistema di sfruttamento e morte che in America Latina distrugge la natura e miete vittime. È stata uccisa proprio dai difensori degli interessi delle transnazionali. Prima di morire Berta si stava opponendo alla costruzione di una grande diga sul fiume Gualcarque che avrebbe ristretto l’accesso all’acqua e al cibo per le popolazioni locali. L’Honduras è il paese più pericoloso del mondo per quanto riguarda l’attivismo ambientalista: secondo l’inchiesta di Global Witness dal 2010 sono stati assassinati più di 120 persone in lotta contro megaprogetti di sfruttamento della terra. Per quanto Berta sapesse di essere a rischio, non si è tirata indietro e ad ha continuato la lotta. All’emittente Al Jazeera ne 2013 aveva dichiarato:

“L’esercito possiede una lista di 18 difensori dei diritti umani da uccidere ed il mio è il primo nome. Io voglio vivere perché ci sono ancora tante cose che desidero fare ma non ho mai pensato di smettere di combattere per il mio territorio e per una vita dignitosa anche perché la nostra battaglia è legittima. Io faccio attenzione alla mia sicurezza personale ma nel mio paese, dove l’impunità è totale, sono vulnerabile. Mi vogliono morta, e alla fine ci riusciranno”.

Oggi ricorre un anno dal vile omicidio, ma la voce, il coraggio e la determinazione di Berta Cáceres continuano a dare coraggio e speranza in America Latina a tutti quelli che oppongono il loro corpo e le loro convinzioni ai crimini delle transnazionali.

berta


Di Helena Scully Gargallo e Nino Buenaventura – da CarmillaOnline

A un anno dalla scomparsa riproponiamo un testo di Helena Scully Gargallo sull’attivista Berta Cáceres, vilmente uccisa il 3 marzo 2016 in Honduras. La sua lotta e la memoria non si fermano e rivivono oggi nelle battaglie per i diritti e nello sciopero della donne dell’8 marzo (LINK). Questo testo è stato letto il 23 Marzo 2016, ore 19.34, calendario Mediterraneo, Circolo Anarchico Berneri, Bologna. Di seguito riportiamo una poesia di Nino Buenaventura dedicata a Berta, “Ritratto d’amore con assassinio”, scritta in italiano e tradotta in spagnolo dallo stesso Nino.

Continua a leggere

#Honduras: Spiriti, Documentario Omaggio a #BertaCáceres @COPINHHONDURAS

Gli autori del documentario hanno reso disponibile la sua visione su YouTube in omaggio a Berta Cáceres, attivista honduregna legata al Consejo Cívico de Organizaciones Populares e Indígenas de Honduras (COPINH) e a molte realtà sociali del paese centroamericana che è stata assassinata il 2 marzo scorso. Nell’attentato è rimasto ferito anche l’ambientalista messicano Gustavo Castro per la cui protezione ora si stanno muovendo  vari movimenti organizzati e media indipendenti da tutto il mondo. Info in italiano a questo Link.

Dall’ottimo articolo di Paolo Mossetti (qui link): “Berta Cáceres era un’attivista indigena honduregna, di etnia lenca. Una donna forte e coraggiosa, che da anni sfidava apertamente il governo golpista che nel 2009 ha preso il potere nel suo Paese. Un golpe che Hillary Clinton, allora segretario di Stato americano, rese possibile. Cáceres  non c’è più. È stata trovata morta il 2 marzo, crivellata da colpi di pistola, nella sua città natale di La Esperanza, nella regione di Intibuca. Aveva 43 anni”. La richiesta di giustizia e la petizione per Berta è a questo link.
Continua a leggere

Appello contro la repressione in Honduras

Copinh[Pubblico un riassunto dei fatti e l’appello lanciato da Copinh e, per l’Italia, dal CICA – Collettivo Italia CentroAmerica riguardante l’arresto arbitrario di Bertha Caceres Flores, coordinatrice del Copinh (Consejo Cívico de Organizaciones Populares e Indígenas de Honduras), una delle poche organizzazioni in resistenza contro il golpe del 2009 e la “restaurazione” pseudodemocratica avvenuta nel paese centroamericano dopo la vittoria elettorale del presidente attuale. Porfirio Lobo. La repressione nei confronti del Copinh, e in generale contro i popoli indigeni e i contadini, è stata costante].

Venerdì 20 settembre 2013 il pubblico ministero del Tribunale de La Esperanza, Intibucá, Honduras, ha ordinato l’arresto preventivo per Bertha Caceres Flores, coordinatrice del Copinh, organizzazione indigena lenca, nell’ambito di un processo istruito a seguito della denuncia delle imprese che stanno costruire una diga e una centrale idroelettrica sul fiume che fornisce acqua alle nella comunità di Rio Blanco, le multinazionali DESA e Sinohydro. E domani, 25 settembre, dovrebbe essere emesso l’ordine di cattura nei suoi confronti.

Il Collettivo Italia Centro America considera che il processo intentanto da Desa e Sinohydro sia “politico”, perché le comunità indigene della zona e il Copinh, che non sono stati consultati secondo quanto dispone le Convenzione 169 dell’OIL, ratificata dall’Honduras nel 1995, sono in lotta contro il progetto, e da sei mesi occupano pacificamente e in modo continuativo la strada che conduce al cantiere.

Le manifestazioni e l’opposizione hanno già causato due morti tra gli indigeni della regione di Rio Blanco.

Per il momento, il processo ha coinvolto Bertha ed altri due membri del Copinh, Tomás Gómez Membreño e Aureliano Molina Villanueva, mentre si preparano altre denunce a carico di rappresentanti dell’organizzazione.

Vi chiediamo di firmare l’appello a sostegno del Copinh (lo leggete qui sotto, potete aderire inviando una mail all’indirizzo honduras@puchica.org ), che verrà in seguito inviato al ministero degli Esteri italiano, e invitiamo chi può farlo a sostenere -attraverso il Collettivo Italia Centro America- le spese legali sostenute dal Copinh, con un versamento sul conto corrente bancario intestato al Collettivo Italia Centro America è IT64 G050 1801 6000 0000 0127 111 (presso la filiale di Milano di Banca Popolare Etica). La causale è “Solidarietà Copinh”

Collettivo Italia Centro America –  www.puchica.org

***

Con l’ordine di arresto preventivo emesso nei confronti di Bertha Caceres, coordinatrice generale dell’organizzazione indigena Copinh, il sistema giudiziario honduregno si dimostra complice di un potere politico -che è ancora quello che ha perpetrato il Colpo di Stato del giugno 2009-.

Mentre l’Honduras si prepara a un processo elettorale farsa, per l’elezione del nuovo Presidente della Repubblica, l’arresto di una tra le più riconosciute leader indigene del Paese rappresenta una chiara intimidazione nei confronti di tutti coloro che -in un Paese “svenduto” agli interessi multinazionali- lottano contro mega-progetti idroelettrici, minerari e contro l’accaparramento di terre.

Bertha, tutto il Copinh e il popolo lenca dell’Honduras rappresentano da oltre vent’anni un punto di riferimento anche per la società civile internazionale, per le loro lotte per il riconoscimento dei diritti dei popolo indigeni, primi tra tutti quelli relativi all’accesso alla terra e alla difesa dei beni naturali. Nel 2012, la prigioniera politica Bertha Cáceres è stata insignita, in Germania, del premio internazionale Shalom 2012.

Negli anni, il Copinh si è mobilitato contro decine di centrali idroelettriche, come quella di Agua Zarca a Rio Blanco, dove è in corso da sei mesi l’occupazione pacifica da parte della comunità Lenca. Adesso, però, il regime mostra il “pugno fermo”, slogan elettorale del presidente in carica, Pepe Lobo, perché gli interessi delle multinazionali sono diventati quelli del Paese.

Dall’Italia, dove Bertha e il Copinh hanno tessuto reti di solidarietà da Nord a Sud, manifestiamo solidarietà alla nuova “prigioniera politica”, e invitiamo il ministero degli Esteri ha farsi latore del nostro messaggio di fronte al governo honduregno:

– chiediamo che l’ordine di carcerazione nei confronti di Bertha Caceres venga ritirato, e venga annullata ogni accusa;

– chiediamo l’annullamento delle accuse contro Tomás Gómez Membreño e Aureliano Molina Villanueva, delle misura decise dal giudice nei loro confronti e dell’ordine di rimuovere il presidio contro il progetto idroelettrico di Rio Blanco;

– esigiamo la fine di ogni criminalizzazione del Copinh e dei movimenti sociali del Paese;

– esigiamo il rispetto della Convenzione numero 169 dell’Organizzazione internazionale del lavoro;

– esigiamo la smilitarizzazione delle zone indigene dell’Honduras.

Firme

Per informarsi:

Berta condannata in Honduras LINK

Appello sito CICA LINK

COPINH LINK

Petizione Honduras: la Banca Mondiale finanzia la palma della morte

banco-mundial-honduras
Il Gruppo Dinant è l’impresa palmicultrice più grande dell’Honduras. Nel novembre 2009, la Corporazione Finanziaria Internazionale, parte del Gruppo della Banca Mondiale, ha pagato all’impresa la prima metà di un credito di 30 milioni di dollari statunitensi.
L’anno scorso avevo trattato la difficile situazione nei latifondi dell’Honduras in questo articolo che riportava anche un documentario di Raffaella Mantegazza e Yukai Ebisuno in collaborazione con il Collettivo Italia Centro America CICA e un’intervista a Raffaella (vedi articolo “Honduras senza diritti”).
Nel giugno del 2009 un colpo di stato rimosse il presidente honduregno democraticamente eletto, Manuel Zelaya. Il governo di fatto successivo al golpe nel paese centroamericano è stato appoggiato dal presidente del Gruppo Dinant, l’impresario Miguel Facussé.Il conflitto con le piantagioni di palma di Dinant risale agli anni 70. Dal colpo di stato, la regione del Bajo Aguán è stata militarizzata ed i contadini sgomberati violentemente dai loro insediamenti.
Frattanto, l’espansione della palma e le attività di Dinant e di altre imprese palmicultrici è stata vincolata con la morte di 88 contadini nella Valle dell’Aguán. L’impunità è totale.Lo scorso mese, febbraio 2013, la Banca Mondiale ha aggiornato nella sua pagina web la descrizione del suo progetto di credito per la compagnia palmicultrice. La documentazione non dice niente sulla violenza e gli omicidi. Unicamente si legge “Dinant capisce l’importanza di avere buone relazioni con le comunità vicine ed è molto attiva in questo senso.”Con tutti questi antecedenti, l’ufficio reclami della Banca Mondiale (CAO) sta investigando.
Ma le sue competenze sono molto limitate. C’è il timore che la Banca Mondiale presto conceda la seconda parte del credito,altri 15 milioni di dollari. La banca tedesca DEG ha investigato e reagito a seguito di una protesta di Salva la Selva nel 2011, ritirando un credito di 20 milioni di dollari alla stessa impresa.
Leggi e firma a questo link qui
— 
Ascoltaci:

web:  copinh.org
blog:  copinhonduras.blogspot.com
fb:     Copinh Intibucá
twitter: @COPINHHONDURAS

El vuelo de la mariposa – TEASER – Il volo della farfalla

Un viaggio, anzi infiniti. E la politica, l’America centrale, l’Honduras, la sua gente in un sol volo, come quello della farfalla, sempre in trasformazione insieme alle persone, alla vita, alle forme di resistenza. Documentario di America Latina Cooperativa – Il viaggio della farfalla per l’America centrale (link sito – link facebook), un progetto che ha esplorato 6 paesi e 30 organizzazioni in Centroamerica. Leggi anche il reportage dall’Honduras

No importa la fuerza de la opresión, la lucha y la resistencia siempre vuelven a surgir. El vuelo de la mariposa es un documental sobre la realidad mesoamericana, lugar de explotación y violencia, lugar de esperanzas y utopías.

La película relata los procesos de transformación que se viven en esta región.
Las organizaciones populares, a partir de un momento de inmanencia, de auto transformación y de organización interna, trascienden su palabra y su esfuerzo en aras de posibilitar la articulación en redes y vínculos con otros pueblos y otras luchas.

En 2012, dando seguimiento al trabajo de fortalecimiento de las redes de cooperación en América Latina, el colectivo realizó “El vuelo de la mariposa por Mesoamérica”. Recorrimos 6 países de la región mesoamericana y visitamos cerca de 30 organizaciones, ahora con un equipo de 9 personas, desde educadores, cineastas, hasta artistas de teatro-circo.

Del Blog El mundo de manhana una nota sobre el doc:

“La mariposa nace como oruga, un animalito que no tiene casi importancia, insignificante, chiquitín, que cualquiera lo puede pisar, que no es nada, y, esta oruga, se mete en su capullo, que ella misma construye. Un símbolo muy representativo de lo que una persona debería de poder hacer con su vida: Elegir.” Con estas palabras, cargadas de fábula y de reivindicación, mi amiga Silvia Heredia describe los procesos de organización y resistencia que desde hace años se viven en los distintos países de América Central.

A Silvia la conocí, por primera vez, hace cinco años en mi primera visita a Honduras. Más tarde, a lo largo de 2010, la reconocí y compartí con ella y con la increíble gente de ‘Paso a Paso’ esfuerzos, luchas, procesos e injusticias a la par que confidencias, risas, rones clandestinos y esperanzas. Como digo es mi amiga, y además una de esas de las que uno está orgulloso de hablar allá por donde va. Lleva ya más de diez años viviendo en la intensa Rivera Hernández de San Pedro Sula trabajando y acompañando a un pueblo que ya es el suyo. Ahora, también, es un testimonios con rostro de los muchos que aparecen en el retrato coral de ‘El Vuelo de la Mariposa’, el vídeo que encabeza esta entrada y del que hoy me apetece hablaros.

En palabras de sus autores, este ‘Vuelo de la Mariposa’, “es un documental sobre la realidad mesoamericana, lugar de explotación y violencia, lugar de esperanzas y utopías”. Este trabajo busca reflejar, a través de distintos testimonios de varios países, los procesos de transformación que desde hace años se están viviendo en esta zona tan peculiar del mundo. En sus palabras, “las organizaciones populares, a partir de un momento de inmanencia, de auto transformación y de organización interna, trascienden su palabra y su esfuerzo en aras de posibilitar la articulación en redes y vínculos con otros pueblos y otras luchas”. Un servidor, que tuvo el orgullo de vivir en su propio pellejo la consolidación de la Resistencia (pacífica) hondureña, tiene muy claro que estas luchas nos marcan el camino y que tal vez debiéramos prestarles mucha más atención de lo que habitualmente hacemos. Nos van un paso por delante en este recorrido de lucha por otro mundo posible que, entre todas, recorremos.

Ahora buscan financiación para terminar su trabajo y exhibirlo. Habrá que ponerse manos a la obra y ver cómo podemos colaborar con ellos para que la verdad se sepa y se multiplique ya que, al igual que el vuelo de una mariposa, “no importa la fuerza de la opresión, la lucha y la resistencia siempre vuelven a surgir”.

Honduras senza diritti

Honduras: un documentario e un’intervista. Il video è stato girato nella penisola di Zacate Grande, dove si trova anche l’accampamento di osservazione dei diritti umani sostenuto dal COFADEH, il Comitato dei Familiari dei Desaparecidos in Honduras. Si tratta di un documento di grande valore (sottotitolato in italiano) perché è una testimonianza diretta delle problematiche vissute dalla stragrande maggioranza della popolazione rurale di questo paese nell’era post-golpe, cioè sotto la presidenza di Porfirio Lobo, succeduto a Manuel Zelaya dopo che questo fu cacciato manu militari dal paese nel giugno 2009 (cronologia golpe). E’ un’autoproduzione che hanno girato Raffaella Mantegazza e Yukai Ebisuno in collaborazione con il Collettivo Italia Centro America CICA. L’idea era quella di raccontare attraverso la microstoria di Franklin e Pedro, leader di ADEPZA, l’organizzazione campesina Asociación por el Desarrollo de Península de Zacate (Associazione per lo sviluppo della penisola di Zacate), le ingiustizie che si stanno vivendo in Honduras dopo il colpo di stato del 2009. Per spiegare meglio l’emarginazione, gli abusi, il fenomeno dei paramilitari (o “polizie private”) e la povertà pubblico un’intervista a Raffaela che ha potuto toccare con mano la situazione e raccontarcela in modo diretto. Ringrazio Raffaella e Yukai per l’intervista, per le splendide foto allegate e i chiarimenti che vedrete e leggerete subito sotto il video.

L’Honduras è attualmente il paese più violento del mondo, con un tasso di omicidi che supera le 80 unità per ogni 100.000 abitanti: per capirci, il famigerato Messico della guerra al narcotraffico mantiene comunque un tasso “ragionevole”, anche se drammaticamente in crescita da 5 anni, di 18 omicidi ogni 100.000 abitanti e solo alcuni stati del Nord come Chihuahua o Sinaloa superano la soglia dei 50. Il paese centroamericano ha vissuto una grave retrocessione democratica dopo il golpe, un aumento delle denunce per sparizioni forzate e violazioni gravi ai diritti umani mentre in economia fa affidamento sugli investimenti stranieri, anche in agricoltura o nell’energia, e sul fantomatico ideale delle città-modello o charter city, dei piccoli paradisi tipo Singapore isolati dal resto paese, delle isole finte di “primo mondo” che secondo il presidente trascineranno il resto dell’economia.

Quando e quanto tempo sei stata in Honduras?
Parlo al plurale perché sono stata in Honduras con il mio compagno Yukai con cui vivo e lavoro: siamo stati quasi 4 mesi, da fine settembre 2011 ai primi di gennaio 2012, nella penisola di Zacate Grande nel Golfo pacifico di Fonseca tra Salvador e Nicaragua, abitata da campesinos e pescatori, e poi nella regione di Intibucá, abitata principalmente da indigeni Lenca, come osservatori dei diritti umani e come foto-documentaristi, in collaborazione con il CICA (Collettivo Italia Centro America). Viviamo tra il Messico (dove vive metà della mia famiglia) e l’Italia, dove abitiamo in un ecovillaggio tra Torino e Milano, tra le risaie del novarese e ci dedichiamo, oltre alla nostra ricerca personale attraverso il mezzo audiovisivo, all’agricoltura biologica e all’organizzazione di eventi per proporre un stile di vita verso la decrescita. Attraverso il racconto di microstorie cerchiamo di indagare la realtà e allo stesso tempo proporre una riflessione critica del modello culturale dominante: per noi l’etica e l’estetica sono strettamente interconnesse e crediamo che l’atto creativo sia una forma di agire politico oltre che una ricerca espressiva.
HondurasMapa.jpg
In termini generali, com’è la situazione (politica, sociale, economica, dei diritti) nella regione di Zacate? E nel resto del paese?
La situazione del paese è di instabilità e violenza a causa della repressione silenziosa ed invisibilizzata che l’oligarchia nazionale e le corporazioni multinazionali (con l’appoggio del nuovo governo) stanno portando avanti. Economicamente il governo sta intessendo rapporti di vendita di terre per le monocolture di palma africana o per l’installazione di impianti eolici o idroelettrici per le energie rinnovabili su larga scala. In particolare a Zacate Grande la pesca artigianale tradizionale è stata distrutta da pochi anni di pesca intensiva ed è stata sostituita dall’industria dei gamberi diventando l’unica possibilità di lavoro redditizio. I campesinos e pescatori zacategni vivono da almeno tre generazioni nella penisola, ma nonostante la legge nazionale tuteli la popolazione locale, sostenendo che il diritto di proprietà della terra è chi vive da più di dieci anni in modo pacifico sullo stesso territorio, i titoli di quasi tutta la penisola sono stati venduti all’imprenditore Miguel Facussè (chi è costui?).

Com’è visto Porfirio Lobo dai contadini e pescatori della regione?
Il nuovo presidente è visto come un golpista e una pedina degli Stati Uniti, mentre Mel Zelaya ha perso molta credibilità da quando è ritornato nel paese, perché ha contribuito, con la stretta di mano all’attuale presidente avvenuta durante l’incontro di Cartagena, alla diffusione nell’opinione pubblica internazionale, dell’idea che in Honduras la situazione si sia normalizzata e che le violazioni dei diritti umani siano ormai finite.

ebisuno_mantegazza_honduras3.jpg

Ci sono paramilitari? Operano anche forze governative “ufficiali”?
La zona dell’Aguán è ormai completamente militarizzata, mentre ci sono paramilitari che provengono dalla Colombia, secondo alcuni difensori dei diritti umani della capitale. A Zacate Grande ci sono i sicari di Miguel Facussè, oltre alle forze ufficiali come polizia (molti dei quali sono corrotti) ed esercito, il quale ha da poco assunto poteri speciali di azione equiparandosi di fatto alla polizia.

ebisuno_mantegazza_honduras2.jpg

Che azioni portano avanti rispetto alla popolazione e ai militanti politici?
Diciamo che la strategia adottata è quella del “divide et impera” fra i membri della stessa comunità, oltre a un diffuso stato di paura (minacce, sfollamenti, aggressioni). Una buona parte delle terre in cui vive la popolazione di Zacate Grande è di proprietà ufficiale di Miguel Facussè Barjum, per questo vengono costantemente minacciati soprattutto i militanti politici e i leader comunitari. Attualmente il fronte più violento è nell’Aguan, dove le comunità di campesinos stanno subendo una repressione armata.

Come reagisce la gente? Che altre strade ci sono?
La gente è indignata, ma ha capito che unendosi può contribuire a un cambiamento ed è il COPINH (Consejo Cívico de Organizaciones Populares e Indígenas de Honduras) il motore della rifondazione dal basso di un nuovo Honduras: attraverso corsi di formazione, sostegno alle comunità, diffusione delle notizie tramite le radio comunitarie e con l’accompagnamento della solidarietà internazionale, sta portando all’attenzione mondiale, in collaborazione con il COFADEH, le violazioni dei diritti umani che stanno avvenendo in Honduras. Di Fabrizio Lorusso

ebisuno_mantegazza_honduras4.jpg

Los Invisibles – Gli Invisibili (documentario)

Sopra: Documentario completo in spagnolo composto da 4 cortometraggi del 2010-2011 sulla migrazione CantroAmerica-Messico-Stati Uniti e i suoi milioni di protagonisti “invisibili”. Per chi volesse vederlo coi sottotitoli in inglese riporto sotto le 4 parti sottotitolate. Segnalo bel reportage in spagnolo: La migración en la Ruta del Sur LINK 

Cada año, decenas de miles de personas dejan atrás sus hogares en Centroamérica y atraviesan México como migrantes irregulares. Viajan con la esperanza de llegar a Estados Unidos y de ver cumplida allí la promesa de trabajo y de una nueva vida. Pero con demasiada frecuencia sus sueños se convierten en pesadillas al afrontar uno de los viajes más peligrosos del mundo. El actor y productor mexicano, Gael García Bernal en colaboración con Amnistía Internacional, ha grabado un viaje lleno de abusos, secuestros, violaciones e incluso asesinatos a través de cuatro cortos, llamados Los Invisibles.

Parte I – Sottotitoli in inglese

At the start of their journey people are filled with hope of reaching the USA such as the young girl travelling with her family who dreams of visiting Seaworld. Filmed at a migrant shelter in southern Mexico, this film reveals the dangers that await them.

Parte II – Sottotitoli in inglese

Gael García Bernal talks to three women from Honduras who are travelling in search of a better life for their families. They are taking a huge risk. Six out of ten women who attempt the journey are sexually abused.

Parte III – Sottotitoli in inglese

Relatives in Central America may never know what happened to their loved ones. In El Salvador a mother tells us of her desperation at not knowing where her son is ten years after he left for the USA saying he’d call home in 12 days.

Parte IV – Sottotitoli in inglese

Despite the danger and the risks, the migrants will keep coming. They sleep rough, beg for food and grab lifts by clinging to the outsides of moving freight trains. Many are seriously injured, but there will always be those prepared to brave the journey.