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En @ZonaFrancaMX hablamos de #Migración #Italia, #SantiagoMaldonado y #CoreaDelNorte @realDonaldTrump

Fabrizio Lorusso habla con el periodista Arnoldo Cuéllar, director de Zona Franca, de temas internacionales en Revista de la 1: Corea del Norte y Estados Unidos; luego se da lectura a un texto (“The High Castel“, inspirado en la novela de Philip K. Dick de 1962 en que se imagina un mundo en que los nazis ganaron la II Guerra Mundial) de la escritora Alessandra Daniele que salió en CarmillaOnLine en italiano y habla de la falsa “crisis migratoria” en Italia y en una Europa cada vez más encerrada y ensimismada; se lee también una parte del texto de Raúl Zecca Castel “Señores Benetton, ¿dónde está Santiago Maldonado?” que bien conecta la desaparición forzada del militante argentino el 1 de agosto pasado con la lucha de lo mapuches en la Patagonia y la posesión (despojo) de tierras por parte de la compañía italiana Benetton.

#AvenidaMiranda Puntata 7: Dove sta andando il Venezuela? @cittàdelcapo

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“Avenida Miranda, immaginari e storie dai Sud del mondo” è una trasmissione a cura del blog l’America Latina.Net.

Va in onda ogni giovedì dalle 12 alle 12.30 su Radio Città del Capo. La potete ascoltare via etere a Bologna e dintorni sui 94.7 Mhz e 96.25 Mhz FM, e anche via web dal sito www.radiocittadelcapo.it e su smartphone sintonizzandosi sul canale di Radio Città del Capo attraverso l’applicazione TuneIn.

Questa settimana Fabrizio Lorusso e Perez Gallo raccontano la situazione del Venezuela. Il podcast lo trovate qui.

Il Venezuela dall’interno: sette chiavi di lettura per comprendere la crisi attuale

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La situazione attuale che vive il Venezuela, come noto, è gravissima. Ma i termini della sua gravità non sono forse altrettanto noti, almeno rispetto a quello che propone la narrazione mainstream e alla confusione che regna a sinistra sui posizionamenti da prendere in proposito. Crediamo – e per questo lo abbiamo tradotto – che in questo testo del sociologo venezuelano Emiliano Terán Mantovani si possano trovare degli spunti per un’analisi più articolata, che sappia dare il giusto peso alle questioni realmente in campo, che sappia mettere in luce le differenze esistenti tra la sinistra di governo e la destra di opposizione nel Paese, ma che abbia ben chiaro che compito della sinistra e dell’internazionalismo non è difendere o no a prescindere un governo, ma stare sempre, inequivocabilmente, a fianco de los de abajo.

Non crediamo che questo articolo dia delle soluzioni politiche (come potrebbe?) alla crisi venezuelana e delle parole definitive sullo scontro in atto, ma sicuramente propone delle ottime chiavi interpretative. Uscito su alainet.org e ripreso dal giornale messicano Desinformemonos alla fine di aprile, non può dare conto di tutti gli eventi recenti in continua e rapida evoluzione. Primo tra tutti, la decisione del presidente Maduro di indire le elezioni per un’assemblea costituente, che dia rappresentatività non tanto alla “cittadinanza” indefinita come da matrice liberale, ma ai collettivi organizzati, ai sindacati, alle cooperative e alle associazioni di categoria. Mossa che era da tempo nel programma della Rivoluzione Bolivariana, ma che è stata a lungo subordinata alla pratica del governo dall’alto, alle logiche della rendita petrolifera, alle istanze della nuova élite burocratica e all’alleanza con l’esercito. Mossa disperata, forse poco credibile, e che arriva in un momento in cui il chavismo ha perso buona parte del suo consenso sociale, ma a cui bisogna dare atto di marcare una discontinuità nella strategia di resistenza di Maduro.

Non c’è dubbio però che un’iniziativa di questo genere potrà imprimere una soluzione positiva allo scontro in atto solo se accompagnata dalla crescita di un movimento popolare autonomo, tanto dal governo, come dalle manipolazioni dell’opposizione. Buona lettura. [Perez Gallo e Simone Scaffidi] Continua a leggere

Messico, effetto Trump sulle presidenziali

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(di Perez Gallo) (da Q Code Magazine) Alla fine del 2016 un micidiale uno-due ha sconvolto la politica messicana. Da una parte, l’annuncio a metà ottobre della candidatura di una donna indigena da parte del Congresso Nazionale Indigeno e appoggiata dall’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale. Dall’altra, la clamorosa vittoria di Trump alla presidenza degli Stati Uniti e l’inaugurazione di una politica apertamente anti-messicana da parte del vicino del nord. Entrambi gli eventi, congiunti, parrebbero avere già prodotto un risultato rilevante: l’ascesa di Andrés Manuel López Obrador e, come necessario corollario, la sua svolta “trasformista”.

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Il Messico nell’era Trump

Le reazioni al muro annunciato dal presidente Usa

Messico.jpg(Di redazione) (da Radio Città Fujiko)

Ad un mese dall’entrata in carica di Donald Trump, in Messico regna ancora l’incredulità per i primi atti ed annunci del presidente statunitense. La risposta del presidente messicano Peña Nieto è balbettante e anche la sinistra è confusa. La forte dipendenza dell’economia messicana dagli Usa spunta le armi contro il muro voluto dal tycoon.

Se Trump costruirà effettivamente il muro, i messicani troveranno il modo di aggirarlo, anche scavando tunnel. È questa l’ironia e la caparbietà con cui l’uomo della strada messicano reagisce all’idea espressa dal neo-presidente statunitense Donald Trump, che ha annunciato la costruzione dell’ormai famoso muro al confine tra Stati Uniti e Messico.
Ad un mese dall’insediamento del tycoon, però, nel Paese centramericano sembra regnare ancora l’incredulità, da un lato per una vittoria inaspettata, dall’altro perché Trump sembra voler davvero dare seguito a quanto promesso in campagna elettorale.

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Intervista su #Trump #USA #Messico con Gustavo Claros di Radio Cooperativa Padova

mexicanos-protestas-trump-1200x600Nemico comune, ma… Ecco l’audio della trasmissione “LATINOAMERICANDO” (di Gustavo Claros) – Puntata del 17-02-2017 – Radio cooperativa padova (link)

NEMICO COMUNE, MA…La decisione di ampliare il “muro anti-immigranti” di Donald Trump trova l’opposizione di tutti i settori politici messicani. Ma non fa dimenticare le violazioni ai diritti umani da parte del governo di Peña Nieto. Ci colleghiamo con Leon, in Messico, dove si trova il docente e giornalista Fabrizio Lorusso del blog collettivo “L’America Latina”. Categorie | LatinoAmericando – Scarica il podcast della puntata a questo link – Tipo di file: MP3 – Dimensione: 20,58MB – Durata: 35:58 m (80 kbps 44100 Hz) – Ascolta qui sotto:

 

Se Trump minaccia un intervento militare in Messico…

trump-nieto-large570(Fabrizio Lorusso da Huffington post) Sono giorni di tensione per il Messico. Dopo l’ordine esecutivo del neopresidente americano, Donald Trump, firmato la settimana scorsa per realizzare la costruzione del muro alla frontiera col paese latinoamericano (e farlo pagare al Messico attraverso l’imposizione di dazi alle esportazioni messicane negli Usa), arrivano adesso rivelazioni scottanti sulla chiamata di venerdì scorso tra lo stesso Trump e Peña Nieto. Il presidente messicano aveva parlato di una conversazione “costruttiva”, ma è possibile che la verità sia un’altra e che sia molto molto inquietante.

Secondo la agenzia AP (Associated Press) e la giornalista messicana Dolia Estevez, da anni inviata a Washington e collaboratrice dei principali media messicani, fonti attendibili, ma per ora anonime, in Messico e negli Usa hanno fornito una versione alternativa della conversazione con tanto di trascrizioni.  Continua a leggere

@RealDonaldTrump e il muro #Messico #USA a #Esteri di @RadioPopMilano con @emavalenti @chawkisenouci + #video @theintercept

Buona fortuna con il muro. Ottimo e impressionante video da The Intercept, elaborato con 200.000 immagini satellitari di Google Maps che mostrano le asperità dei 3200 km di confine tra Messico eStati Uniti, dove il presidente Donald Trump ha deciso di costruire un muro. Ne parliamo a Esteri di Radio Popolare (ascolta qui link al podcast del 26 gennaio). Nella foto una parte della barriera già esistente. Sono oltre 700 i chilometri già costruiti dalle precedenti ammiistrazioni a partire da quella Clinton nel 1994 e ad eccezione di quella Obama, che non ha aumentato l’estensione del muro. Trump ha emesso il 25 gennaio scorso un ordine esecutivo per riprendere i lavori e completare l’opera negli oltre due terzi di frontiera che sono ancora sprovvisti di protezioni. Costo stimato: tra i 15 e i 25 miliardi di dollari. Chi li paga? Trump il bullo garantisce che sarà il Messico a farlo e annuncia che se il governo di Enrique Peña Nieto non è disposto a pagare, allora è meglio che si cancelli la visita del presidente messicano prevista per il 31 gennaio… E Peña Nieto ha quindi cancellato l’incontro ufficiale. Leggi anche “Esce Obama, arrivano Trump e il Chapo Guzmán” LINK

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