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The border crossing us – Il confine che ci attraversa

viewpoint.jpgDi Redazione ViewPoint

Da ViewPointMag

Traduzione di Martino Sacchi

Infine, senza dubbio, la sinistra negli Stati Uniti dovrà porsi il problema che sarà sempre improbabile una “rivoluzione americana” simile a quella tipicamente immaginata da DeLeon, Debs o Cannon. Se il socialismo dovesse un giorno arrivare in Nord America, è molto più probabile lo faccia in virtù di un processo combinato ed emisferico di rivolta che sovrappone emisferi e intreccia movimenti.

Mike Davis, Prisoners of the American Dream: Politics and Economy in the History of the US Working Class

Dopo due settimane di strenuo viaggio dall’Honduras, passando per il Guatemala per entrare nel Messico del Sud, i membri della carovana migrante hanno ricevuto un’offerta dal governo Messicano: scegliere se stare in Chiapas o Oaxaca, i due stati più a sud del Messico, dove sarebbero stati integrati in un programma di lavoro temporaneo, con una regolarizzazione dello status migratorio che avrebbe permesso l’accesso ad altri servizi come cure sanitarie, educazione e mobilità tra questi due stati. Il programma, chiamato Estás en Tu Casa [sei a casa tua], era parte di un più ampio regime gestionale della migrazione che il Messico a portato avanti negli ultimi anni con il supporto degli Stati Uniti. La carovana, che in quel momento comprendeva più di settemila viaggiatori da Honduras, El Salvador, Guatemala e Messico del sud stesso, costituiva solo una delle più recenti e visibili istanze di un più largo processo che possiamo leggere come dislocazione verso sud del confine statunitense attraverso lo stato messicano.

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Emozioni Primarie a Napoli

Il Partito Democratico aveva risvegliato la voglia di partecipazione di oltre 45mila persone, cioè i votanti alle primarie napoletane che avrebbero dovuto scegliere il candidato sindaco del partito. Che cosa è successo in quelle votazioni la scorsa primavera? Poco prima dell’estate è uscito un libro intitolato Emozioni primarie, edito da Guida e scritto da Lucio Iaccarino e Massimo Cerulo, che prova a spiegarcelo e pone l’accento su questioni fondamentali per il nostro sistema politico partendo da quell’esperienza fallita che s’è cercato di seppellire nel silenzio. E’ una raccolta dei loro “appunti di viaggio” nei meandri della politica locale e delle sue occasioni perdute che possono servire da stimolo per le nuove generazioni di militanti e decisori. Credo sia importante la loro riflessione in Italia e anche nel lontano Messico, paese in cui vivo, dato che recentemente in diverse occasioni il partito di sinistra, il PRD (Partido de la Revolución Democrática), ha dovuto affrontare le divisioni interne e i danni alla reputazione a livello locale e nazionale derivanti da processi interni di preselezione dei candidati poco trasparenti malgrado le intenzioni e i regolamenti di garanzia. L’autocritica su questi fatti ha polarizzato le posizioni all’interno dell’organizzazione ma ha anche iniziato a rafforzare le proposte concrete di rinnovamento sia nelle forme che nei contenuti da presentare di fronte a tutti i cittadini. Questo è il blog del libro che funge da memorandum e aggiornamento sulle iniziative, le proposte e le analisi suscitate dalle primarie napoletane e i suoi risvolti imprevisti: Link QUI

Scripta manent (su Emozioni Primarie)

S. Iacchetta, su Articolo21. Qual è stato il vero esito delle primarie napoletane? Se sul vincitore aleggia l’incertezza, sul perdente ci sono pochissimi dubbi: il PD ne esce distrutto. Prima non riconosce il vincitore di quelle primarie (l’europarlamentare Andrea Cozzolino, accusato di vari brogli elettorali), preferendo ripiegare su un candidato ex novo come l’ex-prefetto Mario Morcone per le amministrative di maggio, poi fa il possibile per far precipitare nel dimenticatoio i cinque mesi di campagna elettorale che hanno caratterizzato il tourbillon primarie.

Ma qualcuno, che ha partecipato da protagonista in quell’avventura, ha pensato bene di prendere appunti, stilare analisi, procedere alla riflessione per raccontarci quanto accaduto. Lucio Iaccarino e Massimo Cerulo, curatori della campagna elettorale di Nicola Oddati (uno dei candidati Sindaco del PD alle primarie), hanno messo su carta tutto quello che hanno visto, ascoltato e registrato nel corso di cinque lunghissimi mesi. Il libro che racchiude le loro memorie – “Emozioni primarie”, edito da Guida e in tutte le librerie dal 9 maggio. Articolo completo QUI

Lucio Iaccarino, Repubblica Napoli. C’È VOGLIA di cambiamento tra i giovani del Partito democratico, voglia di nuove classi dirigenti, voglia di partecipazione e di ricambio generazionale, voglia di equilibri più sani tra il centro e le periferie del Pd. Con Massimo Cerulo autore con me di “Emozioni primarie” (Guida, 2011), sono appena rientrato da un lungo giro di presentazioni del libro che ci ha fatto viaggiare dal Mezzogiorno fino a Roma. E’ stato un tour impegnativo e ricco di spunti politici.

Eletti, quadri, militanti e simpatizzanti del centrosinistra meridionale sembrano soffrire della sindrome del partito organizzativo di massa. Da un lato si avverte una grande nostalgia verso il tempo e la politica della prima Repubblica, per la centralità e la forza che il partito sembra aver posseduto, dall’altro s’invoca autonomia dal centro, maggiore rispetto delle volontà locali, specie se frutto di partecipazione e consultazioni popolari indette nello spirito costitutivo del Partito democratico. Continua QUI.

Claudio Pappaianni su L’Espresso. “Emozioni primarie” (Guida editore). Una cronaca spietata che seziona clientele, faide, intrallazzi e ogni diavoleria pur di conquistare la corsa a sindaco della metropoli più sgarrupata d’Europa. Alimentando un caos che alla fine ha convinto i vertici del Pd a cancellare tutto, annullando anche la voglia di democrazia di molti di quei 45 mila napoletani che si sono presentati ai seggi. L’articolo completo QUI.  Video della trasmissione “L’Emigrante” con intervista a Iaccarino. QUI.

In questo video che riporto in chiusura del post c’è la risposta degli autori all’articolo de L’Espresso con alcune puntualizzazioni importanti per la comprensione della vicenda e delle polemiche che si sono generate.

Caso Battisti, libertà e il Pd a Marzabotto

cesarebattisti2.jpgRiporto qui un volantino distribuito dal Partito Democratico di Marzabotto (BO) in cui si chiede al Sindaco Romano Franchi di provvedere alla revoca della delega alle politiche giovanili esercitata dal consigliere Daniele Ferri. Per il PD locale il motivo è semplice: il Ferri non ha votato come tutti gli altri la proposta che chiedeva al Comune di adoperarsi in tutti i modi possibili per far estradareCesare Battisti dal Brasile. Anche a Marzabotto interessano le sorti dell’ex militante dei Pac (Proletari Armati per il Comunismo) la cui vicenda umana e giudiziaria è diventata un caso controverso e complesso che da alcuni anni a questa parte sembra costituire un ottimo collante capace d’unire tutte le forze politiche nei momenti difficili, proprio come succede con le famiglie affette da sistematiche crisi di valori. Ad ogni modo la proposta di revoca della delega è inquietante date le premesse del caso e la motivazione che si adduce contro il Ferri, cioè la sua “evidente inadeguatezza con il ruolo e le responsabilità ricoperte” proprio per non aver votato come tutti gli altri in questo caso specifico.

Vediamo. E perché mai il consigliere sarebbe inadeguato? Cosa gli impedisce di svolgere il suo ruolo e coprire le sue responsabilità? Sopravvenuta incapacità d’intendere e di volere? Sarà mica stato in Brasile ultimamente? O magari va allontanato per comprovati episodi di corruzione o sfruttamento della prostituzione? Purtroppo basta molto meno.
Basta fare uso di un pizzico di libertà di pensiero e votare secondo le proprie convinzioni e coscienza per diventare una pecora nera o rossa, a seconda. Basta esercitare i propri diritti nelle forme scomode per alcuni e subito parte la ritorsione. Si chiede d’innescare un dibattito serio sugli anni settanta, si pongono domande dolorose ma giuste, s’instilla una feconda macchia di dubbio nel mare piatto di convinzioni pregiudiziali e cosa si ottiene? Una lettera indignata del Partito Democratico. Il pretesto è il solito ma per capirci meglio, ecco il testo del volantino, così com’è stato redatto e diffuso. A tratti risulta quasi incomprensibile ma facciamo uno sforzo.

Marzabotto, 02 febbraio 2011

Spaccatura nella maggioranza di Marzabotto

Nell’ultimo consiglio comunale si è vissuta la spaccatura della maggioranza di governo del Comune di Marzabotto sull’ordine del giorno sulla richiesta di attuare ogni possibile atto volto all’estradizione del terrorista Battisti, presentato dal gruppo PD, IDV e Indipendenti.

La spaccatura si è attuata quando il consigliere Ferri ha espresso il suo voto contrario mentre il Sindaco, il resto della maggioranza e tutto il Consiglio hanno votato favorevolmente.

Oltre a sottolineare la rottura politica della maggioranza, il Partito Democratico di Marzabotto esprime il suo profondo dissenso con il voto negativo espresso dal consigliere Ferri, che ha argomentato la sua posizione asserendo che non si dovevano addossare al Presidente brasiliano l’incapacità dello Stato italiano di dare soluzione agli anni di piombo e del loro epilogo.

Come sottolineato dai nostri consiglieri, ed anche dal Signor Sindaco, il significato primario dell’O.d.G. non è di addossare colpe al Presidente brasiliano, ma dall’esigenza riconosciuta da tutto il Parlamento italiano di vedere il pluriomicida Cesare Battisti che ricordiamo è stato condannato in tutti e tre i gradi di giudizio, di scontare la propria pena in Italia, come richiesto anche dai famigliari delle vittime.

Riteniamo grave e ingiustificato il comportamento tenuto dal consigliere Ferri in contrasto da quanto sempre accaduto nel Consiglio Comunale di Marzabotto, dove su argomenti tanto importanti come legalità, giustizia e terrorismo, tutte le forze politiche hanno sempre difeso le prime e condannato il secondo, senza se e senza ma, soprattutto per il rispetto che sempre si deve alle vittime ed ai loro famigliari così come richiesto per i nostri caduti.

Per queste ragioni chiediamo al Signor Sindaco di ritirare la delega alle politiche giovanili conferita al consigliere Ferri, per una evidente inadeguatezza con il ruolo e le responsabilità ricoperte.

 

Il Partito Democratico di Marzabotto.


Come cittadino auspicherei una riconsiderazione dei termini della lettera. Anzi, auspicherei una vera e propria marcia indietro da parte di un partito che si definisce democratico e l’accettazione dei validi argomenti del consigliere Ferri circa l’opportunità di aprire un dibattito storico. Son nato il 2 agosto. Son nato nel 1977. Mi chiamo F. Lorusso, qualcuno col mio nome morì a Bologna. Raccontano. Avrei bisogno di sapere, capire e non m’interessa credere a spauracchi e mostri della storia. C’è un accostamento tra i familiari delle vittime della stagione del terrorismo nero, rosso e di stato e i caduti (solo caduti, senza aggiungere altro): forse anche su questo è necessaria una sana e lunga discussione.
La gravità della richiesta del Pd di Marzabotto è chiara ed il rischio per la libertà di pensiero è altrettanto palese. Sono i “se” e i “ma” che fanno progredire l’uomo, la scienza e la conoscenza, non le frasi fatte e i dogmi. Mi chiedo chi saranno i prossimi che avranno voglia di parlare e di finire sulle liste nere di partiti e censori di turno. Il ricordo della campagna veneta contro “il rogo di libri” e le liste di proscrizione contro decine di scrittori stilate dagli zelanti pidiellini della Serenissima è fresco e vivo. Resuscita ogni volta che non si segnalano e denunciano analoghi tentativi di regressione democratica. Il Pd ritiene “grave e ingiustificato il comportamento tenuto dal consigliere Ferri” dato che in Consiglio Comunale da sempre “su argomenti tanto importanti come legalità, giustizia e terrorismo, tutte le forze politiche hanno sempre difeso le prime e condannato il secondo”.
Perfetto. Mi piacerebbe sapere in dettaglio perché il consigliere “dissidente” e pensante avrebbe fatto il contrario quando invece ha sottolineato l’incapacità dello Stato (e mi permetto di aggiungere, del nostro paese) di dare soluzione agli anni di piombo e al loro epilogo. E per quale arcana ragione questo voto contrario sarebbe un grave comportamento? Qual è il modo migliore per difendere la legalità e la giustizia contro il terrorismo? Non parlarne più? Acciuffare il mostro che la paga per tutti? Non m’avete ancora convinto.

E nemmeno mi ha convinto una parte del ragionamento di Umberto Eco al Palasharp in cui si stabilisce un nesso tra il caso Battisti e il caso Berlusconi-magistratura per cui, in pratica, sembrerebbe incoerente dubitare della magistratura per il primo e difenderla per il secondo. Si dice che Berlusconi fa esattamente il contrario ma la logica è la medesima: su Battisti dà pieno sostegno alla magistratura e su se stesso sciorina accuse, attacchi e sdegno contro quel potere. Quindi, in soldoni, se dubitiamo coi “se” e coi “ma” su Battisti, non dovremmo concedere lo stesso trattamento a Berlusconi? Di fatto si conclude: meglio allora pensare che la magistratura abbia ragione su entrambi. Ma non credo sia questo il punto, perché stabilire una corrispondenza tra la difesa o la riconsiderazione del caso Battisti e i continui attacchi di Berlusconi alla magistratura è piuttosto fuorviante.
Come già detto è saggio dubitare sempre, ma vorrei si potesse parlare di casi e periodi specifici, uno alla volta, e non di un duello valido in ogni tempo e in ogni luogo tra vittime e carnefici, imputati e giudici. Battisti è stato condannato a pene di volta in volta maggiori fino all’ergastolo in totale contumacia, vive da fuggitivo all’estero tra prigioni e rifugi precari in povertà mentre il nostro Presidente del Consiglio, una delle massime cariche dello Stato, potrebbe essere giudicato qui con tutte le garanzie, ma s’adopera per evitare i processi in tutti i modi che il suo immenso potere gli consente di sperimentare. E’ allora chiaro che non vuole farsi processare e che sposa l’idea di una magistratura politicizzata che vive solo per combattere contro di lui.
La vicenda giudiziaria e storica di Cesare Battisti (anni settanta e ottanta, anni di piombo, giudizio in contumacia, testimoni fallaci, contraddittori e giudicati instabili, casi di tortura, pentitismo a fiumi, logica di branco e sindrome da “si salvi chi può”) ha sollevato fortissimi dubbi in Italia, in Francia, in Brasile e in altri paesi, tanto a livello giudiziario e politico come nell’opinione pubblica. In Italia s’insiste sull’impossibilità della riapertura del suo processo. Questi interrogativi e l’importanza reale, rispetto a quella fantomatica creata ex post, della sua figura sono radicalmente diversi da quelli di Silvio Berlusconi, prima e dopo la discesa in campo, quindi anche i piani sono diversi e l’accostamento risulta alquanto strumentale e fuori luogo.

Per cui quando il premier, all’occasione giustizialista, difende la magistratura per chiedere al Brasile l’estradizione di Battisti, lo fa anche per interpretare il ruolo dell’eroe che lotta per l’onore della patria, capitalizza un luogo comune ormai accettato a livello bi-partisan su Battisti e sfila con le vittime per mostrare la sua solidarietà a loro e al paese. Gesto nobilissimo, ma è un gioco. L’economia conta di più e le frizioni diplomatiche potrebbero costare caro. In Italia i mass media non ne parlano come all’estero, informiamoci. Proviamo a guardarci anche (ma non solo) con gli occhi degli altri e poi di nuovo coi nostri.
Il Brasile decolla e l’Italia affonda, non resta molto da fare se non distrarre la gente, creare falsi casi diplomatici, mostri di un’epoca e scandali a iosa anziché affrontare il passato e il difficile presente. Sono ottimista.
Come tutti i casi strumentali che riemergono periodicamente dai fondali della memoria, c’è speranza che presto potremmo attenderci uno sgonfiamento e così ragionare a freddo (o almeno “a tiepido”) su una storia che a tanti trentenni pare allo stesso tempo così lontana ma anche viva. Viva e incompresa negli occhi dei loro genitori, nei libri, sui giornali, come una narrazione inquietante e obbligata, misteriosa e irrisolta. Il rispetto per le vittime passa per la ricerca della verità per tutti, “buoni e cattivi”, e dall’analisi della storia, non attraverso slogan facili e capri espiatori utili a media e politici.