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Homicidios: cómo lavarse las manos #Columna en @Desinformémonos

lavarse las manos[De: Desinformémonos – Columna] En esta columna quiero comentar un ejemplo concreto, uno más de los muchos que hemos tenido en México, de lo que significa “criminalizar a las víctimas”. Me voy a basar, en esta ocasión, en las declaraciones de un hombre político cercano al gobernador del estado de Guanajuato, Miguel Márquez Márquez, las cuales, como ocurre en muchos contextos locales, no siempre trascienden a nivel nacional, o bien, pasan desapercibidas en la vorágine de noticias diarias, como si no fueran afirmaciones de gravedad y con implicaciones importantes. Después de años de luchas y de movimientos sociales, como el Movimiento por la Paz entre otros, y después de que hubo un incesante trabajo de sensibilización de la sociedad hacia el grave conflicto nacional que vivimos en México, tras caravanas, marchas, desplegados, libros publicados, contra-información y muertes de activistas dedicados a la causa de la justicia y la verdad, y luego de que pasaron dos años y medio de la “noche de Iguala” y del movimiento por los 43 estudiantes de Ayotzinapa, pues bueno, después de todo, lo cínico al poder aún no se le quita. Continua a leggere

Il Messico nell’era Trump

Le reazioni al muro annunciato dal presidente Usa

Messico.jpg(Di redazione) (da Radio Città Fujiko)

Ad un mese dall’entrata in carica di Donald Trump, in Messico regna ancora l’incredulità per i primi atti ed annunci del presidente statunitense. La risposta del presidente messicano Peña Nieto è balbettante e anche la sinistra è confusa. La forte dipendenza dell’economia messicana dagli Usa spunta le armi contro il muro voluto dal tycoon.

Se Trump costruirà effettivamente il muro, i messicani troveranno il modo di aggirarlo, anche scavando tunnel. È questa l’ironia e la caparbietà con cui l’uomo della strada messicano reagisce all’idea espressa dal neo-presidente statunitense Donald Trump, che ha annunciato la costruzione dell’ormai famoso muro al confine tra Stati Uniti e Messico.
Ad un mese dall’insediamento del tycoon, però, nel Paese centramericano sembra regnare ancora l’incredulità, da un lato per una vittoria inaspettata, dall’altro perché Trump sembra voler davvero dare seguito a quanto promesso in campagna elettorale.

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Europa se viste de negro #Columna en @Desinformemonos

nubes-europa(De Desinformémonos – Fabrizio Lorusso) Europa corre peligrosamente hacia un agujero doblemente negro. Negro por su color político predominante, ligado al neofascismo soberanista y xenófobo de las derechas extremas que crecen viral e imparablemente en Francia, Italia, Inglaterra, entre otros. Y negro también porque todo, el espacio y el tiempo de la Europa desunida, confluye en él, rápida e inevitablemente, para ser absorbido, sin que se vislumbre una idea del después. Continua a leggere

Esce #Obama, Arrivano #Trump e il #Chapo Guzmán

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[Da Huffington Post Blog Fabrizio Lorusso – Vedi anche QUI su “Trump e il muro”] Il 20 gennaio comincia l’era Trump e si conclude quella del capo dei capi del narcotraffico mondiale, il messicano Joaquín Archivaldo Guzmán Loera, alias El Chapo, boss del cartello di Sinaloa. Dunque s’insedia il nuovo presidente degli Stati Uniti e lascia il posto Barack Obama dopo 8 anni di mandato. Il magnate neopresidente non ha risparmiato colpi bassi e dichiarazioni minacciose nei riguardi del Messico, promettendo di costruire un muro lungo i 3000 km della frontiera meridionale, anche se in realtà la barriera in parte già esiste, e di farlo pagare al paese latinoamericano!

Ha parlato anche di aumentare i rimpatri forzati, cioè di eseguire deportazioni massive di migranti irregolari. Non è che l’amministrazione Obama sia stata “morbida” in tal senso, dato che sono circa 2,8 milioni i clandestini che negli ultimi anni sono stati rimandati nel paese d’origine, ma senza dubbio Trump ha mostrato un discorso aggressivo e provocatore che sta influendo sui mercati e sulla politica messicana come mai prima.  Continua a leggere

Strage di #PlayadelCarmen: tragica quotidianità in #Messico

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[Da Huffington post] Il 16 mattina, pomeriggio in Italia, ci siamo svegliati in Messico con l’ennesima notizia di una strage, questa volta in un importante centro turistico dei Caraibi messicani, Playa del Carmen: una sparatoria all’entrata di una discoteca tra diversi soggetti armati, 5 assassinati (una messicana e quattro stranieri, di cui uno italiano, Daniel Pessina), 15 feriti e la notizia che rimbalza immediatamente su internet e sui media tradizionali.

All’inizio le autorità hanno escluso il movente terrorista e ipotizzato il (solito) regolamento di conti o l’estorsione, quindi la pista “narcos” che, va detto, viene spesso utilizzata come pass-partout, valido per qualsiasi situazione e adatto, in molte occasioni, a criminalizzare le vittime o a far passare l’idea che “si ammazzano tra di loro”. Non è il caso perché qui ci sono vittime straniere e pare che non ci siano poliziotti coinvolti da “giustificare”. Oggi il governatore del Quintana Roo ha parlato di un litigio tra due persone, cercando di liomitare ancor di più le possibilità di analisi e interpretazioni che possano spiegare meglio il contesto.  Continua a leggere

Luchas sociales en #León #GTO #Bajío: del trasporte al bien común @Desinformémonos

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[Columna de Fabrizio Lorusso “Voz en movimiento” publicada en Desinformémonos el 3 de enero de 2017] El Movimento Passe Livre (MPL), que desde el 2005 en Brasil pelea por las “tarifas cero” en el transporte público, ha enseñado que existen varios niveles de lucha articulados entre sí, pues de la dimensión local y coyuntural, representada por el costo de un pasaje que, por su propia naturaleza, es un factor de exclusión, se pasa a la sistémica y estructural, al relacionar esas tarifas desbordadas con la pobreza, la marginación, el proceso de gentrificación y la explotación laboral: se trata de cotidianidades dramáticas en las realidades sociales desposeídas en la época del neoliberalismo salvaje. A veces no se vislumbra la relación entre éstas realidades cotidianas y el modelo de sociedad definido, desde arriba, a nivel político y cultural. Una protesta legítima y una lucha específica se vinculan, más o menos explícitamente, con fenómenos más amplios como el tipo de globalización incondicional y excluyente de que México forma parte y su modelo socio-económico, adoptado para mayor ventaja de unas cuantas clases dirigentes. Continua a leggere

El impasse político de Haití @LaJornada @LaJornadaOnLine

impasse-haiti[Fabrizio Lorusso* Diario La Jornada – Lee también, en italiano: I migranti haitiani alla frontiera USA] Tras un año de tensiones políticas, fraudes electorales, calamidades naturales, protestas callejeras y cuatro postergaciones del voto popular, el pasado 20 de noviembre Haití vivió una jornada electoral en que se renovó un tercio de los congresistas y se eligió al nuevo presidente. El país llegó al voto con una economía estancada, una inflación de 10 por ciento y 80 por ciento de la población en la pobreza.

Gli haitiani alla frontiera USA e l’incognita Trump (intervista a Caterina Morbiato)

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Da frontiere news: INTERVISTA DI FABRIZIO LORUSSO, FOTO DI HERIBERTO PAREDES

Caterina Morbiato, antropologa italiana esperta di temi migratori in Messico, ha da poco visitato la frontiera tra Tijuana e San Diego presso cui sono bloccati migliaia di migranti haitiani che, dopo un viaggio estenuante e rischiosissimo dal Brasile al Centro America e al Messico, rischiano ora di non poter entrare negli Stati Uniti, loro obiettivo finale. La vittoria di Donald Trump alle presidenziali americana ha, ovviamente, complicato la loro situazione. 

In breve, come si spiega la presenza migliaia di haitiani bloccati a Tijuana, in Messico?

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