Archivi tag: Globalizzazione & Neoliberalismo

El imperio del #management: #privatismo #americanización #neoliberalismo @RevistaMemoria

memoria2589de Fabrizio Lorusso [Revista Memoria, México, Número 258. Año 2016-2]

Ciertos conceptos regulan de una manera u otra nuestras vidas sin que nos demos cuenta. Cargados de ideología e historia, usos políticos e instrumentales, se van revelando en flashazos de lenta concienciación. “Privatismo” es uno de ellos. Viene del verbo privar; o sea, “excluir de algo”. Se relaciona con la esfera privada y una apropiación que culmina con el goce de la propiedad llamada, consecuentemente, “privada”. Es lo opuesto de lo común y público, del libre disfrute. Imágenes: el cerco, la valla, lo mío, las reservas. Enclosures, los primeros terrenos agrícolas en Inglaterra protegidos por alambres de púas y leyes sobre la propiedad. El liberalismo clásico del siglo XVIII. Lo inviolable que resultan un cajero o una vitrina versus lo violentado que es cualquier derecho humano en nuestra sociedad.  Continua a leggere

Messico, effetto Trump sulle presidenziali

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(di Perez Gallo) (da Q Code Magazine) Alla fine del 2016 un micidiale uno-due ha sconvolto la politica messicana. Da una parte, l’annuncio a metà ottobre della candidatura di una donna indigena da parte del Congresso Nazionale Indigeno e appoggiata dall’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale. Dall’altra, la clamorosa vittoria di Trump alla presidenza degli Stati Uniti e l’inaugurazione di una politica apertamente anti-messicana da parte del vicino del nord. Entrambi gli eventi, congiunti, parrebbero avere già prodotto un risultato rilevante: l’ascesa di Andrés Manuel López Obrador e, come necessario corollario, la sua svolta “trasformista”.

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Il Messico nell’era Trump

Le reazioni al muro annunciato dal presidente Usa

Messico.jpg(Di redazione) (da Radio Città Fujiko)

Ad un mese dall’entrata in carica di Donald Trump, in Messico regna ancora l’incredulità per i primi atti ed annunci del presidente statunitense. La risposta del presidente messicano Peña Nieto è balbettante e anche la sinistra è confusa. La forte dipendenza dell’economia messicana dagli Usa spunta le armi contro il muro voluto dal tycoon.

Se Trump costruirà effettivamente il muro, i messicani troveranno il modo di aggirarlo, anche scavando tunnel. È questa l’ironia e la caparbietà con cui l’uomo della strada messicano reagisce all’idea espressa dal neo-presidente statunitense Donald Trump, che ha annunciato la costruzione dell’ormai famoso muro al confine tra Stati Uniti e Messico.
Ad un mese dall’insediamento del tycoon, però, nel Paese centramericano sembra regnare ancora l’incredulità, da un lato per una vittoria inaspettata, dall’altro perché Trump sembra voler davvero dare seguito a quanto promesso in campagna elettorale.

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IIRSA, L’infrastruttura della devastazione (SUB ITALIANO)

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(di Coordinadora Antiirsa, traduzione di Perez Gallo)

Vi proponiamo qui il documentario realizzato da Coordinadora Antiirsa e da noi tradotto.

IIRSA (Iniciativa para la Infraestructura Regional de Sur América) é un gigantesco piano di interconnessione logistica del continente, che conta con circa 600 mega-progetti, che colpisce o espropria più di 1300 tra comunità indigene, comunità contadine, comunità afrodiscendenti, comunità di pescatori e raccoglitori, organizzazioni sociali e organizzazioni ambientaliste, e che punta a connettere le enclaves estrattive, minerarie e di soia della regione con i mercati globali [Perez Gallo].

Per accedere ai sottotitoli cliccare su “sottotitoli” in basso a destra nel video di youtube.

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Relaciones Internacionales: Invitación a Publicar en #Revista #Entretextos de @IberoLeon #Convocatoria

entretextos-logo
Por medio de la presente le extiendo la invitación a enviar un artículo para su publicación en el número 27 (diciembre de 2017) de Entretextos, la revista principal de la Universidad Iberoamericana León (Guanajuato), cuyo tema central será el siguiente “Complejizar las Relaciones Internacionales: interdisciplinariedad y glocalidad”
 
Entretextos es una revista académica con ISSN, cuyos artículos son evaluados con el método de doble ciego, y ya se encuentra en la fase final del proceso de indexación en RedalycA la luz de sus competencias y campos de interés, considero que sería muy interesante para nosotros y para Usted poder presentar una propuesta según los lineamientos que indicamos a continuación. La convocatoria también está aquí-LINK.
Criterios básicos para los artículos:
Extensión: de 10 a 20 cuartillas (de 30mil a 60mil caracteres incluyendo espacios, notas, bibliografía, tablas, etc.)
Fecha de entrega: 30 de junio de 2017
Referencias: estilo APA
Idiomas: inglés o español, con resumen y palabras claves en los dos idiomas.
 
Tema de la convocatoria: Complejizar las Relaciones Internacionales: interdisciplinariedad y glorelazioni_internazionali_940calidad” – El reconocimiento del sistema internacional como una dimensión diferenciada del ámbito local/nacional plantea la necesidad de generar análisis y prospectivas que dejen de operar bajo parámetros y patrones tradicionales, focalizados al estudio del Estado. El aumento de la interdependencia entre diversos actores a nivel internacional demanda un abordaje de la política global como un fenómeno complejo, (des) localizado y difuso, que establece un reto práctico y académico para comprender las dinámicas sociales, políticas y económicas que caracterizan al fenómeno internacional actual. En este sentido, las Relaciones Internacionales, como disciplina y campo de estudio, demandan un abordaje interdisciplinario que dé cuenta de la manera en la que diversos actores, normas y discursos, se entretejen en un campo de creciente impermanencia y liquidez.
 
Para cualquier duda o aclaración y para enviar propuestas, le invitamos a comunicarse por correo con el Dr. Fabrizio Lorusso fabrizio.lorusso@iberoleon.mx  del Departamento de Ciencias Sociales y Humanidades de la Ibero León.

#Terrorismo, #medios y #paranoias #Europa #Columna @Desinformemonos

terrorismo(Fabrizio Lorusso – Desinformémonos) La paranoia se ha apoderado de los medios de comunicación y de la opinión pública europea. Tan solo es suficiente prender una televisión y sintonizar un canal italiano, inglés, español o belga para darse cuenta de que la manera de presentar las noticias se ha radicalizado, se ha dramatizado de tal manera que ya no importa si se está hablando de Estado Islámico, de los efectos de la Brexit (la salida del Reino Unido de la Unión Europea), de algún homicidio cometido por iniciativa individual o del golpe de estado en Turquía y de las represalias, arbitrarias y desmesuradas, del presidente turco Erdogan. Todo contribuye al caos global que, según la vulgata mediática, atraviesa el Viejo Continente como pivote y hoyo negro de los males del mundo. Continua a leggere

Presentazione Libro #MessicoInvisibile a #Napoli #NarcoGuerra @ExOpgJesopazzo @Ed_Arcoiris

Evento Messico Invisibile e Narcoguerra Je So Pazzo Napoli

Giovedì 7 Luglio | ore 19:30
Ex OPG Occupato – Je so’ pazzo

STRAGI SILENZIOSE DELLA NARCOGUERRA
Hispánitart Associazione Culturale & Ex OPG Occupato – Je so’ pazzo
presentano

“MESSICO INVISIBILE”
Voci e pensieri dall’Ombelico della luna
con
Fabrizio Lorusso (autore)
Alessandra Riccio(relatrice)

—LINK EVENTO FACEBOOK

MESSICO INVISIBILE

In nahuatl, la lingua parlata dagli antichi messicani, la parola Messico significa “nell’ombelico della luna”. Oggi il Paese è l’ombelico dei traffici delle principali sostanze stupefacenti consumate negli Stati Uniti e in Europa. Negli ultimi dieci anni la militarizzazione della cosiddetta “guerra alle droghe” ha causato oltre 150mila morti e 30mila desaparecidos e la crisi dei diritti umani nel Paese è terrificante. Territori e comunità vivono gli effetti distruttivi della violenza sul tessuto sociale e familiare. I giornalisti e gli attivisti sono minacciati e costretti a tacere, anche con la morte o la sparizione forzata, e le colline intorno a tante città e villaggi sono disseminate di fosse clandestine e resti umani.
Il caso dei 43 studenti di Ayotzinapa, sequestrati da poliziotti e narcotrafficanti a Iguala la notte del 26 settembre 2014, ha fatto breccia nell’opinione pubblica internazionale, ma resta irrisolto e i ragazzi sono ancora desaparecidos. La lotta per fare memoria e trovare verità e giustizia rimane aperta.
Il lato intollerante e cinico delle istituzioni si scontra quotidianamente con le parti attive e in resistenza della società civile. Messico Invisibile raccoglie cronache, reportage e saggi sull’attualità del Messico. Le voci creano parentesi di senso e respiro su questa intricata realtà, centrata sul Messico ma in espansione idealmente fino all’Italia e oltre, con alcune interviste a intellettuali, esperti, attivisti e artisti come Don Luigi Ciotti, fondatore di Libera, Alfredo López Casanova, del progetto Orme della Memoria per i desaparecidos, gli scrittori Alberto Prunetti, Pino Cacucci e Roberto Saviano, Xitlali Miranda, coordinatrice delle ricerche degli Altri Desaparecidos di Iguala, e il pittore partigiano Luciano Valentinotti.


BIO

FABRIZIO LORUSSO
Fabrizio Lorusso è giornalista freelance e prof/ricercatore all’Università Iberoamericana di León, in Messico. Collabora con media italiani (Il Reportage, Huffington, Radio Popolare, RSI, Global Project), messicani (La Jornada, Desinformémonos, Variopinto) e sudamericani (Noticias Aliadas) ed è blogger dell’Huffington Post. È redattore della web-zine CarmillaOnLine e autore dei libri Santa Muerte Patrona dell’Umanità (Stampa Alternativa, 2013), Narcoguerra. Cronache dal Messico dei Cartelli della Droga (Odoya, 2015), La fame di Haiti (con Romina Vinci, End, 2015), e Messico Invisibile. Voci e pensieri dall’ombelico della luna (Arcoiris, 2016). Cura il blog personale https://lamericalatina.net/

ALESSANDRA RICCIO
Alessandra Riccio ha insegnato letterature spagnole e ispanoamericane all’Università degli Studi di Napoli L’Orientale. È autrice di saggi di critica letteraria su autori come Cortázar, Victoria Ocampo, Carpentier, Lezama Lima, María Zambrano. Ha tradotto numerosi autori fra i quali Ernesto Guevara, Senel Paz, Lisandro Otero. È stata corrispondente a Cuba per l’Unità dal 1989 al 1992. Collabora con numerosi giornali e riviste italiane e stranieri e dirige insieme a Gianni Minà la rivista “Latinoamerica”. È tra le fondatrici della Società Italiana delle Letterate.


Hispánitart, è un’associazione culturale che si propone di gettare un ponte tra la cultura ispanica e quella italiana, che vuole riscoprire il ruolo di Napoli come spugna culturale, una città nella quale le diversità non si scontrano ma si affiancano e si mescolano da secoli. La collaborazione con enti e con altre associazioni, l’idea di incontri itineranti per riscoprire luoghi e per rimettere al centro la cultura sono l’anima e l’identità di questa associazione. www.hispanitart.com

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Je so’ pazzo è un ex-opg (ospedale psichiatrico giudiziario) occupato nel marzo 2015 da un gruppo di studenti, lavoratori, disoccupati, per sottrarlo all’abbandono e per restituirlo alla città, per ricostruire la memoria di questo luogo terribile di esclusione e tortura, e lanciare percorsi di mobilitazione a partire dalle nostre concrete esigenze: dal lavoro al territorio, dalle scuole alle università, dalla casa alla sanità.

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Come arrivarci?
– Metro Linea 1: Fermata Materdei
(5 minuti a piedi verso Salita San Raffaele)
– Dal centro storico (15 minuti a piedi):
arrivare al museo nazionale e salire via Salvator Rosa,
all’incrocio con via Imbriani ci trovate sulla destra.

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Ex Opg Occupato – Je so’ pazzo
pagina facebook: https://www.facebook.com/exopgjesopazzo
sito web: http://jesopazzo.org/
twitter: https://twitter.com/ExOpgJesopazzo

 

 

 

Mantras del Perfecto y Maldito Economista @Desinformémonos

george-bush-harvard-mba[Columna aparecida en Desinformémonos – 9 de junio de 2016] El economista bien educado nunca contesta “sí” o “no”, sino “depende”. No importa cuál haya sido la pregunta. Decir que todo depende salva su vida y su carrera. Le da incluso un aura de respetabilidad si la mueca facial que acompaña su no-respuesta es convincente, firme. Este hábito inveterado de contestar siempre “depende” no es un mito, sino una enseñanza universitaria, uno de aquellos tips que el profesor de microeconomía da a sus alumnos terminando el semestre.

El economista con Denominación de Origen Controlado se jacta de ser portador de la Fuerza. Es decir, se interpreta a sí mismo como el conocedor de una ciencia poderosa y perfecta, de un arte sublime y de una apreciada profesión. Sin embargo, según el dicho, “quien mucho abarca poco aprieta”, y no ha habido en la historia nadie, salvo quizás Leonardo da Vinci y pocos barbudos revolucionarios más, que haya sido un excelente científico, un refinado artista y, a la vez, un profesional impecable de éxito, hasta en los negocios.

Además, no importa verdaderamente si, en su pasado, el profesional-artista-ecónomo se ha equivocado, si sus operaciones llevaron a quiebras y despidos, o incluso si a nivel sistémico la economía real está fregada. Lo que cuenta es la aplicación de un corpus teórico incomprensible y certificado ISO, la “sabiduría o mantra convencional”, que contiene las fórmulas mágicas del éxito para todo problema. Estos secretos son revelados a los brujos 2.0 quienes pudieron salir indemnes de un MBA (Master in Business Administration) en una universidad de la Ivy Leaguecomo Harvard, Yale, Chicago o Stanford o de un posgrado en laLondon School of Economics.

La economía y la gerencia, entendidas como disciplinas y teorías, son ciencias sociales, humanas, y no exactas. Pero pretenden ser como las ciencias naturales y se proponen como totalizantes. En fin, pese a que en las últimas décadas los manuales de materias económicas y administrativas se han llenado de inconfesables demonstraciones matemáticas e inefables estadísticas, el “profesional” de la economía no es un químico o un biólogo. Vive de probabilidades ficticias, curvas gaussianas e inferencias surrealistas que pretenden explicar el mundo, pues asimilan el mundo físico, los objetos, a lo que viene siendo su simple valor de intercambio o cash. La naturaleza se asimila a la mercancía. Bien lo ha relatado el ensayista Nassim Taleb en su obra “El cisne negro: el impacto de lo altamente improbable” en la que desmonta los credos de los economistas que, por su lado, los elevaron al rango de verdades y con ello piensan poder manejar países y economías, mercados y empresas (que finalmente terminan siendo lo mismo, es decir, blancos de experimentos sociales administrables del mismo modo).

El buen economista ve a “hombres económicos” (el famosohomo oeconomicus latín) que están al acecho en todos lados. Cree que su vecino es racional o que, al menos, actúe la mayoría de las veces según parámetros racionales. Supone que él y los demás pobladores de su condominio hacen las mejores elecciones en términos de optimización Pareto-eficiente. Entiende que su primo es un egoísta, como toda la humanidad, y que su novia maximiza utilidades, más que nada. Él mismo lo hace con ella porque así incrementa el beneficio global. Sus colegas viven atrapados en el dilema del prisionero.

Además, está seguro de que si el 1% de la humanidad, que detiene casi toda la riqueza del mundo, se enriquece más y prospera libremente, todos se beneficiarán y la Tierra será un mejor lugar. Por goteo de la riqueza hacia abajo, por un derrame automático y dadivoso, y porque así dicen los feligreses neoclásicos de Milton Friedman, el 99% de la población va a vivir bien, en paz y desarrollo. En otras palabras: la pobreza desaparecerá por sí sola, nada más hay que tener paciencia. Mientras tanto, trabajen y muéranse de hambre.

En este inframundo de competencia entre humanos-económicos, no hay lugar para los débiles. El mercado es amo de casa y de llaves, barre todo aquello que no lo sabe secundar. La persona de carne y hueso desaparece y queda su holograma economicista dedicado al consumo y al goce ilimitado. La Modernidad, dice el teólogo de la liberación y luchador social Leonardo Boff, ve a la naturaleza como algo que se debe dominar, vencer, explotar y conquistar. El proyecto “moderno”, engendrado desde Occidente y extendido al mundo gracias a la llamada “anglobalización” y la expansión del sistema capitalista en todos los rincones del planeta, se olvidó, hace tiempo, quizás desde el principio, del “cuidado de la casa común”, o sea de la Tierra. La humanidad ésta, finalmente, encaminada hacia un punto de no retorno, por ejemplo en el tema del calentamiento global y el uso de los recursos naturales (finitos) según planes de despojo (infinitos).

Además de la palabra “depende”, otra muleta, apta para las charlas en economía, es “ceteris paribus”. Algunos economistas creen que la expresión es prestada del inglés, el idioma universal, y la pronuncian como si así fuera (y suena muy mal). Pero no, viene del latín y significa “a paridad de condiciones”. Para los no familiarizados con ella, quiere decir básicamente que si todos los factores considerados en un razonamiento económico son fijos y estables, podemos determinar que algo va a pasar. Si nada cambia de nuestros supuestos y de las condiciones antes mencionadas, entonces sí nuestra previsión se realiza. Funciona en la teoría, en las aulas, pero una vez que se aplica a la realidad, esta forma mentis es engañosa y funesta.

“Si María piensa como yo, optimiza a cabalidad, y si la tasa general de empleo sigue estable, la inflación anual es constante, el banco la trata igual como siempre, los intereses de su crédito suben según dicte el mercado y ella continúa desempleada,ceteris paribus (si NADA cambia en su vida), entonces tendrá que emigrar o darse al hampa”. Parodiando un poco, la substancia es ésta. Previsiones basadas en modelos teóricos, o en supuesto algo ingenuos, si no es que pedantes.

En 2010, salió en Italia el libro “Maledetti Economisti”, Malditos Economistas (Las idioteces de una ciencia inexistente), de Sergio Ricossa. Es un texto irónico y documentado sobre frustaciones y exceso de la economía. Me valgo de un extracto del texto: “La historia de los economistas es una tragicomedia. Habrían querido indagar sobre la dimensión económica de la vida, explicarnos el porqué de la prosperidad y de la depresión, hacernos entender algo de los fenómenos con los que cada día nos topamos. Pero sus teorías, contradictorias, divergentes, hacen complicado lo que es simple e indescifrable lo que es complejo”.

El economista tiende a confundir las dos acepciones de “especulación”. La especulación filosófica trae un aumento del bienestar intelectual común, al ser pública, de bajo costo y orientada al desarrollo de las ideas de todos. Se especula mucho en la universidad, por ejemplo. Y “universidad” nace de “universal”, pues justamente la institución debe tener una vocación hacia la maximización general del conocimiento como bien común. Sin embargo, en muchos casos es tachada de inútil e improductiva por grupos de fe tecnocrática.

Son los mismos que, como lo hizo recientemente en una conferencia el rector del ITAM, Arturo Fernández, afirman que Morena es un “riesgo para México” y “la reacción y resistencia de la Coordinadora Nacional de Trabajadores de la Educación (CNTE) ha sido como la que se espera de un animal herido de muerte, que lanza gruñidos y zarpazos a diestra y siniestra; se trata de una organización política que agrupa a un gremio radical formado en una ideología guerrillera, rémora de lo peor de nuestro pasado político”. Y así es que, frente a un pelotón de empresarios reunidos en Expo Bancomer (Santa Fe, CDMX, ex DF), el economista recibe aplausos fáciles, automáticos, descalificando a uno de los pocos grupos organizados que se oponen valiosamente a la homologación neoliberal fundamentalista, aplicada a la educación con reformas laborales disfrazadas de “educativas”.

La palabra “especulación”, por el lado menos filosófico y más material, ilumina la mente economista cada vez que se asocia al adjetivo “financiera”. La especulación financiera salvaje, desligada del sentido común y de la economía real, trae uno que otro beneficio, ceteris paribus y si todo sale bien, al menos para unos cuantos. No importa si se tumban a países enteros, haciendo quemar los ahorros para el retiro de millones de ciudadanos. Los que son capaces de mover masas virtuales de dinerales con tecladitos y touch screens, generan enormes agravios al conjunto social y al sector público que tanto odian y que, sin embargo, invocan para salvarse de la quiebra.

En Estados Unidos se ha criticado, sin surtir aún muchos efectos, el “managerialismo”, o sea una ideología o degeneración de la buena gerencia, de la “vieja administración”. Con base en esta ideología managerialista, los negocios se vuelven el dominio exclusivo de una casta amoral, más allá del bien y del mal, formada por técnicos y expertos legitimados a “dirigir”. Esto, en suma, significa ganar más dinero en menos tiempo, sin pensar en los efectos de su actividad. Las denuncias contra la insana deriva del modelo estadounidense de enseñanza y operación de la economía y los negocios, antes y después de la crisis de 2007-2009, no han servido. El mantra de los economistas, más bien, se ha esparcido globalmente como semilla del ilusorio mantra del ganar-ganar. Autor @FabrizioLorusso