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Nacqui / Nací (Poesia da Tijuana, Messico)

di Cynthia Franco* (Da CarmillaOnLine)

mandata-dallautriceCynthia Franco (1988), è una poetessa originaria di Tijuana (Messico) che si dedica principalmente alla poesia orale. “Nacqui” ho avuto l’occasione di ascoltarla declamata dalla stessa autrice. Mi ha colpito la sensibilità e l’intimità con la quale è messa in verso la condizione biografica degli abitanti delle zone settentrionali di frontiera. Una condizione che rimesta la violenza di una modernità senza scrupoli, con la speranza e la forza della visione ancestrale della vita umana, nella quale mescolanza l’ottimismo non può arrivare a lucente compimento, così come il nichilismo trova nella nuda vita un limite ultimo all’abbandono. In questa poesia, dolcezza e crudezza si mescolano nella poetica di una poetessa e donna del Nord messicano [Nino Buenaventura, traduttore].  Continua a leggere

Javier Sicilia y @RossanaReguillo @ITESO alla @FILGuadalajara 2016 #MPJD

Dos fragmentos de las charlas del poeta Javier Sicilia y de la investigadora Rossana Reguillo en la Feria internacional del libro de Guadalajara, 1 de diciembre de 2016.

 

Marilú Oliva y Francesca Gargallo: discriminación de género en la literatura @JornadaSemanal @LaJornada

jornada-sem-marilu-francesca

(De Jornada Semanal del 5 – 11 – 2016 link) Marilú Oliva es una escritora italiana de novela negra, policíaca y ensayos. Su obra narrativa se basa en la introspección psicológica y el develamiento de los estereotipos, en profundas, amargas y catárticas visiones filosóficas sobre el tiempo y la vida y, finalmente, en análisis irónicos y despiadados sobre las contradicciones de la sociedad y los personajes multifacéticos que la pueblan. Pero también es maestra, en la acepción amplia del término: docente en las aulas de las preparatorias de Bolonia, Italia, y luchadora dentro de un entorno social y, en lo específico, de un sector como el medio editorial y literario, en donde la discriminación de género y las prácticas antiéticas son notorias. Lo hace a través de batallas sobre el terreno y de escritos críticos, por ejemplo el publicado en el número 934 de este suplemento, “Feminicidio y barbarie contemporánea”, y muchos más en medios italianos como CarmillaOnLine,Huffington Post, Thriller Magazine, radio, canales televisivos y en Libroguerriero, el blog colectivo coordinado por la autora. En 2013, Oliva también coordinó la colección de cuentos Nessuna più. 40 scrittori contro il femminicidio (Ni una más. 40 escritores contra el feminicidio), una obra coral única en el panorama editorial de Italia, en la cual participan cuarenta narradores y narradoras a partir de un caso defeminicidio reportado por la prensa en los últimos años. El libro, que está siendo traducido al español por un equipo de traductores de la carrera de letras italianas de la unam, es un esfuerzo para dar visibilidad a un fenómeno cultural y social complejo, indignante y deliberadamente ignorado o distorsionado por los medios de comunicación y la clase política.  Continua a leggere

2 settimane in #Messico: #SantaMuerte Patrona dei Viaggiatori?

guida-messico[Riprendo dal blog del viaggiatore Roberto Buracchini un mio testo sulla Santa Muerte pubblicato nell’ottima guida express sul Messico (“Due settimane in Messico”) che ha coordinato insieme ad Alessandra Rusticali. Ne approfitto anche per segnalare la recente ristampa del libro Santa Muerte Patrona dell’Umanità e l’uscita dell’eBook (link) per Stampa Alternativa / Nuovi Equilibri].

Intro di Roberto B.: Oggi voglio presentarvi la Santa Muerte di Fabrizio Lorusso, che ha contribuito con questo articolo alla stesura della guida dei Viaggiautori sul #Messico. Non aspettate troppo, fate come me, prendete un volo per Città del Messico, scendete alla metro di Tepito, dirigetevi verso Calle Alfareria e visitate l’altare della niña blanca. Intanto se siete curiosi date un’occhiata a cosa ha scritto Fabrizio come contributo alla guida.

Santa Muerte, Patrona dei Viaggiatori?
di Fabrizio Lorusso

In Messico la morte ha il privilegio d’essere santa, anzi santissima. Infatti, la Santa o Santissima Muerte, conosciuta anche comeFlaquita (Magrolina), Niña Blanca o Bonita (Bimba Bianca o Carina) o Huesuda (Ossuta), rappresenta il culto popolare non riconosciuto dalla Chiesa più importante e in rapida crescita dell’America Latina e, forse, del mondo intero. La sua presenza, prima clandestina e marginale, è diventata pubblica e capillare in numerosi centri urbani messicani.

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Presentazione Libro #MessicoInvisibile a #Napoli #NarcoGuerra @ExOpgJesopazzo @Ed_Arcoiris

Evento Messico Invisibile e Narcoguerra Je So Pazzo Napoli

Giovedì 7 Luglio | ore 19:30
Ex OPG Occupato – Je so’ pazzo

STRAGI SILENZIOSE DELLA NARCOGUERRA
Hispánitart Associazione Culturale & Ex OPG Occupato – Je so’ pazzo
presentano

“MESSICO INVISIBILE”
Voci e pensieri dall’Ombelico della luna
con
Fabrizio Lorusso (autore)
Alessandra Riccio(relatrice)

—LINK EVENTO FACEBOOK

MESSICO INVISIBILE

In nahuatl, la lingua parlata dagli antichi messicani, la parola Messico significa “nell’ombelico della luna”. Oggi il Paese è l’ombelico dei traffici delle principali sostanze stupefacenti consumate negli Stati Uniti e in Europa. Negli ultimi dieci anni la militarizzazione della cosiddetta “guerra alle droghe” ha causato oltre 150mila morti e 30mila desaparecidos e la crisi dei diritti umani nel Paese è terrificante. Territori e comunità vivono gli effetti distruttivi della violenza sul tessuto sociale e familiare. I giornalisti e gli attivisti sono minacciati e costretti a tacere, anche con la morte o la sparizione forzata, e le colline intorno a tante città e villaggi sono disseminate di fosse clandestine e resti umani.
Il caso dei 43 studenti di Ayotzinapa, sequestrati da poliziotti e narcotrafficanti a Iguala la notte del 26 settembre 2014, ha fatto breccia nell’opinione pubblica internazionale, ma resta irrisolto e i ragazzi sono ancora desaparecidos. La lotta per fare memoria e trovare verità e giustizia rimane aperta.
Il lato intollerante e cinico delle istituzioni si scontra quotidianamente con le parti attive e in resistenza della società civile. Messico Invisibile raccoglie cronache, reportage e saggi sull’attualità del Messico. Le voci creano parentesi di senso e respiro su questa intricata realtà, centrata sul Messico ma in espansione idealmente fino all’Italia e oltre, con alcune interviste a intellettuali, esperti, attivisti e artisti come Don Luigi Ciotti, fondatore di Libera, Alfredo López Casanova, del progetto Orme della Memoria per i desaparecidos, gli scrittori Alberto Prunetti, Pino Cacucci e Roberto Saviano, Xitlali Miranda, coordinatrice delle ricerche degli Altri Desaparecidos di Iguala, e il pittore partigiano Luciano Valentinotti.


BIO

FABRIZIO LORUSSO
Fabrizio Lorusso è giornalista freelance e prof/ricercatore all’Università Iberoamericana di León, in Messico. Collabora con media italiani (Il Reportage, Huffington, Radio Popolare, RSI, Global Project), messicani (La Jornada, Desinformémonos, Variopinto) e sudamericani (Noticias Aliadas) ed è blogger dell’Huffington Post. È redattore della web-zine CarmillaOnLine e autore dei libri Santa Muerte Patrona dell’Umanità (Stampa Alternativa, 2013), Narcoguerra. Cronache dal Messico dei Cartelli della Droga (Odoya, 2015), La fame di Haiti (con Romina Vinci, End, 2015), e Messico Invisibile. Voci e pensieri dall’ombelico della luna (Arcoiris, 2016). Cura il blog personale https://lamericalatina.net/

ALESSANDRA RICCIO
Alessandra Riccio ha insegnato letterature spagnole e ispanoamericane all’Università degli Studi di Napoli L’Orientale. È autrice di saggi di critica letteraria su autori come Cortázar, Victoria Ocampo, Carpentier, Lezama Lima, María Zambrano. Ha tradotto numerosi autori fra i quali Ernesto Guevara, Senel Paz, Lisandro Otero. È stata corrispondente a Cuba per l’Unità dal 1989 al 1992. Collabora con numerosi giornali e riviste italiane e stranieri e dirige insieme a Gianni Minà la rivista “Latinoamerica”. È tra le fondatrici della Società Italiana delle Letterate.


Hispánitart, è un’associazione culturale che si propone di gettare un ponte tra la cultura ispanica e quella italiana, che vuole riscoprire il ruolo di Napoli come spugna culturale, una città nella quale le diversità non si scontrano ma si affiancano e si mescolano da secoli. La collaborazione con enti e con altre associazioni, l’idea di incontri itineranti per riscoprire luoghi e per rimettere al centro la cultura sono l’anima e l’identità di questa associazione. www.hispanitart.com

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Je so’ pazzo è un ex-opg (ospedale psichiatrico giudiziario) occupato nel marzo 2015 da un gruppo di studenti, lavoratori, disoccupati, per sottrarlo all’abbandono e per restituirlo alla città, per ricostruire la memoria di questo luogo terribile di esclusione e tortura, e lanciare percorsi di mobilitazione a partire dalle nostre concrete esigenze: dal lavoro al territorio, dalle scuole alle università, dalla casa alla sanità.

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Come arrivarci?
– Metro Linea 1: Fermata Materdei
(5 minuti a piedi verso Salita San Raffaele)
– Dal centro storico (15 minuti a piedi):
arrivare al museo nazionale e salire via Salvator Rosa,
all’incrocio con via Imbriani ci trovate sulla destra.

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Ex Opg Occupato – Je so’ pazzo
pagina facebook: https://www.facebook.com/exopgjesopazzo
sito web: http://jesopazzo.org/
twitter: https://twitter.com/ExOpgJesopazzo

 

 

 

Lost in Mexico City: Una vuelta por territorio chilango @LaJornada @JornadaSemanal @lajornadaonline

En la Ciudad Monstruo, alias DeEfe, Chilangolandia o DFctuoso, circulan 6 millones de automotores, dándole gas y fumando por el mofle. Alrededor de 25 millones de almas, en algún momento, transitan a pie, en bici, patineta, transporte público o coche por los enredos de la urbe o en su desbordamiento (anti)natural en el área conurbada del EdoMex.

En lo personal, manejo moto, con gusto y euforia. Hace años lo hago en la capital, consciente de los peligros pero ya adicto al tráfico. Por eso me afectan códigos y prohibiciones, abusos y dependencias automotrices.

2015 pasará a la historia por el nuevo reglamento de tránsito defeño, un código vigente desde diciembre de 2014. Quisiera rememorar aquí viejas reglas y enraizadas costumbres vehiculares que, bajo la asesoría de taxistas, policías, compas motociclistas y esmerados funcionarios públicos, he aprendido en estos años de desencuentros en la jungla chilanga. Quizás nosotros, transeúntes y conductores, ya no seamos testigos de fenómenos de esta naturaleza en el futuro y, por ende, los extrañaremos. No obstante, es sabido que las mejores prácticas nunca mueren, sólo se transforman. El tiempo lo dirá.

La mayoría de los códigos no están escritos, son cultura e incultura, y nos ayudan a adaptarnos a las situaciones de la vida que el derecho no regula. Este breve recuento honra la memoria de todos los maestros de creatividad vial que he tenido por los caminos de México y de la vida.

transporte chilangolandia

La regla de los 50. Un bravo taxista me sugirió un día adoptar esta portentosa conducta: “Legalmente, puedes conducir tu moto o auto en sentido contrario por 50 metros, pero recuerda, no más que eso.” “Sin embargo –dijo–, ya sabes, mijo, cada vez que andes tus 50 metros permitidos, puedes apagar el motor y arrancar de nuevo por otros 50, y así hasta alcanzar tu meta…” Era la regla de los 50… A veces los metros llegaban a ser 100, 150 o hasta 1050. Potencialmente se podía recorrer media ciudad manejando en contraflujo, llevando la contraria cuadra tras cuadra.

De llegar a detenerte un poli, siempre se podía mencionar esta presunta (¿?) regla de los 50, ya que era comúnmente asumida como La Verdad revelada por todos, aunque tal vez nadie la haya podido ver escrita jamás. Todavía siguen la regla de los 50 las bicicletas que andan en sentido opuesto a la circulación y en carriles reservados del transporte público a lo largo de miles y miles de kilómetros. Es la dicha total: ni siquiera tienen que fingir que apagan el motor y arrancan de nuevo por otros 50 metros. Pese a todo, entiendo que lo hacen para subsistir en la selva chilanga y lo respeto.

Saul Lopez

MÉXICO, D.F. FOTO: MARÍA JOSÉ MARTÍNEZ /CUARTOSCURO.COM

Noches anárquicas. Anarquía no significa relajo, ni desorden o falta de respeto hacia los demás. Más bien, la entendemos como desaparición progresiva del Estado. En las noches DFctuosas el Estado se siente y está presente, aun en la soledad de las calles más sombrías. Se esconde en las videocámaras callejeras y en los semáforos, pues sus ojos y luces nos recuerdan que hay alguien allá atrás, en algún cuarto u oficina de los botones, y que estamos bajo observación del big brother, nos guste o no.

TransportePortadaWEBTras pasarse a gran velocidad dos altos y tres cruces semafóricos con su camión DINA iluminado como antro, un chofer de pesero, quizás para justificarse, me aseguró que después de las 11 de la noche en la ciudad estaba permitido el libre tráfico o, mejor dicho, el libre paso. ¿Qué es eso? No hay que respetar la luz roja. Ni la verde. Si los semáforos están prendidos, es como si estuvieran apagados. Y si parpadean en color amarillo, igual se puede pasar. El Estado Gran Hermano duerme o cierra sus ojos un rato. “Nomás fíjate tantito si llega algún borrachín manejando como loco del otro lado y ya está, listo pa’ volar, papá”, me explicó el buen microbusero. Algunos automovilistas y vividores urbanos me aseguraron, además, que el libre paso nocturno vale también de día, “con que nadie te vea y no haya patrullas”. Agilizar la circulación es la prioridad.

Vuelta continua a la derecha. Asimismo, para que los flujos se deslicen a cabalidad, según la jurisprudencia de muchos patrulleros, se puede girar a la derecha llegando a un cruce, aun si se pone el rojo y están llegando hordas empedernidas de carros y autobuses del lado izquierdo. La vuelta sempiterna se debe cumplir incluso si hay peatones atravesando justo del lado derecho, en donde supuestamente pretendemos dar la vuelta. Si bien nadie ha podido indicarme el artículo y la fracción del reglamento que disciplina este carrusel fluidificante del tráfico, sé que sí es legal en uno que otro estado. De todas formas, al presentarse esta coyuntura, cualquier motociclista goza enormemente, ya que tiene más chance de empotrarse en los intersticios de la marejada traficante, con travesuras inauditas, y dar la vuelta primero.

Relatividad del baricentro. Parece que las escuelas de manejo, quizás con base en unas normas reales o imaginarias, recomiendan a sus alumnos, futuros coche-habientes, lo que sigue: si tienen que girar a la izquierda en un cruce entre dos avenidas de doble sentido, dejen a su derecha el centro de la intersección. Pero, superando el semáforo de la avenida de procedencia y ubicándose a la izquierda del “baricentro” del cruce, siempre se tendrán enfrente, en sentido contrario, los autos que vienen de la avenida a la cual se va a ingresar. Sólo cierto tipo de malabares permiten a los conductores más circenses sortear choques y duelos con los coches venideros, zigzaguear y entrar al carril correcto.

Varias y eventuales. De un amigo, chofer psicosomático, asimilé que las direccionales son un mix de Virgen de Guadalupe con San Judas, ya que valen para todo y en todo momento: su irradiación polivalente sirve para paradas y paros, vueltas y bajones, crisis maritales y luz navideña. En fin, la banda me enseñó que las mordidas mejor se llaman multas, que el tope es un invento prehispánico y que al corralón, o sea al depósito en donde remiten los carros más pecadores, sólo llegan los valientes y los pobres

En conclusión Video de la banda argentina Los Auténticos Decadentes sobre la Ciudad de México: Distrito Federal.

I Linguaggi della #NarcoGuerra @Odoyaeditore #Recensione su @MilitantBlog

Militant libro i-linguaggi-della-narcoguerra

[Riproduco di seguito una parte della recensione al libro NarcoGuerra, che è in compagnia di quella dei romanzi di Don Winslow e della serie Narcos, dal blog di Militant] La “guerra alla droga” è lo strumento politico attraverso cui gli Stati uniti mantengono il controllo amministrativo ed economico di alcuni Stati dell’America Latina e centrale. Non è una lotta del “bene contro il male”, soprattutto laddove il primo è rappresentato dagli Usa o, peggio ancora, dalle sue particolari agenzie repressive (Cia, Dea, Nsa); l’obiettivo non è quello di estinguere il problema, sia perché questo è il prodotto di una domanda incontrollabile dei paesi occidentali, sia perché droga e narcos costituiscono privilegiati strumenti di controllo di territori e dinamiche sociali da utilizzare come “agenti di prossimità”; è, infine, una questione eminentemente politica e non semplicemente criminale, d’ordine pubblico, militare o in qualche modo tecnica: è politica perché deriva da specifiche cause sociali che la determinano; perché è prodotto diretto degli accordi neoliberisti di libero scambio tra paesi subalterni all’economia Usa; perché serve ai politici locali per costruire legittimazione che poi riversano controle popolazioni povere dei rispettivi contesti e per facilitare gli accordi di libero scambio di cui sopra. Sebbene scomparsa dai radar dei media occidentali, la lotta alla droga costituisce uno dei più rilevanti ambiti di gestione imperialista dei territori. In questi anni è soprattutto il mondo della cultura di massa ad essersene occupata, con linguaggi e obiettivi differenti, a volte opposti. E’ interessante capire come avviene il racconto della “guerra alla droga”, alla luce di alcuni specifici lavori usciti in questo anno, che contribuiscono a dare una panoramica degli interessi e delle sensibilità sul tema in questione. Continua a leggere

#RazzaMigrante, un progetto di narrazione collettiva sulle migrazioni contemporanee

migrazionedi Maz Project 

[Diffondiamo questa iniziativa dal sito di Maz e invitiamo alla scrittura]

Appunti per un canto blues o della razza migrante – @genusmigrans, Maz

…e stavamo tutti dentro la Storia. La cosa peggiore da fare era rimanere immobili. Quel giorno davano i numeri del 2015 al telegiornale e passavano da un attentato all’altro attraversando il mondo, cronologicamente. A dirla tutta non era il mondo intero a essere citato, ma una sua parte. Il risultato era di 500 morti in una manciata di attentati. Continua a leggere