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Ortica

di Silvia Verdino

Ed eccomi qui, come ogni martedì pomeriggio, davanti alla grande porta blu metallica. Quasi istintivamente il mio sguardo scivola sui metri di muro e filo spinato per cercare poi velocemente, quasi annaspando, l’azzurro del cielo, le nuvole, il sole. Faccio un respiro e le mie nocche battono con forza contro la porta, facendola risuonare e vibrare all’interno. Si apre. Ormai i nostri visi sono conosciuti e per superare quel primo livello non ci chiedono più di mostrare le carte, basta un cenno.

Salgo i tre scalini di pietra e ad attendermi c’è una delle solite donne dure, arroganti, con gli anfibi e il cappellino rigorosamente neri. Ognuna di loro ha differenti modalità di approcciare il mio corpo.  Alcune mi accompagnano silenziose in uno stanzino, altre invece si avvicinano di fretta, senza curarsi troppo del mio imbarazzo. Le loro mani scorrono rapide sulle mie spalle, dentro il reggiseno, sulla pancia, la schiena e le cosce. Nulla di sospetto. Attendo che anche Simone venga perquisito per superare il livello successivo.

Si apre anche la porta a sbarre, ci sediamo sugli scalini di legno e attendiamo. Ogni volta che il portone bianco, l’ultimo, quello che separa noi da loro – presidiato da due guardie impegnate a seguire l’ennesima puntata della telenovela pomeridiana – si apre sul cortile interno, corriamo a sbirciare per vedere se dall’altra parte scorgiamo qualche volto a noi noto.  Dall’altoparlante esce una voce squillante che rimbomba nel patio e richiama i diretti interessati al curso de maltrato familiar. Tutti i martedì, quando sento queste quattro parole, mi irrigidisco e penso invece a quanto è stato complesso e coinvolgente decidere, assieme a tutti i partecipanti al laboratorio, che nome dare allo spazio che stavamo creando: Género, Masculinidades y Relaciones de Poder entre los Sexos. Nome che, a quanto pare, la guardia che fa uscire la sua voce dall’altoparlante trova troppo complicato e preferisce riassumere e riadattare, in modo del tutto personale, con maltrattamenti in famiglia.    Continua a leggere

Vogliamo cambiare tutto. Intervista a Verónica Gago sullo sciopero delle donne in Argentina

[Oggi 8 marzo, sciopero transnazionale delle donne, riprendiamo con piacere questa intervista a Veronica Gago, intellettuale e attivista argentina, sul movimento argentino #NiUnaMenos].

di Maura Brighenti e Paola Rudan – da Connessioni precarie

Pubblichiamo sul nostro sito ‒ e in contemporanea su euronomade.info ‒ un’intervista a Verónica Gago, compagna Argentina impegnata nel percorso di NiUnaMenos e nell’organizzazione dello sciopero dell’8 marzo. Verónica pratica da tempo quella che in Italia chiamiamo «inchiesta militante», all’interno del Colectivo Situaciones e della casa editrice indipendente Tinta Limón. Nella sua militanza ha incrociato movimenti dei disoccupati, collettivi di migranti, esperienze femministe latinoamericane e molte situazioni di lotta con l’intento di tracciare le mappe complesse dell’economia popolare in Argentina e nella regione latinoamericana[1]. Proprio questo sguardo, che riconosce il ruolo fondamentale delle donne e del loro lavoro nel conferire vitalità all’economia popolare, offre una prospettiva privilegiata per osservare lo sciopero globale dell’8 marzo.

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#Video #Foto de la Marcha #25N contra la Violencia de Género en #León #GTO #México #NiUnaMenos #DiaNaranja

Arriba. Video crónica de la marcha en León, Guanajuato, de 1 a 20 horas del 25 de noviembre de 2016. Realizada con smartphone. Abajo: dar clic sobre una foto para zoom. Más abajo: el breve comunicado informativo para el 25N del Programa universitario de mujer y relaciones de género de la la universidad Iberoamericana de León.

programa-genero-ibero-leonEl día de hoy, 25 de Noviembre, conmemoramos el Día Internacional de la Erradicación de la Violencia contra las Mujeres, es un día para hacer un alto y cuestionar las razones por las cuales esta violencia continúa y aumenta. Tres datos:

1. De cada 3 mujeres ha vivido situaciones de violencia física y sexual en todas las regiones del mundo. (Médicos del Mundo. Nov 2016)

2. Cada día mueren en promedio al menos 12 latinoamericanas y caribeñas por el solo hecho de ser mujer”. (CEPAL Oct 2016)

 3. En México 7 mujeres son asesinadas cada día. (ONU, 2015)

Los Estados tienen la obligación de garantizar a las mujeres el derecho a vivir una vida libre de violencia.

#NiUnaMenos: dal #Nicaragua l’allarme contro il governo reazionario della dinastia #Ortega

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Di Matilde Sponzilli. “C’è una buona notizia, vuoi saperla? Hanno arrestato il figlio di M.”. Per un attimo mi si gela il sangue. Com’è possibile che questa sia una buona notizia, com’è possibile che una madre desideri  vedere il proprio figlio allontanato e incarcerato, perché? Eppure quello di M. è stato un atto di coraggio, M. a differenza di tante donne ha avuto il coraggio di denunciare la violenza domestica subita da parte del figlio. M. si è messa da sola contro tutti: il marito che non ne voleva saperne niente, perchè tanto “è tuo figlio e sono affari tuoi”; i vicini che hanno chiuso gli occhi; la polizia, che l’ha accusata di non essere una buona madre, l’ha sbeffeggiata e derisa senza prendere sul serio le sue richieste; la giustizia che si è fatta gioco di lei, donna analfabeta, spingendola in un turbinio burocratico durato mesi che sembrava non avere né capo né coda. M. è andata avanti a volte con determinazione, altre per puro spirito di sopravvivenza, ma alla fine ce l’ha fatta, dimostrando che una donna non è costretta ad accettare la violenza.  Continua a leggere

Marilú Oliva y Francesca Gargallo: discriminación de género en la literatura @JornadaSemanal @LaJornada

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(De Jornada Semanal del 5 – 11 – 2016 link) Marilú Oliva es una escritora italiana de novela negra, policíaca y ensayos. Su obra narrativa se basa en la introspección psicológica y el develamiento de los estereotipos, en profundas, amargas y catárticas visiones filosóficas sobre el tiempo y la vida y, finalmente, en análisis irónicos y despiadados sobre las contradicciones de la sociedad y los personajes multifacéticos que la pueblan. Pero también es maestra, en la acepción amplia del término: docente en las aulas de las preparatorias de Bolonia, Italia, y luchadora dentro de un entorno social y, en lo específico, de un sector como el medio editorial y literario, en donde la discriminación de género y las prácticas antiéticas son notorias. Lo hace a través de batallas sobre el terreno y de escritos críticos, por ejemplo el publicado en el número 934 de este suplemento, “Feminicidio y barbarie contemporánea”, y muchos más en medios italianos como CarmillaOnLine,Huffington Post, Thriller Magazine, radio, canales televisivos y en Libroguerriero, el blog colectivo coordinado por la autora. En 2013, Oliva también coordinó la colección de cuentos Nessuna più. 40 scrittori contro il femminicidio (Ni una más. 40 escritores contra el feminicidio), una obra coral única en el panorama editorial de Italia, en la cual participan cuarenta narradores y narradoras a partir de un caso defeminicidio reportado por la prensa en los últimos años. El libro, que está siendo traducido al español por un equipo de traductores de la carrera de letras italianas de la unam, es un esfuerzo para dar visibilidad a un fenómeno cultural y social complejo, indignante y deliberadamente ignorado o distorsionado por los medios de comunicación y la clase política.  Continua a leggere

Le strategie delle destre in Brasile

di Fabrizio Lorusso – Da Carmilla

nao vai ter golpe (1)In Brasile da circa tre anni l’offensiva contro l’esecutivo di Dilma Rousseff, presidentessa eletta per un secondo mandato nel 2014 col 51% dei voti, e il governativo Partido dos Trabalhadores (PT) è alimentata da fattori congiunturali, come la caduta del PIL (-3,8% nel 2015) e delle esportazioni (14,1%), l’inflazione (10,6%) e la svalutazione della moneta nazionale, il Real (del 48,3%), ma anche da elementi strutturali e da una strategia basata su tre pilastri: il politico, il mediatico e il giudiziario. Tutti vengono a sovrapporsi e ad allacciarsi con la difficile situazione economica.

Golpe Soft?

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“Género, drogas y prisión” de Corina Giacomello

portada corinaLa escritora relata experiencias de mujeres privadas de su libertad en México – De Variopinto al Día – 6/01/13 – “El grado de civilización de una sociedad se mide por el trato a sus presos”, decía el escritor ruso Fiódor Dostroyevski, y en México hace falta hablar del tema: con más de 240,000 personas detenidas en el país, la situación del sistema penitenciario y del respeto a los derechos humanos es, sin duda, una cuestión apremiante. El 5 de diciembre pasado, en el Auditorio Digna Ochoa de la CDHDF (Comisión de los Derechos Humanos del Distrito Federal), se llevó a cabo la presentación del libro “Género, drogas y prisión. Experiencias de mujeres privadas de su libertad en México” (Ed. Tirant lo Blanch, 2013, pp. 262), de la investigadora de origen italiano Corina Giacomello. Sólo fue uno de los distintos eventos en que se ha presentado al público este texto y, por cierto, habrá varias ocasiones más para dialogar sobre el tema. En esta ocasión, la mesa de invitados para comentar el ensayo contó con la participación de la investigadora de la UNAM, Dra Alicia E. Pérez Duarte y Noroña, y, por parte de la Comisión, estuvo presente la Dra Rosalinda Salinas Durán.

La autora definió su libro como una obra que, de alguna manera, es “coral” o “colectiva”, ya que se trata de las historias de vida de mujeres en reclusión por delitos contra la salud, quienes se encuentran cumpliendo con su condena en Centro de Readaptación Social de Santa Martha Acatitla y contribuyeron con sus experiencias a la redacción del texto. Entonces, Giacomello pudo hacer que la voz de todas ellas fuera escuchada. El enfoque de la investigación no sólo se centra en el caso de México, sino que es internacional, latinoamericano, y plantea unas propuestas para la elaboración de políticas públicas que, finalmente, avancen en cuestión de perspectiva de género y respeto de los derechos humanos. Propuestas que van de la revisión normativa a la de valores y creencias relacionadas con la “moralidad” acerca del consumo de drogas y las mujeres en general.  El trabajo de campo realizado en los penales para esta investigación le agrega valor e interés, por representar lugares de difícil acceso, en los que es complicado obtener testimonios valiosos que nos relaten de ese submundo desconocido y frecuentemente mistificado que son las cárceles.

Buena parte de las presas entrevistadas, quienes integran una muestra significativa de la situación general en el país y en el subcontinente latinoamericano, ha padecido, de una u otra manera, formas de exclusión social, de abusos y violencia, además de violación de sus derechos fundamentales por su condición de mujeres en distintas fases, desde el arresto hasta el encarcelamiento y su vida en prisión. La falta de educación, trabajo y de condiciones familiares dignas, además de la abdicación del Estado en sus tareas básicas y de un patrón recurrente de estigmatización de género, el cual asimismo va conformando el espacio físico de los reclusorios de manera discriminatoria, son algunas causas-consecuencias del círculo vicioso del sistema penal y provocan “profunda injusticia, impotencia y rabia”, según se menciona en el libro.

Un énfasis especial se le da al “uso” del cuerpo de la mujer que comete, o es inducida a cometer, delitos contra la salud, se subraya su función de mulas, vendedoras, cargadoras, introductoras de estupefacientes, incluso en las cárceles, y de consumidoras de drogas. La aplicación en México de los protocolos internacionales y de las convenciones de las Naciones Unidas en la materia se ha dado, según explica Giacomello, sin matices ni flexibilidad, ignorando por completo la perspectiva de género, pues se refuerzan, aún más en reclusión, los patrones que dominan la sociedad en su conjunto, a partir de las dinámicas autoritarias y burocráticas internas hasta llegar a las estructuras físicas de las instalaciones penitenciarias, pensadas para los hombres, y a la privación de derechos a través de mobbing y deshumanización.

“Efectivamente México es quien propone en ámbito internacional políticas públicas que, sin embargo, hacia adentro sólo son un pantalla, una imagen falsa: somos productores de amapola pero en el mundo hemos propuesto acabar con su producción y hemos propuesto cuáles son los herbicidas mejores para erradicarla a nivel internacional y, de hecho, los producimos, para evitar que la amapola se diera en los campos de otros cultivos y hasta los mandamos a Suiza. Hay que asumir nuestro propio reto sobre cómo desarrollar hacia adentro las políticas que impulsamos hacia fuera”, dijo la Dra. Alicia Pérez.

Giacomello es autora de libros y ensayos como “Los secretos de Almoloya. El testimonio de una mujer recluida en un penal de máxima seguridad”, (Debate, México, 2009), y “Rompiendo la zona del silencio. Testimonios sobre el penal de máxima seguridad del Atiplano, antes La Palma” (Ed. Dipon-Gato Azul, Bogotá, 2007) y, con Elena Margarita Espinosa Morales, del ensayo “Estudio sobre discriminación a personas reclusas y ex-reclusas con perspectiva de género”. Como egresada de la Maestría y Doctorado en Estudios Latinoamericanos de la UNAM, ha dado una perspectiva internacional y regional a su trabajo, además de la de género, puesto que, como lo destacó la Dra Alicia Pérez en su ponencia, “drogas y cárcel son los temas, pero eje central es el análisis del binomio entre estos temas y las mujeres que se enredan en ellos, el enfoque de su mirada como investigadora son los lentes del género. Mulas traficantes y traficadas”, objetivizadas con sus cargamentos”.

Por su parte, la Dra Durán de la Comisión destacó el concepto, manejado por Giacomello, de “mala ciencia”, a saber, el hecho de “trascolar el modelo de reclusión masculino al femenino, en una gestión donde ya tener un ginecólogo simplemente es considerada ya una política de género” El libro no ha perdido vigencia con los años, ya que la investigación empezó desde 2007 y culminó en 2012, por lo tanto, dada la escasa respuesta de las autoridades en estos años y los insuficientes cambios efectivos en el sistema, sus planteamientos siguen vigentes. También Giacomello subrayó cómo en los dos últimos gobiernos federales hubo un giro represivo que se reflejó decididamente en la política carcelaria. Su agradecimiento fue para las mujeres que concedieron su tiempo y testimonio, o sea, historias de mujeres víctimas pero también de mujeres que sí toman la decisión autónomamente.

De hecho, la investigadora sostuvo que “las políticas públicas no tienen que cambiar sólo para las que son inocentes, sino que el problema es para todas”. Estas mujeres, que a menudo eran “objetos para los traficantes y lo mismo llegan a ser para los impartidores de justicia” viven los efectos del vacío que deja la ausencia del Estado y la marginalidad a donde llega el crimen organizado. “El marco internacional sobre drogas llega a aterrizar en un cuerpo, que es invisible para todas las autoridades que entran en el proceso desde el arresto hasta el juicio y el encarcelamiento”, explicó Corina Giacomello: una mirada y una voz que van más allá de la zona del silencio. Di Fabrizio Lorusso  Twitter @FabrizioLorusso

Sessismo in pubblicità (due video e una mentalità)

Inserisco due video sulla stessa tematica, o meglio, sulla stessa problematica. Il sessismo in pubblicità e nei mass media per decenni ha amplificato e distorto mentalità e comportamenti già esacerbati dal patriarcato, dal consumismo e dal privatismo (queste ultime sono due ideologie sottostanti e giustificatrici del momento attuale e degli sviluppi recenti del capitalismo).

La donna è oggetto, il maschio domina e il mercato smercia. In società maschiliste e patriarcali la vendita dei prodotti diventa vendita del corpo e di un immaginario sessista e, spesso, misogino. Il primo video raccoglie numerosi esempi italiani e  internazionali. Il secondo “Rappresentazioni di genere nella pubblicità” è un progetto scolastico creato dal gruppo sugli studi di genere e le donne (Women and Gender Studies class) alla University of Saskatchewan di Sarah Zelinski, Kayla Hatzel and Dylan Lambi-Raine. Mostra quanto possono essere ridicole le forme in cui i media ritraggono i ruoli di genere e gli stereotipi ad essi legati attraverso un ribaltamento dei ruoli uomo-donna (nella seconda parte del video).

Sessismoblachman-sessismo_620x410Foto di un estratto del programma sessista danese Blachman (o “uomini che guardano le donne e commentano”, definito come “il più sessista del mondo”). Leggi dell’iniziativa CASCOS ROSAS in Ecuador…