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Ortica

di Silvia Verdino

Ed eccomi qui, come ogni martedì pomeriggio, davanti alla grande porta blu metallica. Quasi istintivamente il mio sguardo scivola sui metri di muro e filo spinato per cercare poi velocemente, quasi annaspando, l’azzurro del cielo, le nuvole, il sole. Faccio un respiro e le mie nocche battono con forza contro la porta, facendola risuonare e vibrare all’interno. Si apre. Ormai i nostri visi sono conosciuti e per superare quel primo livello non ci chiedono più di mostrare le carte, basta un cenno.

Salgo i tre scalini di pietra e ad attendermi c’è una delle solite donne dure, arroganti, con gli anfibi e il cappellino rigorosamente neri. Ognuna di loro ha differenti modalità di approcciare il mio corpo.  Alcune mi accompagnano silenziose in uno stanzino, altre invece si avvicinano di fretta, senza curarsi troppo del mio imbarazzo. Le loro mani scorrono rapide sulle mie spalle, dentro il reggiseno, sulla pancia, la schiena e le cosce. Nulla di sospetto. Attendo che anche Simone venga perquisito per superare il livello successivo.

Si apre anche la porta a sbarre, ci sediamo sugli scalini di legno e attendiamo. Ogni volta che il portone bianco, l’ultimo, quello che separa noi da loro – presidiato da due guardie impegnate a seguire l’ennesima puntata della telenovela pomeridiana – si apre sul cortile interno, corriamo a sbirciare per vedere se dall’altra parte scorgiamo qualche volto a noi noto.  Dall’altoparlante esce una voce squillante che rimbomba nel patio e richiama i diretti interessati al curso de maltrato familiar. Tutti i martedì, quando sento queste quattro parole, mi irrigidisco e penso invece a quanto è stato complesso e coinvolgente decidere, assieme a tutti i partecipanti al laboratorio, che nome dare allo spazio che stavamo creando: Género, Masculinidades y Relaciones de Poder entre los Sexos. Nome che, a quanto pare, la guardia che fa uscire la sua voce dall’altoparlante trova troppo complicato e preferisce riassumere e riadattare, in modo del tutto personale, con maltrattamenti in famiglia.    Continua a leggere

La Primavera Messicana, #YoSoy132

IMG_3521(Small).JPG[Questo articolo è apparso timidamente sul quotidiano italiano L’Unità del 28 maggio 2012. Poi meno timidamente su Carmilla. Alcuni parlano di primavera messicana per stabilire un paragone con le cosiddette “primavere arabe” che poi non sempre primavere furono o che comunque avevano molte differenze tra di loro. Ad ogni modo nelle ultime 3 settimane c’è stato un grande risveglio dei giovani e degli universitari messicani – che provo a descrivere in poche righe – di fronte a un regime autoritario che è duro a morire, a un regime mediatico di duopolio che crea candidati e presidenti a suo piacimento, a un paese ancora poco avvezzo alla democrazia, al pluralismo e alla trasparenza, a un’informazione e a dei mass media deprecabili. Il tutto avviene quando manca poco più di un mese alle elezioni presidenziali per eleggere il capo di stato e di governo dal 2012 al 2018 e il vecchio dinosauro, il Partito Rivoluzionario istituzionale (PRI) in testa nei sondaggi. Molti ragazzi, circa il 25% del corpo elettorale, voteranno per la prima volta. L’età media dei messicani è intorno ai 26 anni, in Italia siamo oltre i 42, per farci un’idea. I giovani minori di 35 anni rappresentano oltre il 50% dei votanti e quelli sotto i 25 anni sono il 35%. Anche se sono partiti dei tentativi “soft” di cooptare o includere questo movimento spontaneo nelle piattoforme elettorali dei principali partiti, per ora il movimento #YoSoy132, Io Sono 132, rivendica la sua autonomia e propone nuove iniziative praticamente ogni giorno. Per esempio per il 26 e 27 maggio, sciopero delle TV, spegnere tutto. Per il 28, era prevista un’occupazione e una marcia per esigere la trasmissione del prossimo dibattito presidenziale a reti unificate. Oppure fino al 31 maggio ci si organizza per fare gli osservatori elettorali, figura che molti giovani fino a poco tempo fa nemmeno conoscevano. Dopo ilMovimento per la Pace di Javier Sicilia, nato nell’aprile 2011, ora assistiamo a una nuova reazione antiautoritaria della società civile, non più da parte delle vittime dello stato e della narcoguerra ma dei giovani. Vediamo la sua breve e già densa storia. Tutte le foto sono dell’amica Parika Benítez. Fabrizio Lorusso]

IMG_3317(Small).JPGC’è chi la chiama “Primavera Messicana” o chi, come la scrittrice Elena Poniatowska, già intravede un nuovo ’68 in Messico.

Quel che è certo è che da tre settimane la monotonia della campagna elettorale per le presidenziali del 1 luglio è stata rotta da un nuovo movimento giovanile e universitario. E’ nato su internet, Twitter e Facebook, poi cresciuto nelle aule e nelle piazze.

Si chiama #YoSoy132, IoSono132, ed è la reazione spontanea degli universitari alle imposizioni dei politici e delle televisioni private, TeleVisa e Tv Azteca.

 
L’11 maggio in un incontro all’università privata IberoAmericana (UIA) Enrique Peña, candidato del PRI (Partito Rivoluzionario Istituzionale) favorito nei sondaggi e da sempre coccolato dalle TV nazionali, è stato fischiato dagli studenti.

Gli alunni della UIA hanno contestato il candidato per i gravi abusi della polizia – 2 morti, centinaia di feriti, violenze sessuali e torture – nel 2006 a Atenco nell’Estado de México, regione di cui era governatore. Peña è stato costretto a uscire al grido di “fuori assassino!”.

In quel “venerdì nero” la presenza di infiltrati del suo partito, giunti solo per applaudirlo e bloccare l’ingresso al pubblico, e le dichiarazioni del presidente del PRI, Pedro Coldwell, che ha accusato gli studenti di essere “cooptati e manipolati”, hanno scatenato la reazione degli universitari.

Il suo partito, al potere durante 71 anni, perse la presidenza nel 2000 e nel 2006 quando vinse il PAN (Partito Azione Nazionale, conservatore), ma quest’anno dà già per scontata la sua vittoria.

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Il conduttore di TeleVisa Loret de Mola ha definito gli studenti una “minoranza intollerante, portatrice d’odio e strumentalizzata dalle sinistre”, senza accorgersi che, invece, “le elezioni stanno diventando un referendum contro l’anacronistica videocrazia messicana che impone presidenti, demonizza i movimenti, rimbecillisce la società”, spiega Clara Ferri, attivista italo-messicana partecipante alla protesta.

Gli eventi incalzano rapidamente. Il 14 maggio 131 studenti della UIA rispondono al PRI e a TeleVisa con un video mostrando la loro tessera corredata di foto e matricola per ribadire che “sono studenti veri e non si fanno manipolare dai partiti e dalle TV”.

Il video supera il milione di visualizzazioni su YouTube e migliaia di universitari si uniscono a loro proclamando: “Tutti siamo 132, difendiamo la libertà d’espressione e il diritto di replica”.

“Sono i primi a usare i social network contro i resti della mentalità autoritaria del vecchio regime e i monopoli informativi per favorire l’accesso libero alla conoscenza” spiega l’opinionista Genaro Villamil.

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Rapidamente si dipana la matassa della rete, un messaggio fa il giro del mondo in 80 secondi e scarica in banda larga la voglia di farsi sentire delle nuove generazioni. Per tutta la settimana si susseguono i flash mob studenteschi e le catene umane di fronte alle sedi di TeleVisa nella capitale.

“L’attivismo passivo fatto di e-mail e SMS poco concreti si trasforma in mobilitazione reale, internet e le reti sociali non sono più solo un fine ma un mezzo per convocare, discutere e agire”, dice Sabina Salazar, iscritta a architettura all’università UNAM.

Sabato 19 una manifestazione “Anti-Peña” riempie le vie di oltre 20 città, sono in 46mila a Mexico City ed è la prima protesta realizzata in Messico a partire dalle reti sociali e il web contro un candidato alla presidenza e in favore della libertà d’informazione.

I giovani sono la maggioranza e la festa civica si colora di slogan: “vogliamo scuole, non telenovele”, “educazione, vaccino contro la manipolazione”.

Sfilano insieme gli studenti delle università pubbliche e delle private che dicono “no all’imposizione di un presidente da parte delle televisioni” e “sì a mass media democratici”.

Il 23 maggio 10mila ragazzi di YoSoy132 si trovano sotto la “Estela de luz” della capitale, un monumento carissimo che oggi è il simbolo dello spreco e della corruzione, e in tante altre città gli studenti scendono in piazza.

Presentano un manifesto, si dichiarano apartitici e chiedono il diritto a internet in Costituzione, un codice etico e un’autority per i mass media, la trasmissione a reti unificate dei dibattiti per le presidenziali e garanzie di sicurezza per i giornalisti, essendo più di 80 i reporter assassinati in 10 anni.

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Sul sito yosoy132.mx, sostenuto dall’omonimo hashtag su Twitter, annunciano che “il movimento non è più solo degli studenti ma di tutti i messicani che senza colori politici né violenza, esigono la democratizzazione dei media”.

Sul loro sito gli indignati di Occupy Wall Street hanno espresso solidarietà ai giovani messicani per il loro “risveglio civile contro la manipolazione informativa”.

La cineasta messicana Yulene Olaizola e la sua équipe, a Cannes con il film “Fogo”, si sono fermati sul tappeto rosso per mostrare un cartello di Yo Soy 132.

“Il prossimo passo è organizzarci”, sostiene l’alunna della UIA Sandra Patargo, quindi il 30 maggio è fissato l’incontro della prima assemblea interuniversitaria che definirà l’evoluzione dell’incipiente primavera messicana.

Concludo con un paio delle canzoni simbolo del movimento, Molotov, Hit me e Gimme tha power. Lista completa canzoni di YoSoy132: Link.

ANALISI in TRASMISSIONE RADIOFONICA Carmen Aristegui su YoSoy132.

La giornalista Lydia Cacho a Roma per la mostra “Testimoni dell’Oblio”

Riprendo volentieri la segnalazione del blog Diario Latino e vi segnalo per martedì 13 dicembre alle ore 18.30 l’arrivo della giornalista messicana Lydia Cacho, vincitrice nel 2008 del premio mondiale Unesco per la libertà di stampa, a Roma per una presentazione all’Istituto Cervantes nell’ambito delle attività culturali della mostra “Testigos del olvido”, Testimoni dell’oblio. Ecco come la presenta l’Istituto Cervantes (link info): nel 2005 Lydia Cacho pubblica in Messico “Los Demonios del Eden” e la sua vita cambia inesorabilmente. Jean Succar Kuri, noto proprietario di alberghi, uno degli imprenditori messicani più facoltosi è accusato di essere coinvolto in un giro di pornografia infantile e prostituzioneinsieme a importanti esponenti politici e loschi uomini d’affari. Per questa inchiesta, supportata dalle dichiarazioni delle vittime e da prove filmate con videocamera nascosta, Lydia Cacho viene citata per diffamazione e arrestata illegalmente da un gruppo di poliziotti, picchiata e rinchiusa nel lontano carcere di Puebla. Qui sotto il video dell’ultima intervista (in spagnolo) a Lydia di Reporte Indigo.

Nel suo ultimo libro, Memorias de una infamia (Grijalbo), (Memorie di un’infamia) la giornalista racconta le sue origini come attivista sociale per i diritti umani e il suo sequestro-arresto che ha sofferto per ordine di potenti politici denunciati nel suo libro. “Lydia Cacho è un modello per chiunque voglia fare giornalismo. È una donna di grande coraggio che ha sopportato la prigione e la tortura per difendere una minoranza che nessuno ascolta, per attirare l’attenzione sugli abusi che bambine e donne devono subire in Messico e nelle parti più povere del mondo. Ha raccolto informazioni mai venute alla luce prima, ha rischiato in prima persona facendo i nomi di politici e imprenditori.” Roberto Saviano.

Guarda la presentazione che fa di Lydia Cacho la giornalista Carmen Aristegui

Messico. Rapporto della Commissione Speciale d’Inchiesta sui Movimenti Sociali e Politici del Passato

Riporto in questo secondo post dedicato alla FEMOSPP (il primo QUI) l’introduzione alla pubblicazione del rapporto in spagnolo e sotto inserisco il link per scaricare completamente il documento in ZIP. Inserisco anche la lettera che inviarono i responsabili del progetto all’ex presidente Vicente Fox che, dopo 4 anni di ricerche, decise di porre fine all’esperienza di questa commissione d’inchiesta che comunque ha prodotto un documento unico che condanna lo Stato messicano e coinvolgi numerosi uomini politici.

Si tratta di un vero e proprio libro che rappresenta la più ampia e dettagliata ricerca accademica sui crimini del passato (e del presente) e la guerra sporca (guerra sucia) dello Stato messicano durante gli anni sessanta e settanta a Guerrero, a Città del Messico e nel resto del paese. Si trova solo sul sito del National Security Archive degli Stati Uniti e non su risorse web ufficiali messicane, il che ci fa pensare a una chiara volontà di occultare i risultati importanti che i ricercatori ottennero alla fine dei lavori nel 2006.  Prima che sparisca del tutto dalla rete e dalla memoria lo riproduco anche su questo blog!

Qui di seguito un documentario sul ’68 messicano, il movimento studentesco e la strage di Tlatelolco o Plaza de las Tres Culturas del 2 ottobre 1968. Link al testo (pagine dalla 60 alla 75) del rapporto Femospp su quei fatti: QUI

LINK PER DOWNLOAD in ZIP DI TUTTO IL DOCUMENTO

DESCARGA TODO EL INFORME AQUÍ

http://www.box.net/shared/2ysdb3r5gg

Washington, D.C., Febrero 26, 2006 – El National Security Archive publica hoy en su página de Internet el borrador de un informe sobre la “guerra sucia” llevada a cabo en México durante las décadas de los 60’s, 70’s y 80’s. Éste es un informe sin precedentes elaborado por el gobierno mexicano para esclarecer algunas situaciones desarrolladas durante esas décadas.

Este documento es el resultado de cuatro años de trabajo por parte de la oficina del Dr. Ignacio Carrillo Prieto, Fiscal Especial para Movimientos Sociales y Políticos del Pasado (FEMOSPP). Este organismo fue promovido por el presidente Vicente Fox para investigar crímenes en contra de los derechos humanos.

Los crímenes detallados en dicho informe fueron cometidos durante las administraciones de Gustavo Díaz Ordaz (1964-1970), Luis Echeverría Álvarez (1970-1976) y José López Portillo (1976-1982). Durante esos sexenios, cientos de ciudadanos mexicanos – tanto civiles inocentes como militantes armados-fueron asesinados o “desaparecidos” por fuerzas militares y de seguridad. Miles más fueron torturados, ilegalmente detenidos, o sujetos a hostigamiento y vigilancia por parte de las autoridades.

El informe no se ha hecho público en México hasta el momento. Sin embargo, sus autores – un grupo de 27 investigadores, historiadores, y activistas contratados por el Fiscal Especial en el 2004- lo entregaron al Dr. Carrillo Prieto el 15 de diciembre del año pasado. Actualmente, un periodista de la revista Eme Equis tiene en su poder una copia, y el día de hoy publicará un análisis a profundidad del capítulo dedicado a las operaciones de contrainsurgencia en Guerrero durante los años 70’s. Es importante mencionar que otras personas, entre ellos prominentes historiadores y escritores como Elena Poniatowska, Carlos Montemayor, y Carlos Monsivais, cuentan también con una copia del informe.

Desde el año 2000, después de que la elección del presidente Fox marcó una transición política después de 70 años de gobierno del Partido Revolucionario Institucional, el gobierno mexicano ha actuado decididamente en favor de una mayor apertura, transparencia y rendición de cuentas.

Aunque el informe final de la Fiscalía Especial no se ha hecho público aún, el National Security Archive publica hoy una versión preliminar de dicho informe en aras del derecho ciudadano a la información. Tan pronto tengamos una copia final de este informe la publicaremos en nuestra página de Internet.

Kate Doyle, Directora del Proyecto México del National Security Archive, declaró: “Estamos publicando el borrador del informe porque las familias de las víctimas de la “guerra sucia” así como el resto de los ciudadanos mexicanos, tienen el derecho a saber. Estos mismos ciudadanos leerán en Eme Equis el día de hoy, la violencia de la que fueron víctimas sus familiares en manos del gobierno mexicano hace treinta años. Pero en México, no pudieron obtener hasta hoy el texto que contiene la evidencia de la responsabilidad del Estado.

El hecho de que una versión del informe final de la Fiscalía Especial se encuentre circulando entre un puñado de ciudadanos prominentes – y sin embargo siga cerrado e inaccesible para aquellos que fueron más afectados por la violencia – es una situación que evoca al pasado en México, cuando los ciudadanos eran rutinariamente excluidos de participar cívicamente por parte de un gobierno determinado a mantenerlos en la oscuridad. La información era poder, y el derecho a la información no existía para ciudadanos ordinarios. El compromiso del National Security Archive en favor de la apertura nos ha incitado a hacer pública está versión del reporte para la opinión pública en México y el mundo.”

Carta abierta a la administración Fox de parte de tres de los autores del borrador del informe final de la Fiscalía Especial para Movimientos Sociales y Políticos del Pasado – FEMOSPP:

http://www.gwu.edu/~nsarchiv/NSAEBB/NSAEBB180/letter_limonetaltofox.pdf

México, D. F., a 30 de mayo de 2006

A la Opinión Pública:

A la y los Candidatos a la presidencia de la República:

En la reciente entrevista a la BBC de Londres el presidente Vicente Fox, expresó que laFiscalía Especial para Movimientos Sociales y Políticos del Pasado (FEMOSPP)concluiría las actividades asignadas a la misma con la presentación del Informe a laSociedad, el día 15 de abril; en ese mismo sentido han aparecido notas periodísticas quehacen referencia al cierre de la Fiscalía, con la argumentación del desgaste del titularIgnacio Carrillo Prieto y los exiguos resultados en el área ministerial.Los abajo firmantes manifestamos nuestra preocupación por los siguientes motivos:1. Al no existir un área especifica de atención a las denuncias presentadas por losfamiliares de las victimas de los crímenes de lesa humanidad del ´68, ´71, la”guerra sucia” y posteriores, se pierde la continuidad de las labores llevadas acabo por la Fiscalía Especial. Las declaraciones de los funcionarios de laProcuraduría General de la República (PGR) no despejan las dudas que surgen alrespecto: ¿Cómo se continuarán las averiguaciones ya existentes y las que sepresenten en el futuro? ¿Se comenzará otra vez desde cero? ¿Se desechará lalabor del personal adscrito a esa institución? Si con Femospp como “ventanillaúnica”, los resultados fueron escasos, ¿cómo se pretende atender este tema queestá directamente ligado a la justicia, la verdad y el combate a la impunidad?Por tal razón, demandamos a los candidatos a la presidencia sea contempladoeste tema en la agenda nacional como un importante punto de la defensa de losDerechos Humanos.2. Nos preocupa el destino final del acervo documental y testimonial que recopiló la

Responsables

José Luis Moreno Borbolla

Agustín Evangelista Muñoz

Guerra Sucia, México, Historia completa. ¿Quién recuerda la Fiscalía Especial para Movimientos Sociales y Políticos del Pasado (FEMOSPP)?

Informe Histórico a la Sociedad Mexicana – 2006

Historical Report to the Mexican Society – 2006     Download Chapters in PDF

Introducción – Informe Histórico a la Sociedad Mexicana
Introduction – Historical Report to the Mexican Society

Tema 1 – Mandato y procedimiento de trabajo
Chapter 1 – Mandate and work procedure

Tema 2 – La Segunda Guerra Mundial prefigura el escenario que nos ocupa
Chapter 2- World War II and how it prefigures the modern day situation

Tema 3 – Movimiento Estudiantil de 1968
Chapter 3 – The student movement of 1968

Tema 4 – El 10 de Junio de 1971 y la disidencia Estudiantil
Chapter 4 – 10 June 1971 and student dissidence

Tema 5 – Orígenes de la Guerrilla Moderna en México
Chapter 5 – Origins of Mexico’s modern day guerrilla movement

Tema 6 – Lo que explica el surgimiento de la guerra sucia
Chapter 6 – The explanation of the origins of the dirty war

Tema 7 – Grupos Armados: La guerrilla se extiende por todo el país
Chapter 7 – Armed Groups: The guerrilla extends throughout the entire country

Tema 8 – Genocidio
Chapter 8 – Genocide

Tema 9 – Se acreditan las condiciones de un Conflicto Armado Interno en que aplica el Derecho Humanitario Internacional
Chapter 9 – Applying the conditions of Internal Armed Conflict to the applications of International Human Rights

Tema 10 – Desviaciones del poder por el régimen autoritario y corrupción de las instituciones de estado
Chapter 10 – Deviations of power by the authoritarian regime and corruption of the state institutions

Tema 11 – Derecho a la verdad, al duelo y al reconocimiento del honor de los caídos en la lucha por la justicia
Chapter 11 – The right to truth, recognition and the honor of those fallen in the fight for justice.

Tema 12 – Luchadores sociales y organismos que demandan verdad y justicia
Chapter 12 – Civil society organizations that demand truth and justice.

LINK Informe definitivo – Relazione definitiva “18 anni di guerra sporca in Messico”

LINK Informe provisorio – Relazione provvisoria

UN BLOG CON RIASSUNTI / RESUMENES

INTRO E CONTESTO DELLA FEMOSPP Washington D.C., November 21, 2006 – Mexican authorities released a groundbreaking report over the weekend on the government’s use of violent repression to crush its opponents during the 1960s-80s. The full report has now been posted here on the Web site of the National Security Archive.

The report by the Office of Special Prosecutor Ignacio Carrillo Prieto, named by President Vicente Fox in 2002 to investigate past human rights crimes, accuses three Mexican presidents of a sustained policy of violence targeting armed guerrillas and student protesters alike, including the use of “massacres, forced disappearance, systematic torture, and genocide.” The report makes clear that the abuses were not the work of individual military units or renegade officers, but official practice under Presidents Díaz Ordaz (1964-1970), Echeverría (1970-1976) and López Portillo (1976-1982).

The document’s release marks the first time the Mexican government has accepted responsibility for waging a secret and illicit war against its perceived enemies. Unlike prior investigations into the Mexican “dirty war,” the Special Prosecutor’s report draws on thousands of secret records from the vaults of Mexican military, intelligence and police agencies. It traces for the first time the flow of orders from the President, the Defense Secretary and the Interior Ministry down to the soldiers and security agents in the field, and the returning flow of reports back to Mexico City. The official sources are complemented by testimonies and eyewitness accounts gathered by the investigators.

Last February, the National Security Archive posted an earlier draft of the report, when it became clear that the Fox government was hesitating to publish the official document. Today’s version was released late on Friday night, November 17, at the start of a long weekend in Mexico, and posted on the Web site of the Mexican Attorney General’s office.

It is over 800 pages long, and contains photographs, declassified government records, and lengthy indexes to organizations and names. The report includes chapters on the 1968 and 1971 student massacres in Mexico City, the counterinsurgency waged against armed guerrillas in Guerrero during the 1970s, and the broader attack on dissidence throughout the country over the almost two decades covered by the investigation. The report describes and names the victims in 645 disappearances, 99 extrajudicial executions, and more than two thousand cases of torture, among other human rights violations documented.

“The release of the Special Prosecutor’s report is a direct result of the demand of Mexican citizens to know what happened during the dirty war,” Kate Doyle, Director of the Archive’s Mexico Project, said today, “and is unique in the annals of Latin American truth commissions for the access investigators had to government records. In the past, not only did the authoritarian regime violently attack its opponents, it sought to cover up its role through lies, terror and intimidation for years afterwards. But while the report takes an important step toward reversing Mexico’s legacy of impunity, the Fox administration failed in its attempts to prosecute those responsible for the crimes described in it. That job is left to the new government of Felipe Calderón, who takes office on December 1.”

Para más información contactar a:
Kate Doyle – 646/670-8841
kadoyle@gwu.edu