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“Veniamo a parlarvi dell’impossibile, perché del possibile si è già parlato abbastanza”

marichuy

Articolo e traduzione: Tano; foto: Alonso Sanchéz

Marichuy, al secolo María de Jesus Patricio Martínez, è originaria di Tuxpán, villaggio indigeno di lingua Nahua nello stato messicano di Jalisco. Ha 54 anni ed è la terza di undici figli di una famiglia di mezzadri. Quando era bambina, il padre non voleva che continuasse ad andare a scuola e così, dopo le elementari, frequentò medie e superiori di nascosto. Grazie anche agli insegnamenti del sacerdote Antonio Andrade -un diocesano vicino alla teologia della liberazione-, Marichuy apprese in fretta che “così come fanno i tori, anche noi dobbiamo saltare i recinti”. La sua prima esperienza di lotta fu durante una protesta per esigere un prezzo più giusto ai compratori di mais. In una ventina di persone decisero di bloccare una strada importante, poco a poco si unirono più manifestanti e, quando arrivarono i militari per disperderli, erano già diventati duemila. Il gruppo riuscì a negoziare le proprie condizioni e, anche se di poco, il prezzo del mais migliorò. Per Marichuy fu la prima prova della forza che può nascere dall’organizzazione popolare.  Continua a leggere

El Direttore (relato del terror burocrático-autoritario) @LaSemanal @lajornadaonline

El direttore[Fabrizio Lorusso – Jornada Semanal del 6 de enero de 2017 – Link 1 – Link 2 PDF: El Direttore – Fabrizio Lorusso – Jornada SemanalLink 3 ISSUU] El Direttore, recién llegado, se presenta siempre diciendo que la puerta de su oficina está y estará abierta para cualquiera. Y en seguida le pone candado. Parece un santo o algo más, un apóstol redivivo y milagroso. Igualmente es uno abierto al diálogo, pero al final decide él. Se ríe contigo del mal chiste televisivo más reciente y del meme más impertinente, finge empatía y platica de futbol para endulzar la amargura de las injusticias que comete.

No es un líder, carece de seguidores en twitter así como en la vida real. En su perfil de Facebook las selfiesson abundantes, el egocentrismo reina ridículo y solapa su timidez. Tampoco El Direttore se parece a un capo, al estilo del que cantaban los sempiternos Tigres del Norte en su corrido: “Soy el jefe de jefes señores/ Me respetan a todos niveles/ Y mi nombre y mi fotografía/ Nunca van a mirar en papeles/ Porque a mí el periodista me quiere/ Y si no mi amistad se la pierde.” Del jefe, finalmente, sólo tiene el atuendo, la corbata y el saco de marca, además del pillo de quien repite a todos, como burla estruendosa, que “valen mil” mientras los va jodiendo día tras día.  Continua a leggere

CONVOCAN JORNADAS REFLÉCTERE 2018: DEL 12 AL 17 DE MARZO LAS UNIVERSIDADES PIENSAN EL CONFLICTO ACTUAL @reflectereffyl

reflectere2Convocatoria de las Jornadas – Fecha límite para envío de propuestas: 3 de marzo Más info y link originalFacebook de Jornadas reflectere – Twitter de Jornadas Reflectere

Presentación: A tres años y medio de la noche de Iguala y la desaparición forzada de 43 estudiantes de la Escuela Normal Rural de Ayotzinapa; de frente a la indignante situación de normalización de la violencia en nuestro país; las decenas de miles de feminicidios que se perpetran cada año; la corrupción estructural a todos los niveles de gobierno —evidenciada, entre tantos otros casos, tras el sismo del 19 de septiembre—; la violencia y el despojo sistemático que sufren las comunidades indígenas y campesinas del país; y, en suma, de frente a la injusticia, la desigualdad y la impunidad que se imponen hoy en nuestro México, invitamos a las comunidades universitarias y espacios educativos en general (docentes, difusores de la cultura, estudiantes, investigadores y talleristas) a participar en Refléctereuna semana de reflexión conjunta sobre los conflictos que atraviesan hoy el país. Para dar un sentido amplio y profundo al acto educativo, y para modificar rutinas que terminan normalizando el horror, Refléctere invita a construir herramientas de reflexión y de acción para encarar la violencia en la que vivimos y vislumbrar posibilidades para su transformación.  Continua a leggere

Italia y las bombas en Yemen

bomba2 yemen.jpg[Fabrizio Lorusso – del diario La Jornada del 2 de febrero de 2018,] ¿Cómo las bombas fabricadas en Italia mataron a una familia en Yemen? Es el título de un video-reportaje publicado hace pocos días en el New York Times que ha causado revuelo en Italia, aunque sólo llegó a confirmar las denuncias que desde hace años reiteran las organizaciones pacifistas. “Italia repudia la guerra como instrumento de ofensa a la libertad de otros pueblos y como medio de resolución de las controversias internacionales; permite, en condiciones de paridad con otros estados, las limitaciones de soberanía necesarias para un ordenamiento que asegure la paz y la justicia entre las naciones; promueve y favorece las organizaciones internacionales dirigidas a tal fin”, reza el artículo 11 de la Constitución italiana, la cual ha sido violentada repetidamente.

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Macelleria #Messico, un anno di violenza @ilmanifesto

messico violenza guadalupe[di Fabrizio Lorusso da Il Manifesto del 28/12/2017] Un corpo bruciato e un uomo ultimato con un proiettile alla testa a Ciudad Juárez, nove morti e quattro feriti da arma da fuoco nel Sinaloa, quattro cadaveri con affianco dei narco-messaggi ad Acapulco, seconda città più violenta al mondo dopo Caracas. Nemmeno a Natale il sangue smette di correre in terra azteca. Il 2017 del Messico si chiude come il peggiore degli ultimi vent’anni. Secondo il Ministero degli Interni da gennaio a novembre le vittime di omicidio doloso sono state 26.573. Ottobre ha battuto il record con 2.764 omicidi, ma la media s’è mantenuta oltre i 2.000 al mese per tutto l’anno, che si chiuderà con oltre 28.000 morti. Quattro stati su trentadue, cioè Baja California, Guerrero, Estado de México e Veracruz, concentrano il 30% dei casi, ma nessuna regione può ritenersi immune da una violenza ormai strutturale.  Continua a leggere

Honduras: brogli, golpes e la nostra ambiguità utile #RioBravo Blog @espressonline

honduras proteste(da l’Espresso blog Rio Bravo) E’ sempre più evidente che in America Latina non è (mai) finita l’era dei colpi di stato e dell’ingerenza americana. Eppure c’è chi vede nelle denunce di governanti e candidati politici latinoamericani contro i brogli elettorali o i golpes delle destre solo delle nostalgiche farneticazioni o delle illazioni basate sulla teoria del complotto dello zio Sam. Invece basterebbe osservare bene quel che succede in Honduras, paese dimenticato dai media europei e soprattutto italiani, per capire che i colpi di stato si fanno eccome, sia nelle versioni “soft” o parlamentari (come in Brasile l’anno scorso o in Paraguay nel 2012) che in quelle più “hard”, militari o con la destabilizzazione economica (come in Honduras nel 2009 o come cerca di fare l’opposizione in Venezuela dal 2014 e come ha fatto nel 2002, quando il golpe contro l’allora presidente Hugo Chávez riuscì, ma durò meno di 72 ore).

Inoltre basta vedere l’Honduras di oggi, ma anche il Messico del 1988 e del 2006, per constatare che i brogli elettorali sono una strategia utile e fattibile, specialmente per evitare che presidenti progressisti, o comunque invisi all’establishment locale e internazionale, soprattutto statunitense, arrivino al potere.  Continua a leggere

#Desaparecidos: nuova legge in #Messico, ma non basta da @espressonline

donde estan desaparecidosIl 17 novembre in Messico è entrata in vigore la Legge Generale in Materia di Sparizioni Forzate e Commesse da Privati, frutto del lavoro e delle pressioni di gruppi organizzati di familiari dei desaparecidos. Tanto di quelli degli anni ’70 e ’80, epoca della “guerra sporca” dello stato messicano contro i movimenti sociali e popolari, quanto di quelli creati più recentemente, con l’esplosione delle sparizioni nel contesto della cosiddetta “guerra alle droghe”. Un desaparecido non è semplicemente una persona che s’è persa, un “non localizzato”, ma è una vittima di violazioni gravi ai diritti umani, ossia una persona che è stata privata della libertà da un funzionario statale (o con la sua complicità) oppure da altri soggetti e della quale non vengono date notizie. Le sparizioni forzate sono compiute da un funzionario pubblico, per esempio un soldato o un poliziotto, o con l’acquiescenza di quest’ultimo, mentre ci si riferisce alle desapariciones commesse da privatiquando sono altri soggetti, come per esempio membri della delinquenza organizzata, a portarle a termine. Per capirci, sono simili ai sequestri di persona o rapimenti, ma per i desaparecidos non viene chiesto nessun riscatto e, anzi, il fine ultimo sta proprio nel nascondere il destino e il luogo di reclusione (o assassinio e occultamento) della vittima, creando una situazione d’incertezza costante e di terrore nei parenti, negli amici, nei vicini e, più in generale, nella società.  Continua a leggere

Notas sobre el referéndum en Cataluña

cataluña[Fabrizio Lorusso – Columna de Zona Franca y Desinformémonos – En la foto: democracia vs represión] El referéndum de Cataluña del 1 de octubre ha suscitado opiniones encontradas y debates a lo largo y ancho de Europa y del mundo. Por un lado se han visto figuras de dudosa respetabilidad, como el racista italiano Matteo Salvini, líder de la formación política Liga Norte, la cual renunció al secesionismo hace años para abrazar la xenofobia y el lepenismo a la francesa, apoyando el nacionalismo catalán y las tendencias proteccionistas. También los secesionistas vénetos han mirado con mucho interés al proceso y se han hecho presentes en esta ocasión. De este lado “derecho” del espectro político una parte de la burguesía local persigue los intereses económicos y políticos típicos de los grupos fundadores o promotores de los Estados-nación independientes en la historia europea. (En seguida un video imperdible “El mundo según Rajoy”).  Continua a leggere