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Z come Zapatismo. Il colore della terra

[Di Fabrizio Lorusso. Racconto estratto da Nuova Rivista Letteraria (Semestrale di Letteratura Sociale fondato da Stefano Tassinari) n. 15 (n. 5 Nuova Serie) del maggio 2017. Il numero della rivista ha 21 testi letterari, uno per ogni lettera dell’alfabeto, dedicati ai vari tentativi rivoluzionari e di trasformazione sociale della storia. on line su Carmilla e L’America Latina]

Sono il primo di tanti passi degli zapatisti a Città del Messico

e in tutti i luoghi del Messico. Speriamo che tutti voi camminiate insieme a noi.

Comandanta Ramona (1959-2006), EZLN, 1996

Città del Messico, 30 giugno 2018

A ventiquattr’ore dal voto di domenica primo luglio nel quartier generale del candidato AMLO, acronimo che distilla il suo lungo nome completo, Andrés Manuel López Obrador, si respira già aria di vittoria. Sarebbe la prima volta nella storia per un partito di sinistra a livello nazionale. Le bandiere del Movimento di Rigenerazione Nazionale o MoReNa, il partito creatura del leader, sventolano un po’ ovunque nella capitale messicana che, da sempre, è la roccaforte delle varie anime del centrosinistra.  Continua a leggere

Chi è Tomás Yarrington, politico messicano arrestato a Firenze per narcotraffico? Intervista su @radiondadurto

[Intervista di Andrea Cegna a Fabrizio Lorusso e testo a seguire ripresi da Radio Onda d’Urto] Era latitante da 5 anni l’ex governatore dello stato Tamaulipas, Tomas Yarrington. Ricercato da Messico e Usa per delinquenza organizzata e narcotraffico. La sua fuga si è fermata a Firenze domenica 9 aprile. Dal 2012 era uno dei ricercati internazionali più inseguiti. E’ stato arrestato in piazza Beccaria dalla polizia italiana, le accuse sul suo conto sono quelle di traffico internazionale di stupefacenti tra il Messico e gli Stati Uniti, riciclaggio, nonché frode bancaria.  ASCOLTA il Podcast dell’intervista – LINK Continua a leggere

Messico, effetto Trump sulle presidenziali

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(di Perez Gallo) (da Q Code Magazine) Alla fine del 2016 un micidiale uno-due ha sconvolto la politica messicana. Da una parte, l’annuncio a metà ottobre della candidatura di una donna indigena da parte del Congresso Nazionale Indigeno e appoggiata dall’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale. Dall’altra, la clamorosa vittoria di Trump alla presidenza degli Stati Uniti e l’inaugurazione di una politica apertamente anti-messicana da parte del vicino del nord. Entrambi gli eventi, congiunti, parrebbero avere già prodotto un risultato rilevante: l’ascesa di Andrés Manuel López Obrador e, come necessario corollario, la sua svolta “trasformista”.

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Il Messico nell’era Trump

Le reazioni al muro annunciato dal presidente Usa

Messico.jpg(Di redazione) (da Radio Città Fujiko)

Ad un mese dall’entrata in carica di Donald Trump, in Messico regna ancora l’incredulità per i primi atti ed annunci del presidente statunitense. La risposta del presidente messicano Peña Nieto è balbettante e anche la sinistra è confusa. La forte dipendenza dell’economia messicana dagli Usa spunta le armi contro il muro voluto dal tycoon.

Se Trump costruirà effettivamente il muro, i messicani troveranno il modo di aggirarlo, anche scavando tunnel. È questa l’ironia e la caparbietà con cui l’uomo della strada messicano reagisce all’idea espressa dal neo-presidente statunitense Donald Trump, che ha annunciato la costruzione dell’ormai famoso muro al confine tra Stati Uniti e Messico.
Ad un mese dall’insediamento del tycoon, però, nel Paese centramericano sembra regnare ancora l’incredulità, da un lato per una vittoria inaspettata, dall’altro perché Trump sembra voler davvero dare seguito a quanto promesso in campagna elettorale.

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La lotta degli insegnanti in Messico: storia e motivi

MegaMarcha 4S Mex DF 249 (Medium)Gli insegnanti delle scuole pubbliche occupano le piazze e le strade del Messico contro le “riforme strutturali” del presidente Peña Nieto e continuano a dar battaglia: è una resistenza epica che viene da lontano. Il conflitto degli insegnanti con il governo e i parlamentari federali per la riforma educativa dura da alcuni mesi, ma nelle ultime due settimane ha raggiunto l’apice. Un presidio di insegnanti nel centro della capitale era presente già dall’8 maggio, ma pochi se n’erano accorti. Invece da agosto la CNTE, Coordinamento (Coordinadora in spagnolo) Nazionale dei Lavoratori dell’Educazione, è in sciopero indefinito e l’anno scolastico 2013-2014 non è ancora cominciato in migliaia di scuole. La combattiva Sección 22 di Oaxaca, forte di 74mila affiliati e già protagonista del conflitto del 2006, soffocato nel sangue dall’allora governatore dello stato di Oaxaca, Ulises Ruiz, rappresenta il gruppo più nutrito di professori in resistenza, ma i rinforzi questa volta sono arrivati da tutto il paese.

Il plantón

Dal 19 agosto il presidio dei maestri è diventato una tendopoli quindi l’attenzione mediatica s’è rivolta verso gli oltre 40mila occupanti, insegnanti di asili, scuole primarie e secondarie, che ormai vivono nella piazza principale del Messico. Ogni giorno realizzano atti di resistenza, bloccano le strade e l’aeroporto internazionale, chiudono le entrate dei palazzi del potere, fanno assemblee, sistemano le tende scardinate dai violenti acquazzoni di questa stagione piovosa e inclemente, e infine portano avanti le negoziazioni estenuanti con funzionari e parlamentari inviati dai partiti per fare melina. Le minacce avanzate da alcuni deputati della destra (PAN, Partido Accion nacional) di incarcerazione dei leader, che in realtà sono i “portavoce” del movimento, e di repressione violenta della protesta non hanno fatto desistere i docenti.

Ho provato a descrivere con una galleria fotografica (link qui), non solo con le parole, l’enorme tendopoli allestita dalla CNTE nella piazza centrale (lo zocalo) di Città del Messico. Nel plantón, il presidio-tendopoli, ore e ore di pioggia non spazzano via la speranza, anche se funzionano per scacciare i curiosi, i venditori ambulanti, in maggior parte commercianti della capitale, e le cattive notizie che arrivano dal Palazzo: nella notte dell’1S (primo settembre), con una sortita dei legislatori, è stata approvata dalla Camera dei deputati la Legge del Servizio Professionale Docente, oggetto delle negoziazioni tra i rappresentanti della CNTE, il governo e alcuni parlamentari. Uno sberleffo in piena regola.

Scene di vita e resistenza civile compongono un quadro di lotta metropolitana nella povertà e nella solidarietà, prestata da tanti abitanti della capitale e dalle famiglie dei maestri che da Oaxaca, dal Chiapas, dal Guerrero, dal Michoacan, dal Durango o dalla Bassa California, insomma da molto lontano, mandano viveri, sacchi a pelo, tende e vestiti, incoraggiamenti e affetto. Per i servizi igienici gli insorti si devono rivolgere ad alcuni abitanti della zona che prestano docce e bagni, a volte in cambio di piccole somme.

Nel pomeriggio del 31 agosto, quando sono stato per qualche ora in alcune tende del plantón, solo un gruppo ridotto di docenti, circa 10mila, si trovava a presidiare la zona visto che la maggior parte degli insorti era nelle rispettive comunità d’origine per il fine settimana. Mille insegnanti del Chiapas si sono integrati alla tendopoli in serata. Durante la settimana, anzi  già da domenica primo settembre in poi, sono state realizzate decine di manifestazioni.

MegaMarcha 4S Mex DF 472 (Medium)Ma che cos’è la CNTE?

C’è chi la vede come un vecchio rimasuglio di un mondo che fu, anacronistico e d’ostacolo per lo sviluppo e la “modernità” del paese, ma c’è chi la difende come ultimo baluardo contro il neoliberismo selvaggio, come un’organizzazione plurale e democratica a difesa dei veri interessi delle classi lavoratrici. Sicuro è che non va confusa con il SNTE, Sindacato Nazionale Lavoratori dell’Educazione, che è il sindacato ufficiale, allineato al governo.

Dall’aprile scorso la sua leader storica, Elba Esther Gordillo, è sotto processo per “uso di risorse dalla provenienza illecita” e attende la sentenza in prigione. E’ stata quindi sostituita da Juan Diaz, uomo fedele al presidente. La CNTE è un coordinamento, fondato nel 1979, che raccoglie gli insegnanti che hanno un pensiero critico nei riguardi del sindacato ufficiale. Questo è quasi un apparato paragovernativo del PRI (l’ex partito di regime tornato al potere nel 2012), mentre la CNTE si struttura come corrente democratica all’interno del SNTE e non è un sindacato a parte.

Fabrizio Mejía sulla rivista messicana Proceso del primo settembre spiega che “la CNTE è ciò che resta dei cosiddetti ‘coordinamenti di massa’, un tentativo di democratizzare i sindacati a partire dalle basi, in cui ogni sezione arriva ad accordi assembleari solo quando esiste un punto generale su cui si possono programmare azioni. Gli insegnanti, i lavoratori a cottimo ‘jornaleros’ e alcuni gruppi operai fecero parte, due decenni or sono, di questa dissidenza sindacale, ma oggi di tutto questo resta solo la CNTE”.

Attualmente la CNTE mantiene viva l’opposizione alla riforma educativa, che più che “educativa” pare una riforma (regressiva) del lavoro e dell’amministrazione, inviata al parlamento dal presidente Peña Nieto. Il Sindacato (SNTE) dorme. Anzi, fa spot a favore dell’iniziativa di Peña. La stragrande maggioranza dei mass media, TeleVisa e TV Azteca in testa, spara a zero sui maestri dissidenti, tacciandoli di “pigri e sovversivi” e mandando in onda programmi ridicoli atti a provocare ostilità da parte della popolazione della capitale, soprattutto della classe media imbambolata: interviste a conducenti incazzati per il traffico, bambini e genitori in lacrime perché la scuola non comincia, storie edificanti di maestri moderati e coraggiosi che sì “amano lavorare” e così via.

La riforma costituzionale

Dopo aver promosso la riforma degli articoli costituzionali riguardanti l’istruzione (il 3 e il 73) che è stata approvata dai tre partiti più grandi (PRD, PRI, PAN) nel febbraio scorso, il presidente ha spinto e ha ottenuto un’approvazione fast track delle leggi secondarie in parlamento. La riforma costituzionale di febbraio ha stabilito le basi per i cambiamenti nella carriera dei professori, nell’accesso a posti dirigenziali nella scuola e nel disegno e implementazione della politica educativa a livello primario e medio.

MegaMarcha 4S Mex DF 372 (Medium)Per esempio, è nato l’Istituto Nazionale per la Valutazione dell’Educazione e s’è stabilito che l’entrata nel “servizio docente” e la promozione a posti direttivi avverrà tramite valutazioni che garantiscano “l’idoneità delle conoscenze e delle capacità che corrispondono a ciascuna funzione”, e così gli stimoli e la permanenza in servizio dipenderanno dalla valutazione obbligatoria. Viene anche previsto, ed è un punto positivo, l’allargamento del tempo pieno, anche se buona parte delle strutture scolastiche attualmente non sono attrezzate a tal proposito. Molto polemica è stata l’approvazione di una specie di corresponsabilità gestionale ed economica per cui alunni, docenti e genitori, con il coordinamento della direzione, possono essere coinvolti (cioè dovrebbero in parte pagare di tasca propria) nel miglioramento delle infrastrutture, nell’acquisto dei materiali educativi e nella risoluzione di problemi operativi. Quindi le “quote volontarie” che versano per la scuola potrebbero diventare “obbligatorie”. Questi processi sono regolati dalle leggi secondarie che in questi giorni muovono la protesta nazionale.

Le leggi secondarie

A fine agosto quella sull’Istituto Nazionale per la Valutazione (INEE) e la Legge Generale sull’Educazione sono state approvate senza che l’opinione delle parti sociali e, soprattutto, degli insegnanti direttamente coinvolti nella riforma venisse presa in considerazione. In settembre è passata la terza legge, quella che tocca più da vicino la vita delle persone, dei maestri, e i diritti del lavoro acquisiti: la Legge sul Servizio Nazionale Docente.

In primavera mesi di dibattiti e convegni sul tema, in cui i docenti sono stati invitati a partecipare e hanno presentato le loro proposte dettagliatamente, non sono serviti a modificare la posizione dei parlamentari e del governo, per cui la CNTE ha provato a intavolare una discussione costruttiva, ma è stata scavalcata e beffata da false volontà di dialogo e prevaricazioni autoritarie. Dunque le ragioni delle manifestazioni sono molte e comprendono le richieste di migliori condizioni per le aule e i salari, oltre al nucleo costituito dalle tre leggi di riforma approvate frettolosamente.

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Settembre di piogge e manifestazioni: 1S e stato d’eccezione

Di nuovo come risposta all’indifferenza ufficiale, a Città del Messico il primo settembre c’è stata un’importante manifestazione di studenti, facoltà universitarie, organizzazioni sociali, parti del MoReNa (Mov. Rigenerazione Nazionale), semplici cittadini e alcuni gruppi anarchici contro la Riforma energetica e in sostegno degli insegnanti. Le iniziative in tutta la città e nel paese sono state tantissime. La manifestazione, nel primo pomeriggio, s’è unita a quella degli insegnanti della CNTE che si sono diretti a San Lazaro, sede della camera dei deputati messicana. Ci sono stati numerosi episodi di tensione, avvenuti durante la manifestazione e anche al termine della stessa, quando gli insegnanti, che formavano un cordone indipendente, stavano per ripiegare.

“L’imbottigliamento coatto” da parte della polizia puntava al controllo totale. L’effetto “collaterale” era quello di asfissiare e snervare, in particolare nei momenti in cui la doppia fila di granaderos in testa al corteo spezzava il ritmo della marcia e chiudeva i manifestanti, cosa che s’è ripetuta praticamente ad ogni curva. Nel contempo, gli scudi dei corpi antisommossa chiudevano la coda e i lati del corteo. E’ una modalità già sperimentata dal governo del presidente Peña Nieto e dai corpi di polizia della capitale a partire dalla giornata dell’1D, il primo dicembre 2012, in cui i poliziotti della capitale hanno serrato le file, chiuso ogni passaggio nel centro storico e infine hanno effettuato decine di arresti e pestaggi arbitrari. L’accerchiamento dell’intera massa popolare da parte della polizia (6mila elementi  in tenuta antisommossa) e l’enorme, sproporzionato, dispiegamento di forze rappresenta una strategia di contenimento che sfocia nella provocazione e nello stato d’eccezione.

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La reazione della polizia dopo gli scontri s’è concentrata su “obiettivi casuali”, cioè persone individuate perché indossavano vestiti neri, o proprio senza criterio, che andavano fermate. Alla fine della giornata di protesta dell’1S ci sono stati sedici arresti di alcuni attivisti e giornalisti indipendenti. Nonostante la strategia intimidatoria, le manifestazioni vanno avanti e, va detto, per ora (per fortuna) non sono accaduti “incidenti” gravi né situazioni paragonabili a quelle vissute nel 2006 (terribili repressioni di Atenco eOaxaca in particolare), ma non si può ancora prevedere come evolveranno la protesta e le forze in campo.

In questo video (LINK): l’arresto arbitrario di un giornalista dell’agenzia messicana indipendente Subversiones che ha filmato la propria cattura (leggi l’appello qui: lo stato sta imponendo cauzioni enormi per il suo rilascio!). Si chiama Gustavo Ruiz e stava filmando una squadra di poliziotti che trascinavano su una camionetta alcuni giovani e, come si fa in questi casi per evitare abusi o addirittura sparizioni e sequestri ai danni dei detenuti, stava chiedendo agli studenti i loro nomi e la facoltà di appartenenza. Come se niente fosse, all’improvviso, si ritrova lui “dall’altra parte”, viene strattonato, la sua videocamera cade e fa in tempo a registrare le sue urla e il suo nome.

4 settembre – 4S

La strategia di contenimento minaccioso e militarizzato della protesta non è stata applicata alle manifestazioni, durate oltre 8 ore, del 4 settembre organizzate nella capitale e in 22 stati. Questa galleria fotografica (Link qui per lo slideshow e foto) della manifestazione della CNTE è del 4 settembre (4S): dalle 10 del mattino oltre 30.000 insegnanti hanno manifestato a Oaxaca e 40.000 in Chiapas mentre in 20.000 hanno camminato per 8 ore nelle strade della capitale messicana, dall’Auditorio Nacional al palazzo del Senato. Proprio questa ramo del parlamento il giorno prima aveva approvato la Riforma Educativa dopo che la camera l’aveva fatto la settimana prima.

La cosiddetta riforma educativa è in realtà una riforma del lavoro dei docenti e dell’amministrazione di stampo neoliberista ed è parte del piano di riforme strutturali (lavoro, fisco, energia, educazione, politica) che il governo di Peña intende portare a termine entro i prossimi quattro mesi. Il grande scoglio, cioè queste proteste dei “maestri dissidenti”, gli unici per ora che abbiano saputo articolare un’opposizione vera, è stato superato, per ora, grazie a un falso dialogo depistante con i maestri e a una serie di votazioni notturne e blindate alle camere. Infatti, i tre principali partiti (PRI, PAN, PRD) stanno approvando riforme legislative e costituzionali in fretta e furia, nell’ambito delle larghe intese alla messicana, cioè dall’accordo di governo chiamato “Patto per il Messico” e sottoscritto dai loro leader all’inizio del governo di Peña 9 mesi fa. La CNTE ha fornito la cifra di 700.000 insegnanti mobilitati per il 4S a livello nazionale.

Quali sono gli elementi controversi della riforma da poco approvata dalle camere?

024 (Medium)Ormai esaurite le discussioni e approvazioni in parlamento, la CNTE ha chiesto al presidente di bloccarla con un veto perché:

Si applica retroattivamente contro chi già lavora nel settore educativo pubblico prescolastico, primario e secondario, in contrasto con l’articolo 14 della Costituzione, e colpisce tutti i lavoratori dell’insegnamento a livello federale, statale e comunale derogando i diritti acquisiti. Infatti, le autorità educative possono annullare i diritti dei lavoratori senza necessità di un intervento giudiziario e con la riforma il “lavoratore” diventa “soggetto amministrativo”, in contrasto con l’articolo 123 costituzionale.

Quattro questioni importantissime come il reddito/salario, la promozione, il riconoscimento e la permanenza nel posto di lavoro sono ora condizioni amministrative e smettono di essere considerati diritti lavorativi.

Si dà piena facoltà al Ministro della Pubblica Istruzione federale e al ministero (SEP), quindi anche al presidente della repubblica, di scavalcare la sovranità dei singoli stati per autorizzare i principi riguardanti i quattro punti precedenti e ordinare ai governatori locali di seguirli. Il ministero potrà imporre linee generali per la prestazione del servizio di assistenza tecnica alla scuola a livello di istruzione primaria.

Viene creato l’Istituto Nazionale per la Valutazione dell’Educazione (INEE) che potrà imporre e autorizzare, anche sorpassando l’autorità degli stati, i lineamenti ad ogni tipo di autorità educativa e organi decentralizzati per la valutazione riguardante le 4 questioni citate. La SEP e l’INEE potranno interpretare unilateralmente la legge per effetti amministrativi e l’INEE imporrà i processi di valutazione.

Non si contempla la partecipazione sindacale ai processi di osservazione delle valutazioni e si annulla l’intervento di qualunque associazione dei docenti. Le 4 tematiche di cui sopra (salario, promozione, riconoscimento e permanenza nel posto di lavoro) non saranno oggetto delle “Condizioni Generali del Lavoro” e il Lavoro Docente sarà sostituito dal Servizio Professionale Docente che implica la rappresentazione dell’insegnante come soggetto amministrativo isolato di fronte allo stato.

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I tribunali del lavoro sono sostituiti da tribunali amministrativi in caso di conflitto nei punti specificati. Scompare il posto fisso e si crea la figura dei contratti “a tempo fisso” di natura temporanea e quella dei contratti “provvisori” per coprire un vuoto, cioè un posto non occupato per meno di sei mesi. I contratti a tempo fisso e le vecchie “plazas”, i posti fissi a tempo indeterminato, saranno subordinati alle condizioni di questa legge e saranno assegnati solo dopo 6 mesi di servizio senza nessuna “nota negativa”.

Il cosiddetto “processo di compattazione” prevede contratti ad ore e così permette di frazionare il pagamento del salario ai maestri. Scompare il diritto di inamovibilità dal posto di lavoro. Chi decide di accettare un impiego o un incarico (anche nel sindacato) che gli impedisca di svolgere la sua funzione docente, o quella di supervisione o direzione, dovrà “allontanarsi dal servizio” senza ricevere il salario.

S’instaura un procedimento autoritario che permette il licenziamento o allontanamento immediato dalle funzioni docenti (con riassegnazione ad altre funzioni) senza che vi sia la garanzia di ascolto e contraddittorio prevista dalla legge sul lavoro. Inoltre si stabilisce come causa di licenziamento senza alcuna responsabilità da parte delle autorità il rifiuto di partecipare ai processi di valutazione, senza considerare il livello accademico e di esperienza/anzianità.

Stessa modalità anche nel caso in cui il docente non partecipi ai programmi di regolarizzazione docente o non ottenga un risultato soddisfacente nel primo o nel secondo processo di valutazione e non s’incorpori al processo di regolarizzazione. Se, nonostante la partecipazione ai programmi formativi, il maestro non supera il terzo processo di valutazione, viene escluso dalla docenza e riassegnato ad altre mansioni. Queste decisioni si considerano unilaterali.

Si cancella il diritto al reinserimento nel posto di lavoro o di indennizzo, tramite il pagamento degli stipendi sospesi, in caso di licenziamento ingiustificato Si stabiliscono 8 causali ulteriori per la cancellazione degli effetti della nomina senza responsabilità alcuna dell’autorità e senza previa risoluzione del Tribunale Federale di Conciliazione e Arbitrato.

Infine è permessa la separazione dall’incarico quando il docente si assenta, senza una causa giustificata, per più di tre giorni consecutivi o tre non consecutivi in un periodi di 30 giorni: la separazione dal posto di lavoro è una decisione unilaterale e l’autorità che la applica è la stessa che decide circa la sua eventuale revisione, quindi è giudice e parte in causa. Dopo settimane di proteste il senato ha inserito una clausola all’ultimo momento, un semplice “contentino” per i maestri, che dice che il personale allontanato dal suo incarico per l’applicazione di questa legge potrà impugnare la decisione presso gli organi giurisdizionali competenti. Il quadro generale di precarietà del lavoro, però, non cambia.

176 (Medium)Cosa dice la CNTE?

La CNTE sostiene che l’entrata, la promozione e la permanenza dei docenti devono legarsi al diritto del lavoro e ai diritti sociali “senza banalizzare il processo etico e della pratica educativa” e in un manifesto d’opposizione alla riforma specifica alcuni punti fermi: la distinzione tra la CNTE e il sindacato SNTE di cui questa è parte ma come “corrente critica”, la difesa dell’istruzione pubblica e la sua trasformazione tramite una visione critica della realtà messicana, l’inutilità delle leggi in materia educativa per risolvere i veri problemi del paese come la disuguaglianza e la povertà, la costruzione di una controproposta è stata ignorata dalle autorità malgrado abbia visto la partecipazione di numerosi interlocutori, il riconoscimento dell’istruzione come un diritto sociale universale al di sopra di interessi privati, il rispetto dei diritti lavorativi, il compromesso con una formazione professionale docente iniziale e permanente che deve essere anche rispettato dal governo messicano, secondo le specificità di ogni regione del paese.

Sulla valutazione docente la CNTE ha proposto che 1) sia un processo formativo e qualitativo nelle sue tre modalità (autovalutazione, co-valutazione e valutazione dall’esterno, 2) rispetti la diversità culturale del Messico, basata su una pratica educativa integrale, che includa tutti gli attori educativi, 3) sia una valutazione intesa come mezzo e non come fine, che consideri le condizioni di vita dei bambini, dei giovani e degli adulti che formano l’universo degli studenti del paese, 4) che riconosca i bisogni di base della popolazione e 5) che migliori le condizioni dell’insegnamento e dell’apprendimento riconoscendo l’importanza dei loro contenuti universali.

Riguardo alla Legge Generale del Servizio Professionale Docente, la quale avrà effetto a partire dal 2015, la CNTE ribadisce il proprio impegno e compromesso con gli studenti e il popolo in generale per contribuire alla formazione di soggetti che sappiano reclamare per il rispetto alla propria forma di vita e sostiene che ha sempre rispettato le richieste e gli accordi pattuiti con il governo della repubblica attraverso il ministro degli interni. Infine, viene criticata la fretta con cui si vogliono legittimare leggi che non aiutano il miglioramento del processo educativo e lacerano il diritto sociale all’educazione. E di fatto camera e senato hanno approvato tutto (tre leggi secondarie) in un paio di settimane e hanno finto di negoziare con gli insegnanti che ora continuano ad occupare mezza città del Messico e minacciano di estendere la resistenza agli stati una volta che saranno tornati a casa.

Altro week end di fuoco

Marcha 1S Mex DF 032 (Medium)Sabato 7 è previsto il primo incontro nazionale degli insegnanti a Mexico City convocato dalla CNTE. Domenica 8 la CNTE, insieme ad altre organizzazioni sociali solidarie come gli studenti di YoSoy132 e Movimiento de los 400 pueblos di Veracruz, scenderanno in piazza per accompagnare l’evento dell’ex candidato presidenziale delle sinistre, Andrés Manuel López Obrador, e del suo Movimento di rigenerazione nazionale (MoReNa). Non si sa ancora se l’occupazione dello zocalo di Città del Messico continuerà, ma è sicuro che la CNTE non abbandonerà la sua resistenza civile pacifica, dichiarata dopo l’approvazione della legge al senato il 4 settembre, che potrebbe trasferirsi nei diversi stati della federazione ed essere condotta a livello locale: disobbedienza civile, negoziazione di alcune condizioni stato per stato, proteste locali, riapertura del dibattito sulle leggi approvate, conquista progressiva della maggioranza all’interno del sindacato nazionale, aumenti salariali e scioperi sono alcune possibilità.

Marcha 1S Mex DF 063 (Medium)La CNTE ha comunque chiesto a Peña Nieto di porre un veto presidenziale sulle leggi e di ridiscutere, nell’ambito di un gran dibattito nazionale, l’intero sistema educativo. Ciononostante è poco probabile che il presidente segua il suggerimento dei maestri su una riforma che lui stesso ha proposto al parlamento…

Sono a rischio anche le famose “Feste patrie” per la celebrazione dell’indipendenza del 15-16 settembre che si svolgono nelle piazze centrali, presso la sede del potere politico nazionale o locale, in cui il sindaco della città o il presidente tengono un discorso e gridano il patriotico “¡Viva México!” per ricordare il grido lanciato dal prete Miguel Hidalgo che diede inizio al processo d’indipendenza dalla Spagna nel 1810. Quindi forse quest’anno il “grido” non sarà solo quello del capo di stato o dei governatori, ma risuonerà pure quello degli esclusi, quello del lavoro degno, quello della resistenza pacifica che sfida chi ormai non grida più e s’accontenta delle promesse. Fabrizio Lorusso da Carmilla

Sinistra messicana al bivio e movimenti

La sinistra messicana è al bivio. C’è aria di rinnovamento ma anche incertezza dopo la conferma definitiva dei risultati delle presidenziali del primo luglio. In mezzo a polemiche e manifestazioni di piazza, il 31 agosto il Tribunale Elettorale ha rifiutato le impugnazioni e le richieste d’invalidazione del processo elettorale avanzate dalla coalizione progressista. Le denunce di brogli, finanziamenti illeciti e compravendita del voto non hanno quindi impedito che fosse dichiarato vincitore Enrique Peña del Partido Revolucionario Institucional (Pri). Nel novecento il Pri è stato al potere per 71 anni ed è stato sconfitto nel 2000 e nel 2006 dal conservatore Acción Nacional. I partiti progressisti, il Partido Revolución Democratica (Prd), il Partido del Trabajo (PT) e il Movimiento Ciudadano sostenevano Andrés Manuel López Obrador, arrivato secondo con il 31,5% dei voti contro il 38% di Peña. Le sinistre hanno ottenuto comunque un risultato importante conquistando i governi di tre stati e di Città del Messico, oltre a diventare la seconda forza in parlamento.

Ma domenica 9 settembre Obrador, davanti a decine di migliaia di simpatizzanti riuniti nella piazza centrale della capitale, ha annunciato la sua ritirata dalla coalizione e la nascita di un nuovo partito, collocato “a sinistra” del Prd, che ripartirà da “MoReNa”, il Movimento di Rinnovamento Nazionale che lui stesso ha costruito lavorando con le basi in tutto il Messico, facendo visita a tutti i comuni e villaggi del paese, negli ultimi sei anni.

Nel 2006 Obrador, favorito nei sondaggi, perse le presidenziali con uno scarto di solo mezzo punto sul rivale Felipe Calderón. La lotta per denunciare i brogli elettorali della destra portò migliaia di militanti all’occupazione del centro della capitale e alla creazione di un movimento indipendente in suo sostegno che oggi aspira a diventare un partito.
Lo decideranno formalmente il 19-20 novembre i centoventicinquemila rappresentanti di MoReNa nel primo congresso nazionale.
“Non è una rottura, me ne vado nel migliore dei modi, ringrazio dirigenti e militanti delle formazioni progressiste, lavorerò alla trasformazione del paese partendo da MoReNa”, ha spiegato il leader.

Il movimento ha circa quattro milioni di affiliati e c’è già chi, come il sindaco di Città del Messico Marcelo Ebrard, auspica la creazione di un “fronte ampio” di tutte le sinistre “sul modello uruguaiano, con autonomia delle forze in campo” ma “unità nelle elezioni”.
Lo stesso Obrador ha parlato di possibili “accordi per agire come una sola organizzazione, sempre che si tratti di difendere gli interessi della gente e il patrimonio nazionale”.
Ciononostante la sua decisione viene vista come una scissione a sinistra e una critica al partito principale della coalizione, il Prd, di cui è stato fondatore 23 anni fa. “Siamo a posto e in pace, la mia decisione aiuterà a far rinnovare e rinforzare il movimento progressista”, ha precisato nel suo discorso di domenica.

Secondo l’opinionista Gabriel Guerra, “la sinistra potrà continuare a seguire la sua leadership, che entusiasma e muove circa un terzo dell’elettorato, oppure dovrà provare a essere più pragmatica e aperta per conquistare il centro, un settore dell’opinione pubblica e dei votanti senza cui non è possibile costruire maggioranze”. Ci è riuscita a Città del Messico dove il consenso della classe media ha permesso la vittoria del progressista Miguel Ángel Mancera con oltre il 60% dei voti. gritoalterno132.jpg
Obrador e il suo movimento hanno fissato un calendario di mobilitazioni per la “disobbedienza civile” contro Peña e le irregolarità elettorali. “Non giudichiamo chi per necessità ha venduto il proprio voto ma la perversione di chi compra la volontà dei poveri approfittandosi della miseria”, ha ribadito Obrador.

Le azioni di protesta vanno dal boicottaggio a TeleVisa, principale catena TV nazionale palesemente allineata agli interessi del Pri, alla realizzazione di assemblee informative ogni week end e all’adesione attiva a iniziative di altri gruppi contro l’aumento del prezzo degli alimenti e gli organismi transgenici.
“Per i punti su cui potremo convergere, stabiliremo una relazione di collaborazione con nuove forze di sinistra e siamo convinti che il Prd ha comunque bisogno di rinnovarsi, con Obrador o senza di lui” ha dichiarato il Presidente del partito, Jesús Zambrano.
Zambrano ha ribadito che non ci sarà ostruzionismo durante il giuramento di Peña come presidente il primo dicembre e che “il Prd è un’istituzione che è più forte delle singole persone e delle personalità, resta qui e continuerà a crescere”.

Il 15 settembre si festeggiava l’indipendenza e, come ogni anno, i sindaci, i governatori e il presidente si affacciano ai balconi delle piazze centrali di tutte le città del Messico per festeggiare e fare il “grito”, cioè gridare “Viva México” e ricordare i nomi e le gesta di tutti gli eroi nazionali del processo di emancipazione dalla madre patria spagnola (1810-1821). Quest’anno la folla urlante, (a volte ben ubriaca) ed entusiasta di sempre è stata sovrastata da un realizzato dal movimento studentesco YoSoy132. Durante tutto il discorso patriotico del mandatario gli studenti hanno illuminato con dei laser verdi la faccia di Calderón che, arrivato ormai al suo ultimo mese come presidente in carica, sarà ricordato come il presidente della narcoguerra. La protesta di centinaia di persone contro i risultati e le irregolarità del processo elettorale conclusosi il primo luglio s’è fatta quindi sentire con forza anche e soprattutto nel “giorno della patria”, sia a Città del Messico che negli altri capoluoghi. Il movimento YoSoy132 e numerose organizzazioni sociali hanno convocato per il 22 e 23 settembre la Seconda Convenzione Nazionale contro l’Imposizione che continuerà a svilupppare le iniziative e i lavori cominciati ad Atenco il luglio scorso cui parteciparono circa 2500 delegati di 496 gruppi organizzati.

Vale la pena diffondere un’ultima nota di questi giorni che riguarda una misteriosa sparizione nel mondo del giornalismo alternativo messicano. Le reti sociali e i media stanno avanzando molte ipotesi, spesso fantasiose, su questo caso senza però avere informazioni autentiche al momento. L’équipe del portale informativo indipendente “el5antuario.org”, da sempre molto critico nei riguardi del potere e attivo a livello sociale e politico, ha segnalato la scomparsa del coordinatore e fondatore del progetto, Ruy Salgado (consociuto come “el 5anto”), avvenuta nella notte tra l’8 e il 9 settembre nella capitale (link al comunicato). Passate 72 ore dalla scomparsa, Ruy è stato dichiarato “desaparecido” ufficialmente e ad oggi non si hanno tracce del reporter che aveva subito più volte minacce e manteneva l’anonimato. Le indagini sono aperte e il gruppo di redattore del sito invita a non cadere in facili speculazioni dato che nessuna pista (né quella dell’incidente, né quella della sparizione per motivi “politici” o per opera della delinquenza organizzata) è stata confermata.

Il Messico al voto: opzioni, narcos e partiti

IN SINTESI: Ottanta milioni di messicani sono chiamati alle urne in questa domenica 1° luglio per eleggere presidente, Parlamento, sei governatori e il sindaco di Città del Messico. Il Partito rivoluzionario istituzionale potrebbe tornare a vincere, ma il Paese vive un’emergenza senza precedenti, per cui in alcune regioni bisogna chiedere il permesso alle bande criminali per fare campagna elettorale e ci sono stati dei candidati a livello locale “giustiziati” dai criminali, quindi i politici devono destreggiarsi nel fuoco incrociato di narcos e cacicchi locali.

PAN: L’opzione liberale che teoricamente il suo partito rappresenta è tradita da proposte, dettate da vincoli storici con le gerarchie ecclesiastiche, contro la libertà di decisione delle donne sull’interruzione della gravidanza – l’aborto è addirittura un reato punito con la prigione in molti stati governati dal Pan – e i matrimoni omosessuali.

JOSEFINA VAZQUEZ MOTA: Dopo sei anni di militarizzazione del territorio contro la criminalità organizzata, con un saldo di 60.000 morti e una crescita annuale dell’1,96% – la media latino americana è del 3,61% –, sembrava che la cattura per lo meno del figlio del capo dei capi, vista l’incapacità di prendere il boss latitante dal 2001, potesse invertire la tendenza alla discesa nei sondaggi della candidata. La strategia di Vázquez è mantenere la presenza dei militari, oltre 20.000, con funzioni di polizia cui va affiancata una nuova polizia nazionale ancora da creare.

NARCOS: In questo contesto l’infiltrazione dei narcos nelle elezioni, specialmente a livello locale e amministrativo, è un dato di fatto: il Nordest del paese, dominato dal cartello degli Zetas, e Guerrero, lo stato di Acapulco, vivono un’emergenza senza precedenti per cui bisogna «chiedere il permesso alle bande criminali» per fare campagna elettorale.

AMLO: Andres Manuel Lopez Obrador, candidato delle sinistre, ha definito in anticipo i membri del suo futuro governo, considerati autorevoli ed elementi di forza della sua proposta, e ha parlato di una riforma fiscale progressiva, di tagli ai costi della politica, di lotta alla corruzione e ritiro progressivo dell’esercito. È criticato dai suoi detrattori per il suo passato “radicale”, i tentennamenti su temi sociali come l’aborto e i matrimoni gay e la sua difesa a oltranza della sovranità nazionale, per esempio con la chiusura totale della compagnia petrolifera Pemex agli investimenti privati.

STUDENTI e YOSOY132: A queste iniziative s’è unito anche il movimento studentesco YoSoy132, la grande novità di questo momento politico. IoSono132 è nato in maggio grazie alle reti sociali, in reazione all’autoritarismo del Pri mostrato in alcune dichiarazioni di esponenti del partito contro gli studenti, e in opposizione alla dittatura mediatica del duopolio televisivo nazionale.

PEÑA NIETO e PRI: Peña è alleato dei verdi, un partito gestito da una sola famiglia che da anni propone la pena di morte per i colpevoli di rapimento e pratica il trasformismo per non perdere la sua quota di seggi.

Il probabile ritorno al governo del PRI, partito egemonico al potere per 71 anni fino alla sconfitta nel 2000 contro il Pan, e la vittoria di Peña significano per molti messicani una regressione democratica per cui da due mesi si moltiplicano le iniziative popolari contro questa possibilità: tre manifestazioni anti-Peña, convocate per la prima volta sui social network contro un candidato e non contro un presidente in carica, hanno riempito le piazze di Città del Messico e di altre 20 città in maggio e giugno riunendo tra le 50.000 e le 100.000 persone ogni volta. Leggi il resto: http://www.linkiesta.it/messico-elezioni#ixzz1zHrX9sRx

Leggi il resto. Fabrizio Lorusso: SU Linkiesta.It

Vigilia elettorale in Messico: partiti, movimenti, speranze

[Articolo uscito sul quotidiano italiano L’Unità del 28 giugno 2012, Fabrizio Lorusso. Foto della chiusura di campagna del candidato delle sinistre, Andrés Manuel López Obrador, a Città del Messico il 27 giugno]

Una svolta inattesa sta speziando con peperoncino jalapeño le elezioni messicane del primo luglio. 80 milioni di cittadini, su un totale di 113 milioni di abitanti, sono chiamati a rinnovare il parlamento e il presidente della Repubblica.

Il 27 giugno si è chiusa la campagna elettorale, ma il risultato finale, dato per scontato fino a un mese fa, è oggi più incerto. Il voto degli indecisi è stimato intorno al 20% e le grosse differenze nei diversi sondaggi pubblicati quotidianamente rendono il quadro confuso.

Ma è l’irruzione sulla scena politica di un nuovo movimento studentesco, il YoSoy132, IoSono132, che sta ridimensionando l’aspettativa di una vittoria facile del favorito Partido Revolucionario Institucional (PRI) e del suo candidato, Enrique Peña.

YoSoy132 nasce l’11 maggio dopo una conferenza di Peña in un’università privata di Mexico City in cui è fortemente contestato dagli studenti e costretto a nascondendosi in un bagno. Il presidente del suo partito accusa i giovani di non essere alunni dell’ateneo e d’essere stati “cooptati da altri partiti”.

Si scatena l’ira della comunità universitaria che pubblica un video su YouTube in cui 131 studenti mostrano il loro tesserino. Da tutto il paese arrivano altri video di solidarietà e così giovani, lavoratori e simpatizzanti dichiarano: “anch’io sono 132”.

Da Facebook e Twitter si passa alle piazze, con attività a ripetizione per protestare contro il duopolio televisivo di TvAzteca e TeleVisa, l’imposizione di un presidente da parte dei media collusi col potere e la democratizzazione dell’informazione. Un reportage del quotidiano inglese The Guardian ha rivelato i patti (“dirty tricks”) tra TeleVisa e Peña per spingere la sua candidatura e osteggiare i rivali.

YoSoy132 si coordina in rete e in assemblee, è apartitico, anche se una parte del movimento s’unisce alle periodiche manifestazioni anti-Peña, anch’esse convocate dai social network contro il ritorno del PRI. Il 20 maggio nelle strade della capitale erano in 50.000, poi 100.000 il 10 giugno e il 24 hanno sfilato in 25.000.

Il PRI, ex partito dominante al potere per 71 anni, fu sconfitto nel 2000 dal conservatore Partido Acción Nacional (PAN) che governa tuttora. Nella coalizione “Compromesso per il Messico” che sostiene Peña c’è anche il Partido Verde, una formazione in mano a una sola famiglia che, unica al mondo tra i verdi, ha proposto l’introduzione della pena di morte e sopravvive grazie a pratiche trasformiste e populiste.

Sebbene sia ancora in testa nei sondaggi, Peña ha visto avvicinarsi i suoi avversari, la conservatrice Josefina Vázquez del PAN e il leader delle sinistre Andrés Manuel López Obrador che è secondo con un distacco tra i 4 e i 12 punti percentuali a seconda del sondaggio. Secondo analisti e giornalisti ci sono i margini sufficienti per una sorpresa al fotofinish.

In un lontano quarto posto resta Gabriel Quadri del Partido Nueva Alianza. Malgrado il suo discorso liberal-progressista e le sue proposte innovative, è considerato un candidato poco credibile. Infatti, il suo partito è un’emanazione diretta del sindacato nazionale dei docenti, un residuo corporativo del vecchio regime, totalmente controllato dalla sua presidentessa vitalizia Elba Gordillo, vicina al PRI.

I primi due dibattiti ufficiali tra i contendenti non sembrano aver modificato molto le intenzioni di voto, ma il tetto del consenso verso Peña è cominciato a scricchiolare con l’esplosione di YoSoy132 nelle piazze e dopo il dibattito presidenziale, primo e unico nella storia messicana, organizzato autonomamente dagli studenti il 19 giugno. Solo il candidato del PRI ha declinato l’invito in quanto sarebbe mancato “uno spazio neutrale per un dibattito in condizioni di equità” in un’iniziativa ritenuta “contro la sua persona e il suo progetto”.

L’incontro ha avuto un successo enorme e gli altri aspiranti alla presidenza si sono confrontati sui temi del narcotraffico, della lotta ai monopoli e sulla strategia energetica.

Vázquez promette continuità nella guerra ai narcos e l’uso dell’esercito, malgrado i 60.000 morti causati da questa strategia negli ultimi sei anni. Apre all’ingresso dei privati nella compagnia petrolifera nazionale Pemex e alla lotta ai monopoli nelle telecomunicazioni. Si oppone all’interruzione volontaria della gravidanza, diritto che il suo partito ha addirittura penalizzato in molte regioni in cui governa, e ai matrimoni tra persone dello stesso sesso.

Dal canto suo Obrador è stato ambiguo su questi temi e, mentre i partiti della sua coalizione sono favorevoli alla depenalizzazione dell’aborto e ai matrimoni gay, il leader ha dichiarato che “sarà il popolo a decidere sulla materia con un referendum”. E’ l’unico a proporre la demilitarizzazione progressiva del paese e una riforma fiscale progressiva che, insieme ai tagli ai costi della politica e la lotta alla corruzione, liberi risorse per educazione, pensioni di vecchiaia e occupazione, soprattutto nei territori dominati dai narcos.  Quasi un milione e mezzo di persone hanno riempito piazze e strade del centro storico di Città del Messico per accompagnarlo nell’ultimo atto della campagna elettorale che s’è chiusa ufficialmente ieri in vista del voto di domenica. Twitter.com/FabrizioLorusso