Archivi tag: città del messico

Nasce Roma Levante. #YoPrefieroElLago

Con questo articolo segnaliamo l’uscita di Levante, un nuovo giornale online e cartaceo radicato nel quartiere romano della Prenestina peró con orizzonti ampli. Lasceremo spazio alla descrizione della testata e a un articolo che hanno scritto, nella rubrica “Succede anche a”, dedicata agli esteri, sul conflitto intorno alla costruzione del Nuovo Aeroporto della Città del Messico. Buona lettura!

Levante
Una testata dal basso

In un momento di confusione generale e di presa sui territori da parte del circo mediatico sembra sempre più necessario costruire un punto di vista, immaginandosi nuovi spazi vitali nel quartiere in cui abitiamo. Spazi di significato da conquistare a spinta. Spazi collettivi da ricomporre nelle loro anime vaganti. Vivere il quadrante Preneste vuol dire esplorarlo: salpare questi mari senza sventolare bandiere ma aprendo le vele al vento delle forme di resistenza (presenti ma nascoste) contro una vita sempre più costretta a livellarsi verso il basso, sopportando le prepotenze di chi decide delle ingiustizie sociali, della cementificazione, degli sgomberi e degli sfratti, della malasanità, delle scuole che cadono a pezzi e del nostro isolamento quotidiano.
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Si riaccende la lotta studentesca a Città del Messico

foto df.jpgdi Nino Buenaventura uscito contemporaneamente su infoaut.org

Città del Messico. Mercoledì 5 settembre, gli studenti della Universidad Nacional Autónoma de México (UNAM), la Universidad Autónoma Metropolitana, la Escuela Nacional de Antropología e Historia, la Universidad Autónoma de la Ciudad de México, el Insituto Politecnico Nacional e praticamente tutti i licei e istituti tecnici che ne dipendono hanno manifestato, componendo un corteo di più di 30.000 persone, contro la violenza dei porros, che due giorni prima aveva colpito la manifestazione del liceo UNAM, CCH-Azcapozalco.

I porros, letteralmente «ultras», sono in realtà gruppi di giovani e meno giovani, spesso provenienti da quartieri disagiati, ma non solo, che sono pagati da funzionari di partito, dirigenti universitari, servizi segreti, o istituzioni di diverso tipo, per attaccare manifestazioni o assemblee e per rompere i processi di organizzazione studentesca, che tanto fanno paura ai poteri messicani. Dagli anni ’50 i porros sono stati utilizzati per picchiare, terrorizzare e giustificare il successivo intervento militare, come fu evidente nel ’68 (con la repressione al movimento studentesco che portò al celebre massacro di Piazza Tlatelolco), nel ’71 (con un massacro simile i cui esecutori materiali erano stati proprio i gruppi porriles e paramilitari) e nel ’99 (con la violenta repressione della storica occupazione di 11 mesi dell’UNAM). Lo scorso 3 di settembre, gli studenti del CCH-Azcapozalco, un liceo pubblico che fa parte del sistema di educazione superiore gestito dall’UNAM, stavano manifestando davanti al rettorato dell’università per chiedere più maestri, il rispetto dei murales fatti dagli alunni, la rimozione di tasse scolastiche illegali, e più sicurezza per gli alunni. Il sistema dei licei della UNAM ha subito fortemente il taglio dei fondi pubblici degli ultimi anni per l’educazione arrivando a casi di aule fatiscenti e sovraffollate, con tanto di rapporti di 100 alunni per professore.

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Messico, brigate autonome di fronte al disastro #video

Di Medios Libres con collaborazione, sottotitoli e testo di una compagna delle Brigate di Solidarietà Attiva

Nessuno ne parla più del terremoto di Città del Messico, come quasi sempre avviene con queste tragedie cala il sipario. Invece, dall’esperienza delle Brigate di Solidarietà Attiva, abbiamo imparato che la fase della ricostruzione è altrettanto delicata e le forme di solidarietà, attivazione e autorganizzazione – messe in campo durante i soccorsi – vanno consolidate. Una nostra compagna delle Brigate, in questo video, ci racconta con interviste, testimonianze dirette e riprese, come procede la mobilitazione negli ultimi giorni.

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#AvenidaMiranda Puntata 11. #Ayotzinapa tre anni dopo

avenida-miranda-Ayotzinapa-foto-flickr-CIDH-CC-BY-2.028 sett. –  La decima puntata di Avenida Miranda, condotta da Fabrizio Lorusso con l’intervento telefonico da Città del Messico di Nino Buenaventura, è dedicata ai tre anni dalla strage di stato di Iguala e la sparizione forzata dei 43 studenti della Scuola Normale Rurale “Raul Isidro Burgos” di Ayotzinapa, nello stato messicano del Guerrero.

La “verità storica” costruita ad hoc dall’ex procuratore generale Murillo Karam sulla notte di Iguala del 26-27 settembre 2014 è stata smantellata dai giornalisti e dagli esperti internazionali che hanno svolto indagini indipendenti, ma il governo continua a sostenerla. Vediamo quali sono i punti principali della lotta attuale dei familiari dei 43 ragazzi e com’è andata la manifestazione silenziosa nella capitale convocata dai genitori di Ayotzinapa in solidarietà con le vittime dei terremoti dell’8 e 19 settembre. Foto:  #Ayotzinapa+43 Marcia silenziosa, fotogallery #26S   – Segnaliamo infine una raccolta fondi per i terremotati aperta da italiani residenti in Messico al di fuori dei canali ufficiali per chi volesse donare dall’Italia a comunità devastate dal sisma e meno coperte dai mass media e dagli aiuti in generale. Qui il PODCAST!

Link utili: Raccolta fondi per i terremotati in Messico – Facebook
Articolo su CarmillaOnLine – Articolo su Il Manifesto-L’America Latina  – Tutte le puntate di Avenida Miranda.

 

#Ayotzinapa+43 Marcia silenziosa, fotogallery #26S

Foto di Alessandro Parente/Gonzalo Guerrero El Grillo

Uscito contemporaneamente e in versione leggermente diversa su elgrillobus.wordpress.com

 

ps: a causa dei tragici terremoti delle ultime settimane, la manifestazione si è svolta in forma silenziosa, per cui vi offriamo semplicemente le immagini senza accompagnarle da parole.

Fotogalleria: Memoriale per le vittime della fabbrica tessile e delle altre fabriche in Chimalpopoca e Bolivar, Città del Messico

“Memoriale per le vittime della fabbrica tessile e delle altre fabriche in via Chimalpopoca e Bolivar, zona Obrera, Città del Messico”. “Memorial por las víctimas de la fábrica textil y de las demás fábricas en Chimalpopoca y Bolívar, Col. Obrera”. Foto di Stefano Morrone, scattate il 24 settembre 2017 a Città del Messico, colpita dal terremoto del 19 settembre.

Nelle foto si vede quel che rimane di due fabbriche tessili e altre due crollate il 19 settembre. I corpi di 21 operai e operaie, due di esse di origine asiatico, sono stati estratti dalle macerie ma probabilmente erano molti di più. Le circostanze sono molto simili a quelle di un’altra fabbrica crollata nella zona durante terremoto del 1985. “Nel quarto giorno dal sisma nel terreno dove c’era un edificio di quattro piani, al cui interno c’erano due fabbriche tessili e una di giocattoli, non resta più niente. E’ tutto ripulito. I macchinari pesanti hanno spazzato via tutto per liberare lo spazio, proprio lì dove potevano esserci centinaia di lavoratori in nero dell’industria tessile messicana che, secondo dati dell’istituto nazionale di statistica, sono oltre 300mila nel paese” (da Sin Embargo).  Nell’edificio c’erano 4 imprese. AL primo piano la tessile maquiladora Ner Fashion. Al secondo Jenny Importazioni, coreana, vendeva giocattoli. SEO Young Internacional faceva bigiotteria per abiti al terzo piano e al quarto Dashcam System México Società Anonima di Capitale Variabile che produceva videocamere. (con info da: La izquierda diario, portale web che, nell’articolo, ipotizza la presenza di un crimine industriale a carico dei padroni delle imprese). Clicca su una foto per ingrandire.

#Messico: sempre più crepe dopo il terremoto #19S #CDMX @cittadelcapo

Messico terremoto[di Perez Gallo, Fabrizio Lorusso e Nino Buenaventura (lamericalatina.net) da RCDC] “Andatevene a casa, non serve più aiuto”, intimano alcuni poliziotti federali a una brigata di cittadini solidali a San Gregorio, uno dei rioni del sud di Città del Messico dove il terremoto del 19 settembre ha fatto crollare una cinquantina di edifici. Alla difficoltà di organizzarsi negli aiuti, nel recupero di cibo e materiali, e negli scavi tra le rovine, fisiologiche in una megalopoli da 20 milioni di abitanti, è venuto ad aggiungersi col passare delle ore un atteggiamento ostile da parte delle autorità. “Nella capitale la polizia, la marina e soprattutto l’esercito in 45 punti critici stanno impedendo l’accesso ai volontari e chiudono del tutto i siti alle 9 di sera, proprio quando c’è più silenzio ed è più facile individuare le persone sotto le macerie”, spiega un comunicato dei Topos, organizzazione nata dopo il terremoto dell’85 e tra le più organizzate ed efficaci negli aiuti. “Il fatto è che agiscono goffamente, entrano negli edifici pieni di paura, si lamentano per il freddo, non danno informazioni, non fanno nulla pur essendoci migliaia di volontari disposti a entrare per cercare i loro cari, e così si perdono preziosi minuti per incontrare persone vive per cui ci sono cibo e braccia in abbondanza, ma l’esercito impedisce i salvataggi”, conclude il testo.  Continua a leggere

#1M a la Merced con la Brigada Callejera: Fotogallery

1maggio 8

[Articolo di Perez Gallo. Fotografie di Stefano Morrone e Alessandro Bricco] Questo Primo Maggio una parte della redazione de L’America Latina ha scelto di passarlo non con i tanti sindacati charros, come viene chiamato in Messico il sindacalismo corrotto e colluso con il padronato e il partito di governo, vale a dire il 90 per cento dell’intero sindacalismo messicano. Non l’ha passato nemmeno con la CNTE, corrente di sinistra del sindacato degli insegnanti e molto combattiva negli ultimi anni in difesa di quel poco che rimane di educazione pubblica e gratuita, né con gli elettricisti dello SME o con una qualche sigla dell’arcipelago trotzkista, tra i pochi che nella patria delle maquiladoras provano a portare avanti una qualche forma di conflitto sindacale. Questo primo maggio L’America Latina ha accompagnato il corteo, con partenza dalla Merced, della Brigada Callejera, combattivissimo sindacato di lavoratrici del sesso, autonomo, aderente alla piattaforma zapatista della Sesta Dichiarazione della Selva Lacandona fin dai tempi (era il 2006) dell’Altra Campagna. All’insegna di slogan come “respeco total para el trabajo sexual” (rispetto totale per il lavoro sessuale”) e “la ezquina es de quien la trabaja” (il marciapiede è di chi lo lavora), si è attraversato il popolare, resistente e centralissimo quartiere della Merced, della cui resistenza ai forti tentativi di gentrificazione abbiamo già parlato alcuni mesi fa su questo blog (articolo di Gimmi: https://lamericalatina.net/2017/01/27/el-barrio-de-la-merced-a-citta-del-messico-cultura-resistenza-e-tradizione/).

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