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#Messico: sempre più crepe dopo il terremoto #19S #CDMX @cittadelcapo

Messico terremoto[di Perez Gallo, Fabrizio Lorusso e Nino Buenaventura (lamericalatina.net) da RCDC] “Andatevene a casa, non serve più aiuto”, intimano alcuni poliziotti federali a una brigata di cittadini solidali a San Gregorio, uno dei rioni del sud di Città del Messico dove il terremoto del 19 settembre ha fatto crollare una cinquantina di edifici. Alla difficoltà di organizzarsi negli aiuti, nel recupero di cibo e materiali, e negli scavi tra le rovine, fisiologiche in una megalopoli da 20 milioni di abitanti, è venuto ad aggiungersi col passare delle ore un atteggiamento ostile da parte delle autorità. “Nella capitale la polizia, la marina e soprattutto l’esercito in 45 punti critici stanno impedendo l’accesso ai volontari e chiudono del tutto i siti alle 9 di sera, proprio quando c’è più silenzio ed è più facile individuare le persone sotto le macerie”, spiega un comunicato dei Topos, organizzazione nata dopo il terremoto dell’85 e tra le più organizzate ed efficaci negli aiuti. “Il fatto è che agiscono goffamente, entrano negli edifici pieni di paura, si lamentano per il freddo, non danno informazioni, non fanno nulla pur essendoci migliaia di volontari disposti a entrare per cercare i loro cari, e così si perdono preziosi minuti per incontrare persone vive per cui ci sono cibo e braccia in abbondanza, ma l’esercito impedisce i salvataggi”, conclude il testo.  Continua a leggere

Petizione dalla Francia: NO alla presenza del presidente messicano Peña Nieto alle celebrazioni del 14 luglio

(Lettera della comunità messicana in Francia e dei firmatari di questa petizione indirizzata a François Hollande, Presidente francese, e a Laurent Fabius, Ministro degli Affari Esteri) – français: https://goo.gl/CgIWFY / español: http://urlz.fr/22fD / català

AyotzinapaFrancia_460x290_pub-uploads-columnistas-imagenes variasNO alla presenza del presidente Enrique Peña Nieto alla commemorazione del 14 luglio 2015

Petizione su Change.Org – Puoi firmare qui link

Signor Presidente,

Negli ultimi mesi, il Messico ha vissuto una serie di eventi drammatici che hanno sconvolto l’opinione pubblica. Ci riferiamo ai crimini di Stato commessi dall’Esercito messicano a Tlatlaya (nello stato di México) nel giugno 2014, dalla Polizia Municipale a Iguala (nello stato di Guerrero) nel settembre 2014 e, più recentemente, dalla Polizia Federale a Apatzingán (nello stato di Michoacán), nel gennaio 2015.

Il presidente Enrique Peña Nieto si è mostrato insensibile alle critiche e rifiuta di riconoscere l’aggravemento della situazione dei diritti umani in Messico. Non esigendo che la giustizia messicana compia pienamente la sua missione e screditando i giornalisti e gli organismi internazionali che criticano il suo governo, Enrique Peña Nieto si rende complice dei mandanti di tutti questi crimini. In un tale contesto di impunità, repressione e censura, alla società civile messicana non resta che rivolgersi alla comunità internazionale, per ottenere giustizia e per esigere garanzie di non repetizione di queste gravi violazioni dei diritti umani.

È giunta l’ora di prendere sul serio la violenza sistemica che vive il popolo messicano e di cui lo Stato, attraverso le sue forze dell’ordine, è direttamente responsabile. La situazione è troppo grave perché i legami diplomatici tra Francia e Messico si basino esclusivamente su considerazioni di tipo economico. Il Messico sta attraversando una crisi umanitaria che non viene riconosciuta come tale e, al tempo stesso, una crisi di rappresentatività senza precedenti, a causa dell’immoralità dei suoi governanti.

Per queste ragioni, rifiutiamo la presenza del presidente Enrique Peña Nieto alle commemorazioni del 14 luglio 2015, così come tuttti gli onori che gli sono stati conferiti e Le chiediamo di riconsiderare il Suo invito.

Signor Presidente, La preghiamo di prestare attenzione alle preoccupazioni e alle richieste della società civile messicana. La vocazione della Francia, che Lei incarna, non è di onorare un dirigente implicato in atti repressivi e sospettato di corruzione, in cambio di succulenti contratti di armamento. Ancor meno, di pemettere che sugli Champs Elysées sfilino forze armate segnalate per molteplici e documentate aggressioni contro la popolazione civile. Al contrario, La invitiamo ad approfittare di questa occasione per rinnovare il Suo impegno nella difesa dei diritti umani e per condannare pubblicamente le sparizioni forzate, la tortura generalizzata e le esecuzioni extragiudiziali perpetrare quotidianamente in Messico in tutta impunità.

Leggere il testo integrale

Peña Hollande

Elezioni in Messico e Militarizzazione: Stato di Assedio a Tixtla, Guerrero

GUERRERO MESSICO ASSEDIO

STATO DI ASSEDIO A TIXLA, GUERRERO. COMUNICATO DI OMAR GARCIA (STUDENTE DELLA SCUOLA NORMALE RURALE “ISIDRO BURGOS” DI AYOTZINAPA)

Come previsto l’intenzione governativa è di garantire in maniera “pacifica” la giornata elettorale di domenica prossima. Una delle forme alle quali il governo è ricorso è quella di accerchiare
la città.

Nei giorni scorsi sono stati trasferiti impressionanti plotoni militari verso Guerrero, camion blindati, camionette, carri, etc.

Dal pomeriggio di lunedi sono stati installati posti di blocco da parte
di Esercito, Gendarmeria, Polizia federale e la Marina, nelle 3 vie di accesso alla città.

Come è da tempo pubblico noi che da otto mesi lottiamo per il ritorno a casa dei nostri 43 compagni ci opponiamo allo svolgimento delle elezioni nello stato di Guerrero.

Le ragioni sono state esposte varie volte e tutte arrivano ad un punto evidente: molti che oggi si sfidano per i posti pubblici sono collusi con il crimine organizzato.

Non sappiamo se queste misure abbiano come obbiettivo di lasciarci fuori dalla lotta in questo periodo elettorale oppure ci siano altri obbiettivi contro la nostra scuola.
Viste le passate aggressioni o minacce di chiuderla noi come alunni e come padri e madri di famiglia temiamo il peggio.

Il pomeriggio di lunedi 8 compagni della scuola sono stati fermati e liberati grazie alla pronta mobilitazione di studenti, genitori, organizzazioni e organismi di diritti umani.

Anche oggi martedi si sono registrati scontri fra il movimento e le forze governative.

Questo non succede solo a Guerrero ma la repressione e la presenza militare sta aumentando a Oaxaca, Michoacan e contro il popolo ribelle di Atenco.

Il paese è in tensione.

Non saranno le elezioni a definire il cambiamento di questo paese, che si facciano o meno noi continueremo la nostra lotta.

Chiediamo di prestare attenzione a quello che succederà in queste giornate.
Però soprattutto chiediamo di prepararsi per quello che succederà
immediatamente dopo la scandalosa giornata elettorale.

Lo stato messicano cerca legittimità, molti persone sono pronte a legittimare altri assassini, corruzione, ingiustizia e povertà. NOI NO!

PERCHE’ VIVI LI HANNO PRESI!
VIVI LI RIVOGLIAMO!

Omar Garcia – 3, giugno 2015

link originale

Il Messico in marcia per la pace

MarchaPazMex030(Medium).jpgCittà del Messico. Domenica otto maggio duemilaundici. “Grazie per pensare al nostro futuro”. E’ la frase scritta con un pennarello blu su un foglio da disegno che un bambino dall’espressione serissima e rispettosa mostra ai manifestanti della Marcha por la Paz (Marcia per la Pace, vedi Foto). Dalle sette del mattino sempre più persone si sono aggiunte alla carovana pacifica convocata dal poeta e giornalista Javier Sicilia che è partita giovedì scorso da Cuernavaca, capoluogo della regione di Morelos a un’ottantina di chilometri a sud della capitale messicana. Dopo il brutale assassinio di suo figlio Juán Francisco Sicilia, Javier ha catalizzato l’attenzione dei media e s’è fatto portavoce di migliaia di vittime colpite e addolorate che non vengono ascoltate dalle autorità e che vogliono ribellarsi all’impunità dilagante (circa il 98% dei reati nel paese non viene punito) e all’indifferenza ufficiale. Il bambino immobile col suo cartello sta seduto sul ciglio dell’immensaavenida Río Churubusco di Città del Messico mentre decine di persone s’affannano a fotografare lui e il suo messaggio che meglio di tutti riassume l’intensità e la speranza nascoste nelle sfide di un Messico tormentato dalla famigerata “guerra al narcotraffico”.
Una lotta sanguinaria e repressiva che non attacca le cause del problema ma solo ne esaspera i sintomi e le conseguenze: è stata lanciata dal presidente Felipe Calderón alla fine del 2006 sostanzialmente per lenire le eterne e fasulle preoccupazioni statunitensi e soprattutto per riempire l’enorme vuoto di legittimità creatosi dopo le contestate elezioni di quell’anno in cui il Prd (Partido de la Revolución Democrática, all’opposizione) e l’ex-candidato López Obrador denunciarono brogli e bloccarono la capitale per mesi con proteste di ogni tipo. Da allora il saldo di vittime provocato dalla militarizzazione delle operazioni di sicurezza e dalle battaglie istigate tra i cartelli del narco non hai mai smesso di crescere, anno dopo anno, fino a superare ormai la cifra di 40mila morti.
Siamo a un tasso di quasi 20 morti per 100mila abitanti, il doppio rispetto a cinque anni or sono, e il rispetto dei diritti umani è diventato una chimera. Ormai la gente lo ha capito, ha sofferto sulla propria pelle e ha deciso di reagire contro le reti di corruzione, impunità, violenza, protezione e connivenza che la politica ha intessuto con il mondo del narcotraffico, specialmente con il Cartello di Sinaloa di Joaquín Guzmán Loera, alias El Chapo.MarchaPazMex209(Medium).jpg Dalla frontiera con gli Usa, da Ciudad Juárez e da Tijuana, fino a San Cristóbal de las Casas, in quel profondo sud chiapaneco dove anche la Otra Campaña dei neozapatisti ha aderito alla protesta, migliaia di cittadini con la maglietta bianca e il lemma “no más sangre” (“non più sangue”) di una ventina di città hanno riempito strade e piazze per stare affianco a chi sa rispondere con la parola e la poesia agli affronti delle armi e dell’indifferenza. Secondo la dettagliatissima ricerca della giornalista messicana Anabel Hernández, autrice de Los Señores del Narco e minacciata di morte, El Chapo e i suoi “onorati” compadres di Sinaloa, come Ismael El Mayo Zambada e Juán José Esparragoza Moreno, alias El Azul, godono da anni della protezione governativa e della connivenza delle autorità che dovrebbero perseguitarli e combattere tutti i cartelli allo stesso modo ma sembra che, al contrario, sia prevalsa la linea di favorire gli affari sporchi di un unico gruppo delinquenziale per cercare d’ottenere un miraggio di stabilità.
Ammazziamo gli altri e mettiamoci d’accordo con quelli che faremo vincere, in soldoni. Intanto difendiamo gli amici degli amici, consolidiamo le reti di complicità e dimostriamo alla gente e ai gringos che così va bene, che abbiamo catturato tutti i capi più importanti dei vari bandi in lotta.

Proprio come si sente ogni giorno nei pretenziosi spot radiofonici ufficiali in cui viene sciorinata una lista di nomi di narcos famosi, magari solo i fratelli o cognati di qualche storico capo degli anni ottanta e novanta che fanno sempre la loro scena, come se ormai il peggio fosse passato. Invece i pesci grossi sono ancora liberi e poi si sa, morto un Papa se ne fa un altro e presto ci saranno nuove liste di nomi da presentare a un’opinione pubblica incazzata e triste che non ci sta più.
Inoltre non esistono la volontà e la forza politica di mettere in atto misure reali e dure contro i narcos, attaccandoli sul serio dove fa più male: chiudere i rubinetti a livello finanziario e smettere di sovvenzionare le imprese loro e dei loro familiari e prestanome con fondi pubblici, in primis. MarchaPazMex126(Medium).jpg
Poi imporre il carcere duro, lanciare politiche di sviluppo nelle regioni più depresse, epurare le file più incancrenite della politica, dedicare risorse all’istruzione, alla prevenzione dei crimini collegati al narcotraffico, alla riconversione delle produzioni e all’intelligence anziché alla guerra, e infine andare verso la legalizzazione del consumo delle droghe leggere e pesanti.
Oltrefrontiera, negli Usa, se ne sta già parlando e, sebbene in California il “sì” non abbia vinto, c’è già stata una votazione popolare sul tema che ha risvegliato il dibattito. In Messico solo l’ex presidente Vicente Fox, ora che non governa più, lancia proposte coraggiose e provocatorie in favore della legalizzazione nonostante non abbia fatto gran che durante la sua amministrazione per affrontare il problema. Piuttosto lo ha aggravato, come dimostra bene la Hernández nel suo libro. Quindi i “signori del narco” non sono solo i capi mafiosi. Anzi, i veri responsabili del problema sono tutti i settori della società che non reagiscono e che avrebbero il potere di farlo, dai politici come Genaro García Luna, l’ormai indifendibile e corrotto fino al midollo Ministro della Pubblica Sicurezza, ai grandi imprenditori immersi fino al collo nei traffici illeciti e nel sostegno “bi-partisan” tanto ai narcos come ai poteri forti che dichiarano “guerre” false contro di loro, tanto ai corrotti come ai corruttori.

Anche per questi motivi la tristezza di Javier Sicilia ha iniziato a manifestarsi senza mezzi termini poco più di un mese fa, subito dopo l’omicidio di suo figlio e di alcuni suoi amici e colleghi, con la lettera intitolata “Estamos hasta la madre” (che io traduco liberamente con “Ne abbiamo pieni i coglioni”) ed è continuata nel Zocalo, l’immensa piazza centrale della capitale, con un discorso per un “Messico in pace con giustizia e dignità” e con una richiesta gridata da Javier e dalla piazza al presidente della repubblica: le dimissioni del Ministro per la (In)sicurezza García Luna. Sono partiti in mille e sono arrivati in 200mila dopo l’ultima notte passata in campeggio nella spianata della Universidad Nacional Autónoma de México e tre giorni di cammino, catarsi e commemorazioni pubbliche di tanti padri, tante madri, fratelli, amici, uomini e donne che hanno visto scomparire i loro cari in una delle guerre che affliggono questo paese. MarchaPazMex350(Medium).jpg
Il cartello di un manifestante prova a elencarle e, se da una parte pare un necrologio del decennio di governi del Pan (Partido Acción Nacional), dall’altra le stesse storie parlano di orgoglio e resistenza e non solo di sconfitte, anche perché sono potute arrivare fino a noi e fino al Zocalo proprio in questo 8 maggio di pace: il narco; i femminicidi; il caso dell’incendio nell’asilo nido ABC di Hermosillo, Sonora; le narco-fosse; il treno dei migranti centroamericani in balia del crimine organizzato e di quei settori della polizia organizzati per delinquere; le brutali repressioni di Atenco e di Oaxaca del 2006; l’isolamento e la lotta del municipio autonomo di San Juán Copala; la militarizzazione generale del paese e delle sue comunità, senza dimenticare che nel sud e in particolare nel Chiapas è stata la norma per decenni; le intimidazioni contro i difensori dei diritti umani e i giornalisti. Tutti presenti coi loro cartelli e le loro speranze di ottenere giustizia e far sentire la propria voce. Lo hanno ribadito a San Cristòbal oltre 5mila membri e simpatizzanti dell’EZLN (Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale) nella loro prima riapparizione pubblica da cinque anni a questa parte. Il comandante David ha letto un appello alla solidarietà con le vittime innocenti della “guerra contro la criminalità” inviato dal Subcomandante Marcos il 7 maggio.
Hanno sfilato insieme a cittadini di ogni classe sociale, insieme agli universitari, ai Comitati come quello dei fratelli Cerezo, finalmente usciti di prigione dopo quasi un decennio di lotte per la giustizia, agli indigeni e agli zapatisti, ai disoccupati, ai sindacalisti dello Sme (il sindacato messicano degli elettricisti liquidato con l’impresa elettrica Luz y Fuerza via decreto presidenziale) e pure alla classe media delle zone relativamente tranquille e benestanti della gran Ciudad de Mèxico.MarchaPazMex097(Medium).jpg Nel corso della lunga camminata migliaia di persone si sono incorporate e hanno dimostrato la loro solidarietà sfamando e dissetando i manifestanti attanagliati da temperature intorno ai trenta gradi per tutta la giornata. In tanti si sono dedicati a realizzare performance di teatro da strada, letture di poesie, rappresentazioni simulate della violenza, cori e suonate. Verso le 5 del pomeriggio, dopo quindici chilometri di strada e quasi nove ore di marcia, il contingente principale ha raggiunto il centro e dal palco si sono susseguite le voci, da sempre inascoltate, delle vittime della violenza. Numerose e dolorose si sono alzate le grida per ottenere giustizia così come le volontà espresse di continuare sulla strada della mobilitazione pacifica e della sensibilizzazione senza le quali non c’è un futuro minimamente accettabile per il Messico.
E’ stata presentata una proposta per nuovo patto sociale basato sulla necessità di chiarire e castigare i delitti attraverso un cambiamento deciso di strategia dalla “guerra” alla sicurezza cittadina nel rispetto dei diritti umani. Sicilia e i manifestanti hanno chiesto una politica economica e sociale che crei opportunità per i giovani e fermi il riciclaggio del denaro e le fonti finanziarie dei narcotrafficanti così come una riforma politica che preveda la revoca del mandato, le candidature cittadine, la democratizzazione dei mezzi di comunicazione e l’eliminazione dell’immunità parlamentare. Domenica sera il Ministero degli Interni ha semplicemente replicato che le forze militari non costituiscono l’origine della violenza. Si resta in attesa di qualche dichiarazione degna di questo nome.
La manifestazione per la pace dell’otto maggio ha avuto il merito di far nascere unmovimento nuovo anche rispetto alle proteste di massa di qualche anno fa che erano genericamente “contro la delinquenza” e in qualche modo più legate alla destra politica che ha gestito il discorso sulla sicurezza e la delinquenza in modo quasi esclusivo. MarchaPazMex271(Medium).jpg
I settori politici conservatori e le classi alte delle città s’espongono solamente in determinate occasioni quando riescono ad uscire dalle loro zone dorate e dai loro quartieri bunker per promuovere iniziative annacquate di cambiamento sociale mentre quello di cui c’è bisogno è sicuramente uno sconvolgimento delle logiche, della cultura e della società dal basso e da dentro. Sicilia ha lanciato un ultimatum alle autorità e ai partiti, accusati di essere infiltrati da una e più mafie, annunciando che “non accetteremo più un’elezione se prima i partiti non ripuliscono i loro ranghi da quelli che, con la maschera della legalità, sono collusi con il crimine”. Il 10 giugno prossimo a Ciudad Juàrez le “Commissioni di Verifica e Sanzione” che la società civile sta formando e che sono aperte a tutti i cittadini, quartieri e comunità si riuniranno per formulare piani concreti e tabelle di marcia su queste proposte come ulteriore passo della mobilitazione.  Di Fabrizio Lorusso da Carmilla.

Guerrero, Messico: l’indigena Valentina Rosendo contro lo Stato messicano

Riporto qui le informazioni disponibili sulle evoluzioni di un caso che dopo 8 anni di dure lotte è riuscito ad arrivare alla Corte Intermericana dei Diritti Umani portando il Messico, cioè lo Stato messicano, a doversi di nuovo confrontare con alcune sue tristi realtà fatte di repressione, violenza, autoritarismo, militarismo e abusi di chi detiene mezzi e potere contro i cittadini (che poi è la definizione di “violazione ai diritti umani”, cioè un abuso commesso da un’autorità costituita contro le garanzie individuali e i diritti inalienabili della popolazione).

Spesso in America Latina l’unico appello possibile e dotato di un alto livello di imparzialità e legittimità è quello che i cittadini interpongono contro le autorità dei rispettivi paesi presso la Corte Interamericana dei Diritti Umani, un organo emanato dalla Organizzazione degli Stati Americani (leggi articolo in spagnolo su perché il Messico non adempie…).

Le sue sentenze non sono giuridicamente vincolanti per gli Stati membri ma costituiscono frequentemente l’unica possibilità di ottenere giustizia contro sistemi politici e giudiziari corrotti e incapaci di svolgere correttamente le loro funzioni di grazia e giustizia oltre al fatto che hanno una fortissima rilevanza a livello di diritto internazionale e mediatico quindi per lo meno obbligano i rappresentanti dello Stato ad esmprimere opinioni e dichiarare quando intendono adempiere alle decisioni della Corte (cosa che è poi difficile da ottenere al 100%).

A questo Link altri casi importanti (in italiano)!

Valentina Rosendo vs Stato messicano da LatinoAmericaExpress

Il 29 maggio alle 10 del mattino ora di Città del Messico e  alle 9 ora di San Josè, Costa Rica, è cominciata l’udienza pubblica che la Corte interamericana dei Diritti Umani aveva programmato per conoscere gli elementi delladenuncia dell’indigena me´phaa dello stato messicano di Guerrero, Valentina Rosendo Cantú, contro lo Stato messicano per la detenzione illegale, la tortura e lo stupro che questa ha sofferto ad opera dei militari del 41esimo battaglione dell’esercito.

Nella prima fase dell’udienza – in cui si sono presentati la vittima, un testimone e un perito – i giudici hanno ascoltato “privatamente” la testimonianza di Valentina durante circa 40 minuti. Questa decisione della Corte dipende dal fatto cheil Tribunale adotta delle misure speciali e necessarie nei casi di violenza sessuale per minimizzare i rischi di nuove vessazioni.

Valentina ha chiuso il suo intervento esigendo allo Stato messicano che”la lasci vivere in pace con sua figlia”, in riferimento all’ambiente ostilein cui ha vissuto durante 8 anni, dopo aver iniziato la sua lotta per poter avere accesso alla giustizia nella speranza di un processo e una condanna contro i militari che l’aggredirono sessualmente.

Oltre a Valentina si sono presentati come testimoni anche, Hipolito Lugo Cortes, osservatore generale della commissione per la difesa dei diritti umani nello stato di Guerrero (Coddehum), e, in qualità di perita, l’avvocatessa ed esperta internazionale in questioni di genere e diritti delle donne, Roxana Arroyo.Oggi stesso finiranno di essere ascoltati dalla Corte tutti gli altri testimoni e i rappresentanti legali della comunità di Tlachinollan in cui avvennero le violazioni contro Valentina e anche i delegati dello Stato messicano, tutti burocrati di basso profilo inviati dal Ministero degli Esteri e della Difesa.

Informazione in spagnolo diffusa da: Area di Comunicazione e Visibilità di “Cencos” (Centro Nazionale di Comunicazione Sociale)

http://justiciaporinesyvalentina.wordpress.com

Cristina Hardaga Fernández.
Coordinadora del Área Internacional
Centro de Derechos Humanos de la Montaña Tlachinollan

Más Info – Più Info

Blog Misterios Públicos

Centro Nacional de Comunicación Social

EN ESPAÑOL:

Audiencia: Demanda de Valentina Rosendo vs Estado mexicano

(corte/13:30 horas)

Hoy a las 10 de la mañana tiempo de México y 9 hora local de San José, Costa Rica, inició la audiencia pública que la Corte Interamericana de Derecho Humanos, programó  para conocer la demanda de la indígena me´phaa de Guerrero, Valentina Rosendo Cantú contra el Estado mexicano por la retención ilegal, tortura y violación sexual que sufrió en manos de militares del 41 Batallón de Infantería.

En la primera etapa de la audiencia -donde se presenta la víctima, un testigo y una perita-, los jueces escucharon de “manera privada” el testimonio de Valentina durante unos 40 minutos. Esta determinación de la Corte, es porque ese Tribunal considera que cuando se trata de una víctima de violación sexual tiene que adoptar las medidas necesarias que reduzcan al máximo el riesgo de una revictimización.

Valentina cerró su comparecencia exigiendo al Estado mexicano que: “me dejen vivir en paz con mi hija”, en referencia al ambiente hostil que ha vivido a lo largo de ocho años, tras haber iniciado una lucha por acceder a la justicia y en busca de que los militares que la agredieron sexualmente sean procesados y sancionados.

Además de Valentina comparecieron como testigo, el Visitador General de la Comisión de Defensa de los Derechos Humanos del estado de Guerrero (Coddehum), Hipolito Lugo Cortes y en calidad de perita, la abogada y experta internacional en asuntos de género y derechos de las mujeres, Roxana Arroyo.

En este momento la Corte declaró un receso y reanuda  sesión a las 4 de la tarde  hora de México, en donde escuchará los alegatos orales de los representantes de Valentina y del Estado mexicano.

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Difusión Cencos México D.F., 27 de mayo de 2010 – Corte de las 16 horas

Avance informativo
Tlachinollan

En estos momentos, la Corte Interamericana de Derechos Humanos reanuda la sesión para escuchar los alegatos orales finales del caso Valentina Rosendo Cantú contra el Estado mexicano, que se realiza en San José, Costa Rica.

En la delegación de representantes legales de Valentina se encuentran por Tlachinollan: Vidulfo Rosales Sierra, Santiago Aguirre Espinosa, Mario Patrón Sánchez, Alejandra González Marín (del Área Jurídica) y Cristina Hardaga (del Área Internacional); Por CEJIL, están Gisela de León (abogada). La delegación de la CIDH -organismo que turnó a la Corte la denuncia contra el Estado mexiano- está Lilly Ching (asesora).

La delegación del Estado mexicano, está integrada por una decena de funcionarios de bajo perfil que van encabezados por Armando Vivanco Castellanos, Director General Adjunto de Casos, Democracia y Derechos Humanos de la Dirección General de Derechos Humanos y Democracia de la Secretaría de Relaciones Exteriores (SRE); y Rogelio Rodríguez Correa, Subdirector de Asuntos Internacionales de la Dirección General de Derechos Humanos de la Secretaría de la Defensa Nacional (SEDENA).

Denunciano l’insuccesso delle elezioni in Honduras e la repressione alla resistenza

 

 

Segundo Golpe de Estado en Honduras- Fabricio EstradaII colpo di Stato in Honduras – del poeta Fabricio EstradaTestimonianze della giornata elettorale di domenica 29 novembre in Honduras: astensionismo, resistenza, repressione

Domingo, Noviembre 29, 2009 – 18:47

El domingo amanece al mismo ritmo del 28 de junio. Los helicópteros baten la luz tranparentemente engañosa. Por la madrugada, los golpistas de la Alcaldía Municipal han lanzado una quema de pólvora para “iniciar la fiesta”.

Se comienzan a recibir las transmisiones y los periodistas del golpe visten sus frases con trajes de satre bien cortados y florecitas elegantes en el pecho. Rodrigo Won Arévalo, el siniestro personaje de Abriendo Brecha y Canal 10 es de los primeros en aparecer dando sus votos de fidelidad al Golpe de Estado. Sin césar, los reporteros repiten que esto es histórico y que la afluencia es masiva, sin embargo, las tomas dicen otra cosa: la gente que llega a los centros de votación que se muestran, son los típicos “blanquitos” que enajenan a la opinión pública, y es por eso que las transmisiones se dan desde lugares de clase media alta.

La población del voto duro eterno se dirige a cuenta gotas hacia las escuelas e institutos dispuestos y a pesar de ello no parecen ser suficientes como para saciar las necesidades básicas de los golpistas, seres extrañamente lejanos que siguen gritando a viva voz una alegría desproporcionada para lo que realmente sucede.

Desde el  interior de la República siguen llegando las noticias de la masiva militarización y de la intimidación galopante a medida que transcurren las horas. Hay aldeas y pueblos que han sido cercados con la intención inversa de impedir que la Resistencia salga a las calles.

A pesar de ello, en San Pedro Sula no se amilanan y lograr organizar una marcha que es precedida por 34 cruces simbólicas rematadas por los nombres de la víctimas de esta dicatdura. Salen del Campo Dandy y se dirigen valientemente hacia la Plaza Central donde se encuentran compañeros en huelga de hambre desde hace dos días. Marchan las consignas, marcha esa Resistencia declarada muerta por los medios golpistas.

Al acercarse a la Plaza Central comienza la represión y de nuevo la brutalidad sin tregua. Vuelven las nubes cargadas de la tormenta lacrimógena, los golpes de tolete a las mujeres y la saña indiscriminada contra todo lo que se mueva, incluidos periodistas extranjeros.

Concluida esta tarea, los gorilas se dirigen a la ciudad de Choloma, al norte de San Pedro Sula y persiguen a los mlitantes de la Resistencia lanzando gases dentro de las casas. Las imágenes se alternan con tomas de señoronas riendo y caciques políticos felicitando al pueblo hondureño libre y democrático. El día de ayer, la libertad y la democracia hondureña ha desarrollado sus mecanismos preventivos y ha apresado a cientos de compañeros en todo el territorio nacional. Ha secuestrado, ha cateado. Las amenzas de los gorilas ponen en vilo a los y las jueces de ejecución que intentan liberar a los prisioneros sin justificantes legales.

En Tegucigalpa, anoche la cacería ha sido selectiva en muchos puntos y la policía apalea a quien encuentre con afiches llamando a no votar. Esto sucede en todo el país.

En una muestra de fraude en marcha, el TSE anuncia que se ha acabado la tinta para marcar el dedo después del voto pero alientan a continuar el teatro “se reconocerá el voto sin marca en el dedo y se prorroga por dos horas más el cierre de los centros de votación”. . .

El segundo Golpe de Estado para Honduras ha sucedido.


IL FALLIMENTO DELLE ELEZIONI SECONDO IL FRONTE NAZIONALE CONTRO IL COLPO DI STATO IN HONDURAS

Con plena satisfacción anunciamos al Pueblo hondureño y a la comunidad internacional que la farsa electoral montada por la dictadura ha sido contundentemente derrotada debido a la raquítica afluencia de votantes a las urnas, a tal grado que el Tribunal Electoral golpista tuvo que prorrogar una hora más la votación hasta las 5 p.m.
Lo que está a la vista no quiere anteojos. El monitoreo que nuestra organización hizo a nivel nacional, nos arroja que el nivel de abstencionismo es como mínimo del 65 al 70%, el más alto en la historia nacional, lo que implica que apenas votó un máximo del 30 al 35% del electorado. En esta forma el pueblo hondureño ha castigado a los candidatos golpistas y a la dictadura, quienes ahora están en el aprieto de cómo mostrar ante la opinión pública internacional un volumen de votantes que no existió. Denunciamos que para eso han recurrido a maniobras fraudulentas como el ingreso de salvadoreños, afines del Partido ARENA, traídos para votar a nuestro país, tal como fue denunciado por los campesinos en el municipio de Magdalena,Intibucá. Y debemos esperar que intenten incrementar el volumen electoral mediante la manipulación electrónica.
La desesperación del régimen de facto es tal que ha reprimido brutalmente la manifestación pacífica que se realizó en la ciudad de San Pedro Sula, en la cual resultaron varios compañeros heridos, golpeados y detenidos; y se reporta un desaparecido. Entre los heridos se informa de un reportero de REUTER y se reporta la detención de dos religiosos del Consejo Latinoamericano de Iglesias que hacían labor de observación en derechos humanos.
Considerando que este resultado representa una gran victoria delpueblo hondureño, el Frente nacional de Resistencia invita a todo el pueblo hondureño en resistencia a celebrar el día de mañana la derrota de la dictadura. Se convoca en Tegucigalpa a una Gran Asamblea el día de mañana lunes 30 de noviembre a partir de las 12 del medio en la sede del STYBIS y a la gran Caravana de la Victoria contra la Farsa Electoral a partir de las 3 p.m. saliendo de Planeta Cipango.

QUI L’INFORMAZIONE IN TEMPO REALE:
– Il giorno della farsa elettorale e dei golpisti

Il giorno delle elezioni farsa è arrivato, a 5 mesi dal Golpe, in un clima di intimidazione e minaccia. Nei giorni scorsi i militari si sono presentati casa per casa, hanno presidiato ed attaccato alcune sedi sindacali e associative, nel tentativo di fiaccare la Resistenza, che quotidianamente rifiuta i golpisti e che aveva lanciato per la giornata delle elezioni un “toque de queda popular” per l’astensionismo di massa…
In questo articolo, una raccolta di numerosi audio, video, foto e comunicati:

– Leggi i comunicati del Frente Nacional Contra el Golpe de Estado

– Vince la popolazione, Vince la resistenza di Giorgio Trucchi
Nonostante le percentuali molto probabilmente falsate che diffonderà tra poche ore il Tse, durante l’intera giornata è stata più che evidente la poca affluenze alle urne, l’asfissiante presenza dell’esercito e della polizia in tutto il paese e i numerosi episodi di repressione e violazione ai diritti umani degli honduregni…
Come sempre continueremo ad aggiornare sulla situazione e su ciò che accadrà nelle prossime ore.

Resiste Honduras
Visita il blog:
http://resistehondurasita.blogspot.com/

La farsa elettorale in Honduras

Domani 4 milioni di honduregni sono chiamati a votare per il rinnovo del parlamento e del presidente, eletto direttamente dal popolo, e finora solamente 5 paesi hanno preannunciato che riconosceranno le elezioni come legittime indipendentemente dal risultato: gli Stati Uniti, Panama, il Perù, la Colombia e il Costa Rica, il cui presidente Oscar Arias era stato incaricato di mediare nel conflitto che dal 28 giugno ha alterato le regole civili e democratiche nel paese con l’espulsione illegale del presidente Manuel Zelaya manu militari e l’instaurazione di un regime de facto capeggiato da Roberto Micheletti. Circa un milione di votanti risiedono negli Stati Uniti e quindi la posizione adottata così come l’informazione diffusa negli USA potrebbe risultare un fattore chiave per orientare l’opinione pubblica di questi emigranti.

Il Fronte di resistenza contro il colpo di stato in Honduras ha chiesto alla gente di non andare a votare dato che la speranza del governo de facto è che vi sia un’affluenza di massa che possa in qualche modo legittimare le elezioni di fronte alla scettica comunità internazione. Ci sarà quindi una scommessa con relativa partita anche sui numeri.

I partiti che hanno deciso di prendere parte alla sfida elettorale sono il Partido Nacional con il favorito Porfirio Lobo (arrivato secondo dietro Zelaya nel 2005), il Partido Liberal di Elvin Santo (cui appartengono anche Micheletti e Zelaya), il Partido Democrata Cristiano di Felicito Avila, il Partido Union Democratica, più “a sinistra” col candidato Cesar Ham e infine il Partido Innovacion y Unidad Social Democrata con Bernard Martines, detto “l’Obama dell’Honduras”. Ad ogni modo bisogna chiedersi soprattutto che rilevanza abbia parlare di candidati e proposte elettorali nel contesto attuale in Honduras. Maggiori dettagli sui candidati:

http://www.bbc.co.uk/mundo/america_latina/2009/11/091125_honduras_candidatos.shtml

Per un riassunto della crisi da giugno a ottobre e alcuni aggiornamenti in seguito al non adempimento degli accordi per la restituzione di Zelaya:

https://lamericalatina.net/2009/10/14/per-capire-il-golpe-in-honduras-tutta-la-storia-della-crisi/

https://lamericalatina.net/2009/11/14/appello-del-presidente-legittimo-dellhonduras-alla-comunita-internazionale-dopo-il-fallimento-dellaccordi-con-i-golpisti/

Altri paesi latino americani come il Brasile, il Venezuela, l’Argentina, il Paraguay, il Cile, la Bolivia, l’Equador, la Guayana, il Suriname, invece, configurano un altro blocco che non esita a rinnegare il risultato della “farsa elettorale” orchestrata in Honduras quale che sia il risultato finale. Sul quotidiano inglese The Guardian è uscita una lettera firmata da 76 personalità britanniche che esortano i governi del mondo a non riconoscere le elezioni programmate per domenica 29 novembre.

A questo link potete leggerla integralmente:

http://selvasorg.blogspot.com/2009/11/honduras-inminente-fracaso-electoral.html

Segnalo inoltre il bell’articolo di Martin Iglesias che considera il trattamento e le “verità”” che la stampa italiana ha gestito riguardo l’Honduras, il golpe e le elezioni, fatto che mi sembra emblematico di una realtà più ampia ed esemplifica la portata e le interpretazioni che più o meno coscientemente vengono date sui temi latino americani.

http://redinfoamerica.ning.com/profiles/blogs/sventato-golpe-in-honduras-la

Cito alcune conclusioni dell’autore:

“Non è vero, insomma, che l’Honduras “non merita attenzione” sui media italiani, anzi come dimostrano le inchieste esclusive e le occasioni d’interviste i riflettori sono accesi sulla piccola nazione centroamericana. Ma è la qualità e non la quantità d’informazione che merita una discussione, aperta, leale e franca sulle capacità di offrire informazioni che tengano conto di fonti, documenti e testimonianze a supporto del fruitore di notizie e della capacità di analisi e critica individuale di ogni singolo lettore. Forse in Italia, nel nostro mondo di giornalismo e informatori, crediamo ancora poco alla maturità della pubblica opinione, che deve essere “istruita alla verità” dei fatti, piuttosto che dare loro gli elementi della notizia e gli strumenti affinché si crei un opinione il più personale possibile. Ma è un discorso complesso e che va oltre le minute ed esili notizie di diritti umani e diritti democratici calpestati nel piccolo Paese dell’Honduras”.

Infine riporto qui l’appello in italiano che riassume i fatti delle ultime settimane e avanza alcune richieste che mi sembrano legittime e giustificate alla luce del chiaro fallimento degli accordi tra Zelaya, MIcheletti e i rispettivi gruppi di sostegno che avrebbero dovuto portare a un governo di unità nazionale vero in honduras per poi traghettare il paese a delle elezioni libere e competitive. Mi sembra un appello condivisibile. A voi i commenti.

Le organizzazioni sociali, politiche e solidali e le persone che firmano a titolo personale dichiarano:

1. Il colpo di Stato in Honduras, con la partecipazione complice degli Stati Uniti d’America, materializzato da Micheletti e dal suo regime di fatto, ha portato l’assassinio di 21 persone, 4.234 denuncie per violazioni delle libertà fondamentali, 7 attentati, 95 minacce di morte, 133 casi di tortura, 394 persone con lesioni e 211 ferite a causa della repressione, 1.987 arresti illegali, 2 tentativi di sequestro e 114 prigionieri politici accusati di sedizione. E ogni giorno questi numeri continuano ad aumentare.

2. I golpisti si mantengono al potere dimostrando con questo gesto il loro profondo disprezzo per la democrazia e di non riconoscere il diritto sovrano dei popoli di esprimere la propria volontà attraverso del voto. Il tempo ha dimostrato che le manovre del governo statunitense e quelle dell’Organizzazione degli Stati americani, sottomessa agli interessi del primo,
non pretendevano di difendere la democrazia, bensì semplicemente dilatare, istruire ed infine appoggiare coloro che pretendono di portare a termine una farsa elettorale.

3. Dopo il 30 ottobre, gli Stati Uniti d’America hanno manovrato e reso possibile l’accordo tra il governo presidiato da Manuel Zelaya Rosales e i golpisti, il cosiddetto Accordo Tegucigalpa/San José, che legittimerebbe le elezioni del 29 novembre evitando che il movimento popolare arrivi a partecipare a queste con i propri candidati.

I golpisti non hanno rispettato l’accordo. Il presidente costituzionale è ancora inchiuso nell’ambasciata di Brasile, la repressione continua. In un gesto di cinismo senza limiti, gli Stati Uniti si sono affrettati a dichiarare il loro irconoscimento delle elezioni. Il presidente Manuel Zelaya Rosales ha denunciato il clima di totale impunità all’interno del quale si realizzeranno le elezioni del 29 novembre. Allo stesso tempo il Fronte nazionale di resistenza assieme ad altre forze democratiche ha annunciato che non andrà alle urne e che boicotterà la farsa elettorale.

4. La maggioranza dei mezzi di comunicazione, al servizio dell’oligarchia, degli imperialismi e delle imprese trans-nazionali, ha già dato per terminata a crisi e vogliono legittimare le elezioni del 29 de novembre del 2009.


Nonostante questo sforzo coordinato e mediatico di annunciare la fine della crisi, la lotta del popolo honduregno continua e reitera le sue petizioni:

1) Il ritorno incondizionato del presidente Manuel Zelaya Rosales alla residenza della Repubblica dell’Honduras, ripristinando la situazione esistente prima del 28 giugno 2009.

2) Disconoscimento del processo elettorale del 29 novembre 2009.

3) La convocazione di un’Assemblea costituente, ancora di più dopo la rottura el ordine costituzionale da parte della casta politica oligarca.

4) La condanna e punizione per i golpisti ed i loro complici.

Inoltre, sommandoci a queste petizioni legittime del popolo honduregno, chiediamo ai governi e alle istituzioni internazionali di non riconoscere le lezioni del 29 novembre, di non inviare nessun tipo di commissione o missione di osservatori internazionali e di mantenere la pressione politica, economica e finanziaria contro la dittatura civica-militare imposta dall’oligarchia e dall’imperialismo, di disconoscere le autorità false che pretendono di presentarsi come rappresentanti del popolo honduregno.

Libertà per il popolo honduregno

Barcellona, novembre del 2009

Firmanti:

Assemblea de Solidaritat amb el Poble Hondureny de Catalunya
Collettivo Italia-Centro America

Associazione Italia Nicaragua

Per aderire: asp.hondureny@gmail.com

http://redinfoamerica.ning.com/profiles/blogs/appello-internazionale-per

Appello del Presidente legittimo dell’Honduras alla comunità internazionale dopo il fallimento dell’accordo con i golpisti

Comunicado del Presidente Jose Manuel Zelaya Rosales

Centroamerica, 9 de Noviembre 2009

LLAMADO URGENTE A LA COMUNIDAD INTERNACIONAL

El Gobierno Constitucional de la República de Honduras, ante la flagrante violación por parte del régimen de facto de los compromisos pactados en elAcuerdo Tegucigalpa/San José del pasado 30 de octubre, condena la pretensión de instalar unilateralmente un «Gobierno de Unidad yReconciliación Nacional», presidido por el propio jefe de facto RobertoMicheletti, burlando así la buena fe de la actuación del Presidente Zelaya y de la Comunidad internacional.

El régimen golpista, en una clara estrategia de sistemáticas dilatorias y subterfugios, en connivencia con la Junta Directiva del Congreso Nacional se han negado a convocar al pleno del Congreso Nacional, que debía reunirse con el fin de emitir un decreto legislativo retrotrayendo la titularidad del Poder Ejecutivo a su estado previo al 28 de junio de 2009, que da comoresultado el restablecimiento del orden democrático y la restitución inmediata del Presidente José Manuel Zelaya (Numeral 5 del Acuerdo), y así allanar el camino para la organización de un Gobierno de Unidad y Reconciliación Nacional (numeral 1) que, en el marco de lo que dispone nuestra Constitución y las leyes de Honduras, corresponde instalarlo y presidirlo al Presidente Constitucional Electo por el Pueblo.

El incumplimiento del régimen de facto, es la expresión manifiesta del desconocimiento de las resoluciones previas de las Naciones Unidas, laOrganización de Estados Americanos y de otros organismos multilateralesde la región, y amenaza con profundizar aún más la crisis política y derepresión contra el pueblo hondureño que continúa en forma pacífica exigiendo el respeto a su democracia.

En tales circunstancias, el proceso electoral se vuelve inviable e ilegítimo,ya que no existen las condiciones mínimas que aseguren a los ciudadanos el ejercicio del derecho universal al sufragio en forma directa,secreta y libre de coacción o amenaza alguna. De igual manera no existen garantías para la participación de las diversas fuerzas políticas en igualdad de oportunidades, debido a la ausencia de libertades públicas y de garantías democráticas; el clima de violencia e inseguridad; la violación constante y sistemática de los derechos humanos y la represión ejercida por militares,policías y demás miembros del régimen golpista.

El Presidente Zelaya aceptó de buena fe firmar el Acuerdo deTgucigalpa/San José para que, en el espíritu de los puntos de la propuestadel Acuerdo de San José, se restablezca la convivencia ciudadana y seasegure un clima apropiado para la gobernabilidad y sostenimiento del sistema democrático en nuestro país.

En consecuencia, el Gobierno Constitucional de la República de Honduras hace un llamado urgente a la Comunidad Internacional, para que mediante los diversos espacios regionales y subregionales, nos apoye en:

1. Condenar esta nueva acción arbitraria emprendida por el régimen defacto en contra de la restitución del Presidente Constitucional deHonduras, José Manuel Zelaya, el restablecimiento de la democracia, de la unidad y reconciliación entre hondureños, y la reincorporación deHonduras al lugar que le pertenece en el concierto de la comunidad internacional.

2. Desconocer bajo estas circunstancias el proceso electoral y sus resultados, y suspender todo apoyo técnico y financiero a dicho proceso,mediante el cual el régimen de facto pretende legitimar el golpe deEstado, la violación masiva de los Derechos Humanos del pueblo hondureño y de los instrumentos de derecho internacional que hemos ratificado.

3. Ampliar las medidas de presión y sanciones diplomáticas, migratorias, económicas, comerciales y militares, según corresponda, contra el régimen de facto y los responsables del Golpe de Estado Militar enHonduras.

4. Implementar los instrumentos que el Derecho Internacional dispone, con el fin de garantizar el respeto de los Derechos Humanos, el restablecimiento de las garantías constitucionales y de las libertades públicas, el cese de los actos de violencia contra el personal diplomáticode la Embajada de Brasil en Tegucigalpa, así como también el respeto a la seguridad e integridad del Presidente Constitucional de Honduras, José Manuel Zelaya Rosales, su esposa Doña Xiomara Castro de Zelaya y todas las personas que le acompañan en la sede diplomáticade la hermana República de Brasil.

5. Dar seguimiento a la grave crisis en Honduras, y respaldar las propuestas e iniciativas planteadas por el Presidente Constitucional deHonduras, José Manuel Zelaya Rosales, para lograr por medios pacíficos y democráticos la restauración del orden constitucional y el Estado de Derecho en Honduras. El Gobierno Constitucional de Honduras, reconoce y reitera su profundo agradecimiento a la Comunidad Internacional por la firmeza y dignidad de sus esfuerzos a favor de la paz y la democracia en nuestro país, y por las manifestaciones de solidaridad que quedarán inscritas en la noble historia de nuestro Pueblo.

Foto: http://www.haisentito.it/wp-galleryo/manuel-zelaya/manuel-zelaya-colpo-di-stato.jpg