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Giovanni Sartori (1924-2017), autoridad moral y cultura democrática @JornadaSemanal

semanalsartori[de Fabrizio LorussoJornada Semanal] El politólogo italiano Giovanni Sartori, quien falleció el pasado 4 de abril a los noventa y dos años de edad, fue uno de los más reconocidos estudiosos del mundo sobre teoría de la democracia, sistema de partidos y constitucionalismo.

Desde la década de los años noventa del siglo pasado, en Italia, solía aparecer con frecuencia casi semanal en uno que otro programa de televisión de los que organizan debates entre políticos, ciudadanos e integrantes de organizaciones de la sociedad civil.

Extrañamente fue allí, y no en los salones escolares o en los periódicos con los que colaboraba, donde, todavía como estudiante de liceo, me familiaricé con su concepción de la “ciencia política”, una disciplina que, junto a la Rivista italiana di scienze politiche, fundó académicamente en Italia, con su visión de la democracia.  Continua a leggere

Vittoria di Chávez e festa democratica in Venezuela

Il Presidente del Venezuela e candidato della coalizione Gran Polo Patriota (GPP), il cinquantottenne Hugo Chávez, ha vinto per la quarta volta consecutiva le elezioni e continuerà a governare il paese nei prossimi sei anni.

Secondo i dati forniti alle 5am ora italiana, le dieci di sera a Caracas, dalla Commissione Nazionale Elettorale (CNE), Chávez ha ottenuto il 54,42% dei voti contro il 44,97% del leader dell’opposizione, il quarantenne Henrique Capriles. Lo scarto tra i due è di circa un milione trecentomila preferenze. L’affluenza è stata storica, pari all’80,94% dei 19 milioni di cittadini aventi diritto.

Capriles era il candidato della Mesa Unidad Democrática (MUD), una coalizione eterogenea di 28 partiti, dai post-democristiani ai socialdemocratici, che hanno provato a costruire un’alternativa “socialdemocratica” al progetto di stampo socialista di Hugo Chávez. La promessa di Capriles era quella di seguire il modello pragmatico e sociale dell’ex presidente brasiliano Lula, che però ha sostenuto esplicitamente il suo rivale.

Pochi minuti dopo l’annuncio dei risultati, migliaia di simpatizzanti di Chávez e della sua creatura politica, il Partito Socialista Unito del Venezuela (PSUV), sono scesi nelle piazze di Caracas e di altre città per festeggiare la continuazione della “Rivoluzione Bolivariana” e del “Socialismo del Secolo XXI”, due etichette per un modello sociale ed economico dal carattere nazionalista, anti-imperialista, redistributivo (giustizia sociale basata sul recupero delle risorse sovrane, in primis il petrolio) e integrazionista a livello latinoamericano che il presidente ha messo in marcia già dal suo primo mandato nel 1999.

Il Ministro degli Interni e della Giustizia, Tareck El Aissami, ha inviato un messaggio dal suo account di Twitter celebrando la vittoria del presidente. “Ha vinto la patria! Vittoria perfetta, viva la patria di Bolivar!”, ha scritto citando il patriota Simón Bolivar, libertador dei paesi andini dalla Spagna nel 1810 e ispiratore delle politiche d’integrazione regionale per l’America Latina promosse da Chávez.

Il presidente, sempre su Twitter, ha ringraziato il “suo popolo e Dio” per la vittoria e, dal Palazzo Presidenziale di Miraflores, ha voluto esprimere “un riconoscimento per chi ha votato contro di noi, per la dimostrazione civica, malgrado il loro disaccordo col nostro progetto”. “Il candidato della destra riconosce la vittoria bolivariana, questo è un passo per la riconciliazione in Venezuela”, ha aggiunto.

I seggi sono rimasti aperti dalle sei del mattino alle sei di sera, ma il processo è durato qualche ora in più perché è stato permesso ai cittadini che erano in fila di votare dopo l’orario di chiusura vista l’altissima affluenza. “Grazie a tutti i cittadini per la magnifica giornata elettorale e per questo processo tranquillo, senza scossoni, vissuto con allegria”, ha dichiarato Tibisay Lucena, presidentessa della CNE.

Il sistema elettorale venezuelano è considerato come altamente affidabile dal CNE e da organismi internazionali specializzati nell’osservazione dei processi elettorali come il Centro Carter. Il meccanismo di voto è completamente automatizzato: ogni cittadino effettua la propria scelta su uno schermo di un computer specifico e questo emette una ricevuta cartacea su cui è impresso il suo voto. Il conteggio finale avviene per via elettronica e il risultato viene confrontato con le ricevute cartacee in oltre il 50% dei seggi. Circa 200 organizzazioni di osservatori elettorali hanno accompagnato la CNE durante la giornata che s’è svolta in un clima pacifico e festoso e senza problemi rilevanti.

Con indosso una felpa rossa, blu e gialla, i colori della bandiera venezuelana, Capriles ha riconosciuto immediatamente i risultati e in conferenza stampa ha chiesto “a coloro che restano al potere rispetto e riconoscimento per la metà del paese che non è d’accordo con questo governo”.

“Sono un democratico, non porterò mai il nostro popolo al conflitto, così è la democrazia”, ha ribadito il candidato di Unidad Democrática dopo aver fatto i suoi auguri a Hugo Chávez e aver ringraziato gli oltre “sei milioni di venezuelani” che l’hanno votato e anche “quelli che hanno scelto un’opzione diversa”.

La MUD non ha convinto le masse popolari, gli abitanti dei quartieri o barrios e delle campagne. Infatti, milioni di cittadini sono stati beneficiati dai programmi sociali redistributivi del governo, finanziati dall’esportazione del petrolio di cui il Venezuela è il settimo produttore mondiale, e dall’abbattimento degli indici di povertà, passati dal 47% al 27% in 10 anni.

Sebbene il centro-destra venezuelano avesse trovato in Capriles un candidato presentabile, già governatore di Miranda, la seconda regione più popolosa del Venezuela, non è stato in grado di sdoganarsi da un passato di corruzione, clientelismo, governi oligarchici e repressione del dissenso ancora vivo nella memoria collettiva.

La presidentessa dell’Argentina, Cristina Fernández, è stata la prima a complimentarsi con Chávez domenica sera. “Ho appena parlato con il presidente, molta emozione”, ha scritto su Twitter. “la tua vittoria è anche la nostra, quella dell’America del Sud e dei Caraibi”, ha espresso in un secondo messaggio. L’Argentina, inseme al Brasile, il Paraguay e l’Uruguay, è legata al Venezuela nella Unione della nazioni sudamericane (Unasur) e nel blocco commerciale Mercosur che, considerato nel suo insieme, rappresenta la quarta economia del mondo.

Altri leader latinoamericani come il presidente ecuadoregno Rafael Correa e il cubano Raúl Castro, alleati di Chávez e promotori del sistema d’integrazione regionale ALBA (Alleanza Bolivariana per le Americhe), hanno fatto altrettanto.

“Chávez vince con 10 punti di differenza! Viva il Venezuela, la Patria Grande e la Rivoluzione Bolivariana”, ha comunicato Correa. In nome del governo e del popolo di Cuba mi complimento per questo storico trionfo che dimostra la forza della Rivoluzione Bolivariana e il suo innegabile sostegno popolare”,  ha invece espresso Castro.

Chávez dovrà da subito affrontare tre problemi segnalati dall’opposizione in campagna elettorale: l’inflazione galoppante a tassi di quasi il 30% all’anno; il debito pubblico, passato da 34 a 150 miliardi di dollari nell’ultimo decennio; e l’insicurezza. Con un tasso che oscilla, a seconda delle fonti, tra i 49 e i 67 omicidi ogni centomila abitanti, il Venezuela è uno dei paesi più violenti dell’America Latina. Gli esperti attribuiscono questa situazione alla corruzione, all’impunità e all’assenza delle istituzioni, della polizia e della giustizia, più che alla povertà o alla disuguaglianza sociale. Infatti, il Venezuela è il paese latinoamericano con le minori differenze economiche tra ricchi e poveri, ma la violenza non diminuisce. La crescita venezuelana, in media del 2,25% nel 1999-2011, ha avuto storicamente alti e bassi estremi e dall’ultimo anno è in fase di recupero intorno al 5%, ma resta in gran parte dipendente dall’andamento dei prezzi del petrolio. Linkiesta – Fabrizio Lorusso (TWT @FabrizioLorusso)

Istituti Italiani di Cultura – Italiani all’estero (mini dossier)

Il mistero buffo che viene a galla. Ho raccolto qui, per conoscenza della comunità italiana all’estero, i più recenti Dossier de Il Fatto Quotidiano sugli Istituti Italiani di Cultura all’estero e sulla cosiddetta “casta diplomatica”. Dopo il mini dossier sulle attività dei docenti d’italiano all’estero nella storia recente della comunità in Messico, era doveroso anche condividere e sistematizzare una serie di informazioni di più ampio respiro e visione. Partirò dai più recenti, usciti qualche settimana fa, per arrivare ai reportage della fine del 2011. L’ennesima manovra correttiva di Mario Monti aveva toccato anche le spese, buffe e misteriose, legate al corpo diplomatico, ma pare che la falce del governo tecnico sia stata prontamente fermata.
🙂
– Spending Review: Risparmi per tutti? No, il governo risparmia la casta dei diplomatici.

 

Guadagnano più di Merkel e Hollande, ma per loro il taglio non c’è. I privilegi di ambasciatori, consoli e funzionari restano grazie a un emendamento ad hoc e il governo scarica le riduzioni di spesa sul personale a contratto. E così in India l’Italia finisce in tribunale per discriminazione etnica. D | 20 agosto 2012   LINK LEGGI QUI

😦
– Casta da esportazione e parentopoli. Il ministro Terzi congela le nomine. Dopo l’inchiesta del Fatto il titolare della Farnesina ha bloccato le nomine in via di registrazione dei direttori degli Istituti italiani di cultura (Iic) al cui vertice si trova di tutto: amici, ex coniugi e parenti dei potenti. Le nomine saranno “perfezionate” solo al termine di una verifica dei requisiti. Di  | 23 dicembre 2011  LINK LEGGI QUI
🙂
– E via dicendo… Istituti di cultura all’estero: la parentopoli legalizzata che premia la cricca del ministro

La legge 401 del 1990 permette al potente di turno di collocare ben dieci “personalità di chiara fama” nelle dieci più prestigiose capitali del pianeta. Le nomine sono biennali, rinnovabili per una volta. I politici ne approfittano per sistemare familiari, amici e collaboratori. E così a Madrid arriva la dirigente scolastica che non parla spagnolo. Di  | 11 dicembre 2011  LINK LEGGI QUI  (e la precisazione della Farnesina QUI)

😦
– Torniamo in Messico. Per chi volesse informarsi meglio sui fatti del 12 dicembre 2011, cioè sull’attentato contro l’Istituto Italiano di Cultura a Città del Messico rivendicato dagli anarchici informali della FAI, ecco l’articolo che mandai a l’Unità e che uscì anche in rassegna governativa:  LEGGI LINK QUI
🙂
– Sempre sul “contratto etico dei docenti d’italiano all’estero” (vedi qui link a “professori d’italiano in Messico (mini dossier), e in particolare sui lavori svolti nel caso dei prof italiani in Messico si può consultare questo link del giornale in italiano che esce in Messico, direttamente da Playa del Carmen, “Il Sole d’Italia”: 
🙂
– Sul 2 giugno 2012, Festa della Repubblica non aperta a tutti gli italiani ma su “invito” per la prima volta in 10 anni (link alla “descrizione ufficiale dell’evento”).
1) Una nota di Federico Mastrogiovanni – Il Fatto Quotidiano – 2 giugno. In Messico l’ambasciatore festeggia senza i cittadini: LEGGI LINK QUI
2) Un’amara lamentela di una cittadina italiana in Messico che riproduco completamente: LEGGI LINK QUI


Foto: Il patio di accesso al Museo Franz Mayer di Città del Messico,
dove lunedì 4 giugno l’Ambasciata italiana ha celebrato il 66° anniversario della Repubblica.

9 giugno 2012. – Gentili redattori di Punto d’incontro,

non so se sarà pubblicato questo mio messaggio, però lo scrivo con il desiderio di comunicare il mio stato di disagio dovuto alla separazione degli italiani in Messico.

Vivo in questo Paese da più di trent’anni ed è la prima volta che non mi è stato possibile sentirmi in territorio italiano, quel territorio che —in Ambasciata, alla residenza dell’ambasciatore o all’Istituto Italiano di Cultura, avevo sempre sentito come una piccola oasi che ogni anno mi permetteva di sentirmi vicina anche qui la mia cultura, alla mia lingua e, perché no, senza nessun affanno nostalgico, all’inno che ho imparato alle elementari.

Non so quali siano state le ragioni per cui sia stata presa questa decisione così poco solidaria con tutti i connazionali che facciamo del nostro meglio per rappresentare la nostra terra e la nostra cultura nella società messicana che ci ospita.

Sono insegnante in una Università pubblica messicana e giorno dopo giorno faccio del mio meglio per trasmettere tutto ciò che ho imparato nella mia università di origine, l’Università degli studi di Firenze.

Un’altra ragione per cui mi rammarico di non aver potuto partecipare insieme ai miei connazionali alla cerimonia della Festa della Repubblica è che la consideravo una delle poche occasioni che avevo per vedere amici e conoscenti di vecchia data: il dottor Capirossi, la signora Colotti, le professoresse della nostra lingua all’UNAM, il Dottor Cortesi, Marina Piazzi, Anna e Vittorio Sacchi…

Mi vengono in mente solo alcuni nomi, ma sicuramente avrei rivisto anche altre facce volentieri… per ricordare insieme gli amici che se ne sono andati: il Professor Peconi, il Dottor de Maria, il Dottor Pironti, Giuliana Cardinale… insomma per ricordare molti italiani che per circostanze della vita hanno trascorso anni in questa terra messicana.

Forse questa mia esigenza non corrisponde alle necessità dell’istituzione che rappresenta l’Italia in Messico, pero vorrei farvi pervenire la mia tristezza senza considerarmi italiana di seconda categoria perché non credo vi siano queste distinzioni, solo credo che vi siano italiani, funzionari , industriali, intellettuali o artisti sensibili ed altri meno.

Concludo con un sentito rammarico che si siano chiuse le porte degli spazi italiani, le porte di casa che una volta all’anno dimostravano un riconoscimento per chi mantiene con orgoglio la propria nazionalità.

Vi ringrazio – Dott.ssa Laura Rosseti Ricapito

Tel. 5672.6552 e 04455.1841.1150

Docente investigador
Comunicación y convergencias de medios
Universidad Autónoma Metropolitana

(laura rosseti / puntodincontro)

Professori d’italiano in Messico (mini dossier)

Ho raccolto in un post una serie di articoli e documenti che erano dispersi in varie pagine web e che riassumono una parte importante della storia recente della comunità italiana in Messico ed in particolare dei professionisti della docenza della linguacultura italiana in questo paese e in America Latina. I processi e le discussioni che seppero condurre i docenti d’italiano in Messico, specialmente quelli dell’Istituto Italiano di Cultura, ma anche altri appartenenti alle diverse scuole Dante Alighieri e dell’Associazione Messicana d’Italianistica, furono unici al mondo nel loro genere e portarono all’elaborazione dei documenti (il contratto etico per i docenti d’italiano e la prposta di riforma della legge sugli italiani all’estero 153/71) che potete trovare nei link sottostanti o nella galleria fotografica. Ecco anche alcuni articoli su quegli avvenimenti (poi leggi anche: Istituti Italiani di Cultura – Italiani all’Estero – Mini Dossier).

1) Accordo etico dei professori d’italiano – 8 febbraio 2008

I deputati dell’Ulivo Gino Bucchino e Franco Narducci in Messico per un accordo etico dei professori d’italiano e la riforma della Legge 153/71 (Articolo di Fabrizio Lorusso)

Sabato 26 e domenica 27 gennaio 2008, presso il Museo Regionale della città messicana di Tlaxcala, si è tenuta la Conferenza Nazionale sul Contratto Etico dei Professori di Italiano in Messico e sulla Riforma della Legge 153/71. L’incontro, primo nel suo genere in Messico, è stato convocato dal COMITES (Comitato Italiani all’Estero) che rappresenta il primo gradino nella piramide degli organi rappresentativi eletti democraticamente dagli italiani all’estero. Tra i rappresentanti dei COMITES nazionali dei diversi paesi del mondo si nominano i membri del CGIE (Consiglio Generale degli Italiani all’Estero) e da quest’organo provengono quasi tutti i 18 deputati e senatori votati nelle circoscrizioni estero in Europa, America settentrionale e meridionale, Africa, Asia e Oceania (http://www.camera.it/_votoitaliani/eletti.asp). Per la prima volta, la conferenza ha riunito nella città coloniale di Tlaxcala l’Ambasciatore d’Italia in Messico, Felice Scauso, e i due deputati dell’Ulivo Franco Narducci (eletto in Europa) e Gino Bucchino (circoscrizione America Settentrionale e Centrale), rispettivamente primo firmatario e cofirmatario della proposta di riforma della Legge 153 del 1971 che, come recita il titolo, disciplina gliInterventi di formazione linguistica e culturale, di formazione continua e di sostegno dell’integrazione in favore dei cittadini italiani e dei loro congiunti e discendenti residenti all’estero, nonché la promozione e la diffusione della lingua italiana nel mondo. Agli interlocutori politici si sono uniti i direttori e presidenti delle scuole Dante Alighieri di Città del Messico, Monterrey, Aguascalientes, Tlaxcala, Tampico e Guadalajara, il direttore dell’Istituto Italiano di Cultura, il presidente del COMITES, Paolo Pagliai, la rappresentante al CGIE, Marina Piazzi, alcuni gruppi organizzati di docenti (come il neonato e attivissimo AlterIta dalla capitale ed il più storico e radicato AMIT, l’Associazione Messicana d’Italianisti) e i rappresentanti degli insegnanti di tutte le istituzioni educative e culturali convocate. La realizzazione di un evento così unico e importante per la comunità italiana in Messico è stata  ispirata da una serie di fattori sviluppatisi nel corso del 2007 e che hanno visto un crescente protagonismo dei gruppi organizzati dei docenti di italiano, soprattutto a Città del Messico. In generale, le rivendicazioni dei professori sono state sostenute con le migliori intenzioni di dialogo e di costruzione di alternative vantaggiose per le istituzioni ma si sono risolte in modi profondamente diversi a seconda della volontà politica di un accordo espressa via via dalle diverse dirigenze. Nel caso dell’Istituto Italiano di Cultura di Città del Messico, si sono vinte le resstenze iniziali e il dialogo ha imboccato vie istituzionali e negoziali che hanno saputo rispondere adeguatamente alle richieste legittime dei docenti relative al trattamento salariale, alla didattica, alla formazione e agli ambiti di decisione collegiale, pur rispettando la stretta normativa cui un istituto culturale pubblico si deve sottoporre.

Nel caso della Dante Alighieri di Città del Messico, ente di diritto privato registrato in loco, invece, simili petizioni hanno condotto ad alcune simboliche ma scarse modifiche dello status quoe si sono impantanate in un cammino tortuoso e grottesco in seguito alle strategie di “induzione alla rinuncia”, di “promessa a tempo indeterminato” e di “dialogo di facciata” perseguite dalla direzione secondo uno stile di negoziazione di tipo autoritario e poco propenso alla condivisione di ambiti decisionali. Il contesto di relativa lentezza ed inerzia dei consiglieri d’amministrazione della scuola e della stessa sede centrale di Roma nel capire ed inibire ragionevolmente una situazione, alla fine sfavorevole per tutti, è stata un’ulteriore causa del danno inflitto alla reputazione della Dante della capitale e degli insuccessi incassati dai professori che sono dovuti emigrare in massa (circa i due terzi del corpo docente) verso altre scuole o ambiti lavorativi. Per questo motivo anche il responsabile dei comitati esteri della società Dante Alighieri di Roma era presente all’incontro del 26 e 27 a Tlaxcala ed è stato invitato a rafforzare i criteri di controllo sulle sedi locali dell’istituzione. Al termine delle due giornate di riunioni e dibattiti, gli oltre 50 partecipanti, divisi in due commissioni di lavoro, hanno redatto un documento d’integrazione alla proposta di Legge Narducci e un “accordo etico per la regolamentazione dei rapporti tra istituzioni educative, culturali e il loro personale” (http://fainotizia.radioradicale.it/2008/02/06/testo-dellaccordo-etico-firmato-in-messico), da sottoporre a tutte le istituzioni preposte alla diffusione e promozione della lingua e della cultura italiana in Messico per la relativa sottoscrizione e implementazione. L’accordo prescrive una serie di principi generali per la gestione responsabile delle istituzioni educative e per la tutela dei lavoratori considerati diffusori strategici della lingua e cultura italiana nel mondo e operatori culturali a tutti gli effetti.

Mentre nella realtà europea e statunitense il rispetto delle normative locali e di certi diritti basilari di tutti i lavoratori nei cosiddetti enti gestori legati all’Italia sembra essere un fatto scontato, negli altri paesi, soprattutto in America Latina, le garanzie per chi lavora sono precarie e molto più “flessibili” e manipolabili. Perciò era urgente ribadire il diritto al rispetto integrale della legislazione locale da parte delle istituzioni, ad un salario adatto al costo della vita, “equo e solidale”, nonché alla gestione trasparente delle prassi di assunzione, retribuzione, promozione e gestione del personale. E’ stata anche sottolineata l’importanza strategica della formazione e l’aggiornamento dei docenti in un quadro di crescente professionalizzazione e compromesso con la diffusione della lingua che, se una volta era un’attività svolta da alcuni pionieri, oggi è diventata una disciplina complessa con radici nei campi dell’interculturalità e della specializzazione glottodidattica. L’aspetto forse più innovativo è stata la spinta alla costruzione di una didattica collegiale o partecipativa basata su organi eletti dai professori. In quest’ottica il corpo docente non è più passivo di fronte alle scelte, spesso calate dall’alto, riguardanti i metodi e materiali didattici ma diventa promotore e creatore attivo dei contenuti che utilizza, oltre ad avere voce in capitolo anche in altre decisioni rilevanti dell’istituzione in cui lavora. Infine, i firmatari si sono impegnati a fare riferimento al protocollo approvato nella stipula dei contratti di lavoro e a proporlo ai relativi consigli d’amministrazione per la ratifica. Sebbene nelle scuole italiane in Italia e in Europa queste prassi siano disciplinate dai noti Consigli d’Istituto e Collegi dei Docenti, nei paesi dell’area latinoamericana non v’è ancora stato un pieno riconoscimento e un’applicazione delle logiche partecipative e democratiche nelle decisioni. Il deputato Franco Narducci, che è anche Presidente del Comitato Permanente sugli Italiani all’Estero della Camera dei Deputati, s’è detto soddisfatto delle discussione e dei documenti prodotti ed ha auspicato la continuazione del dialogo tra i professori e le direzioni scolastiche dentro e fuori dalle istituzioni che rappresentano l’Italia all’estero. Nello sforzo e nell’impegno per il recepimento interno, la diffusione e il monitoraggio dell’applicazione dei principi contenuti nell’accordo etico, assolutamente non scontati né acquisiti in Messico, sta la sfida di questo patto avvallato e legittimato dalle firme degli Onorevoli presenti, dell’Ambasciatore e dei direttori dell’Istituto di Cultura e di alcune scuole Dante Alighieri (non hanno firmato al termine della conferenza le criticate direzioni delle sedi di Guadalajara e di Città del Messico). La possibilità di migliorare le instabili condizioni di vita e di lavoro di centinaia di operatori culturali, tanto italiani quanto messicani, si baserà sulla volontà politica e istituzionale di continuare il processo di dialogo e cambiamento ravvivato in questa occasione e, soprattutto, sulla progressiva presa di coscienza da parte degli insegnanti, ora parzialmente usciti da un individualismo apatico e poco propositivo.

2) Contratto etico link

3) Proposta riforma legge 153/71 link

4) CONFERENZA A TLAXCALA: I DOCUMENTI FINALI SU CONTRATTO ETICO E RIFORMA DELLA 153 
MERCOLEDÌ 20 FEBBRAIO 2008 18:38 (LINK AL PEZZO)
CITTÀ DEL MESSICO\ aise\ – Il 26 e 27 gennaio scorsi, ha avuto luogo a Tlaxcala la Conferenza Nazionale sul Contratto Etico dei Professori d’Italiano in Messico e sulla riforma della Legge 153. Convocata dal Comites, la conferenza ha visto le rappresentanze dei docenti e quelle dei loro datori di lavoro sedersi allo stesso tavolo per raggiungere un accordo sui principi base del trattamento contrattuale di quanti operano sul territorio per la diffusione della Lingua e della Cultura italiana (vedi AISE del 20 febbraio h.17.24). Presenti ai lavori anche i deputati eletti all’estero Gino Bucchino e Franco Narducci. Due i documenti prodotti dalla Conferenza, frutto del lavoro intenso e partecipativo delle due commissioni tematiche: uno sul “Contratto Etico”, l’altro sulla riforma della Legge 153 del 1971. 

Li pubblichiamo integralmente di seguito.

Riforma Legge 153/71: documento finale
Questa assemblea esprime un pieno riconoscimento dei principi enunciati nella proposta di riforma alla Legge 153/71 presentata in questa sede dall’On. Franco Narducci, Presidente del Comitato permanente sugli Italiani all’Estero della Camera dei Deputati, e ne assume le linee guida per elaborare una serie di proposte ed iniziative attuabili sin d’ora in risposta alle esigenze proprie delle varie realtà locali del Messico. L’assemblea ha enunciato le seguenti proposte:
1. Elaborazione di un Piano Paese con la collaborazione dei vari attori nella diffusione della lingua e cultura italiana su tutto il territorio della Repubblica Messicana, in base a linee guida unitarie e concordate previamente; il Piano Paese dovrà riflettere l’eterogeneità delle diverse realtà locali e mettere in luce le reali esigenze della comunità.
2. Istituzione di un coordinamento permanente a livello nazionale che si occupi di integrare e di articolare le azioni e le proposte legate alla diffusione ed alla promozione della lingua e cultura italiana in Messico.
a. il coordinamento avrà come punto di riferimento l’Istituto Italiano di Cultura.
b. nel coordinamento si intende far confluire le espressioni delle diverse realtà associative e istituzionali sulla base di principi di collegialità, pluralità e dialogo.
c. il funzionamento del coordinamento sarà oggetto di prossime riunioni tese a definirne l’organizzazione, la struttura, le competenze e le modalità di azione.
3. Riconoscendo l’importanza di garantire che le attività di diffusione e promozione della lingua e cultura italiana in Messico rispondano a criteri di qualità e rispetto di principi etici comunemente accordati, si propone l’istituzione di un meccanismo di verifica dei processi di gestione delle professionalità dei docenti, riaffermando la centralità del ruolo di questi ultimi.
4. Si riafferma l’importanza della creazione ed il mantenimento di una rete di collaborazione tra i diversi attori.
5. Si insiste sulla necessità della formazione e dell’aggiornamento constante degli operatori e dei formatori a partire preferibilmente dalle risorse in loco, favorendo e stimolando proposte plurali e garantendo l’accesso delle stesse da parte di tutti gli interessati.
6. Si propone di continuare ed ampliare i lavori di questa commissione in tempi brevi con una riunione da tenersi presso l’Istituto italiano di Cultura nella quale si stabilirà il calendario da seguire per i successivi incontri”.

Contratto etico: documento finale

Accordo etico per la regolamentazione dei rapporti tra istituzioni educative, culturali e il loro personale
i) Trasparenza nelle prassi di assunzione, retribuzione, promozione e gestione del personale.
ii) Rispetto integrale della legislazione messicana sul lavoro e in particolare del “Acuerdo 279/2003”, emesso dal “Consejo Técnico del IMSS (Instituto Mexicano del Seguro Social)” in cui vengono disciplinati i doveri del datore di lavoro relativi al regime delle prestazioni assicurative e previdenziali a favore del prestatore.
iii) Promozione della formazione e dell’aggiornamento del personale docente.
iv) Istituzione di un organo collegiale (composto da una rappresentanza liberamente eletta dal corpo docente e dai rappresentanti dell’istituzione) preposto ai diversi aspetti della didattica.
v) Garanzia di un salario equo, adeguato alla professionalità, alle esperienze, alle competenze, alla preparazione specifica e al lavoro svolto dal docente che tenga conto del costo della vita e dell’anzianità di servizio.
vi) I firmatari del presente accordo si impegnano a fare riferimento al suo contenuto nella stipula dei contratti di lavoro”. (aise)

4) Articolo dal portale Emigrazione Notizie

Risveglio della comunità italiana in Messico. Il movimento dei professori e la coscienza politica

– Inserito il 19 febbraio 2008 alle 17:50:00 da redazione-IT. IT – ITALIANI ALL’ESTERO
Indirizzo sito : Blogspot

(di Fabrizio Lorusso)

Il nuovo fervore che sta muovendo una parte della comunità italiana in Messico, composta da circa 15mila persone sparse in tutto il paese ma con presenze più significative a Città del Messico e nella zona di Playa del Carmen in Yucatan, s’è concretizzato con alcuni passi che rompono l’isolazionismo di alcune categorie come i docenti e, in generale, i diffusori della linguacultura italiana nel paese.
L’eterogeneità delle istituzioni educative e culturali presenti sul territorio messicano, dalle sedi delle Dante Alighieri, alle scuole private di vario tipo e meno legate all’Italia fino ad arrivare all’Istituto Italiano di Cultura dell’Ambasciata, aveva lasciato i professori e le stesse scuole in una situazione di relativo isolamento senza possibilità di connessioni stabili e intercambi fruttuosi al di là degli incontri formali e di etichetta che sempre vengono organizzati in ogni gruppo di emigranti.

Questa situazione ha portato ad avere pratiche di gestione, diritti lavorativi e livelli di qualità profondamente diversi e spesso non comparabili tra le diverse istituzioni, fatto che ha condotto a disparità di trattamento ed anche ad abusi nei confronti di talune categorie, soprattutto i docenti, che erano legati alle scuole da rapporti di lavoro poco chiari e dalla dipendenza istituzionale per le pratiche relative ai permessi di soggiorno. Non esisteva un quadro comune di riferimento in un paese caratterizzato da una dannosa “flessibilità contrattuale” de facto e dalla precarietà del lavoro, da pratiche sociali e imprenditoriali di stampo autoritario a tutti i livelli.
Le tentazioni di adottare la “cultura locale” anche in istituzioni che sono storicamente legate all’Italia e che tuttora ricevono finanziamenti da Roma sono sempre state forti e, vista la dispersione e lo scarso interesse politico dei soggetti interessati come per esempio i docenti o il personale di supporto, non sono mai esistiti veri e propri organi di controllo salvo quelli previsti dalla legislazione messicana che, partendo da basi garantiste, arriva a incentivare pratiche poco favorevoli al “prestatore” e, a maggior ragione, se questi è straniero e precario.
Il panorama generale di relativa indifferenza e scarsa aggregazione politica dei docenti d’italiano in Messico è stato in parte cambiato dall’attivismo di alcuni gruppi di professori a Città del Messico che, durante il 2007, hanno portato avanti, con risultati diversi a seconda dell’istituzione, iniziative per rendere più accettabili ed eque le condizioni di lavoro a livello salariale, assicurativo e della formazione oltre a spingere per una maggiore partecipazione alle decisioni dell’istituzione in cui lavorano, indipendentemente dalla forma giuridica che adottano in Messico. In seguito alle mobilitazioni e ai relativi dialoghi avviati tra i docenti delle scuole e le dirigenze, s’è creata una rete informale di contatti e attivismo oltre ad una coscienza politica più forte che ha in parte spezzato la routine fatta di free riding, discriminazioni e favori personali negli ambienti di lavoro. Tale fervore in questa parte della comunità ha indotto i deputati Narducci e Bucchino (eletti in Nord America ed Europa nella legislatura appena giunta al termine) e lo stesso ambasciatore d’Italia in Messico, Felice Scauso, a partecipare attivamente ad una conferenza nazionale in cui s’è discusso e approvato un “Accordo Etico” per i docenti che aspira ad essere un riferimento per tutte le comunità italiane all’estero (http://fainotizia.radioradicale.it/2008/02/04/i-deputati-dell-ulivo-gino-bucchino-e-franco-narducci-in-messico-per-un-accordo-etico-dei-professori-ditalian ).
In questo contesto va vista la nascita e l’azione politica, per esempio, del collettivo AlterIta e del “corpo docente” dell’Istituto Italiano di Cultura della capitale, così come il ruolo di promotore della formazione e della doverosa (e in precedenza insufficiente) circolazione delle informazioni e delle notizie svolto dalla Associazione Messicana Italianistica, dallo stesso Istituto di Cultura, dalla Dante di Tlaxcala, dal COMITES (organo eletto dagli italiani all’estero) e da pochi altri gruppi come lo stesso AlterIta. La politicizzazione e le prese di posizione riguardo ad alcuni temi d’interesse generale per la comunità italiana e per il paese che ci ospita (come il caso di Oaxaca, http://www.itanica.org/modules.php?name=News&file=article&sid=371, gli spot pubblicitari che usano senza ritegno la canzone Bella Ciao! qui in vari paesi e la visita degli imprenditori italiani in Messico di cui allego il comunicato che sta attualmente circolando in Messico) si sono quindi aggregate al lavoro interno alle istituzioni e alle scuole che, invece, s’adopera per rendere più partecipativa la formulazione della didattica, orientata alla trasmissione di valori quali la pace, l’interculturalità e la partecipazione democratica, ed anche per sviluppare una collettività e una rete interistituzionale dal basso, che possa, in qualche modo, integrare le classiche reti diplomatiche tra istituzioni italiane all’estero create dall’alto.
Allego il messaggio rivolto alla comunità di imprenditori italiani in Messico e pensato inizialmente per la “missione” in visita in Messico dal 25 al 29 febbraio 2008.

Messaggio del collettivo AlterIta alla comunità imprenditoriale italiana in Messico
(In vista della visita da parte della missione di imprenditori italiani in Messico, dal 25 al 29 febbraio 2008)

Attraverso questo breve comunicato, il gruppo di italiani in Messico, AlterIta (*), insieme a una parte della comunità italiana che condivide il contenuto del presente documento, desidera segnalarvi alcuni principi che ritiene fondamentali e imprescindibili nello svolgimento delle attività economiche, specialmente nella realtà messicana che è caratterizzata, ancora oggi, da notevoli sperequazioni socio – economiche e da frequenti violazioni dei diritti lavorativi e delle garanzie individuali.

Questi principi (trasparenza, rispetto della legge locale, formazione continua del personale, condivisione e legittimazione dei processi decisionali, salario equo e solidale) sono sanciti da un Accordo Etico allegato nella seconda pagina del presente. Il documento, firmato e pensato inizialmente solo per gli operatori del settore della diffusione della lingua e cultura italiana ma applicabile ad altre realtà, stabilisce una serie di impegni concreti ed è stato sottoscritto il 27 gennaio scorso dagli Onorevoli deputati del Governo dimissionario Franco Narducci e Gino Bucchino, oltre che dall’Ambasciatore d’Italia in Messico, Felice Scauso, e dai direttori e docenti di numerose istituzioni educative e culturali come le diverse scuole “Dante Alighieri” presenti sul territorio messicano e l’Istituto Italiano di Cultura tra le altre.

L’intenzione dell’Accordo è di ribadire la necessità di una gestione etica e socialmente responsabile delle attività da parte delle istituzioni italiane o, in qualche modo, legate alla nostra realtà nazionale e operanti in Messico. Queste pratiche organizzative e gestionali, che noi auspichiamo e promuoviamo nelle nostre realtà lavorative in quanto estremamente vantaggiose per tutte le parti e i portatori di interessi, eccedono il semplice rispetto della legislazione locale e si fanno interpreti di valori che devono dare lustro all’immagine del nostro paese nel mondo e alla sua tradizione, spesso tristemente accantonata, di tutela sociale, di armonia ambientale e di protezione del lavoro.

In un paese sempre più informato e inserito nei circuiti internazionali come il Messico, la crescente attenzione della stampa, dell’opinione pubblica e della stessa società civile, messicana e italiana, verso le tematiche ecologiche, sociali, lavorative ed il rispetto dei diritti umani (tema menzionato anche nel Trattato di Libero Commercio tra il Messico e l’Unione Europea) dovrebbe rappresentare un incentivo sufficiente per orientarsi a una responsabilità sociale che sia sostanziale e non di facciata. Inoltre, se ciò non bastasse, anche la rappresentatività e l’immagine pubblica che le imprese vengono ad assumere come elementi del “sistema Italia” all’estero dovrebbero incentivare comportamenti virtuosi in tal senso, com’è nelle nostre aspettative e speranze.
Nella speranza di aver suscitato un interesse sincero per i temi esposti, vi porgiamo distinti saluti e vi invitiamo a contattarci per chiarire qualunque dubbio, chiarimento o proposta.
Gruppo AlterIta, Città del Messico (contatto alterita@gmail.com e http://alteritamessico.blogspot.com/ )

Riportiamo di seguito anche il testo del citato Accordo Etico che, sebbene sia stato pensato in questa occasione per le istituzioni educative e culturali, rappresenta un ottimo esempio per qualunque tipo di attività, indipendentemente dalla specifica forma giuridica che si decida di adottare, oltre a costituire uno strumento utile a rilevare e correggere le prassi poco consone con la etica degli affari.

Messico, la rivolta anti-corrotti assedia la TV

[Da L’Unità del 29 luglio 2012, p. 16. By Twitter @FabrizioLorusso] Dopo le presidenziali del primo luglio il Messico non ha ancora ufficialmente un Presidente della Repubblica ed è immerso in un conflitto che mette in discussione la legittimità del suo sistema democratico.

In mezzo a scandali per il superamento dei tetti di spesa, i finanziamenti illeciti, i favori ricevuti dalle TV e la compravendita dei voti, Enrique Peña del Partido Revolucionario Institucional (Pri), partito di governo per 71 anni fino al 2000, ha vinto con il 38% dei suffragi. Secondo, il leader della coalizione progressista López Obrador, con il 31,5%.

Il Presidente in carica Calderón, del conservatore Acción Nacional (Pan) si affrettò a celebrare la riuscita delle elezioni complimentandosi col “nuovo presidente” la sera stessa del voto, ancor prima dei conteggi provvisori. Le televisioni gli fecero eco e chiusero la questione, ma non fu così per milioni di messicani.

Mentre il vero saldo del primo luglio – 9 morti, 7 feriti, 66 arresti, 2 autobombe, atti di squadrismo e furti di urne – spariva dalla cronache, arrivavano le testimonianze della gente e degli osservatori internazionali sul caos prevalso in tante zone del paese.

La gravità della situazione era evidente soprattutto nel bastione di Peña, l’Estado de México, regione da 16 milioni di abitanti da lui governata fino al 2011.

Migliaia di cittadini hanno denunciato irregolarità come la compravendita di voti con carte prepagate del supermercato Soriana e della banca Monex. La stampa ha rivelato i presunti nessi, oggetto di indagini giudiziarie, tra queste imprese e persone legate al partito.

Il risultato è in sospeso. Il Tribunale Elettorale sta valutando le migliaia di impugnazioni e di irregolarità segnalate sia dalla coalizione progressista, che ha chiesto l’annullamento del voto, che dal governativo Pan.

La legge prevede l’annullamento nel caso in cui si riscontrino anomalie nel 25% dei seggi e il Tribunale deve decidere entro il 6 settembre se è stato violato il principio costituzionale delle elezioni “libere e autentiche”.

“Che il tribunale stabilisca da dove vengono le risorse che hanno usato il Pri, l’alleato Partido Verde, Peña e i loro collegati, imprenditori, costruttori e prestanome, e le aziende fantasma che son venute fuori”, spiega Camerino Márquez, rappresentante legale dei progressisti.

Furi dai partiti il risveglio civico e la protesta sono stati rilanciati dai social network, internet e dal movimento studentesco, nato a maggio e battezzato YoSoy132 (IoSono132) dopo un video in cui 131 universitari rivendicavano la loro scelta di opporsi a Peña e al Pri che li aveva sbeffeggiati in un evento pubblico.

Convocate da FaceBook e Twitter, il 7 luglio 150.000 persone sono scese in piazza per la democrazia, contro la “dittatura mediatica” delle TV, TeleVisa e Azteca, e l’imposizione di un presidente “telegenico ma illegittimo a suon di voti comprati”.

Il sabato seguente c’è stato il bis e il 22 s’è svolta una marcia globale anti-Peña in 87 città del mondo al grido di “fuera Peña” sulle note de La Bamba e “Peña non ha vinto”.

Trenta persone sono state arrestate senza alcun motivo, come testimoniato dai video su YouTube, veri garanti della trasparenza e dei diritti umani, e poi liberate il giorno dopo nelle città di Oaxaca e León, nel sud e nel centro del Messico. “E’ l’intolleranza del governo che criminalizza la protesta sociale”, recita il comunicato degli studenti in merito.

C’è chi va oltre e s’unisce alle voci che vedono il Pri come il partito dei patti coi narcos. “Se non si chiarisce, se quei soldi son venuti dalla criminalità, non abbiamo motivi per sopportare una narco-squadra di politici nei prossimi sei anni”, sostiene il vescovo di Saltillo, Raúl Vera.

Il 15 luglio sono iniziati i lavori della Convenzione Nazionale contro l’Imposizione, la quale riunisce 500 organizzazioni sociali, tra cui il sindacato degli elettricisti, il coordinamento dei professori e YoSoy132 contro il ritorno del Pri, visto come un pericolo per una fragile democrazia.

Nell’agenda di mobilitazioni accordata spicca l’occupazione simbolica della sede di TeleVisa a Mexico City. Giovedì, proprio nel giorno d’inaugurazione delle Olimpiadi, in 10.000, tra studenti YoSoy132 e cittadini, hanno accampato per una notte con uno slogan su tutti: “non vogliamo Olimpiadi ma rivoluzione”. Concerti ed eventi culturali hanno accompagnato la protesta che cerca di “democratizzare il paese cominciando dai mezzi di comunicazione”.

Pedro Penagos, membro del Tribunale Elettorale, ha ribadito che “le manifestazioni non influiranno sui magistrati”, ma il nervosismo affiora nel Pri che ha capito che dovrà affrontare una società più informata ed eterogenea rispetto all’epoca della sua “dittatura perfetta”, come definì lo scrittore Vargas Llosa l’ancien régime messicano.

Paco Ignacio Taibo II sui movimenti studenteschi in Messico ’68-2012

Lo scrittore messicano Paco Ignacio Taibo II parla agli studenti della Universidad Autonoma Metropolitana di Xochimilco o UAM-X (22 maggio 2012) sul movimento studentesco, in quella data appena rinato, e sulla situazione del Messico, dalla ribellione del ’68 a quella del 2012.

El movimiento Yo Soy 132 esta llegando a los mexicanos, dicen que el conocimiento es poder y los estudiantes de esta organización están en busca de que toda la sociedad mexicana despierte y encuentre el cambio que la nación necesita. Sitio: http://1001razonesantipri.com/

Documentario: LA TRAPPOLA – Genova 20-21 Luglio 2001 (G8)

Dal post su Giap di Wu Ming: Tu che straparli di Carlo Giuliani, conosci l’orrore di Piazza Alimonda?

Consiglio anche: Genova 2001 e la sentenza 10×100 – Orizzonti di gloria

Il risveglio del Messico contro l’imposizione

[Il Messico del dopo-elezioni, a tre settimane dal voto del primo luglio, è in ebollizione. 9 morti, 66 arresti, 7 feriti, migliaia di irregolarità sono solo alcuni elementi che hanno contraddistinto quella giornata elettorale teoricamente “esemplare”, come l’hanno frettolosamente e strumentalmente definita l’IFE (Instituto Federal Electoral) e lo stesso presidente in carica Felipe Calderón. Le gravi anomalie segnalate daosservatori internazionali e nazionali, così come gli abusi, le compravendite, gli atti di squadrismo che hanno denunciato numerosi cittadini e alcuni dei partiti virtualmente sconfitti, come il governativo Accion Nacional (di destra) e in particolare il PRD (Partido Revolucion Democratica), hanno risvegliato i movimenti sociali e popolari che hanno deciso d’incontrarsi e stabilire un’agenda di lotta per i prossimi mesi:l’imposizione mediatica, il voto comprato, le pratiche antidemocratiche che hanno portato un candidato telegenico e costruito dalle TV alla massima carica dello stato in un modo ritenuto fraudolento costituiscono gli assi tematici e i denominatori comuni che stanno unificando le forze di gruppi sociali eterogenei. E’ nata quindi la “Convenzione contro l’imposizione” e circa 3000 rappresentanti e interessati si sono trovati ad Atenco, uno dei bastioni del vecchio partito egemonico PRI (Partido Revolucionario Institucional), ormai di ritorno al potere. Il PRD e i partiti della coalizione progressista, affianco al loro candidato Andrés Manuel López Obrador (AMLO), che ha ottenuto il 31,5% dei voti contro il 38% del virtuale vincitore delle presidenziali, Enrique Peña Nieto, hanno impugnato l’intero risultato delle elezioni e attendono il verdetto del Tribunale Federale Elettorale previsto il 6 settembre. Il movimento studentesco #YoSoy132, vera novità degli ultimi mesi nel panorama sociale e politico messicano, ha partecipato alle attività anche se s’è riservato una decisione definitiva in merito ad alcune azioni previste dalla Convención. Intanto il 22 luglio ci sarà la seconda megamarcia contro l’imposizione promossa dal movimento attraverso le reti sociali. Presento qui una cronaca dell’attivista e “inviato di Carmilla” Andrea Spotti da Atenco, Fabrizio Lorusso]

Di Andrea Spotti. Atenco, Messico, 15 giugno 2012. “Né la pioggia, né il vento fermano il movimento!” Hanno risposto in questo modo i partecipanti alla prima Convención Nacional all’inclemenza di Tlàloc (il dio della pioggia azteca). Il quale – implacabile e spietato come solo una divinità puó essere – ha reso molto umida, e a tratti perfino fradicia, la due-giorni assembleare che ha riunito a San Salvador Atenco, nel Estado de Mèxico (regione situata tutt’intorno a Città del Messico), oltre 2500 delegati di 496 organizzazioni provenienti da 29 stati del paese che si battono per impedire che Enrique Peña Nieto, il candidato della restaurazione priista, assuma la presidenza della Repubblica il prossimo primo dicembre.

La scelta del luogo in cui organizzare l’evento non è affatto casuale. In effetti Atenco, oltre ad essere un punto di riferimento per numerose lotte sociali degli ultimi anni, rappresenta un precedente importante per i movimenti in almeno due sensi. Da una parte, perchè fu proprio contro la comunità “atenquese”, che, nel maggio del 2006, l’allora governatore Peña Nieto, in complicità con il governo del presidente conservatore Vicente Fox, scatenò una brutale repressione che costò due morti, torture e violenze sessuali (tuttora impunite), nonchè anni di ingiusta detenzione per decine di militanti. Dall’altra, perchè Atenco rappresenta soprattutto la dignità della resistenza e la possibilità della solidarietà e della vittoria. Vittoria che gli ejidatarios, cioè i piccoli proprietari terrieri ed usufruttuari di terre comunitarie, del Frente de Pueblos en Defiensa de la Tierra (FPDT) ottennero nell’agosto del 2002, quando, dopo mesi di lotta, machete in pugno, riuscirono a impedire la costruzione del nuovo aereoporto di Città del Messico sulle loro terre. Atenco ci parla dunque di quanto potrebbe accadere nel paese nei prossimi anni.

La Convención Nacional, indetta nei giorni successivi alle polemiche elezioni del primo luglio, nel contesto delle mobilitazioni contro la presunta vittoria di Peña Nieto, si è posta due propositi fondamentali: costruire un fronte nazionale di lotta contro il ritorno dell’autoritarismo priista (il PRI governò il Messico come partito egemonico, praticamente unico, per 71 anni fino al 2000) e dare al movimento, nato il maggio scorso con le proteste degli studenti di #YoSoy132 e allargatosi ad altri importanti settori della società messicana, una qualche consistenza organizzativa per poter andare oltre la congiuntura elettorale. Per stabilire, in altri termini, una agenda politica indipendente dalle scadenze istituzionali e coordinata su tutto il paese.

Dal punto di vista della partecipazione, la prima cosa che salta agli occhi è la grande eterogeneità delle realtà presenti: rappresentanti di organizzazioni studentesche, contadine e di genere, associazioni che si battono per la difesa dei diritti umani e indigeni, sindacati e singoli individui; insomma, una vera e propria babele sociale. Oltre a #YoSoy132 e al FPDT, erano presenti, tra gli altri, lo SME (Sindicato Mexicano de Electricistas) e la CNTE (Coordinadora Nacional de Trabajadores de la Educación).
ConvencionMex2.JPGData la molteplicità delle provenienze culturali e politiche, mantenere l’unità d’azione e d’intenti nel rispetto della diversità è dunque la sfida fondamentale della Convención. Si tratta cioè, come è stato più volte ribadito dagli interventi, di “costruire un movimento dei movimenti”, “un’organizzazione delle organizzazioni” per fare in modo che gli obiettivi e le pratiche particolari di ciascuna realtà, per quanto siano differenti e localizzate, possano relazionarsi positivamente tra loro, arrivando a costituire un progetto comune che possa avere una rilevanza su scala nazionale. Le due giornate di discussione non sono state affatto semplici. Sabato, nei sette tavoli di lavoro, e nella moltitudinaria plenaria di domenica, le decisioni sono spesso state il frutto di accesi dibattiti e complesse negoziazioni.

Uno dei primi aspetti ad emergere dalla discussione è il grido di dolore dei diversi stati, lontani dalla capitale, che compongono il Messico, stretti nella morsa fra guerra al narco e repressione: “il DF (Distrito Federal=Città del Messico) è un’isola felice”, dice un attivista proveniente dall’estremo nord, da Chihuahua, il quale denuncia la difficoltà, per chi vive fuori dalla grande metropoli, di mobilitarsi liberamente, pena la morte o la desaparición. Anche la narco-guerra del presidente in carica Felipe Calderón e la militarizzazione del territorio vengono messe seriamente in discussione dal movimento che richiede a gran voce il ritorno dei militari nelle caserme, oltreché l’impeachment dell’attuale presidente, considerato il responsabile politico degli oltre 60mila morti provocati dal conflitto in atto.

Al centro del dibattito sono state le proposte per strutturare una campagna nazionale con l’obiettivo di impedire che Enrique Peña Nieto diventi presidente. Da questo punto di vista, bisogna sottolineare la presenza nel movimento di una tendenza alla radicalizzazione della lotta, pur rimanendo nell’ambito della protesta pacifica. Tuttavia, bisogna iniziare a far male all’avversario, sostengono molti interventi, dove per far male si deve intendere bloccare il flusso della circolazione stradale e delle merci, boicottare i profitti delle imprese che hanno sostenuto i brogli elettorali, sanzionare i media mainstream e soprattutto le televisioni per aver sponsorizzato Peña e perfino impedire fisicamente la sua toma de posesión (la cerimonia formale in cui avviene l’investitura del nuovo capo di stato) circondando il parlamento. Alla fine dell’assemblea si è deciso un calendario di lotta, a scadenza quasi settimanale, che mette insieme iniziative centralizzate ed altre locali anche se dovrebbero essere portate avanti in modo coordinato e simultaneo in tutto il paese.

All’interno del ciclo di mobilitazioni spiccano le seguenti: le manifestazioni nazionali del 22 luglio e dell’11 agosto a Città del Messico; la dibattutissima “occupazione” o blocco pacifico di Televisa, principale catena TV messicana, il 27 luglio; due giornate di lotta nazionale in cui sono contemplati blocchi stradali e occupazioni di edifici o piazze simbolicamente importanti il primo e il 6 settembre; uno sciopero studentesco e cittadino, il due ottobre; e il già citato accerchiamento del senato il primo dicembre. Vanno inoltre ricordate, la riunione operativa della Convención, che si terrà nel settentrionale stato di Jalisco il 4 agosto per stabilire dal punto di vista pratico il da farsi, e la seconda Convención Nacional che riunirà nuovamente tutte le organizzazioni a Oaxaca il 22 e il 23 settembre per fare il punto della situazione e decidere quanto rimasto in sospeso nella scorsa riunione.

Durante la plenaria di domenica si è posto l’accento anche sul fatto, fondamentale, che la lotta contro l’imposizione di Peña, non risolve le domande di trasformazione del movimento e che le rivendicazioni che esso esprime vanno ben al di là dell’ambito elettorale e di partito. La stragrande maggioranza dei partecipanti, infatti, si dichiara apartitica e diffida apertamente di tutte le forze politiche, comprese quelle della sinistra istituzionale, considerate spesso altrettanto nocive e repressive delle altre. Di fatto, l’obiettivo principale delle osservazioni critiche dell’assemblea è il sistema economico vigente. Secondo la Convención, infatti, il neoliberismo, che toglie risorse alla comunità per trasformarle in profitto, è la causa dell’esclusione e della povertà presenti in Messico, ed è proprio dal cambiamento della sua logica che bisogna partire per trasformare la società. Rifiuto assoluto, dunque, non solo di Peña, ma delle riforme strutturali di cui si fa rappresentante (lavoro, scuola, energia, pensioni, spesa pubblica) che non farebbero altro che dare un ulteriore giro di vite al già fragile e rachitico welfare state messicano.
ConvencionMex3.JPG
La democratizzazione dei mezzi di comunicazione, l’opposizione all’ACTA (l’accordo anti-pirateria che invece la UE ha rifiutato) recentemente firmato dal governo e il diritto alla rete; la riforma dell’educazione per garantire il diritto allo studio a tutti e non solo a una minoranza; la difesa dei beni comuni e la tassazione delle transazioni finanziarie; la difesa della sovranità alimentare e il diritto all’autodeterminazione dei popoli indigeni; la sospensione del pagamento del debito estero e l’abrogazione dei trattati di libero commercio, insieme al riconoscimeto dei diritti civili per il movimento LGBT (lesbico-gay,bisex-transessuale), sono solo alcuni degli elementi di un processo organizzativo che pare proprio voler andare oltre il conflitto postelettorale, per costituirsi come un’opposizione sociale duratura, disposta a dare battaglia contro la privatizzazione delle risorse e la precarizzazione delle vite. Sono tanti e tante, infatti, coloro che fanno riferimento all’articolo 39 della Costituzione che prevede che il popolo ha il diritto, in qualunque momento e qualora lo ritenga necessario, di cambiare la forma di governo e che pensano, quindi, di usufruire di questo diritto alla ribellione.

Da segnalare, inoltre, la partecipazione dei rappresentanti delle comunità indigene di etnia purèpecha di Cheràn Keri, nello stato del Michoacàn, e di quella Huexca, di Morelos. Entrambe, accolte da un’ovazione che simboleggiava un abbraccio collettivo, hanno raccontato la loro lotta per la difesa della natura, della terra e del territorio. Contro la devastazione dei boschi prodotta dai mercanti (spesso mafiosi) della legna e per la costruzione dell’autonomia indigena, i primi; contro l’ennesima grande opera (gasdotto e centrale termoelettrica), i secondi. I comuneros di Cheràn, inoltre, dopo aver cacciato partiti, giudici e polizia locale, si sono appropriati dell’amministrazione pubblica e hanno iniziato a costruire le proprie istituzioni sul modello dell’orizzontalità e della revocabilità dei governanti tipici della tradizione politica indigena, cosa che è già costata la vita di 15 persone.

Per quanto il movimento non abbia ancora sviluppato tutte le sue potenzialità, bisogna riconoscergli il merito di aver ridato voce alla protesta sociale e di aver rimesso in comunicazione le lotte su scala nazionale, cosa che non succedeva dai tempi del risveglio dell’EZLN (Ejercito Zapatista de Liberacion Nacional) con la Otra Campaña del 2005-2006. Inoltre, altro risultato importante, il movimento è riuscito a mettere in difficoltà il sistema dei media e a porre la questione della crisi, quelle della corruzione e della rappresentanza politica e, pertanto, della necessità di una sua radicale trasformazione.