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Confine Guatemala-Messico: le carovane sfidano ancora una volta le frontiere

Di Nodo Solidale

carovana foto.jpgLa  carovana migrante é riuscita a passare il confine fra Guatemala e Messico fra la notte del 17 e la mattinata del 18 gennaio. É la prima del nuovo anno.

Composta da 7.000 persone di cui la maggior parte honduregni e salvadoreñi, quella che ormai é la terza carovana migrante dall’autunno del 2018, ha attraversato Honduras e Guatemala in 4 giorni di marcia serrata. É riuscita, prima, a sfondare le barriere fra Honduras e Guatemala, dove si sono registrati scontri sul confine e lanci di lacrimogeni da parte della polizia guatemalteca, poi, ha proseguito verso Tucun Uman ottenendo di passare la frontiera Guatemala-Messico senza che si verificassero incidenti con polizia, esercito e marina presenti sul valico.

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Migranti d’America, la carica dei 7.500 sfida quattro governi @ilmanifesto #EsodoMigrante #Messico

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[di Fabrizio Lorusso, da Il Manifesto del 24/10/2018]

Aggiornamento all’articolo. In nottata volontari o agenti con la giacca del “governo del Chiapas” hanno sparso gas tossici anti-zanzare, cioe’ hanno fatto la disinfestazione, proprio nella piazza dove dorminvano i migranti della carovana intossicando alcuni di loro. Intollerabile e in mala fede. 8 centroamericani che erano rimasti indietro sulla strada Tapachula-Huixtla sono stati sequestrati delle autorità migratorie e portati a Taopachula in un centro di reclusione. Gli altri che erano con loro sono stati vessati e bloccati prima di riprendere la marcia. ieri giornata di lutto per i due honduregni morti in incidenti, caduti dai camion su cui viaggiavano stipati. La carovana continua verso Mapastepec, 70 km a nord di Huixtla, sempre in Chiapas.

La última frontera. La carovana degli honduregni in Messico dopo 10 giorni di marcia. Destinazione Usa. Trump: «Emergenza». E c’è una seconda carovana in arrivo. La presenza dei media offre la protezione che di solito qui manca. Ma molti finiscono comunque in arresto.

Stanno sfidando il sole, la fame, le intemperie e l’opposizione di ben quattro governi i 7.500 migranti centroamericani, in gran parte dell’Honduras, che dal 13 ottobre marciano verso nord per raggiungere gli Stati uniti.

È UN ESODO INEDITO per la quantità di persone che si sono unite per inseguire il “sogno americano” e, dopo dieci giorni consecutivi di marcia, gli ultimi tre in Messico tra Ciudad Hidalgo e Tapachula, gli integranti della carovana hanno deciso di fare tappa a Huixtla, nel Chiapas, a 70 km dal confine. «Oggi (ieri, ndr) riposano tutto il giorno e la notte, le loro forze sono esaurite», dice Rodrigo Abeja della Ong Pueblos sin Fronteras che accompagna la carovana.

Grazie alla solidarietà della gente e ad alcune strutture preposte dalle autorità, i migranti hanno potuto lavarsi e rifocillarsi prima di passare la notte in rifugi temporanei e in accampamenti improvvisati nelle piazze del centro. Mentre si preparano per altri 2000 km di cammino, arriva la notizia di una seconda carovana di 1.500 persone partita domenica, che sta attraversando il Guatemala.  Continua a leggere

Migrantes: la Solución Final de Italia

libia[De Desinformémonos y Zona Franca] El Ministro de Asuntos Interiores, Marco Minniti, como miembro del gobierno Gentiloni, apoyado por una mayoría parlamentaria de centro-derecha-izquierda, o sea, de una mezcla híbrida y conservadora a la vez entre el Partido Democrático y NCD (Nuevo Centro Derecha), está subiendo posiciones en la arena política a costa de los migrantes y de los derechos humanos. Su peculiar “gestión de los flujos migratorios” ha sido elogiada y aprobada por varios otros líderes europeos, como por ejemplo el trío Merkel, Macron, Rajoy. Al menos éste último debería, en cambio, preocuparse. En efecto la “solución” italiana a la mal llamada e inexistente “crisis de los migrantes” en la península itálica se parece, como ha escrito Alessandra Daniele en el web-zine italiano Carmilla, a una Solución Final al estilo nazi y tiene un carácter racial, más que religioso, pues las personas que esperan emigrar hacia Europa no son nada más musulmanes, sino que hay también cristianos, por ejemplo.  Continua a leggere

En @ZonaFrancaMX hablamos de #Migración #Italia, #SantiagoMaldonado y #CoreaDelNorte @realDonaldTrump

Fabrizio Lorusso habla con el periodista Arnoldo Cuéllar, director de Zona Franca, de temas internacionales en Revista de la 1: Corea del Norte y Estados Unidos; luego se da lectura a un texto (“The High Castel“, inspirado en la novela de Philip K. Dick de 1962 en que se imagina un mundo en que los nazis ganaron la II Guerra Mundial) de la escritora Alessandra Daniele que salió en CarmillaOnLine en italiano y habla de la falsa “crisis migratoria” en Italia y en una Europa cada vez más encerrada y ensimismada; se lee también una parte del texto de Raúl Zecca Castel “Señores Benetton, ¿dónde está Santiago Maldonado?” que bien conecta la desaparición forzada del militante argentino el 1 de agosto pasado con la lucha de lo mapuches en la Patagonia y la posesión (despojo) de tierras por parte de la compañía italiana Benetton.

Italia levanta su muro antimigrantes @LaJornada

bote-imigrantes-refugiados86139[de Fabrizio Lorusso – La Jornada 20/08/2017 y ZonaFranca.Mx-MéxicoEl gobierno italiano acaba de construir su muro antimigrantes y, aunque no sea una valla de concreto, ni suene en los medios como el de Trump, sus efectos nefastos y violatorios de los derechos humanos de miles de seres humanos no tardarán en manifestarse.
Frente a los flujos crecientes de personas que desde la África ecuatorial y subsahariana, así como de Oriente medio, huyen de guerras, hambrunas, dictaduras y explotación, en que los países occidentales, especialmente los europeos, tuvieron y tienen preminente responsabilidad, también ha ido aumentando la cerrazón y la política del avestruz por parte de la Unión Europea y del gobierno italiano presidido por el Presidente del Consejo de Ministros Paolo Gentiloni. Éste, de hecho, va asumiendo la función de gorila, rechazador de “indeseados” al servicio de los países que cuentan políticamente como Alemania y Francia. 

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Intervista su #Trump #USA #Messico con Gustavo Claros di Radio Cooperativa Padova

mexicanos-protestas-trump-1200x600Nemico comune, ma… Ecco l’audio della trasmissione “LATINOAMERICANDO” (di Gustavo Claros) – Puntata del 17-02-2017 – Radio cooperativa padova (link)

NEMICO COMUNE, MA…La decisione di ampliare il “muro anti-immigranti” di Donald Trump trova l’opposizione di tutti i settori politici messicani. Ma non fa dimenticare le violazioni ai diritti umani da parte del governo di Peña Nieto. Ci colleghiamo con Leon, in Messico, dove si trova il docente e giornalista Fabrizio Lorusso del blog collettivo “L’America Latina”. Categorie | LatinoAmericando – Scarica il podcast della puntata a questo link – Tipo di file: MP3 – Dimensione: 20,58MB – Durata: 35:58 m (80 kbps 44100 Hz) – Ascolta qui sotto:

 

Gli haitiani alla frontiera USA e l’incognita Trump (intervista a Caterina Morbiato)

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Da frontiere news: INTERVISTA DI FABRIZIO LORUSSO, FOTO DI HERIBERTO PAREDES

Caterina Morbiato, antropologa italiana esperta di temi migratori in Messico, ha da poco visitato la frontiera tra Tijuana e San Diego presso cui sono bloccati migliaia di migranti haitiani che, dopo un viaggio estenuante e rischiosissimo dal Brasile al Centro America e al Messico, rischiano ora di non poter entrare negli Stati Uniti, loro obiettivo finale. La vittoria di Donald Trump alle presidenziali americana ha, ovviamente, complicato la loro situazione. 

In breve, come si spiega la presenza migliaia di haitiani bloccati a Tijuana, in Messico?

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#Haiti non esiste: i rifugiati haitiani alla frontiera di #Tijuana #Messico

haitiani-tijuana-1[Di Caterina Morbiato (foto di Heriberto Paredes) da Carmilla]. Tijuana é la cittá di frontiera per antonomasia: un approdo per naufraghi arrivati da ogni dove alla ricerca di un nuovo inizio o una nuova partenza. Esplorare le sue strade significa impastarsi le mani di una belleza sordida, nata dal transito di culture e di lingue che si ibridano e si contaminano. La frontiera plasma Tijuana con il continuo transito di genti diverse: ora i deportati dagli Stati Uniti; ora gli sfollati messicani che fuggono da zone seviziate dal narco e che cercano, invano, di essere riconosciuti come rifugiati; ora i migranti centroamericani che incarnano una crisi umanitaria che sembra non avere fine. Basterebbe osservare chi si muove attraverso e attorno a el bordo -come a Tijuana chiamano il confine, distorcendo la parola inglese “border”- per intuire quello che succede nell’intera regione. Da qualche mese una nuova presenza si somma a questa eclettica fusione di umanitá: sono le centinaia di uomini e donne haitiani che arrivano giornalmente dopo aver intrapreso un viaggio interminabile. Chi non riesce a trovare posto nei diversi centri di accoglienza, dorme in piccoli hotel o case di privati che hanno improvvisato alloggi informali, ma in molti si ritrovano a passare la notte per strada. Secondo l’Istituto Nazionale di Migrazione messicano da maggio di quest’anno ad oggi circa 14mila haitiani sarebbero entrati in Messico; a Tijuana sarebbero circa 6mila e ulteriori arrivi sono previsti nei prossimi mesi a causa dei danni provocati dall’uragano Matthew che a inizio ottobre si é abbattuto sull’isola.  Continua a leggere