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Di me, si prendono cura le mie amiche. Una giornata manifesto a favore della “rabia digna” e la cura femminista collettiva

di Roberta Granelli

Finalmente, finalmente la rabbia esplode e smettiamo per un momento di portarcela addosso, dentro, negli anfratti invisibili del corpo. Finalmente la rabbia esplode collettivamente e si scaglia contro luoghi simbolo della città, di questa città che non sembra vedere la violenza che quotidianamente produce. Ora le pareti parlano più di prima, la stazione di polizia è in fiamme, la fermata del metrobus distrutta, lo spazio della Glorieta de los Insurgentes parla, grida e vibra. La violenza che quotidianamente viviamo, ora finalmente, la tiriamo addosso a chi la ignora, come un pugno di glitter fucsia che ti si appiccica sulla pelle sudata.

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Foto: Mélida Medina. Manifestanti.

L’appuntamento è per le 18.30 a Città del Messico e in altre 39 città di tutto il paese. È stata una protesta convocata in maniera rapida perché i fatti scatenanti sono successi appena qualche giorno prima. Il 12 agosto varie compagne e collettivi femministi hanno organizzato una manifestazione che partiva dagli uffici della Secretaría de Seguridad Ciudadana ed arrivava alla sede della Procura della capitale per chiedere giustizia per il caso di un’adolescente di 17 anni violentata da 4 poliziotti nel municipio di Azcapotzalco. Al momento di ricevere la denuncia di violenza, il Pubblico Ministero non ha applicato il protocollo stabilito per le violenze sessuali e le prove, realizzate giorni dopo, non hanno prodotto risultati; l’indagine è stata resa meschinamente pubblica e dunque la giovane è stata bersagliata da minacce che l’hanno costretta a ritirare la denuncia. I 4 poliziotti sono stati sospesi dall’incarico ma nessun’ altra misura è stata applicata, né nessun’altra prova cercata. La manifestazione del 12 agosto ha visto decine di donne scagliarsi contro le la sede della Procura e tirare del glitter fucsia contro il capo della polizia. In battuta finale Claudia Sheinbaum, governatrice della capitale ed eletta tra le fila del partito “progressista” del presidente federale Andrés Manuel López Obrador e rappresentante di un presunto cambiamento politico soprattutto in quanto attenzione al femminicidio e alla violenza di genere, afferma di “non voler cadere in provocazioni” e apre un’indagine contro le compagne femministe.

Ma come afferma lo slogan diffusosi, “Exigír justícia no es provocación” (Esigere giustizia non è una provocazione). In questi pochi giorni il web ed i social si sono riempiti di glitter rosa ed è stata sottolineata l’assurdità delle posizioni politiche di Sheinbaum e di tutto il governo della città. Le posizioni della governatrice sono state la goccia che ha fatto traboccare il vaso: invece di approfondire il caso della minore e sottolineare la gravità che dei rappresentanti dello Stato abbiano violentato invece di proteggere, ammettere che la situazione del femminicidio ormai è ingestibile – arrivata a 9 vittime al giorno, i fautori della sedicente Quarta Trasformazione si sono scagliati contro le mobilitazioni di protesta, screditandole e criminalizzandole.

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Foto del web: performance nella Glorieta de los Insurgentes.

La rabbia è cresciuta ed è tornata a fior di pelle, la rabbia si somma nuovamente al dolore quotidiano dei 9 femminicidi al giorno, delle violenze sessuali e dei sequestri.

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Migranti d’America, la carica dei 7.500 sfida quattro governi @ilmanifesto #EsodoMigrante #Messico

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[di Fabrizio Lorusso, da Il Manifesto del 24/10/2018]

Aggiornamento all’articolo. In nottata volontari o agenti con la giacca del “governo del Chiapas” hanno sparso gas tossici anti-zanzare, cioe’ hanno fatto la disinfestazione, proprio nella piazza dove dorminvano i migranti della carovana intossicando alcuni di loro. Intollerabile e in mala fede. 8 centroamericani che erano rimasti indietro sulla strada Tapachula-Huixtla sono stati sequestrati delle autorità migratorie e portati a Taopachula in un centro di reclusione. Gli altri che erano con loro sono stati vessati e bloccati prima di riprendere la marcia. ieri giornata di lutto per i due honduregni morti in incidenti, caduti dai camion su cui viaggiavano stipati. La carovana continua verso Mapastepec, 70 km a nord di Huixtla, sempre in Chiapas.

La última frontera. La carovana degli honduregni in Messico dopo 10 giorni di marcia. Destinazione Usa. Trump: «Emergenza». E c’è una seconda carovana in arrivo. La presenza dei media offre la protezione che di solito qui manca. Ma molti finiscono comunque in arresto.

Stanno sfidando il sole, la fame, le intemperie e l’opposizione di ben quattro governi i 7.500 migranti centroamericani, in gran parte dell’Honduras, che dal 13 ottobre marciano verso nord per raggiungere gli Stati uniti.

È UN ESODO INEDITO per la quantità di persone che si sono unite per inseguire il “sogno americano” e, dopo dieci giorni consecutivi di marcia, gli ultimi tre in Messico tra Ciudad Hidalgo e Tapachula, gli integranti della carovana hanno deciso di fare tappa a Huixtla, nel Chiapas, a 70 km dal confine. «Oggi (ieri, ndr) riposano tutto il giorno e la notte, le loro forze sono esaurite», dice Rodrigo Abeja della Ong Pueblos sin Fronteras che accompagna la carovana.

Grazie alla solidarietà della gente e ad alcune strutture preposte dalle autorità, i migranti hanno potuto lavarsi e rifocillarsi prima di passare la notte in rifugi temporanei e in accampamenti improvvisati nelle piazze del centro. Mentre si preparano per altri 2000 km di cammino, arriva la notizia di una seconda carovana di 1.500 persone partita domenica, che sta attraversando il Guatemala.  Continua a leggere

Italiani scomparsi in #Messico: #Desaparecidos in «un posto tranquillo» #Tecalitlan da @ilmanifesto @movNDMX

desaparecidos-en-mexico-tras-verse-con-policias-b0c29ba39fbbef8c6be2fe930272e1e7[Di Fabrizio Lorusso dal quotidiano Il Manifesto del 24/02/2018] Nei pressi di Tecalitlán, città messicana del Jalisco dove il 31 gennaio sono scomparsi tre italiani, le sparizioni forzate non sono una novità. Nel Jalisco sono 3000 le persone ufficialmente desaparecidas e nel Michoacán, molto vicino a Tecalitlán, sono oltre 1100. In gran parte si tratta di vittime di rapimento e occultamento da parte del crimine organizzato o delle autorità, spesso conniventi con questo.

Raffaele Russo, sessantenne, si trovava in Messico da alcuni mesi e faceva il venditore ambulante, mentre suo figlio Antonio e suo nipote, Vincenzo Cimmino, erano lì da pochi giorni. Il primo a sparire è stato Raffaele. Vincenzo e Antonio sono accorsi a cercarlo perché non rispondeva più al cellulare e, secondo un whatsapp che hanno potuto inviare prima che si perdessero le loro tracce, sono stati intercettati in una pompa di benzina da una pattuglia e una moto della polizia di Tecalitlán che li ha invitati a seguirli.

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Macelleria #Messico, un anno di violenza @ilmanifesto

messico violenza guadalupe[di Fabrizio Lorusso da Il Manifesto del 28/12/2017] Un corpo bruciato e un uomo ultimato con un proiettile alla testa a Ciudad Juárez, nove morti e quattro feriti da arma da fuoco nel Sinaloa, quattro cadaveri con affianco dei narco-messaggi ad Acapulco, seconda città più violenta al mondo dopo Caracas. Nemmeno a Natale il sangue smette di correre in terra azteca. Il 2017 del Messico si chiude come il peggiore degli ultimi vent’anni. Secondo il Ministero degli Interni da gennaio a novembre le vittime di omicidio doloso sono state 26.573. Ottobre ha battuto il record con 2.764 omicidi, ma la media s’è mantenuta oltre i 2.000 al mese per tutto l’anno, che si chiuderà con oltre 28.000 morti. Quattro stati su trentadue, cioè Baja California, Guerrero, Estado de México e Veracruz, concentrano il 30% dei casi, ma nessuna regione può ritenersi immune da una violenza ormai strutturale.  Continua a leggere

#AvenidaMiranda Puntata 22. Abusi di polizia in Salvador

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Foto da elfaro.net

14 dicembre 2017. Passati venticinque anni dalla firma dei trattati di pace, il Salvador continua ad essere un paese estremamente violento.  Spesso, però, quella che viene riportata dalla maggioranza dei media è solamente la violenza che viene attribuita alle gang: la MaraSalvatrucha 13 e il Barrio 18. Da come viene descritta, sembra che questa violenza esista indipendentemente dalla storia, dalla politica e dall’economica del paese. I membri delle gang sono rappresentati come l’origine di tutti i mali: i soggetti devianti responsabili di ogni violenza.
Nella narrazione da cronaca nera che viene fatta del Salvador, non si tiene conto che negli anni si sono succedute una serie di politiche di stampo securitario, che più che determinare un effettivo miglioramento delle condizioni sociali hanno provocato un aumento del crimine violento, dell’emarginazione giovanile e della popolazione carceraria.
In questa puntata curata dalla redattrice de L’America Latina, Caterina Morbiato, parleremo di un’altra delle conseguenze delle politiche di mano dura:  gli abusi che la polizia salvadoregna sta commettendo nei confronti di molti giovani che vengono accusati di appartenere alle gang locali. Qui il PODCAST!

Link utili per approfondire l’argomento:

Il giornale digitale salvadoregno El Faro dedica reportage approfonditi intorno al tema della violenza arbitraria commessa dalle forze dell’ordine, tra questi:

La Policía masacró en la finca San Blas… y todo apunta a que triunfará la impunidad
PDDH concluye que Policía y militares cometieron ejecuciones extralegales
La ONU pide al Gobierno que derogue su plan emblema de seguridad
La rivista salvadoregna Factum dedica una sezione speciale -Nueva Guerra- al tema della violenza odierna e gli abusi delle forze di sicurezza:
Nueva Guerra- Factum

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Messico: il Giorno dei 200mila Morti

Catrina2[Di Fabrizio Lorusso da L’Espresso-Blog Rio Bravo] 66 morti ammazzati al giorno. Omicidi dolosi, l’incubo del Messico. Almeno il 70% di questi – ma sono solo stime – sono dovuti alla cosiddetta narcoguerra, un conflitto armato interno che dura da 11 anni. Nata come una strategia di lotta militarizzata ai cartelli della droga nel dicembre 2006, primo mese di governo dell’ex presidente Felipe Calderón, questa “politica pubblica” basata sulla mano dura è diventata strutturale, così come la violenza estrema nel Paese. Ad oggi sono oltre 200.000 i morti per omicidio, 33.000 i desaparecidos e 310.000 i rifugiati interni.

Che poi, a dire il vero, chi stia lottando esattamente contro chi resta in molti casi un mistero, nel senso che più della metà delle forze dell’ordine locali sono infiltrate dalla delinquenza organizzata, settori significativi del mondo politico sono finanziati dal narcotraffico, o cedono all’imposizione di candidati che sopravvivono grazie a patti d’impunità mafioso-giudiziari. Infine anche le forze armate e la polizia federale, largamente impiegate in questa guerra, sono in certi territori i gestori o supervisori dei traffici illeciti e hanno funzionato da contenimento per gli oltre 250 conflitti sociali aperti nel paese.  Continua a leggere

#Video #Foto de la Marcha #25N contra la Violencia de Género en #León #GTO #México #NiUnaMenos #DiaNaranja

Arriba. Video crónica de la marcha en León, Guanajuato, de 1 a 20 horas del 25 de noviembre de 2016. Realizada con smartphone. Abajo: dar clic sobre una foto para zoom. Más abajo: el breve comunicado informativo para el 25N del Programa universitario de mujer y relaciones de género de la la universidad Iberoamericana de León.

programa-genero-ibero-leonEl día de hoy, 25 de Noviembre, conmemoramos el Día Internacional de la Erradicación de la Violencia contra las Mujeres, es un día para hacer un alto y cuestionar las razones por las cuales esta violencia continúa y aumenta. Tres datos:

1. De cada 3 mujeres ha vivido situaciones de violencia física y sexual en todas las regiones del mundo. (Médicos del Mundo. Nov 2016)

2. Cada día mueren en promedio al menos 12 latinoamericanas y caribeñas por el solo hecho de ser mujer”. (CEPAL Oct 2016)

 3. En México 7 mujeres son asesinadas cada día. (ONU, 2015)

Los Estados tienen la obligación de garantizar a las mujeres el derecho a vivir una vida libre de violencia.

#NiUnaMenos: dal #Nicaragua l’allarme contro il governo reazionario della dinastia #Ortega

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Di Matilde Sponzilli. “C’è una buona notizia, vuoi saperla? Hanno arrestato il figlio di M.”. Per un attimo mi si gela il sangue. Com’è possibile che questa sia una buona notizia, com’è possibile che una madre desideri  vedere il proprio figlio allontanato e incarcerato, perché? Eppure quello di M. è stato un atto di coraggio, M. a differenza di tante donne ha avuto il coraggio di denunciare la violenza domestica subita da parte del figlio. M. si è messa da sola contro tutti: il marito che non ne voleva saperne niente, perchè tanto “è tuo figlio e sono affari tuoi”; i vicini che hanno chiuso gli occhi; la polizia, che l’ha accusata di non essere una buona madre, l’ha sbeffeggiata e derisa senza prendere sul serio le sue richieste; la giustizia che si è fatta gioco di lei, donna analfabeta, spingendola in un turbinio burocratico durato mesi che sembrava non avere né capo né coda. M. è andata avanti a volte con determinazione, altre per puro spirito di sopravvivenza, ma alla fine ce l’ha fatta, dimostrando che una donna non è costretta ad accettare la violenza.  Continua a leggere