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Avenida Miranda Puntata 43 – Cumbia dell’Avenida @cittadelcapo @FabrizioLorusso

cumbia-mural-114 nov. – Questa puntata di Avenida Miranda, a cura di Fabrizio Lorusso, è meno impegnata del solito in politica, ma più impegnativa per il godimento ritmico e danzante. Si basa su un lavoro di campo e d’osservazione partecipante di vari anni nelle feste messicane e colombiane in appartamenti, luoghi impensabili e spazi nettamente periferici. Si propone, pertanto, un breve viaggio nel magico mondo della cumbia tra successi classici e recenti di artisti provenienti dal Messico (con Celso Piña e la sua banda Ronda Bogotà), dalla Colombia (con Sonora Dinamita, Bomba Estereo e la Cumbia Sampuesana) e da Porto Rico (con Calle 13).

 

Avenida Miranda, immaginari e storie dai Sud del mondo” è una trasmissione a cura del blog l’America Latina.Net. Va in onda con cadenza bisettimanale il giovedì dalle 13 alle 13.30 su Radio Città del Capo. La potete ascoltare via etere a Bologna e dintorni sui 94.7 Mhz e 96.25 Mhz FM, e anche via web dal sito http://www.radiocittadelcapo.it e su smartphone sintonizzandosi sul canale di Radio Città del Capo attraverso l’applicazione TuneIn.​

 

Avenida Miranda Puntata 18. Santa Muerte in Musica @cittadelcapo

16 nov. – Il culto alla Parca con la falce e il mondo tra le mani, la Santa Muerte, Patrona del Messico e dell’umanità intera, da due decenni ispira cantautori e musicisti e quindi nella puntata di oggi di Avenida Miranda a cura di Fabrizio Lorusso conosceremo un po’ di più sulla sua devozione in Messico e ascolteremo alcuni dei pezzi a lei dedicati. Soundtrack (indichiamo solo gli autori, dato che i titoli delle canzoni sono sempre “Santa Muerte” o “Santisima Muerte”):
1. Cartel de Santa (Hip hop); 2) Beto Quintanilla el mero leon del corrido (corrido messicano); 3) Los Llayras (salsa); 4) Mr. Vico (rap); 5) (dalla colonna sonora del documentario “La vida loca” sulle gang della Mara Salvatrucha in El Salvador: Slush the Villain feat. El Dyablo con “Todos vamos a Morir”. Ascoltala qui. Per andare oltre il podcast: Blog l’America Latina sezione Santa Muerte – Libro Santa Muerte Patrona dell’Umanità (Stampa ALternativa 2013) – Blog Santa Muerte Patrona

Avenida Miranda, immaginari e storie dai Sud del mondo” è una trasmissione a cura del blog l’America Latina.Net. Va in onda ogni giovedì dalle 13 alle 13.30 su Radio Città del Capo. La potete ascoltare via etere a Bologna e dintorni sui 94.7 Mhz e 96.25 Mhz FM, e anche via web dal sito http://www.radiocittadelcapo.it e su smartphone sintonizzandosi sul canale di Radio Città del Capo attraverso l’applicazione TuneIn.​ Tutte le puntate di Avenida Miranda.

Raccolta fondi #Terremoto #Messico: concerto della band #SantaMuerte al #CaballoLoco di Ceriano (Monza e Brianza) il 20 ottobre

santa muerte concerto messico terremoto

Per aiutare nella raccolta fondi promossa da un gruppo di italiani residenti in Messico (e da questo blo L’AMericaLatina !) la band Santa Muerte di Seregno e dintorni suonerà al Caballo Loco di Ceriano Laghetto (Monza-Brianza) (via laghetto 54 –  +39 02 3943 7962) il 20 ottobre. Non perdetevi il concerto dalle 22 e l’occasione di aiutare senza passare per canali burocratici o poco trasparenti. Leggi qui l’annuncio della raccolta fondi per saperne di più. – Segui su facebook la raccolta.

 

 

 

 

CompArte: dal Cideci a Oventik. L’estetica della reiterazione.

Proponiamo qua una riflessione sull’estetica che si è espressa durante la seconda edizione del CompArte, festival zapatista di arti. La riflessione ci è sembrata particolarmente interessante in quanto mette in discussione la concezione occidentale di espressione artistica e di genio creativo.

Articolo tratto da Regeneración Radio di Francesca Gargallo, Carlos Ogaz y Helena Scully, tradotto da Nino Buenaventura.

CompARTE-0Per due giorni, all’incirca 250 rappresentazioni teatrali, poetiche, balli, musica e performance delle diverse regioni e comunità dei cinque caracol zapatisti hanno coronato, accompagnati dalla sala istallata nel Auditorio Emiliano Zapata di Oventik in cui sono state esposte opere pittoriche e scultoriche, il CompArte per l’umanità nella sua seconda edizione; un festival e una assemblea per condividere, ovvero vivere e dialogare prospettive a proposito dell’arte come linguaggio estetico. Tutte le rappresentazioni sono state il frutto dell’educazione artistica zapatista e della libertà di espressione che ha risvegliato il sentire delle generazioni zapatiste dopo l’insurrezione del 1994. Continua a leggere

“Jazz a la italiana” en Blue Note, programa de @RadioIberoLeon @IberoLeon

radio ibero leon logo[Puntata speciale dedicata al jazz italiano di Blue Note, programma radiofonico della radio della università Ibero León, Messico. in onda qui ogni lunedi’ alle 4 am ora italian o in podcast] En cabina con los creadores del programa de jazz Blue Note (“tu contrapunto musical”) de la radio Ibero León, Nacho Gómez y Mario “El More” Corona, están la directora de orquesta Susana “Zuzu” en el mixer, y el invitado de hoy, Fabrizio Lorusso, con las vibraciones del “Jazz a la italiana”. La transmisión Blue Note ya es mítica y mitológica y llegó a la tercera temporada. Aquí el link alternativo para escuchar el jazz a la italiana: link. Cada lunes a las 21 horas están con Ustedes en vivo aquí: link. Pero…pueden y deben escuchar los podcast aquí: link temporada 1Otras

Parliamo di #NarcoCorridos #NarcoGuerra #MessicoInvisibile su @Radio24_news @NessunLuogo24 con @giampaz

narco_corridos

A partire dai libri Messico Invisibile (Arcoiris, 2016) e NarcoGuerra (Odoya, 2015) abbiamo parlato del genere musicale dei narco-corridos, vera e propria colonna sonora della narcoguerra messicana, e della narco-cultura in Messico con il giornalista Giampaolo Musumeci. “Musica in prima linea” è il titolo della puntata del Programma NESSUN LUOGO È LONTANO di RADIO24, Trasmissione del 15 agosto 2016 (Condotto da

Ascolta il podcast della puntata ferragostana qui: LINK

movimiento alterado

Uma Noite Em 1967 #Brasile #CaetanoVeloso #GilbertoGil #ChicoBuarque #Film #Documentario

Consiglio quest’ottimo film documentario…Per la Serie Film LatinoAmericanisti (qui link agli altri film)

1967. A tre anni dall’inizio della dittatura in Brasile l’esplosione del “Tropicalismo” musicale e delle divisioni politiche, oltre che musicali. Featuring: Gilberto Gil, Chico Buarque, Roberto Carlos, Os Mutantes e Caetano Veloso.

Uma Noite em 67 é um documentário brasileiro de 2010, dirigido por Renato Terra e Ricardo Calil.

Com imagens de arquivo da Rede Record e depoimentos de músicos como Chico Buarque, Caetano Veloso e Gilberto Gil, o documentário conta a história da final do “3º Festival da Música Popular Brasileira”, com apenas cinco semanas em cartaz já alcançou 51 mil espectadores, com renda de R$ 475 mil em bilheteria e já é o documentário mais visto deste ano.[1]  De Wikipedia

85 min. | 2010 | Dir: Renato Terra & Ricardo Calil

The III Festival of Brazilian Popular Music of TV Record held its final on October 21, 1967. Among the finalists were Chico Buarque de Holanda, Caetano Veloso, Gilberto Gil and the Mutantes, Roberto Carlos, Edu Lobo and Sérgio Ricardo (known for smashing his guitar on stage and throwing it to the audience after being booed for his performance). Showing footage of presentations of songs such as “Roda Viva”, “Alegria Alegria”, “Domingo no Parque” and “Ponteio”, the documentary registers the explosion of Tropicalism, the different splits in the artistic and political movements during the military rule and the rise to fame of names that to this day are icons of the Brazilian music scene.

Uma-noite-em-67

 

Musica, Parola, Pasta e NarcoGuerra Messicana

4. Se BUscan

Un estratto dal libro NarcoGuerra. Cronache dal Messico dei Cartelli della Droga (Odoya, 2015) di Fabrizio Lorusso – Pubblicato sulla web-zine letteraria Nazione Indiana

En Guatemala, señores, cobraron la recompensa
allí agarraron al Chapo las leyes guatemaltecas
un traficante famoso que todo el mundo comenta
de la noche a la mañana el Chapo se hizo famoso
encabezaba una banda de gatilleros mafiosos
con un apoyo muy grande del güero Palma su socio
el Chapo tenía conectes con los narcos colombianos
y traficaba la droga de Sudamérica en grano
al norte del continente donde tenían el mercado

In Guatemala, signori, hanno riscosso la ricompensa
là hanno catturato il Chapo le leggi guatemalteche
un trafficante famoso che sta sulla bocca di tutti
dalla sera alla mattina il Chapo è diventato famoso
era a capo di una banda di pistoleri mafiosi c
on un sostegno molto grande del biondo Palma, suo socio
il Chapo aveva agganci coi narcos colombiani
e trafficava la droga dal Sud America in granelli
nel nord del continente dove avevano il mercato

Dal narcocorrido “El Chapo Guzmán” della band Los Tucanes de Tijuana.

Copertina NarcoGuerra Fronte (Small)«Messico e nuvole» cantavano Jannacci, Paolo Conte e tanti altri, ognuno con la sua cover. La cocaina, che per il Messico deve transitare, a volte solcando le nuvole, altre navigando o strisciando nella polvere, è musica. Cocaine è un classico del cantautore americano J.J. Cale, scomparso il 26 luglio 2013. Nel mio anno di nascita, il 1977, Eric Clapton fece una cover della canzone e la consacrò alla storia: «La coca non mente / se vuoi cadere per terra / cocaina» diceva. Il Messico ne è il principale esportatore e rifornisce più dell’80% del mercato usa. Gli oltre tre milioni di consumatori statunitensi di “Biancaneve” ringraziano. La cocaina è anche parola. Questa polvere così ambita è il tema centrale di ZeroZeroZero: viaggionell’inferno della coca, libro di Roberto Saviano che, a sette anni daGomorra, amplia il discorso sulla criminalità organizzata e sposta da Napoli al Messico, dall’Italia al mondo, il fuoco dell’attenzione. In primo piano sullo sfondo nero della copertina spiccano tre strisce brillanti di coca, tre zampilli di petrolio bianco. Il triplo zero, 000, allude alla farina migliore per fare la pasta. E la coca non è solo una pianta, una droga, musica o letteratura, ma è soprattutto la “pasta del mondo”, una delle materie prime che muovono il capitalismo globale.

La coca partorisce cocaina, dalla ricchezza originaria sbocciano valori e capitali, si moltiplicano come pani e pesci che rifocillano l’economia. Infatti oggi i cartelli del narcotraffico sono più simili a frammenti coordinati di ciclopiche multinazionali, o meglio a enti gestori di enormi reti di produttori e distributori decentralizzati, piuttosto che alle mafie di un tempo. Le idealizzazioni romantiche di pellicole leggendarie come Scarface, Goodfellas, Il Padrino, Car- lito’s Way e Donnie Brasco hanno ceduto il posto a organizzazioni più o meno integrate verticalmente, dal produttore al consumatore, e orizzontalmente, cioè diversificate su più divisioni o linee d’affari: dal commercio di stupefacenti alla tratta di esseri umani, dal furto di combustibile al contrabbando di animali esotici e pietre preziose, dall’estorsione e il riciclaggio al traffico d’armi, dal furto d’auto alla contraffazione e al sequestro di persona. Sempre più spesso i giovani pushers legati a una gang loca- le o direttamente a un cartello nazionale possono assumere le sembianze del piccolo commerciante, dell’esperto in logistica e trasporti, del venditore sagace o dell’imprenditore. Il “fattore violenza”, o la semplice minaccia del suo uso, è una costante e differenzia il business legale dall’illecito.

ULTIME Locandina del film Miss BalaDal Messico arrivano alcune rappresentazioni cinematografiche attuali e suggerenti sul mondo del narcotraffico e del crimine. Titoli comeAmores Perros di Alejandro González Iñarritu, vincitore del Premio Oscar nel 2015 con Birdman, La zona di Rodrigo Plá, El Infierno di Luis Estrada, Colosio: el asesinato di Carlos Bolado, Miss Bala di Gerardo Naranjo, Bala Mordida di Diego Muñoz. La lista, le locandine e qualche recensione di produzioni decisamente meno internazionali e più trash, per esempio El pistolero, El comando del diablo,Narcoguerra e Welcome to Tijuana, si trovano sul sitowww.narcopeliculas.net.

20.000 milioni di dollari. Una delle cifre che descrivono il flusso globale del narcotraffico. L’1,5% del PIL mondiale e sempre più contendenti che provano a spartirsi il bottino. I capi assomigliano sempre più a imprenditori e non solo a sicari spietati. Senza idealizzare troppo gli aspetti manageriali del narcotraffico, ben illustrati in film come Savages e Traffic o in serie come Breaking Bad e la colombiana El cártel delos sapos, resta pur vero che nel capitalismo globalizzato a ogni mercato e a ogni domanda corrispondono offerte e stimoli per la produzione connessi a livello internazionale. L’uso della violenza è strutturale, vista l’assenza di garanzie contrattuali e legali, per cui gli affari si basano su equilibri instabili, sul potere di minaccia, sui vincoli familiari e sul rispetto, ma anche sulla permeabilità e connivenza delle istituzioni e delle forze di polizia. La differenza con altri commerci è banale ma essenziale: la cocaina è illegale, e lo sono la sua produzione, distribuzione e consumo. Pertanto, l’uso della forza e il potenziale di fuoco diventano determinanti per “regolare” le transazioni nel mercato, non essendoci altro sistema “legale” o condiviso per farlo.

La foglia di coca si coltiva praticamente solo in Colombia, Bolivia, Perù ed Ecuador. Nell’ultimo lustro la Colombia ha perso la sua tradizionale leadership in favore del Perù. Secondo i dati del think tank Insight Crime, nel 2010 i 53.000 ettari peruviani di coltivazioni di coca assicuravano 325 tonnellate di cocaina pura, 60 in più rispetto a quanto si ricavava dai 100.000 ettari coltivati in Colombia. Nel 2012 l’estensione delle coltivazioni in Colombia è scesa del 50%, mentre in Perù la cifra arrivava a 60.000 ettari. L’Ecuador è defilato rispetto agli altri. Il ciclo del denaro originato da una foglia, convertita in stimolante per trecentotrenta milioni di potenziali consumatori, comincia nell’illegalità e poi rientra nel sistema, circola, si ripulisce e si ricicla. La produzione totale s’è stabilizzata intorno alle mille tonnellate all’anno.

Odoya Mapa referencia narcos

Il Messico è diventato il centro del mondo, il nucleo dei flussi che lo attraversano passando per le Ande, gli Stati Uniti, l’Europa, la Russia, l’Africa, l’Oriente e l’Oceania. Le principali vie della droga, segnalate da Ameripol e la UE, sono almeno sei. La ruta settentrionale parte dal Sud America, passa dai Caraibi e finisce in Spagna e Portogallo, porte d’Europa. Quella centrale è simile ma più diretta, dato che dal Venezuela alla penisola iberica c’è solo uno scalo alle Canarie o a Capo Verde. La via africana va dal Sud America, specialmente dal Brasile, a paesi come la Liberia, la Nigeria, la Costa d’Avorio, il Ghana, il Togo, la Sierra Leone, la Guinea, la Guinea Bissau e il Senegal per poi tagliare il Sahara e il mar Mediterraneo verso nord.

La via nordamericana attraversa l’America centrale, con scali e ponti aerei in Nicaragua e nel “triangolo della morte”, formato da Guatemala, Honduras ed El Salvador, e arriva negli usa percorrendo il Messico. Altri flussi circumnavigano l’Africa e, toccando il Capo di Buona Speranza, nella Repubblica Sudafricana, e il Madagascar, imboccano il Canale di Suez e sboccano in Europa e in Russia passando dalla Turchia. Altri ancora prendono la via del Balcani: dalla Turchia, la Romania e la Bulgaria all’Italia, la Russia e agli stati nordeuropei. Le sostanze si mimetizzano come medicine e pastiglie comuni, si nascondono in pacchi inviati per posta e nei container, s’occultano nei bagagli o negli stomaci delle mulas, cioè di persone al soldo delle narco-organizzazioni. Infine ci sono vie aperte dall’Asia. I punti di partenza sono i paesi coltivatori di papavero della mezzaluna d’oro, cioè l’Afghanistan, l’Iran e il Pakistan, e quelli del triangolo d’oro, Birmania, Laos e Tailandia.

Le strade che prendono i loro oppiacei d’esportazione passano dal Medio Oriente, dalla Turchia e dai Balcani per giungere in Europa meridionale e settentrionale. Altre scendono a sudest verso l’Australia oppure vanno a nord per arrivare alle grandi città della Russia attraverso le repubbliche ex sovietiche del Turkmenistan, Kazakistan e Uzbekistan. Infine le vie asiatiche portano anche in Africa, dove confluiscono in quelle dirette verso l’Europa, e in India, Cina e Giappone. Per chiudere il cerchio, esiste un flusso interessante che solca il Pacifico: dal Sud America specialmente la coca viaggia verso Australia, Nuova Zelanda, Cina e Giappone e dal Sudest asiatico agli Stati Uniti.

Le transnazionali mafiose sono globali. Il valore della blanca, la falopa o el polvo, come è chiamata in spagnolo, s’incrementa esponenzialmente nei vari passaggi della catena: tra il contadino delle Ande, la mula che ingerisce e tra- sporta, il boss di una zona o di una plaza, il parigino di classe media o il magnate post-sovietico ci sono differenze che spiegano le plusvalenze della coca nel suo avventuroso cammino verso le narici. Lo status di pressoché totale illegalità di cui “godono” la marijuana, gli oppiacei come la morfina e l’eroina o le metanfetamine, definito da norme proibizioniste e punitive della produzione, della vendita e del consumo, sommerge i traffici nella clandestinità e procura extra benefit importanti ai padroni del mercato, ai più efficienti e violenti.

Un periquito o escopetazo, cioè una “striscia” in spagnolo, con un grammo di polvere di buona qualità costa sui 2-3 dollari a Cali, Colombia, e 6 in Argentina, al dettaglio. Aumenta a 10 dollari in Messico e arriva a 120 e oltre negli usa. Secondo l’Ufficio delle Nazioni Unite contro la Droga e il Crimine (Unodc, United Nations Office on Drugs and Crime), il grammo viene sui 100 dollari in Italia e 96 in Svizzera, mentre in Brasile ne costa solo 12. I paesi più cari sono la Nuova Zelanda e l’Australia con cifre altissime di 311 e 285 biglietti verdi rispettivamente. A seconda della purezza e del target può arrivare fino a 700 dollari. Ciononostante si registra un boom della domanda in quelle terre.

Mass media alternativi, movimenti sociali, settori dell’accademia e dell’opinione pubblica cominciano a discutere dei narco-capitali che irrorano la finanza statunitense, della corruzione che la permea e della possibilità della regolazione come passo avanti rispetto al proibizionismo assoluto, un cammino seguito dagli stati del Colorado, dell’Alaska e Washington che hanno legalizzato l’uso ricreati- vo della marijuana. Paradossalmente, mentre negli States s’implementano misure in senso antiproibizionista senza troppi scandali, piovono critiche a iosa contro l’Uruguay che decide di fare più o meno la stessa cosa. Ed è invece poco lo spazio mediatico dedicato alle responsabilità del sistema e alle vittime dei conflitti che la repressione e la guerra alle droghe, impulsata in primis dagli usa, provocano.

Soprattutto riguardo al caso messicano sono tanti i pezzi del puzzle da sistemare: gli abusi della polizia a tutti i livelli, il tema della narcoguerra, la lotta militarizzata ai cartelli della droga intesa come catastrofe strategica e umanitaria, la compenetrazione tra narcos e apparati statali, i diritti umani calpestati e le ferite sociali degli ultimi anni, l’ipocrisia della guerra alle droghe, della DEA e della CIA, la corruzione dei giudici, dei politici, dei funzionari, degli agenti di frontiera e dei burocrati messicani e statunitensi, che hanno stimolato la crescita del “problema” e s’arricchiscono alla faccia della retorica ufficiale.

Il filo rosso che lega i punti più remoti dei cinque continenti e le storie di volti più o meno noti dellamexican mafia, della Colombia, dell’Italia e di altri paesi è la coca. Sono le metanfetamine che si consumano e diffondono sempre più e collegano luoghi, nomi, territori, vicende e personaggi che sembrano isolati e invece sono ingranaggi, spesso inconsapevoli, di un meccanismo globale. Oltre alle denunce relative alla narco-trama mondiale, in Messico il giornalismo narrativo e di ricerca si scaglia soprattutto contro i sistemi politico e giudiziario, contro la corruzione di esercito e polizia, criticando altresì le ingerenze esterne nella “guerra alle droghe”. Le voci della società civile denunciano la mancanza di controlli sociali, legali e patrimoniali, così come le protezioni e le complicità che costituiscono lo sfondo comune di tutte le storie e le tragedie messicane dagli anni Ottanta a oggi.

Fabrizio Lorusso, NarcoGuerra. Cronache dal Messico dei Cartelli della Droga (Odoya, 2015).

Il prologo del libro, di Pino Cacucci si può leggere su Carmilla.