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Raccolta fondi #Terremoto #Messico: concerto della band #SantaMuerte al #CaballoLoco di Ceriano (Monza e Brianza) il 20 ottobre

santa muerte concerto messico terremoto

Per aiutare nella raccolta fondi promossa da un gruppo di italiani residenti in Messico (e da questo blo L’AMericaLatina !) la band Santa Muerte di Seregno e dintorni suonerà al Caballo Loco di Ceriano Laghetto (Monza-Brianza) (via laghetto 54 –  +39 02 3943 7962) il 20 ottobre. Non perdetevi il concerto dalle 22 e l’occasione di aiutare senza passare per canali burocratici o poco trasparenti. Leggi qui l’annuncio della raccolta fondi per saperne di più. – Segui su facebook la raccolta.

 

 

 

 

CompArte: dal Cideci a Oventik. L’estetica della reiterazione.

Proponiamo qua una riflessione sull’estetica che si è espressa durante la seconda edizione del CompArte, festival zapatista di arti. La riflessione ci è sembrata particolarmente interessante in quanto mette in discussione la concezione occidentale di espressione artistica e di genio creativo.

Articolo tratto da Regeneración Radio di Francesca Gargallo, Carlos Ogaz y Helena Scully, tradotto da Nino Buenaventura.

CompARTE-0Per due giorni, all’incirca 250 rappresentazioni teatrali, poetiche, balli, musica e performance delle diverse regioni e comunità dei cinque caracol zapatisti hanno coronato, accompagnati dalla sala istallata nel Auditorio Emiliano Zapata di Oventik in cui sono state esposte opere pittoriche e scultoriche, il CompArte per l’umanità nella sua seconda edizione; un festival e una assemblea per condividere, ovvero vivere e dialogare prospettive a proposito dell’arte come linguaggio estetico. Tutte le rappresentazioni sono state il frutto dell’educazione artistica zapatista e della libertà di espressione che ha risvegliato il sentire delle generazioni zapatiste dopo l’insurrezione del 1994. Continua a leggere

“Jazz a la italiana” en Blue Note, programa de @RadioIberoLeon @IberoLeon

radio ibero leon logo[Puntata speciale dedicata al jazz italiano di Blue Note, programma radiofonico della radio della università Ibero León, Messico. in onda qui ogni lunedi’ alle 4 am ora italian o in podcast] En cabina con los creadores del programa de jazz Blue Note (“tu contrapunto musical”) de la radio Ibero León, Nacho Gómez y Mario “El More” Corona, están la directora de orquesta Susana “Zuzu” en el mixer, y el invitado de hoy, Fabrizio Lorusso, con las vibraciones del “Jazz a la italiana”. La transmisión Blue Note ya es mítica y mitológica y llegó a la tercera temporada. Aquí el link alternativo para escuchar el jazz a la italiana: link. Cada lunes a las 21 horas están con Ustedes en vivo aquí: link. Pero…pueden y deben escuchar los podcast aquí: link temporada 1Otras

Parliamo di #NarcoCorridos #NarcoGuerra #MessicoInvisibile su @Radio24_news @NessunLuogo24 con @giampaz

narco_corridos

A partire dai libri Messico Invisibile (Arcoiris, 2016) e NarcoGuerra (Odoya, 2015) abbiamo parlato del genere musicale dei narco-corridos, vera e propria colonna sonora della narcoguerra messicana, e della narco-cultura in Messico con il giornalista Giampaolo Musumeci. “Musica in prima linea” è il titolo della puntata del Programma NESSUN LUOGO È LONTANO di RADIO24, Trasmissione del 15 agosto 2016 (Condotto da

Ascolta il podcast della puntata ferragostana qui: LINK

movimiento alterado

Uma Noite Em 1967 #Brasile #CaetanoVeloso #GilbertoGil #ChicoBuarque #Film #Documentario

Consiglio quest’ottimo film documentario…Per la Serie Film LatinoAmericanisti (qui link agli altri film)

1967. A tre anni dall’inizio della dittatura in Brasile l’esplosione del “Tropicalismo” musicale e delle divisioni politiche, oltre che musicali. Featuring: Gilberto Gil, Chico Buarque, Roberto Carlos, Os Mutantes e Caetano Veloso.

Uma Noite em 67 é um documentário brasileiro de 2010, dirigido por Renato Terra e Ricardo Calil.

Com imagens de arquivo da Rede Record e depoimentos de músicos como Chico Buarque, Caetano Veloso e Gilberto Gil, o documentário conta a história da final do “3º Festival da Música Popular Brasileira”, com apenas cinco semanas em cartaz já alcançou 51 mil espectadores, com renda de R$ 475 mil em bilheteria e já é o documentário mais visto deste ano.[1]  De Wikipedia

85 min. | 2010 | Dir: Renato Terra & Ricardo Calil

The III Festival of Brazilian Popular Music of TV Record held its final on October 21, 1967. Among the finalists were Chico Buarque de Holanda, Caetano Veloso, Gilberto Gil and the Mutantes, Roberto Carlos, Edu Lobo and Sérgio Ricardo (known for smashing his guitar on stage and throwing it to the audience after being booed for his performance). Showing footage of presentations of songs such as “Roda Viva”, “Alegria Alegria”, “Domingo no Parque” and “Ponteio”, the documentary registers the explosion of Tropicalism, the different splits in the artistic and political movements during the military rule and the rise to fame of names that to this day are icons of the Brazilian music scene.

Uma-noite-em-67

 

Musica, Parola, Pasta e NarcoGuerra Messicana

4. Se BUscan

Un estratto dal libro NarcoGuerra. Cronache dal Messico dei Cartelli della Droga (Odoya, 2015) di Fabrizio Lorusso – Pubblicato sulla web-zine letteraria Nazione Indiana

En Guatemala, señores, cobraron la recompensa
allí agarraron al Chapo las leyes guatemaltecas
un traficante famoso que todo el mundo comenta
de la noche a la mañana el Chapo se hizo famoso
encabezaba una banda de gatilleros mafiosos
con un apoyo muy grande del güero Palma su socio
el Chapo tenía conectes con los narcos colombianos
y traficaba la droga de Sudamérica en grano
al norte del continente donde tenían el mercado

In Guatemala, signori, hanno riscosso la ricompensa
là hanno catturato il Chapo le leggi guatemalteche
un trafficante famoso che sta sulla bocca di tutti
dalla sera alla mattina il Chapo è diventato famoso
era a capo di una banda di pistoleri mafiosi c
on un sostegno molto grande del biondo Palma, suo socio
il Chapo aveva agganci coi narcos colombiani
e trafficava la droga dal Sud America in granelli
nel nord del continente dove avevano il mercato

Dal narcocorrido “El Chapo Guzmán” della band Los Tucanes de Tijuana.

Copertina NarcoGuerra Fronte (Small)«Messico e nuvole» cantavano Jannacci, Paolo Conte e tanti altri, ognuno con la sua cover. La cocaina, che per il Messico deve transitare, a volte solcando le nuvole, altre navigando o strisciando nella polvere, è musica. Cocaine è un classico del cantautore americano J.J. Cale, scomparso il 26 luglio 2013. Nel mio anno di nascita, il 1977, Eric Clapton fece una cover della canzone e la consacrò alla storia: «La coca non mente / se vuoi cadere per terra / cocaina» diceva. Il Messico ne è il principale esportatore e rifornisce più dell’80% del mercato usa. Gli oltre tre milioni di consumatori statunitensi di “Biancaneve” ringraziano. La cocaina è anche parola. Questa polvere così ambita è il tema centrale di ZeroZeroZero: viaggionell’inferno della coca, libro di Roberto Saviano che, a sette anni daGomorra, amplia il discorso sulla criminalità organizzata e sposta da Napoli al Messico, dall’Italia al mondo, il fuoco dell’attenzione. In primo piano sullo sfondo nero della copertina spiccano tre strisce brillanti di coca, tre zampilli di petrolio bianco. Il triplo zero, 000, allude alla farina migliore per fare la pasta. E la coca non è solo una pianta, una droga, musica o letteratura, ma è soprattutto la “pasta del mondo”, una delle materie prime che muovono il capitalismo globale.

La coca partorisce cocaina, dalla ricchezza originaria sbocciano valori e capitali, si moltiplicano come pani e pesci che rifocillano l’economia. Infatti oggi i cartelli del narcotraffico sono più simili a frammenti coordinati di ciclopiche multinazionali, o meglio a enti gestori di enormi reti di produttori e distributori decentralizzati, piuttosto che alle mafie di un tempo. Le idealizzazioni romantiche di pellicole leggendarie come Scarface, Goodfellas, Il Padrino, Car- lito’s Way e Donnie Brasco hanno ceduto il posto a organizzazioni più o meno integrate verticalmente, dal produttore al consumatore, e orizzontalmente, cioè diversificate su più divisioni o linee d’affari: dal commercio di stupefacenti alla tratta di esseri umani, dal furto di combustibile al contrabbando di animali esotici e pietre preziose, dall’estorsione e il riciclaggio al traffico d’armi, dal furto d’auto alla contraffazione e al sequestro di persona. Sempre più spesso i giovani pushers legati a una gang loca- le o direttamente a un cartello nazionale possono assumere le sembianze del piccolo commerciante, dell’esperto in logistica e trasporti, del venditore sagace o dell’imprenditore. Il “fattore violenza”, o la semplice minaccia del suo uso, è una costante e differenzia il business legale dall’illecito.

ULTIME Locandina del film Miss BalaDal Messico arrivano alcune rappresentazioni cinematografiche attuali e suggerenti sul mondo del narcotraffico e del crimine. Titoli comeAmores Perros di Alejandro González Iñarritu, vincitore del Premio Oscar nel 2015 con Birdman, La zona di Rodrigo Plá, El Infierno di Luis Estrada, Colosio: el asesinato di Carlos Bolado, Miss Bala di Gerardo Naranjo, Bala Mordida di Diego Muñoz. La lista, le locandine e qualche recensione di produzioni decisamente meno internazionali e più trash, per esempio El pistolero, El comando del diablo,Narcoguerra e Welcome to Tijuana, si trovano sul sitowww.narcopeliculas.net.

20.000 milioni di dollari. Una delle cifre che descrivono il flusso globale del narcotraffico. L’1,5% del PIL mondiale e sempre più contendenti che provano a spartirsi il bottino. I capi assomigliano sempre più a imprenditori e non solo a sicari spietati. Senza idealizzare troppo gli aspetti manageriali del narcotraffico, ben illustrati in film come Savages e Traffic o in serie come Breaking Bad e la colombiana El cártel delos sapos, resta pur vero che nel capitalismo globalizzato a ogni mercato e a ogni domanda corrispondono offerte e stimoli per la produzione connessi a livello internazionale. L’uso della violenza è strutturale, vista l’assenza di garanzie contrattuali e legali, per cui gli affari si basano su equilibri instabili, sul potere di minaccia, sui vincoli familiari e sul rispetto, ma anche sulla permeabilità e connivenza delle istituzioni e delle forze di polizia. La differenza con altri commerci è banale ma essenziale: la cocaina è illegale, e lo sono la sua produzione, distribuzione e consumo. Pertanto, l’uso della forza e il potenziale di fuoco diventano determinanti per “regolare” le transazioni nel mercato, non essendoci altro sistema “legale” o condiviso per farlo.

La foglia di coca si coltiva praticamente solo in Colombia, Bolivia, Perù ed Ecuador. Nell’ultimo lustro la Colombia ha perso la sua tradizionale leadership in favore del Perù. Secondo i dati del think tank Insight Crime, nel 2010 i 53.000 ettari peruviani di coltivazioni di coca assicuravano 325 tonnellate di cocaina pura, 60 in più rispetto a quanto si ricavava dai 100.000 ettari coltivati in Colombia. Nel 2012 l’estensione delle coltivazioni in Colombia è scesa del 50%, mentre in Perù la cifra arrivava a 60.000 ettari. L’Ecuador è defilato rispetto agli altri. Il ciclo del denaro originato da una foglia, convertita in stimolante per trecentotrenta milioni di potenziali consumatori, comincia nell’illegalità e poi rientra nel sistema, circola, si ripulisce e si ricicla. La produzione totale s’è stabilizzata intorno alle mille tonnellate all’anno.

Odoya Mapa referencia narcos

Il Messico è diventato il centro del mondo, il nucleo dei flussi che lo attraversano passando per le Ande, gli Stati Uniti, l’Europa, la Russia, l’Africa, l’Oriente e l’Oceania. Le principali vie della droga, segnalate da Ameripol e la UE, sono almeno sei. La ruta settentrionale parte dal Sud America, passa dai Caraibi e finisce in Spagna e Portogallo, porte d’Europa. Quella centrale è simile ma più diretta, dato che dal Venezuela alla penisola iberica c’è solo uno scalo alle Canarie o a Capo Verde. La via africana va dal Sud America, specialmente dal Brasile, a paesi come la Liberia, la Nigeria, la Costa d’Avorio, il Ghana, il Togo, la Sierra Leone, la Guinea, la Guinea Bissau e il Senegal per poi tagliare il Sahara e il mar Mediterraneo verso nord.

La via nordamericana attraversa l’America centrale, con scali e ponti aerei in Nicaragua e nel “triangolo della morte”, formato da Guatemala, Honduras ed El Salvador, e arriva negli usa percorrendo il Messico. Altri flussi circumnavigano l’Africa e, toccando il Capo di Buona Speranza, nella Repubblica Sudafricana, e il Madagascar, imboccano il Canale di Suez e sboccano in Europa e in Russia passando dalla Turchia. Altri ancora prendono la via del Balcani: dalla Turchia, la Romania e la Bulgaria all’Italia, la Russia e agli stati nordeuropei. Le sostanze si mimetizzano come medicine e pastiglie comuni, si nascondono in pacchi inviati per posta e nei container, s’occultano nei bagagli o negli stomaci delle mulas, cioè di persone al soldo delle narco-organizzazioni. Infine ci sono vie aperte dall’Asia. I punti di partenza sono i paesi coltivatori di papavero della mezzaluna d’oro, cioè l’Afghanistan, l’Iran e il Pakistan, e quelli del triangolo d’oro, Birmania, Laos e Tailandia.

Le strade che prendono i loro oppiacei d’esportazione passano dal Medio Oriente, dalla Turchia e dai Balcani per giungere in Europa meridionale e settentrionale. Altre scendono a sudest verso l’Australia oppure vanno a nord per arrivare alle grandi città della Russia attraverso le repubbliche ex sovietiche del Turkmenistan, Kazakistan e Uzbekistan. Infine le vie asiatiche portano anche in Africa, dove confluiscono in quelle dirette verso l’Europa, e in India, Cina e Giappone. Per chiudere il cerchio, esiste un flusso interessante che solca il Pacifico: dal Sud America specialmente la coca viaggia verso Australia, Nuova Zelanda, Cina e Giappone e dal Sudest asiatico agli Stati Uniti.

Le transnazionali mafiose sono globali. Il valore della blanca, la falopa o el polvo, come è chiamata in spagnolo, s’incrementa esponenzialmente nei vari passaggi della catena: tra il contadino delle Ande, la mula che ingerisce e tra- sporta, il boss di una zona o di una plaza, il parigino di classe media o il magnate post-sovietico ci sono differenze che spiegano le plusvalenze della coca nel suo avventuroso cammino verso le narici. Lo status di pressoché totale illegalità di cui “godono” la marijuana, gli oppiacei come la morfina e l’eroina o le metanfetamine, definito da norme proibizioniste e punitive della produzione, della vendita e del consumo, sommerge i traffici nella clandestinità e procura extra benefit importanti ai padroni del mercato, ai più efficienti e violenti.

Un periquito o escopetazo, cioè una “striscia” in spagnolo, con un grammo di polvere di buona qualità costa sui 2-3 dollari a Cali, Colombia, e 6 in Argentina, al dettaglio. Aumenta a 10 dollari in Messico e arriva a 120 e oltre negli usa. Secondo l’Ufficio delle Nazioni Unite contro la Droga e il Crimine (Unodc, United Nations Office on Drugs and Crime), il grammo viene sui 100 dollari in Italia e 96 in Svizzera, mentre in Brasile ne costa solo 12. I paesi più cari sono la Nuova Zelanda e l’Australia con cifre altissime di 311 e 285 biglietti verdi rispettivamente. A seconda della purezza e del target può arrivare fino a 700 dollari. Ciononostante si registra un boom della domanda in quelle terre.

Mass media alternativi, movimenti sociali, settori dell’accademia e dell’opinione pubblica cominciano a discutere dei narco-capitali che irrorano la finanza statunitense, della corruzione che la permea e della possibilità della regolazione come passo avanti rispetto al proibizionismo assoluto, un cammino seguito dagli stati del Colorado, dell’Alaska e Washington che hanno legalizzato l’uso ricreati- vo della marijuana. Paradossalmente, mentre negli States s’implementano misure in senso antiproibizionista senza troppi scandali, piovono critiche a iosa contro l’Uruguay che decide di fare più o meno la stessa cosa. Ed è invece poco lo spazio mediatico dedicato alle responsabilità del sistema e alle vittime dei conflitti che la repressione e la guerra alle droghe, impulsata in primis dagli usa, provocano.

Soprattutto riguardo al caso messicano sono tanti i pezzi del puzzle da sistemare: gli abusi della polizia a tutti i livelli, il tema della narcoguerra, la lotta militarizzata ai cartelli della droga intesa come catastrofe strategica e umanitaria, la compenetrazione tra narcos e apparati statali, i diritti umani calpestati e le ferite sociali degli ultimi anni, l’ipocrisia della guerra alle droghe, della DEA e della CIA, la corruzione dei giudici, dei politici, dei funzionari, degli agenti di frontiera e dei burocrati messicani e statunitensi, che hanno stimolato la crescita del “problema” e s’arricchiscono alla faccia della retorica ufficiale.

Il filo rosso che lega i punti più remoti dei cinque continenti e le storie di volti più o meno noti dellamexican mafia, della Colombia, dell’Italia e di altri paesi è la coca. Sono le metanfetamine che si consumano e diffondono sempre più e collegano luoghi, nomi, territori, vicende e personaggi che sembrano isolati e invece sono ingranaggi, spesso inconsapevoli, di un meccanismo globale. Oltre alle denunce relative alla narco-trama mondiale, in Messico il giornalismo narrativo e di ricerca si scaglia soprattutto contro i sistemi politico e giudiziario, contro la corruzione di esercito e polizia, criticando altresì le ingerenze esterne nella “guerra alle droghe”. Le voci della società civile denunciano la mancanza di controlli sociali, legali e patrimoniali, così come le protezioni e le complicità che costituiscono lo sfondo comune di tutte le storie e le tragedie messicane dagli anni Ottanta a oggi.

Fabrizio Lorusso, NarcoGuerra. Cronache dal Messico dei Cartelli della Droga (Odoya, 2015).

Il prologo del libro, di Pino Cacucci si può leggere su Carmilla.

Roberto Saviano: el triple cero del narco neoliberal

[de Fabrizio Lorusso – Jornada Semanal – Nota: en La Jornada Semanal el artículo aparece con una foto, la segunda de arriba hacia abajo, que representa una escrita mural que no es de la Camorra, como se dice en la nota, y no fue escogida por el autor] Cocaína es música. “Cocaine” es un clásico de J.J. Cale, rockero estadunidense fallecido el año pasado. En 1977, Eric Clapton hizo uncover de la canción y la puso en la historia. “La coca no miente/ si quieres caerte en el piso/ cocaína”, decía. Cocaína es literatura. Esta nieve tan codiciada es el tema de Cero cero cero: cómo la cocaína gobierna el mundo, el libro más reciente del periodista italiano Roberto Saviano, autor del bestseller Gomorra en 2006. Su primera novela-reportaje emergió de las entrañas del sur de Italia, revelando negocios y vivencias de la mafia de Nápoles, la camorra. El cineasta Matteo Garrone filmó la película Gomorra en 2008, el libro fue publicado en decenas de países y Saviano obtuvo una fama inesperada. El precio que paga por ella es vivir con escolta por las amenazas de lacamorra puesta al desnudo por el escritor.

En la portada del nuevo libro, sobre un fondo negro, brillan tres líneas de cocaína, el petróleo blanco. El triple cero del título, 000, describe la harina de la mejor calidad para hacer la pasta y, entonces, la coca no sólo es una planta, una droga, música o literatura, sino que ya es “la pasta del mundo”, masa del capitalismo global. “Mira la cocaína: verás polvo. Mira a través de la cocaína: verás el mundo”, dice Saviano.

La coca, hoja verde, va pariendo cocaína, riqueza y plusvalía. Hoy en día, los cárteles del narcotráfico son más parecidos a multinacionales que a las mafias de antaño, idealizadas por películas como CaracortadaBuenos muchachosEl PadrinoCarlito’s WayDonnie Brasco y demás. Los narcomenudistas pueden asimilarse a pequeños comerciantes, exentos de impuestos estatales. Sus jefes se asemejan cada vez más a empresarios que controlan redes locales y eslabones productivos.

La diferencia con otros comercios es esencial: la cocaína es ilegal, son ilícitas su producción, distribución y consumo. La hoja de coca sólo se cultiva en cuatro países del mundo: Colombia, Ecuador, Bolivia y Perú. Ecuador es marginal. Colombia ha perdido su tradicional hegemonía a favor de Perú. Las 53 mil hectáreas de cultivos peruanos, en 2010, daban 325 toneladas de cocaína pura, sesenta más que las 100 mil hectáreas sembradas en Colombia. Para 2012, las hectáreas colombianas disminuyeron el cincuenta por ciento y Perú alcanzó las 60 mil.

La cocaína genera flujos monetarios globales que pocos negocios pueden presumir. Los ingresos producidos por la coca, convertida en estimulante para 300 millones de consumidores, entran al sistema legal y se “lavan” o “reciclan”, como dicen en Italia. Pero en México se centra la narración de 000, misma que pasa también por los Andes, Estados Unidos, Ucrania, Rusia, África, Australia y Asia. Las mafias son mundiales. El valor de la blancala falopaelpolvo, se incrementa exponencialmente a lo largo de la cadena de producción y distribución: entre el campesino de los Andes, la “mula” que ingiere y transporta, el jefe de plaza, el clasemediero parisino y el magnate ruso hay diferencias de precios que explican las plusvalías de la coca en su ruta hacia la nariz.

Cifra blanca, roja y negra

La ilegalidad de la marihuana, la heroína y las anfetaminas, definida por normas prohibicionistas, sumerge los tráficos en la clandestinidad y otorga beneficios extra a los amos del mercado, los más eficientes y violentos. La violencia es implícita en este tipo de negocio, pues no hay estado de derecho ni contratos, sólo hábiles relaciones de confianza, miedo y poder.

Un periquito o escopetazo de un gramo cuesta tres dólares en Cali y seis en Argentina, al menudeo, pero vale hasta treinta dólares en México y 120 en Estados Unidos. Según la Oficina de las Naciones Unidas contra la Droga y el Delito, un gramo cuesta cien dólares en Italia y doce en Brasil. Los países más caros son Nueva Zelanda y Australia, con 311 y 285 dólares, respectivamente. Sin embargo, experimentan un boom en su demanda.

Las reglas del negocio no coinciden con las de la economía formal, pero tienen semejanzas. Precios, cantidades, retribuciones, ventas, negociaciones y logísticas siguen mecanismos de mercado y, asimismo, hay una reinversión productiva de utilidades. Estas prácticas conviven con la violencia, con estrategias mediáticas de terror y la interacción corrupta con el conjunto político-burocrático-policial. Además, hay sinergias con otros negocios ilícitos (armas, trata de personas, secuestros, extorsiones, piratería, robo, lavado, etcétera) que diversifican el negocio.

El mercado europeo de la cocaína está creciendo, procedente sobre todo de Perú y Bolivia; de acuerdo con la ONU, este mercado vale más de 33 mil millones de dólares y contiende por el primer lugar junto al estadunidense. A su vez, éste representa treinta y seis por ciento del total mundial y es surtido en un noventa y cinco por ciento por la exportación colombiana que pasa por intermediarios mexicanos. En este sentido, México ya es el centro del mundo.

La obra de periodismo narrativo de Saviano cuenta sobre narcos mexicanos y colombianos, rusos e italianos. Aunque en México se conocen muchas de esas historias, Saviano las inserta en un contexto más amplio, en un cuadro multinacional y de redes que evoluciona entre generaciones y territorios: de Pablo Escobar y los hermanos Rodríguez Orejuela a Don Neto, Caro Quintero y Totò Riina, del ChapoGuzmán, Amado Carrillo y El Mayo Zambada al Lazcala Reina del Pacífico y Bernardo Provenzano, de Medellín, Palermo, Moscú y Cali a Juárez, Tijuana y Sinaloa.

En México, la narcoguerra que Calderón heredó a Peña Nieto dejó un mapa criminal más fragmentado en el cual, sin embargo, predominan dos grandes grupos delictivos: el cártel de Sinaloa del lado occidental y los zetas en el corredor Guatemala-Golfo-Noreste, pese a las ejecuciones y detenciones de jefes como Heriberto Lazcano, el Z-40 o el Chapo.

En solamente siete años, el aumento de la demanda internacional de drogas, las guerras entre cárteles, el deterioro del tejido social y de la economía del país, así como la ineficiencia del sistema penal y judicial, han abierto espacios para el nacimiento y, en ciertos casos, la rápida extinción de nuevos cártelesJalisco Nueva GeneraciónMata-ZetasIndependiente de AcapulcoFamiliaTemplarios,Mano con ojosLa resistencia o el Pacífico sur, son las siglas del miedo y los representantes temporales de la muerte. El “efecto cucaracha” desatado por la represión calderonista y el continuismo peñista están a la vista.

Estado que abdica, narcoindustria que prospera

Frente a la abdicación del Estado, los pueblos de México toman las armas para integrar grupos de autodefensa y policías comunitarias, sobre todo en los estados más abandonados y conflictivos de la República como Michoacán, Chiapas, Guerrero y Oaxaca. Los más de 100 mil muertos, 25 mil desaparecidos y 200 mil desplazados del calderonismo son las cifras del fracaso. La situación que vive Michoacán, con la irrupción de las autodefensas que han controlado unos cuarenta municipios en la entidad en su lucha contra los Caballeros templarios, es sintomática.

En abril de 2013, el titular de dicha dependencia pintaba un país presuntamente más seguro, con una baja del diecisiete por ciento en los homicidios ligados a la delincuencia organizada y un veinticinco por ciento menos de denuncias de secuestros, pero la realidad es otra. El Consejo Ciudadano para la Seguridad Pública y la Justicia Penal denunció el aumento de los secuestros en 2013, aun sin considerar todos aquellos plagios que no se denuncian y los secuestros de migrantes, que llegan a ser 23 mil al año. La alarma de la ONG es preocupante y está en línea con la denuncia del semanario Zeta que, cruzando datos de fuentes oficiales para contrastar el relato gubernativo, calculó 13 mil 775 ejecuciones vinculadas al crimen organizado en los primeros ocho meses de gobierno. Para diciembre, la cifra rozaría los 17 mil.Con todo ello, aún no hay señales de que la estrategia haya cambiado, más allá de las cortinas de humo levantadas por el gobierno y los medios. Los anuncios, a veces confusos, sobre la creación de la gendarmería, y el arranque de la Agencia de Investigación Criminal de la PGR, no han tenido consecuencias significativas y han primado el silencio y la desinformación. Las fuerzas armadas siguen en sus operativos como en el sexenio anterior y la mayor parte de la prensa se alejó de los temas de (in)seguridad. El gigantismo burocrático y el caos administrativo afectan Gobernación, desde que la dependencia de Osorio Chong absorbió la extinta ssp y sus tareas de seguridad.

En octubre del año pasado, la directora de Seguridad de la OEA, Paulina Duarte, remarcó la “amenaza para la estabilidad y la calidad de las democracias”, representada por el crimen organizado en América Latina, pues “se evidencia lo vulnerable que son las instituciones y la incapacidad del Estado para mitigarlo”. Según Duarte, no es un simple problema de presencia armada, sino económico y político, ya que los cárteles dominan territorios y asumen tareas de autoridad fiscal y policial dentro de una economía ilícita.

En efecto, una hectárea de coca rinde hasta quince veces más que una de café al campesino colombiano promedio. Y más arriba en la cadena los rendimientos se disparan más. En este milenio, los cárteles mexicanos arrebataron la rebanada más sabrosa del pastel a los colombianos, crearon un contra-Estado en sus territorios, siendo ahora intermediarios y distribuidores. Expandieron la producción de lo que se pudo: México ocupa el segundo lugar mundial en el cultivo de amapola, detrás de Afganistán, y el primero del hemisferio en metanfetaminas y drogas sintéticas. La mota mexicana ha surtido el mercado estadunidense desde los años sesenta y la extensión de sus sembradíos se ha mantenido arriba de las diez mil hectáreas.

México y Venezuela, países de tránsito hacia Estados Unidos y Europa, han vivido una escalada de violencia, así como Brasil, país de destino y tránsito a la vez. Sus tasas de homicidio cada 100 mil habitantes son de 23, 56 y 22 respectivamente, las más altas de la región a exclusión de Centroamérica (41) y Colombia (30). El consumo de coca tiene niveles de prevalencia mayores en Argentina o en Chile que en Estados Unidos, y hay más de 7.5 millones personas en Sudamérica que consumen el diecinueve por ciento de la cocaína del mundo. En el Cono Sur están las salidas principales para el otro lado del charco. La cocaína pasa por África vía tierra o circunnavega el continente y llega por el Canal de Suez.

La cruzada antidrogas de Estados Unidos, orientada a la oferta más que a la demanda, tuvo su primer auge en los ochenta con Ronald Rambo Reagan. Revivió en los noventa con Clinton y el Plan Colombia. Siguió con Bush Jr., Obama y el Plan Mérida, y hoy es la excusa central para su injerencia hacia el sur. Los resultados más notorios son que las drogas siguen fluyendo al norte, las víctimas de las guerras quedan al sur del Río Bravo y las prisiones estadunidenses se llenan de presos por crímenes contra la salud, sumando el veinticinco por ciento de la población carcelaria mundial.

Quizá algo se mueva. Los estados de Colorado y Washington, así como Uruguay, legalizaron el uso recreativo de la marihuana, substancia líder en los consumos globales. El cannabis provoca menos daños que el tabaco o el alcohol. Estos experimentos, novedosos en América, son prometedores en el largo camino contra la hipocresía.

Poco se ha hecho contra el corazón económico de los cárteles: faltan esos “controles” patrimoniales, de los que habla Edgardo Buscaglia, contra el lavado de dinero, las relaciones con el sistema financiero estadunidense que, incluso, pudo mantenerse a flote en la crisis de 2008 también gracias a la presencia de capitales de dudosa procedencia, según dice el mismo Saviano. Una operación imponente se instrumentó con la campaña financiera mundial contra Al Qaeda, concertada por Estados Unidos y sus aliados después del 11-S, pero no fue lo mismo con la supuesta “amenaza a la seguridad nacional” y global de las drogas, sus empresas y mafias.

En otros países de América, a las altisonantes declaraciones de guerra y mano dura de los mandatarios no han correspondido resultados aceptables y se abre paso a la opción antiprohibicionista, pues los esfuerzos de inteligencia mermaron; tampoco cambiaron significativamente el lavado de dinero y la violencia. Más bien hubo connivencia, corrupción y laissez faire: un neoliberalismo exacerbado hasta en el ámbito criminal.

Evento: 10 cantautores para los migrantes

10cantautores(De Revista Varipinto al día) Diez cantautores de México se reunirán en un mismo escenario por una causa humanitaria. Será un concierto para los migrantes centro y suramericanos que en México transitan, sobreviven, escapan y pasan, tratando de perseguir la esperanza de una vida mejor en los Estados Unidos, incluso a costa de su propia vida. Por segunda ocasión unos artistas mexicanos y cubanos estarán sensibilizando sobre el tema con su música y un concierto colectivo de apoyo a los migrantes.

Invisibles y desaparecidos, secuestrados por el crimen organizado y hostigados por las autoridades, los miles de Ulises y Eneas del siglo XXI, en su recorrido por tierra azteca a bordo del tren, “La Bestia”, o caminando, han encontrado en los refugios y casas de migrantes un conforto importante, un soporte fundamental para no perder esa esperanza y, sobre todo, para que su viaje no se convierta en tragedia por el hambre, la pobreza o por la delincuencia. Hace tiempo que la trata de personas, entre ellas migrantes, ha pasado de ser un negocio menor del hampa para volverse un business primario que, junto con el comercio de armas y la imposición del derecho de piso, acompañan al narcotráfico come fuente más codiciada de los ingresos criminales. Allí hay omisiones y complicidades que involucran desde los funcionarios fronterizos guatemaltecos, mexicanos y estadounidenses hasta narcotraficantes y coyotes, de mandos policiacos a políticos y caciques locales.

 Y es que, lamentablemente, esto ha venido ocurriendo cada vez más, y cada vez más la connivencia de intereses explotadores y criminales impacta en las fronteras y en el interior del país, menospreciando los derechos humanos y la legalidad. El fenómeno de las narcofosas y las masacres de San Fernando de 2010 y 2011 nos hablan de una verdadera emergencia humanitaria que no cesa, sino que crece. Entre el Río Bravo y los 3000 km de frontera al norte con EEUU y el Río Suchiate y Tapachula, están decenas de miles de historias y de atropellos que, sin embargo, tienen el potencial de convertirse en muestras de solidaridad y resurgimiento: es el caso de los albergues y comedores para personas migrantes, en su mayoría procedentes de Guatemala, Honduras y El Salvador.   

 La cita es el domingo 3 de noviembre, a partir de las 15:00 horas, en el Teatro Ángela Peralta de Polanco, con la finalidad de recaudar fondos en beneficio de colectivos que han adoptado la misión de promover y salvaguardar los derechos humanos de los migrantes en tránsito. Entonces, Paco Álvarez será el invitado especial. Fernando Delgadillo, Edgar Oceransky, Lazcano Malo, Miguel Inzunza, David Aguilar, Adrián Gil (Cuba), Rodrigo Rojas (Bolivia), Leonel Soto,  Bernardo Quesada (Costa Rica) y Aldo Obregón se unirán a él para el encuentro de 10 Cantautores por los Migrantes.

 “Algo anda mal en un mundo en el que el miedo y el rencor a los otros, a los distintos, se convierte en una de las formas más difundidas de trata humana. Desde nuestro oficio de cantar y contar el mundo, oficio modesto y significativo a la vez, podemos y queremos nombrar nuestro tiempo y, ahora, en especial la infamia que significa el trato a los migrantes en todo el mundo. De algo servirá cantarlo, la palabra y la música siempre han servido a la humanidad”, ha declarado Rafael Mendoza, cuyo disco “Esté Donde Esté” justamente habla de la migración.

 Los centros y albergues que serán beneficiados con el concierto son los siguientes: Albergue La Sagrada Familia, Apizaco, en Tlaxcala, Albergue Proyecto Magdala, Apaxco, en Hidalgo, Comedor El Samaritano, Bojay, en Hidalgo. Son todos lugares en que se brinda alimentación, espacios de reposo y aseo, atención médica y asesoría legal sobre derechos humanos a migrantes centroamericanos. También serán apoyados El Comedor San José, que antes era un comedor para migrantes y ahora es un proyecto itinerante de asistencia en necesidades básicas, y El  Kilómetro del Migrante, un colectivo que acopia víveres y voluntariado para apoyar a centros de asistencia social. El evento se puede sostener y buscar en E-Ticket.Mx o al 01 800 38 42 538 y es organizado por la asociación PROAGRUPA, a través de El Kilómetro del Migrante y contará con el respaldo de los colectivos Ustedes Somos de Nosotros y Soy Migrante. Los albergues y comedores recibirán el apoyo en especie, de acuerdo con sus necesidades más urgentes como construcción, mobiliario, instalaciones y mantenimiento, etc… En el caso de El Kilómetro del Migrante, el recurso obtenido se usará para cubrir los gastos que se generen por los trámites de la consolidación del colectivo como una asociación civil. En este blog se encuentra toda la información http://10cantautores.wordpress.com/

Fabrizio Lorusso – Twitter @FabrizioLorusso