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@RealDonaldTrump e il muro #Messico #USA a #Esteri di @RadioPopMilano con @emavalenti @chawkisenouci + #video @theintercept

Buona fortuna con il muro. Ottimo e impressionante video da The Intercept, elaborato con 200.000 immagini satellitari di Google Maps che mostrano le asperità dei 3200 km di confine tra Messico eStati Uniti, dove il presidente Donald Trump ha deciso di costruire un muro. Ne parliamo a Esteri di Radio Popolare (ascolta qui link al podcast del 26 gennaio). Nella foto una parte della barriera già esistente. Sono oltre 700 i chilometri già costruiti dalle precedenti ammiistrazioni a partire da quella Clinton nel 1994 e ad eccezione di quella Obama, che non ha aumentato l’estensione del muro. Trump ha emesso il 25 gennaio scorso un ordine esecutivo per riprendere i lavori e completare l’opera negli oltre due terzi di frontiera che sono ancora sprovvisti di protezioni. Costo stimato: tra i 15 e i 25 miliardi di dollari. Chi li paga? Trump il bullo garantisce che sarà il Messico a farlo e annuncia che se il governo di Enrique Peña Nieto non è disposto a pagare, allora è meglio che si cancelli la visita del presidente messicano prevista per il 31 gennaio… E Peña Nieto ha quindi cancellato l’incontro ufficiale. Leggi anche “Esce Obama, arrivano Trump e il Chapo Guzmán” LINK

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Esce #Obama, Arrivano #Trump e il #Chapo Guzmán

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[Da Huffington Post Blog Fabrizio Lorusso – Vedi anche QUI su “Trump e il muro”] Il 20 gennaio comincia l’era Trump e si conclude quella del capo dei capi del narcotraffico mondiale, il messicano Joaquín Archivaldo Guzmán Loera, alias El Chapo, boss del cartello di Sinaloa. Dunque s’insedia il nuovo presidente degli Stati Uniti e lascia il posto Barack Obama dopo 8 anni di mandato. Il magnate neopresidente non ha risparmiato colpi bassi e dichiarazioni minacciose nei riguardi del Messico, promettendo di costruire un muro lungo i 3000 km della frontiera meridionale, anche se in realtà la barriera in parte già esiste, e di farlo pagare al paese latinoamericano!

Ha parlato anche di aumentare i rimpatri forzati, cioè di eseguire deportazioni massive di migranti irregolari. Non è che l’amministrazione Obama sia stata “morbida” in tal senso, dato che sono circa 2,8 milioni i clandestini che negli ultimi anni sono stati rimandati nel paese d’origine, ma senza dubbio Trump ha mostrato un discorso aggressivo e provocatore che sta influendo sui mercati e sulla politica messicana come mai prima.  Continua a leggere

Gli haitiani alla frontiera USA e l’incognita Trump (intervista a Caterina Morbiato)

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Da frontiere news: INTERVISTA DI FABRIZIO LORUSSO, FOTO DI HERIBERTO PAREDES

Caterina Morbiato, antropologa italiana esperta di temi migratori in Messico, ha da poco visitato la frontiera tra Tijuana e San Diego presso cui sono bloccati migliaia di migranti haitiani che, dopo un viaggio estenuante e rischiosissimo dal Brasile al Centro America e al Messico, rischiano ora di non poter entrare negli Stati Uniti, loro obiettivo finale. La vittoria di Donald Trump alle presidenziali americana ha, ovviamente, complicato la loro situazione. 

In breve, come si spiega la presenza migliaia di haitiani bloccati a Tijuana, in Messico?

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Parliamo di #NarcoCorridos #NarcoGuerra #MessicoInvisibile su @Radio24_news @NessunLuogo24 con @giampaz

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A partire dai libri Messico Invisibile (Arcoiris, 2016) e NarcoGuerra (Odoya, 2015) abbiamo parlato del genere musicale dei narco-corridos, vera e propria colonna sonora della narcoguerra messicana, e della narco-cultura in Messico con il giornalista Giampaolo Musumeci. “Musica in prima linea” è il titolo della puntata del Programma NESSUN LUOGO È LONTANO di RADIO24, Trasmissione del 15 agosto 2016 (Condotto da

Ascolta il podcast della puntata ferragostana qui: LINK

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Alfonso Hernández habla en la #CasaBlanca de #Tepito #México #Barrio

En una entrevista de pocos minutos, dentro del Safari Tour del barrio de Tepito, en el centro de la Ciudad de México (Google Map), Alfonso Hernández, hojalatero social y director del Centro Estudios Tepiteños, nos habla de la historia de la Casa Blanca de Tepito, una vivienda muy notoria por haberse escrito allí el texto de LOS HIJOS DE SÁNCHEZ (1961) por parte del antropólogo Oscar Lewis. Tras el sismo de 1985 los proyectos de reconstrucción del estado mexicano, dirigidos por fondos y líneas del Banco Mundial y FMI, interesaron al barrio de Tepito y contribuyeron a destruir y fragmentar su tejido social tradicional, sus vecindades en las cuales antiguamente se comerciaba, se trabajaba, se jugaba, se vivía integralmente y la familia quedaba unida. Ahora, más bien, esa funciona la medio cumple el tianguis, aunque en formas diferentes. En esta charla se da la historia del origen del barrio “bravo” de Tepito, el lugar en donde empezó la esclavitud, pues aquí fue apresado el último tlatoani Cuauthémoc el 13 de agosto de 1521. En fin, el gobierno le apuesta a la impunidad y la descomposición en Tepito, para que allí se consolide un santuario de narco-impunidad y “se maten entre ellos”, pero la gente, los 50mil habitantes de la zona, resisten y siguen trabajando para mantener identidad, calidad de vida y honestas tradiciones. (Mapa-guía de barrio por la revista Chilango).

Casa Blanca de Tepito

 

I Linguaggi della #NarcoGuerra @Odoyaeditore #Recensione su @MilitantBlog

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[Riproduco di seguito una parte della recensione al libro NarcoGuerra, che è in compagnia di quella dei romanzi di Don Winslow e della serie Narcos, dal blog di Militant] La “guerra alla droga” è lo strumento politico attraverso cui gli Stati uniti mantengono il controllo amministrativo ed economico di alcuni Stati dell’America Latina e centrale. Non è una lotta del “bene contro il male”, soprattutto laddove il primo è rappresentato dagli Usa o, peggio ancora, dalle sue particolari agenzie repressive (Cia, Dea, Nsa); l’obiettivo non è quello di estinguere il problema, sia perché questo è il prodotto di una domanda incontrollabile dei paesi occidentali, sia perché droga e narcos costituiscono privilegiati strumenti di controllo di territori e dinamiche sociali da utilizzare come “agenti di prossimità”; è, infine, una questione eminentemente politica e non semplicemente criminale, d’ordine pubblico, militare o in qualche modo tecnica: è politica perché deriva da specifiche cause sociali che la determinano; perché è prodotto diretto degli accordi neoliberisti di libero scambio tra paesi subalterni all’economia Usa; perché serve ai politici locali per costruire legittimazione che poi riversano controle popolazioni povere dei rispettivi contesti e per facilitare gli accordi di libero scambio di cui sopra. Sebbene scomparsa dai radar dei media occidentali, la lotta alla droga costituisce uno dei più rilevanti ambiti di gestione imperialista dei territori. In questi anni è soprattutto il mondo della cultura di massa ad essersene occupata, con linguaggi e obiettivi differenti, a volte opposti. E’ interessante capire come avviene il racconto della “guerra alla droga”, alla luce di alcuni specifici lavori usciti in questo anno, che contribuiscono a dare una panoramica degli interessi e delle sensibilità sul tema in questione. Continua a leggere

Parliamo di #Haiti #Politica su @Vocidelmattino @Radio1Rai

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Parliamo dell’impasse politica ad Haiti su Radio 1 Rai con Paolo Salerno: Voci del Mattino del 22 febbraio 2016 – Audio a questo LINK dal Minuto 14:40 al minuto 20.

Le voci dei protagonisti dell’attualità internazionale; l’informazione da tutto il mondo, con i telegiornali in lingua originale; Siria, esplode la violenza Isis mentre la diplomazia è al lavoro; Europa, scongiurata (per ora) la Brexit; Niger, Repubblica Centrafricana e Haiti: lì dove la democrazia è un bene ancora da conquistare; superare gli ospedali psichiatrici, un dovere civile; baby scafisti, un fenomeno in crescita; cinema, a Berlino trionfa l’impegno civile di Gianfranco Rosi.

Il programma

Il nuovo appuntamento con l’informazione mattutina su Radio1.
Approfondimenti su temi di attualità internazionale e di economia, indagando su tendenze e questioni di carattere sociale in Italia e all’estero. Interviste e informazioni di servizio, con lo scopo di aiutare gli ascoltatori a difendere ed esercitare i propri diritti. Grande risalto alle voci dei protagonisti, attraverso le notizie dei telegiornali di tutto il mondo, e puntate speciali arricchite dagli inserti sonori tratti dalle Teche Rai. Il tutto al ritmo della musica di Radio1.

Conduce: Paolo Salerno, il sabato Lorenzo Opice- In redazione : Rita Pedditzi – Colomba Sampalmieri, Roberta Genuini, Maria Grazia Santo e Claudio Urbani, con la collaborazione di Karima Moual e Francesca Leoni. La regia è di Mauro Convertito. 
– See more at: http://www.radio1.rai.it/dl/portaleRadio/Programmi/Page-5c4e8953-5462-4826-b440-26edcce67d5e.html?section=Main#sthash.ycVl40xx.dpuf

Quelli del San Patricio, romanzo di Pino Cacucci

Quelli del san patricioRecensione di Fabrizio Lorusso a: Pino Cacucci, Quelli del San Patricio, Feltrinelli, 2015, pp. 216, € 15 – Da Carmilla On Line

Sicuramente ci sono voluti anni di pellegrinaggi in terra azteca e ricerche in archivi infestati di polvere (da sparo) e fantasmi armati (di colt e machete) per ricostruire e plasmare in un romanzo le vicende del battaglione San Patricio, manipolo di disertori e diseredati irlandesi, ma anche italiani, polacchi e tedeschi, che durante la guerra tra Stati Uniti e Messico del 1846-48 decisero di abbandonare le file yankee e combattere affianco ai messicani. Fu, il loro, il lato sbagliato della storia? C’è chi direbbe di sì, dato che la storia la scrivono i vincitori. Personalmente direi di no, soprattutto se la storia si riesce a raccontare per mostrare e capire la lucha degli sconfitti di sempre come fa lo scrittore Pino Cacucci,come fa lo scrittore Pino Cacucci, già autore di tante opere sul Messico come La polvere del Messico, Tina, Nahui, San Isidro fùtbol, Mahahual o Puerto Escondido e curatore di Pan del Alma (insieme a Gloria Corica e Simonetta Scala). Stanchi del razzismo e delle angherie all’interno dell’esercito e del paese che, volente o nolente, li aveva dovuti accogliere, alcuni gruppi di militari irlandesi scelgono di passare col nemico. Erin Go Bragh, gridano. E’ il loro motto in gaelico: Irlanda per sempre, anche in Messico. Da Veracruz l’ex combattente del San Patricio, John Riley, e la sua compagna, la messicana Consuelo, fanno memoria e ritornano agli anni di quella guerra impari contro l’armata americana regolare e gli spietati ranger del Texas.

Il tenente di artiglieria Riley e numerosi suoi compagni disertano e si trasformano nel peggiore degli incubi degli invasori, vista la loro eccezionale disciplina, il loro coraggio e la loro perizia tecnica. Anche per questo i vincitori si accaniranno sui superstiti del Batallón San Patricio una volta che saranno entrati a Città del Messico per “negoziare” col già mezzo venduto e fallito dittatore López de Santa Anna le condizioni della “pace”, vale a dire la cessione o compravendita forzata di mezzo Messico a vantaggio degli USA. Tra i pochi volti umani dell’armata yankee in terra azteca c’è l’ufficiale di West Point d’origini ebraiche Aaron Cohen, un combattente che, malgrado l’ingiustizia e le discriminazioni colpiscano anche lui, sceglie di non disertare, fiducioso che un giorno esisterà un melting pot, parte di un gran paese democratico per cui sarà valsa la pena lottare. Scelte.

quelli del san patricio paloaltoIl Messico, che pareva lontano anni luce dall’Irlanda, mostra a quei soldati, reietti ma valorosi, il suo lato più accogliente, la sua cultura di lotta e l’attaccamento alla terra, la dignità quotidiana della povertà e una religiosità, sincretica e creativamente cattolica, più simile a quella irlandese, che viene invece denigrata e disprezzata dai militari e dai mercenari nordamericani, provocando non pochi dissidi. Agli irlandesi è anche interdetto l’uso del gaelico.

“John Riley salì sul muro più alto del convento di Churubusco. Levò il viso al cielo e rimase lì ad assaporare l’aria tersa dell’altopiano: nubi candide correvano negli squarci di azzurro dopo i temporali della notte e lui sentì una fitta di nostalgia al petto per qualcosa che non aveva mai avuto. Come si può provare nostalgia per una vita che non si è vissuta? Qui avrei potuto viverla, pensò John Riley. E subito dopo scacciò quella sensazione di struggimento imponendosi di osservare attentamente le linee di difesa.”, comincia così il racconto di Cacucci: dall’ombelico d’America, Città del Messico, e da un convento-fortino che oggi ospita un parco e un museo, oasi di silenzio ritagliate da due enormi Avenidas a cinque corsie per senso di marcia. Si tratta della calzada de Tlalpan e, appunto, di Rio Churubusco, antico fiume di Mexico-Tenochtitlan.

Irlandesi. I loro genitori avevano sperimentato le ingiustizie di un potente sistema d’oppressione, quello della dominazione inglese sulla loro isola, ed essi, in prima persona, l’avevano vissuto pure negli Stati Uniti, con l’esclusione e le prevaricazioni patite dai loro connazionali, dagli schiavi, dagli altri immigrati e dai loro figli. Anche per questo decidono di schierarsi coi più deboli, che sono però i più dignitosi, nonostante l’incompetenza o la mala fede dei loro jefes, spesso non all’altezza delle truppe e della popolazione civile in resistenza contro il nemico invasore.

1839 map showing US-Mexican boundary before the Mexican War and US annexation of land that is now US states of California, Arizona, New Mexico, Nevada, Colorado, Utah and Texas.

1839 map showing US-Mexican boundary before the Mexican War and US annexation of land that is now US states of California, Arizona, New Mexico, Nevada, Colorado, Utah and Texas.

Evadere dalla prigione di una guerra percepita come profondamente ingiusta e inutile (ma quale guerra non lo è?) si presenta come l’opzione migliore, la possibilità che il Messico offre, per molti stranieri arruolati nell’esercito americano. Spietati, spocchiosi e insulsi, tanto i regolari come i mercenari e i ranger gringos, legittimati da una stampa tendenziosa e bellicista in patria e infervoriti da avidità smisurate al fronte, si lanciano nell’invasione del paese vicino del Sur. Non sono tutti così, esistono dibattitti e sfumature, codici e onori, ma sovente finiscono per prevalere il disordine violento e le brame mercenarie.

D’altro canto tra i generali messicani imperano le dispute, le divisioni, il personalismo e l’attaccamento al potere, non di certo il “bene comune”. E quelli del battaglione San Patricio si mostrano da subito solidali coi compagni sul fronte di battaglia, coi commilitoni che hanno disertato come loro per cambiare bando e vita, e molto meno con un branco di comandanti che mandano al macello truppe affamate, male armate e spinte ai limiti della resistenza umana.

Anche Cacucci, si diceva, ha giustamente disertato e ha deciso di narrare un pezzo di storia posizionandosi dalla parte dei vinti. Infatti, se il Messico almeno un po’ ha reso onore e memoria a quelli del San Patricio e ai famosi Niños Héroes, cioè i sei giovanissimi cadetti del Colegio Militar che il 13 settembre 1847  difesero fino all’ultimo il Castello di Chapultepec a Città del Messico dall’assalto degli americani e, piuttosto che arrendersi, si suicidarono gettandosi dalle sue mura, dall’altra è anche vero che pochissimi conoscono a fondo le gesta di questi miliziani stranieri, il contesto storico messicano e statunitense dell’epoca, a pochi anni dalla ben più nota guerra civile americana, e i retroscena di un conflitto che fu tra i più mortiferi e crudeli del secolo XIX. Oggi quelli del San Patricio sono ricordati come eroi in Messico e come traditori negli USA. Visioni del mondo.

Già pochi anni dopo l’indipendenza, negli States le dottrine Monroe e del Destino Manifesto, condensate nella presunzione dell’eccezionalità americana, hanno giustificato e spinto l’espansionismo gringo prima verso ovest, dove nacque il mito del “selvaggio west” e furono sottratti i territori alle popolazioni autoctone che finirono sterminate o nelle riserve, e poi verso sud, ove ai messicani fu tolta la metà del loro territorio a nord del Rio Bravo in seguito a una guerra scellerata, assecondata in parte dai governanti messicani ma provocata dagli americani per fagocitarsi gli stati dal Texas alla California. Tra fine Ottocento e inizio Novecento l’espansione continuò nei Caraibi, in mezza America Latina, anzi, in mezzo mondo. Complessi di superiorità, l’ideologia della missione civilizzatrice e forti interessi economici e politici ancora oggi imbevono i discorsi pubblici e le azioni belliche degli Stati Uniti, il gran vecino del Norte.

quelli del san patricio irlandaIl “gran vicino” statunitense, a volte nemico ingrato, altre alleato, spesso scomodo ma pur sempre legato indissolubilmente al Messico e al suo destino, spartisce oltre 3000 km di frontiera con l’estremo Nord dell’America Latina. All’epoca in cui si svolgono i fatti del romanzo, il Messico era in mano a beceri caciques e instabili presidenti, come il General Antonio López de Santa Anna, pronti a svendere il paese e la pelle dei suoi abitanti al miglior (e unico) offerente. Ad ogni modo non ci sono semplicemente i buoni da una parte e i cattivi dall’altra, in questa vicenda, e il quadro che emerge è complesso, variegato, immerso nella realtà storica e dialettica di due paesi che al loro interno si nutrono di mille culture e identità. Quelli del San Patricio è anche un gran romanzo epico, foriero di spunti e riflessioni sulla relazione d’amore e odio del Messico e dei messicani con gli Stati Uniti, sui valori e le dignità non negoziabili, ed anche sull’interculturalità e la xenofobia, sulla politica e sulla guerra, anzi le guerre: quella vista e vissuta da los de abajo, i rinnegati e i marginali, e l’altra, quella dei “piani alti” e degli interessi de los de arriba.