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Messico: il Giorno dei 200mila Morti

Catrina2[Di Fabrizio Lorusso da L’Espresso-Blog Rio Bravo] 66 morti ammazzati al giorno. Omicidi dolosi, l’incubo del Messico. Almeno il 70% di questi – ma sono solo stime – sono dovuti alla cosiddetta narcoguerra, un conflitto armato interno che dura da 11 anni. Nata come una strategia di lotta militarizzata ai cartelli della droga nel dicembre 2006, primo mese di governo dell’ex presidente Felipe Calderón, questa “politica pubblica” basata sulla mano dura è diventata strutturale, così come la violenza estrema nel Paese. Ad oggi sono oltre 200.000 i morti per omicidio, 33.000 i desaparecidos e 310.000 i rifugiati interni.

Che poi, a dire il vero, chi stia lottando esattamente contro chi resta in molti casi un mistero, nel senso che più della metà delle forze dell’ordine locali sono infiltrate dalla delinquenza organizzata, settori significativi del mondo politico sono finanziati dal narcotraffico, o cedono all’imposizione di candidati che sopravvivono grazie a patti d’impunità mafioso-giudiziari. Infine anche le forze armate e la polizia federale, largamente impiegate in questa guerra, sono in certi territori i gestori o supervisori dei traffici illeciti e hanno funzionato da contenimento per gli oltre 250 conflitti sociali aperti nel paese.  Continua a leggere

Bilancio di 10 anni di #NarcoGuerra in #Messico: video-intervento I conferenza annuale sulla Canapa #Roma

CanapaMundiIntervento via skype di Fabrizio Lorusso il 19 febbraio 2017 alla Prima Conferenza sulla Canapi nell’ambito della fiera “Canapa Mundi” a Roma. Titolo: “Il decennio perduto: bilancio della guerra alle droghe in Messico”.

Sito web di Canapa Mundi: link  – Programma completo della Conferenza sulla canapa e lista dei link e video degli interventi: link  – Pagina Facebook: link

I paesi più violenti dell’America Latina (e del mondo)

La pubblicazione di uno studio aggiornato su sviluppo e violenza (intesa qui solamente come  numero di omicidi ogni 100.000 abitanti in un paese) realizzato dalla Dichiarazione di Ginevra sulla Violenza Armata e lo Sviluppo, un’iniziativa diplomatica della Svizzera e dell’Onu, è l’occasione per parlare di America Latina anche se con un po’ di preoccupazione. La regione si può considerare, infatti, (ancora un volta) la più violenta del mondo con il Centro America in testa: il primo paese è El Salvador con un tasso di omicidi superiore a 60 per 100.000 abitanti (ma altre fonti riportano cifre più elevate, meno “prudenti”). La situazione del paese centroamericano è quindi paragonabile a quella dell’Iraq, secondo in questa triste classifica.

La Giamaica, l’Honduras, la Colombia, il Venezuela e il Guatemala occupano le posizioni successive. Dopo alcuni paesi africani troviamo il Belize con un tasso superiore ai 30 per ogni 100.000 abitanti. Sono 14 i paesi che superano questa cifra (vedi grafico sopra). Sono invece 58 gli stati che superano la cifra di 10 ogni 100.000 ab, è un’altra soglia preoccupante ma meno allarmante in cui comunque rientrano altri paesi latino americani come il Brasile, l’Ecuador, Porto Rico, la Guyana, il Paraguay, Panama, il Nicaragua e infine il Messico (che dal 2010 ha raddoppiato il suo tasso che era quasi “europeo” fino a pochi anni fa) e il Perù.

La media mondiale s’è attestata nel 2009 sui 7,9 omicidi per 100.000 abitanti, valore che ci fa capire le dimensioni del problema nell’estremo occidente. Il Messico ha un tasso di 18,4, alto rispetto a Usa ed Europa ma comunque accettabile rispetto ai suoi vicini. Un fattore che lo studio svizzero non considera sono le enormi differenze che possono esserci all’interno di ciascun paese: infatti, per citare un esempio noto, la regione settentrionale di Chihuahua, in Messico, mostra tassi di violenza/omicidi quasi centro americani e Ciudad Juárez raggiunge la spaventosa cifra di 170 omicidi ogni 100.000 abitanti, 20 volte la media globale. Le regioni di Queretaro e lo Yucatan, invece, hanno mantenuto una media molto bassa. Il rapporto mostra anche che il 90% delle vittime della violenza armata nel mondo non proviene da paesi formalmente in guerra, quindi la prima causa di morte è attribuibile alla criminalità organizzata.