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Neoliberalismo de guerra en México @ZonaFrancaMx @Desinformémonos

neoliberalismo de guerra.jpgUna de dos. Neoliberalismo, política, militarización

En redes circula un texto interesante del colectivo Antónima. Educación alternativa y popular que vale la pena retomar en algunas partes. Dice: el mito del esfuerzo individual es una creencia generalizada y uno de los pilares de la ideología neoliberal. Siempre nos presentan historias de “éxito” en que algún individuo pobre logra un ascenso social o se vuelve millonario, pero en realidad eso ocurre con un porcentaje ínfimo de la población pobre.

Bueno. Pensar que la desigualdad deriva de que unos se esfuercen y otros no es un discurso ideológico según el cual todas las carencias de una personas dependen sólo de su acción individual. Las frases “es pobre porque es flojo” o “si quieres, puedes” son prejuicios comunes en el mito de la meritocracia.

El mito promueve el individualismo, rompe la solidaridad social y esconde que pobreza y desigualdad son fenómenos estructurales. Nos enseñan a ver al pobre como una excepción, distante de los demás.

Lo mismo ocurre con la violencia y la militarización, cuyas víctimas son presentadas como daños colaterales o hasta culpables por el gobierno y algunos comunicadores.

Se cree que “los malos se están matando entre ellos” para tener una falsa serenidad de que no nos va a pasar nada.

Pero así se esconde la dimensión política, las decisiones que están detrás de estas violencias, económicas y físicas, que tanto nos afectan.  Continua a leggere

“C’è una guerra dietro alle cartoline turistiche del Messico”. Corrispondenza su lotte, clima elettorale, privatizzazione dell’acqua e difesa delle risorse @Radiondarossa

foto Messico

Corrispondenza con un compagno dal Messico su lotte e clima pre-elezioni del primo luglio 2018. Ripreso da RADIO ONDA ROSSA – Ascolta qui link
“C’è una guerra dietro alle cartoline turistiche delMessico”
Capitalismo di espropriazione, narcos, guerra civile, paramilitarismo, risorse in Chiapas e violenza politico-criminale. Interessante podcast e testimonianza diretta.
Data di trasmissione

 

 

Messico: ammazzano Victor Díaz, sindaco di Tecalitlán, città dove sparirono i tre italiani @espressonline #RioBravoBlog

victor diazQuesta mattina i flussi di notizie e commenti sulla storica vittoria di Andrés Manuel López Obrador nelle elezioni presidenziali messicane sono stati interrotti abruptamente da una nota di cronaca su cui probabilmente si avranno aggiornamenti nelle prossime ore. Ne parlo qui perché è legata al caso de tre cittadini italiani (Raffaele e Antonio Russo, Vincenzo Cimmino) che sono stati vittime di sparizione forzata (cioè sequestrati dalla polizia locale, quindi da funzionari pubblici del Comune, e probabilmente consegnati ad altri gruppi armati) in Messico nel mese di gennaio e che per alcune settimane sono stati al centro delle cronache in Messico e in Italia. Ne ho parlato qui (blog de l’Espresso) e qui (il Manifesto).

Alle 11.40 del 2 luglio Victor Díaz Contreras, giovane sindaco della città di Tecalitlán, nello stato messicano del Jalisco, è stato raggiunto e ucciso da un gruppo di uomini armati su una camionetta nera e un’auto mentre si recava a visitare i lavori di costruzione di alcuni edifici insieme a impiegata dell’anagrafe e al suo segretario. Gli assassini hanno affiancato da destra e da sinistra con i loro veicoli la camionetta Toyota del sindaco, hanno fatto fuoco con armi lunghe e sono fuggiti a bordo della loro camionetta nera. Per ora non si hanno altre notizie su di loro. L’impiegata è rimasta ferita e il segretario è uscito illeso dall’attentato. Il procuratore del Jalisco, Raúl Sánchez Jiménez, ha dichiarato che le indagini sono cominciate e che sono state applicate misure di protezione per la famiglia del sindaco. Il giorno prima del suo omicidio Dìaz aveva pubblicato su facebook le foto dei vetri rotti dell’auto di suo fratello per denunciare pubblicamente un’aggressione diretta contro la sua famiglia.  Continua a leggere

¡Por el bien de todos, primero los pobres! La prima volta della sinistra con López Obrador

di Fabrizio Lorusso

mapa resultados mexico 2018.jpg[Quest’articolo esce anche sul quotidiano Il Manifesto in una versione ridotta. Per maggiori approfondimenti su López Obrador leggi anche qui] Il Messico cambia direzione dopo una giornata elettorale storica, celebrata per le strade da messe popolari festanti. I partiti conservatori e neoliberisti al potere negli ultimi decenni hanno subito una pesante sconfitta alle presidenziali di domenica scorsa. Per la prima volta la sinistra governerà, guidato da Andrés Manuel López Obrador, noto come «Amlo». «La terza è quella buona», ripeteva Obrador in campagna elettorale, e dopo aver perso nel 2006 e 2012 ora ha vinto col maggior numero di voti della storia. I problemi non sono mancati durante il voto: in alcuni Stati gruppi armati hanno rubato o distrutto le schede e ci sono stati cinque omicidi legati alla violenza politico-criminale.

Durante la campagna elettorale e subito prima sono stati ben 140 i politici o i candidati assassinati. OBRADOR-AMLO era in testa di 20 punti nei sondaggi sugli oppositori – Ricardo Anaya del conservatore Partido Acción Nacional (Pan), José Antonio Meade del centrista Revolucionario Institucional (Pri) e l’indipendente Jaime Rodríguez – ma i conteggi preliminari hanno superato le aspettative e il presidente dell’Istituto elettorale ha comunicato che, con un’affluenza del 64%, Obrador ha il 54% delle preferenze, Anaya il 22%, Meade il 15 e Rodríguez il 5%. La vittoria del suo Movimiento Regeneración Nacional (Morena) si conferma nella capitale, con Claudia Sheinbaum come prima governatrice donna della città, e nei governi di Chiapas, Morelos, Tabasco, Veracruz. Il Pan prende lo Yucatan e Guanajuato, ed è in bilico con il Morena a Puebla. Il Pri perde ovunque. Nel Jalisco vince il Movimiento Ciudadano, partitino di centrosinistra alleato col Pan.  GLI SCONFITTI e lo stesso presidente in carica, Enrique Peña Nieto, hanno subito riconosciuto il risultato, augurando «per il bene di tutto il Messico» che il prossimo presidente abbia successo e garantendo un’opposizione «responsabile e democratica». Amlo, coi suoi 64 anni spesi quasi tutti in politica, è un dirigente navigato.

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#Neoliberalismo, #política, #militarización en #México Videocolumna @ZonaFrancaMx

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Né Trump, né Chávez. Il prossimo presidente messicano AMLO assomiglia a Lula – Rio Bravo Blog @espressonline

amlo2[di Fabrizio Lorusso da Rio Bravo blog de l’Espresso] Domenica primo luglio il Messico affronta le elezioni più importanti della sua storia: sono quasi 89 milioni gli aventi diritto che votano per oltre 3400 funzioni pubbliche, tra cui la presidenza della repubblica, camera e senato, nove governi statali e migliaia di comuni. Nell’aria ci sono sentimenti contrapposti: paura e speranza allo stesso tempo. Per la prima volta è in testa da mesi in tutti i sondaggi un candidato popolare di sinistra, Andrés Manuel López Obrador (soprannominato AMLO per le iniziali). La paura nasce dalle guerre mediatiche sporche delle opposizioni che hanno paragonato Obrador con Chávez e, senza fondamenti, sbandierano lo spauracchio del Venezuela e riprendono antiche campagne di disprezzo contro di lui dipingendolo come “un pericolo” per il Messico. Lascio stare qui la discussione sui limiti e i progressi del Venezuela di Chávez, ma va osservato come in tutta l’America Latina miti e realtà sul Venezuela siano utilizzati da tutte le destre come spaventapasseri propagandistici contro qualunque candidato d’opposizione (come Gustavo Petro in Colombia, per esempio).

Ad ogni modo tanto nei sondaggi come nelle piazze pare prevalere la speranza, l’idea di un orizzonte di rinnovamento democratico e morale della vita pubblica e di cambiamento sociale ed economico che il probabile prossimo presidente ha saputo suscitare. AMLO è stato sindaco di Città del Messico nel 2000-2005 e candidato a presidente nel 2006 e nel 2012 per il partito di centrosinistra PRD (Partido Revolución Democrática). Il PRD ha seguito la parabola del PD italiano e, dopo una svolta centrista e neoliberista e una serie di abbandoni eccellenti che ne hanno sancito il declino inesorabile, è finito nelle mani delle destre e sostiene il giovane yuppy conservatore Ricardo Anaya, dato al secondo posto con venti punti sotto AMLO. Al terzo posto i sondaggi collocano José Antonio Meade, ex ministro tecnico ed economista “Chicago boy” duro e puro proposto dal partito di governo (PRI).  Continua a leggere

#AvenidaMiranda Puntata 40. #SpecialeElezioni2018 Messico. Andrés Manuel López Obrador ci riprova per la terza volta

amlofest28 giu. – Una puntata speciale di Avenida Miranda a pochi giorni dal voto di domenica, elezioni fondamentali per il Messico. Per la terza volta Amlo, così è chiamato Andrés Manuel López Obrador, candidato della sinistra, ci riprova. Le prime due volte sconfitto da frodi e manipolazioni, Amlo sembra oggi godere di un distacco molto ampio nei sondaggi. Per il paese, da 80 nelle mani prima del Pri e poi del Pan, potrebbe essere una vera svolta? Le voci di Fabrizio Lorusso, Perez Gallo e Nino Buenaventura.

Qui il PODCAST!

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#Messico, un giornalista al mese viene assassinato @ilmanifesto

valdez breach periodistas mexico[Fabrizio Lorusso da Il Manifesto del 4 maggio 2018 che ha dedicato una pagina alla Giornata Mondiale della Libertà di Stampa] Sulla home de La Jornada, storico quotidiano messicano, affianco al nome della testata campeggia un fiocco nero in segno di lutto. “Il tempo scorre e gli omicidi di Miroslava Breach e Javier Valdez non sono stati chiariti: 408 giorni, 355 giorni”, recita il testo del banner fissato a metà pagina. Le foto di Miroslava e Javier, corrispondenti dagli stati del Chihuahua e Sinaloa ammazzati con colpi d’arma da fuoco l’anno scorso, ricorda ai lettori che la violenza e l’impunità sono sovrane in Messico. Sono oltre 130 i giornalisti assassinati dal 2000 ad oggi, in media uno al mese nel 2016 e 2017, e sono almeno 24 quelli desaparecidos. Solo Siria e Afghanistan mostrano cifre peggiori. Le autorità criminalizzano le vittime, attribuendo di default i delitti a bande criminali, spesso senza investigare. Miroslava e Javier, come gli altri, sono stati uccisi perché scomodi, invisi ai poteri forti che gestiscono le risorse nei territori: la politica, i militari e le polizie in contubernio con il crimine organizzato, che ha diversificato le sue attività dal narcotraffico al traffico di armi e persone, dall’estorsione alla protezione delle multinazionali e la formazione di guardie paramilitari. (Aggiungiamo che il 3 maggio è stato assegnato il Premio Breach-Valdez di Giornalismo e Diritti Umani, recentemente creato e organizzato da  Centro de Información de las Naciones Unidas (CINU), Programa Prensa y Democracia (PRENDE) y del Subsistema de Periodismo del Departamento de Comunicación de la IBERO, la Agencia France Presse (AFP), l’ambasciata di Francia in Messico e Oficina en México del Alto Comisionado de las Naciones Unidas para los Derechos Humanos (ONU-DH), alla giornalista messicana Daniela Rea – Leggi Link nota in spagnolo)