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Le comunità amazzoniche contro l’impunità delle multinazionali del petrolio

Di Riccardo Rossella.Da WOTS, 29/11/2018

Una sensazione che avverto con forza ogni volta che arrivo nell’Oriente, la regione amazzonica dell’Ecuador, è lo stupore nel trovarmi circondato da una natura maestosa. La straordinaria biodiversità si può toccare con mano, la vegetazione ricopre ogni spazio disponibile, dominando completamente il paesaggio. Così è anche nelle province di Sucumbiós e Orellana, nel nord-est del paese: uno scenario di natura incontaminata. Ma mai come in questo caso l’apparenza inganna.

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Avenida Miranda 16/08/2018

Da giovedì 2 agosto e per tutti i giovedì del mese dalle 14:30 alle 15:30 Avenida Miranda sarà in onda sulle frequenze di Radio Popolare. Un’ora settimanale in cui troveranno spazio contenuti inediti e altri già trasmessi da Radio Città del Capo nei mesi scorsi.

 

Nella puntata odierna Marco Dalla Stella intervista Giovanna Tassi, ex direttrice della radio pubblica ecuadoriana e in passato collaboratrice dell’ex presidente Rafael Correa, mentre Raùl Zecca Castel dialoga con lo scrittore e musicista Alejandro Bruzual riguardo la grave crisi politica, economica e sociale in corso in Venezuela.

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Ortica

di Silvia Verdino

Ed eccomi qui, come ogni martedì pomeriggio, davanti alla grande porta blu metallica. Quasi istintivamente il mio sguardo scivola sui metri di muro e filo spinato per cercare poi velocemente, quasi annaspando, l’azzurro del cielo, le nuvole, il sole. Faccio un respiro e le mie nocche battono con forza contro la porta, facendola risuonare e vibrare all’interno. Si apre. Ormai i nostri visi sono conosciuti e per superare quel primo livello non ci chiedono più di mostrare le carte, basta un cenno.

Salgo i tre scalini di pietra e ad attendermi c’è una delle solite donne dure, arroganti, con gli anfibi e il cappellino rigorosamente neri. Ognuna di loro ha differenti modalità di approcciare il mio corpo.  Alcune mi accompagnano silenziose in uno stanzino, altre invece si avvicinano di fretta, senza curarsi troppo del mio imbarazzo. Le loro mani scorrono rapide sulle mie spalle, dentro il reggiseno, sulla pancia, la schiena e le cosce. Nulla di sospetto. Attendo che anche Simone venga perquisito per superare il livello successivo.

Si apre anche la porta a sbarre, ci sediamo sugli scalini di legno e attendiamo. Ogni volta che il portone bianco, l’ultimo, quello che separa noi da loro – presidiato da due guardie impegnate a seguire l’ennesima puntata della telenovela pomeridiana – si apre sul cortile interno, corriamo a sbirciare per vedere se dall’altra parte scorgiamo qualche volto a noi noto.  Dall’altoparlante esce una voce squillante che rimbomba nel patio e richiama i diretti interessati al curso de maltrato familiar. Tutti i martedì, quando sento queste quattro parole, mi irrigidisco e penso invece a quanto è stato complesso e coinvolgente decidere, assieme a tutti i partecipanti al laboratorio, che nome dare allo spazio che stavamo creando: Género, Masculinidades y Relaciones de Poder entre los Sexos. Nome che, a quanto pare, la guardia che fa uscire la sua voce dall’altoparlante trova troppo complicato e preferisce riassumere e riadattare, in modo del tutto personale, con maltrattamenti in famiglia.    Continua a leggere

Ecuador, alla frontiera con la Colombia focolai di una nuova narco-guerra e c’è l’ombra dei cartelli messicani

di Marco Dalla Stella, da Repubblica.it

foto: Julio Estrella, El Comercio

Aumentano i pericoli per la popolazione civiIe, dopo il  sequestro di due cittadini ecuadoriani e la morte dei tre giornalisti. Cresce la tensione al confine fra i due paesi. Ma la risposta militare non sembra la soluzione

QUITO – Quando la mattinata del 17 aprile scorso il ministro degli interni ecuadoriano ha reso noto il sequestro di due persone da parte dello stesso gruppo responsabile del rapimento e della morte dell’équipe del giornale El Comercio, si è rotto definitivamente il mito dell’Ecuador come Paese di pace e s’è messa in luce una verità scomoda e troppo a lungo ignorata. Fra Ecuador e Colombia è tracciata una frontiera del crimine, dove il potere del narcotraffico sfida l’autorità di entrambi gli stati, che per decenni hanno trascurato intere comunità, lasciandole in balìa della povertà e della criminalità, come denunciano da tempo diverse organizzazioni umanitarie impegnate nel territorio. Ad avvantaggiarsi, oggi, sono i grandi cartelli messicani del narcotraffico.

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#AvenidaMiranda puntata 31. L’Ecuador dopo Rafael Correa. Quale futuro per il Socialismo del XXI secolo?

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Fra poco più di due mesi si concluderà il primo anno di mandato di Lenín Moreno, ex vicepresidente di Rafael Correa e oggi presidente ecuadoriano considerato troppo moderato e “dialogante” dall’ex mandatario. L’accesa rivalità fra le due anime di Alianza País sta dilaniando la Revolución Ciudadana con cui, nel 2006, le oligarchie economiche e neoliberiste furono (parzialmente) estromesse dalle sale del potere.
Dopo dieci anni di Correa com’è cambiato l’Ecuador? Il socialesimo del ventunesimo secolo, grido di battaglia dell’ex mandatario, ha trovato una forma di realizzazione nel paese andino? A  che punto è il processo di rappresentanza politica delle culture indigene? A provare a rispondere a queste, e altre, domande assieme a Marco Dalla Stella c’è Giovanna Tassi, esperta di Ecuador ed ex direttrice della radio pubblica ecuadoriana.

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#AvenidaMiranda Puntata 8: #Chevron Tóxico, l’Amazzonia chiede giustizia

texaco ecuadorLa più importante battaglia ambientalista della storia”. Cosí é stata definito il confronto tra le popolazioni indigene ecuadoriane e la corporazione petrolífera Chevron per il risarcimento multi-miliardario dei danni provocati dall’impresa alla foresta amazzonica tra gli anni Sessanta e Novanta del Novecento. In questa puntata (7 settembre), la prima registrata e curata a Quito da Marco Dalla Stella (collaboratore del blog lamericalatina.net), interviene Silvia Fumagalli, attivista dell’Unione Vittime di TexacoFra le altre cose, si parla degli importanti sviluppi recenti del caso, con il tentativo di spostamento della battaglia legale nei tribunali di Argentina, Brasile e Canada e dei simultanei, gravissimi episodi di corruzione con cui la compagnia tenta di delegittimare e frammentare il movimento ambientalista ecuadoriano. Ascolta il podcast qui. 

Avenida Miranda, immaginari e storie dai Sud del mondo” è una trasmissione a cura del blog l’America Latina.Net.  Va in onda ogni giovedì dalle 12 alle 12.30 su Radio Città del Capo. La potete ascoltare via etere a Bologna e dintorni sui 94.7 Mhz e 96.25 Mhz FM, e anche via web dal sito http://www.radiocittadelcapo.it e su smartphone sintonizzandosi sul canale di Radio Città del Capo attraverso l’applicazione TuneIn.

IIRSA, L’infrastruttura della devastazione (SUB ITALIANO)

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(di Coordinadora Antiirsa, traduzione di Perez Gallo)

Vi proponiamo qui il documentario realizzato da Coordinadora Antiirsa e da noi tradotto.

IIRSA (Iniciativa para la Infraestructura Regional de Sur América) é un gigantesco piano di interconnessione logistica del continente, che conta con circa 600 mega-progetti, che colpisce o espropria più di 1300 tra comunità indigene, comunità contadine, comunità afrodiscendenti, comunità di pescatori e raccoglitori, organizzazioni sociali e organizzazioni ambientaliste, e che punta a connettere le enclaves estrattive, minerarie e di soia della regione con i mercati globali [Perez Gallo].

Per accedere ai sottotitoli cliccare su “sottotitoli” in basso a destra nel video di youtube.

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Julian Assange entrevista a Rafael Correa, Presidente de Ecuador

In this weeks episode, President Rafael Correa of Ecuador discusses with Julian whether it’s always the case of good media vs corrupt government, and examines his country’s relationship with the United States.
Discussion opens with the circumstances surrounding the attempted coup de tat in Ecuador in 2010, during which the president was taken hostage. From there this weeks interview moves on to the key relationships between media, money and the interests of the United states that are at play in Ecuador. Following the coup attempt, Correa embarked on a furious and controversial counter offensive on Ecuador’s media. He attributes the media’s influence over the events of 2010 to the vested interests of corporate power and its control of Ecuador’s media, now explosively claiming corporate owners of the media “disguised as journalists, are trying to do politics, to destabilise our governments so that no change takes place in our region, for fear of losing the power they have always flaunted”.