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#AvenidaMiranda Puntata 8: #Chevron Tóxico, l’Amazzonia chiede giustizia

texaco ecuadorLa più importante battaglia ambientalista della storia”. Cosí é stata definito il confronto tra le popolazioni indigene ecuadoriane e la corporazione petrolífera Chevron per il risarcimento multi-miliardario dei danni provocati dall’impresa alla foresta amazzonica tra gli anni Sessanta e Novanta del Novecento. In questa puntata (7 settembre), la prima registrata e curata a Quito da Marco Dalla Stella (collaboratore del blog lamericalatina.net), interviene Silvia Fumagalli, attivista dell’Unione Vittime di TexacoFra le altre cose, si parla degli importanti sviluppi recenti del caso, con il tentativo di spostamento della battaglia legale nei tribunali di Argentina, Brasile e Canada e dei simultanei, gravissimi episodi di corruzione con cui la compagnia tenta di delegittimare e frammentare il movimento ambientalista ecuadoriano. Ascolta il podcast qui. 

Avenida Miranda, immaginari e storie dai Sud del mondo” è una trasmissione a cura del blog l’America Latina.Net.  Va in onda ogni giovedì dalle 12 alle 12.30 su Radio Città del Capo. La potete ascoltare via etere a Bologna e dintorni sui 94.7 Mhz e 96.25 Mhz FM, e anche via web dal sito http://www.radiocittadelcapo.it e su smartphone sintonizzandosi sul canale di Radio Città del Capo attraverso l’applicazione TuneIn.

IIRSA, L’infrastruttura della devastazione (SUB ITALIANO)

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(di Coordinadora Antiirsa, traduzione di Perez Gallo)

Vi proponiamo qui il documentario realizzato da Coordinadora Antiirsa e da noi tradotto.

IIRSA (Iniciativa para la Infraestructura Regional de Sur América) é un gigantesco piano di interconnessione logistica del continente, che conta con circa 600 mega-progetti, che colpisce o espropria più di 1300 tra comunità indigene, comunità contadine, comunità afrodiscendenti, comunità di pescatori e raccoglitori, organizzazioni sociali e organizzazioni ambientaliste, e che punta a connettere le enclaves estrattive, minerarie e di soia della regione con i mercati globali [Perez Gallo].

Per accedere ai sottotitoli cliccare su “sottotitoli” in basso a destra nel video di youtube.

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Julian Assange entrevista a Rafael Correa, Presidente de Ecuador

In this weeks episode, President Rafael Correa of Ecuador discusses with Julian whether it’s always the case of good media vs corrupt government, and examines his country’s relationship with the United States.
Discussion opens with the circumstances surrounding the attempted coup de tat in Ecuador in 2010, during which the president was taken hostage. From there this weeks interview moves on to the key relationships between media, money and the interests of the United states that are at play in Ecuador. Following the coup attempt, Correa embarked on a furious and controversial counter offensive on Ecuador’s media. He attributes the media’s influence over the events of 2010 to the vested interests of corporate power and its control of Ecuador’s media, now explosively claiming corporate owners of the media “disguised as journalists, are trying to do politics, to destabilise our governments so that no change takes place in our region, for fear of losing the power they have always flaunted”.

Napoli, barrio latino

[Recensione di Fabrizio Lorusso del libro: Napoli, barrio latino. Migrazioni latinoamericane a Napoli di Maria Rossi, Edizioni Arcoiris, Salerno, 2011, Qui] Anni di ricerca e di studio sul campo si condensano in Napoli, barrio latino, un testo che apre uno scorcio doveroso, ormai urgente, sulla migrazione latinoamericana in Italia e, in particolare, nel napoletano. Sebbene le regioni maggiormente interessate dal fenomeno migratorio, dall’America Latina e dagli altri paesi, restino la Lombardia, il Lazio, il Piemonte, l’Emilia Romagna e il Veneto, anche la Campania, le Marche e la Sicilia mostrano, in termini assoluti e relativi, cioè in percentuale rispetto alla loro popolazione, un’importanza notevole e crescente della popolazione migrante. Questa non assume solo un significato a livello meramente numerico ma anche e soprattutto in termini economici, sociali e culturali. Maria Rossi ci offre una panoramica completa sulla migrazione e sui migranti, intesi come protagonisti dell’alterità e soggetti identitari e culturali in continua evoluzione che si devono destreggiare tra l’etnocentrismo discriminatorio della comunità ricevente e le spinte all’integrazione e all’appartenenza ad essa, oltre che a quella d’origine. La riformulazione costante dell’identità mista e della loro comunità di riferimento passa dal dialogo con la terra d’origine e con il nuovo insediamento, quindi l’Italia, quindi Napoli e il barrio latino.

A partire dai primi anni settanta, precisamente dal 1973, l’Italia ha sperimentato l’inversione dei flussi migratori diventando un paese che comincia a espellere meno persone di quante non ne riceva: tecnicamente si chiama “saldo migratorio positivo”. La portata di questa rivoluzione, che forse a molti oggi appare come un fatto in qualche modo scontato, si sarebbe compresa solo decenni dopo e rappresenta tuttora una “questione” decifrata muovendo da prospettive sghembe e parziali.

In Latino America le tradizionali mete dell’emigrazione italiana come l’Argentina, il Brasile, l’Uruguay e il Venezuela sono diventate espulsori di persone le quali, spesso facilitate dalla vicinanza culturale o dalle origini italiane, tentano il ritorno in Europa via Italia o via Spagna in attesa di una scelta definitiva. D’altro canto non sono questi i flussi che più hanno inciso sull’immigrazione latinoamericana in Italia e in Campania: le comunità più grandi sono, infatti, quelle provenienti dal Perù, dall’Ecuador, dal Brasile, dalla Repubblica Dominicana e dalla Colombia.

Dopo aver definito il quadro teorico e storico dei movimenti migratori e aver definito con precisione i termini della ricerca, quali il gruppo d’indagine e i suoi limiti geografici e temporali, il saggio di Maria Rossi si addentra nel cuore della Napoli delle mille identità. Esplora le interazioni dinamiche tra etnie e nazionalità diverse con l’analisi di tutti gli elementi necessari alla comprensione di quella parte d’umanità che dall’America Latina giunge fino ai nostri quartieri: le strategie d’identificazione, il sistema delle motivazioni, l’ambito della famiglia migrante che evolve al modello transnazionale, il mondo del lavoro con la prevalenza delle donne impiegate e degli “uomini che si arrangiano”, le aspirazioni e il futuro, l’idea del ritorno e il fascino dei progetti di vita nella nuova realtà abitata e vissuta in Italia.

Si aprono anche delle parentesi importanti sulle forme dell’associazionismo latinoamericano a Napoli, sul dislocamento e le forme di vita nei singoli quartieri “latini”, sulla religione e sui fenomeni linguistici. I processi di gerarchizzazione, creazione di status e “italianizzazione” del migrante si legano alla cambiante proporzione e contestualizzazione nell’uso dell’italiano e dello spagnolo (tra i migranti de habla hispana, di lingua materna spagnola) in un gioco dinamico di esclusioni e inclusioni dei membri della comunità più “integrati” rispetto agli altri. E’ più o meno quello che succedeva agli “italiani d’America”. NapoliLibro.JPGTendevano a non usare più la loro lingua materna in pubblico, distorcevano i loro cognomi (o se li vedevano cambiare dalla gente o da qualche burocrate) e, se volevano vantare un buon livello d’integrazione (reale o presunto) nella società locale, dovevano sfoggiare un inglese accettabile, anche di fronte ai propri connazionali. Non importava se questi potevano percepirlo come una forzatura o un atteggiamento un po’ snob. Avrebbero poi compreso perché risultava a volte proficuo nella società d’accoglienza bistrattare l’italiano alla stregua di un dialetto in disuso, un vecchio arnese da dimenticare dinnanzi all’idioma dominante.
Nel barrio latino si raccontano storie, testimonianze di vita e speranza, si raccolgono la fede e le tradizioni, il sincretismo e l’associazionismo vitale dei migranti latini che, come ci racconta una delle voci raccolte e riportate da Maria, “dal punto di vista culturale” non sono tanto diversi. “Il napoletano possiede un po’ della nostra cultura ed è questo che mi spinge a rimanere qui”. Una delle ricchezze del testo è l’aver integrato testimonianze che avvalorano passo a passo l’esperienza e la teoria, il vissuto e la scrittura in esso contenuti. Dagli spaccati di vita in emersione allo stesso linguaggio, con quello spagnolo (o portoghese nel caso dei brasiliani) intercalato nell’italiano che non è la lingua predominante della quotidianità, i racconti degli informanti ci proiettano nel cuore dei problemi.

“Un problema perché acá i documenti…stanno un sacco di ragazzi e ragazze senza documenti che ya son persona che tienen 10, 15 años acá. Hanno perso il documento per motivo che hanno perso il lavoro e la persona che le ha dato il lavoro molte volte le retira il lavoro e il documento non lo fanno più…però son personas che si arrangiano, vendono ropa, fanno pranzi, insomma guadagnano qualcosa. Io suppongo che debieran darle documenti…Perché pagano un affitto e non le possono dare il documento?”.

Un altro elemento d’interesse riguarda il trasferimento delle pratiche religiose del migrante e la sua integrazione nella città di accoglienza che, nel caso delle comunità latinoamericane a Napoli, è favorita dall’associazionismo e dalla relativa compatibilità con le espressioni della religiosità locale. Per esempio il culto al Señor de los milagros, una devozione popolare verso un Cristo particolarmente miracoloso e guaritore molto diffusa in Perù, ha trovato un luogo privilegiato nella Chiesa dei Sette Dolori a Napoli.

La spinta verso l’interculturalità, intesa come fase successiva al multiculturalismo, è una via per l’integrazione e il riconoscimento dei gruppi latinoamericani (e in generale di ogni comunità migrante) e costituisce una delle proposte concrete del saggio. Si auspica il superamento della perniciosa cappa d’indifferenza e frammentazione che, nella maggior parte dei casi, caratterizza la convivenza di etnie e culture diverse, soprattutto in un territorio già carico di criticità e tensioni pregresse. Vincere la paura dell’altro, apprezzare la diversità come patrimonio e non come minaccia, riuscire a “far parte di più culture senza tradire la propria” sono le sfide da raccogliere dentro e fuori dalle ristrette comunità di stranieri, dentro e fuori dai sistemi educativi e dalle istituzioni.

Maria Rossi è dottore di ricerca in Culture dei Paesi di Lingue Iberiche e Iberoamericane e docente a contratto di Letterature Ispanoamericane presso l’Università degli Studi di Napoli “L’Orientale”. Courtesy of www.carmillaonline.com

Video Riassunto golpe Ecuador e bilancio finale: 8 morti e 274 feriti

Video riassunto sui fatti di giovedí 30 settembre in Ecuador e poi…Riporto da Ansa.It, come diciamo spesso, “per la cronaca”: sale ad otto morti e 274 feriti il bilancio delle violenze e del blitz militare nel fallito golpe di due giorni fa in Ecuador. Secondo un nuovo bilancio del ministero della Sanita’, tre morti sono stati registrati nella capitale Quito ed altri cinque nella seconda citta’ del Paese sudamericano, Guayaquil. Due vittime sono poliziotti, mentre le altre sei sono civili.

Golpe in Ecuador: ristabilito l’ordine, presidente Correa liberato

Alle 22 e 30, ora di Quito, di giovedí sera il presidente dell’Ecuador, Rafael Correa, é stato liberato dall’ospedale di Quito in cui era stato sequestrato durante varie ore da alcuni gruppi ribelli e golpisti della polizia nazionale, insorta ufficialmente per alcune rivendicazioni salariali ma probabilmente manipolata dagli oppositori del presidente per mettere in atto un colpo di stato. La popolazione dell’Ecuador ha reagito scendendo per le strade in diverse cittá e a Quito le manifestazioni per la liberazione di Rafael Correa sono state capaci di rompere piú volte il cordone protettivo dei poliziotti ribelli intorno all’ospedale in cui era detenuto il presidente.

Il presidente é ritornato al Palazzo Nazionale di Carondelet scortato dai militari (rimasti fedeli alla democrazia e alla Costituzione) e ha dichiarato che ci sono state infiltrazioni nei corpi della polizia ribelle ad opera dell’opposizione e in particolare dei gruppi legati all’ex presidente Lucio Gutierrez. Dopo la liberazione ha parlato dei “fratelli ecuatoriani deceduti” nel pomeriggio negli scontri con la polizia e ha ringraziato tutte le persone che hanno difeso la democrazia ecuatoriana e l’esperimento di “rivoluzione cittadina” di cui il suo governo s’e’ fatto portatore.

Il rischio per l’ordine democratico in Ecuador é stato reale e il sequestro del presidente ha provocato reazioni immediate in praticamente tutti i paesi americani e in molti europei che hanno ripudiato l’alterazione dell’ordine democratico e solidarizzato con il presidente Correa. Questi ha affermato anche che i responsabili della cospirazione (che hanno usato come scusa le incomprensioni e i dissapori legati a una legge firmata dal presidente sui salari della polizia) verranno perseguiti.

SOTTO: VIDEO DEL PRESIDENTE RAFAEL CORREA PRIMA DEL SEQUESTRO, LA MATTINA DI GIOVEDI’, IN CUI SI RIVOLGE AI POLIZIOTTI INSORTI PER CERCARE DI METTERE FRENO ALLA LORO PROTESTA. IN SEGUITO A QUESTO DISCORSO IL PRESIDENTE VIENE COLPITO DA UN LACRIMOGENO E POI PORTATO NELL’OSPEDALE DOVE VIENE SEQUESTRATO PER TUTTA LA GIORNATA FINO ALLA SUA LIBERAZIONE

VIDEO CON UN RIASSUNTO DEGLI EVENTI DI IERI MATTINA E POMERIGGIO – ANTEFATTO DEL GOLPE

Ecuador dal vivo – Ecuador TV

http://www.intertelevision.net/ecuador/ecuadortv.php

Dichiarazioni dei golpísti

http://www.ipsnoticias.net/nota.asp?idnews=96551

I paesi d’America esprimono solidarietá al presidente Correa:

http://www.ipsnoticias.net/nota.asp?idnews=96550


Video lungo CNN: http://www.youtube.com/watch?v=6rq_G-BwjJ0&feature=youtube_gdata_player

Video della liberazione del presidente ecuatoriano Rafael Correa

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GOLPE SVENTATO IN ECUADOR – Discorso di Correa dopo la liberazione

VIDEO LUNGO CNN

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Tentativo di Golpe in Ecuador in corso. Un riassunto (in spagnolo)

Segnalo semplicemente questi link   per un riassunto sulla giornata del 30 settembre col tentativo di golpe contro il presidente dell’Ecuador Rafael Correa. Spero che ci saranno nelle prossime ore dei chiarimenti su quanto sta accadendo e sulla risoluzione del conflitto che (pare) stia rientrando in alcune zone del paese con la polizia che ripiega ma che ha anche occupato le principali sedi di televisioni nazionali i cui segnali sono stati oscurati. Potrebbe risolversi tutto in una ribellione della polizia che viene sedata e risolta “sindacalmente” (anche se ci potrebbero essere dietro interessi ben piú importanti, pericolosi e trascendenti, infatti si parla di gruppi di estrema destra, del gruppo sociedad patriotica dell’ex presidente Lucio Gutierrez, degli Usa, eccetera…)  ma anche degenerare in scontri tra forze armate e polizia nazionale, i due principali apparati detentori della forza dello stato ecuatoriano. I militari hanno dato un ultimatum alla sezione ribelle della polizia per lasciare libero il presidente Correa sequestrato in un ospedale di Quito. I sostenitori del presidente e la popolazione stanno assediando l’ospedale presidiato dai poliziotti insorti mentre nel resto del paese la situazione sembra essere sotto controllo.

Resumen de noticias Ecuador de IPS:

http://www.ipsnoticias.net/nota.asp?idnews=96548

TeleSur

http://www.telesurtv.net/solotexto/index.php

Óptima agencia de Ecuador:

http://www.ecuadorinmediato.com/

Radio comunitaria:

http://www.aler.org/online.php


BLOG: http://lamericalatina.net/2010/09/30/ecuador-colpo-di-stato-riassunto-di-notizie/