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Avenida Miranda. Puntata 16. Il caso #SantiagoMaldonado e la questione #Mapuche. Intervista con Geraldine, della Rete Internazionale in Difesa del Popolo Mapuche.

di Raúl Zecca Castel

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A tre mesi dalla scomparsa, due settimane dal ritrovamento e in attesa dei risultati dell’esame autoptico sul corpo di Santiago Maldonado, la puntata odierna di Avenida Miranda è interamente dedicata alla questione Mapuche. Raúl Zecca Castel ne parla con Geraldine, membro della Rete Internazionale in Difesa del Popolo Mapuche e strenua sostenitrice della causa Mapuche.

Qui il podcast per ascoltare la puntata.

Seguendo l’invito di Geraldine e nel pieno rispetto della volontà della famiglia di Santiago Maldonado, rilanciamo anche noi da questa sede l’impegno a tenera alta l’attenzione sulla vicenda e soprattutto ad informarsi tramite i canali ufficiali del movimento che segnaliamo qui di seguito.

Rete Internazionale in Difesa del Popolo Mapuche (Sito web in italiano)
Aparición con vida de Santiago Maldonado (Sito Web in spagnolo)
Aparición con vida de Santiago Maldonado – Oficial (Pagina Facebook in spagnolo)

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#AvenidaMiranda Puntata 9: #Cile, 11 Settembre 1973. Intervista con Eduardo “Mono” Carrasco

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Questo giovedì la puntata di Avenida Miranda è dedicata al ricordo dell’11 settembre 1973.

Dai microfoni di Radio Città del Capo di Bologna, Raúl Zecca Castel intervista un protagonista assoluto della storia artistica e politica cilena: Eduardo “Mono” Carrasco. Fondatore della Brigada Ramona Parra, il più importante gruppo muralista del Cile, e rappresentante in Italia degli Inti Illimani, “Mono” ci accompagna lungo il ricordo di quella tragica giornata che avrebbe segnato di sangue e terrore i successivi 16 anni di storia cilena.

Esiliato in Italia dal 1974, “Mono” continua ad essere un instancabile portavoce della cultura e della tradizione cilena, tenendo viva la memoria storica del suo paese natale attraverso l’arte pittorica, la musica e la scrittura. Per tutto ciò, nel 2004, l’ambasciata del Cile a Roma gli ha conferito la Medaglia Pablo Neruda.

Qui il podcast della trasmissione.

Qui il sito web personale di Eduardo “Mono” Carrasco

Avenida Miranda, immaginari e storie dai Sud del mondo” è una trasmissione a cura del blog l’America Latina.Net.  Va in onda ogni giovedì dalle 12 alle 12.30 su Radio Città del Capo. La potete ascoltare via etere a Bologna e dintorni sui 94.7 Mhz e 96.25 Mhz FM, e anche via web dal sito http://www.radiocittadelcapo.it e su smartphone sintonizzandosi sul canale di Radio Città del Capo attraverso l’applicazione TuneIn.

IIRSA, L’infrastruttura della devastazione (SUB ITALIANO)

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(di Coordinadora Antiirsa, traduzione di Perez Gallo)

Vi proponiamo qui il documentario realizzato da Coordinadora Antiirsa e da noi tradotto.

IIRSA (Iniciativa para la Infraestructura Regional de Sur América) é un gigantesco piano di interconnessione logistica del continente, che conta con circa 600 mega-progetti, che colpisce o espropria più di 1300 tra comunità indigene, comunità contadine, comunità afrodiscendenti, comunità di pescatori e raccoglitori, organizzazioni sociali e organizzazioni ambientaliste, e che punta a connettere le enclaves estrattive, minerarie e di soia della regione con i mercati globali [Perez Gallo].

Per accedere ai sottotitoli cliccare su “sottotitoli” in basso a destra nel video di youtube.

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NO, I Giorni dell’Arcobaleno: #Film #PabloLarrain #Cile #Pinochet #Dittatura #AmericaLatina #GaelGarcia

Per la Serie Film LatinoAmericanisti (qui link agli altri film)

1988. Augusto Pinochet, da quindici annidittatore del Cile, di fronte alle pressioni internazionali è costretto a chiedere unreferendum sulla sua presidenza. I leader dell’opposizione convincono un giovane e sfacciato pubblicitario, René Saavedra, a guidare la loro campagna. Con poche risorse e un controllo costante da parte del ministero della comunicazione, Saavedra e il suo team elaborano un piano audace con lo spot Chile, la alegría ya viene per vincere le elezioni e liberare il loro paese dall’oppressione. (Wikipedia)

“No” es una película chilena de 2012 dirigida por Pablo Larraín y escrita por Pedro Peirano, a partir de la obra de teatro inédita “El plebiscito” de Antonio Skármeta.

Lista de películas para el despertar de la conciencia política: LINK

NO pablo larrain youtube

El Clavel Negro (Black Pimentel) Film sull’Ambasciatore Svedese Harald Edelstam #Cile #Golpe #Pinochet #1973

Per la Serie Film LatinoAmericanisti (qui link agli altri film)

El clavel negro (en sueco: Svarta nejlikan) es una película dramática sueca dirigida por Ulf Hultberg y protagonizada por Michael Nyqvist, Kate del Castillo y Lisa Werlinder.

Wikipedia in spagnolo: El clavel negro (en sueco: Svarta nejlikan) es una película dramática sueca dirigida por Ulf Hultberg y protagonizada por Michael Nyqvist, Kate del Castillo y Lisa Werlinder. La película está basada en hechos reales. Narra la historia de Harald Edelstam, embajador de Suecia en Chile, quien después del golpe militar de Augusto Pinochet el 11 de septiembre de 1973 salvó la vida de 1 300 personas acogiéndolas en la embajada para luego enviarlas a Suecia. Edelstam se había ganado el apodo que da nombre a la película, “El clavel negro”, por su labor humanitaria antifascista en la Noruega ocupada por los nazis, en referencia al héroe ficticio La pimpinela (clavel) escarlata, quien salvó muchas vidas durante la revolución francesa. La película fue rodada en Chile en la primavera de 2006 y estrenada el 14 de marzo de 2007. IN INGLESE LINK

El clavel negro

Sinistre euro-latinoamericane: intervista a Donato Di Santo

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Intervista a Donato di Santo (nella foto a sinistra), ex sottosegretario agli Esteri con delega per l’America Latina nel secondo governo Prodi 2006-2008 ed ex responsabile America Latina del PCI, Congresso Izquierda Democrática (“Sinistra democratica”), Città del Messico, 29 aprile 2014. Di Fabrizio Lorusso

Che insegnamenti possiamo trarre dalle esperienze politiche latinoamericane dell’ultimo decennio?

Secondo me dovremmo sviluppare ad ampliare le nostre relazioni sia politiche che istituzionali con l’America latina perché la presenza storica italiana in America Latina, se non si nutre di un approfondimento e soprattutto di un aggiornamento rispetto a quello che sta succedendo, il rischio poi è di limitarsi soltanto ai luoghi comuni e alle notizie, diciamo così, più appetibili, magari per ragioni di cronaca più o meno nera, o non si di quale colore. Quindi di solito non si vede quello che effettivamente, nel bene e nel male, sta succedendo nella realtà e si è presi alla sprovvista quando si viene a sapere, per esempio, che il PIL della Bolivia cresce al 6% in media e allora qualcuno dice: “Ma che succede?”. Oppure si viene a sapere che in Messico ci sono più di 1500 imprese italiane e tanti altri esempi che si potrebbero fare. Questa è una prima base per ipotizzare una risposta.

Poi, nel merito, questo serve non soltanto per conoscere, ma anche per farci conoscere. L’Italia sarebbe un ottimo partner per moltissimi di questi paesi che cercano un accompagnamento economico non più, come dire, di carattere subalterno, come avveniva fino a qualche decennio fa, e non solo per vendere le materie prime. Anche perché a un certo punto la Cina non comprerà più solo, per esempio, la soia oppure altre materie prime e loro si rendono sempre più conto che se non si costruisce anche una struttura produttiva nazionale, mentre vendono materie prime e fanno PIL sulla base di questo, a un certo punto cascherà l’asino. E quale partner migliore per costruire una struttura produttiva soprattutto legata al mondo della piccola e media impresa se non un paese che ha tutta l’esperienza di questa tipo d’impresa e che ha quella tecnologia intermedia e che non ne è geloso, che può fornire anche un apporto e conoscenza tecnologica. Quindi questo sicuramente è il massimo per queste realtà. Tutti questi contatti, compresi quelli più politici, potrebbero andare nella direzione di sviluppare quel famoso sistema paese che, se funzionasse come nel caso di altri paesi europei, potremmo dire di essere molto più “ben messi”.

Parlando delle delle sinistre latinoamericane, divise tra quelle di governo e di opposizione e presenti qui in quest’incontro internazionale, che spunti possono arrivare per la realtà italiana?

Sicuramente ci sono spunti perché, per esempio, se noi avessimo studiato una ventina d’anni fa meglio il Brasile e non ci fossimo limitati al Carnevale e poco più, avremmo potuto, in qualche modo, essere più attrezzati. Perché quello che è successo in Italia con Berlusconi è successo prima con Marihno, il padrone della rete TV Globo. Solo che lui era così potente che non s’è dovuto presentare in prima persona e ha presentato, piuttosto, il presidente Collor de Mello. Poi con Collor è andata com’è andata e s’è sviluppata un’altra dinamica. In molti di questi paesi stanno succedendo delle cose che parlano anche alla sinistra italiana. Cioè, la Nueva Concertacion cilena è un’esperienza interessantissima che dice cose anche all’Italia. Il Frente Ampliouruguaiano, un’aggregazione di forze diversissime che vanno dal centro all’estrema sinistra che da 40 anni stanno tutte sotto lo stesso ombrello. Parlano, dialogano, litigano, ma l’ombrello sta sempre aperto e copre tutti quanti. Diciamo poco? Non sarebbe questa un’esperienza interessante almeno da conoscere per una realtà italiana in cui ogni volta che cerchiamo di costruire qualcosa ne combiniamo più di Bertoldo? E così via, gli esempi sarebbero tanti…

Un’altra cosa che politicamente è un veicolo sicuramente d’intercambio proprio di esperienza politica sono i poteri locali. Come in Italia la forza della sinistra nasce nei poteri locali, quindi le grandi città, le regioni, eccetera, e poi pian pianino si trasferisce anche a livello nazionale, c’è stato un periodo in America Latina, tra venti e dieci anni fa, in cui non c’erano ancora tutti questi governi, alcuni definibili di sinistra, di centro-sinistra o altri che personalmente definisco “populisti”. Comunque non c’era tutta questa variopinta realtà dei governi latinoamericani. Prima erano tutti governi di destra e centro-destra, pur essendo già finita la stagione delle dittature militari, però in quel periodo successe che le sinistre latinoamericane, mentre cominciavano a rinnovarsi, iniziarono a capire che il potere locale era un luogo dove sviluppare le proprie capacità. Perciò si creò questa situazione: la maggior parte della popolazione era governata dalle forze di sinistra nei poteri locali e in nessun paese, o forse solo uno, queste erano al governo. Città come Buenos Aires, Rosario, Porto Alegre, San Paolo, Santos, Bogotà, Caracas, Asunción, che cominciò per prima, Città del Messico, Managua, San Salvador, e altri dipartimenti, regioni e comuni minori erano governati dalle sinistre. Quindi queste esperienze sono certamente momenti di forte dialogo. A quest’incontro c’era, ieri, il sindaco di Città del Messico e oggi c’è Antonio Navarro Wolff che, prima, è stato un capo guerrigliero, ma fino a pochi mesi fa è stato governatore di uno stato colombiano, quello di Nariño. E così via, cioè si potrebbe fare un elenco infinito della capacità che ha avuto la sinistra latinoamericana di partire dal potere locale per poi costruire, nelle forme più diverse, livelli di governo nazionale.

Che ne pensi di quest’incontro sulle sinistre democratiche in America Latina e nel mondo qui a Città del Messico?

Mi ha colpito molto quest’esperienza, quest’incontro, perché pensavo a una cosa più tradizionale in cui gli esponenti di sinistra si parlano fra loro e ok, va anche bene, ma appunto pensavo a qualcosa di più scontato. Mi devo ricredere e personalmente penso che i centri di ricerca, alcuni legati al PRD [Partido Revolución Democrática, messicano] che hanno organizzato l’evento hanno centrato nel segno. Poi ci sono sempre piccole smagliature o cose che si possono discutere e vale sempre per tutti. Però, è importante il fatto di avere aperto un dialogo con alcune delle più importanti personalità intellettuali del Messico come Henrique Krauze, che apertamente si definisce liberale, e come altri che non so come si definiscono, ma di certo non sono organicamente legati alla sinistra e ancora meno alla destra. Ormai sono 25-30 anni che bazzico questi paesi e posso dire che è la prima volta, per quel che mi risulta, che in sede politica e non in un salotto o in una conferenza intellettuale c’è questo confronto, questo dialogo molto rispettoso, aperto, vero e autentico. Per me è stata questa la cifra di tutto l’evento.

S’è parlato oggi di almeno due politiche “sensibili”, quasi dei tabù in Italia: legalizzazione o regolazione delle droghe, coppie di fatto e matrimoni gay. C’è qualcosa da imparare?

Beh, di Americhe Latine ce ne sono tante, però possiamo dire che in generale loro erano più “economicisti” di noi e ora stanno riuscendo ad affrontare anche cose che, tra l’altro in società in parte ancora maschiliste, parlano al futuro e a quelle che sono le contraddizioni, i diritti, le esigenze e le problematiche verso la costruzione di un futuro, non guardando il passato. Quindi c’è questa capacità di guardare al tema della povertà e dell’ingiustizia e di trattarlo non più solo in termini “economicisti” ma anche in termini di diritti civili. La mia reazione da cittadino, visto che non si tratta qui di essere “esperti” di qualcosa, è auspicare che anche da noi possa succedere lo stesso.

Partendo dall’America Latina e dal tentativo di costruire diritti e stato sociale, che sfide vedi in Italia e in Europa per le sinistre?

Da semplice elettore o militante penso che debba ricominciare a prevalere la politica, quindi dobbiamo uscire da questa “tenaglia” europea per cui parlare di Europa sembra essere come parlare di un funerale o di qualche “costrizione fisica”. Dunque bisogna riprendere a costruire l’idea di un’Europa federale. Dobbiamo andare nella direzione di un’Europa che inizia ad avere una struttura federale e degli organismi di governo europei, quindi non solo la moneta, ma proprio una vera Federal Reserve europea, dei sindacati più integrati o un esercito, eccetera. Non possono più essere solo obiettivi nazionali perché ok, tagliamo gli F35 e va benissimo, ma poi? Cosa succede nel resto d’Europa? Sto dicendo delle banalità, ma è solo per fare degli esempi di massima sulla direzione da prendere e su temi fondamentali, come quelli dell’Europa sociale e dell’unità continentale.

Vedi anche: intervista a Francesca d’Ulisse (Dipartimento esteri PD-Responsabile per l’America Latina), Congresso Izquierda Democrática (“Sinistra democratica”), Città del Messico, 29 aprile 2014.  [Link all’intervista]

Ética, RSE y Governance (Columna en América Economía)

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La búsqueda de lo que es bueno para los hombres, de lo que es o no es justo hacer. Distinguir entre lo malo y lo bueno. El estudio sobre la acción humana y de las normas a las que se apega o debería apegarse. Son algunas definiciones muy sencillas de “ética”. En economía y administración hay varias aplicaciones del concepto que podrían entrar en la categoría de las “éticas especiales” que yo entiendo y simplifico como “sectoriales” (como la bioética, la ética del medio ambiente o la de género, etc…).

En un nivel más teórico, están la ética de la economía, que tiene que ver con la aplicación de la ética al discurso de la economía como disciplina; y simétricamente tenemos la ética de la administración, que representa la aplicación de la ética y de la discusión filosófica a la teoría general de la administración.

En un nivel más práctico, están la business ethics o ética de los negocios, que define todos los deberes éticos (lo bueno y lo malo) de las personas que actúan en el mundo de los negocios y en el mercado, o sea, en la sociedad; y finalmente, la ética de empresa o empresarial, como una derivación, una subcategoría aplicable de la anterior (la business ethics) para el ámbito interno de la firma y de las decisiones de los gerentes o managers de ese complejo productivo y social que es la empresa.

De la ética, o sea, de lo que es bueno o malo en la teoría y en la práctica de las organizaciones y de las personas que las integran, se desprenden los contenidos de las “responsabilidades sociales de la empresa” (RSE) que se han propuesto en su conjunto como un nuevo modelo de gobernanza y organización.

Simplificando un poco, los modelos de gobernanza  de la empresa que se manejan en la teoría son el clásico del shareholder value o el del stakeholder value, en el que la organización interioriza prácticas e ideologías dirigidas a la creación de valor no sólo para los accionistas, sino para todos los portadores de intereses del entorno.

La progresiva ampliación de esta categoría, la de los actores “interesados” en el resultado y en el buen funcionamiento de la empresa, se realiza en un sentido horizontal (más actores involucrados, más stakeholders) y en un sentido vertical (más expectativas y nivel de los compromisos, o bien, profundización de la relación empresa-entorno). Esta ampliación ha forjado en los últimos 20 años el concepto de RSE que, sin embargo, puede ir más allá del enfoque multi-stakeholders y de las recomendaciones de la business ethics.

¿Cómo? Con la integración de prácticas y estudios orientados por la propuesta de una gestión estratégica global basada en la RSE que es importante por su relevancia social y económica, y por su creciente difusión académica dentro de las teorías económicas (y administrativas). Éstas van reconociendo cada vez más las fallas de un mercado ya no tan “perfecto”.

Hay una buena definición para la RSE, que le otorga el valor de una misión y representa una verdadera visión estratégica, que ha dado un paso más allá con respecto a la visión clásica y a la simple consideración de que hay “muchos” portadores de intereses. También va más allá de la búsqueda de un sello o de una etiqueta de “socialmente responsable” para la firma y, citando a Sacconi (Guida critica alla responsabilità sociale a al governo dell’impresa, Bancaria Ed., Roma, 2005), la RSE significa “un modelo de governance (gobierno de empresa) ampliado en el que quien maneja la empresa tiene responsabilidades que se extienden de la observancia de los deberes fiduciarios hacia la propiedad a los análogos deberes hacia todos los stakeholders o portadores de intereses”, entendiendo a éstos últimos como “cualquier individuo o grupo cuyos intereses sean tocados de manera esencial (en calidad de participantes a transacciones, o bien, a través de los efectos externos de dichos intercambios) por la conducción de las actividades de la empresa”.

La naturaleza de esta definición es más compleja y completa de lo que parece en un primer momento, ya que involucra dimensiones distintas y relacionadas:

La económica: ampliación de los deberes hacia los portadores de intereses que no son simplemente los accionistas y el reconocimiento de la imperfección de los contratos que rigen las transacciones intra y extra firma y, por ende, la necesidad de un modelo estratégico consecuente;

La jurídica, al hacer hincapié en un tipo de “contrato ideal” entre portadores de intereses contrapuesto al “contrato real y de papel” firmado entre los socios, los dos incluidos en la fórmula de los “deberes fiduciarios”;

La ético– filosófica, como justificación, motivación y norma, no escrita, para las acciones en un modelo de “gobierno o governance ampliado”;

La empresarial – administrativa, por el uso del concepto de stakeholder, típico de los estudios sobre la gestión estratégica de la empresa, aunque aquí adquiere un sentido ulterior de índole normativa y práctica acerca del papel y de la autoridad del empresario o administrador.

La cuestión de la dimensión social y de la ética en la gestión de empresa está todavía en debate: si bien está aceptado que la primera responsabilidad y condición de sobrevivencia de cada empresa es de tipo estrictamente económico, también es difícil negar su dimensión profundamente social y relacional, la que hace presuponer una ampliación del sistema de derechos y deberes de la institución con respecto al entorno.

[Articolo di Fabrizio Lorusso dalla sezione MBA-Educación Ejecutiva della rivista cilena América Economía – Originale qui]

L’acqua alla fine del mondo: ecco il progetto!

Natura produzioni dal basso

Sostieni il reportage “L’Acqua alla fine del mondo” e riceverai l’e-book in esclusiva e in anticipo rispetto alla pubblicazione del libro/reportage cartaceo. Da link produzioni dal basso.

IL PROGETTO

Reportage in Cile, dall’Aysen all’Atacama a raccogliere le storie delle persone che dovrebbero rinunciare alle loro case, terre, fiumi ea quel paradiso naturale che è la Patagonia, per fare spazio alle dighe che la società HidroAysen (con la partecipazione di Enel) vuole costruire. Scopo dichiarato per la costruzione delle dighe è quello di fornire più energia elettrica al paese, ma sono in molti a dire che l’energia in realtà non è necessaria all’uso civile ma verrà destinata principalmente alle miniere del nord del Cile di proprietà delle multinazionali, dove lavorano anche minatori sfruttati, che ogni giorno mettono a rischio la loro vita per guadagnarsi da vivere. La zona che beneficerebbe maggiormente dell’energia elettrica prodotta è proprio quella del nord, attraversata dal deserto di Atacama. In questa zone si trova la miniera dove rimasero intrappolati i 33 minatori nell’agosto del 2010. Da quando questo megaprogetto è stato reso pubblico, la società civile si è mobilitata per cercare di bloccarlo e a tutt’oggi, in mezzo a una selva di provvedimenti, concessioni, e dubbi coinvolgimenti delle istituzioni i lavori non sono ancora partiti.

IL CONTESTO

Il Cile negli ultimi anni sta attraversando un periodo di forti rivendicazioni dei beni comuni: non solo l’acqua e la difesa dell’ambiente ma anche le manifestazioni degli studenti che chiedono un’istruzione pubblica di qualità lo confermano. Il reportage vuole essere uno strumento per conoscere le persone che si oppongono alla costruzione delle dighe al sud, ascoltarne e documentarne le ragioni, per poi risalire i circa 2000 km verso il nord, percorrendo lo stesso tragitto che percorrerebbero i tralicci dell’energia elettrica generata dalle dighe, fino al deserto di Atacama, dove invece si documenteranno le storie dei minatori e delle comunità che vivono grazie alle miniere.

PERCHE’ SOSTENERE IL PROGETTO

La difesa dei beni comuni, come ambiente, acqua e le relative battaglie per mantenerli tali è di strettissima attualità anche per il nostro paese. Nonostante gli italiani si siano espressi con un referendum per dire no alla privatizzazione dell’acqua ancora non si mette in pratica la volontà popolare e si cercano escamotage per affidarne la gestione ai privati. La realtà cilena potrebbe offrire spunti di riflessione anche ai vari movimenti di cittadini che si oppongono alle grandi opere, e che mettono al primo posto la condivisione dei beni comuni in opposizione a un modello di società individualista che sembra essere ormai superato.

Nonostante il riscontro positivo del reportage argentino “Lavorare senza padroni” continua ad essere difficile lavorare come giornalista free lance e occuparsi di tematiche sociali. Per questo serve il sostegno di chi crede che l’informazione indipendente sia oggi più che mai un buon “investimento”.

COME FARE

Chi sceglierà di sostenere questo progetto con un contributo di 10 euro, avrà diritto esclusivo e in anteprima al reportage in formato e-book. Il progetto potrà partire non appena verrà raggiunta la soglia dei 3 mila euro che serviranno per viaggio in classe economica, per gli spostamenti con i mezzi pubblici in Cile e per il soggiorno di circa un mese negli ostelli del paese. I nomi dei sostenitori del progetto saranno elencati anche sul libro cartaceo.

Fin da ora, GRAZIE a tutti.

Elvira Corona

SU DI ME

Sono nata a Cagliari, dove mi sono laureata in Scienze politiche prima di conseguire un master in Economia non-profit e Cooperazione allo sviluppo a Ferrara. Ho lavorato a Milano per alcune realtà del no profit ma da un po’ di anni cerco di fare la giornalista free lance occupandomi sopratutto di America Latina. Ho avuto occasione di lavorare e vivere per lunghi periodi in Ecuador, Argentina e Brasile. Ho scritto per testate online italiane e latinoamericane come Unimondo.org e Alainet.org. Sono autrice del libro/reportage Lavorare senza padroni” viaggio nelle imprese recuperadas d’Argentina – Emi edizioni.