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I marò, l’India, la politica e i media italiani

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Sul cosiddetto ‘caso marò’, o meglio sul caso dei due pescatori indiani uccisi nelle acque del Kerala da spari provenienti da una petroliera italiana, da poche ore sul web e nei social network c’è una lettera dello scrittore Alberto Prunetti, uscita su CarmillaOnLine (link), che è diventata ‘virale’, cioè s’è diffusa in Italia e all’estero con sorprendente velocità. Perché? Perché in poche righe dice la verità, quella che continua a ‘sfuggire’ ai media, all’opinione pubblica italiana e al mondo politico.

Eppure i materiali per informarsi ci sarebbero, basta consultare, almeno qualche volta, il sito di China Files o leggersi il libro di Matteo Miavaldi, che è un redattore di quel portale, intitolato ‘I due marò. Tutto quello che non vi hanno detto’ (Ed. Alegre, Roma, 2013). Matteo non ha scritto un testo ideologico, non ha lanciato anatemi contro l’India o a favore dell’onore nazionale, così come non ha cercato di sparare sentenze contro o a favore dei marò a priori. Ha riportato dei fatti e li ha ordinati, come dovrebbe fare un buon giornalista o un osservatore attento di quelle vicende e di quell’area del globo.

Ha letto, esplorato, scavato e semplicemente è uscito dalle dinamiche tossiche dei mass media italiani che, in questo caso, hanno assecondato una destra becera e nazionalista, portatrice di opinioni stereotipate e razzismi mai sopiti, mentre la classe politica seguiva a ruota, trasognata e idiotizzata. Ma a volte basta una boccata d’aria fuori confine e la realtà emerge semplice e nitida: la politica estera italiana, la sua “diplomazia” e la relativa schizofrenia mediatica rasentano il ridicolo. Il libro vola che è un piacere, soprattutto per chi non c’aveva capito nulla (o quasi) della vicenda dei marò, come me, che vivo in Messico e spesso stento a trovare fonti attendibili e analisi decenti su quel che succede in Italia e est del ‘bel paese’.

Copio sotto l’incipit della “Lettera ai miei studenti indiani sugli effetti linguistici dei colpi d’arma da fuoco partiti dal ponte di una petroliera italiana”, il testo di Prunetti, e rimando al link originale per chi volesse leggerla tutta (cosa che consiglio vivamente). Un abrazo e… LINK.

Care ragazze, cari ragazzi,

per svariati mesi sono stato il vostro insegnante di italiano tra Mumbai e Bangalore. La maggior parte di voi veniva dal Kerala. Alcuni dei vostri genitori erano pescatori. Ricordo i sacrifici  dei vostri familiari, che speravano di regalarvi un futuro con una laurea in infermieristica e un corso di italiano. Ricordo che l’Italia e l’Europa rappresentavano ai vostri occhi la possibilità di una svolta nella vostra professione e nelle vostre vite.

Ricordo  anche che, come tutti gli studenti, l’uso delle preposizioni italiane vi metteva in difficoltà.

Per presentarvi, dicevate: “Sono nato a Kerala”. Io allora spiegavo che la regola grammaticale vuole l’uso della proposizione “in + nome dello stato” e “a + nome di città. Per questo si dice “Sono nato in Italia” e “Sono nato a Roma”. Dato che il Kerala è uno stato (l’India è una confederazione di stati, come gli Usa per capirci) si deve dire: “Sono nato in Kerala, a Trivandrum”, come si dice “Sono nato in Colorado, a Boulder”.

Capirete il mio stupore e la mia tristezza, dopo l’assassinio dei due pescatori Valentine Jalestine e Ajeesh Binki, colpiti da colpi d’arma da fuoco provenienti dalla petroliera Enrica Lexie (è un dato di fatto: le istituzioni italiane hanno già versato un indennizzo ai parenti delle vittime in un accordo extra-giudiziario di cui si parla poco nel bel paese). Dopo questo tragico episodio, all’improvviso gli italiani hanno scoperto l’esistenza del vostro mare e hanno cominciato a dire: “Il nostro ambasciatore” oppure “l’inviato del governo”… “è andato a Kerala”. L’hanno fatto tutti, da chi allora era a capo del governo, ai direttori dei più prestigiosi telegiornali.

Hanno sbagliato, dimostrando la propria ignoranza di almeno una di queste realtà:

_l’India;

_la grammatica italiana;

Probabilmente entrambe, direi.

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Istituti Italiani di Cultura – Italiani all’estero (mini dossier)

Il mistero buffo che viene a galla. Ho raccolto qui, per conoscenza della comunità italiana all’estero, i più recenti Dossier de Il Fatto Quotidiano sugli Istituti Italiani di Cultura all’estero e sulla cosiddetta “casta diplomatica”. Dopo il mini dossier sulle attività dei docenti d’italiano all’estero nella storia recente della comunità in Messico, era doveroso anche condividere e sistematizzare una serie di informazioni di più ampio respiro e visione. Partirò dai più recenti, usciti qualche settimana fa, per arrivare ai reportage della fine del 2011. L’ennesima manovra correttiva di Mario Monti aveva toccato anche le spese, buffe e misteriose, legate al corpo diplomatico, ma pare che la falce del governo tecnico sia stata prontamente fermata.
🙂
– Spending Review: Risparmi per tutti? No, il governo risparmia la casta dei diplomatici.

 

Guadagnano più di Merkel e Hollande, ma per loro il taglio non c’è. I privilegi di ambasciatori, consoli e funzionari restano grazie a un emendamento ad hoc e il governo scarica le riduzioni di spesa sul personale a contratto. E così in India l’Italia finisce in tribunale per discriminazione etnica. D | 20 agosto 2012   LINK LEGGI QUI

😦
– Casta da esportazione e parentopoli. Il ministro Terzi congela le nomine. Dopo l’inchiesta del Fatto il titolare della Farnesina ha bloccato le nomine in via di registrazione dei direttori degli Istituti italiani di cultura (Iic) al cui vertice si trova di tutto: amici, ex coniugi e parenti dei potenti. Le nomine saranno “perfezionate” solo al termine di una verifica dei requisiti. Di  | 23 dicembre 2011  LINK LEGGI QUI
🙂
– E via dicendo… Istituti di cultura all’estero: la parentopoli legalizzata che premia la cricca del ministro

La legge 401 del 1990 permette al potente di turno di collocare ben dieci “personalità di chiara fama” nelle dieci più prestigiose capitali del pianeta. Le nomine sono biennali, rinnovabili per una volta. I politici ne approfittano per sistemare familiari, amici e collaboratori. E così a Madrid arriva la dirigente scolastica che non parla spagnolo. Di  | 11 dicembre 2011  LINK LEGGI QUI  (e la precisazione della Farnesina QUI)

😦
– Torniamo in Messico. Per chi volesse informarsi meglio sui fatti del 12 dicembre 2011, cioè sull’attentato contro l’Istituto Italiano di Cultura a Città del Messico rivendicato dagli anarchici informali della FAI, ecco l’articolo che mandai a l’Unità e che uscì anche in rassegna governativa:  LEGGI LINK QUI
🙂
– Sempre sul “contratto etico dei docenti d’italiano all’estero” (vedi qui link a “professori d’italiano in Messico (mini dossier), e in particolare sui lavori svolti nel caso dei prof italiani in Messico si può consultare questo link del giornale in italiano che esce in Messico, direttamente da Playa del Carmen, “Il Sole d’Italia”: 
🙂
– Sul 2 giugno 2012, Festa della Repubblica non aperta a tutti gli italiani ma su “invito” per la prima volta in 10 anni (link alla “descrizione ufficiale dell’evento”).
1) Una nota di Federico Mastrogiovanni – Il Fatto Quotidiano – 2 giugno. In Messico l’ambasciatore festeggia senza i cittadini: LEGGI LINK QUI
2) Un’amara lamentela di una cittadina italiana in Messico che riproduco completamente: LEGGI LINK QUI


Foto: Il patio di accesso al Museo Franz Mayer di Città del Messico,
dove lunedì 4 giugno l’Ambasciata italiana ha celebrato il 66° anniversario della Repubblica.

9 giugno 2012. – Gentili redattori di Punto d’incontro,

non so se sarà pubblicato questo mio messaggio, però lo scrivo con il desiderio di comunicare il mio stato di disagio dovuto alla separazione degli italiani in Messico.

Vivo in questo Paese da più di trent’anni ed è la prima volta che non mi è stato possibile sentirmi in territorio italiano, quel territorio che —in Ambasciata, alla residenza dell’ambasciatore o all’Istituto Italiano di Cultura, avevo sempre sentito come una piccola oasi che ogni anno mi permetteva di sentirmi vicina anche qui la mia cultura, alla mia lingua e, perché no, senza nessun affanno nostalgico, all’inno che ho imparato alle elementari.

Non so quali siano state le ragioni per cui sia stata presa questa decisione così poco solidaria con tutti i connazionali che facciamo del nostro meglio per rappresentare la nostra terra e la nostra cultura nella società messicana che ci ospita.

Sono insegnante in una Università pubblica messicana e giorno dopo giorno faccio del mio meglio per trasmettere tutto ciò che ho imparato nella mia università di origine, l’Università degli studi di Firenze.

Un’altra ragione per cui mi rammarico di non aver potuto partecipare insieme ai miei connazionali alla cerimonia della Festa della Repubblica è che la consideravo una delle poche occasioni che avevo per vedere amici e conoscenti di vecchia data: il dottor Capirossi, la signora Colotti, le professoresse della nostra lingua all’UNAM, il Dottor Cortesi, Marina Piazzi, Anna e Vittorio Sacchi…

Mi vengono in mente solo alcuni nomi, ma sicuramente avrei rivisto anche altre facce volentieri… per ricordare insieme gli amici che se ne sono andati: il Professor Peconi, il Dottor de Maria, il Dottor Pironti, Giuliana Cardinale… insomma per ricordare molti italiani che per circostanze della vita hanno trascorso anni in questa terra messicana.

Forse questa mia esigenza non corrisponde alle necessità dell’istituzione che rappresenta l’Italia in Messico, pero vorrei farvi pervenire la mia tristezza senza considerarmi italiana di seconda categoria perché non credo vi siano queste distinzioni, solo credo che vi siano italiani, funzionari , industriali, intellettuali o artisti sensibili ed altri meno.

Concludo con un sentito rammarico che si siano chiuse le porte degli spazi italiani, le porte di casa che una volta all’anno dimostravano un riconoscimento per chi mantiene con orgoglio la propria nazionalità.

Vi ringrazio – Dott.ssa Laura Rosseti Ricapito

Tel. 5672.6552 e 04455.1841.1150

Docente investigador
Comunicación y convergencias de medios
Universidad Autónoma Metropolitana

(laura rosseti / puntodincontro)

Cesare Battisti e l’accanimento: rassegna stampa

BattistiLibero.jpgDopo una settimana di titoloni, servizi dei Tg, speculazioni, mezze verità, sit-in e sit-down in piazza e in Tv, abbiamo raccolto il meglio della blogosfera sul caso Cesare Battisti aggiornato al 2011. Almeno fino a febbraio, quando il Tribunale Supremo riconsidererà la decisione dell’ex presidente Lula di non restituire Battisti all’Italia, sembra che Berlusconi, l’Italia e la gente abbiano ben altre cose cui pensare, ma conviene cogliere e riassumere con un post l’evoluzione delle opinioni e dell’ambiente intorno a questo caso. In attesa che anche i palazzi s’accorgano col consueto ritardo che qualcosa si muove…

UniNomade – Perché stiamo con Lula

Gli sviluppi recenti tra Brasile e Italia sul caso Battisti visti da un gruppo di ricercatori italiani all’estero. Come molti altri osservatori e contrariamente a quanto affermato da Omero Ciai di Repubblica in un collegamento video, sono convinti che la decisione di Lula di non estradare Battisti, presa durante l’ultimo giorno del suo mandato come presidente, non sia stata affrettata o basata su incomprensioni e fraintendimenti. Cito “Stupisce, in particolare, una tale perseveranza “giustizialista” da parte di un esecutivo tragicamente incapace di far luce sulle stragi degli anni sessanta e settanta, unanimemente considerate dagli storici come le « madri » di tutti i terrorismi”. Non solo alcuni italiani all’estero o il Brasile la pensano così. Leggi tutto.

Leonardo 2010 – Un latitante troppo fotogenico

Battisti come simbolo “fotogenico” e mostro di un’epoca che in realtà diventa un capro espiatorio dell’incapacità nazionale e politica di chiudere il capitolo degli anni settanta in Italia. Inoltre una nota sulla giustizia italiana che ci ha permesso di “uscire” dai cosiddetti anni di piombo. E ce n’è anche per l’approccio berlusconiano ai problemi: “Perché risolverli, quando li si può trasformare in spettacolo? Vedi l’emergenza rifiuti: dopo le elezioni Berlusconi aveva gli strumenti e il consenso per risolverla in modo strutturale, anche con misure impopolari; ma gli conveniva davvero? Che altro avrebbe promesso alle elezioni successive? Lo stesso con Battisti. Forse, con un’azione diplomatica più ponderata, Berlusconi avrebbe potuto averlo indietro. Ma ne valeva davvero la pena? Non era meglio mandare in vacanza il solito ministro Frattini, rilasciare una dichiarazione insolente nei confronti di Lula, e liberare il ministro delle chiacchiere moleste, on. Ignazio La Russa? Si sventola il ghigno del mostro al tg delle venti, si mobilitano i parenti delle vittime (che hanno tutte le ragioni per sentirsi presi in giro), e se non si ottengono risultati, si può sempre lamentare l’esistenza di un complotto radical chic contro l’Italia”.
Sul sito web de L’Unità.

Leonardo 2009 – Proletario, proprio

Un articolo della fine del 2009 ma sempre attuale perché ci spiega in breve i motivi per cui cesare Battisti meriterebbe di scontare (o meglio, di non scontare!) l’ergastolo. Non trovandoli nelle sentenze e nei 4 casi di omicidio che gli vengono in qualche modo appioppati, allora l’autore prova a fare un’elegante speculazione su altre possibilità finora non considerate. Leggile.

Battisti, una storia per nulla criminale, di Marco Bascetta, Il manifesto

Partendo dal presupposto che si sono dati dei toni nazionalisti ed esagerati al caso Battisti, toni bacchettati prontamente dal Brasile, si propongono alcune considerazioni importanti su come interpretare gli anni settanta e i gravi conflitti sociali che laceravano la società. Quindi anche nel caso di Battisti “non si può sorvolare sulla mancata ratifica da parte italiana di importanti trattati internazionali che riguardano diritti e garanzie in ambito penale (ne ha riferito accuratamente Mauro Palma qualche giorno fa su queste stesse pagine) e che recano invece la firma del Brasile. Qui non si tratta dell’ infatuazione degli intellettuali francesi, con cui polemizza Barbara Spinelli sulla Repubblica di ieri, ma di puntuali argomentazioni tecniche e giuridiche”.
Qui l’articolo.

Perché lo schiaffo all’Italia, di Mauro Palma, Il manifesto

Ben spiegati i motivi politici e “tecnici” della decisione di Lula fuori da speculazioni. “Una decisione politica, presa dopo aver ricevuto il parere dell’avvocatura di stato e motivata non sulle vicende di ieri – le modalità emergenziali dei processi – bensì sulla situazione attuale: il rischio di atti discriminatori o persecutori verso Battisti, una volta in Italia. Di certo nell’opinione dell’avvocatura hanno avuto peso due elementi rispetto ai quali la sensibilità del Brasile si è andata molto raffinando negli anni recenti.”
Quindi non è che loro non abbiano capito bene le conseguenze di quello che facevano.
Anzi come riporta Palma “In primo luogo il rifiuto della pena perpetua, essendo l’ergastolo non previsto nell’ordinamento di quel Paese, e dall’altro il non aver aderito l’Italia al sistema di controllo internazionale dei luoghi di privazione della libertà, introdotto dalle Nazioni Unite nel dicembre 2002 è il secondo elemento.”
Inoltre ci viene chiarito com’è vista dall’estero (non solo dal Brasile ma anche da Francia, Gran Bretagna e Nicaragua per esempio) la legislazione d’emergenza degli anni ’80 e anche la situazione attuale dei rapporti politica-magistratura. Per non parlare del sistema carcerario.
Leggilo qui.

L’Unità, La guerra di Frattini e La Russa di Umberto De Giovannangeli

Così comincia “Scende in campo «la banda degli smemorati». Quelli che «spezzeremo le reni ai protettori di Battisti», quelli che, col Cavaliere silente, dichiarano la «guerra commerciale» al Brasile. La «banda degli smemorati »: quella di chi fa finta di non capire, o non sapere, che il Brasile non è, quanto a diritti e libertà garantite, assimilabile alla Libia del Colonnello Gheddafi o alla Russia di Vladimir Putin”.
Di fronte alle minacce italiane di rescindere trattati e accordi commerciali, ecco una lista delle situazioni concrete (i rapporti commerciali con la potenza brasiliana e la rivalità francese) e le imprese coinvolte, da Finmeccanica a Fincantieri al Ministero della Difesa. Ma a chi conviene veramente tagliare i ponti? Nessuna impresa (o cittadino) sosterrebbe misure di ritorsione contro un’economia, la brasiliana, che ci scavalcherà presto nella classifica del PIL, tanto per essere pragmatici e tecnici.
Qui.

Non solo Battisti… Ma quanti e quali altri l’hanno fatta franca?
Una rassegna dei latitanti italiani più noti che sono all’estero per fatti politici. Dal Nicaragua al Giappone, dalla Svizzera al Sudamerica ma anche da destra a sinistra al centro…
Su Giornalettismo

Battisti e il teatrino della politica. Blog de Il Fatto Quotidiano, Lidia Ravera
Le considerazioni su quanto succede in Italia col caso Battisti e le relative strumentalizzazioni di una blogger. La sua nota appare su un quotidiano schierato contro la decisione di Lula affinché “giustizia sia fatta”. Cito “Tutto c’è, in Italia, fuorché una garanzia di rispetto, quando un essere umano diventa un simbolo, un oggetto significativo nello scambio di colpi bassi. La maschera del terrorista rosso, snob infingardo e tracotante, nel sanguinoso teatro della politica”.
Qui.

Analisi di come Il Fatto Quotidiano tratta il caso Battisti, Blog Mappe di Subecumene
Si comincia con una sana dose di modestia nel rivelare le logiche ambigue di potenza che muovono da (quasi) sempre la politica estera italiana.
Come italiani per la verità – e fortunatamente – non abbiamo ambizioni di potenza, e la nostra politica estera mira soprattutto a creare una rete di buone relazioni all’interno delle quali fare buoni affari (filosofia pregevolissima, che non ha impedito in passato alla nostra diplomazia di godere di simpatia e apprezzamento da parte della comunità internazionale). Detto questo sentiamo di dover ribadire continuamente la nostra appartenenza al circolo delle potenze “occidentali”, nozione questa che interpretiamo con una notevole dose di stupidità e retorica. Far “parte del club” è il nostro sostituto delle ambizioni di potenza che paesi come Francia e Regno Unito continuano a coltivare”.
Poi l’articolo ci conduce a una lucida analisi di come Il Fatto Quotidiano tratta il caso e la sua visione di politica estera tra incoerenze e dubbiose prese di posizione Ci sono anche interessanti considerazioni di geopolitica, storia e relazioni internazionali che sottolineano i doppi standard sui diritti umani e in politica estera utilizzati in Italia.
Ancora su Battisti “non ci furono ondate di indignazione quando nel 2008 Nicolas Sarkozy non concesse l’estradizione in Italia per l’ex brigatista Marina Petrella. E qui comincia a delinearsi il quadro che vorrei dare della questione: Sarkozy “appartiene al club”, mentre Lula è un outsider che ci possiamo permettere di trattare a pesci in faccia. E nella politica estera italiana – anche quella raccontata e accettata dal Fatto — “appartenere al club” è molto importante. Le nostre indignazioni dobbiamo riservarle ai parvenu della politica internazionale, come Lula”.
Qui.

Sulle relazioni Italia-Brasile – Esteri – Lula, Genro, Battisti

Blog di Emmanuel Negro

Ottimo contributo sui dettagli della relazione Presidente-Corte suprema in Brasile e perché sono possibili dei gravi conflitti istituzionali tra questi organi. Ci aiuta a capire anche come e perché la Corte, presieduta da un oppositore del presidente Lula e della nuova mandataria Dilma Roussef, continua a lasciare spiragli per riservarsi un’ultima parola sulla decisione e a voler mettere mano nelle prerogative presidenziali. Si parte dalla prima decisione del 2009 fino ad arrivare alle vicende di questi giorni.
“Il punto centrale sembra essere la “conformità” o meno della decisione di Lula di non concedere l’estradizione con le tre (sì, tre) sentenze del STF (Tribunale Federale Supremo, la corte suprema brasiliana): le due “originali” del novembre 2009 e quella oscuramente passata sottobanco solo un mese dopo, frutto delle manovre di presidente e vicepresidente, la coppia destrorsa e anti-lulista Gilmar Mendes/Cezar Peluso (molti osservatori brasiliani hanno qualificato Mendes negli ultimi due anni come “il maggior oppositore politico di Lula, pur non essendo ufficialmente in politica”, per dire).”
A voi la lettura.

Blog Mazzetta. Menzogne del nostro governo, 2010

Un ottimo elenco delle menzogne, “imprecisioni” e incoerenze di Frattini e Berlusconi sul caso Battisti dopo la decisione di Lula contraria all’estradizione. Le polemiche in seguito alle frasi offensive di La Russa. Riporto un estratto che contiene dei link utili “Quello di Frattini è quindi un falso clamoroso che va di pari passo con la minaccia di far leva sugli accordi commerciali con il Brasile, visto che il Brasile è nel ruolo dell’acquirente e che a rimetterci sarebbe esclusivamente l’Italia. Una buffonata senza eguali, che va di pari passo con l’ipotesi di rivolgersi al Tribunale Penale Internazionale, che non ha nessuna competenza su casi del genere, solo la Corte dell’Aja ha competenza sul caso, ma è molto lenta a decidere e sicuramente non riuscirà ad impedire il rilascio di Battisti”.
Leggi tutto qui.

Blog Mazzetta…e nel 2009

Un lucido commento in seguito alla decisione della Corte suprema del 2009 che sostenne la legittimità di un’eventuale estradizione di Battisti facendo salva, però, l’ultima decisione da parte del presidente. Per l’Italia rappresentò una “vittoria” utile più che altro per strumentalizzazioni e per riaffermare che per Battisti si tratta solo di delinquenza comune e non di politica. Poi le cose non seguirono proprio il corso auspicato dal nostro governo.
Qui.

Luca Baiada sulla rivista Il Ponte. L’Italia vista dal Brasile

Un articolo accademico e di analisi giuridica e politica. Si parte dall’analisi del diritto brasiliano e della legislazione italiana chiamati in causa per il caso di Cesare Battisti. Si definisce la posizione e la storia personale di Tarso Genro, ministro della giustizia nel 2009 e 2010, e dei principali integranti del governo di Lula da Silva. L’articolo cerca anche di rispondere alla domanda: ma com’è visto, in Brasile, il rispetto dei diritti fondamentali in Italia?
Ecco un estratto.
Il ministro propone un’inconsueta insiemistica storica. Chiama «anni di piombo» i settanta e gli ottanta. In Italia, si tende a contrapporre ai settanta, «anni di piombo», cioè della colpa, gli ottanta, «anni di fango», cioè del castigo. Dai proiettili, alla zolla. Dai chiodi, al sepolcro. Dopo, la Repubblica risorge, trasfigurata in versione 2, e oggi parla per mezzo dei suoi chierici bipartisan. Unendo i due decenni si costruiscono due diversi estremi: da un lato la fine del 1968 e l’inizio della strategia della tensione e del compromesso storico, dall’altro la fine del blocco comunista in Europa.
Il ministro brasiliano prende atto che in Italia c’erano organizzazioni rivoluzionarie di carattere insurrezionale e banditesco. Lo Stato italiano, dice, reagí con la legislazione d’eccezione, e con l’illegalità di Stato, persino rispetto alla legislazione d’eccezione. Il ragionamento è acuto: in Italia, si è rimasti imprigionati nella discussione sulla legislazione ordinaria e su quella emergenziale o eccezionale. Ma anche l’eccezione è stata una regola, e accanto a essa si sono sviluppate nuove eccezioni, per esempio le norme sulla tortura, formate per via di testo invisibile, soprattutto al tempo del sequestro del generale Usa Dozier
”.
Qui, ma anche ristampato su UniNomade.

Fabrizio Lorusso, Carmilla. Brasile: la decisione di Lula sul caso Battisti

Politica di potenza, rispetto della sovranità, consenso interno, latino americanismo, storia e politica nella decisione di Lula su Battisti. Qui se ne delineano i motivi e le origini a partire dai fatti della fine del 2009.
In Brasile così come in altri paesi dell’America Latina è molto forte e sentito da sinistra a destra, anche se con toni e strumentalizzazioni differenti, il discorso della sovranità nazionale. L’idea e l’esercizio di una politica di potenza da sud a nord passano anche attraverso queste rivendicazioni, reali o retoriche che siano. Esistono trattati e accordi internazionali, esistono le regole e la diplomazia, però esistono anche le facoltà sovrane e le decisioni unilaterali che alcune figure politiche e alcuni paesi da sempre esercitano, dosano, sfoderano e impongono a seconda dei casi, dei rapporti di potere in gioco e delle circostanze interne ed internazionali. Alcuni segnali chiari di questo atteggiamento sono stati evidenziati anche recentemente nel caso della crisi in Honduras durante la quale il presidente deposto illegalmente, Manuel Zelaya, s’è rifugiato proprio nell’ambasciata brasiliana, o anche nella gestione delle relazioni con i vicini del Mercosur”.
Qui.

Archivio sempre prezioso da CarmillaOnLine

LA SUA BATTAGLIA. Il dottor Cruciani, l’impunito Battisti e le menzogne del culturame

Le domande assurde di Panorama cui Battisti non risponde

Tutto il dossier sul caso Battisti, le FAQ e i dubbi

Di Serge Quadruppani

Derive Approdi
Blog

Altre fonti

Le micro manifestazioni e i mini sit-in contro la decisione di Lula

Foto dei manifesti pro Battisti affissi a Roma

E anche…

Sentenza sui PAC

Foto di Berlusconi durante l’incontro con Alberto Torregiani

WWW.CARMILLAONLINE.COM

Lula: no dal Brasile all’estradizione di Cesare Battisti

Ansa. BRASILIA – Il Governo brasiliano considera ”impertinente in particolare nel riferimento personale a Lula” la nota diffusa ieri dal Governo italiano circa il caso Battisti. Lo ha sottolineato il ministro degli esteri brasiliano, Celso Amorim, leggendo una nota ufficiale del governo brasiliano che annuncia il no ufficiale all’estradizione di Battisti. Segnalo di nuovo i Link Utili sul caso: eccoli qui: LINK UNO – LINK DUE – LINK TRELink Quattro SEGNALO ANCHE UN IMPERDIBILE ARTICOLO DI L. BAIADA SU  BATTISTI E L’ITALIA VISTA DAL BRASILE: SCARICALO QUI.

Il ministro degli Esteri brasiliano Celso Amorim ha aggiunto di non ritenere che il presidente Lula si mettera’ in contatto con le autorita’ italiane. A una domanda se considera che le decisioni di Brasilia su Battisti possano pregiudicare i rapporti con l’ Italia, Amorim ha risposto ”non credo”. Amorim ha incontrato la stampa leggendo la nota del governo nella sede della presidenza della Repubblica.

BERLUSCONI, AMAREZZA MA VICENDA NON CHIUSA  –“Esprimo profonda amarezza e rammarico per la decisione del Presidente Lula di negare l’estradizione del pluriomicida Cesare Battisti nonostante le insistenti richieste e sollecitazioni a ogni livello da parte italiana. Si tratta- afferma il presidente del Consiglio in una nota diffusa da Palazzo Chigi – di una scelta contraria al più elementare senso di giustizia”. “Esprimo ai familiari delle vittime tutta la mia solidarietà, la mia vicinanza e l’impegno a proseguire la battaglia perché Battisti venga consegnato alla giustizia italiana. Considero la vicenda tutt’altro che chiusa: l’Italia non si arrende e farà valere i propri diritti in tutte le sedi”, conclude Berlusconi.

FARNESINA RICHIAMERA’ AMBASCIATORE ITALIANO – La Farnesina si appresta a richiamare a Roma l’ambasciatore d’Italia in Brasile, Gherardo La Francesca per consultazioni. Lo si è appreso dalla Farnesina. “Il Ministro Frattini ha deciso di richiamare a Roma l’ambasciatore la Francesca per consultazioni volte a definire il percorso dell’azione giudiziaria del governo italiano in difesa delle proprie legittime aspettative basate sul Trattato bilaterale di estradizione e sulla sentenza del Tribunale Supremo brasiliano”. E’ quanto si legge in un comunicato della Farnesina sul caso Battisti.

FRATTINI: MOTIVAZIONI INACCETTABILI,SCONCERTO – Il Ministro degli Esteri Franco Frattini e la Farnesina esprimono “il più vivo sconcerto e la profonda delusione per una decisione insolita rispetto alla stessa prassi istituzionale brasiliana, che contraddice i principi fondamentali del diritto e offende i familiari e la memoria delle vittime dei gravissimi atti di violenza commessi da Cesare Battisti”. Lo sottolinea una nota spiegando che “tanto più incomprensibili ed inaccettabili agli occhi del governo italiano e di tutti gli italiani appaiono le modalità dell’ annuncio e il riferimento, nelle motivazioni della decisione, al presunto aggravamento della situazione personale di Battisti”.

LA RUSSA,BRASILE RECEDA, DECISIONE OFFENSIVA – “La peggiore previsione si è realizzata”, ma l’Italia “non lascerà nulla di intentato” affinché il Brasile “receda da questa decisione ingiusta e gravemente offensiva”. Lo dice il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, commentando con l’ANSA l’annuncio del Brasile di negare l’estradizione di Cesare Battisti. L’annuncio del ministro degli Esteri del Brasile sul no all’estradizione “arriva in un momento – afferma La Russa – in cui il mio pensiero è concentrato sul nuovo lutto in Afghanistan, dove oggi è caduto un altro militare italiano”. Tuttavia, “questo non mi impedisce di dire – aggiunge – che nulla resterà intentato sul piano giuridico e su qualunque altro aspetto consentito dalla legge, affinché il Brasile receda da questa decisione, per fortuna non definitiva, che oltre ad essere ingiusta e gravemente offensiva dell’Italia, lo é soprattutto della memoria delle persone assassinate e del dolore dei familiari di tutti coloro che hanno perso la vita per responsabilità dell’assassino Battisti”.

TORREGIANI, ORA PASSIAMO DA FIORETTO A SPADA – “Ora lasciamo il fioretto e impugnamo la spada, perché se il rispetto delle regole porta a questo, d’ora in poi useremo il pugno di ferro”. Alberto Torregiani, figlio del gioielliere ucciso dai Pac (Proletari armati per il comunismo) accoglie con sentimenti “di rabbia e sconforto” la notizia nella mancata concessione dell’estradizione dal Brasile di Cesare Battisti, condannato anche per l’omicidio di suo padre. “Quei politici, quei giudici andrebbero presi e portati su un aereo per venire in Italia e capire le sciocchezze che hanno detto”, ha spiegato Torregiani

MIN.ESTERI BRASILE, NOTA ITALIA IMPERTINENTE – Il Governo brasiliano considera “impertinente in particolare nel riferimento personale a Lula” la nota diffusa ieri dal Governo italiano circa il caso Battisti. Lo ha sottolineato il ministro degli esteri brasiliano, Celso Amorim, leggendo una nota ufficiale del governo brasiliano..

Info dal Brasile:

http://noticias.terra.com.br/brasil/noticias/0,,OI4867590-EI7896,00-Lula+decide+nao+extraditar+Battisti+a+Italia.html

Il caso Battisti e Lula, aggiornamenti dal Brasile: asilo o estradizione?

Riporto da Ansa. Non ci sono ancora decisioni ufficiali ma mi sembrano più che altro indiscrezioni (in parte smentite dall’ufficio della presidenza brasiliana che comunque ha confermato una decisione entro fino anno) che confermerebbero, però, la concessione da parte di Lula, presidente brasiliano, dell’asilo politico a Cesare Battisti. Attendiamo una decisione prima della fine dell’anno e intanto vi rimando a “studiare” gli elementi e la storia del caso a questi link che a mio parere sono i migliori per capirci qualcosa. Inoltre, siccome in Italia, ogni volta che si parla di Battisti, partono le speculazioni e le posizioni ideologiche in pole position, si crea ancora più confusione soprattutto per chi, come me, è nato dagli anni settanta in poi…comunque eccoli qui: LINK UNOLINK DUELINK TRE

ROMA –  Il presidente brasiliano Luiz Inacio Lula da Silva annuncerà la sua decisione in merito alla concessione dell’asilo politico a Cesare Battisti, l’ex terrorista dei Proletari Armati per il Comunismo (Pac) condannato all’ergastolo in Italia per quattro omicidi, in carcere in Brasile dal 2007.

Secondo il quotidiano brasiliano Folhia de S.Paulo, la decisione di Lula, dopo aver ascoltato il parere dell’Avvocatura generale dello Stato, sarà quella di concedere lo status di rifugiato a Battisti, bloccando così l’estradizione verso l’Italia. La decisione di Lula sarebbe motivata – secondo quanto anticipato dal sito di Globo News – dal fatto che “il governo brasiliano teme che esista un rischio di morte” dell’ex terrorista se “tornerà in Italia”.

Una motivazione già emersa quando nel gennaio 2009 l’allora ministro della giustizia Tarso Genro decise di concedere lo status di rifugiato a Battisti. E che fece infuriare le autorità italiane, tanto da spingere il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano a scrivere una lettera al collega brasiliano per esprimere “profondo stupore e rammarico” a nome suo e di tutte le forze politiche italiane. Dopo il ricorso presentato dall’Italia, nel novembre 2009 il Supremo tribunale federale brasiliano autorizzò l’estradizione di Battisti ma lasciò l’ultima parola a Lula. Oggi, a due giorni dalla fine del suo mandato presidenziale, l’atteso annuncio.

“Mi aspettavo una decisione simile. Vorrà dire che ci muoveremo in modo molto più deciso”, sono state le prime parole di Alberto Torreggiani, figlio del gioielliere ucciso nel 1979 dai Pac in un conflitto a fuoco in cui lui stesso fu ferito rimanendo paralizzato. “Sarei stato sorpreso se fosse stato il contrario – ha aggiunto amareggiato Torreggiani – ma non sono deluso perché ero preparato. Non è tanto una questione personale ma la scelta apre un precedente molto pericoloso. Qualsiasi delinquente saprà di poter contare su una scappatoia, e questo non è giusto”. E anche se l’annuncio ancora non è stato ufficializzato, anche la politica italiana sta già reagendo. “L’atto di mancata estradizione e la liberazione di Battisti verrebbe vissuto dal nostro paese come un affronto politico e di giustizia davvero grave”, ha commentato il senatore Idv Stefano Pedica.

FONTE PRESIDENZA BRASILE SMENTISCE ANNUNCIO OGGI MA CONFERMA CHE DECISIONE ARRIVERA’ ENTRO DOPODOMANI – Una fonte della Presidenza della Repubblica a Brasilia ha smentito all’ANSA che il presidente Luiz Inacio Lula da Silva annuncerà oggi la sua decisione sull’asilo politico a Cesare Battisti, pur confermando che l’annuncio sarà dato entro dopodomani. Contatti, a diversi livelli, sono comunque in corso tra Roma e Brasilia.

BRASILIA, 28 DIC – Lula ha ricevuto l’Avvocato generale dello Stato Luiz Inacio Lucena.Nulla e’ trapelato dall’incontro, ma tutto indica che il tema debba essere stato il caso Battisti.

La stampa brasiliana aveva annunciato per giovedi’ scorso il rilascio dell’ex terrorista rosso. Il presidente brasiliano non sarebbe rimasto soddisfatto del documento redatto da Lucena che dovra’ giustificare l’eventuale conferma di asilo politico ed e’ possibile che oggi Lucena abbia presentato a Lula una nuova versione.

Battisti  (ANSA). NNNN   BRASILIA, 29 dic – El presidente brasileño, Luiz Lula da Silva, puede anunciar este miércoles el asilo al ex militante italiano de ultraizquierda Césare Battisti, cuya extradición es reclamada por Roma, informó hoy el sitio del diario Folha de Sao Paulo.
Battisti perteneció a la organización Proletarios Armados por el Comunismo en los años 70, huyó de Italia en la década del 80 y en 2004 ingresó ilegalmente a Brasil, donde está preso desde 2007.
“Lula anuncia hoy la concesión de refugio al italiano” Césare Battisti, publicó este miércoles el sitio del diario Folha de Sao Paulo.
Lula da Silva “ya tomó la decisión política” y en estos momentos está “ajustando detalles” sobre la argumentación con que va a sustentar su decisión, consignó en la noche del martes el canal de noticias Globonews.
Para analizar el fundamento jurídico del asilo a Battiti el presidente se reunió el lunes con al abogado general de la Unión, Luis Inácio Lucena Adams.
El caso Battisti originó roces diplomáticos entre Brasil e Italia, que en enero de 2009 llamó a consultas a su embajador en Brasilia.
Lula y el jefe del gobierno italiano Silvio Berlusconi analizaron el caso Battisti en diversas reuniones realizadas en Italia y Estados Unidos.
Según el canal Globonews, el gobierno brasileño está analizando el texto de su decisión tomando en cuenta sus consecuencias “diplomáticas” y es posible que Brasil exprese su intención de garantizar la “integridad física” de Battisti.

 

La decisione di Lula su Cesare Battisti

di Fabrizio Lorusso da http://www.carmillaonline.com

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Il 22 dicembre scorso il presidente brasiliano Luiz Inacio “Lula” da Silva ha rilasciato una dichiarazione sull’estradizione di Cesare Battisti, condannato in Italia per 4 omicidi e rifugiato politico in Brasile dopo la sua fuga dalla Francia nel 2004, affermando “decido io, non mi importa delle decisioni del Supremo Tribunal Federal”. Con queste parole Lula ha rotto il lungo silenzio che lo circondava sul tema di Battisti e le relazioni diplomatiche con l’Italia. Continua fulminante la dichiarazione del presidente brasiliano con una metafora calcistica:”Adesso la palla è sul mio campo, e sono io a decidere come calciare” secondo quanto hanno pubblicato il Giornale e alcuni mass media brasiliani come http://www.estadao.com.br e http://www.agenciabrasil.gov.br i quali appunto riportano che “la settimana scorsa, la Corte suprema brasiliana o STF aveva vincolato la decisione di Lula sull’estradizione in Italia dell’ex “terrorista rosso” al rispetto delle norme del trattato di estradizione in vigore tra i due Paesi, che, secondo un’interpretazione che la stessa Corte ha cambiato restrittivamente negli ultimi mesi, non lascerebbe molto margine di manovra al presidente brasiliano per giustificare l’eventuale asilo politico definitivo”.
Proprio il giorno di Natale è uscita invece una notizia ANSA che completa il quadro della polemica. Infatti uno dei legali brasiliani di Cesare Battisti ha detto che il presidente Lula da Silva concederà l’asilo politico al suo assistito e che l’asilo all’ex terrorista verra’ concesso sulla base del trattato di estradizione tra Italia e Brasile. L’avvocato Barroso ritiene che ‘il trattato di estradizione offre diverse possibilita’ per non concedere la consegna di Battisti’ all’Italia. All’Agenzia Brasile, Barroso ha detto che Lula decidera’ sull’estradizione ‘entro il primo semestre del 2010’.
Anche se fino ad oggi il mandatario brasiliano non si era espresso sul caso di Cesare Battisti, dato che si è in attesa del testo integrale delle decisioni della Corte che verrà comunicato in gennaio, si possono cominciare forse a delucidare alcuni fattori determinanti della sua decisione che vanno oltre la posizione sua personale e quella del suo partito politico di riferimento, il Partito del Trabajo. Da una parte è vero che secondo la decisione del STF Lula dovrà rispettare il trattato firmato con l’Italia nel 1989 in tema d’estradizione ma è anche vero che quello stesso trattato prevede delle eccezioni che il presidente sembra voler sfruttare apertamente come per esempio il fatto che Battisti dovrebbe affrontare un processo in Brasile per falsificazione di documenti oppure in base a sospetti di persecuzione o di minaccia dell’integrità fisicanei suoi confronti. Il risultato finale dipende dalla volontà e dall’interesse politico di far valere e sottolineare le diverse facoltà istituzionali e le opposte interpretazioni giuridiche in questa schermaglia tra un presidente sempre più rispettato internazionalmente e una Corte relativamente screditata sul fronte interno.
In Brasile così come in altri paesi dell’America Latina è molto forte e sentito da sinistra a destra, anche se con toni e strumentalizzazioni differenti, il discorso della sovranitá nazionale. L’idea e l’esercizio di una politica di potenza da sud a nord passano anche attraverso queste rivendicazioni, reali o retoriche che siano. Esistono trattati e accordi internazionali, esistono delle regole e la diplomazia, però esistono anche le facoltà sovrane e le decisioni unilaterali che alcune figure politiche e alcuni paesi da sempre esercitano, dosano, sfoderano e impongono a seconda dei casi, dei rapporti di potere in gioco e delle cirtcostanze interne ed internazionali.
Alcuni segnali chiari di questo atteggiamento sono stati evidenziati anche recentemente nel caso della crisi in Honduras durante la quale il presidente deposto illegalmente, Manuel Zelaya, s’è rifugiato proprio nell’ambasciata brasiliana, o anche nella gestione delle relazioni con i vicini del Mercosur (Mercado Comun del Sur, trattato di integrazione regionale firmato da Brasile, Argentina, Uruguay, Paraguay, Venezuela con Cile e Bolivia come membri associati) e del continente americano, oltre che con gli USA, principale potenza antagonista del nord. Il tutto viene sigillato dalla scoperta di nuovi giacimenti petroliferi in acque territoriali brasiliane e dall’indipendenza energetica già da tempo raggiunta dal paese che a novembre appariva sulla copertina della rivista The Economist con il titolo “Brasil takes off”, cioè il Brasile decolla (ma questi sono solo alcuni elementi, non voglio e non potrei esaurire qui la storia delle relazioni internazionali o dello sviluppo economico brasiliano!). banderabrasil.jpg
Il peso del Brasile e dell’Amazzonia a Copenaghen si è fatto sentire pesantemente nonostante gli accordi siano stati giudicati insoddisfacenti da molti gruppi di attivisti e dalle nazioni dell’ALBA (Alternativa Bolivariana per le Americhe, capeggiata dal Venezuela di Hugo Chavez) e quindi Lula potrá accumulare maggiori consensi interni col discorso e la pratica “nazionalista” oltre al fatto che, in genere, alcuni partiti a lui vicini potrebbero sostenerlo in caso venga formalmente “responsabilizzato” (si parla di vero e proprio “impeachment”) di una presa di posizione contraria a quella della Corte. Secondo alcune voci critiche la politica del governo e in particolare quella del presidente del Brasile in questo caso non sorprendono in quanto lo si accusa, con argomenti piuttosto tendenziosi a dir la verità, di oscillare tra la sua “vecchia ideologia marxista” e un falso realismo ed anche di avere ammesso nelle proprie file degli ex simpatizzanti della guerriglia brasiliana degli anni settanta: con queste affermazioni ci si dimentica comunque il contesto della spietata dittatura militare instaurata in Brasile dopo il 1964 e della rispettiva resistenza armata…
Resta aperta la questione circa quali probemi interni tra il presidente e la Corte possano scoppiare se le dichiarazioni di Lula dovessero portare l’anno prossimo a delle azioni concrete o a un conflitto istituzionale serio; e se esistano oltre ai motivi personali o ideologici delle rendite elettorali che possono ottenere Lula, i partiti della coalizione e il successore di Lula, ormai a fine mandato, dalla contrapposizione con la Corte e dalle rivendicazioni sulla sovranità e il “bene per il paese” fatte dal presidente il quale è già stato avvertito del fatto che le responsabilita’ delle decisione ricadranno su di lui e che potrebbero esserci quindi implicazioni giuridiche. La velata minaccia della Corte sembra anche richiamare le implicazioni internazionali della vicenda dato che il Brasile resta ancora in attesa del famoso “posto fisso” nel Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite che potrebbe essere eventualmente pregiudicato dall’opposizione dell’Italia e di altri paesi in seguito alla presunta violazione delle norme stabilite dall’organo stesso in tema di “terrorismo”. Per ora mi fermo qui e aspetto notizie.
Una lunga serie di approfondimenti storici e critici sul caso: http://www.carmillaonline.com/archives/cat_il_caso_battisti.html e per la vertente brasiliana http://www.bbc.co.uk/mundo/america_latina/2009/11/091118_1906_battisti_brasil_jg.shtml

 

Brasile: l’opinione di Lula sul caso Battisti

Il 22 dicembre (martedì scorso) il presidente brasiliano Luiz Inacio Lula da Silva ha rilasciato una dichiarazione sull’estradizione di Cesare Battisti, condannato in Italia per 4 omicidi e rifugiato politico in Brasile dopo la sua fuga dalla Francia nel 2004, affermando “decido io, non mi importa delle decisioni del Supremo Tribunal Federal. Adesso la palla è sul mio campo, e sono io a decidere come calciare” secondo quanto ha pubblicato il Giornale e alcune testate brasiliane come  che appunto riportano che “la settimana scorsa, la Corte suprema brasiliana aveva vincolato la decisione di Lula sull’estradizione in Italia dell’ex “terrorista rosso” al rispetto delle norme del trattato di estradizione in vigore tra i due Paesi, che in pratica non lascerebbe molto margine di manovra al presidente brasiliano per giustificare l’eventuale l’eventuale asilo politico”. Una lunga serie di approfondimenti critici sul caso: http://www.carmillaonline.com/archives/cat_il_caso_battisti.html e la vertente brasiliana http://www.bbc.co.uk/mundo/america_latina/2009/11/091118_1906_battisti_brasil_jg.shtml

Anche se fino ad oggi il mandatario brasiliano non si era espresso sul caso di Cesare Battisti, dato che si è in attesa del testo integrale delle decisioni della Corte che verrà comunicato in gennaio, si possono cominciare forse a delucidare alcuni fattori determinanti della sua decisione che vanno oltre la posizione sua personale e quella del suo partito politico di riferimento, il Partito del Trabajo.

In Brasile così come in altri paesi dell’America Latina è molto forte e sentito da sinistra a destra, anche se con toni e strumentalizzazioni differenti, il discorso della sovranitá nazionale e l’idea di una politica di potenza passa anche da queste rivendicazioni, reali o retoriche che siano. Esistono trattati e accordi internazionali, esistono delle regole e la diplomazia, però esistono anche le facoltà sovrane e le decisioni unilaterali che alcune figure politiche e alcuni paesi da sempre esercitano, dosano, sfoderano e impongono a seconda dei casi, dei rapporti di potere in gioco e delle cirtcostanze interne ed internazionali.

Alcuni segnali chiari di questo atteggiamento sono stati evidenziati anche recentemente nel caso della crisi in Honduras durante la quale il presidente deposto illegalmente, Manuel Zelaya, s’è rifugiato nell’ambasciata brasiliana, o annche nella gestione delle relazioni con i vicini del Mercosur e del continente americano, oltre che con gli USA, potenza antagonista del nord…Il tutto viene sigillato dalla scoperta di nuovi giacimenti petroliferi in acque territoriali brasiliane e dall’indipendenza energetica gia’ raggiunta dal paese che a novembre appariva sulla copertina della rivista The Economist con il titolo “Brasil takes off”, cioè il Brasile decolla (ma questi sono solo alcuni elementi, non voglio e non potrei esaurire qui la storia delle relazioni internazionali o dello sviluppo economico brasiliano!).

Il peso del Brasile e dell’Amazzonia a Copenaghen si è fatto sentire e quindi Lula potrá accumulare piu’ consensi col discorso e la pratica “nazionalista” oltre al fatto che, in genere, alcuni partiti a lui vicini potrebbero sostenerlo in caso venga formalmente “responsabilizzato” di una presa di posizione contraria a quella della Corte. Secondo alcune voci critiche la politica del governo e in particolare del presidente del Brasile in questo caso non sorprendono in quanto lo si accusa, con argomenti piuttosto tendenziosi a dir la verità, di oscillare tra la sua “vecchia ideologia marxista” e un falso realismo ed anche di avere ammesso nelle proprie file degli ex simpatizzanti della guerriglia brasiliana degli anni settanta: con queste affermazioni ci si dimentica comunque il contesto della spietata dittatura militare instaurata in Brasile dopo il 1964 e della rispettiva resistenza armata…

Resta aperta la questione circa quali probemi interni tra il presidente e la Corte possano scoppiare se le dichiarazioni di Lula dovessero portare l’anno prossimo a delle azioni concrete o a un conflitto istituzionale serio; e se esistano oltre ai motivi personali o ideologici delle rendite elettorali che possono ottenere Lula, i partiti della coalizione e il successore di Lula dalla contrapposizione con la Corte e dalle rivendicazioni sulla sovranità e il “bene per il paese” fatte dal presidente il quale è già stato avvertito del fatto che le responsabilita’ delle decisione ricadranno su di lui e che potrebbero esserci quindi implicazioni giuridiche. La velata minaccia della Corte sembra anche richiamare le implicazioni internazionali della vicenda dato che il Brasile resta ancora in attesa del famoso “posto fisso” nel Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite che potrebbe essere eventualmente pregiudicato dall’opposizione dell’Italia e di altri paesi in seguito alla presunta violazione delle norme stabilite dall’organo stesso in tema di “terrorismo”. Per ora mi fermo qui e aspetto notizie.