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La legge sull’aborto in Argentina: perché festeggiare la sconfitta

foto argentina 6di Susanna de Guio

foto del collettivo Antena Negra Tv

Un misto tra rabbia e tristezza è ciò che ci resta in bocca al temine del voto del Senato argentino contro la legalizzazione dell’aborto. 38 voti contrari e 31 favorevoli, una assente e due astenuti, è tutto. Sono passate le due di notte e siamo in piazza dal mattino, al freddo invernale si è sommata la pioggia, che è scesa costante tutto il pomeriggio, come una maledizione.

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L’anno di Mújica e dell’Uruguay

mujica rojo

Il presidente dell’Uruguay, l’ex guerrigliero José “Pepe” Mújica, vive in una fattoria alla periferia della capitale Montevideo con sua moglie, la senatrice Lucía Topolansky, guida un vecchio maggiolino e si dichiara vegetariano sfegatato. Salvo un paio di poliziotti di guardia all’entrata, cosa peraltro molto comune quasi ovunque nelle città latinoamericane, non si serve di particolari protezioni o scorte e conduce una vita umile e dignitosa, senza eccessi né lussi. Mújica dà in beneficienza il 90% del suo stipendio di 12mila dollari al mese, un gesto piccolo rispetto ai costi generali della politica o al bilancio statale, ma di certo molto significativo e simbolico, soprattutto in una regione come il Sud America  che è al primo posto per le disuguaglianze nella distribuzione del reddito, cioè per la breccia tra ricchi e poveri. Per lui questo è un modo di “restare libero” e non un escamotage per creare un “personaggio” e ottenere riconoscimenti. Infatti, Mújica non ama essere chiamato “il presidente più povero del mondo”, un titolo affibbiatogli dalla stampa internazionale negli ultimi anni.

“Non sono povero, ma poveri sono quelli che hanno bisogno di molto per vivere, quelli sono i veri poveri”, replica il presidente parafrasando Seneca. Molti reportage e interviste tendono a esaltare il suo stile austero e sobrio, la sua vena contadina e la sua vita da persona “normale”, in controtendenza con una politica insultante e sempre più distante dalla gente in tutto il mondo. Tutto vero, ma si parla poco della sua storia politica e combattente, delle prigionie e delle sofferenze e dei successi ottenuti dopo la fine della dittatura che durò dal 1971 al 1984. Quegli anni Pepe li passò prevalentemente in carcere. Fu arrestato quattro volte in quanto membro del Movimiento de Liberación Nacional-Tupamaros e l’ultima prigionia durò 13 anni, per cui fu liberato solo nel 1985 e si reintegrò alla vita politica dopo l’approvazione delle leggi di amnistia e il ritorno a un regime democratico.

Nel 1989 i Tupamaros entrarono a far parte della coalizione di partiti del Frente Amplio, al governo dal 2004, e si trasformarono nella sua anima maggioritaria e progressista con la fondazione dell’MPP, il Movimiento de Participación Popular. Pepe fu eletto deputato nel 1994 e poi senatore cinque anni dopo. Durante la presidenza del medico Tabaré Vázquez (2004-2009) Mújica diventa ministro dell’agricoltura, l’allevamento e la pesca ed entra quindi nel primo governo del Frente Amplio. Questa forza politica è nata nel 1971, ma è stata proscritta e i suoi esponenti perseguitati durante la dittatura. Ad oggi ne fanno parte numerosi partiti, ben sedici liste, in rappresentanza delle principali anime della sinistra ma anche di alcune forze d’ispirazione democristiana e di tradizione liberale.

Coerentemente col suo passato e il suo presente Mújica ha formulato discorsi energici e decisi nei summit internazionali contro il consumismo e il modello di sviluppo capitalista, con le sue espressioni ed eccessi degenerati e aberranti, e a favore dell’integrazione latino-americana e di una rivoluzione culturale ed educativa profonda: “Il mondo è prigioniero oggi della cultura della società dei consumi e ciò che sta consumando è la vita umana, in quantità tremende” per cui la gente ormai “non compra con i soldi, ma con il tempo che ha dovuto spendere per avere quei soldi. Non si può sprecare, quel tempo, va lasciato del tempo alla vita”. Di seguito incorporo un video, sottotitolato all’italiano da Clara Ferri, col discorso tenuto dal presidente uruguaiano alla conferenza della CELAC (Comunità degli Stati Latinoamericani e dei Caraibi) del 26-27 gennaio 2013.

Il 22 marzo 2012 il presidente ha letto un discorso in cui lo stato uruguaiano riconosceva pubblicamente la sua responsabilità nelle violazioni ai diritti umani durante la dittatura. In più occasioni Mújica, insieme a una parte della sua coalizione, ha promosso attivamente sia la revisione che la cancellazione della Ley de Caducidad, la legge che nel 1986 concesse l’amnistia ai repressori del regime dittatoriale, ma le misure adottate dal parlamento hanno subito in varie occasioni la bocciatura da parte della Corte Suprema (Costituzionale) che ne ha annullato gli effetti. Quindi la questione resta ancora in sospeso e, nonostante l’appoggio di Onu e Corte Interamericana dei Diritti Umani, sembra difficile che Mújica e la sua maggioranza, divisa su questo punto, riescano a trovare una soluzione e far riaprire i processi proprio a pochi mesi dalle prossime elezioni presidenziali.

Andando oltre i discorsi e le dichiarazioni, la novità rappresentata dall’esperienza dei governi del Frente Amplio e specialmente di José Mújica risiede nei fatti concreti, nella politica sociale ed economica, rivolte verso i più poveri, e nelle misure coraggiose approvate negli ultimi anni che stanno cambiando il volto del paese sudamericano e ravvivando le speranze dell’ondata progressista in America Latina.

Sicuramente i provvedimenti più trascendenti, che sono stati anche al centro delle cronache e delle inevitabili polemiche internazionali, sono quelli dell’anno che s’è appena concluso e che riguardano i matrimoni tra persone dello stesso sesso e la legalizzazione della marijuana.

Nello scorso mese di dicembre è stata promulgata la legge che legalizza e regola la produzione, il consumo e la vendita di marijuana nel paese, primo e unico caso in America Latina. Il consumo era già permesso, anche in luogo pubblico, ma restavano dei vuoti per le altre attività che da quest’anno saranno sotto il controllo statale. L’Uruguay è il primo paese al mondo a mettere sotto il controllo dello stato tutti gli aspetti legati alla vendita e produzione di cannabis e dei suoi derivati attraverso la creazione di un Istituto per la Regolazione e il Controllo della Cannabis dipendente dal Ministero della Salute. Potranno comprarla in farmacie autorizzate gli uruguaiani e gli stranieri residenti maggiori di 18 anni, ma potranno anche coltivarla privatamente (al massimo sei piante e 480 grammi di raccolto all’anno) o in club speciali riservati agli iscritti con un minimo di 15 soci e un massimo di 45.

Si potranno portare con sé o acquistare al massimo 40 grammi al mese. Il prezzo non è ancora stato definito, ma si pensa per esempio a una media di un dollaro al grammo per poter competere con l’attuale mercato illegale. Le persone che la coltivano in casa e i grossi produttori legali del mercato nazionale dovranno ricevere una licenza statale ed essere registrati. Chiaramente i coltivatori uruguaiani potranno esportare semi e piante nei paesi in cui l’uso medicinale o ricreativo della marijuana è permesso, per esempio negli stati nordamericani di Washington e del Colorado dove dal 1 gennaio è permesso il consumo.

Mujica bochoIl governo farà dei piani di prevenzione e sensibilizzazione ed è stata vietata la pubblicità della marijuana, come succede già con il tabacco in numerosi paesi. Sebbene l’Uruguay non sia uno dei paesi più colpiti dalla violenza della “guerra alla droga”, promossa ipocritamente di paesi proibizionisti come gli Usa e adottata massicciamente come politica di sicurezza nazionale, per esempio, dal Messico e dalla Colombia, la presenza del narcotraffico costituisce un problema grave, considerando anche che i paesi del Corno Sud sono tra i principali punti di transito e d’imbarco della coca diretta in Europa via Africa e Suez.

Una soluzione pragmatica e alternativa, seppur sperimentale, come ha ribadito lo stesso Mújica, rispetto alle fallimentari ingerenze statunitensi nella regione e alle politiche nazionali repressive e militari, corresponsabili di centinaia di migliaia di morti in America Latina, viene quindi da un piccolo paese che ha saputo sfidare l’opposizione interna delle destre e quella della comunità internazionale, in particolare dell’Onu e del suo Ufficio su droga e crimine, l’Unodc, secondo cui si starebbe violando la Convenzione sugli Stupefacenti del 1961.

E anche gli Usa hanno intimato il rispetto della Convenzione e degli impegni internazionali mentre al loro interno i cittadini di due stati hanno scelto di legalizzare l’uso ricreativo della marijuana, sancendo una svolta storica a livello culturale e di politiche pubbliche. Ma l’Uruguay va avanti e se l’esperimento avrà successo (o comunque sia, in realtà), avrà molto da insegnare al continente e al mondo e propizierà il ripensamento dei dogmi sul traffico e il consumo di stupefacenti che risalgono alla metà del secolo scorso e che hanno permesso soprattutto agli Stati Uniti, mossi dalla politica della guerra alla droga, di giustificare il loro enorme potere d’ingerenza negli affari continentali.

Sempre nel 2013 è stata promulgata anche la Legge del Matrimonio Egualitario per cui le coppie di persone dello stesso sesso potranno sposarsi ed è prevista “l’unione di due contraenti, qualunque sia la loro identità di genere o orientamento sessuale, negli stessi termini, con gli stessi effetti e forme di scioglimento che stabilisce il Codice Civile”, recita il testo della norma. S’è anche deciso che il cognome dei figli delle coppie omosessuali sarà stabilito da un accordo tra i due coniugi o da un sorteggio in mancanza di un accordo. Inoltre è stato fissato il diritto dei figli a riconoscere il loro padre biologico nel caso in cui la madre, sposata con un’altra donna, lo abbia concepito con un uomo e non in vitro.

L’Uruguay nel 2012 è diventato il primo paese sudamericano a permettere una depenalizzazione ampia dell’aborto, ora permesso nelle prime 12 settimane di gestazione dalla nuova Legge sul’Interruzione Volontaria della Gravidanza. In America Latina esistono norme simili solamente a Cuba, a Città del Messico, nella Guyana e a Porto Rico. Mújica spiegò in quell’occasione che depenalizzare “sembra molto più intelligente che proibire”, infatti, se “lasciamo sole le donne, se non ce ne curiamo e non diamo loro sostegno, la cosa va male”.

Vista la spiccata vocazione rurale, forestale e turistica dell’Uruguay, con l’84,6% del territorio dedicato all’agricoltura (primo posto al mondo) e la storica importanza dell’allevamento, anche in seguito all’incremento esponenziale negli ultimi anni del valore della terra, la stessa è considerata come un elemento strategico fondamentale per cui il governo Mújica ha proposto una legge che limita l’acquisto di terre da parte di imprese o gruppi in cui vi sia la partecipazione di un paese straniero come socio investitore. L’obiettivo è salvaguardare la sovranità alimentare e delle risorse naturali del paese, in controtendenza con quanto accade in altre realtà come l’Italia e il Messico, dove la svendita di spiagge e terreni o del patrimonio artistico e immobiliare si è trasformata in una soluzione facile per i problemi di bilancio o per ottenere l’approvazione di agenzie di rating, troike e business community internazionale. Il problema è che i conti si risanano per un anno o due, gli interessi sul debito si ripagano per un po’, però il patrimonio che viene alienato, invece di essere reso produttivo e valorizzato, è perso per sempre.

Nel 2012 è stata approvata la legge sulla donazione degli organi, pensata per ridurre in breve tempo la lunga lista d’attesa di pazienti in attesa di trapianti, stabilisce che ciascuno dei tre milioni e 400mila uruguaiani diventa un potenziale donatore di organi dopo il decesso, a meno che esplicitamente non decida il contrario e, nel caso dei minorenni, ci vuole il consenso del rappresentante legale.

Alle elezioni presidenziali e parlamentarie dell’ottobre di quest’anno il candidato del Frente Amplio sarà l’ex presidente Tabaré Vázquez che, dopo un quinquennio di pausa, ha annunciato recentemente la sua ridiscesa in campo. Più moderato rispetto a Mújica, che non può candidarsi a un secondo mandato per proibizione espressa della costituzione, e legato all’FMI, in quanto parte del Gruppo di Consulenti Regionale del Fondo per l’emisfero occidentale, il sessantanovenne Vazquez e il Frente sono in testa nei sondaggi. Nel 2008 Vázquez aveva mostrato il suo lato conservatore bloccando la legge sull’interruzione volontaria della gravidanza, anche se dal punto di vista economico nel 2007 aveva implementato una riforma fiscale progressiva che ha prodotto una diminuzione della povertà e delle disuguaglianze.

Inoltre, nonostante le misure “eterodosse” rispetto al dogma neoliberista, i governi del Frente hanno ottenuto buoni risultati economici con il PIL in crescita del 126% dal 2000 al 2011 (anche se una parte di questa crescita ricade negli anni del governo precedente) e del 5,7% e 3,8% nel 2011 e 2012. La riduzione della povertà è stata impressionante, dal 40% della popolazione nel 2005 al 12,5% nel 2012. La povertà estrema o indigenza è stata quasi azzerata. Statistiche a parte, non sembra comunque che ci siano intenzioni da parte del Frente e del suo candidato di fare marcia indietro sulle conquiste sociali dell’amministrazione Mújica, ma il loro destino evidentemente dipenderà anche dalla difesa che ne faranno la società e i movimenti oltre che dai risultati elettorali.

Emir Kusturica si appresta a girare un documentario sulla vita di Pepe Mújica. Mentre aspettiamo l’uscita del film, resta meno di un anno di governo al presidente guerrigliero per consolidare l’opera riformatrice che ha messo l’Uruguay al centro del mondo e ne ha fatto uno dei punti di riferimento in America Latina. Con l’augurio che anche i prossimi continuino ad essere gli anni di Mújica e dell’Uruguay. Fabrizio Lorusso da Carmilla

LINK

Intervista a Monica Xavier, presidentessa del Frente Amplio  QUI

Video sottotitolati all’italiano:

– Discorso di Mújica al vertice Rio+20

– Essere di sinistra secondo Mújica

L’Uruguay del Frente Amplio avanza: aborto, droghe, matrimoni gay

Presento questa intervista con Monica Xavier, dottoressa uruguaiana e senatrice del Partito Socialista che fa parte della coalizione delle sinistre Frente Amplio (Fronte Ampio). L’ho incontrata durante il convegno “Unità nella diversità” che ha riunito diverse realtà politiche dell’area progressista euro-latino-americana. L’incontro è stato organizzato dalla seconda forza politica messicana, il PRD (Partido Revolución Democrática), che aveva candidato per le elezioni presidenziali del primo luglio Andrés Manuel López Obrador. Obrador ha perso e ha denunciato, insieme al PRD, gli scandali della compravendita del voto e delle spese folli del principale rivale, cioè il “partito dinosauro” PRI (Partido Revolucionario Institucional), già al potere per 71 anni nel novecento.

Il PRI tornerà a governare il Messico il primo dicembre prossimo con il “presidente delle TV” Enrique Peña Nieto. Ma torniamo al Cono Sud. Monica Xavier è stata eletta quattro mesi e mezzo fa dai militanti del Fronte dell’Uruguay come quarta presidentessa nella storia della coalizione che governa il paese sudamericano dal 2005. Dopo la presidenza di Tabaré Vázquez, dal 2010 governa il paese l’ex guerrigliero José (Pepe) Mújica.

Ultimamente in Italia si parla, con un pizzico mediatico di tenerezza e folclore compiacente, solo della figura di Pepe Mújica perché è il “presidente più povero del mondo”, vista l’austerità e la semplicità della vita che conduce. Restano però in secondo piano i grossi progressi sociali ed economici che hanno portato l’Uruguay a riprendersi dalla peggiore crisi della sua storia e a rilanciare i temi socialicome il diritto di decisione delle donne sul proprio corpo, la legalizzazione delle droghe e il matrimonio tra persone dello stesso sesso.

Che significa oggi per te “unità nella diversità” parlando delle sinistre in Uruguay e America Latina?

Oggi e da quasi 42 anni significa Fronte Ampio in Uruguay. Questa è la nostra identità, l’unità nella diversità, e crediamo che sia un’esperienza che senza emettere ricette è buona per lo sviluppo di blocchi alternativi, popolari, con vocazione trasformatrice. Le destre hanno governato sempre nel nostro continente e, da alcuni anni a questa parte, ci sono opzioni progressiste di tipi diversi che sono arrivate al governo e hanno fatto governi di successo con percentuali molto importanti dei presidenti e delle presidentesse che li conducono, ma le strutture politiche non sono state all’altezza di queste sfide. Sono arrivate tardi e in certe occasioni s’è verificato il paradosso per cui con numeri straordinari di approvazione popolare ci sono presidenti che non finiscono il loro mandato o partiti che non hanno la capacità di essere riconfermati al governo.

Qual è il minimo comun denominatore tra le tante componenti del Fronte Amplio? I partiti e le anime politiche sono tante ed è difficile pensare a come mettersi d’accordo e questo è un problema in tutta l’America Latina.

L’unità è un principio, un principio così caro come lo è quello di essere coerenti con i valori della giustizia sociale, della libertà e dell’equità. Noi abbiamo un disegno organico in base a determinati compromessi fondazionali che hanno a che vedere con il rispetto delle singole componenti e una struttura comune normata da un regolamento che fu creata già nel 1971, quando il Fronte era in una fase di fondazione. Questo fa sì che l’unità d’azione sia la regola e per mantenere la libertà di azione esiste un meccanismo per consacrarla e non un’attitudine individuale che è considerata una indisciplina.

Qual è la chiave di questo? Non la pressione della disciplina di partito, ma la democrazia nel dibattito e nel processo decisionale ed è solo in questo modo che, a mio giudizio, chi è in minoranza sente che è stato parte di un dibattito e se forse alcuni dei suoi argomenti sono stati considerati nella decisione finale, può sentirsi parte della stessa in modo simile alle forze che congiunturalmente sono maggioritarie.

Quindi uno dei fondatori, il generale Liber Seregni che venne incarcerato durante la dittatura (1973-1984), era un uomo che fece della regola del consenso la regola fondamentale per prendere le decisioni. Poi nei periodi dei governi nazionali o regionali è successo che privilegiassimo un processo decisionale democratico d’accordo con le maggioranze qualificate che si formavano. Ma ora, anche se siamo al potere nel governo nazionale e in quattro regioni, stiamo tornando alla ricerca del consenso come formula quotidiana di funzionamento e, quando questo non si ottiene, si ricorre solo in quel caso alla maggioranza qualificata.

Ci sono frizioni con i settori cattolici? Come conciliate certe ispirazioni religiose con la filosofia del Fronte?

In primo luogo, dobbiamo chiarire nettamente che dal 1917 ad oggi lo stato uruguaiano è separato dalla religione, è uno stato laico. Senza dubbio la laicità di questi tempi acquisisce un significato maggiore rispetto all’allontanamento di ciò che è “religioso”. La laicità in questo momento credo che prenda il valore del riconoscimento della diversità delle società e dell’importanza di preservarla per avere società attive e feconde.

Allora abbiamo alcune tematiche che implicano questioni di coscienza. Per esempio, recentemente abbiamo fatto una leggesulla depenalizzazione dell’aborto che ha fatto sì che non sia punibile, che non si applichi il codice penale nelle prime 12 settimane di gestazione e si verificano determinate circostanze. E per esempio i settori che nel Fronte mantengono l’obiezione di coscienza su certi temi e sono magari vicini alla democrazia cristiana oppure un individuo che a livello personale dichiara un’obiezione di coscienza non vengono obbligati a votare, però sì a lasciare il loro spazio decisionale per rendere percorribile la scelta presa dall’insieme dell’organizzazione.

Possiamo dire che in qualche modo non s’è prevista una protezione attiva dello stato rispetto alla libertà di decisione delle donne, però almeno c’è stato un accordo per non continuare a penalizzare le donne che esercitano questa libertà.

Esattamente. Io avevo posto la questione, ho scritto il progetto originale che in realtà consacrava il diritto all’autonomia della donna sul proprio corpo, ma questo non è stato un criterio che suscitasse una maggioranza necessaria per far approvare la legge e, invece, s’è approvata una legge che dice che non si applicherà il codice penale. E’ un progresso, ma io senza dubbio preferisco l’altro aspetto, più in un’ottica di diritti, però ho difeso e votato questo progetto e continuerò a farlo affinché venga applicato perché è già comunque un progresso importante nella vita delle donne che affrontano una situazione difficile come questa.


E sulla liberalizzazione o, diciamo, la regolazione delle droghe leggere, in particolare della marijuana, come state procedendo?

Ne stiamo parlando, c’è un dibattito importante nella società. In origine si è posta la questione del riconoscimento del diritto della persona che consuma a non venire spinta verso il mercato della clandestinità. Quindi originariamente a livello parlamentare si è cominciato a discutere della separazione tra il denaro e la droga e, pertanto, della possibilità di possedere un numero determinato dalla legge di piante per la coltivazione e il consumo personale e dell’intorno. Bisogna precisare anche l’Uruguay ha depenalizzato il consumo molti anni fa, però non la vendita né altri procedimenti che rendono accessibile la droga e quindi è una situazione un po’ paradossale.

Parliamo solo della marijuana?

Sì, esattamente. Solo quella. Il governo ha sentito la preoccupazione per il tema della sicurezza e per la diffusione della “pasta base”. Questa è un residuo della cocaina mischiato con molte sostanze che sono molto nocive per l’organismo umano, hanno una rapidissimo effetto eccitante e causano una depressione molto brusca. Crea un’altissima dipendenza, quindi va consumato compulsivamente. E’ stato dunque proposto un progetto che, al posto di separare il denaro dalla marijuana, separa i mercati delle droghe e separa la marijuana dal resto delle droghe.

L’obiettivo qui è anche quello di far finire il circuito della clandestinità, ma è una logica differente e queste due logiche si stanno cercando di combinare per generare un’alternativa che in qualche modo riesca ad ottenere entrambi gli obiettivi. Indubbiamente io sono madre e sono medico e sono d’accordo sul fatto che la penalizzazione ristretta non ha dato risultati né in Uruguay né nel mondo. Perciò bisogna trovare un’alternativa e queste due logiche sono percorsi da fare per trovare una norma legale. Però la mia prima espressione su questo pubblicamente è sempre che non c’è nulla di meglio della vita sana, con sport, con opzioni culturali e lavori, se si è in età di lavorare, e una vita con un’alimentazione salutare.

Beh, son d’accordo anch’io, però siccome la marijuana c’è e le droghe ci sono e si usano, meglio vedere che facciamo… Ma questo tema è già legge o ancora no?

Sì, certo. Il provvedimento è in fase di discussione parlamentare e quindi stiamo pensando seriamente a questa legge.

Invece, sul tema del riconoscimento delle coppie di fatto? Qui a Città del Messico esiste anche il matrimonio tra persone dello stesso sesso mentre nel resto del paese non si sono fatti passi avanti in questo senso.

Abbiamo una legge sulla convivenza, una “ley concubinaria” che riconosce diritti per le unioni di più di 5 anni con coppie dello stesso sesso o eterosessuali. Sono sicura che prima della fine di questa legislatura, il 15 febbraio 2015, faremo una legge sul matrimonio perché sia ugualitario. Mi pare che dei tre temi questo è quello che ha più accettazione nel sistema politico perché c’è una grande differenza tra il sistema politico e la società. Infatti, questa pratica e pertanto riconosce la necessità della legalizzazione dell’aborto in certe circostanze secondo percentuali maggioritarie sempre.

Però il sistema politico ha più resistenze che derivano sicuramente da pressioni di una chiesa cattolica che pesa. E pesa molto nonostante siamo in uno stato laico. Inoltre la chiesa fa delle minacce nei confronti di quelli che, come me, hanno una posizione libertaria in tutte le tematiche.

Torniamo all’America Latina e al mondo. Unità nella diversità. Tra Latinoamerica e Europa come stabilire relazioni e di che tipo?

Mi pare interessante la proposta riguardante il lancio di un’agenda euro-latino-americana soprattutto nei paesi che hanno una forte influenza in Latinoamerica come l’Italia e la Spagna. Infatti nel mio paese diciamo che noi discendiamo dalle navi dei vostri migranti, ma siamo anche in una fase di riconoscimento delle nostre ascendenze africane e indigene anche se queste ultime sono più in ritardo in questo riconoscimento.

Credo che ci sia una serie di punti in comune su cui riflettere senza l’ossessione di trovare formule magiche ma di trasportare esperienze che ci possano aiutare a comprendere alcune chiavi su come uscire da queste situazioni. Credo che, per esempio, se l’Uruguay ha sofferto la crisi più violenta della sua storia nel 2002 e oggi a tutti i livelli possiede valori superiori a quelli che aveva prima della crisi, è perché ne siamo usciti in chiave politica, con un approfondimento democratica, rappresentativa e partecipativa, e con inclusione sociale.

E’ un suggerimento per la crisi europea?

Beh, ci sono differenze. Infatti in Europa avete un sistema di protezione sociale che non è mai stato raggiunto in America Latina e, pertanto, dobbiamo vedere che senza dubbio in molte cose partiamo da livelli differenti. Poi ecco mi pare che queste chiavi che sembrano astratte e universali, ma che poi nella realtà operano in modo molto concreto, possono essere leve gestibili a livello internazionale.

Autore: https://twitter.com/FabrizioLorusso

Infine due video sottotitolati all’italiano da Clara Ferri: INTERVISTA  “Essere di sinistra secondo il presidente José Mújica” (Apri Link video).

E il discorso del presidente al vertice Rio+20 (apri link video)

DA: www.carmillaonline.com/

Aborto – Nuovo Video de “Le Arrabbiate”

La legge 194 sull’interruzione volontaria di gravidanza, risultato delle lotte del movimento femminista in Italia negli anni ’70 e di alcune forze politiche, è da sempre attaccata dalla Chiesa cattolica e severamente limitata dall’obiezione di coscienza del personale medico e infermieristico. Recentemente ci sono stati anche attacchi diretti da parte della classe politica al potere. Al di là di ogni considerazione etica che porta ogni donna a decidere se portare avanti o meno la gravidanza, la 194 ha indubbiamente permesso di ridurre drasticamente il numero di morti in aborti clandestini e, favorendo la contraccezione, quello delle stesse IVG . Difendiamo la 194! Segui su FaceBook LINK. E il blog LINK.

Sul tema un articolo su “Ruini il fondamentalista” a Che tempo che fa di Fazio: LINK

Penalizzazione dell’aborto in Messico

Proprio nella Giornata Internazionale per la Depenalizzazione dell’Aborto, il 28 settembre, la Corte Suprema messicana, il massimo tribunale del paese, ha annullato le speranze di milioni di attivisti e attiviste che da anni lottano per il riconoscimento dei diritti delle donne in America Latina. La Corte ha infatti sancito la costituzionalità della riforma che lo Stato della Bassa California aveva approvato per garantire il diritto alla vita a partire dal momento della concezione. In questo modo diventa un reato perseguibile penalmente qualunque tipo di interruzione della gravidanza e non importano le cause e le condizioni di ogni singolo caso.

Ci volevano 8 voti ma i giudici a favore dell’abrogazione della riforma erano solo 7. Amnisty International ha definito la decisione come un passo indietro per i diritti delle donne e delle ragazze in Messico. Ieri la Corte s’è espressa anche su un’analoga riforma approvata nello stato centrale del San Luis Potosí mantenendola in vigore: si apre quindi la porta a riforme simili che la Corte non potrà mai invalidare dato che non ha una maggioranza di membri a favore e quindi, stato per stato, si potrebbe arrivare alla penalizzazione dell’aborto in tutto il paese. Il voto decisivo è stato emesso dal giudice Jorge Mario Pardo che nel febbraio scorso era stato nominato  dal Presidente della Repubblica Felipe Calderón e sostenuto dal suo partito, il conservatore PAN (Partido Acción Nacional).

Ogni governo locale potrà stabilire con il placet della Corte quando si deve fissare l’inizio della vita e quando cominciano ad esistere i diritti costituzionali. Solo a Città del Messico è possibile praticare legalmente l’interruzione di gravidanza che è stata depenalizzata nell’aprile del 2007: la maggiore trasparenza e il diritto all’assistenza medica, seguiti alla legalizzazione, ha avvicinato la capitale del Messico ai tassi di mortalità (quasi nulli) dei paesi che hanno normato e permesso questa pratica.

Día Internacional para la Despenalización del Aborto

Visita: Link

Giornata Internazionale per la Depenalizzazione dell’Aborto, 28 settembre.

Día por la Despenalización del Aborto en América Latina y el Caribe

28 de septiembre
Día por la Despenalización del Aborto en América Latina y el Caribe

En México cada año se realizan de 850 mil a 2 millones de abortos clandestinos, de los cuales cerca de 1,500 tienen por consecuencia la muerte de la mujer. El aborto inseguro es la tercera causa de muerte materna y ocasiona 800 mil hospitalizaciones al año.

En estos últimos años, las autoridades federales y estatales han emprendido una verdadera cruzada contra las mujeres: han aprobado reformas a las Constituciones estatales que introducen la defensa del derecho a la vida “desde la concepción” y por ende prohíben el aborto bajo cualquier circunstancia (ni siquiera en los pocos casos en que estaba permitido: violación, grave malformación del feto y peligro de vida para la madre).

Sólo en el Estado de Guanajuato  más de 180 mujeres fueron encarceladas por aborto voluntario, por no hablar de algunas que lo fueron por aborto espontáneo y que acaban de salir, gracias a las reacciones y a las presiones nacionales e internacionales.

La penalización del aborto, lejos de reducir su incidencia, aumenta los riesgos físicos y penales para las mujeres.

El aborto es un problema de salud pública y de justicia social.

Por estas razones l@s invitamos para este martes 28 de septiembre a participar en la marcha por la despenalización del aborto en  América Latina y el Caribe, que saldrá a las 16:00 hrs. del Monumento a la Madre rumbo al Hemiciclo a Juárez.

Portemos una prenda morada
¡Por la despenalización del aborto en México!
¡Libertad inmediata e incondicional de las mujeres presas por abortar!
¡Cese a la criminalización de las mujeres!
¡Respeto al Estado laico!

Nosotr@s en Red
www.nosotrasenred.org

Convegno nazionale per il diritto a decidere delle donne in Messico

FORO NACIONAL POR EL DERECHO A DECIDIR DE LAS MUJERES – 5 Y 6 DE DICIEMBRE 2009

CIUDAD DE MEXICO – CONVOCATORIA

Las votaciones en los 17 congresos locales del país, estableciendo “el derecho a la vida desde la concepción” se inscriben en una estrategia para cancelar en el país entero la posibilidad de la despenalización del aborto. Estamos testificando el acuerdo político de los partidos Acción Nacional y Revolucionario Institucional, que contempla en algunos lugares, revertir el derecho de las mujeres a la interrupción del embarazo aún en caso de violación, lo cual significa un retroceso con respecto a la legislación anterior, aunado a la persecución y encarcelación de mujeres por haber ejercido su libertad a decidir. Todo ello configura un escenario de violencia y opresión contra las mujeres contrario al avance de nuestros derechos.

En todo el país, distintas organizaciones no gubernamentales, diputadas,  organizaciones, colectivos, redes, activistas feministas y de derechos humanos, han llevado a cabo acciones con el fin de parar esta ofensiva. Varias compañeras participantes de estas actividades, hemos llegado a la conclusión de que es necesario sumar esfuerzos para potenciar el impacto de las acciones que realizamos en lo local, estatal, y regional, es decir, nacionalmente.

Frente a  la magnitud de la ofensiva nos interesa reflexionar y analizar lo que está pasando, encontrarnos todas para este espacio de socialización. Conocer en voz de las protagonistas en la lucha local, estatal, regional y nacional: ¿Cuál es la situación que se enfrenta? ¿Cuáles las estrategias? ¿Cuáles las conclusiones? ¿Cuáles las propuestas para superar la fragmentación en la que estamos sumergidas?

Por lo que convocamos al:

FORO NACIONAL POR EL DERECHO A DECIDIR DE LAS MUJERES

Sábado, 5 de diciembre, de 9 a 19 horas

Domingo, 6 de diciembre de 9:30 a 14 horas

LUGAR: Auditorio principal del Sindicato de Telefonistas de la República Mexicana, Av. Villalongin # 50. Hay otra entrada por Río Neva #16. El STRM, está cerca del Monumento a la Madre y el cruce de Reforma con Insurgentes. Estación Reforma del Metro-bus. México, D.F.

EJE GENERAL DE TRABAJO: analizar y construir estrategias nacionales de lucha y coordinación sumando fuerzas y esfuerzos en la lucha por la despenalización del aborto y parar la persecución de las mujeres por ejercer su derecho a decidir.

UNITARIAMENTE

ORGANIZACIONES

Baja California Norte:  Alaide Foppa, A.C. ; Mujeres Unidas: OLympia de Gouges, A.C; Tod@s Ciudadan@s de Mexicali; Red Iberoamericana Pro Derechos Humanos A.C de Tijuana; Yeuani, A.C. Baja California Sur: Centro Mujeres, A.C.; Centro Cultural Esperanza Rodríguez, A.C. Colima: Centro  de Apoyo a la Mujer, A.C.; Grupo Ciudadano por la Vida de las Mujeres, A.C. Distrito Federal: Feministas Socialistas; Colectivo Feminista Socialista Rosa Chillante; APIS DF: Fundación para la Equidad A. C. ; Católicas por el Derecho a Decidir, A.C.; Centro de Estudios Interdisciplinarios de Género de la UACM, Constituyente Feminista; Círculo Autónomo Feminista; DIDAXIS, Proyectos y Comunicación, S.C; Diversidad, Equidad Social y Democracia; Fundación Arcoíris por el Respeto a la Diversidad Sexual; Grupo Derecho a Decidir; Grupo de Educación Popular con Mujeres, A.C. (GEM); Kinal Antzetik, A.C., Modemmujer Red de Comunicación Electrónica, A.C.; Mujeres en frecuencia, A.C.; MujeresNet.Info; Mujeres Trabajadoras Unidas, A.C. (MUTUAC); Producciones y Milagros Agrupación Feminista, A.C.; Red de Investigadoras por la Vida y la Libertad de las Mujeres, SPATIUM LIBERTAS, A.C.; UPREZ 5 de Julio. Estado de México: Colectivo Zotavento-Extremo Oriente, Grupo de Mujeres de Chalco; Asociación de Mujeres Mejorando el Orizonte Regional,  A.C. (AMMOR);

Guanajuato: Alianza Interestatal por el Derecho a Decidir de las Mexicanas (Guanajuato, Michoacán y Veracruz). Hidalgo: Constituyente Feminista de Hidalgo. Jalisco: Agenda Feminista de Jalisco; Comité de América Latina y el Caribe para la Defensa de los Derechos de la Mujer. (CLADEM-Jalisco). Michoacán: Diversa capítulo Michoacán; Grupo Universitario de Derechos Humanos; Educación y Capacitación para el Desarrollo Social NIPANI A.C. Morelos: Academia Morelense de Derechos Humanos, A.C.; Comisión Independiente de Derechos Humanos de Morelos; Comité de América Latina y el Caribe para la Defensa de los Derechos de la Mujer. (CLADEM-Morelos); Comunicación, Intercambio y Desarrollo Humano para América Latina A.C. (CIDHAL).

Nuevo León: Comunicación e Información de la Mujer en Nuevo León, A.C. (CIMAC); Género, Ética y Salud Sexual, A.C. Oaxaca: Colectivo Bolivariano de Oaxaca; Consorcio para el Diálogo Parlamentario y la Equidad Oaxaca, A.C.; Mujeres Unidas en torno al Género, la Equidad y la Reivindicación, MUGER, A.C.; Por Nuestros Derechos, Mujeres en Red-Oaxaca. Puebla: Observatorio de Violencia Social y de Género de la Sierra Norte de Puebla. Querétaro: AQUESEX, A.C.; Salud y Género, A.C. Quintana Roo: Servicio Educación Sexualidad y Salud, SEEDSSA, A.C.; Balance Promoción para el Desarrollo y Juventud, A.C. Veracruz: Articulación por el Derecho a Decidir de Veracruz; Colectivo Feminista de Xalapa, A.C.; EQUIFONIA, Colectivo por la Ciudadanía, Autonomía y Libertad de las Mujeres;  HACERES A.C. ;  XOCHIQUETZAL, AC. Yucatán: Centro de Apoyo Solidario, Documentación y Estudio A.C.; Centro de Promoción y Defensa de los Derechos Humanos Laborales, A.C. (CEPRODEHL); Por Nuestros Derechos… Mujeres en Red; Servicios Humanitarios en Salud Reproductiva, A.C.; Unidad de Atención Sicológica, Sexológica y Educativa para el Crecimiento Personal, A.C. (UNASSE).

Zacatecas: Mujeres Hispanas, A.C. (Capítulo Zacatecas).

A TITULO PERSONAL

Baja California Norte: Izhaleth Angulo Castañeda, Eva Ascencio Jaquez , Meritxell Calderón Vargas, Sarah Calderón Vargas, Aidé Grijalva, Elsa Jiménez Larios, Talia Jiménez , Kimi Mariano González, Laura Gutierrez L. , Martha Aurora Mejía, María del Carmen Rioseco.  Baja California Sur: Mónica Jasís Silberg, Alma Oceguera Rodríguez. Coahuila: Hortencia Hernández Méndez. Colima: Martha Flores Ochoa, Ma. De los Ángeles Márquez Gileta, Clementina Nava Pérez, Catalina Suárez Dávila. Estado de México: Mariana Domínguez Aguilar, Leticia Olvera Domínguez, Ivonne Vizcarra Bordi. Guanajuato: Verónica Cruz  Sánchez. Jalisco: Ángela García Reyes, Ma. Eugenia Hernández  Mercado, Ma. Guadalupe Ramos Ponce, Angélica Reveles, Luz Elena Rosas, Violeta Sánchez Luna. Michoacán: Anitzel Ramos Velázquez, Ireri María Marcos Bravo.

Morelos: Ma. Luisa Becerril Straffon, Patricia Bedolla, Sylvia Marcos, Luisa Rivera Izábal,

Nuevo León: Juana Ma. Nava Castillo,  María Aurora Mota, Juliana Quintanilla.

Oaxaca: Flor Ma. Cervantes, Ana Ma. Hernández Cárdenas , Patricia Jiménez Alvarado,   Iris Marcela López Díaz, Beatriz López Rosado. Puebla: Gabriela Cano Azcárraga.  Querétaro: Gisela Sánchez Díaz de León, Nadia Sierra. Quintana Roo: Vanesa González-Rizzo, Diana Ibarra Villarreal. Sonora: Leticia Burgos, Silvia Núñez, Patricia Barrón salido. Tabasco: Ma. Lourdes Ruiz Pavón. Tamaulipas: Teresa Cueva Luna, Cirila Quintero. Veracruz: Rossana Castellanos Oliveros, Montserrat Díaz, Araceli González Saavedra, Adriana Saavedra Hernández. Yucatán: Socorro Chablé, Bertha Elena Munguía, Sandra Peniche Quintal,  Adelaida Salas. Zacatecas: Griselda Carrillo, Jezabel Galván Ortega.

Distrito Federal:

Anaís Abreu, Alejandra Ancheita, Margarita Argott, Mayela Barbosa, Adina Barrera, Ruth Betancourt, Ingrid Elisheva Camarena, Gloria Careaga, Josefina Chávez, Elsa Castellanos L., Leonor Cortés, Heather Dashner, Fanny Dargence, Gabriela Dávila Madrid, Teresita De Barbieri, Andrea De La Barrera M., Gabriela Delgado Ballesteros, Mariana Domínguez Aguilar;  Rotmi Enciso, Julia Escalante De Haro,  Arcelia Flores Castro, Leticia García, Lourdes García, Muriel García, Isabel González, Rosa Ma. González Jiménez, Rogelia González Luis, Frida Hartz, Ana Ma. Hernández Cárdenas,  Ana Ma. Hernández López, Keren Apuk Hernández, Naomi Yoko Hernández, Susana Huerta, Aimé Jezabel, Marcela Lagarde,  Elsa Lever, Dulce Ma. López Vega, Sara Lovera, Esther Madrid B.,  Georgina Martínez, Alicia Mendoza, Rocío Mejía J., Patricia Mercado Castro. , Melisa Morán Esteva, Sandra Moreno, Martha Nava, Rosario Novoa, Leticia Olvera Domínguez, Guiet-Zuun Ortiz López, Rosario Ortiz, María Pantoja, Marielena Pedraza, Reyna Pérez Castillo, Ma. Guadalupe Pérez Guillén, Yolanda Pineda, Columba Quintero, Yolanda Ramírez León, Patricia Ravelo Blancas,  Paula Regueiro, Dunia Rodríguez, Alejandra Rivera Quintero, Alejandra Rojas Pérez, Sara Román Esquivel,  Axela Romero, Rosa Salazar,  Elena B. Salcedo Monroy, Ma. De los Ángeles Sánchez, Irma Saucedo, Esthela Suárez-Aguilar, Karime Suri Salvatierra, Martha Tagle, Elena Tapia Fonllem, Gloria Tello, Enoé Uranga Muñoz, Susana Vidales R., Carmen Vidaurri, Milisa Villaescusa V.,  Patricia Yllescas,  Gabriela Zanabria y Samantha Zaragoza

Por favor envíen sus correos a: feministassocialistas@yahoo.com.mx