Aborto sí, aborto no, eso lo decido yo: la manifestazione a Città del Messico

di Clara Ferri

Città del Messico. Lunedì 28 settembre, ore 16:00. Sfidando Tláloc, varie migliaia di persone, tra uomini, donne e transessuali di ogni età e strato sociale, si è concentrato nell’emblematica Piazza del Monumento alla Madre per dar vita ad un agguerrito ma non meno gioioso corteo in difesa del diritto delle donne di decidere liberamente sul proprio corpo e maternità.

Al grido di “Aborto legale, diritto fondamentale” e nell’ambito della Giornata Latinoamericana e Caraibica per la Legalizzazione dell’Aborto, sono sfilate le principali organizzazioni femministe che difendono i diritti e la salute sessuale e riproduttiva delle donne, insieme a liberi/e cittadini/e preooccupati/e per la recente ondata reazionaria di riforme costituzionali dei singoli stati (per l’esattezza, 16 su 32) che mirano a limitare ulteriormente la ristretta casistica in cui è legalmente consentita l’interruzione volontaria della gravidanza in Messico: violenza carnale, grave malformazione del feto e pericolo di vita per la gestante.

Il corteo si è snodato lungo la centralissima Avenida Paseo de la Reforma fino a giungere all’Emiciclo a Juárez, simbolo nazionale della difesa dello Stato laico. Su un carro trascinato a mano da un gruppo di “pecoroni” con il volto e il nome dei governatori degli stati “inquisitori”, venivano portate verso la prigione delle donne colpevoli di “aver deciso liberamente”. Seguiva l’immancabile e contagiosa batucada aperta da quattro trampoliere che si sono anche cimentate in un trascinante hip hop liberatorio. Non potevano mancare i principali attori politici (per lo meno, le loro silhouettes) che hanno permesso e propiziato le recenti riforme costituzionali statali: in primis, il presidente Felipe Calderón, ma anche Mario Fabio Beltrones e Beatriz Paredes del PRI, la leader vitalizia del sindicato dell’educazione Elba Esther Gordillo e il vero impulsore di queste riforme, l’oscurantista cardinale Norberto Rivera. L’evento si è concluso con una libera interpretazione in chiave legalizzatrice di I will survive di Gloria Gaynor.

Secondo il “Manifesto per il Diritto di Decidere e la Difesa dello Stato Laico” letto da una delle organizzatrici, la giornalista Denise Dresser, in Messico tra il 2002 e il 2006 l’80% delle donne incinte non voleva esserlo. Attualmente il 36,2% delle gravidanze non desiderate si verifica in ragazze d’età inferiore ai 20 anni e le complicazioni per gli aborti clandestini rappresentano la quinta causa di morte materna a livello nazionale. Pur avendo legislazioni tra le più restrittive nel mondo, l’America Latina e i Caraibi registrano 4,1 milioni di aborti insicuri all’anno.

Galleria di immagini: http://www.youtube.com/watch?v=KOIbsRzI1Tg

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