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Neoliberalismo de guerra en México @ZonaFrancaMx @Desinformémonos

neoliberalismo de guerra.jpgUna de dos. Neoliberalismo, política, militarización

En redes circula un texto interesante del colectivo Antónima. Educación alternativa y popular que vale la pena retomar en algunas partes. Dice: el mito del esfuerzo individual es una creencia generalizada y uno de los pilares de la ideología neoliberal. Siempre nos presentan historias de “éxito” en que algún individuo pobre logra un ascenso social o se vuelve millonario, pero en realidad eso ocurre con un porcentaje ínfimo de la población pobre.

Bueno. Pensar que la desigualdad deriva de que unos se esfuercen y otros no es un discurso ideológico según el cual todas las carencias de una personas dependen sólo de su acción individual. Las frases “es pobre porque es flojo” o “si quieres, puedes” son prejuicios comunes en el mito de la meritocracia.

El mito promueve el individualismo, rompe la solidaridad social y esconde que pobreza y desigualdad son fenómenos estructurales. Nos enseñan a ver al pobre como una excepción, distante de los demás.

Lo mismo ocurre con la violencia y la militarización, cuyas víctimas son presentadas como daños colaterales o hasta culpables por el gobierno y algunos comunicadores.

Se cree que “los malos se están matando entre ellos” para tener una falsa serenidad de que no nos va a pasar nada.

Pero así se esconde la dimensión política, las decisiones que están detrás de estas violencias, económicas y físicas, que tanto nos afectan.  Continua a leggere

#NiUnaMenos: dal #Nicaragua l’allarme contro il governo reazionario della dinastia #Ortega

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Di Matilde Sponzilli. “C’è una buona notizia, vuoi saperla? Hanno arrestato il figlio di M.”. Per un attimo mi si gela il sangue. Com’è possibile che questa sia una buona notizia, com’è possibile che una madre desideri  vedere il proprio figlio allontanato e incarcerato, perché? Eppure quello di M. è stato un atto di coraggio, M. a differenza di tante donne ha avuto il coraggio di denunciare la violenza domestica subita da parte del figlio. M. si è messa da sola contro tutti: il marito che non ne voleva saperne niente, perchè tanto “è tuo figlio e sono affari tuoi”; i vicini che hanno chiuso gli occhi; la polizia, che l’ha accusata di non essere una buona madre, l’ha sbeffeggiata e derisa senza prendere sul serio le sue richieste; la giustizia che si è fatta gioco di lei, donna analfabeta, spingendola in un turbinio burocratico durato mesi che sembrava non avere né capo né coda. M. è andata avanti a volte con determinazione, altre per puro spirito di sopravvivenza, ma alla fine ce l’ha fatta, dimostrando che una donna non è costretta ad accettare la violenza.  Continua a leggere

#Trailer + #Info Estado de Censura/Stato di Censura #Mexico #MexicoNosUrge d @article19org

Trailer  de”Estado de censura”, documental web sobre violencia contra la prensa en México

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El informe revela que cada 26.7 horas se agrede a un periodista en el país. Es decir, en la actual administración de Enrique Peña Nieto las agresiones contra la prensa casi se duplicaron, comparado con la de Felipe Calderón, en la que se agredía a un comunicador cada 48.1 horas.

A sólo dos años de haber iniciado el gobierno de Peña Nieto, 10 periodistas han sido asesinados en posible relación son su trabajo, y cuatro más han desaparecido. Sus crímenes permanecen impunes.

En “Estado de Censura”, ARTICLE 19 documentó 326 ataques contra periodistas y medios de información.  Las agresiones físicas o materiales (a medios de comunicación)  fueron las de mayor registro con el 43% del total de los casos; le siguen las intimidaciones con 16%, las detenciones arbitrarias con 14% y las amenazas con un 13%.

Del total de las agresiones registradas, 48% son responsabilidad de funcionarios, siendo así los principales atacantes de la prensa durante el 2014

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El Distrito Federal es donde más se agredió a la prensa, con 85 casos registrados. Le siguen Quintana Roo con 42 agresiones y Veracruz con 41.

ARTICLE 19 registró 59 agresiones por medio de plataformas digitales, y en específico, se registraron 12 ataques cibernéticos a medios de línea editorial crítica con el gobierno.

Las fallas en el sistema de justicia se mantiene, en especial cuando se trata de órganos estatales como la Fiscalía Especial para la Atención de Delitos cometidos en contra de la Libertad de Expresión (FEADLE), el Mecanismo de protección para personas defensoras de derechos humanos y periodistas de la Segob y la Comisión Nacional de Derechos Humanos (CNDH), que no sólo han sido ineficientes sino que  siguen el discurso oficial.

El Estado a través de sus acciones, ha llevado a la prensa y a los ciudadanos a autocensurarse y ha creado condiciones que vulneran el ejercicio de la libertad de expresión.

Leer informe / Leggi il rapporto qui –  aquí.   

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La lotta degli insegnanti in Messico: storia e motivi

MegaMarcha 4S Mex DF 249 (Medium)Gli insegnanti delle scuole pubbliche occupano le piazze e le strade del Messico contro le “riforme strutturali” del presidente Peña Nieto e continuano a dar battaglia: è una resistenza epica che viene da lontano. Il conflitto degli insegnanti con il governo e i parlamentari federali per la riforma educativa dura da alcuni mesi, ma nelle ultime due settimane ha raggiunto l’apice. Un presidio di insegnanti nel centro della capitale era presente già dall’8 maggio, ma pochi se n’erano accorti. Invece da agosto la CNTE, Coordinamento (Coordinadora in spagnolo) Nazionale dei Lavoratori dell’Educazione, è in sciopero indefinito e l’anno scolastico 2013-2014 non è ancora cominciato in migliaia di scuole. La combattiva Sección 22 di Oaxaca, forte di 74mila affiliati e già protagonista del conflitto del 2006, soffocato nel sangue dall’allora governatore dello stato di Oaxaca, Ulises Ruiz, rappresenta il gruppo più nutrito di professori in resistenza, ma i rinforzi questa volta sono arrivati da tutto il paese.

Il plantón

Dal 19 agosto il presidio dei maestri è diventato una tendopoli quindi l’attenzione mediatica s’è rivolta verso gli oltre 40mila occupanti, insegnanti di asili, scuole primarie e secondarie, che ormai vivono nella piazza principale del Messico. Ogni giorno realizzano atti di resistenza, bloccano le strade e l’aeroporto internazionale, chiudono le entrate dei palazzi del potere, fanno assemblee, sistemano le tende scardinate dai violenti acquazzoni di questa stagione piovosa e inclemente, e infine portano avanti le negoziazioni estenuanti con funzionari e parlamentari inviati dai partiti per fare melina. Le minacce avanzate da alcuni deputati della destra (PAN, Partido Accion nacional) di incarcerazione dei leader, che in realtà sono i “portavoce” del movimento, e di repressione violenta della protesta non hanno fatto desistere i docenti.

Ho provato a descrivere con una galleria fotografica (link qui), non solo con le parole, l’enorme tendopoli allestita dalla CNTE nella piazza centrale (lo zocalo) di Città del Messico. Nel plantón, il presidio-tendopoli, ore e ore di pioggia non spazzano via la speranza, anche se funzionano per scacciare i curiosi, i venditori ambulanti, in maggior parte commercianti della capitale, e le cattive notizie che arrivano dal Palazzo: nella notte dell’1S (primo settembre), con una sortita dei legislatori, è stata approvata dalla Camera dei deputati la Legge del Servizio Professionale Docente, oggetto delle negoziazioni tra i rappresentanti della CNTE, il governo e alcuni parlamentari. Uno sberleffo in piena regola.

Scene di vita e resistenza civile compongono un quadro di lotta metropolitana nella povertà e nella solidarietà, prestata da tanti abitanti della capitale e dalle famiglie dei maestri che da Oaxaca, dal Chiapas, dal Guerrero, dal Michoacan, dal Durango o dalla Bassa California, insomma da molto lontano, mandano viveri, sacchi a pelo, tende e vestiti, incoraggiamenti e affetto. Per i servizi igienici gli insorti si devono rivolgere ad alcuni abitanti della zona che prestano docce e bagni, a volte in cambio di piccole somme.

Nel pomeriggio del 31 agosto, quando sono stato per qualche ora in alcune tende del plantón, solo un gruppo ridotto di docenti, circa 10mila, si trovava a presidiare la zona visto che la maggior parte degli insorti era nelle rispettive comunità d’origine per il fine settimana. Mille insegnanti del Chiapas si sono integrati alla tendopoli in serata. Durante la settimana, anzi  già da domenica primo settembre in poi, sono state realizzate decine di manifestazioni.

MegaMarcha 4S Mex DF 472 (Medium)Ma che cos’è la CNTE?

C’è chi la vede come un vecchio rimasuglio di un mondo che fu, anacronistico e d’ostacolo per lo sviluppo e la “modernità” del paese, ma c’è chi la difende come ultimo baluardo contro il neoliberismo selvaggio, come un’organizzazione plurale e democratica a difesa dei veri interessi delle classi lavoratrici. Sicuro è che non va confusa con il SNTE, Sindacato Nazionale Lavoratori dell’Educazione, che è il sindacato ufficiale, allineato al governo.

Dall’aprile scorso la sua leader storica, Elba Esther Gordillo, è sotto processo per “uso di risorse dalla provenienza illecita” e attende la sentenza in prigione. E’ stata quindi sostituita da Juan Diaz, uomo fedele al presidente. La CNTE è un coordinamento, fondato nel 1979, che raccoglie gli insegnanti che hanno un pensiero critico nei riguardi del sindacato ufficiale. Questo è quasi un apparato paragovernativo del PRI (l’ex partito di regime tornato al potere nel 2012), mentre la CNTE si struttura come corrente democratica all’interno del SNTE e non è un sindacato a parte.

Fabrizio Mejía sulla rivista messicana Proceso del primo settembre spiega che “la CNTE è ciò che resta dei cosiddetti ‘coordinamenti di massa’, un tentativo di democratizzare i sindacati a partire dalle basi, in cui ogni sezione arriva ad accordi assembleari solo quando esiste un punto generale su cui si possono programmare azioni. Gli insegnanti, i lavoratori a cottimo ‘jornaleros’ e alcuni gruppi operai fecero parte, due decenni or sono, di questa dissidenza sindacale, ma oggi di tutto questo resta solo la CNTE”.

Attualmente la CNTE mantiene viva l’opposizione alla riforma educativa, che più che “educativa” pare una riforma (regressiva) del lavoro e dell’amministrazione, inviata al parlamento dal presidente Peña Nieto. Il Sindacato (SNTE) dorme. Anzi, fa spot a favore dell’iniziativa di Peña. La stragrande maggioranza dei mass media, TeleVisa e TV Azteca in testa, spara a zero sui maestri dissidenti, tacciandoli di “pigri e sovversivi” e mandando in onda programmi ridicoli atti a provocare ostilità da parte della popolazione della capitale, soprattutto della classe media imbambolata: interviste a conducenti incazzati per il traffico, bambini e genitori in lacrime perché la scuola non comincia, storie edificanti di maestri moderati e coraggiosi che sì “amano lavorare” e così via.

La riforma costituzionale

Dopo aver promosso la riforma degli articoli costituzionali riguardanti l’istruzione (il 3 e il 73) che è stata approvata dai tre partiti più grandi (PRD, PRI, PAN) nel febbraio scorso, il presidente ha spinto e ha ottenuto un’approvazione fast track delle leggi secondarie in parlamento. La riforma costituzionale di febbraio ha stabilito le basi per i cambiamenti nella carriera dei professori, nell’accesso a posti dirigenziali nella scuola e nel disegno e implementazione della politica educativa a livello primario e medio.

MegaMarcha 4S Mex DF 372 (Medium)Per esempio, è nato l’Istituto Nazionale per la Valutazione dell’Educazione e s’è stabilito che l’entrata nel “servizio docente” e la promozione a posti direttivi avverrà tramite valutazioni che garantiscano “l’idoneità delle conoscenze e delle capacità che corrispondono a ciascuna funzione”, e così gli stimoli e la permanenza in servizio dipenderanno dalla valutazione obbligatoria. Viene anche previsto, ed è un punto positivo, l’allargamento del tempo pieno, anche se buona parte delle strutture scolastiche attualmente non sono attrezzate a tal proposito. Molto polemica è stata l’approvazione di una specie di corresponsabilità gestionale ed economica per cui alunni, docenti e genitori, con il coordinamento della direzione, possono essere coinvolti (cioè dovrebbero in parte pagare di tasca propria) nel miglioramento delle infrastrutture, nell’acquisto dei materiali educativi e nella risoluzione di problemi operativi. Quindi le “quote volontarie” che versano per la scuola potrebbero diventare “obbligatorie”. Questi processi sono regolati dalle leggi secondarie che in questi giorni muovono la protesta nazionale.

Le leggi secondarie

A fine agosto quella sull’Istituto Nazionale per la Valutazione (INEE) e la Legge Generale sull’Educazione sono state approvate senza che l’opinione delle parti sociali e, soprattutto, degli insegnanti direttamente coinvolti nella riforma venisse presa in considerazione. In settembre è passata la terza legge, quella che tocca più da vicino la vita delle persone, dei maestri, e i diritti del lavoro acquisiti: la Legge sul Servizio Nazionale Docente.

In primavera mesi di dibattiti e convegni sul tema, in cui i docenti sono stati invitati a partecipare e hanno presentato le loro proposte dettagliatamente, non sono serviti a modificare la posizione dei parlamentari e del governo, per cui la CNTE ha provato a intavolare una discussione costruttiva, ma è stata scavalcata e beffata da false volontà di dialogo e prevaricazioni autoritarie. Dunque le ragioni delle manifestazioni sono molte e comprendono le richieste di migliori condizioni per le aule e i salari, oltre al nucleo costituito dalle tre leggi di riforma approvate frettolosamente.

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Settembre di piogge e manifestazioni: 1S e stato d’eccezione

Di nuovo come risposta all’indifferenza ufficiale, a Città del Messico il primo settembre c’è stata un’importante manifestazione di studenti, facoltà universitarie, organizzazioni sociali, parti del MoReNa (Mov. Rigenerazione Nazionale), semplici cittadini e alcuni gruppi anarchici contro la Riforma energetica e in sostegno degli insegnanti. Le iniziative in tutta la città e nel paese sono state tantissime. La manifestazione, nel primo pomeriggio, s’è unita a quella degli insegnanti della CNTE che si sono diretti a San Lazaro, sede della camera dei deputati messicana. Ci sono stati numerosi episodi di tensione, avvenuti durante la manifestazione e anche al termine della stessa, quando gli insegnanti, che formavano un cordone indipendente, stavano per ripiegare.

“L’imbottigliamento coatto” da parte della polizia puntava al controllo totale. L’effetto “collaterale” era quello di asfissiare e snervare, in particolare nei momenti in cui la doppia fila di granaderos in testa al corteo spezzava il ritmo della marcia e chiudeva i manifestanti, cosa che s’è ripetuta praticamente ad ogni curva. Nel contempo, gli scudi dei corpi antisommossa chiudevano la coda e i lati del corteo. E’ una modalità già sperimentata dal governo del presidente Peña Nieto e dai corpi di polizia della capitale a partire dalla giornata dell’1D, il primo dicembre 2012, in cui i poliziotti della capitale hanno serrato le file, chiuso ogni passaggio nel centro storico e infine hanno effettuato decine di arresti e pestaggi arbitrari. L’accerchiamento dell’intera massa popolare da parte della polizia (6mila elementi  in tenuta antisommossa) e l’enorme, sproporzionato, dispiegamento di forze rappresenta una strategia di contenimento che sfocia nella provocazione e nello stato d’eccezione.

MegaMarcha 4S Mex DF 091 (Medium)

La reazione della polizia dopo gli scontri s’è concentrata su “obiettivi casuali”, cioè persone individuate perché indossavano vestiti neri, o proprio senza criterio, che andavano fermate. Alla fine della giornata di protesta dell’1S ci sono stati sedici arresti di alcuni attivisti e giornalisti indipendenti. Nonostante la strategia intimidatoria, le manifestazioni vanno avanti e, va detto, per ora (per fortuna) non sono accaduti “incidenti” gravi né situazioni paragonabili a quelle vissute nel 2006 (terribili repressioni di Atenco eOaxaca in particolare), ma non si può ancora prevedere come evolveranno la protesta e le forze in campo.

In questo video (LINK): l’arresto arbitrario di un giornalista dell’agenzia messicana indipendente Subversiones che ha filmato la propria cattura (leggi l’appello qui: lo stato sta imponendo cauzioni enormi per il suo rilascio!). Si chiama Gustavo Ruiz e stava filmando una squadra di poliziotti che trascinavano su una camionetta alcuni giovani e, come si fa in questi casi per evitare abusi o addirittura sparizioni e sequestri ai danni dei detenuti, stava chiedendo agli studenti i loro nomi e la facoltà di appartenenza. Come se niente fosse, all’improvviso, si ritrova lui “dall’altra parte”, viene strattonato, la sua videocamera cade e fa in tempo a registrare le sue urla e il suo nome.

4 settembre – 4S

La strategia di contenimento minaccioso e militarizzato della protesta non è stata applicata alle manifestazioni, durate oltre 8 ore, del 4 settembre organizzate nella capitale e in 22 stati. Questa galleria fotografica (Link qui per lo slideshow e foto) della manifestazione della CNTE è del 4 settembre (4S): dalle 10 del mattino oltre 30.000 insegnanti hanno manifestato a Oaxaca e 40.000 in Chiapas mentre in 20.000 hanno camminato per 8 ore nelle strade della capitale messicana, dall’Auditorio Nacional al palazzo del Senato. Proprio questa ramo del parlamento il giorno prima aveva approvato la Riforma Educativa dopo che la camera l’aveva fatto la settimana prima.

La cosiddetta riforma educativa è in realtà una riforma del lavoro dei docenti e dell’amministrazione di stampo neoliberista ed è parte del piano di riforme strutturali (lavoro, fisco, energia, educazione, politica) che il governo di Peña intende portare a termine entro i prossimi quattro mesi. Il grande scoglio, cioè queste proteste dei “maestri dissidenti”, gli unici per ora che abbiano saputo articolare un’opposizione vera, è stato superato, per ora, grazie a un falso dialogo depistante con i maestri e a una serie di votazioni notturne e blindate alle camere. Infatti, i tre principali partiti (PRI, PAN, PRD) stanno approvando riforme legislative e costituzionali in fretta e furia, nell’ambito delle larghe intese alla messicana, cioè dall’accordo di governo chiamato “Patto per il Messico” e sottoscritto dai loro leader all’inizio del governo di Peña 9 mesi fa. La CNTE ha fornito la cifra di 700.000 insegnanti mobilitati per il 4S a livello nazionale.

Quali sono gli elementi controversi della riforma da poco approvata dalle camere?

024 (Medium)Ormai esaurite le discussioni e approvazioni in parlamento, la CNTE ha chiesto al presidente di bloccarla con un veto perché:

Si applica retroattivamente contro chi già lavora nel settore educativo pubblico prescolastico, primario e secondario, in contrasto con l’articolo 14 della Costituzione, e colpisce tutti i lavoratori dell’insegnamento a livello federale, statale e comunale derogando i diritti acquisiti. Infatti, le autorità educative possono annullare i diritti dei lavoratori senza necessità di un intervento giudiziario e con la riforma il “lavoratore” diventa “soggetto amministrativo”, in contrasto con l’articolo 123 costituzionale.

Quattro questioni importantissime come il reddito/salario, la promozione, il riconoscimento e la permanenza nel posto di lavoro sono ora condizioni amministrative e smettono di essere considerati diritti lavorativi.

Si dà piena facoltà al Ministro della Pubblica Istruzione federale e al ministero (SEP), quindi anche al presidente della repubblica, di scavalcare la sovranità dei singoli stati per autorizzare i principi riguardanti i quattro punti precedenti e ordinare ai governatori locali di seguirli. Il ministero potrà imporre linee generali per la prestazione del servizio di assistenza tecnica alla scuola a livello di istruzione primaria.

Viene creato l’Istituto Nazionale per la Valutazione dell’Educazione (INEE) che potrà imporre e autorizzare, anche sorpassando l’autorità degli stati, i lineamenti ad ogni tipo di autorità educativa e organi decentralizzati per la valutazione riguardante le 4 questioni citate. La SEP e l’INEE potranno interpretare unilateralmente la legge per effetti amministrativi e l’INEE imporrà i processi di valutazione.

Non si contempla la partecipazione sindacale ai processi di osservazione delle valutazioni e si annulla l’intervento di qualunque associazione dei docenti. Le 4 tematiche di cui sopra (salario, promozione, riconoscimento e permanenza nel posto di lavoro) non saranno oggetto delle “Condizioni Generali del Lavoro” e il Lavoro Docente sarà sostituito dal Servizio Professionale Docente che implica la rappresentazione dell’insegnante come soggetto amministrativo isolato di fronte allo stato.

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I tribunali del lavoro sono sostituiti da tribunali amministrativi in caso di conflitto nei punti specificati. Scompare il posto fisso e si crea la figura dei contratti “a tempo fisso” di natura temporanea e quella dei contratti “provvisori” per coprire un vuoto, cioè un posto non occupato per meno di sei mesi. I contratti a tempo fisso e le vecchie “plazas”, i posti fissi a tempo indeterminato, saranno subordinati alle condizioni di questa legge e saranno assegnati solo dopo 6 mesi di servizio senza nessuna “nota negativa”.

Il cosiddetto “processo di compattazione” prevede contratti ad ore e così permette di frazionare il pagamento del salario ai maestri. Scompare il diritto di inamovibilità dal posto di lavoro. Chi decide di accettare un impiego o un incarico (anche nel sindacato) che gli impedisca di svolgere la sua funzione docente, o quella di supervisione o direzione, dovrà “allontanarsi dal servizio” senza ricevere il salario.

S’instaura un procedimento autoritario che permette il licenziamento o allontanamento immediato dalle funzioni docenti (con riassegnazione ad altre funzioni) senza che vi sia la garanzia di ascolto e contraddittorio prevista dalla legge sul lavoro. Inoltre si stabilisce come causa di licenziamento senza alcuna responsabilità da parte delle autorità il rifiuto di partecipare ai processi di valutazione, senza considerare il livello accademico e di esperienza/anzianità.

Stessa modalità anche nel caso in cui il docente non partecipi ai programmi di regolarizzazione docente o non ottenga un risultato soddisfacente nel primo o nel secondo processo di valutazione e non s’incorpori al processo di regolarizzazione. Se, nonostante la partecipazione ai programmi formativi, il maestro non supera il terzo processo di valutazione, viene escluso dalla docenza e riassegnato ad altre mansioni. Queste decisioni si considerano unilaterali.

Si cancella il diritto al reinserimento nel posto di lavoro o di indennizzo, tramite il pagamento degli stipendi sospesi, in caso di licenziamento ingiustificato Si stabiliscono 8 causali ulteriori per la cancellazione degli effetti della nomina senza responsabilità alcuna dell’autorità e senza previa risoluzione del Tribunale Federale di Conciliazione e Arbitrato.

Infine è permessa la separazione dall’incarico quando il docente si assenta, senza una causa giustificata, per più di tre giorni consecutivi o tre non consecutivi in un periodi di 30 giorni: la separazione dal posto di lavoro è una decisione unilaterale e l’autorità che la applica è la stessa che decide circa la sua eventuale revisione, quindi è giudice e parte in causa. Dopo settimane di proteste il senato ha inserito una clausola all’ultimo momento, un semplice “contentino” per i maestri, che dice che il personale allontanato dal suo incarico per l’applicazione di questa legge potrà impugnare la decisione presso gli organi giurisdizionali competenti. Il quadro generale di precarietà del lavoro, però, non cambia.

176 (Medium)Cosa dice la CNTE?

La CNTE sostiene che l’entrata, la promozione e la permanenza dei docenti devono legarsi al diritto del lavoro e ai diritti sociali “senza banalizzare il processo etico e della pratica educativa” e in un manifesto d’opposizione alla riforma specifica alcuni punti fermi: la distinzione tra la CNTE e il sindacato SNTE di cui questa è parte ma come “corrente critica”, la difesa dell’istruzione pubblica e la sua trasformazione tramite una visione critica della realtà messicana, l’inutilità delle leggi in materia educativa per risolvere i veri problemi del paese come la disuguaglianza e la povertà, la costruzione di una controproposta è stata ignorata dalle autorità malgrado abbia visto la partecipazione di numerosi interlocutori, il riconoscimento dell’istruzione come un diritto sociale universale al di sopra di interessi privati, il rispetto dei diritti lavorativi, il compromesso con una formazione professionale docente iniziale e permanente che deve essere anche rispettato dal governo messicano, secondo le specificità di ogni regione del paese.

Sulla valutazione docente la CNTE ha proposto che 1) sia un processo formativo e qualitativo nelle sue tre modalità (autovalutazione, co-valutazione e valutazione dall’esterno, 2) rispetti la diversità culturale del Messico, basata su una pratica educativa integrale, che includa tutti gli attori educativi, 3) sia una valutazione intesa come mezzo e non come fine, che consideri le condizioni di vita dei bambini, dei giovani e degli adulti che formano l’universo degli studenti del paese, 4) che riconosca i bisogni di base della popolazione e 5) che migliori le condizioni dell’insegnamento e dell’apprendimento riconoscendo l’importanza dei loro contenuti universali.

Riguardo alla Legge Generale del Servizio Professionale Docente, la quale avrà effetto a partire dal 2015, la CNTE ribadisce il proprio impegno e compromesso con gli studenti e il popolo in generale per contribuire alla formazione di soggetti che sappiano reclamare per il rispetto alla propria forma di vita e sostiene che ha sempre rispettato le richieste e gli accordi pattuiti con il governo della repubblica attraverso il ministro degli interni. Infine, viene criticata la fretta con cui si vogliono legittimare leggi che non aiutano il miglioramento del processo educativo e lacerano il diritto sociale all’educazione. E di fatto camera e senato hanno approvato tutto (tre leggi secondarie) in un paio di settimane e hanno finto di negoziare con gli insegnanti che ora continuano ad occupare mezza città del Messico e minacciano di estendere la resistenza agli stati una volta che saranno tornati a casa.

Altro week end di fuoco

Marcha 1S Mex DF 032 (Medium)Sabato 7 è previsto il primo incontro nazionale degli insegnanti a Mexico City convocato dalla CNTE. Domenica 8 la CNTE, insieme ad altre organizzazioni sociali solidarie come gli studenti di YoSoy132 e Movimiento de los 400 pueblos di Veracruz, scenderanno in piazza per accompagnare l’evento dell’ex candidato presidenziale delle sinistre, Andrés Manuel López Obrador, e del suo Movimento di rigenerazione nazionale (MoReNa). Non si sa ancora se l’occupazione dello zocalo di Città del Messico continuerà, ma è sicuro che la CNTE non abbandonerà la sua resistenza civile pacifica, dichiarata dopo l’approvazione della legge al senato il 4 settembre, che potrebbe trasferirsi nei diversi stati della federazione ed essere condotta a livello locale: disobbedienza civile, negoziazione di alcune condizioni stato per stato, proteste locali, riapertura del dibattito sulle leggi approvate, conquista progressiva della maggioranza all’interno del sindacato nazionale, aumenti salariali e scioperi sono alcune possibilità.

Marcha 1S Mex DF 063 (Medium)La CNTE ha comunque chiesto a Peña Nieto di porre un veto presidenziale sulle leggi e di ridiscutere, nell’ambito di un gran dibattito nazionale, l’intero sistema educativo. Ciononostante è poco probabile che il presidente segua il suggerimento dei maestri su una riforma che lui stesso ha proposto al parlamento…

Sono a rischio anche le famose “Feste patrie” per la celebrazione dell’indipendenza del 15-16 settembre che si svolgono nelle piazze centrali, presso la sede del potere politico nazionale o locale, in cui il sindaco della città o il presidente tengono un discorso e gridano il patriotico “¡Viva México!” per ricordare il grido lanciato dal prete Miguel Hidalgo che diede inizio al processo d’indipendenza dalla Spagna nel 1810. Quindi forse quest’anno il “grido” non sarà solo quello del capo di stato o dei governatori, ma risuonerà pure quello degli esclusi, quello del lavoro degno, quello della resistenza pacifica che sfida chi ormai non grida più e s’accontenta delle promesse. Fabrizio Lorusso da Carmilla

L’Uruguay del Frente Amplio avanza: aborto, droghe, matrimoni gay

Presento questa intervista con Monica Xavier, dottoressa uruguaiana e senatrice del Partito Socialista che fa parte della coalizione delle sinistre Frente Amplio (Fronte Ampio). L’ho incontrata durante il convegno “Unità nella diversità” che ha riunito diverse realtà politiche dell’area progressista euro-latino-americana. L’incontro è stato organizzato dalla seconda forza politica messicana, il PRD (Partido Revolución Democrática), che aveva candidato per le elezioni presidenziali del primo luglio Andrés Manuel López Obrador. Obrador ha perso e ha denunciato, insieme al PRD, gli scandali della compravendita del voto e delle spese folli del principale rivale, cioè il “partito dinosauro” PRI (Partido Revolucionario Institucional), già al potere per 71 anni nel novecento.

Il PRI tornerà a governare il Messico il primo dicembre prossimo con il “presidente delle TV” Enrique Peña Nieto. Ma torniamo al Cono Sud. Monica Xavier è stata eletta quattro mesi e mezzo fa dai militanti del Fronte dell’Uruguay come quarta presidentessa nella storia della coalizione che governa il paese sudamericano dal 2005. Dopo la presidenza di Tabaré Vázquez, dal 2010 governa il paese l’ex guerrigliero José (Pepe) Mújica.

Ultimamente in Italia si parla, con un pizzico mediatico di tenerezza e folclore compiacente, solo della figura di Pepe Mújica perché è il “presidente più povero del mondo”, vista l’austerità e la semplicità della vita che conduce. Restano però in secondo piano i grossi progressi sociali ed economici che hanno portato l’Uruguay a riprendersi dalla peggiore crisi della sua storia e a rilanciare i temi socialicome il diritto di decisione delle donne sul proprio corpo, la legalizzazione delle droghe e il matrimonio tra persone dello stesso sesso.

Che significa oggi per te “unità nella diversità” parlando delle sinistre in Uruguay e America Latina?

Oggi e da quasi 42 anni significa Fronte Ampio in Uruguay. Questa è la nostra identità, l’unità nella diversità, e crediamo che sia un’esperienza che senza emettere ricette è buona per lo sviluppo di blocchi alternativi, popolari, con vocazione trasformatrice. Le destre hanno governato sempre nel nostro continente e, da alcuni anni a questa parte, ci sono opzioni progressiste di tipi diversi che sono arrivate al governo e hanno fatto governi di successo con percentuali molto importanti dei presidenti e delle presidentesse che li conducono, ma le strutture politiche non sono state all’altezza di queste sfide. Sono arrivate tardi e in certe occasioni s’è verificato il paradosso per cui con numeri straordinari di approvazione popolare ci sono presidenti che non finiscono il loro mandato o partiti che non hanno la capacità di essere riconfermati al governo.

Qual è il minimo comun denominatore tra le tante componenti del Fronte Amplio? I partiti e le anime politiche sono tante ed è difficile pensare a come mettersi d’accordo e questo è un problema in tutta l’America Latina.

L’unità è un principio, un principio così caro come lo è quello di essere coerenti con i valori della giustizia sociale, della libertà e dell’equità. Noi abbiamo un disegno organico in base a determinati compromessi fondazionali che hanno a che vedere con il rispetto delle singole componenti e una struttura comune normata da un regolamento che fu creata già nel 1971, quando il Fronte era in una fase di fondazione. Questo fa sì che l’unità d’azione sia la regola e per mantenere la libertà di azione esiste un meccanismo per consacrarla e non un’attitudine individuale che è considerata una indisciplina.

Qual è la chiave di questo? Non la pressione della disciplina di partito, ma la democrazia nel dibattito e nel processo decisionale ed è solo in questo modo che, a mio giudizio, chi è in minoranza sente che è stato parte di un dibattito e se forse alcuni dei suoi argomenti sono stati considerati nella decisione finale, può sentirsi parte della stessa in modo simile alle forze che congiunturalmente sono maggioritarie.

Quindi uno dei fondatori, il generale Liber Seregni che venne incarcerato durante la dittatura (1973-1984), era un uomo che fece della regola del consenso la regola fondamentale per prendere le decisioni. Poi nei periodi dei governi nazionali o regionali è successo che privilegiassimo un processo decisionale democratico d’accordo con le maggioranze qualificate che si formavano. Ma ora, anche se siamo al potere nel governo nazionale e in quattro regioni, stiamo tornando alla ricerca del consenso come formula quotidiana di funzionamento e, quando questo non si ottiene, si ricorre solo in quel caso alla maggioranza qualificata.

Ci sono frizioni con i settori cattolici? Come conciliate certe ispirazioni religiose con la filosofia del Fronte?

In primo luogo, dobbiamo chiarire nettamente che dal 1917 ad oggi lo stato uruguaiano è separato dalla religione, è uno stato laico. Senza dubbio la laicità di questi tempi acquisisce un significato maggiore rispetto all’allontanamento di ciò che è “religioso”. La laicità in questo momento credo che prenda il valore del riconoscimento della diversità delle società e dell’importanza di preservarla per avere società attive e feconde.

Allora abbiamo alcune tematiche che implicano questioni di coscienza. Per esempio, recentemente abbiamo fatto una leggesulla depenalizzazione dell’aborto che ha fatto sì che non sia punibile, che non si applichi il codice penale nelle prime 12 settimane di gestazione e si verificano determinate circostanze. E per esempio i settori che nel Fronte mantengono l’obiezione di coscienza su certi temi e sono magari vicini alla democrazia cristiana oppure un individuo che a livello personale dichiara un’obiezione di coscienza non vengono obbligati a votare, però sì a lasciare il loro spazio decisionale per rendere percorribile la scelta presa dall’insieme dell’organizzazione.

Possiamo dire che in qualche modo non s’è prevista una protezione attiva dello stato rispetto alla libertà di decisione delle donne, però almeno c’è stato un accordo per non continuare a penalizzare le donne che esercitano questa libertà.

Esattamente. Io avevo posto la questione, ho scritto il progetto originale che in realtà consacrava il diritto all’autonomia della donna sul proprio corpo, ma questo non è stato un criterio che suscitasse una maggioranza necessaria per far approvare la legge e, invece, s’è approvata una legge che dice che non si applicherà il codice penale. E’ un progresso, ma io senza dubbio preferisco l’altro aspetto, più in un’ottica di diritti, però ho difeso e votato questo progetto e continuerò a farlo affinché venga applicato perché è già comunque un progresso importante nella vita delle donne che affrontano una situazione difficile come questa.


E sulla liberalizzazione o, diciamo, la regolazione delle droghe leggere, in particolare della marijuana, come state procedendo?

Ne stiamo parlando, c’è un dibattito importante nella società. In origine si è posta la questione del riconoscimento del diritto della persona che consuma a non venire spinta verso il mercato della clandestinità. Quindi originariamente a livello parlamentare si è cominciato a discutere della separazione tra il denaro e la droga e, pertanto, della possibilità di possedere un numero determinato dalla legge di piante per la coltivazione e il consumo personale e dell’intorno. Bisogna precisare anche l’Uruguay ha depenalizzato il consumo molti anni fa, però non la vendita né altri procedimenti che rendono accessibile la droga e quindi è una situazione un po’ paradossale.

Parliamo solo della marijuana?

Sì, esattamente. Solo quella. Il governo ha sentito la preoccupazione per il tema della sicurezza e per la diffusione della “pasta base”. Questa è un residuo della cocaina mischiato con molte sostanze che sono molto nocive per l’organismo umano, hanno una rapidissimo effetto eccitante e causano una depressione molto brusca. Crea un’altissima dipendenza, quindi va consumato compulsivamente. E’ stato dunque proposto un progetto che, al posto di separare il denaro dalla marijuana, separa i mercati delle droghe e separa la marijuana dal resto delle droghe.

L’obiettivo qui è anche quello di far finire il circuito della clandestinità, ma è una logica differente e queste due logiche si stanno cercando di combinare per generare un’alternativa che in qualche modo riesca ad ottenere entrambi gli obiettivi. Indubbiamente io sono madre e sono medico e sono d’accordo sul fatto che la penalizzazione ristretta non ha dato risultati né in Uruguay né nel mondo. Perciò bisogna trovare un’alternativa e queste due logiche sono percorsi da fare per trovare una norma legale. Però la mia prima espressione su questo pubblicamente è sempre che non c’è nulla di meglio della vita sana, con sport, con opzioni culturali e lavori, se si è in età di lavorare, e una vita con un’alimentazione salutare.

Beh, son d’accordo anch’io, però siccome la marijuana c’è e le droghe ci sono e si usano, meglio vedere che facciamo… Ma questo tema è già legge o ancora no?

Sì, certo. Il provvedimento è in fase di discussione parlamentare e quindi stiamo pensando seriamente a questa legge.

Invece, sul tema del riconoscimento delle coppie di fatto? Qui a Città del Messico esiste anche il matrimonio tra persone dello stesso sesso mentre nel resto del paese non si sono fatti passi avanti in questo senso.

Abbiamo una legge sulla convivenza, una “ley concubinaria” che riconosce diritti per le unioni di più di 5 anni con coppie dello stesso sesso o eterosessuali. Sono sicura che prima della fine di questa legislatura, il 15 febbraio 2015, faremo una legge sul matrimonio perché sia ugualitario. Mi pare che dei tre temi questo è quello che ha più accettazione nel sistema politico perché c’è una grande differenza tra il sistema politico e la società. Infatti, questa pratica e pertanto riconosce la necessità della legalizzazione dell’aborto in certe circostanze secondo percentuali maggioritarie sempre.

Però il sistema politico ha più resistenze che derivano sicuramente da pressioni di una chiesa cattolica che pesa. E pesa molto nonostante siamo in uno stato laico. Inoltre la chiesa fa delle minacce nei confronti di quelli che, come me, hanno una posizione libertaria in tutte le tematiche.

Torniamo all’America Latina e al mondo. Unità nella diversità. Tra Latinoamerica e Europa come stabilire relazioni e di che tipo?

Mi pare interessante la proposta riguardante il lancio di un’agenda euro-latino-americana soprattutto nei paesi che hanno una forte influenza in Latinoamerica come l’Italia e la Spagna. Infatti nel mio paese diciamo che noi discendiamo dalle navi dei vostri migranti, ma siamo anche in una fase di riconoscimento delle nostre ascendenze africane e indigene anche se queste ultime sono più in ritardo in questo riconoscimento.

Credo che ci sia una serie di punti in comune su cui riflettere senza l’ossessione di trovare formule magiche ma di trasportare esperienze che ci possano aiutare a comprendere alcune chiavi su come uscire da queste situazioni. Credo che, per esempio, se l’Uruguay ha sofferto la crisi più violenta della sua storia nel 2002 e oggi a tutti i livelli possiede valori superiori a quelli che aveva prima della crisi, è perché ne siamo usciti in chiave politica, con un approfondimento democratica, rappresentativa e partecipativa, e con inclusione sociale.

E’ un suggerimento per la crisi europea?

Beh, ci sono differenze. Infatti in Europa avete un sistema di protezione sociale che non è mai stato raggiunto in America Latina e, pertanto, dobbiamo vedere che senza dubbio in molte cose partiamo da livelli differenti. Poi ecco mi pare che queste chiavi che sembrano astratte e universali, ma che poi nella realtà operano in modo molto concreto, possono essere leve gestibili a livello internazionale.

Autore: https://twitter.com/FabrizioLorusso

Infine due video sottotitolati all’italiano da Clara Ferri: INTERVISTA  “Essere di sinistra secondo il presidente José Mújica” (Apri Link video).

E il discorso del presidente al vertice Rio+20 (apri link video)

DA: www.carmillaonline.com/

Aborto – Nuovo Video de “Le Arrabbiate”

La legge 194 sull’interruzione volontaria di gravidanza, risultato delle lotte del movimento femminista in Italia negli anni ’70 e di alcune forze politiche, è da sempre attaccata dalla Chiesa cattolica e severamente limitata dall’obiezione di coscienza del personale medico e infermieristico. Recentemente ci sono stati anche attacchi diretti da parte della classe politica al potere. Al di là di ogni considerazione etica che porta ogni donna a decidere se portare avanti o meno la gravidanza, la 194 ha indubbiamente permesso di ridurre drasticamente il numero di morti in aborti clandestini e, favorendo la contraccezione, quello delle stesse IVG . Difendiamo la 194! Segui su FaceBook LINK. E il blog LINK.

Sul tema un articolo su “Ruini il fondamentalista” a Che tempo che fa di Fazio: LINK

Dal Manifesto. Valerio Evangelisti: compagni che sbagliano (neofascismo in Italia)

«Il diritto di manifestare liberamente e pacificamente è una pietra angolare della democrazia: deve essere difeso e garantito sempre, indipendentemente dal giudizio che si dà sui contenuti o sui promotori delle singole manifestazioni». Bella frase, in apparenza, quella che apre l’appello di un po’ di radicali e di gente di sinistra a favore di un corteo ora vietato. Peccato che si riferisca a una manifestazione del Blocco studentesco, emanazione di Casa Pound. E che il divieto sia intervenuto dopo che sindacati, associazioni antifasciste, partiti e singoli cittadini lo avevano invocato in rappresentanza di una Roma democratica. Dopo la mobilitazione degli studenti di sinistra dell’Università di Roma, dopo l’uscita di un video che denuncia che cos’è realmente la “Giovinezza al potere” (la parola d’ordine dell’iniziativa dei giovani neonazi italiani). E dopo un appello sottoscritto da Alberto Asor Rosa, Erri De Luca, Marco Tullio Giordana, Margherita Hack e altri 250 tra docenti, ricercatori, registi, giornalisti e scrittori.
Dove vivono, gli appartenenti alla sparuta pattuglia dei sostenitori del diritto a manifestare del Blocco studentesco? Non sanno che l’Italia è ormai ai primi posti, in Europa, per la frequenza e la gravità degli agguati xenofobi? Non leggono le cronache? Non hanno visto il filmato in cui i giovani neonazi del Blocco aggrediscono a cinghiate (la loro arte marziale si chiama “cinghiamattanza”) un corteo di studenti medi, salvo prenderle all'”arrivano i nostri” dei centri sociali, per poi trovare riparo dietro i cordoni della polizia?
Esiste in questo paese un’emergenza neofascista, cresciuta sotto la protezione del “partito dell’amore”. Si è affermata la libertà totale di insultare l’extracomunitario, il gay, l’ebreo, il “diverso”. Ogni settimana vanno a fuoco negozi di bengalesi, sudamericani, stranieri in genere (spesso con il permesso di residenza, o con la cittadinanza italiana). I giornali filogovernativi riciclano firme di fascisti e nazisti notori, tranquillamente ammessi in un contesto che si pretenderebbe “liberale”. Da Ciarrapico in giù, la melma nera dilaga. Se dal piano delle idee si passa all’attività pratica, troviamo in primo piano proprio i promotori della manifestazione che era prevista per oggi. Innocenti “teorici”? Basta ascoltare le canzoni di cui si dilettano: puri incitamenti al razzismo e alla violenza cieca contro il più debole – contro chi, per povertà e condizione di sfruttato, non può e non sa difendersi. La fedina penale di alcuni di questi “teorici” è lunga quanto un verbale condominiale, e comprende solo crimini abietti.
Non è un problema solo italiano. Su Internet sono reperibili filmati girati nei paesi in cui il dilagare della melma nera non è stata bloccata per tempo, come in Russia o in altri paesi dell’Est. A parte bastonature e accoltellamenti di immigrati e di ebrei, esecuzioni di giudici e giornalisti, ecco l’impiccagione tra le betulle di due poveracci dalla pelle scura, l’assassinio a freddo di un gay a coltellate. Ciò non ha nulla a che vedere con il Blocco studentesco o con Casa Pound? D’accordo. Però la cultura è la stessa. Ciascuno a casa propria, preserviamo l’identità nazionale, non lasciamoci “invadere”, difendiamo le nostre città dalla sporcizia umana. Più qualche invettiva di rito contro il Fondo monetario internazionale e il “signoraggio bancario”. Se questa visione del mondo dovesse prosperare, anche qui conosceremmo tragedie e delitti.
Le anime belle che difendono il diritto dei neonazi a manifestare, quasi si trattasse di una placida congrega di semplici ideologi, paiono ignorare questa realtà. Ignorando che la libertà di manifestare non può essere anteposta e contrapposta ad un principio fondante della nostra democrazia come l’antifascismo.

COP15: Firma la petición / Firma la petizione

El último tramo de la Cumbre de Copenhague para detener el calentamiento global está fracasando: los líderes del mundo se merecen una masiva presión pública para rescatarlo.
Firma esta gigantesca petición abajo: puede que sea la más grande en la Historia.
13,538,914 ya firmaron

Il vertice COP15 di Copenhagen per fermare il cambio climatico sta naufragando: i leader del mondo devono ricevere una massiccia pressione mondiale.
Firma questa gigantesca petizione: può essere storica.

13,538,914 hanno già firmato

clic a/qui per aderire:
www.avaaz.org/es/save_copenhagen/?cl=408648768&v=4983

Petición dirigida a los 110 Presidentes and Primeros Ministros participando en las negociaciones en en Copenhague:
Les pedimos urgentemente que asuman sus responsabilidades y ofrezcan las concesiones necesarias para solucionar la crisis climática actual. Los países ricos deben comprometerse a ofrecer un financiamiento justo y adecuado, y todos los países deben establecer objetivos ambiciosos para reducir emisiones. Les urgimos a no irse de Copenhague sin llegar a un acuerdo que sea justo, ambicioso y vinculante, capaz de proteger al mundo de un calentamiento global de 2 grados con consecuencias catastróficas.