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Convocatoria Jornadas Refléctere: 27 marzo-1 abril @reflectereffyl

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27 de marzo-1 de abril – Jornadas Refléctere  – Las universidades del país piensan el conflicto actual

A dos años y medio de la “noche de Iguala” y de la desaparición forzada de 43 estudiantes de la Escuela Normal de Ayotzinapa, invitamos a los espacios educativos y comunidades universitarias del país (docentes, difusores de la cultura, investigadores y estudiantado) a participar desde sus grupos en una reflexión sobre el conflicto y la realidad actual de México.
Para dar un sentido amplio y profundo al acto educativo, para modificar rutinas que acaban normalizando la violencia y lo inhumano y para pensar juntas y juntos nuestra realidad, convocamos a adherirse a las jornadas Refléctere, entre el 27 de marzo y el 1 de abril de 2017. El propósito de la iniciativa es analizar y debatir, aprovechando los recursos teóricos y metodológicos de cada disciplina, área o asignatura, la difícil situación nacional con el fin de crear herramientas para encarar la violencia estructural y directa, así como vislumbrar posibilidades de transformación. Esta reflexión se puede integrar a las actividades previstas para la clase, o bien, puede ser objeto de una sesión ad hoc.
Quien quiera participar enviará una propuesta a través del formato de inscripción del blog http://reflectereffyl.blogspot.com a más tardar el día 22 de marzo con el nombre de la materia, el horario, la fecha y el espacio donde ocurrirá la(s) sesión(es) que será(n) inscrita(s) en Refléctere, así como la actividad que planea realizar en dicho espacio. También se puede especificar si la sesión va a estar abierta a la comunidad en general o si es una actividad cerrada (es decir, con la asistencia solamente de las y los estudiantes que regularmente van a esa materia).
Esta información se subirá al blog https://reflectereffyl.wordpress.com/  para que los y las docentes y estudiantes puedan enterarse, participar y ponerse en contacto. Facebook: https://www.facebook.com/reflectere2015/ 

L’immaginario devoto tra organizzazioni mafiose e lotta alla mafia: narrazioni e rappresentazioni @unitorvergata #Roma @RadioTorVergata

immaginario devoto narco santo

Università degli Studi di Roma “Tor Vergata” – Dipartimento di Storia, Patrimonio culturale, Formazione e Società – Teatro di Roma

 UNCOVERING EXCELLENCE – L’immaginario devoto tra organizzazioni mafiose e lotta alla mafia: narrazioni e rappresentazioni 

Teatro Valle, Via del Teatro Valle, 21 – Roma, 14-15 giugno 2016

Il mondo dell’università, dello spettacolo e della comunicazione riflettono sui punti di contatto tra pratiche devozionali e fenomeni mafiosi. L’occasione è offerta dal convegno “L’immaginario devoto tra organizzazioni mafiose e lotta alla mafia: narrazioni e rappresentazioni” (Martedì 14 e Mercoledì 15, Teatro Valle) organizzato da Università di Roma “Tor Vergata” e Teatro di Roma nell’ambito del progetto “Uncovering Excellence”. Vedi il programma: www.facebook.com/events/1088014891258011/?ti=cl

L’evento rappresenta la seconda tappa di un’iniziativa scientifica più ampia, promossa da un gruppo di ricercatori dell’Università di Roma “Tor Vergata”, già protagonista, nel novembre 2014, di un convegno internazionale svoltosi presso la Casa della Memoria che ha visto la presenza tra i relatori di don Luigi Ciotti Presidente di Libera. Dopo avere esplorato il fenomeno nei suoi rivolti sociologici e storici, l’attenzione si sposta ora sulle rappresentazioni dell’immaginario devozionale mafioso offerte da linguaggi artistici e della comunicazione, con uno sguardo che si apre a ventaglio su teatro, cinema, romanzi d’indagine, ma  anche televisione, web, fumetti, pubblicisticaContinua a leggere

NarcoGuerra. Cronache dal Messico dei Cartelli della Droga, libro in uscita il 1 giugno

Copertina NarcoGuerra Fronte (Small)NarcoGuerra. Cronache dal Messico dei cartelli della droga, Prologo di Pino Cacucci – Odoya Edizioni (Bologna, 2015), pp. 412.

NarcoGuerra è un testo giornalistico e narrativo sul Messico e sulla guerra ai cartelli della droga, dichiarata nel 2006 dall’allora presidente Felipe Calderón.

Il bilancio: 100.000 morti, 26.000 desaparecidos, 281.000 rifugiati. A tre anni dall’insediamento di Enrique Peña Nieto la situazione non è sostanzialmente cambiata, ma il discorso ufficiale ha provato a nascondere la violenza, i vuoti di potere e la strategia di militarizzazione del territorio. Ma l’uso della forza occulta debolezza, non dà i risultati sperati.

La notte del 26 settembre 2014, a Iguala, nello stato del Guerrero, quarantatré studenti della scuola normale di Ayotzinapa vengono sequestrati dalla polizia, controllata dal sindaco e dai narco-boss locali, e poi consegnati a dei narcotrafficanti. Desaparecidos. Polizia e narcos collusi: la norma in tante città messicane. La notizia rimbalza, l’indignazione è globale. La piazza grida. Giustizia! Che lo stato ammetta le sue responsabilità. Si riaccendono i riflettori sulla NarcoGuerra, sulle violazioni ai diritti umani, sulla guerra alle droghe come strumento di controllo sociale e delle risorse. La malavita rimane capace di gestire patti e infiltrazioni con la politica e la sua forza sono i mercati internazionali di marijuana, oppiacei, cocaina, droghe sintetiche, armi e persone.

Per capire questa situazione, manifestazione locale di fenomeni globali, il libro esplora la storia e l’attualità dei cartelli, dei boss e del narcotraffico, la war on drugs statunitense, gli elementi della narco-cultura come il culto alla Santa Muerte, i narco-blog e la musica dei narcocorridos, i meccanismi della “fabbrica dei colpevoli”, coi casi della francese Florence Cassez e il prof. indigeno Alberto Patishtán, e l’evoluzione dei movimenti sociali: quello per la Pace del poeta Javier Sicilia, la “primavera messicana” YoSoy132, l’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale, Ayotzinapa, Atenco, Oaxaca, e le autodefensas armate.

I pezzi di questo puzzle messicano sono reportage, interviste, cronache e analisi con una visione critica di quanto vissuto negli ultimi anni in Messico e in altri paesi latinoamericani.

Un narco-glossario finale e una serie di mappe esplicative accompagnano il lettore nel viaggio.

Autore

Fabrizio Lorusso è giornalista freelance, traduttore e professore di storia e politica dell’America Latina alle università UNAM e Iberoamericana di Città del Messico, dove vive da tredici anni. Ha pubblicato i saggi-reportage: La fame di Haiti (con Romina Vinci, 2015) e Santa Muerte. Patrona dell’Umanità (2013), i racconti per le collettanee: Nessuna più. 40 scrittori contro il femminicidio (Elliot, 2013), Re/search Milano. Mappa di una città a pezzi (2015), Pan del Alma (2014) e Sorci Verdi. Storie di ordinario leghismo (2011).

Collabora con vari media tra cui l’inserto Semanal del quotidiano La Jornada, la rivista messicana Variopinto, Il Reportage e Radio Popolare. E’ blogger di Huffington Post e redattore della web-zine Carmilla.

Blog dell’autore: LamericaLatina.Net

Pino Cacucci è un celebre scrittore, sceneggiatore e traduttore. Ha viaggiato molto in America Latina e soprattutto in Messico, dove ha abitato per lunghi periodi. Nel 1992 e nel 1997 ha vinto per ben due volte il prestigioso premio “Pluma de Plata Mexicana” per il miglior reportage straniero sul Messico. È autore di oltre venti romanzi e di molti racconti di viaggio quasi sempre legati al Messico (tra cui Tina, Puerto Escondido, San Isidro Futból, La polvere del Messico, In ogni caso nessun rimorso, Mahahual e l’ultimo uscito Quelli del san Patricio), pubblicati prevalentemente da Feltrinelli.

Articolo Tratto da GlobalProject.Info

“Género, drogas y prisión” de Corina Giacomello

portada corinaLa escritora relata experiencias de mujeres privadas de su libertad en México – De Variopinto al Día – 6/01/13 – “El grado de civilización de una sociedad se mide por el trato a sus presos”, decía el escritor ruso Fiódor Dostroyevski, y en México hace falta hablar del tema: con más de 240,000 personas detenidas en el país, la situación del sistema penitenciario y del respeto a los derechos humanos es, sin duda, una cuestión apremiante. El 5 de diciembre pasado, en el Auditorio Digna Ochoa de la CDHDF (Comisión de los Derechos Humanos del Distrito Federal), se llevó a cabo la presentación del libro “Género, drogas y prisión. Experiencias de mujeres privadas de su libertad en México” (Ed. Tirant lo Blanch, 2013, pp. 262), de la investigadora de origen italiano Corina Giacomello. Sólo fue uno de los distintos eventos en que se ha presentado al público este texto y, por cierto, habrá varias ocasiones más para dialogar sobre el tema. En esta ocasión, la mesa de invitados para comentar el ensayo contó con la participación de la investigadora de la UNAM, Dra Alicia E. Pérez Duarte y Noroña, y, por parte de la Comisión, estuvo presente la Dra Rosalinda Salinas Durán.

La autora definió su libro como una obra que, de alguna manera, es “coral” o “colectiva”, ya que se trata de las historias de vida de mujeres en reclusión por delitos contra la salud, quienes se encuentran cumpliendo con su condena en Centro de Readaptación Social de Santa Martha Acatitla y contribuyeron con sus experiencias a la redacción del texto. Entonces, Giacomello pudo hacer que la voz de todas ellas fuera escuchada. El enfoque de la investigación no sólo se centra en el caso de México, sino que es internacional, latinoamericano, y plantea unas propuestas para la elaboración de políticas públicas que, finalmente, avancen en cuestión de perspectiva de género y respeto de los derechos humanos. Propuestas que van de la revisión normativa a la de valores y creencias relacionadas con la “moralidad” acerca del consumo de drogas y las mujeres en general.  El trabajo de campo realizado en los penales para esta investigación le agrega valor e interés, por representar lugares de difícil acceso, en los que es complicado obtener testimonios valiosos que nos relaten de ese submundo desconocido y frecuentemente mistificado que son las cárceles.

Buena parte de las presas entrevistadas, quienes integran una muestra significativa de la situación general en el país y en el subcontinente latinoamericano, ha padecido, de una u otra manera, formas de exclusión social, de abusos y violencia, además de violación de sus derechos fundamentales por su condición de mujeres en distintas fases, desde el arresto hasta el encarcelamiento y su vida en prisión. La falta de educación, trabajo y de condiciones familiares dignas, además de la abdicación del Estado en sus tareas básicas y de un patrón recurrente de estigmatización de género, el cual asimismo va conformando el espacio físico de los reclusorios de manera discriminatoria, son algunas causas-consecuencias del círculo vicioso del sistema penal y provocan “profunda injusticia, impotencia y rabia”, según se menciona en el libro.

Un énfasis especial se le da al “uso” del cuerpo de la mujer que comete, o es inducida a cometer, delitos contra la salud, se subraya su función de mulas, vendedoras, cargadoras, introductoras de estupefacientes, incluso en las cárceles, y de consumidoras de drogas. La aplicación en México de los protocolos internacionales y de las convenciones de las Naciones Unidas en la materia se ha dado, según explica Giacomello, sin matices ni flexibilidad, ignorando por completo la perspectiva de género, pues se refuerzan, aún más en reclusión, los patrones que dominan la sociedad en su conjunto, a partir de las dinámicas autoritarias y burocráticas internas hasta llegar a las estructuras físicas de las instalaciones penitenciarias, pensadas para los hombres, y a la privación de derechos a través de mobbing y deshumanización.

“Efectivamente México es quien propone en ámbito internacional políticas públicas que, sin embargo, hacia adentro sólo son un pantalla, una imagen falsa: somos productores de amapola pero en el mundo hemos propuesto acabar con su producción y hemos propuesto cuáles son los herbicidas mejores para erradicarla a nivel internacional y, de hecho, los producimos, para evitar que la amapola se diera en los campos de otros cultivos y hasta los mandamos a Suiza. Hay que asumir nuestro propio reto sobre cómo desarrollar hacia adentro las políticas que impulsamos hacia fuera”, dijo la Dra. Alicia Pérez.

Giacomello es autora de libros y ensayos como “Los secretos de Almoloya. El testimonio de una mujer recluida en un penal de máxima seguridad”, (Debate, México, 2009), y “Rompiendo la zona del silencio. Testimonios sobre el penal de máxima seguridad del Atiplano, antes La Palma” (Ed. Dipon-Gato Azul, Bogotá, 2007) y, con Elena Margarita Espinosa Morales, del ensayo “Estudio sobre discriminación a personas reclusas y ex-reclusas con perspectiva de género”. Como egresada de la Maestría y Doctorado en Estudios Latinoamericanos de la UNAM, ha dado una perspectiva internacional y regional a su trabajo, además de la de género, puesto que, como lo destacó la Dra Alicia Pérez en su ponencia, “drogas y cárcel son los temas, pero eje central es el análisis del binomio entre estos temas y las mujeres que se enredan en ellos, el enfoque de su mirada como investigadora son los lentes del género. Mulas traficantes y traficadas”, objetivizadas con sus cargamentos”.

Por su parte, la Dra Durán de la Comisión destacó el concepto, manejado por Giacomello, de “mala ciencia”, a saber, el hecho de “trascolar el modelo de reclusión masculino al femenino, en una gestión donde ya tener un ginecólogo simplemente es considerada ya una política de género” El libro no ha perdido vigencia con los años, ya que la investigación empezó desde 2007 y culminó en 2012, por lo tanto, dada la escasa respuesta de las autoridades en estos años y los insuficientes cambios efectivos en el sistema, sus planteamientos siguen vigentes. También Giacomello subrayó cómo en los dos últimos gobiernos federales hubo un giro represivo que se reflejó decididamente en la política carcelaria. Su agradecimiento fue para las mujeres que concedieron su tiempo y testimonio, o sea, historias de mujeres víctimas pero también de mujeres que sí toman la decisión autónomamente.

De hecho, la investigadora sostuvo que “las políticas públicas no tienen que cambiar sólo para las que son inocentes, sino que el problema es para todas”. Estas mujeres, que a menudo eran “objetos para los traficantes y lo mismo llegan a ser para los impartidores de justicia” viven los efectos del vacío que deja la ausencia del Estado y la marginalidad a donde llega el crimen organizado. “El marco internacional sobre drogas llega a aterrizar en un cuerpo, que es invisible para todas las autoridades que entran en el proceso desde el arresto hasta el juicio y el encarcelamiento”, explicó Corina Giacomello: una mirada y una voz que van más allá de la zona del silencio. Di Fabrizio Lorusso  Twitter @FabrizioLorusso

¡Mario libre! : Sigue la huelga de hambre de Mario González Preso político del #2OctMX

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[De Revista Variopinto al Día] Desde hace 50 días, el estudiante y activista de 23 años Jorge Mario González García está en huelga de hambre y sus condiciones de salud se están volviendo dramáticas. Mario fue detenido por la policía de la Cd. de México el pasado dos de octubre. Ese día que hubo más de 100 arrestos, en su mayoría arbitrarios, y fuertes choques entre manifestantes y policías en repetidas ocasiones durante la tradicional megamarcha de conmemoración de la matanza de Estado del 68 en Tlatelolco.

Mario está bajo proceso por “ataques a la paz pública” en los disturbios que se cometieron durante la marcha del #2OctMX. Se trata de una figura jurídica bastante general en la cual puede entrar de todo, pues es la más utilizada para detener sin mucho esfuerzo a las personas que participan en las manifestaciones o a los disidentes políticos. Mario fue aprehendido con otros diez compañeros por la policía capitalina en la tarde del 2 de octubre, antes de que empezara la marcha, cuando el grupo se trasladaba en un microbús. Fue una detención preventiva, fuera del estado de derecho, sin más.

En un retén policiaco, fueron detenidos e identificados y, luego, sometidos a vejaciones y torturas, pues fueron golpeados y agredidos con choques de pistolas eléctricas, pese a que no se resistieron al arresto. Más tarde, Mario fue presentado a la agencia del Ministerio Público para enterarse de las acusaciones en su contra, lo que ocurrió todavía varias horas después.

Mario es perseguido hace tiempo por la autoridad, ya que se involucró en la reforma de los planes de estudio de los CCH y en el movimiento estudiantil que se enemistó a las autoridades universitarias y policiacas. Tuvo una denuncia que finalmente no procedió por supuesto robo a una tienda de autoservicio, dentro de una manifestación estudiantil, y también participó en la ocupación de rectoría de la UNAM, pero todos los asuntos relacionados con sus acciones de militancia ya estaban resueltos frente a las autoridades.

El 8 de octubre, tras el pago de una fianza, todos los detenidos del 2 de octubre salieron. Mario también salió pero fue una ilusión: justo afuera del Reclusorio Oriente del DF, fue arrestado otra vez porque considerado “socialmente peligroso”. Desde entonces él se mantiene en huelga de hambre, una protesta que las autoridades han tratado de tener a menos, al llamarla simplemente “ayuno”.

La aprehensión y el encierro de Mario González, como él mismo expone en un comunicado en el blog de su comité de apoyo, son “un absurdo”, una “enorme mentira”, ya que las autoridades “se niegan a reconocer lo obvio: que esto no es más que una venganza política”. Además, denuncia González, quien fue estudiante del CCH Naucalpan: “Aquí como en el reclusorio he sido constantemente hostigado para que empiece a comer, pero he podido mantener la huelga de hambre”. Con la protesta Mario pretende salir de prisión y encarar el juicio en libertad.

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En la más reciente audiencia del día 26 de noviembre, la jueza Marcel Ángeles Arrieta no resolvió la situación jurídica, pues no concedió la libertad al imputado y pospuso la decisión al día 10 de diciembre, aunque para esas fechas el estado físico del preso podría estar comprometido permanentemente. Además, la jueza considera que Mario tiene un perfil de “alta peligrosidad social” por lo cual, aun cargando con imputaciones por delitos no graves, debe permanecer en la cárcel.

El abogado defensor de Mario, Guillermo Naranjo, destacó que en la audiencia no se permitió la presentación de todas las pruebas de Mario, no se llegó a conclusiones y no se dictó sentencia, porque los policías que se constituyeron como testigos del Ministerio Público ni siquiera estaban presentes, aun habiendo sido avisados con tiempo.

“Ningún policía se avienta la responsabilidad de aprehenderlo. Simplemente está en el lugar de los hechos, refieren que había varias personas y posteriormente aparece en la agencia del Ministerio Público ya imputándole responsabilidades”, comentó Naranjo.

El principio de la presunción de inocencia es menospreciado y arrinconado en pos de una no demostrada “peligrosidad” del preso, y esto representa un retroceso evidente en la defensa de los derechos humanos en el país, pues no hay elementos para acusarlo y menos para condenarlo y dejarlo encerrado. Por lo tanto, el mismo abogado sospecha que el procedimiento se esté alargando indebidamente porque Mario estaría retando a la autoridad con su huelga de hambre.

Naranjo así explica la situación: “Lamentablemente, y esto corrobora que hay una línea, la juez dicta una nueva audiencia para el 10 de diciembre, olvidando que Mario se encuentra en un proceso sumario y que la fecha de audiencia tenía que ser dictada dentro de los cinco días siguientes para poder ser diferida a pesar de que ella sabe que Jorge Mario se encuentra en huelga de hambre. Si vuelven a faltar, a los policías se les impondrá una medida de apremio consistente en una multa, sin embargo, a nosotros no nos interesa si les imponen una multa, nos interesa que se lleve a cabo la audiencia. ¿Qué necesidad hay de que alguien a quien se le está acusando de un delito sumario, un delito no grave, se le haya tenido que diferir dos veces la audiencia porque los policías no se presentaron? ¿Será que los policías no pueden sostener su dicho?”.

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En rueda de prensa, el 27 de noviembre la madre de Mario González, Patricia García Catalán, hizo unas declaraciones contundentes sobre la lucha de su hijo: “Mi postura como madre ante la decisión de mi hijo de llevar una huelga de hambre es de solidaridad y de respeto total, mi hijo es un hombre muy consciente y muy autocrítico. Es un luchador social, una persona con ideales, con proyectos y realmente considero que desde el momento de su detención, que fue arbitraria, generaron en él indignación. ¿Por qué tratarlo así si él no daña ni afecta a nadie, lo que hizo fue simplemente levantar la voz y decir ‘ya basta’”.

Tanto Patricia García como su hijo expresaron que la juez María de los Ángeles Arrieta, responsable del caso del preso político, sostuvo que para darle la libertad, tenían que llegar “órdenes de arriba”. Por tanto, la familia de Mario, las redes sociales, la prensa independiente y los ciudadanos se están movilizando para que “arriba” se proceda a respetar los derechos humanos y se corrijan los desaciertos del sistema penal, de la policía y de su notoria maquina judicial, la “fábrica de culpables”.

Isabel Varela, una profesora que dio clases a Mario, atribuyó responsabilidades a  “Miguel Ángel Mancera, jefe de Gobierno del Distrito Federal; a José Narro Robles, rector de la UNAM, porque cinco días antes de su detención lo había amenazado a través de un documento presentado por el abogado general de la universidad; al procurador de Justicia del Distrito Federal por no procurar la justicia como debe ser su tarea; a la Comisión de Derechos Humanos del Distrito Federal que se ha hecho de la vista gorda y que nada ha hecho por Mario; a la magistrada de la quinta sala Celia Marín Sasaki; a la juez Marcela Ángeles Arrieta, y al director del Reclusorio Oriente, Ermilio Velázquez, quién contribuyó, a hacer la tortura más grande para Mario”.

En efecto, el pasado 22 de noviembre, el estudiante fue trasladado, contra su voluntad, del reclusorio a la torre médica de Tepepan y allí los doctores trataron de forzarlo a comer, mientras que Mario mantuvo su voluntad firme de seguir en la protesta y no recibir alimentación artificial. El médico del estudiante, Sebastián Ponce, describió sus condiciones a 50 días de ayuno: “Mario González se encuentra debilitado físicamente, con presión arterial baja, dolor estomacal y mareos; disminución drástica del peso y sensación de frío por la pérdida de masa y grasa muscular; y que actualmente tiene una disminución de 15 kilos de peso por lo que de continuar así el proceso, en los siguientes días comenzará a presentar daño hepático, renal y circulatorio, lo que podría comprometer más su estado hemodinámico y en consecuencia su vida”.

En YouTube se ha difundido un video titulado ¡Mario libre! Súmate a la exigencia para “exigir la libertad de Mario Gonzalez, quien fue detenido de manera arbitraria en el transporte público el #2octMX”, se multiplican también las iniciativas en las calles y los plantones de protesta, mientras que en Twitter el hashtag #MarioLibre es la referencia para informar y difundir acerca de este caso que ya se está convirtiendo en un desafío importante y un cuestionamiento para el sistema de justicia y el mismo Jefe de Gobierno del Distrito Federal, Miguel Ángel Mancera.  Fabrizio Lorusso Twitter @fabriziolorusso

Blog de Mario:  http://solidaridadmariogonzalez.wordpress.com/

Italia país invitado en la IV Feria del Libro del Gran Nayar

Feria libro Nayar

Los libros Santa Muerte Patrona dell’Umanitá (del autor de este blog) e Le Macerie di Haiti (de Romina Vinci y Fabrizio Lorusso) se presentarán el día miércoles 13 de noviembre a las 18 horas! (Aquí está la nota de Variopinto al día y el Programa de la Feria aquí) Italia es el país invitado de la IV edición de la Feria del Libro del Gran Nayar que tendrá lugar en las instalaciones de la Universidad Autónoma de Nayarit (Tepic) del 11 al 15 de noviembre. En la explanada de rectoría de la Universidad se convertirá, entonces, en un centro cultural interactivo que, además de los expositores del sector editorial, habrá una larga serie de actividades culturales para compartir literatura, experiencias, conocimientos y, desde luego, muchos libros.

 La Feria del Libro del Gran Nayar es un momento de encuentro intercultural cada vez más importante y reconocido, un tiempo para el diálogo de saberes entre los pueblos de la región y el resto del mundo. El término Gran Nayar nace en el siglo XVIII para referirse a la amplia región montañosa y habitada por diferentes pueblos amerindios, euroamericanos, afroamericanos, asiamericanos y europeos en los estados actuales de Nayarit, Sinaloa, Durango, Zacatecas y Jalisco. Es una de las regiones culturales más étnicamente diversas de América y el mundo, y resume no solamente las culturas indígenas, sino la dinámica mayor que éstas establecen con respecto a los pueblos mestizos de su entorno y a los del resto del mundo.

 El programa de la feria es muy intenso y prevé la participación de autores italianos, mexicanos y, más en lo específico, nayaritas, dentro de talleres, seminarios, conferencias, presentaciones, mesas redondas y debates con y para el público participante que también podrá tener un soporte virtual en línea para asistir a los eventos mediante videos live.

 La Ceremonia de Inauguración es ya este lunes 11 de Noviembre del 2013 a las 9:30 en la Explanada de Rectoría, y será presidida por la dirigencia universitaria y se contará con la presencia de representantes del país invitado de este año, Italia, y del municipio invitado que es Acaponeta, pueblo natal del gran poeta Alí Chumancero.

 Gracias a los esfuerzos de la Coordinación General de Asuntos Internacionales de la UAN, este año se logró que Italia fuera país invitado Durante los últimos meses la Coordinadora General, Nadia Selene Hernández Aguilar, y la responsable del Área de Lenguas Extranjeras, Irma Peña Batista, realizaron las gestiones pertinentes con el Consulado de Italia en Guadalajara, la Fundación Amici d’Italia y la Embajada de Italia en México para lograr la participación de los conferencistas magistrales, Pino Cacucci y Giovanni Marchetti, así como escritores y conferencistas de gran prestigio de ese mismo país.

 Cacucci presentará, entre otras actividades, el texto Mahahual: un paraíso no reciclable- historia, leyendas, anécdotas de Quintana Roo, y otros autores italianos, invitados especiales presentes en la lista del programa, presentarán temáticas como El Viaje InesperadoLa Santa Muerte, HaitílaItalia turística desconocida: la región de Apulia, la Identidad y cultura italiana, y el el profesor de Boloña, Giovanni Marchetti, hablará de las Mutuas herencias culturales de México e Italia y otra ponencia/debate con Cacucci será sobre Interculturalidad y diálogo de saberes, literatura italiana y su relación con México.

 Dentro de las jornadas literarias, destaca la apertura para todos los participantes invitados, mexicanos e italianos, de un Panel titulado Nayarit e Italia: sus regiones, historia, cultura y gastronomía, que favorecerá el encuentro entre escritores italianos y nayaritas el día miércoles 13. Igualmente, hay un programa de actividades y talleres artísticos, además de los específicos para jóvenes, a saber, un Programa Infantil y Juvenil para los 5 días de la Feria, pensado para el diálogo intergeneracional y el acercamiento de adolescentes y preadolescentes a la cultura y a los libros. Fabrizio Lorusso Twitter @FabrizioLorusso

¿La empresa pública está viva? Evento en la Unam

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(De Revista VariopintoaldíaMás de tres décadas de políticas privatizadoras, liberalizadoras y aperturistas, en el contexto de un proceso de globalización cada vez más profundo, de reajustes presupuestarios y de cambios en los paradigmas del pensamiento económico-social, han cambiado la percepción y el papel que la empresa pública, con respecto de su “contraparte” privada, ha tenido a nivel mediático y académico. No obstante, dentro de todas estas evoluciones, amplificadas por el efecto de la revolución digital y de la explosión de Internet, el papel de la empresa pública se ha ido definiendo más, acotándose y profundizándose a la vez, quizás, pero ha vuelto a estar en auge y está lejos de desaparecer.

Contrariamente a las “sabidurías convencionales” que apoyan la creación de un “Estado mínimo” a toda costa y prevén un desarrollo espontaneo, gracias a las fuerzas de un supuesto mercado “perfecto”, la tarea de construcción institucional, el mismo sector público y los consorcios participados por el Estado, a veces en colaboración con el capital privado, siguen siendo muy importantes para las economías, sobre todo después de la crisis de 2008/09, y eso ocurre tanto en los países en desarrollo como de las realidades industriales maduras. E importantes fueron históricamente en las fases de despegue económico de muchos países de industrialización tardía como Japón, Corea y los otros Tigres Asiáticos.

El Estado-empresario, ya regulado según criterios de eficiencia y autonomía del gobierno, fue y es todavía una opción viable, siempre y cuando sepa competir en el nuevo contexto global y glocal.

Hoy en día, trece empresas estatales controlan tres cuartos de las reservas mundiales de petróleo y países como Rusia, China, Brasil y Noruega usan a estos organismos como aceleradores de su crecimiento. En México en cambio, si bien “existe un cierto consenso sobre el papel del Estado en el sector energético, y que se necesitan más impuestos para servicios públicos, no se participa en el debate global sobre la renovada presencia de las empresas públicas, en cambio asistimos a foros que no indican cuál será el nuevo tipo de organización que necesitamos, no sólo para el petróleo”, mantiene el Dr. Guillermo Guajardo Soto, organizador del seminario internacional que reabrirá un debate sobre estos temas.

Del 6 al 8 de noviembre de 2013 se reunirán especialistas nacionales y de Italia, Holanda, Estados Unidos, Costa Rica, Colombia, Venezuela, Ecuador, Brasil, Chile, Argentina y Uruguay en el Centro de Investigaciones Interdisciplinarias en Ciencias y Humanidades de la UNAM y harán un balance y propuestas sobre estos organismos, en el ámbito del seminario internacional “La empresa pública en México y América Latina: historia, situación y perspectivas”, bajo la coordinación del Dr. Guajardo y el Lic. Alejandro Labrador, académicos de ese mismo Centro. La conferencia es auspiciada por elTransnational Institute (TNI) de los Países Bajos, el Posgrado en Estudios Latinoamericanos y la Facultad de Contaduría y Administración de la UNAM, además de muchas instituciones académicas nacionales y extranjeras.

Las empresas públicas en la actualidad cumplen una destacada participación en los mercados internos e internacionales. Dentro del ámbito de los países de la Organización para la Cooperación y Desarrollo Económicos (OCDE) siguen presentes en el transporte, energía, agua, banca y telecomunicaciones, sectores estratégicos para la competitividad empresarial. Un planteamiento importante es que en México hace falta discutir y adoptar la nueva arquitectura organizacional de la participación del Estado en la economía, con el Estado como accionista dotado de misiones muy claras sobre su papel en el ámbito público.

Asimismo, se tienen que destacar los peligros que puede tener para los consumidores la adopción de esquemas empresariales extremados en recursos sensibles como agua y electricidad. Por ejemplo, en muchos países europeos, inclusive en los que adoptaron políticas liberalizadoras fuertes, tanto los movimientos sociales como algunos sectores de la clase política decidieron no permitir que el Estado abandonara assets y actividades estratégicas. En el evento participarán académicos, así como altos funcionarios nacionales y extranjeros, entre ellos de la Casa Civil de Gobierno del Brasil y del Metro de la Ciudad de México. En este enlace toda la información sobre el evento y los debates:http://www.innovacionyempresa.ceiich.unam.mx/

Fabrizio Lorusso – Twitter @FabrizioLorusso

Fotos Marcha 2 de Octubre México DF

Dar clic en una foto para ver el slideshow.

Cd. de México. Fotogalería de la marcha del 2 de octubre 2013 para recordar los 45 años de la matanza de Tlatelolco – Plaza de las tres culturas (2 de octubre de 1968). La manifestación empezó a las tres de la tarde en Tlatelolco, recorrió Eje Central pasando por Bellas Artes y Reforma, y duró hasta las 7-8 de la noche, culminando con un mitín en el Ángel de la Independencia. Se reportaron (link) casi 70 detenidos y decenas de heridos entre los manifestantes y los policias, tras una serie de choques de los granaderos con algunos grupos de manifestantes a la altura del cruce entre Av. Hidalgo y Reforma y, más tarde, cerca del Caballito/Mon. a la Revolución. En ese momento, el grueso del contingente de la CNTE (Coordinadora Nacional Trabajadores de la Educación) se integró a la marcha que siguió hasta el Ángel para dar espacio a los mitines. La policía capitalina siguió la estrategia represiva consistente en cercar y blindar a los manifestantes, sin dejar salidas, a lo largo de casi todo el recorrido. Artículo 19 ha documentado una larga serie de abusos y ataques también en contra de reporteros y periodistas por parte de uniformados y de policías vestidos de civiles. La Revista Proceso hablaba de 50 detenciones y 25 heridos al terminar la tarde. Fabrizio Lorusso @FabrizioLorusso

IN ITALIANO:

Clicca qui per vedere la galleria fotografica della manifestazione del 2 ottobre a Città del Messico.

A quasi due mesi dall’inizio della protesta degli insegnanti e dell’allestimento della loro tendopoli permanente nel centro della capitale messicana, le differenti lotte sociali contro le riforme strutturali del presidente Peña Nieto (riforma educativa, fiscale, energetica in particolare) si stanno sovrapponendo e, in alcuni casi, stanno convergendo. L’occasione del 2 ottobre e della tradizionale manifestazione contro l’autoritarismo e per la memoria delle vittime delle stragi di stato era importante anche in questo senso. L’enorme corteo del 2 ottobre ha espresso la totale solidarietà alla lotta dei professori messicani contro la riforma educativa (vedi storia del movimento link) e questi hanno partecipato alla marcia. La manifestazione è stata pacifica e colorata, una lunga sfilata di organizzazioni e studenti di università pubbliche e private, gruppi di indigeni e sindacati, movimenti e cittadini. Ma in alcuni momenti è stata anche un’altra giornata campale, un pomeriggio di scontri tra polizia federale e locale, da una parte, e manifestanti dall’altra.

La galleria fotografica a questo link racconta in breve i diversi momenti di questo pomeriggio in marcia, tra cortei e camminate nel centro di Città del Messico per commemorare le oltre 300 vittime della mattanza governativa del 2 ottobre 1968 in cui l’esercito sparò sulla folla di studenti e lavoratori riuniti nella Plaza de las Tres Culturas o Tlatelolco. Proprio da qui, ogni anno, parte una mega-manifestazione organizzata dal Comitato 68 che vede sempre la partecipazione di organizzazioni sociali, studenti, sindacati e cittadini. 45 anni dopo la strage, la repressione resta e così anche il partito di governo, il PRI (Partido Revolucionario Institucional), che giusto l’anno scorso è tornato al potere dopo 12 anni di digiuno.

Nel novecento il PRI ha governato per 71 anni senza interruzioni diventando la forza egemonica e autoritaria che ha diretto il destino del paese. In genere la manifestazione del 2 ottobre si svolge pacificamente, senza eccessi di presenza delle autorità che si limitano a operazioni di controllo dalla distanza e di chiusura di alcuni punti chiave. Invece quest’anno, come conseguenza della strategia di accerchiamento e blindaggio adottata dal nuovo governo a partire dalle proteste del primo dicembre 2012, la tensione era più alta, il centro storico era occupato militarmente (oltre 5000 poliziotti) e non c’erano praticamente vie d’uscita dal corteo per i manifestanti. La marcia è cominciata alle tre e mezza da Tlatelolco, nel centro nord della città, e verso le 4 e 30 è arrivata al cuore della capitale, presso il palazzo di Bellas Artes. Già da lì il gas dei lacrimogeni, lanciati a poche centinaia di metri di distanza contro i manifestanti, s’addensava e provocava i suoi effetti.

Per i camminanti era impossibile proseguire, ma anche uscire dal corteo. Unica alternativa era l’attesa in mezzo a cordoni di poliziotti in tenuta antisommossa e barriere metalliche enormi, sotto il sale, invasi dai gas e dai rumori dei petardi. Infatti, all’incrocio tra Avenida Hidalgo e Reforma, all’inizio dell’ultima parte di strada per arrivare all’Angel de la Independencia, dove si sarebbe conclusa la giornata con un comizio, le scaramucce tra manifestanti e polizia s’erano fatte pesanti, centinaia digranaderos erano accorsi per il primo grosso scontro tra quelli che i media hanno descritto come “anarchici” o “incappucciati” e i poliziotti.

In realtà gli anarchici, vestiti di nero e riconoscibilissimi, si trovavano in fondo al corteo, ben più indietro. O ce n’erano altri, o si trattava di gruppi differenti non definiti ideologicamente. I media messicani stanno utilizzando il termine “anarquista” secondo un canovaccio che già conosciamo in Europa col tormentone Black Bloc o semplicemente come sinonimo di terrorista, indipendentemente da verifiche serie sull’appartenenza delle persone coinvolte in scontri con la polizia. La realtà è ancora difficile da capire e i giornalisti più acuti si chiedono come mai questi gruppi siano comparsi proprio dopo il primo dicembre 2012 ed operino secondo le modalità tipiche degli infiltrati, i cosiddetti “halcones” che lo stesso PRI “inventò” nel 1971, con le stragi dell’11 giugno. Nessuno ha un’ipotesi convincente al 100%, anche perché probabilmente la spiegazione delle violenze si ritrova in molti fattori diversi, non ultimo quello della strategia repressiva adottata dal governo che decide di bloccare e asfissiare, anziché accompagnare o semplicemente permettere la libera circolazione e garantire il diritto a manifestare.

A poche centinaia di metri del primo scontro, verso le 18, una seconda battaglia s’è svolta nei pressi del Monumento a la Revolucion e del Monumento Caballito. Centinaia di granaderos e poliziotti federali, chiusi in una testuggine e protetti da caschi e scudi, hanno Alla fine della giornata gli arresti sono stati oltre un centinaio e i feriti più di 50 tra manifestanti e poliziotti (link).

Molti giornalisti (oltre venti) e difensori dei diritti umani sono stati fermati e malmenati secondo l’organizzazione per la difesa della libertà di stampa Articolo 19.  In quel momento il grosso della CNTE (Coordinadora Nacional Trabajadores de la Educación, cioè l’organizzazione dei docenti dissidenti che da quasi due mesi protestano a Città del Messico contro la riforma educativa) si stava unendo alla marcia per arrivare alla zona dei comizi. Un numero indefinito di persone, incappucciati e altri gruppi, stimati in circa 300 unità (ma anche qui le stime sono difficili e mi baso sui media locali e sulla testimonianza diretta), hanno cominciato a lanciare bottiglie e petardi in direzione del blocco dei granaderos che per 10 minuti hanno resistito e si sono protetti con gli scudi, ma poi hanno lanciato un’offensiva che s’è conclusa con una buona dose di arresti arbitrari, con l’uso di manganelli e armi improprie come estintori e pallottole di gomma. Alcuni arresti sono stati realizzati praticamente a casaccio o contro persone che filmavano gli eventi da poliziotti in borghese. “Il 2 ottobre del 68 non è poi così lontano”, hanno ribadito i membri del Comitato 68 che, in quell’epoca, sono stati prigionieri politici e vittime innocenti della repressione.  Fabrizio Lorusso @FabrizioLorusso