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Independencia Mexicana y Grito del Silencio

“Ogni anno, il 15 settembre alle undici di sera, in tutte le piazze del Messico celebriamo la festa del Grido; e una moltitudine infiammata effettivamente grida durante una ora, forse per stare zitta meglio nel resto dell’anno”. Octavio Paz – Il labirinto della solitudine, 1950.

Lo zocalo di Città del Messico, la piazza più importante del paese, è rimasto vuoto e in silenzio dopo lo sgombero degli insegnanti in lotta attuato dalla polizia il 13 settembre. Le feste patrie e la parata militare del 15-16 settembre sono “salve”, però mai come adesso torna ad essere attuale questa frase di Octavio Paz. Chi continuerà a gridare dopo queste “feste patrie”

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«Cada año, el 15 de septiembre a las once de la noche, en todas las plazas de México celebramos la fiesta del Grito; y una multitud enardecida efectivamente grita por espacio de una hora, quizá para callar mejor el resto del año». Octavio Paz Lozano (1914 – 1998) «El laberinto de la soledad», 1950.

El zocalo de la Ciudad de México, la plaza más importante del país, quedó vacía y silente tras el desalojo de los maestros en lucha realizado por la policia el 13 de septiembre. Las fiestas patrias y el desfile militar del 15-16 de septiembre están “a salvo”, pero nunca como ahora vuelve a ser actual esta frase de Octavio Paz. ¿Quién continuará a gritar después de estas “fiestas patrias”? @FabrizioLorusso

Lecturas para las fiestas patrias:

Sanjuana Martínez LINK (A cazar Maestros)

Alejandro Páez LINK (¿Cuáles fiestas?)

Tryno Maldonado LINK (Motivos para no celebrar)

F. L. – Caso Patishtán…

1S México: Video Arresto Arbirario Giornalista Agenzia SubVersiones

Nel video sopra l’arresto arbitrario di un giornalista dell’agenzia messicana indipendente Subversiones che ha filmato la propria cattura l’1 settembre scorso alla fine di una lunga manifestazione contro le riforme energetica ed educativa del governo. Si chiama Gustavo Ruiz e stava filmando alcuni poliziotti mentre trascinavano su una camionetta alcuni giovani “random” e, come si fa in questi casi per evitare abusi o addirittura sparizioni e sequestri ai danni dei detenuti, stava chiedendo agli studenti i loro nomi e la facoltà di appartenenza. Come se niente fosse, all’improvviso, si ritrova lui “dall’altra parte”, viene strattonato, la sua videocamera cade e fa in tempo a registrare le sue urla e il suo nome che il giornalista grida varie volte proprio per segnalare l’abuso delle autorità. La lista delle persone catturate stilata dal Comitè Cerezo è a questo link. Qui, invece, il Link all’articolo e foto sull’1S e sulle manifestazioni di questi giorni a Città del Messico – Link alla Tendopoli degli insegnanti in lotta nella piazza centrale del paese. Info in spagnolo e video da: http://vimeo.com/73590423  Info sul caso qui: subversiones.org/archivos/12275

El día de hoy, 1º de septiembre del año en curso, en el marco de las protestas magisteriales en contra de la Reforma Educativa y la presentación del primer informe de gobierno del ejecutivo federal, Enrique Peña Nieto, atestiguamos y documentamos el excesivo despliegue de la fuerza pública del Gobierno del Distrito Federal (GDF), así como de la policía federal en contra de manifestantes, reporteros gráficos y fotógrafos.

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Denunciamos la represión de las autoridades encargadas de hacer cumplir la ley. En este caso, por parte de elementos de la Secretaría de Seguridad Pública del Distrito Federal y demás elementos policíacos que hayan participado en la detención de quienes se dedican a la labor informativa. Denunciamos represión, violaciones a los derechos humanos, al derecho a la libertad de expresión y detenciones arbitrarias en contra de compañeros de Medios Independientes.

Los y las periodistas de medios independientes: Estela Morales, (Regeneración Radio), Pável Primo Noriega, (Multimedios Cronopios) y Gustavo Ruíz, (SubVersiones, Agencia Autónoma de Comunicación), fueron detenidos arbitrariamente por elementos de la policía de la SSP-DF en las inmediaciones de la estación del metro San Antonio Abad, mientras reportaban los hechos noticiosos que acontecían; mientras ejercían el legítimo derecho a la libre expresión, a informar y a ser informados.

Gustavo Ruiz, fotógrafo de SubVersiones, Agencia Autónoma de Comunicación (AAC), fue detenido por grabar los hechos. Él filmó el video que da evidencia de su detención arbitraria, cuando documentaba detenciones afuera de la estación mencionada.

– “¿Por qué se lo llevan?”, fue la última frase que expresó Gustavo -quien preguntaba los motivos por los cuales las personas estaban siendo detenidas-, momentos previos a que se realizará su detención por elementos de seguridad pública. Enfatizamos que Gustavo Ruiz no cometió ningún delito. Después de filmar, alcanzó a darle el material videográfico a Rafael Prime, también periodista independiente de SubVersiones AAC. (El video está disponible en línea).

En el dicho material se observa que su detención fue arbitraria y se ejerció violencia excesiva en perjuicio de Gustavo Ruiz, además de que su material de trabajo (cámara fotográfica) fue dañado. Posteriormente, el compañero reportero, fue llevado con contusiones a la unidad A4051 por ‘granaderos’.

Ayúdennos a presionar a las autoridades envíandoles twitts, mensajes en facebook y llamando. Todos los datos están en “ACCIÓN URGENTE: DETENCIÓN ARBITRARIA DE PERIODISTAS DE MEDIOS INDEPENDIENTES: Regeneración Radio, Multimedios Cronopios y Agencia SubVersiones”: subversiones.org/archivos/12275

Colombia: Silencio en el Paraíso, il film sui falsi positivi e le favelas di Bogotà

Una storia d’amore adolescenziale è la scusa per raccontare al grande pubblico, per la prima volta in un film, il dramma dei “falsi positivi” in Colombia, cioè le esecuzioni illegali di cittadini da parte dell’esercito e le forze di polizia usate per poter presentare le vittime come guerriglieri caduti in combattimento e aspirare a premi e carriera. Leggi: Cosa sono i falsi positivi? e Cine Colombia: una historia de falsos guerrilleros.

La película colombiana cuenta la historia de la pobreza y la guerra que se presenta en un barrio de Bogotá, donde unos jóvenes son son sus protagonistas. Ronald un muchacho de 20 años que posee una bicicleta con la cual trabaja está enamorado de Lady, una chica del barrio, pero esta historia de amor se verá interrumpida por las pretensiones de un general.
Fuente:
http://www.citytv.com.co/videos/714106/silencio-en-el-paraiso-trailer-de-la-p…

 

Osservatorio SME Messico: 8 settembre, comunicato stampa e azioni in Chiapas

Ecco il comunicato sulle attività del Sindacato Messicano degli Elettricisti legato all’impresa liquidata dal governo messicano Luz y Fuerza del Centro.

Descarga o lee aquí en estas ligas:

1) Acciones del SME en Chiapas el 8 de septiembre

2) Documento entregado al Congreso mexicano

3) Comunicado de prensa en español (sigue en italiano)

4) Formato con los procesos penales abiertos en contra de manifestantes/activistas

“LUZ Y FUERZA DEL PUEBLO, Stato del Chiapas, Messico

Aderente alla Otra Campaña

Las Margaritas, Chiapas, Messico – 8 sett. 2011

AI MEZZI DI COMUNICAZIONE

ALL’OPINIONE PUBBLICA IN GENERALE

Con questo comunicato ci dirigiamo al popolo tutto per far conoscere pubblicamente la nostra ORGANIZZAZIONE DI RESISTENZA CIVILE “LUZ Y FUERZA DEL PUEBLO”, ci dichiariamo aderenti alla OTRA CAMPAÑA e affermiamo che il nostro obiettivo strategico è quello di lottare per UNA NUOVA COSTITUZIONE, UN CONGRESSO COSTITUENTE E UN PIANO NAZIONALE DI LOTTA, insieme all’EZLN e alle altre organizzazioni alle quali ci unisce la ricerca di un cambiamento profondo nella vita del nostro paese.

Siamo un’organizzazione civile e pacifica che raggruppa più di 36 Municipi del Chiapas e siamo presenti in 7 regioni: Región Norte, Selva Ríos, Cañada Tojolabal, Región Sierra, Región Fronteriza, Región de Los Olvidados e la Región de Los Llanos. In ognuna di queste regioni ci rappresenta un Comitato Regionale di Resistenza (CRR), comitati che mantengono un dialogo e un coordinamento tra loro per cercare delle soluzioni ai problemi che si trovano ad affrontare le nostre comunità. Siamo un’organizzazione che ha dei coordinatori di resistenza e non ha leader né nessun altro che ci rappresenti oltre ai comitati di coordinamento che ogni anno cambiano.

Come organizzazione non abbiamo vincoli con nessun partito politico, non compartiamo progetti con nessuno dei livelli di governo, e il nostro unico impegno é con il popolo e le comunità organizzate in maniera indipendente. Controlliamo l’accesso al nostro territorio con catene alle entrate e alle uscite delle comunità, per evitare la diffusione di droga, la delinquenza, l’alcolismo, il vandalismo e, allo stesso tempo, i partiti politici, i funzionari di governo, ed inoltre tutte le persone che entrano senza permesso, devono pagare una multa; perché la terra e le comunità sono nostre e non del governo né dei partiti politici che vengono solo a offrirci il cielo e le stelle nei periodi elettorali perché vogliono il voto, e poi approvano leggi con le quali pretendono più tasse, alzano il prezzo della benzina, ci reprimono ed emarginano il popolo. Approvano leggi come la SEGURIDAD NACIONAL grazie alla quale l’esercito può sparare contro il nostro villaggio se ci dichiariamo contro questo mal governo.

Per questo non crediamo nel processo elettorale né nei partiti politici, perché tutti quanti fanno parte dello stesso sistema e struttura di governo che è funzionale al neoliberalismo, perché con il
PACTO DE CHAPULTEPEC tutti i partiti politici hanno assunto l’impegno, insieme con gli 11 impresari più ricchi del Messico, di non modificare il progetto economico imperante. Le elezioni sono una farsa, perché quelli che scelgono sono i più ricchi e quello che vota è il popolo. Per noi non è la stessa cosa votare e scegliere.

Noi ci manifestiamo contro il governo di Felipe Calderón e contro il governo di Juan Sabines Guerrero, che sono gli esecutori del progetto neoliberale in Chiapas mediante la riconversione produttiva in forma deteriore dell’economia e della produzione contadina, con l’impulso a progetti di ecoturismo, costruendo Ciudades Rurales, aprendo spazi e dando concessioni a imprese di sfruttamento minerario straniere, consegnando le risorse naturali alle grandi imprese e cooptando ogni movimento di resistenza che cerca di protestare, mediante il patto di governabilità. Chi non si assoggetta a questo, soffre la repressione come a Bachajon, a Mitziton, come il Consejo Autónomo de la Costa, l’EZLN, tra gli altri.

Per questo, oggi 8 settembre, ci facciamo conoscere attuando il blocco della città di Comitán e dell’incrocio di Playas de Catazajá-Palenque-Villa Hermosa, in coordinamento con il Consejo Autónomo della Costa, e chiediamo:

1.- Una tariffa giusta per la fornitura elettrica domiciliare, la non istallazione dei contatori digitali e dei termogeneratori che istalla la Comisión Federal de Electricidad, la fine dei tagli massivi della luce e dei furti di cavi che realizza il personale della CFE contro il nostro movimento. Ci manifestiamo contro la privatizzazione dell’elettricità n Messico e contro quella di tutte le risorse naturali del paese. Contro la repressione del Sindacato Messicano degli Elettricisti e per la creazione di un’impresa pubblica che restituisca i lori impieghi ai più di 16 mila lavoratori licenziati.

2.- Libertà per i 13 prigionieri politici del Sindacato Messicano degli Elettricisti; per i 19 prigionieri dell’ Alianza Única del Valle dello Stato del Messico; la cancellazione dei procedimenti giuridici contro i nostri compagni del Sud di Veracruz, Candelaria, Campeche, dell’Istmo
di Oaxaca e dei 4 compagni della Cañada Tojolabal della Comunità Lomantan, municipio di Las Margaritas: Domingo García Velasco, Rodolfo García Pérez, Alberto García Pérez e Romeo García Pérez.

Ugualmente chiediamo la fine della persecuzione nei confronti dei compagni Nataniel Hernandez, Bersain hernandez e di tutta la sua famiglia, dei membri del Consejo autónomo de la costa de Chiapas e del centro di Diritti Umani “Digna Ochoa”.

3.- Chiediamo la fine della repressione contro i lottatori sociali, la non criminalizzazione della lotta sociale, la fine della militarizzazione e lo smantellamento dei gruppi paramilitari di “Paz y Justicia” nelle comunità di Agua Blanca, municipio di Palenque, e nell’ejido Chulakob, municipio de Tumbalá; la fine dei rincari della benzina, del gas e di tutti i prodotti di prima necessità. Chiediamo
che cessi la violenza generalizzata nel paese, e che si smetta, con il pretesto di combattere il narcotraffico, di combattere e uccidere i lottatori sociali di sinistra. Chiediamo al governo statale di Juan Sabines Guerrero e a quello federale, la cancellazione dei permessi di apertura di taverne e la cancellazione delle fabbriche di bevande alcoliche che abbrutiscono e impoveriscono il nostro popolo.

LA NOSTRA POSIZIONE E DEMARCAZIONE

1.   –   Noi ci dissociamo da quello che fa il Frente Popular Revolucionario (FPR) nel capoluogo municipale di Las Margaritas, che non conosciamo, a meno che non si coordini con noi. Tuttavia,
manifestiamo rispetto per le sue forme di lotta.

2. – Ci dissociamo anche dal Movimiento de Renovación Nacional (MORENA)
e da Andrés Manuel López Obrador, ma rispettiamo quella parte del popolo che ancora crede nella via elettorale.

3 .- Come è vero che l’Organización “2 Valles Valientes” nella regione di Palenque e Playas de Catazajá, ha manifestato la decisione di partecipare al blocco di Playas de Catazajá, accettiamo nel blocco la gente del popolo che soffre le alte tariffe della luce, ma non avalliamo né applaudiamo al governo municipale, statale e federale. Siamo contro il governo e il sistema che provoca l’emarginazione e la crisi economica in cui si trova il paese.

4. –  Ci dissociamo da qualunque organizzazione, personea o leader corrotto che cerchi di usare il nostro movimento per sollecitare progetti, il rilascio di macchine, richieste di denaro, o ottenere
vantaggi personali.

5. – Per ultimo, denunciamo e riteniamo responsabile l’ex deputato Miguel Angel Vázquez della CIOAC-Democrática di Las Margaritas, che insieme alla CFE ha preteso uno scontro tra la nostra resistenza civile e il villaggio “4 de Octubre”, nel municipio di Las Margaritas. Riteniamo responsabile anche il Delegado de Gobierno di Las Margaritas, Cesar Augusto Silvano Herrera, per non averci voluto ascoltare , quando la nostra resistenza è ricorsa e ha manifestato la decisione di risolvere il problema per la via del dialogo.

Nello stesso tempo, chiediamo al Ministerio di Las Margaritas la consegna dell’inchiesta contro i leaders delle organizzazioni che hanno sequestrato il veicolo del nostro compagno Artemio López.

6.- Manifestiamo la nostra solidarietà e appoggio all’EZLN, alle Juntas de Buen Gobierno e a tutte le lotte che cercano un cambio e una trasformazione del paese in maniera indipendente dal gobierno e dai partiti politici.

Con rispetto

PER I COMITATI REGIONALI DI RESISTENZA CIVILE REGION SIERRA: Romairo Roblero

REGION NORTE: Ramón Parcero e Manuel Hernández

REGION LOS OLVIDADOS: Arturo Solis

REGION FRONTERIZA: Amilcar Rodríguez

REGION DE LOS LLANOS: Fildadelfo Juárez

REGION TOJOLABAL: Jesús García

Messico: video contro la Legge sulla Sicurezza Nazionale

El video nos da una perspectiva crítica sobre los efectos de la Ley de Seguridad Nacional que se discute en el Congreso mexicano  y, de ser aprobada, sería un apretón legal de corte represivo, en el sentido de que se perjudicarían los derechos humanos, ya hoy vulnerados por las fuerzas armadas desplegadas en la llamada “guerra contra el narco”, cuyo fuero se pretende ampliar, y las conquistas sociales obtenidas para vivir en paz, con justicia y dignidad.

Il video ci dà una prospettiva critica sugli effetti della Legge sulla Sicurezza Nazionale che si discute nel Parlamento messicano e, se approvatam costituirebbe una stretta legale di tipo repressivo, nel senso che si rischia di pregiudicare i diritti umani, già oggi violati dalle forze armate impiegate nella cosiddetta “guerra contro il narcotraffico”, le cui prerogative e immunità verrebbero ampliate, e le conquiste sociali storiche ottenute per vivere in pace, con giustizia e dignità.

Semana de acción por el cierre de la Escuela de las Américas – Per la chiusura della Scuola delle Americhe

LE MOBILITAZIONI IN AMERICA LATINA PER PROTESTARE CONTRO LA SCUOLA DELLE AMERICHE, UN LUOGO, UNA SCUOLA STATUNITENSE CHE HA FORMATO VIOLATORI DEI DIRITTI UMANI IN QUESTA PARTE DEL MONDO  PER ALMENO 60 ANNI.

Defensores de la paz y de los derechos humanos de los países de América Latina y el Caribe se movilizan a partir de hoy (16) y hasta el domingo (21) para realizar manifestaciones y protestas contra la Escuela de las Américas, acusada de ser un lugar de formación de violadores de derechos humanos. Surgida en la década del 40, e inicialmente situada en Panamá, América Central, hoy la escuela está ubicada en Fort Benning, en el estado de Georgia, Estados Unidos. Desde 1990, manifestantes realizan protestas frente a la actual sede de la escuela, en Fort Benning. Se estima que miles de activistas, entre estudiantes, religiosos, ciudadanas y ciudadanos comunes, ex-veteranos de guerra y otros, participen de las manifestaciones contra la llamada ‘Escuela de Asesinos’. Para Roy Bourgeois, fundador del movimiento Observatorio de la Escuela de las Américas (SOAW, por su sigla en inglés), “la lucha por cerrar la Escuela de las Américas es una tarea de todos los pueblos que aman la paz y la justicia”.

La coordinadora del movimiento SOAW para América Latina, Lisa Sullivan, citó algunos ejemplos como el golpe de Estado en Honduras, la represión en El Alto, Bolivia, y las violaciones de derechos humanos en Colombia para justificar la lucha por el cierre de la Escuela Militar. Para ella, mientras los países continúen enviando soldados a esta escuela, situaciones como éstas, que atentan contra la democracia, continuarán ocurriendo. En muchos países de la región, los activistas están movilizándose para sumar esfuerzos en esta lucha. En México, Guatemala, República Dominicana, Chile y Paraguay, por ejemplo, se están recolectando firmas para una carta que se enviará a los presidentes de América Latina y el Caribe, con el pedido de que no envíen más tropas a la Escuela Militar. En naciones como Argentina, Honduras, Nicaragua, Ecuador y otras, se están realizando foros, encuentros y talleres que abordan la cuestión.
En un mensaje de apoyo dirigido al movimiento SOAW, el Grupo Operacional de la campaña ‘No Bases’, de Argentina, declaró que “saludamos la decisión de los países de la región -Argentina, Venezuela, Bolivia y Uruguay- que han dejado de enviar soldados a la Escuela de las Américas, una institución que no ha variado su práctica ni sus objetivos aunque ahora se denomine Instituto de Cooperación y Seguridad del Hemisferio Occidental (WHINSEC) y se haya mudado de Panamá a Georgia (EEUU)”.

Pero, por otro lado, considerando que países como Colombia, Chile, Perú, Nicaragua, República Dominicana, Ecuador, Panamá, Honduras, El Salvador, Guatemala, Costa Rica, Paraguay, México, Jamaica, Bélice y Brasil todavía envían tropas a la referida escuela, los/las militantes argentinos/as se comprometen también a sumar esfuerzos “para que ningún país latinoamericano continúe enviando militares y policías a ésta u otra academia militar y policial con similares objetivos”.

El Grupo resaltó también que considera importante la reciente declaración del presidente de Bolivia, Evo Morales, que además de denunciar y rechazar el papel de la escuela, sugirió que la Unión de las Naciones Sudamericanas (Unasur) instale un Instituto de preparación para las fuerzas armadas de la región, con foco en la formación democrática y patriótica y de acuerdo con los principios de unidad de América Latina.
“La creación de un Instituto de esta naturaleza sería una verdadera alternativa a la Escuela de Asesinos cuyo cierre reclamamos y, además, se correspondería plenamente con los objetivos que llevaron a Unasur a la creación de un Consejo de Defensa Suramericano y un Centro de Estudios Estratégicos donde los países de América del Sur pueden determinar con autonomía sus propios intereses geopolíticos y sus políticas de Defensa nacional”, comentó.

LINK: LA SCUOLA DELLE AMERICHE E IL GOLPE IN HONDURAS

adital.com.brwww.aporrea.org

Más informaciones: gabi@soaw.org
Traducción: Daniel Barrantes – barrantes.daniel@gmail.com

Oaxaca, Messico: comunicato stampa e video-interviste del Municipio Autonomo di San Juan Copala

Riproduco qui il comunicato che i rappresentanti del Municipio Autonomo di San Juan Copala, Oaxaca, Messico, hanno inoltrato ai mezzi di informazione per denunciare la terribile situazione di repressione, morte e conflitto politico che quella comunità vive da anni, in particolare dopo i fatti del 27 aprile scorso in cui hanno perso la vita due attivisti, un finlandese e una messicana

(VEDI QUI per INFO sul 27 aprile e I NUOVI ATTACCHI PARAMILITARI successivi).

Algunos videos sobre San Juan Copala grabados ayer durante el acto político cultural UN GOYA PALA LA LIBERTAD DE  LOS 12 PRESOS POLÍTICOS DE ATENCO EN C.U.

Alcuni video con interviste ad abitanti del Municipio Autonomo registrati durante l’evento politico culturale promosso dagli studenti della UNAM in favore dei 12 detenuti politici di ATENCO, Messico.

VIDEO UNO (gli altri alla fine del post)

VIDEO DUE

VIDEO TRE

Messico: i perché dell’aggressione paramilitare a San Juan Copala, Oaxaca

di Fabrizio Lorusso

In Messico e nel mondo si parla tanto degli oltre 20mila morti in 3 anni causati dalla guerra al narcotraffico e dalla militarizzazione lanciate dal presidente Calderon, ma ogni tanto tornano alla ribalta i conflitti sociali che vengono rispolverati dai media mainstream solo quando coinvolgono qualche straniero o fanno vittime eccellenti. Purtroppo le morti silenziose e la violenza endemica che regnano nel Messico profondo, così come lo ha battezzato l’antropologo Bonfil Batalla, sono sempre state una costante soprattutto nelle zone rurali più abbandonate dallo Stato. E’ proprio in questo Messico che è avvenuta l’imboscata contro la carovana umanitaria in cui il 27 aprile scorso hanno perso la vita la messicana Beatriz Cariño e il finlandese Jyri Haakkola, entrambi osservatori e difensori dei diritti umani, e sono stati feriti altri 15 attivisti in seguito a un attacco di un gruppo di paramilitari nel municipio autonomo di San Juan Copala, stato di Oaxaca.

La lacerazione del tessuto sociale, le guerre tra fazioni politiche, l’autoritarismo semi feudale, il cosiddetto caudillismo, e la povertà estrema sono ancora la normalità in immensi territori che sono completamente esclusi dalla modernità e dai cambiamenti politici ed economici che vive solo una parte del paese. Il Messico profondo, quello delle tradizioni indigene che cambiano e resistono allo stesso tempo e quello del meticciato imperfetto, riuscito solo a metà, continua quindi a soffrire e a cercare faticosamente un destino.
Alle 11 del mattino del 27 aprile è partita da Huajuapan de Leon una carovana composta da una cinquantina di persone in viaggio su varie jeep e automobili verso la località di San Juan Copala nel territorio conosciuto come “la mixteca” nella parte sud dello Stato di Oaxaca, una delle zone più povere del Messico e confinante con il Chiapas.

Si tratta di una regione aspra e montagnosa ad alta densità di popolazione indigena, soprattutto di etnia zapoteca, mixteca e triqui, in cui sono forti le simpatie nei riguardi degli esperimenti autonomisti portati avanti dalle comunità zapatiste e della “Otra Campaña”, “l’altra campagna” politica promossa dall’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale e da uno de suoi più noti portavoce, il Subcomandante Insurgente Marcos alias delegado cero, in ripudio del sistema dei partiti tradizionali e in favore dell’autodeterminazione indigena.
La brigata umanitaria era formata da membri della APPO (Assemblea Popolare dei Popoli di Oaxaca) e della sezione 22 di Oaxaca del sindacato degli insegnanti, da organizzazioni come Cactus (pro diritti umani) e Vocal (radio comunitarie), da osservatori internazionali di nazionalità italiana, finlandese, belga e tedesca, da giornalisti della rivista messicana Contralinea e da membri della Rete di Radio e Comunicatori Indigeni del Sudest Messicano.

L’obiettivo della carovana era di portare degli aiuti umanitari agli abitanti di San Juan dato che questi si trovano privi di corrente elettrica e sono assediati dal gennaio scorso dai paramilitari dell’UBISORT (Unione per il Benessere della Regione Triqui, gruppo fondato nel 1994 e legato al PRI, Partido Revolucionario Institucional). LosTriquis.jpgIl PRI rappresenta attualmente una forza di governo a livello nazionale in alleanza con il partito del presidente, il PAN (Partido Accion Nacional, di destra) e da quasi 80 anni è la forza politica dominante nello Stato di Oaxaca. Allo stesso PRI appartiene il governatore Ulises Ruiz, funzionario in carica dal 2005 e protagonista di una lunga serie di violazioni dei diritti umani e gravissimi atti repressivi durante i moti di protesta del sindacato degli insegnanti e della APPO nel 2006: il saldo dei suoi anni di governo parla di una decina di sparizioni forzate e almeno 62 vittime (26 di queste, tra cui il giornalista statunitense Brad Will, solamente nel biennio 2006-2007 durante le fasi più tese della protesta che portò a una vera e propria guerra civile nella città di Oaxaca).
L’assedio dell’UBISORT-PRI è stato già denunciato in varie occasioni dagli abitanti di San Juan Copala in quanto da mesi impedisce la realizzazione delle regolari attività nel comune, blocca l’arrivo di merci, l’accesso all’acqua e lo svolgimento delle lezioni nelle scuole oltre ad essere responsabile di numerose morti violente. In realtà la situazione è complicata e aggravata dalla presenza simultanea di altri due gruppi in lotta nella comunità indigena triqui di San Juan per cui anche la stessa UBISORT ha riportato una quindicina di morti tra i suoi militanti.

Da una parte c’è il MULT o Movimento Unificatore e di Lotta Triqui, attivo sin dagli anni 50. All’epoca della sua fondazione lottava per democratizzare l’esercizio del potere e nel 2003 s’è trasformato nel partito politico Unidad Popular, attualmente alleato del PRI. In seguito alla “scesa in campo” del MULT a livello elettorale e al suo progressivo allontanamento dagli obiettivi originari nasce il MULTI, il Movimento di Unificazione e di Lotta Triqui Indipendente, che è parte integrante della APPO e dal gennaio del 2007 gestisce le attività del comune di San Juan Copala secondo le modalità di autogoverno tracciate dai municipi autonomi del Chiapas zapatista.
San Juan è stato il primo territorio nella regione di Oaxaca a darsi questa forma di governo, fatto che è sgradito alle autorità statali e agli altri due gruppi che prima si spartivano il potere indisturbati. In pratica grazie al sostegno della APPO e del sindacato degli insegnanti il MULTI occupa l’edificio del comune e governa il centro del paesino mentre l’UBISORT-PRI e il MULT controllano gli accessi e le alture circostanti in cui né l’esercito né la polizia possono mettere piede.

Verso le tre del pomeriggio proprio dove comincia il loro territorio e finisce la strada asfaltata tra il capoluogo Santiago Juxtlahuaca e San Juan Copala, presso la zona denominata “La Sabana”, è stata messa in atto l’imboscata di 15 uomini armati e incappucciati dell’UBISORT contro gli attivisti che ha provocato 2 morti, 15 feriti e numerosi dispersi che sono riapparsi a poco a poco nei giorni seguenti dopo essere sfuggiti ai paramilitari rifugiandosi sulle montagne. Il recupero dei cadaveri è stato possibile solo 48 ore dopo la sparatoria quando sessanta poliziotti hanno circondato i veicoli rimasti sulla strada che erano perforati da decine di pallottole. L’accesso alla stampa è stato proibito in tutta la zona. Meno di mille abitanti, qualche risorsa mineraria e un’orgogliosa tradizione linguistica e culturale formano il patrimonio di San Juan Copala, una comunità sconvolta da decenni di lotte intestine e becero autoritarismo che l’esperimento autonomista cerca di emendare malgrado le divisioni interne e le ingerenze esterne. MapaSanJuanenMexico.jpg.gif
Forte della connivenza dell’autorità statale e del clima d’impunità imperante il capo dell’UBISORT, Rufino Juarez, aveva addirittura minacciato rappresaglie contro chi avesse osato attraversare la zona senza il suo consenso, ma tali dichiarazioni non avevano fermato i militanti della carovana. In effetti l’assenza totale di soluzioni ai conflitti e di giustizia nei numerosi casi di omicidio nella regione triqui hanno nel tempo giustificato una situazione incontrollabile di arbitrarietà e violenza paramilitare e parastatale gravissima che abbiamo sperimentato di nuovo con questa mattanza. L’UBISORT ha dichiarato che non si tratta di una strage ma di un “auto-attentato” auspicato e organizzato dal municipio autonomo (e dal suo referente politico, il MULTI) per attirare l’attenzione. Anche il MULT s’è allineato e ha accusato il MULTI dell’attentato. Dal canto loro gli insegnati di Oaxaca e la APPO hanno diffuso comunicati a mezzo stampa in cui condannano la strage di San Juan, attribuiscono la responsabilità dell’attentato e dell’insicurezza nella zona al governatore e chiedono giustizia. La manifestazione del primo maggio in città s’è fatta portavoce della richiesta di un chiarimento giudiziario immediato in merito ai fatti del 27 aprile insieme alla consueta lista di rettificazioni salariali e al pieno adempimento delle direttive sancite dalla suprema corte di giustizia messicana in seguito alle comprovate violazioni dei diritti umani contro la popolazione oaxaquegna nel 2006 (Storia del movimento a Oaxaca: https://lamericalatina.net/category/oaxaca/page/3/).


Il 4 luglio prossimo ci saranno a Oaxaca le elezioni per il rinnovo del parlamento locale e del governatore e la posta in gioco è alta visto che questa volta il candidato dell’opposizione, Gabino Cuè, sembra in grado di poter sconfiggere Eviel Perez del PRI che cerca quindi di rafforzare i suoi centri di potere e di reprimere la dissidenza. Storicamente le annate elettorali e i mesi di campagna sono infatti caratterizzati da escalation di violenza e proteste sia quando sia a livello nazionale che a livello locale. L’idea che la tragedia di San Juan possa servire in modi diversi a entrambe le coalizioni per screditare l’avversario e capitalizzare voti e consensi fa rabbrividire ma è comunque un’ipotesi concreta che lentamente prende forma. La APPO e la sezione 22 del sindacato non sono dei partiti politici ma sono sicuramente anti-PRI e anti governativi e ora hanno un motivo legittimo in più per attaccare Ulises Ruiz essendo stati attaccati direttamente. La coalizione di Gabino Cuè formata da PAN e PRD sta già screditando il PRI per quanto è accaduto mentre quest’ultimo recita la parte dell’innocente e accusa il municipio autonomo di San Juan Copala di provocare la violenza.

Rispetto alle prese di posizione di questi interlocutori il governatore Ulises Ruiz s’è limitato a mentire sostenendo di non essere stato informato della carovana, in palese contraddizione con quanto certificato da alcuni avvisi inviati con sufficiente anticipo dagli attivisti e dal sindacato alla polizia di Oaxaca. Ruiz ha inoltre sfoggiato una perla della sua cultura arretrata e burocratica dichiarando ai giornali che la presenza di stranieri e difensori dei diritti umani a Oaxaca è “cosa strana” e chiedendosi “che cosa ci stessero facendo lì degli stranieri che non sappiamo se siano turisti o che tipo di permesso di soggiorno abbiano”.MapaSanJuan.jpg.gif
Una nota sul contesto. Ogni volta che in Messico uno straniero viene coinvolto in una qualunque situazione “critica” o politica, ci si appella all’articolo 33 della costituzione che prevede la possibilità d’espulsione per le persone “non grate” o che realizzano attività politiche nel paese ed è spesso gioco forza fare leva su un diffuso sentimento nazionalista e sulla colpevolizzazione dello straniero per sviare l’attenzione. Quando finì la Rivoluzione messicana nel 1917 l’articolo 33 venne pensato in funzione antiamericana per evitare qualsiasi tentativo di ingerenza esterna che compromettesse seriamente la sovranità del paese mentre oggi viene spesso utilizzato per espellere gli “indesiderati” stranieri simpatizzanti dei movimenti sociali tanto che durante un dibattito è comune sentirsi dire più o meno scherzosamente la battuta “stai zitto o ti applichiamo il 33”. Nel caso di San Juan Copala è morto un europeo (oltre a una messicana), ci sono pistoleri e paramilitari a piede libero protetti dal PRI, inoltre l’ambasciata finlandese, Amnesty International, l’ONU e decine di associazioni nazionali ed estere hanno denunciato il governo di Oaxaca e quello messicano per l’insufficiente rispetto dei diritti umani e la prima dichiarazione che ottengono è in realtà una richiesta di spiegazioni circa il tipo di permesso di soggiorno o la “strana” presenza di stranieri in una carovana pacifista mitragliata a sangue freddo.

By CarmillaOnLine Featuring   LAMERICALATINA.NET

Siti consigliati per l’approfondimento:

http://espora.org/limeddh/

http://www.noticiasnet.mx/portal/
http://cciodh.pangea.org/

http://www.globalproject.info/it/tags/oaxaca/geo

L’espulsione dal Messico del prof. colombiano della UNAM Miguel Angel Beltran (Aggiornamento)

"Desayuno privado de Trabajo que ofrece el Excmo. Señor Álvaro Uribe Vélez" "Presidente de la República de Colombia (01-08-08)" di Gobierno Federal

Foto di Calderon e Uribe di http://www.flickr.com/photos/30118979@N03/

Leggilo anche su: http://selvasorg.blogspot.com/2009/05/messico-docente-universitario-deportato.html

In seguito all’espulsione dal Messico, avvenuta venerdì scorso repentinamente e attuata dalle autorità dell’INM (Istituto Nazionale Migrazione), del Dott. Miguel Angel Beltran Villegas, riporto il seguente comunicato prodotto in risposta. Anche se le accuse formali contro il professore non sono state ancora del tutto specificate (per ora si tratterebbe di delitti di ribellione e gestione di risorse relative ad attività terroriste), il presidente colombiano Alvaro Uribe e i giornali messicani e colombiani hanno semplicemnte dichiarato (condannandolo prima del processo) che si tratta di un terorrista pericoloso, alias Jaime Cienfuegos,  legato a Raul Reyes, il numero due delle FARC (Fuerzas Armadas Revolucionarias de Colombia, la guerriglia più antica del paese).

Questi venne ucciso durante un bombardamento colombiano in territorio ecuatoriano il primo marzo 2008, fatto che violò il diritto internazionale e, anzi, rappresentò un vero e proprio atto di guerra contro l’Ecuador che ruppe le relazioni diplomatiche. Durante quell’attacco extraterritoriale dell’esercito colombiano persero la vita 25 membri delle FARC che s’erano rifugiati in Ecuador e tra di loro c’erano anche 4 studenti messicani. Unica soppravvissuta, Lucia Morett, oggi in libertà in Messico dopo mille peripezie giudiziarie e un periodo in Nicaragua. Anche grazie a queste vicende e alla sua esposizione mediatica, Lucia è oggi candidata per il PRD alle prossime elezioni per la Camera dei Diputati che si terranno a luglio. Il presidente colombiano Uribe ha ringraziato ufficialmente quello messicano Felipe Calderon con il quale s’incontrarà nei prossimi giorni proprio per un summit sul terrorismo…Intanto un gruppo di intellettuali colombiani sta raccogliendo già delle firme per esigere la scarcerazione di Beltran e un processo giusto: anche su Facebook c’è già un gruppo di sostegno.

Sembra anche che le accuse contro Beltran siano legate alla sua attività intellettuale come accademico e sociologo in Messico e in Colombia, al suo presunto ruolo nel “comitato internazionale delle FARC”, oltre alle presunte collaborazioni con l’agenzia di stampa legata alle FARC: http://anncol.eu/. E’ arrivata immediatamente la smentita di Raquel Sosa, ex deputata del PRD (Partido Revolucion Democratica, di sinistra) e tutor in Messico di Beltran e accademica della Universidad Nacional Autonoma de Mexico (UNAM) presso la quale il colombiano stava insegnando e facendo un post-dottorato. Sollevano dubbi sulla legittimità dell’espulsione anche alcuni docenti e il coordinatore del master e del dottorato in Studi Latinoamericani, Lucio Oliver.

Si possono seguire tutte le mobilitazioni e le iniziative promosse in questi giorni per chiarire il caso Beltran e rispondere alle accuse sul blog: 

http://www.libertadmiguelangelbeltran.blogspot.com/

Al link sottostante vi lascio l’interessante Curriculum Vitae e accademico del professore colombiano espulso dal Messico con una procedura discutibile e rapidissima chiamata fast track: ti buttano fuori dal paese per l’Art. 33 costituzionale che prevede tale sanzione in casi di attività politiche dentro il territorio messicano, ma ciò spesso avviene senza prove e senza possibilità di replica come nei ben noti casi degli stranieri coinvolti negli scontri e le repressioni di Atenco nel maggio del 2006. LINK CV:

http://200.25.59.34:8081/cvlac/visualizador/generarCurriculoCv.do?cod_rh=0000031232

A questo link c’è invece l’intervista radiofonica completa della giornalista messicana Carmen Aristegui con Oscar Naranjo, capo della polizia colombiana, sul caso Beltran (vedi post sotto) e un servizio sulle reazioni all’interno dei docenti della UNAM e del CELA (Centro Estudios Latinoamericanos della Facoltà di Sceinze Politiche, presso cui l’accademico e sociologo colombiano M. A. Beltran  svolgeva le sue attività in Messico dotato di “legal estancia”, cioè il permesso di soggiorno per cui stava chiedendo il rinnovo).

http://www.noticiasmvs.com/ver_noticia.cfm?id=3947

Oscar Naranjo parla dalla Colombia sull’espulsione del Dott. Miguel Ángel Beltrán, accusato di appartenere alle forze delle FARC. Il direttore generale della polizia nazionale colombiana ci parla di questo personaggio e sui motivi della consegna alla giustizia colombiana senza specificare con precisione le modalità dell’avvenuta espulsione dal Messico. Sembra che una lista di soggetti legati alle Farc, estrapolata dal computer di Raul Reyes, sia in mano alle autorità colombiane che, dopo averle girate alle rispettive autorità degli altri paesi, stanno chiedendo l’invio in patria di questi “presunti terroristi” (primano erano guerriglieri, insorti o belligeranti mentre oggi sono addiritturadiventati dei narco-terroristi nel discorso ufficiale).

Il fatto è che simile richiesta (l’estradizione o la consegna di un sospettato) in Messico è stata esaudita in tempi rapidissimi probabilmente data la presenza dell’Art. 33 costituzionale. Infatti a Beltran, secondo quanto dichiarato dai funzionari dell’Istituto Nazionale della Migrazione messicano, sarebbe stato negato il rinnovo della FM3 (forma migratoria o permesso di soggiorno che possiedono gli studenti o i lavoratori temporanei in Messico) senza addurre ulteriori motivazioni.

Se, come dichiarato dai docenti dell’UNAM e da altri conoscenti di Beltran, i suoi documenti erano fondamentalmnte in regola (o comunque non giustificavano addirittura un’espulsione), allora la Migrazione messicana potrebbe avere applicato l’Art. 33 della Costituzione dichiarando Beltran persona non desiderata o semplicemente riconoscendo (dato che era segnalato dalle autorità colombiane)la sua (presunta) attività politica che poteva prevedere l’espulsione.

Molti dubbi e discrezionalità quindi. Può influire il paese di provenienza, l’attività svolta, la contingenza politica, le relazioni bilaterali tra i paesi coinvolti ed anche, come si sospetta, l’università o la facoltà in cui si svolgono le attività, in questo caso la UNAM di Città del Messico. Chiaramente contano anche le alleanze tra governi e nel caso Colombia e Messico le simpatie reciproche sono note, al punto che si ignora il concetto d’estradizione, non si concede il diritto di replica e si priva Beltran dell’avvocato prima di procedere all’espulsione.

Un sospetto legittimo è che i governi amici di Colombia e Messico vogliano da una parte fare una bella figura con gli Stati Uniti, promotori della politica repressiva contro il narcotraffico all’estero e permissivi con il consumo nel mercato interno, e dall’altra si scambino favori reciprocamente. Calderon non ha potuto ancora giustificare di fronte all’opinione pubblica interna la leggerezza con cui s’è lasciato passare il caso dei messicani morti nel bombradamento ordinato dall’omologo Uribe nel marzo 2008 e, quindi, la rapida consegna di Beltran ai colombiani potrebbe anche rappresentare un capro espiatorio, una forma di chiudere la vicenda come a voler sottolineare che nella Universidad Nacional (UNAM) i guerriglieri infiltrati ci sono per davvero (e Beltrasn sarebbe l’esempio da portare e diffondere sui media senza prove) e che, in fondo, quegli studenti uccisi se la sono cercata.

Infine ecco il comunicato:


[Comunicato degli studenti del dottorato in Studi Latinoamericani, UNAM: Deportano senza motivo un professore colombiano]


“Vogliamo denunciare attraverso questo comunicato l’abuso cui è stato sottoposto il collega Miguel Angel Beltran Villegas che sta realizzando degli studi post-dottorali nel Centro Studi Latinoamericani nella Universidad Nacional Autonoma de Mexico.

Il Dott. Beltran è conosciuto nell’accademia colombiana dato che è stato ricercatore e professore delle principali università del paese, come quella di Antioquia, la Nacional de Colombia e quella del Cauca. A Beltran è stato negato il permesso di soggiorno (FM3) durante un anno, in cui s’è presentato periodicamente presso gli uffici dell’INM (Istituto Nazionale Migrazione) in Messico, mentre ieri (il 22 maggio) a mezzogiorno (anche se il giornale El tiempo della Colombia aveva annunciato che è stato arrestato di notte) è stato trattenuto in modo arbitrario nell’INM mentre richiedeva nuovamente il permesso ed è stato immediatamente deportato. E’ accusato di essere un membro delle FARC, fatto completamente falso; possiede una lunga carriera accademica e di ricerca che dimostra il suo lavoro come docente preoccupato per la storia politica e la violenza in Colombia.

Noi compagni del dottorato in Studi Latinoamericani, esigiamo al governo colombiano che rettifichi le accuse fatte contro il professor Miguel Angel Beltran e che venga fermata la catena di persecuzioni e stigmatizzazione politica contro quei docenti e studenti delle università pubbliche che contribuiscono alla costruzione di posizioni politche critiche e che non condividono il progetto guerrafondaio dell’attuale governo”.


In spagnolo:


Comunicado de Estudiantes del doctorado en Estudios Latinoamericanos, UNAM
Deportan sin fundamento a docente colombiano

Queremos denunciar por este medio la vejación a la que fue sometido el compañero Miguel Ángel Beltrán Villegas, quien se encuentra realizando estudios de posdoctorado en el Centro de Estudios Latinoamericanos, en la Universidad Nacional Autónoma de México.

El doctor Beltrán es conocido en el medio académico colombiano, puesto que ha sido investigador y docente de las principales universidades del país, como la de Antioquia, la Nacional de Colombia y la del Cauca. Después de habérsele negado su condición migratoria (FM3) durante un año, en que se estuvo presentando de manera sistemática en las oficinas de Instituto Nacional de Migración (INM) en México, ayer, al mediodía (aunque el periódico El Tiempo de Colombia anunció que fue arrestado anteayer en la noche), fue detenido de manera arbitraria en el INM mientras solicitaba nuevamente respuesta a su condición migratoria e inmediatamente deportado.

Se le acusa de ser integrante de las Fuerzas Armadas Revolucionarias de Colombia, lo cual es completamente falso, pues tiene una larga trayectoria académica y de investigación que demuestra su labor como maestro preocupado por la historia política y de la violencia en Colombia.

Los compañeros del doctorado de Estudios Latinoamericanos exigimos al gobierno colombiano que rectifique las acusaciones hechas contra el profesor Miguel Ángel Beltrán, y que pare la cadena de persecución y estigmatización política adelantada contra docentes y estudiantes de las universidades públicas, que aportan en la construcción de posturas políticas críticas y que no comparten el proyecto guerrerista del actual gobierno”.

Da: http://www.rebelion.org/noticia.php?id=85869

ULTIME:


http://www.jornada.unam.mx/2009/05/24/index.php?section=opinion&article=002a1edi


http://www.jornada.unam.mx/2009/05/23/index.php?section=politica&article=017n1pol


Video su:


http://www.hoyes.tv/index.html#frontaleID=F_HOY&sectionID=S_HOINTER&videoID=30581

Foto da: http://www.flickr.com/photos/37824754@N05/

Altri utili link sulla vicenda:


http://www.telesurtv.net/noticias/secciones/nota/50532-NN/beltran-comparecio-en-colombia-por-presunta-rebelion/


http://www.proceso.com.mx/noticias_articulo.php?articulo=69045
Articolo da: https://fabriziolorusso.wordpress.com