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Sindacato messicano solidarizza con sciopero europeo e va in Ambasciata

Il 14 novembre il Sindacato Messicano degli Elettricisti (SME) ha mostrato la sua solidarietà con lo sciopero generale europeo visitando l’Ambasciata italiana a Città del Messico e leggendo il comunicato che potete vedere e ascoltare in questo video(link). Piccola nota: la parola “camaradas” che si sente spesso nel comunicato significa “compagno di partito o di lotta” e non “camerata”, tanto per non creare ambiguità…Il SME è stato soppresso 3 anni fa manu militari dal presidente Calderón che ordinò la chiusura dell’impresa Luz y Fuerza del Centro i cui lavoratori, affiliati al SME, si trovarono da un giorno all’altro senza lavoro e senza rappresentanze sindacali. E’ surreale? Eppure è vero (vedi i link sotto).

Video: SME (Sindicato Mexicano de Electricistas) visita a la embajada de Italia Solidaridad con los trabajadores europeos en huelga 14nov12  

Link utili:

Riforma del mercato del lavoro in Messico: LINK

La lotta del SME: LINK 1    LINK 2

A questo link il post con il VIDEO dell’azione del sindacato a Città del Messico: http://latinoamericaexpress.comunita.unita.it/2012/11/15/sindacato-messicano/

Foto Di sme1914

Osservatorio SME Messico: 8 settembre, comunicato stampa e azioni in Chiapas

Ecco il comunicato sulle attività del Sindacato Messicano degli Elettricisti legato all’impresa liquidata dal governo messicano Luz y Fuerza del Centro.

Descarga o lee aquí en estas ligas:

1) Acciones del SME en Chiapas el 8 de septiembre

2) Documento entregado al Congreso mexicano

3) Comunicado de prensa en español (sigue en italiano)

4) Formato con los procesos penales abiertos en contra de manifestantes/activistas

“LUZ Y FUERZA DEL PUEBLO, Stato del Chiapas, Messico

Aderente alla Otra Campaña

Las Margaritas, Chiapas, Messico – 8 sett. 2011

AI MEZZI DI COMUNICAZIONE

ALL’OPINIONE PUBBLICA IN GENERALE

Con questo comunicato ci dirigiamo al popolo tutto per far conoscere pubblicamente la nostra ORGANIZZAZIONE DI RESISTENZA CIVILE “LUZ Y FUERZA DEL PUEBLO”, ci dichiariamo aderenti alla OTRA CAMPAÑA e affermiamo che il nostro obiettivo strategico è quello di lottare per UNA NUOVA COSTITUZIONE, UN CONGRESSO COSTITUENTE E UN PIANO NAZIONALE DI LOTTA, insieme all’EZLN e alle altre organizzazioni alle quali ci unisce la ricerca di un cambiamento profondo nella vita del nostro paese.

Siamo un’organizzazione civile e pacifica che raggruppa più di 36 Municipi del Chiapas e siamo presenti in 7 regioni: Región Norte, Selva Ríos, Cañada Tojolabal, Región Sierra, Región Fronteriza, Región de Los Olvidados e la Región de Los Llanos. In ognuna di queste regioni ci rappresenta un Comitato Regionale di Resistenza (CRR), comitati che mantengono un dialogo e un coordinamento tra loro per cercare delle soluzioni ai problemi che si trovano ad affrontare le nostre comunità. Siamo un’organizzazione che ha dei coordinatori di resistenza e non ha leader né nessun altro che ci rappresenti oltre ai comitati di coordinamento che ogni anno cambiano.

Come organizzazione non abbiamo vincoli con nessun partito politico, non compartiamo progetti con nessuno dei livelli di governo, e il nostro unico impegno é con il popolo e le comunità organizzate in maniera indipendente. Controlliamo l’accesso al nostro territorio con catene alle entrate e alle uscite delle comunità, per evitare la diffusione di droga, la delinquenza, l’alcolismo, il vandalismo e, allo stesso tempo, i partiti politici, i funzionari di governo, ed inoltre tutte le persone che entrano senza permesso, devono pagare una multa; perché la terra e le comunità sono nostre e non del governo né dei partiti politici che vengono solo a offrirci il cielo e le stelle nei periodi elettorali perché vogliono il voto, e poi approvano leggi con le quali pretendono più tasse, alzano il prezzo della benzina, ci reprimono ed emarginano il popolo. Approvano leggi come la SEGURIDAD NACIONAL grazie alla quale l’esercito può sparare contro il nostro villaggio se ci dichiariamo contro questo mal governo.

Per questo non crediamo nel processo elettorale né nei partiti politici, perché tutti quanti fanno parte dello stesso sistema e struttura di governo che è funzionale al neoliberalismo, perché con il
PACTO DE CHAPULTEPEC tutti i partiti politici hanno assunto l’impegno, insieme con gli 11 impresari più ricchi del Messico, di non modificare il progetto economico imperante. Le elezioni sono una farsa, perché quelli che scelgono sono i più ricchi e quello che vota è il popolo. Per noi non è la stessa cosa votare e scegliere.

Noi ci manifestiamo contro il governo di Felipe Calderón e contro il governo di Juan Sabines Guerrero, che sono gli esecutori del progetto neoliberale in Chiapas mediante la riconversione produttiva in forma deteriore dell’economia e della produzione contadina, con l’impulso a progetti di ecoturismo, costruendo Ciudades Rurales, aprendo spazi e dando concessioni a imprese di sfruttamento minerario straniere, consegnando le risorse naturali alle grandi imprese e cooptando ogni movimento di resistenza che cerca di protestare, mediante il patto di governabilità. Chi non si assoggetta a questo, soffre la repressione come a Bachajon, a Mitziton, come il Consejo Autónomo de la Costa, l’EZLN, tra gli altri.

Per questo, oggi 8 settembre, ci facciamo conoscere attuando il blocco della città di Comitán e dell’incrocio di Playas de Catazajá-Palenque-Villa Hermosa, in coordinamento con il Consejo Autónomo della Costa, e chiediamo:

1.- Una tariffa giusta per la fornitura elettrica domiciliare, la non istallazione dei contatori digitali e dei termogeneratori che istalla la Comisión Federal de Electricidad, la fine dei tagli massivi della luce e dei furti di cavi che realizza il personale della CFE contro il nostro movimento. Ci manifestiamo contro la privatizzazione dell’elettricità n Messico e contro quella di tutte le risorse naturali del paese. Contro la repressione del Sindacato Messicano degli Elettricisti e per la creazione di un’impresa pubblica che restituisca i lori impieghi ai più di 16 mila lavoratori licenziati.

2.- Libertà per i 13 prigionieri politici del Sindacato Messicano degli Elettricisti; per i 19 prigionieri dell’ Alianza Única del Valle dello Stato del Messico; la cancellazione dei procedimenti giuridici contro i nostri compagni del Sud di Veracruz, Candelaria, Campeche, dell’Istmo
di Oaxaca e dei 4 compagni della Cañada Tojolabal della Comunità Lomantan, municipio di Las Margaritas: Domingo García Velasco, Rodolfo García Pérez, Alberto García Pérez e Romeo García Pérez.

Ugualmente chiediamo la fine della persecuzione nei confronti dei compagni Nataniel Hernandez, Bersain hernandez e di tutta la sua famiglia, dei membri del Consejo autónomo de la costa de Chiapas e del centro di Diritti Umani “Digna Ochoa”.

3.- Chiediamo la fine della repressione contro i lottatori sociali, la non criminalizzazione della lotta sociale, la fine della militarizzazione e lo smantellamento dei gruppi paramilitari di “Paz y Justicia” nelle comunità di Agua Blanca, municipio di Palenque, e nell’ejido Chulakob, municipio de Tumbalá; la fine dei rincari della benzina, del gas e di tutti i prodotti di prima necessità. Chiediamo
che cessi la violenza generalizzata nel paese, e che si smetta, con il pretesto di combattere il narcotraffico, di combattere e uccidere i lottatori sociali di sinistra. Chiediamo al governo statale di Juan Sabines Guerrero e a quello federale, la cancellazione dei permessi di apertura di taverne e la cancellazione delle fabbriche di bevande alcoliche che abbrutiscono e impoveriscono il nostro popolo.

LA NOSTRA POSIZIONE E DEMARCAZIONE

1.   –   Noi ci dissociamo da quello che fa il Frente Popular Revolucionario (FPR) nel capoluogo municipale di Las Margaritas, che non conosciamo, a meno che non si coordini con noi. Tuttavia,
manifestiamo rispetto per le sue forme di lotta.

2. – Ci dissociamo anche dal Movimiento de Renovación Nacional (MORENA)
e da Andrés Manuel López Obrador, ma rispettiamo quella parte del popolo che ancora crede nella via elettorale.

3 .- Come è vero che l’Organización “2 Valles Valientes” nella regione di Palenque e Playas de Catazajá, ha manifestato la decisione di partecipare al blocco di Playas de Catazajá, accettiamo nel blocco la gente del popolo che soffre le alte tariffe della luce, ma non avalliamo né applaudiamo al governo municipale, statale e federale. Siamo contro il governo e il sistema che provoca l’emarginazione e la crisi economica in cui si trova il paese.

4. –  Ci dissociamo da qualunque organizzazione, personea o leader corrotto che cerchi di usare il nostro movimento per sollecitare progetti, il rilascio di macchine, richieste di denaro, o ottenere
vantaggi personali.

5. – Per ultimo, denunciamo e riteniamo responsabile l’ex deputato Miguel Angel Vázquez della CIOAC-Democrática di Las Margaritas, che insieme alla CFE ha preteso uno scontro tra la nostra resistenza civile e il villaggio “4 de Octubre”, nel municipio di Las Margaritas. Riteniamo responsabile anche il Delegado de Gobierno di Las Margaritas, Cesar Augusto Silvano Herrera, per non averci voluto ascoltare , quando la nostra resistenza è ricorsa e ha manifestato la decisione di risolvere il problema per la via del dialogo.

Nello stesso tempo, chiediamo al Ministerio di Las Margaritas la consegna dell’inchiesta contro i leaders delle organizzazioni che hanno sequestrato il veicolo del nostro compagno Artemio López.

6.- Manifestiamo la nostra solidarietà e appoggio all’EZLN, alle Juntas de Buen Gobierno e a tutte le lotte che cercano un cambio e una trasformazione del paese in maniera indipendente dal gobierno e dai partiti politici.

Con rispetto

PER I COMITATI REGIONALI DI RESISTENZA CIVILE REGION SIERRA: Romairo Roblero

REGION NORTE: Ramón Parcero e Manuel Hernández

REGION LOS OLVIDADOS: Arturo Solis

REGION FRONTERIZA: Amilcar Rodríguez

REGION DE LOS LLANOS: Fildadelfo Juárez

REGION TOJOLABAL: Jesús García

Amenazas de desalojo contra el SME

Reenvío en este post la info acerca de las preocupaciones de los manifestantes y ocupantes del movimiento del Sindicato Mexicano de Electricistas desde su plantón en el Zocalo de la Ciudad de México. Hay evento en Facebook para seguir los acontecimientos:

Hola, amigos de toma la calle (take the square) y mexicanos, les mandamos la primera información sobre el miedo de un posible desalojo,  vea periodico:

Temen electricistas violento desalojo del plantón en el Zócalo. Piden medidas cautelares a la CNDH (Comisión Nacional Derechosos) y diálogo abierto a la SG (Secretaría de Gobernación).
http://www.jornada.unam.mx/2011/08/26/sociedad/044n1soc

Así que para empezar a difundir la invitacion al zocalo creamos el evento en facebook http://www.facebook.com/event.php?eid=206252876101043

Cordialmente,
desde la carpa de subestaciones SME (Sindicato Mexicano de Electricistas) en el Zocalo

Comunicato Su KaosEnLaRed (haz clic).

[México] Comunicado: ¡Ya basta de represión contra el SME
Al despido arbitrario de 44 mil trabajadores electricistas, la ocupación de sus centros de trabajo con el ejército y la policía, la confiscación de las cuentas del sindicato y el encarcelamiento de…

Sciopero della fame in Messico. La vertenza degli elettricisti

di Clara Ferri

Vi ricordate i 44.000 lavoratori dell’ente parastatale messicano Luz y Fuerza del Centro licenziati in tronco mediante un decreto presidenziale lo scorso ottobre (http://selvasorg.blogspot.com/2009/10/messico-si-spegne-la-luce-si-accende-la.html)?

Ebbene, a distanza di nove mesi, il sindacato degli elettricisti (SME) non perde combattività. In questi mesi ha provato di tutto per rinserire il tema della sua estinzione nell’agenda politica del paese: sit-in, manifestazioni, accampamenti davanti al Ministero dell’Energia e al Palazzo Nazionale, sciopero dei pagamenti delle bollette  (che ora arrivano a nome della Commissione Federale dell’Elettricità, CFE) da parte degli utenti. Operazione possibile grazie una figura giuridica messicana chiamata amparo, che tutela i promoventi in caso di inadempimento a una data norma sulla base di un argomento giuridico. La CFE non ha un contratto regolare con gli utenti, né la capacità logistica ed operativa per effettuare tagli del somministro agli utenti morosi, quindi non le resta altro che incassare il colpo.

Dal 25 aprile lo SME ha deciso di giocarsi il tutto per tutto convocando uno sciopero collettivo della fame, a cui hanno aderito 80 lavoratori e 13 lavoratrici. Dicono che non smetteranno fino a quando riotterranno il loro legittimo posto di lavoro. Adducono l’illegalità del decreto.

Purtroppo circa un mese fa la Suprema Corte di Giustizia della Nazione, che aveva attratto il caso, ha ratificato la validità del decreto presidenziale, pur riconoscendo la necessità di tutelare i diritti dei lavoratori licenziati. Belle parole rimaste nell’aria, perché non si sono tradotte in un loro reinserimento lavorativo.

Molti scioperanti sono stati ricoverati con sintomi di malessere generale. Alcuni hanno interrotto la protesta, ma quindici irriducibili sono decisi ad andare fino in fondo, pronti ad affrontare qualunque conseguenza della loro scelta. Due versano in condizioni molto critiche, le loro vite sono già a rischio: vediamo l’Ing. Cayetano Cabrera, diventato ormai il simbolo di tanta combattività, in un’intervista a più di 80 giorni dall’inizio dello sciopero: http://blip.tv/file/3896418

Davanti alla chiusura totale al dialogo da parte delle autorità, alla censura dei mass media e all’indifferenza generalizzata della popolazione, lo SME rivolge un appello disperato a quei settori della società ancora sensibili al problema: la proposta è di sommarsi allo sciopero della fame per 12 ore, dalle 9 alle 21 di domenica 18 luglio.

Il governo messicano continuerà a fare orecchie da mercante anche nel caso in cui si verifichi un decesso? È molto probabile. Si è visto chiaramente che era sua intenzione togliere di mezzo un sindacato difficilmente manovrabile, usando il pretesto della presunta inefficienza dell’azienda, per spianare il terreno alla partecipazione dell’iniziativa privata nel settore elettrico (nazionalizzato, come il petrolio, fin dai tempi di Lázaro Cárdenas) e, soprattutto, nel gran business della fibra ottica: non a caso la concessione è stata affidata alle imprese Televisa, Telefónica e Mega Cable, quando per logica sarebbe dovuta spettare a Luz y Fuerza del Centro.

Per maggiori approfondimenti e per non perdere il filo di questa lotta, visitate il loro blog: http://www.sme-info.org/

Messico: si spegne la luce, si accende la speranza

Manifestazione SME México 15.10.09 Calderon e il guerriero

Città del Messico,15 ottobre 2009. Una multitudinaria manifestazione di oltre mezzo milione di persone ha paralizzato la città, in protesta contro il decreto presidenziale del 10 ottobre che ha cancellato con un colpo di spugna la compagnia parastatale Luz y Fuerza, incaricata della gestione dell’energia elettrica nella zona centrale del paese. Nel cosiddetto sabadazo, alle 11 di sabato sera sono state chiuse e piantonate tutte le sedi della compagnia, impedendone l’ingresso ai lavoratori. Strano, verrebbe da dire: stando ai mass media e al governo stesso, la stragrande maggioranza della popolazione è favorevole a tale decreto e contraria all’esistenza di Luz y Fuerza. I sondaggi parlano di 90 a 10. Eppure i fatti dimostrano che i numeri sono quanto meno alterati.
FOTOGALLERIA DELLA MANIFESTAZIONE:

http://picasaweb.google.com/FabrizioLorussoMex/MarchaSME151009ManifestazioneMexico#

Esiste indubbiamente un’avversione generalizzata all’ente parastatale, un sentimento in parte giustificato dalla proliferazione negli ultimi anni di conti esorbitanti e bollette decuplicate, dal cattivo funzionamento generale e dai continui black out. La Procura dei Consumatori (PROFECO) ha uno sportello apposito per i reclami contro Luz y Fuerza, tanti sono i casi di denuncia e le misure legale prese nei loro confronti.
Ho sempre avuto l’impressione che dietro l’ondata di soprusi e di deficienze ci fosse una precisa politica governativa, avallata dai dirigenti di Luz y Fuerza con la complicità dei vertici sindacali, che mirava al discredito della compagnia stessa presso l’opinione pubblica e al tempo stesso cercava di mantenere in positivo le finanze della compagnia. Un modo efficace per giustificarne l’eventuale chiusura e la successiva apertura al capitale privato, nazionale e/o straniero. Non credo di essere andata molto fuori strada.
Ad alimentare l’avversione popolare c’è anche il fatto che il sindacato degli elettricisti (lo SME) ha ottenuto una serie di conquiste nel corso degli anni che fanno risultare questa categoria lavorativa “privilegiata” agli occhi del resto dei lavoratori messicani, sempre meno garantiti e retribuiti.
Ma è quando lo SME pretende di partecipare nella produzione di altre energie rinnovabili e non (solare, eolica, geotermica, nucleare) e, soprattutto, nella rete di fibra ottica in via di installazione in tutto il paese – un’attività molto attrattiva che è già stata promessa a due ex governatori statali – che il governo decide di togliere di mezzo l’impresa e lasciare in mezzo alla strada 42 mila lavoratori dall’oggi al domani. Per non parlare poi del fatto che lo SME è storicamente sempre stato protagonista di lotte sociali e politiche, ha accompagnato movimenti indigeni, studenteschi, operai e contadini, è un baluardo della sinistra non moderata e ha una grande compattezza tra i propri iscritti.
La giustificazione ufficiale è che Luz y Fuerza costa all’erario pubblico 42 miliardi di pesos annuali, che i lavoratori godono di privilegi da sultani e che il servizio è di pessima qualità, rendendo tanto urgente quanto necessaria la sua chiusura. In realtà, i lavoratori guadagnano in media 6 mila pesos mensili (circa 300 euro) ed hanno prestazioni che qualsiasi europeo giudicherebbe nella norma, ma che in Messico risultano essere un lusso, una rara eccezione.
L’industria elettrica è rimasta dunque scoperta. Il governo non è nemmeno stato in grado di sostituire i lavoratori licenziati in tronco con squadre di crumiri; per far fronte alle numerosissime richieste di manutenzione e alle proteste per i continui black out in tutta la zona metropolitana, è ricorso al più bieco e grossolano sistema: prelevare di peso, praticamente sequestrare, i lavoratori di Luz y Fuerza e obbligarli a prestare servizio. Situazione denunciata dallo stesso SME e da vari lavoratori ai pochi mass media ancora obiettivi.
Il governo Calderón sta cercando di accelerare il processo di smantellamento e di sgretolare l’unità sindacale, tentando i lavoratori con quantiose liquidazioni che si incrementano di giorno in giorno nella speranza di dividere i lavoratori in lotta.
Il dubbio che hanno espresso oggi i manifestanti è: se si permette al governo di cancellare dal panorama nazionale un sindacato “scomodo” e di mettere le mani sulle risorse energetiche (in particolare sull’energia elettrica nazionalizzata da Adolfo López Mateos nel 1960), a chi toccherà la prossima volta?
di Clara Ferri (leggilo anche su: http://selvasorg.blogspot.com/2009/10/messico-si-spegne-la-luce-si-accende-la.html)

VIDEO GALLERIA DELLA MANIFESTAZIONE:

http://www.youtube.com/watch?v=CN6QT6C07NQ&feature=PlayList&p=BAB3C0964B539C92&index=0&playnext=1

Manifestazione SME México 15.10.09 Folla dall'Angel

E se La Russa e Berlusconi mandassero esercito e carabinieri a liquidare l’ENEL?

di Fabrizio Lorusso

Il titolo del post è una provocazione, ma è più o meno quanto è successo qui in Messico nella notte tra sabato e domenica. Il presidente Felipe Calderon, d’accordo con il Ministro delle Finanze Agustin Carstens, ha decretato a mezzanotte la liquidazione della compagnia statale che fornisce energia elettrica al centro del Messico, la Luz y Fuerza del Centro o LyFC. Ancora prima della pubblicazione del decreto circa 6000 uomini dell’esercito e della polizia federale, un corpo di polizia militarizzato, avevano già occupato i principali impianti dell’azienda in tutto il paese e sfollato i lavoratori presenti che sono stati sostituito temporaneamente da circa 800 tecnici mandati dal governo per mantenere le operazioni. Ecco il decreto: http://148.243.70.23/wp-content/themes/arras-theme/decreto_extincion_luz_y_fuerza_del_centro.pdf

La sede della compania a Città del Messico, nella esclusiva zona di Polanco, è stata la prima a cadere, ma ha continuato a funzionare e fornire energia senza problemi. Questa era infatti la ragione ufficiale dell’operazione militare anche se si sospetta che la repressione preventiva del dissenso non sia stato un fattore secondario. Ciononostante non è ancora chiaro il destino dei lavoratori e dell’azienda. Si parla di indennità, di rispetto dei diritti e forse della futura assunzione e ricollocamento di almeno un quarto di loro, circa 10mila persone.

L’azione di forza e la liquidazione sono state motivate ufficialmente dalle inefficienze e le perdite della compagnia (costi operativi pari al doppio delle entrate) che, secondo il potente sindacato messicano degli elettricisti, lo SME, non sono dovute ai lavoratori nè alla presenza di sindacati e di condizioni lavorative accettabili economicamente (che sono state frutto in parte di lotte sanguinose e dure conquiste sindacali e in parte anche di forme di cooptazione dell’ex partito di regime PRI, Partido Revolucionario Institucional).

La colpa viene attribuita alla cattiva gestione globale dell’impresa e alle inefficienze causate dai dirigenti mentri il governo ribatte che i costi del lavoro e dei diritti in vigore per LyFC sono ormai altissimi e insostenibili.

Qui alcuni grafici e dati in merito: http://blogs.eluniversal.com.mx/weblogs_detalle8915.html

Qui la storia di uno dei più antichi e agguerriti sindacati del Messico: http://www.eluniversal.com.mx/notas/632514.html

La confindustria messicana, COPARMEX, ha applaudito l’azione autoritaria di Calderon e ne ha auspicato l’applicazione anche ad altre statali e parastatali. I festeggiamenti in corso nella capitale e il clamore mediatico e popolare provocati dalla qualificazione ai campionati del mondo del 2010, ottenuta dal Messico proprio sabato sera grazie alla vittoria con El Salvador per 4 a 1, sono stati sicuramente un elemento di distrazione importante considerato dal governo al momento di sferrare l’attacco.

Da una parte è vero che la “rivale” e più grande impresa statale del settore dell’energia elettrica, la CFE o Comision Federal de Electricidad, la quale rileverà le attività de Luz y Fuerza dopo la liquidazione, è circa tre volte più “virtuosa” e rimane un’impresa statale. Ecco i motivi esposti da Calderon: http://www.youtube.com/watch?v=6QgyTvWA5yc

D’altro canto la mossa di Calderon sembra voler infliggere un duro colpo al sindacalismo messicano, spesso dominato da dirigenze arroganti e corrotte, ma che in questo caso riguarda uno dei pezzi più democratici e storici del mondo del lavoro organizzato. Gli oltre 40mila dipendenti di Luz y Fuerza sono sul piede di guerra e annunciano imponenti manifestazioni a partire da quella di giovedì prossimo 15 ottobre a Città del Messico mentre il PRD, Partido de la Revolucion Democratica, ha dichiarato di voler interrogare 4 ministri del governo di Calderon ed eccepirà la costituzionalità del decreto di liquidazione.

Il dirigente sindacale messicano dello SME, Martin Esparza, sta anche promuovendo tutti i ricorsi legali del caso e prevede una lunga lotta in difesa della compagnia e dei posti di lavoro. In effetti proprio sabato in giornata i dirigienti del sindacato si erano incontrati con esponenti del governo per negoziare un’uscita alla crisi cronica dell’impresa statale e quindi la notizia dell’occupazione militare di fabbriche e uffici è suonata come un’enorme beffa. Mentre Calderon ribadisce l’utilità e necessità sociale del provvedimento, Andres Manuel Lopez Obrador, ex candidato presidenziale del PRD spaleggiato dal compagno di partito e sindaco della capitale, Marcelo Ebrard,, annuncia battaglie e rinnova il suo sostegno alla causa degli elettricisti.


Ecco un notiziario sull’occupazione dell’azienda: http://www.youtube.com/watch?v=eI-furXOIjM

Leggilo anche su: http://www.megachipdue.info/tematiche/fondata-sul-lavoro/907-se-la-russa-e-berlusconi-occupassero-lenel-storie-messicane.html

oppure su: http://www.reportonline.it/cronaca/se-la-russa-e-berlusconi-occupassero-l-enel-storie-messicane.html