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Osservatorio SME Messico: 8 settembre, comunicato stampa e azioni in Chiapas

Ecco il comunicato sulle attività del Sindacato Messicano degli Elettricisti legato all’impresa liquidata dal governo messicano Luz y Fuerza del Centro.

Descarga o lee aquí en estas ligas:

1) Acciones del SME en Chiapas el 8 de septiembre

2) Documento entregado al Congreso mexicano

3) Comunicado de prensa en español (sigue en italiano)

4) Formato con los procesos penales abiertos en contra de manifestantes/activistas

“LUZ Y FUERZA DEL PUEBLO, Stato del Chiapas, Messico

Aderente alla Otra Campaña

Las Margaritas, Chiapas, Messico – 8 sett. 2011

AI MEZZI DI COMUNICAZIONE

ALL’OPINIONE PUBBLICA IN GENERALE

Con questo comunicato ci dirigiamo al popolo tutto per far conoscere pubblicamente la nostra ORGANIZZAZIONE DI RESISTENZA CIVILE “LUZ Y FUERZA DEL PUEBLO”, ci dichiariamo aderenti alla OTRA CAMPAÑA e affermiamo che il nostro obiettivo strategico è quello di lottare per UNA NUOVA COSTITUZIONE, UN CONGRESSO COSTITUENTE E UN PIANO NAZIONALE DI LOTTA, insieme all’EZLN e alle altre organizzazioni alle quali ci unisce la ricerca di un cambiamento profondo nella vita del nostro paese.

Siamo un’organizzazione civile e pacifica che raggruppa più di 36 Municipi del Chiapas e siamo presenti in 7 regioni: Región Norte, Selva Ríos, Cañada Tojolabal, Región Sierra, Región Fronteriza, Región de Los Olvidados e la Región de Los Llanos. In ognuna di queste regioni ci rappresenta un Comitato Regionale di Resistenza (CRR), comitati che mantengono un dialogo e un coordinamento tra loro per cercare delle soluzioni ai problemi che si trovano ad affrontare le nostre comunità. Siamo un’organizzazione che ha dei coordinatori di resistenza e non ha leader né nessun altro che ci rappresenti oltre ai comitati di coordinamento che ogni anno cambiano.

Come organizzazione non abbiamo vincoli con nessun partito politico, non compartiamo progetti con nessuno dei livelli di governo, e il nostro unico impegno é con il popolo e le comunità organizzate in maniera indipendente. Controlliamo l’accesso al nostro territorio con catene alle entrate e alle uscite delle comunità, per evitare la diffusione di droga, la delinquenza, l’alcolismo, il vandalismo e, allo stesso tempo, i partiti politici, i funzionari di governo, ed inoltre tutte le persone che entrano senza permesso, devono pagare una multa; perché la terra e le comunità sono nostre e non del governo né dei partiti politici che vengono solo a offrirci il cielo e le stelle nei periodi elettorali perché vogliono il voto, e poi approvano leggi con le quali pretendono più tasse, alzano il prezzo della benzina, ci reprimono ed emarginano il popolo. Approvano leggi come la SEGURIDAD NACIONAL grazie alla quale l’esercito può sparare contro il nostro villaggio se ci dichiariamo contro questo mal governo.

Per questo non crediamo nel processo elettorale né nei partiti politici, perché tutti quanti fanno parte dello stesso sistema e struttura di governo che è funzionale al neoliberalismo, perché con il
PACTO DE CHAPULTEPEC tutti i partiti politici hanno assunto l’impegno, insieme con gli 11 impresari più ricchi del Messico, di non modificare il progetto economico imperante. Le elezioni sono una farsa, perché quelli che scelgono sono i più ricchi e quello che vota è il popolo. Per noi non è la stessa cosa votare e scegliere.

Noi ci manifestiamo contro il governo di Felipe Calderón e contro il governo di Juan Sabines Guerrero, che sono gli esecutori del progetto neoliberale in Chiapas mediante la riconversione produttiva in forma deteriore dell’economia e della produzione contadina, con l’impulso a progetti di ecoturismo, costruendo Ciudades Rurales, aprendo spazi e dando concessioni a imprese di sfruttamento minerario straniere, consegnando le risorse naturali alle grandi imprese e cooptando ogni movimento di resistenza che cerca di protestare, mediante il patto di governabilità. Chi non si assoggetta a questo, soffre la repressione come a Bachajon, a Mitziton, come il Consejo Autónomo de la Costa, l’EZLN, tra gli altri.

Per questo, oggi 8 settembre, ci facciamo conoscere attuando il blocco della città di Comitán e dell’incrocio di Playas de Catazajá-Palenque-Villa Hermosa, in coordinamento con il Consejo Autónomo della Costa, e chiediamo:

1.- Una tariffa giusta per la fornitura elettrica domiciliare, la non istallazione dei contatori digitali e dei termogeneratori che istalla la Comisión Federal de Electricidad, la fine dei tagli massivi della luce e dei furti di cavi che realizza il personale della CFE contro il nostro movimento. Ci manifestiamo contro la privatizzazione dell’elettricità n Messico e contro quella di tutte le risorse naturali del paese. Contro la repressione del Sindacato Messicano degli Elettricisti e per la creazione di un’impresa pubblica che restituisca i lori impieghi ai più di 16 mila lavoratori licenziati.

2.- Libertà per i 13 prigionieri politici del Sindacato Messicano degli Elettricisti; per i 19 prigionieri dell’ Alianza Única del Valle dello Stato del Messico; la cancellazione dei procedimenti giuridici contro i nostri compagni del Sud di Veracruz, Candelaria, Campeche, dell’Istmo
di Oaxaca e dei 4 compagni della Cañada Tojolabal della Comunità Lomantan, municipio di Las Margaritas: Domingo García Velasco, Rodolfo García Pérez, Alberto García Pérez e Romeo García Pérez.

Ugualmente chiediamo la fine della persecuzione nei confronti dei compagni Nataniel Hernandez, Bersain hernandez e di tutta la sua famiglia, dei membri del Consejo autónomo de la costa de Chiapas e del centro di Diritti Umani “Digna Ochoa”.

3.- Chiediamo la fine della repressione contro i lottatori sociali, la non criminalizzazione della lotta sociale, la fine della militarizzazione e lo smantellamento dei gruppi paramilitari di “Paz y Justicia” nelle comunità di Agua Blanca, municipio di Palenque, e nell’ejido Chulakob, municipio de Tumbalá; la fine dei rincari della benzina, del gas e di tutti i prodotti di prima necessità. Chiediamo
che cessi la violenza generalizzata nel paese, e che si smetta, con il pretesto di combattere il narcotraffico, di combattere e uccidere i lottatori sociali di sinistra. Chiediamo al governo statale di Juan Sabines Guerrero e a quello federale, la cancellazione dei permessi di apertura di taverne e la cancellazione delle fabbriche di bevande alcoliche che abbrutiscono e impoveriscono il nostro popolo.

LA NOSTRA POSIZIONE E DEMARCAZIONE

1.   –   Noi ci dissociamo da quello che fa il Frente Popular Revolucionario (FPR) nel capoluogo municipale di Las Margaritas, che non conosciamo, a meno che non si coordini con noi. Tuttavia,
manifestiamo rispetto per le sue forme di lotta.

2. – Ci dissociamo anche dal Movimiento de Renovación Nacional (MORENA)
e da Andrés Manuel López Obrador, ma rispettiamo quella parte del popolo che ancora crede nella via elettorale.

3 .- Come è vero che l’Organización “2 Valles Valientes” nella regione di Palenque e Playas de Catazajá, ha manifestato la decisione di partecipare al blocco di Playas de Catazajá, accettiamo nel blocco la gente del popolo che soffre le alte tariffe della luce, ma non avalliamo né applaudiamo al governo municipale, statale e federale. Siamo contro il governo e il sistema che provoca l’emarginazione e la crisi economica in cui si trova il paese.

4. –  Ci dissociamo da qualunque organizzazione, personea o leader corrotto che cerchi di usare il nostro movimento per sollecitare progetti, il rilascio di macchine, richieste di denaro, o ottenere
vantaggi personali.

5. – Per ultimo, denunciamo e riteniamo responsabile l’ex deputato Miguel Angel Vázquez della CIOAC-Democrática di Las Margaritas, che insieme alla CFE ha preteso uno scontro tra la nostra resistenza civile e il villaggio “4 de Octubre”, nel municipio di Las Margaritas. Riteniamo responsabile anche il Delegado de Gobierno di Las Margaritas, Cesar Augusto Silvano Herrera, per non averci voluto ascoltare , quando la nostra resistenza è ricorsa e ha manifestato la decisione di risolvere il problema per la via del dialogo.

Nello stesso tempo, chiediamo al Ministerio di Las Margaritas la consegna dell’inchiesta contro i leaders delle organizzazioni che hanno sequestrato il veicolo del nostro compagno Artemio López.

6.- Manifestiamo la nostra solidarietà e appoggio all’EZLN, alle Juntas de Buen Gobierno e a tutte le lotte che cercano un cambio e una trasformazione del paese in maniera indipendente dal gobierno e dai partiti politici.

Con rispetto

PER I COMITATI REGIONALI DI RESISTENZA CIVILE REGION SIERRA: Romairo Roblero

REGION NORTE: Ramón Parcero e Manuel Hernández

REGION LOS OLVIDADOS: Arturo Solis

REGION FRONTERIZA: Amilcar Rodríguez

REGION DE LOS LLANOS: Fildadelfo Juárez

REGION TOJOLABAL: Jesús García

L’Ezln e la Otra campaña smentiscono tutte le voci sui sequestri

Questo post riproduce un comunicato dell’EZLN, Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale e del suo movimento politico La Otra Campaña, rinnegando il sequestro di persona come strumento di lotta. Infatti in Messico stavano circolando alcune voci false circa la possibilità che l’EZLN avesse usato (o stia utilizzando) il rapimento come metodo di lotta anche nel caso del noto politico Diego Fernandez de Cevallos, da poco liberato dopo mesi di prigionia da un gruppo guerrigliero anonimo che ha rivendicato ragioni politiche per il sequestro. Il coinvolgimento erroneo dell’EZLN potrebbe avere la funzione d’intimidire il movimento neozapatista e giustificare rappresaglie dell’esercito messicano in Chiapas e nei territori autonomi zapatisti.
Se desmiente vinculación de el EZLN y La Otra Campaña con cualquier secuestro. El día 1 de enero del 2011 comenzó a circular en algunos diarios nacionales y extranjeros, a partir de la agencia de prensa española EFE, una nota en la cual se dice que “un fiel integrante de las fuerzas insurgentes del EZLN” atribuía, mediante un comunicado, el secuestro de Diego Fernández de Cevallos al EZLN. En la confusa nota difundida por la agencia española se acusa también a distintos colectivos de La Otra Campaña de ser copartícipes de dicho secuestro, así como se refieren a varias páginas electrónicas y comunicados antiguos, de libre circulación, a disposición de cualquiera en la red, como sitios en donde buscar las pruebas para dicha acusación contra los zapatistas.

Pues bien, al correo de nuestra página llegó también completo, el “comunicado”, tal y cual llegó a los diferentes medios que hicieron y publicaron con él su nota. Bastaría con que pusieran el escrito que les llegó completo para que cualquier lector viera que es imposible que tenga un origen relacionado con el EZLN. Vamos, es incoherente a todo lo largo de su redacción, es claro que quien lo hizo no hace sino buscar protagonismo, generar confusión y servir a los intereses del poder.

La otra campaña es un movimiento político, civil y pacífico. Así ha sido desde su convocatoria y así se ha movido y actuado a lo largo de estos años. No recurre por lo tanto a secuestros para obtener recursos ni para hacer propaganda política.

Asimismo, es para todos sabido, que el EZLN, y su historia y práctica durante 27 años, desde sus inicios hasta hoy día, lo demuestran, no realiza secuestros, esto va en contra de sus principios. Por lo mismo, el EZLN no ha desarrollado ni la estructura organizativa ni la infraestructura material para este tipo de acciones. Desde el año de1994 en que los zapatistas decretaron el cese al fuego ofensivo, para darle una oportunidad a la construcción de la paz justa y digna, ha cumplido su palabra, no así el Estado mexicano que los ha agredido política, económica, militarmente desde el 1 de enero del 94 hasta nuestros días. Por todo esto es claro, y reiteramos una vez más, que ni el EZLN ni la Otra Campaña realizan secuestros. Ni el EZLN ni La Otra Campaña secuestraron a Diego Fernández de Cevallos.

Si alguien tiene simpatía o considera que políticamente es correcto practicar el secuestro, no tiene lugar en la Otra Campaña. El “guerrero Balam” como se autonombra quien mandó el comunicado al que nos hemos referido ya tuvo sus 15 minutos de fama, algunos medios retomaron fragmentos de su escrito y lo pusieron en sus primera páginas. Puede disfrutarlos. Mientras, las comunidades indígenas zapatistas sufrirán una nueva escalada de agresiones como resultado de este tipo de ocurrencias oportunistas y policiacas. Este es el verdadero peligro compañeras y compañeros, estemos pendientes ante esta nueva provocación contra los compañeros zapatistas. Por Enlace zapatista, Javier Elorriaga, Sergio Rodríguez Lascano.

México, a 2 de enero del 2011.

 

La destrucción del Municipio Autónomo de San Juan Copala, Oaxaca

El municipio autónomo indígena de San Juan Copala, establecido hace tres años en el corazón histórico de la región triqui, sin derechos municipales hace más de 60 años, fue finalmente destruido a sangre y fuego por paramilitares, también triquis, que operaron con impunidad hasta el último minuto. La complicidad de los gobiernos estatal y federal ha sido absoluta. Y determinante desde hace 10 meses, cuando la comunidad fue sitiada por grupos armados que asesinaron e hirieron a muchas personas pacíficas. El desenlace se precipitó el 13 de septiembre, cuando los paramilitares tomaron Copala y dispararon contra la población, hasta que el día 23 los sobrevivientes huyeron, algunos en patrullas funerarias (lo único que acertó a mandar el gobierno, para levantar cadáveres).

Pudo ser peor. Los agresores anunciaban una masacre. De cualquier forma, es grande la cifra de asesinados en el desmantelamiento de la única autonomía indígena que se intenta hoy en Oaxaca, a 14 años de los Acuerdos de San Andrés. Más son los heridos, y los desplazados, familias enteras.

Las diarias y angustiosas denuncias no impidieron el desenlace, aunque el problema sigue. Cabe el consuelo de suponer que se impidió la masacre. El operativo contra el municipio autónomo fundado en 2007 corrió a cargo de la Unión de Bienestar Social para la Región Triqui (Ubisort), grupo priísta que como tal ya no existe en el área, pero que dirigido desde Juxtlahuaca y Oaxaca por Rufino Juárez y el propio gobierno estatal, se esmeró en la aniquilación. El gobernador Ulises Ruiz había dicho que no permitiría ninguna autonomía en el estado. La salió barato, ni siquiera tuvo que enviar a sus policías. Ahora niega que haya muertos (La Jornada, 26/09/10).

Ubisort posee una milicia mejor armada que la policía, y con adiestramiento militar. Es responsable de la emboscada en la que fallecieron la activista Beatriz Cariño y el internacionalista finlandés Jiri Jaakkola, meses atrás. También de muchas otras muertes, violaciones, heridos y exilados. Como se sabe, tanto los asesinos como sus jefes permanecen impunes y son, para fines prácticos, figuras institucionales.

De manera reiterada se denunció además la participación en la escalada paramilitar de miembros armados del Movimiento de Unificación y Lucha Triqui (MULT), del cual el municipio autónomo de Copala significa una escisión, como MULT Independiente. Desde las filas del MULT han salido versiones de que nadie suyo participó en la violencia, y se ha responsabilizado de los hechos al MULTI por insistir en una autonomía “minoritaria”. O sea, como de costumbre, los muertos indígenas son los culpables de estar muertos.

Sin embargo, Timoteo Alejandro (fundador del MULTI) y su mujer Cleriberta, así como Antonio Ramírez López,“líder moral” de los autónomos, cayeron en condiciones y locaciones que apuntan, no a Ubisort, sino al muy vertical MULT, que habría “castigado” su “traición”. Los asesinos de Ramírez López están plenamente identificados, en Yerbasanta, localidad de mayoría MULT, donde ocurrió la emboscada que le costó la vida.

Esta organización proviene de la ejemplar resistencia de los mejores espíritus triquis en los años 80 del siglo pasado, y que a lo largo de los años siguientes sufrió la pérdida de sus principales líderes, pensadores y maestros, como Paulino Martínez Delia, sacrificados por los caciques priístas. En la presente década, el MULT devino organización oficialista y electoral, liderada por su asesor jurídico Heriberto Pazos, y convertida en Partido Unidad Popular, con presencia en el congreso de Oaxaca y vínculos con Ulises Ruiz, quien en más de una ocasión ha expresado (según fuentes dignas de crédito), que “el MULT es la única organización con la que se puede negociar”. Mal que bien, en algo le debió su apretado “triunfo” electoral en 2004, cuando el PRI se impuso fraudulentamente.

Tampoco son desdeñables los “agradecimientos” por escrito de Ubisort al MULT en diversas ocasiones, por ejemplo cuando “impidió” llegar a Copala a una caravana de Atenco en 2009. El MULT se reivindica como parte de la APPO, el Congreso Nacional Indígena y, a pesar de su actividad electoral, de la otra campaña; espacios todos en lo que también se inserta el MULTI.

El conflicto triqui es añejo y complejo. Y sospechosa es la persecución a muerte contra la autonomía de Copala, en el centro tradicional de este pueblo históricamente difamado y negado. Por cierto, se han documentado importantes prospecciones de trasnacionales mineras en la región. Es hora de que el MULT, tan expedito para las acusaciones y descalificaciones, confronte su actuación en la violencia contra los autónomos. Ciertamente, existen contradicciones en su seno, mas no puede eludir sus responsabilidades de cara a la indispensable y urgente reconciliación de todos los triquis (incluida su inmensa diáspora) para defender juntos su viabilidad como el admirable pueblo indígena que siempre han sido.

http://municipioautonomodesanjuancopala.wordpress.com/2010/09/27/la-destruccion-de-copala

En esta direccion pueden escuchar en el programa “Chiapas expediente nacional”, algunos programas sobre la situacion de San juan Copala… se transmite los martes a las 10:00 am, en el 860 am Radio UNAM.. esta es la direccion para escuchar o bajar los programas…

http://www.bocadepolen.org/chiapas-expediente-nacional

di Hermann Bellinghausen

Per un pugno di rose: liberati 12 detenuti politici di Atenco, Messico

di Clara Ferri

30 giugno 2010. Oggi è un giorno memorabile per il Messico: la Suprema Corte di Giustizia della Nazione (SCJN) ha emesso una sentenza storica che scagiona e libera dodici prigionieri politici in carcere da 4 anni per i fatti di San Salvador Atenco.

I fatti

San Salvador Atenco è diventata famosa per un caso altrettanto insolito: nel 2001 l’allora Presidente della Repubblica, Vicente Fox, decise di trasferire l’aeroporto della capitale in questo paesino rurale dello Stato del Messico (che circonda la città capitale) e pretendeva di espropriare le terre dei contadini a un prezzo davvero irrisorio (7 pesos al metro quadro, l’equivalente a € 0,43).

Le proteste non si fecero attendere: gli abitanti di San Salvador Atenco si organizzarono nel Frente de los Pueblos en Defensa de la Tierra (FPDT) e, contrariamente ad ogni previsione, vinsero la battaglia. L’aeroporto non venne mai costruito. Ma evidentemente il rospo era difficile da digerire e il governo si tenne in serbo una vendetta, che riuscì a mettere a punto nel maggio 2006.

Il pretesto fu fornito il 3 maggio dall’adesione del movimento degli Atencos a una protesta locale di venditori ambulanti di rose, che erano stati in un primo momento autorizzati dalle autorità municipali a vendere durante una sagra di paese e successivamente sgomberati. Tra le azioni intraprese dal Frente ci furono delle occupazioni simboliche del Palazzo Municipale con il fermo di alcuni politici locali, manifestazioni nelle piazze e nelle strade del paese, ostruzione delle vie di comunicazione. La reazione delle forze armate fu molto violenta, ci scappò persino un morto (un giovane quattordicenne).

Il giorno successivo, su spinta diretta del Subcomandante Marcos, che aveva fatto tappa a Città del Messico nell’ambito della Otra Campaña, la società civile scese nelle piazze di Atenco a manifestare la propria solidarietà con il FPDT (aderente alla Otra), ma la repressione delle tre forze governative (locale, statale e federale) fu inaudita: in una terribile caccia alle streghe, più di 3 mila poliziotti si incaricarono di arrestare, reprimere, massacrare e stuprare i/le manifestanti. E fecero persino un altro morto, uno studente universitario ventiduenne.

Il caso giuridico

Nel corso degli anni molti manifestanti sono stati via via rilasciati, ma nel 2007 dodici di loro sono stati condannati a pene inverosimili: Ignacio Del Valle Medina, Héctor Galindo Cochicoa e Felipe Álvarez, accusati di sequestro equiparato, sono stati condannati a 67 anni di reclusione (equivalenti a un ergastolo) in un carcere speciale e gli altri 9 a pene di 31 anni. América Del Valle, figlia di Ignacio, è costretta alla latitanza ed ha chiesto asilo politico al Venezuela, sostenuta da una forte campagna nazionale e internazionale.

La resistenza

Attorno al caso Atenco è nato un fronte civico molto ampio che chiede il proscioglimento dei detenuti da ogni accusa e che è composto da studenti, lavoratori, sindacati, intellettuali, accademici, gente del mondo artistico e dello spettacolo. Le adesioni sono arrivate anche dall’estero, le manifestazioni di solidarietà si sono moltiplicate un po’ ovunque. Personaggi famosi come Noam Chomsky, José Saramago, Naomi Klein, Manu Chao hanno abbracciato pubblicamente la causa di Atenco. In questi giorni, persino Jody Williams, che ha vinto il premio Nobel per la pace nel 2007, è venuta in Messico a sostenere le richieste di liberazione. Brillano, invece, per la loro assenza i politici e i partiti, ma anche lo stesso EZLN, che sembra ormai essersi dissolto nel nulla.

Il FPDT è diventato un attore sempre presente nelle lotte sociali e politiche di ogni sorta con l’immancabile machete nel pugno alzato. E ieri ha aperto un corteo molto nutrito che a gran voce chiedeva alla SCJN di porre fine all’ingiustizia e di liberare i dodici prigionieri politici. E forse queste voci sono state per una volta tanto ascoltate.

Tutta la docuementazione sul caso Atenco e altri (Oaxaca, Chiapas, Acteal) a questo LINK della Commissione Civile Internazionel di Osservazione dei Diritti Umani.


I detenuti di Atenco, Messico. Evento in preparazione della decisione della Suprema Corte

Ante el inminente dictamen de la Suprema Corte de Justicia de la Nación sobre el caso Atenco invitamos a la

Presentación del Informe

12 presos por la defensa de la tierra

ES TIEMPO DE SU LIBERTAD

Lunes 14 de junio. 12 hrs.

Centro Universitario Cultural (CUC) Sala 22. Odontología 35 Copilco. A las afueras de Ciudad Universitaria.

Presentan el informe:

Centro de Derechos Humanos Miguel Agustín Pro Juárez

(Abogado Simón Alejandro Hernández León. uso faccioso de la justicia y criminalización de la protesta en el caso Atenco)

Centro de Derechos Humanos Fray Francisco de Vitoria

(Fray Miguel Concha Malo, informe sobre los procesos jurídicos de los 12 presos)

Comité Cerezo México

(condiciones carcelarias de los 12 presos)

Seminario de acompañamiento psicosocial

(impactos psicosociales en los familiares de los presos).

Comentan el informe:

Emilio Alvarez Icaza

(expresidente de la Comisión de Derechos Humanos del DF)

Adolfo Gilly

(historiador, académico)

Luis Hernández Navarro

(periodista, coordinador de la sección de opinión del diario La Jornada)

Campaña Nacional e Internacional Libertad y justicia para Atenco

favor de reenviar a todos sus contactos

Riassunto dichiarazioni alla stampa del Municipio Autonomo di San Juan Copala, Oaxaca, Messico

………
RESUMEN DE LAS DECLARACIONES DEL MUNICIPIO AUTONOMO DE SAN JUAN COPALA EN LA CONFERENCIA DE PRENSA DEL 21 DE MAYO DE 2010

La conferencia de prensa contó con la presencia de dos autoridades del Municipio Autónomo de San Juan Copala, Jorge Albino Ortiz y Adalberto Hernández Álvarez y la asistencia de 17 medios de comunicación, entre medios electrónicos oficiales e independientes, así como revistas y diarios. El ambiente se encontraba tenso y a la expectativa de las declaraciones de las autoridades autónomas acerca del asesinato de su líder principal, Timoteo Alejandro Ramírez y la continuación de las acciones de la organización triqui.

Jorge Albino comenzó aclarando que aún estaban esperando el comunicado que emitiría el Municipio Autónomo desde San Juan Copala pero que éste se había retrasado debido a la actividad que se vivía en la región a raíz del asesinato, la autopsia, los preparativos para el funeral y el acompañamiento del cuerpo por parte de varias comunidades para darle seguridad y evitar más conflictos. El comunicado sería enviado por vía electrónica a los asistentes posteriormente.

Sin embargo, la conferencia contó con amplias declaraciones por parte de estas dos autoridades y en primer lugar, el compañero Jorge aclaró enérgicamente que este atentado no frena ni la caravana que se está organizando para este 8 de junio ni el proyecto político de autonomía en la región triqui. Aseguró que este acto era un crimen de Estado y que se cometió porque el compañero Timoteo siempre fue un opositor a la creación del partido político Unidad Popular, proyecto impulsado por el MULT que generó una disidencia por considerarse como un alejamiento de los objetivos de la lucha por la autodeterminación como pueblo indígena.

Ante las preguntas hechas por los reporteros, el compañero Jorge aclaró que no se tenía hasta este momento ningún contacto con la Procuraduría del Estado de Oaxaca pero que se tiene toda la disposición para colaborar en las investigaciones pertinentes y que es necesario que las mismas comiencen a la brevedad para aclarar este asesinato.

Como parte de las declaraciones, Jorge Albino puntualizó que se busca frenar la caravana programada con actos como este así como el rompimiento del cerco paramilitar, por el contrario hizo énfasis en que la organización se fortalecerá para continuar con el proyecto político de unificación de las 32 comunidades triquis y lograr la autonomía y la autodeterminación; declaró que el compañero Timoteo nunca apostó al uso de la violencia para resolver los conflictos y que tampoco se iba a optar por la creación de partidos políticos que sólo generarían divisiones entre comunidades. En este sentido se reafirma la culpabilidad que hace el Municipio Autónomo al Estado mexicano y a sus brazos de acción como el MULT y UBISORT-PRI, por lo que se califican los hechos como un crimen político.

Dentro del marco de la información puntual sobre los sangrientos hechos, el compañero Jorge comentó que, a pesar de las primeras declaraciones de testigos que hablaban de un camión de carga, se trató de un vehículo tipo Jetta de color blanco sin placas, del cual salieron los individuos autores del atentado; se aclaró que estas personas no son originarios del lugar.

Finalmente el compañero Jorge hizo un llamado al gobierno federal para que se haga justicia ante este crimen y señaló que la PGR aún no había iniciado las investigaciones necesarias para el caso de los asesinatos de Bety Cariño y Jryi Jaakkola a pesar de contar con las declaraciones de varios testigos y elementos suficientes para comenzar con esta labor.

Por su parte el compañero Adalberto Hernández Álvarez comenzó su intervención aclarando que la comunidad triqui se encuentra consternada ante el asesinato de un luchador social incansable y máximo promotor de la autonomía y la autodeterminación del pueblo triqui. Expresó el profundo enojo que existe frente a actos de este tipo y que este crimen no debilita a la organización sino que la fortalece, puntualmente expresó que “el aparato estatal como federal ha golpeado a un elemento del Municipio Autónomo pero en esto nada detiene la lucha, al contrario, hoy que cae un compañero, sentimos que nacen muchos Timoteos, muere uno pero nacen miles de Timoteos.”

El compañero Adalberto declaró puntualmente que el Municipio Autónomo de San Juan Copala hace un llamado a la Otra Campaña para que se posicione políticamente respecto a estos acontecimientos y de igual forma solicitó el apoyo para fortalecer la lucha triqui en la búsqueda de la justicia para estos crímenes, el rompimiento del cerco paramilitar y la construcción de la autonomía en la zona. Especificó que son ellos los que han acompañado desde 1994 la lucha zapatista, que son ellos quienes han participado en diversos actos a favor de las comunidades autónomas zapatistas tanto en el estado de Chiapas como en Oaxaca,  y que ahora son ellos los que sufren el ataque directo con el descabezamiento del Municipio Autónomo por lo que piden la solidaridad y la unidad de las organizaciones sociales y políticas nacionales e internacionales.

Adalberto hizo hincapié en que han perdido la confianza en el Estado y la justicia federal porque ellos hablan del crimen organizado, “pero el crimen organizado es el Estado, por que van a la casa del compañero y lo matan, eso para nosotros es un crimen de Estado.”

La conferencia de prensa terminó con la reiteración de la exigencia de justicia y de respeto a la autonomía, así como el rechazo total a la estrategia de terminar con el proyecto de San Juan Copala a través de la militarización del territorio trique por parte del Estado y sus paramilitares.