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Nasce Roma Levante. #YoPrefieroElLago

Con questo articolo segnaliamo l’uscita di Levante, un nuovo giornale online e cartaceo radicato nel quartiere romano della Prenestina peró con orizzonti ampli. Lasceremo spazio alla descrizione della testata e a un articolo che hanno scritto, nella rubrica “Succede anche a”, dedicata agli esteri, sul conflitto intorno alla costruzione del Nuovo Aeroporto della Città del Messico. Buona lettura!

Levante
Una testata dal basso

In un momento di confusione generale e di presa sui territori da parte del circo mediatico sembra sempre più necessario costruire un punto di vista, immaginandosi nuovi spazi vitali nel quartiere in cui abitiamo. Spazi di significato da conquistare a spinta. Spazi collettivi da ricomporre nelle loro anime vaganti. Vivere il quadrante Preneste vuol dire esplorarlo: salpare questi mari senza sventolare bandiere ma aprendo le vele al vento delle forme di resistenza (presenti ma nascoste) contro una vita sempre più costretta a livellarsi verso il basso, sopportando le prepotenze di chi decide delle ingiustizie sociali, della cementificazione, degli sgomberi e degli sfratti, della malasanità, delle scuole che cadono a pezzi e del nostro isolamento quotidiano.
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Sinistra messicana al bivio e movimenti

La sinistra messicana è al bivio. C’è aria di rinnovamento ma anche incertezza dopo la conferma definitiva dei risultati delle presidenziali del primo luglio. In mezzo a polemiche e manifestazioni di piazza, il 31 agosto il Tribunale Elettorale ha rifiutato le impugnazioni e le richieste d’invalidazione del processo elettorale avanzate dalla coalizione progressista. Le denunce di brogli, finanziamenti illeciti e compravendita del voto non hanno quindi impedito che fosse dichiarato vincitore Enrique Peña del Partido Revolucionario Institucional (Pri). Nel novecento il Pri è stato al potere per 71 anni ed è stato sconfitto nel 2000 e nel 2006 dal conservatore Acción Nacional. I partiti progressisti, il Partido Revolución Democratica (Prd), il Partido del Trabajo (PT) e il Movimiento Ciudadano sostenevano Andrés Manuel López Obrador, arrivato secondo con il 31,5% dei voti contro il 38% di Peña. Le sinistre hanno ottenuto comunque un risultato importante conquistando i governi di tre stati e di Città del Messico, oltre a diventare la seconda forza in parlamento.

Ma domenica 9 settembre Obrador, davanti a decine di migliaia di simpatizzanti riuniti nella piazza centrale della capitale, ha annunciato la sua ritirata dalla coalizione e la nascita di un nuovo partito, collocato “a sinistra” del Prd, che ripartirà da “MoReNa”, il Movimento di Rinnovamento Nazionale che lui stesso ha costruito lavorando con le basi in tutto il Messico, facendo visita a tutti i comuni e villaggi del paese, negli ultimi sei anni.

Nel 2006 Obrador, favorito nei sondaggi, perse le presidenziali con uno scarto di solo mezzo punto sul rivale Felipe Calderón. La lotta per denunciare i brogli elettorali della destra portò migliaia di militanti all’occupazione del centro della capitale e alla creazione di un movimento indipendente in suo sostegno che oggi aspira a diventare un partito.
Lo decideranno formalmente il 19-20 novembre i centoventicinquemila rappresentanti di MoReNa nel primo congresso nazionale.
“Non è una rottura, me ne vado nel migliore dei modi, ringrazio dirigenti e militanti delle formazioni progressiste, lavorerò alla trasformazione del paese partendo da MoReNa”, ha spiegato il leader.

Il movimento ha circa quattro milioni di affiliati e c’è già chi, come il sindaco di Città del Messico Marcelo Ebrard, auspica la creazione di un “fronte ampio” di tutte le sinistre “sul modello uruguaiano, con autonomia delle forze in campo” ma “unità nelle elezioni”.
Lo stesso Obrador ha parlato di possibili “accordi per agire come una sola organizzazione, sempre che si tratti di difendere gli interessi della gente e il patrimonio nazionale”.
Ciononostante la sua decisione viene vista come una scissione a sinistra e una critica al partito principale della coalizione, il Prd, di cui è stato fondatore 23 anni fa. “Siamo a posto e in pace, la mia decisione aiuterà a far rinnovare e rinforzare il movimento progressista”, ha precisato nel suo discorso di domenica.

Secondo l’opinionista Gabriel Guerra, “la sinistra potrà continuare a seguire la sua leadership, che entusiasma e muove circa un terzo dell’elettorato, oppure dovrà provare a essere più pragmatica e aperta per conquistare il centro, un settore dell’opinione pubblica e dei votanti senza cui non è possibile costruire maggioranze”. Ci è riuscita a Città del Messico dove il consenso della classe media ha permesso la vittoria del progressista Miguel Ángel Mancera con oltre il 60% dei voti. gritoalterno132.jpg
Obrador e il suo movimento hanno fissato un calendario di mobilitazioni per la “disobbedienza civile” contro Peña e le irregolarità elettorali. “Non giudichiamo chi per necessità ha venduto il proprio voto ma la perversione di chi compra la volontà dei poveri approfittandosi della miseria”, ha ribadito Obrador.

Le azioni di protesta vanno dal boicottaggio a TeleVisa, principale catena TV nazionale palesemente allineata agli interessi del Pri, alla realizzazione di assemblee informative ogni week end e all’adesione attiva a iniziative di altri gruppi contro l’aumento del prezzo degli alimenti e gli organismi transgenici.
“Per i punti su cui potremo convergere, stabiliremo una relazione di collaborazione con nuove forze di sinistra e siamo convinti che il Prd ha comunque bisogno di rinnovarsi, con Obrador o senza di lui” ha dichiarato il Presidente del partito, Jesús Zambrano.
Zambrano ha ribadito che non ci sarà ostruzionismo durante il giuramento di Peña come presidente il primo dicembre e che “il Prd è un’istituzione che è più forte delle singole persone e delle personalità, resta qui e continuerà a crescere”.

Il 15 settembre si festeggiava l’indipendenza e, come ogni anno, i sindaci, i governatori e il presidente si affacciano ai balconi delle piazze centrali di tutte le città del Messico per festeggiare e fare il “grito”, cioè gridare “Viva México” e ricordare i nomi e le gesta di tutti gli eroi nazionali del processo di emancipazione dalla madre patria spagnola (1810-1821). Quest’anno la folla urlante, (a volte ben ubriaca) ed entusiasta di sempre è stata sovrastata da un realizzato dal movimento studentesco YoSoy132. Durante tutto il discorso patriotico del mandatario gli studenti hanno illuminato con dei laser verdi la faccia di Calderón che, arrivato ormai al suo ultimo mese come presidente in carica, sarà ricordato come il presidente della narcoguerra. La protesta di centinaia di persone contro i risultati e le irregolarità del processo elettorale conclusosi il primo luglio s’è fatta quindi sentire con forza anche e soprattutto nel “giorno della patria”, sia a Città del Messico che negli altri capoluoghi. Il movimento YoSoy132 e numerose organizzazioni sociali hanno convocato per il 22 e 23 settembre la Seconda Convenzione Nazionale contro l’Imposizione che continuerà a svilupppare le iniziative e i lavori cominciati ad Atenco il luglio scorso cui parteciparono circa 2500 delegati di 496 gruppi organizzati.

Vale la pena diffondere un’ultima nota di questi giorni che riguarda una misteriosa sparizione nel mondo del giornalismo alternativo messicano. Le reti sociali e i media stanno avanzando molte ipotesi, spesso fantasiose, su questo caso senza però avere informazioni autentiche al momento. L’équipe del portale informativo indipendente “el5antuario.org”, da sempre molto critico nei riguardi del potere e attivo a livello sociale e politico, ha segnalato la scomparsa del coordinatore e fondatore del progetto, Ruy Salgado (consociuto come “el 5anto”), avvenuta nella notte tra l’8 e il 9 settembre nella capitale (link al comunicato). Passate 72 ore dalla scomparsa, Ruy è stato dichiarato “desaparecido” ufficialmente e ad oggi non si hanno tracce del reporter che aveva subito più volte minacce e manteneva l’anonimato. Le indagini sono aperte e il gruppo di redattore del sito invita a non cadere in facili speculazioni dato che nessuna pista (né quella dell’incidente, né quella della sparizione per motivi “politici” o per opera della delinquenza organizzata) è stata confermata.

Comitato Cerezo: 9 anni di lotta per la difesa dei diritti umani in Messsico

Comitato Cerezo: 9 anni di lotta per la difesa dei diritti umani, 9 anni di denuncia

Il Comitato Cerezo compie 9 anni dalla sua fondazione. Nasce in seguito alla detenzione di Héctor, Antonio e Alejandro Cerezo Contreras il 13 Agosto 2001. Oggi è un gruppo per la difesa dei diritti umani che è un quadro di riferimento nella lotta per la libertà di altri prigionieri politici, di coscienza e catturati ingiustamente.

La Storia

Il 13 agosto 2001 furono incarcerati Héctor, Antonio e Alejandro Cerezo Contreras, Pablo Alvarado Gómez e Sergio Galia Max, accusati di aver attaccato con degli esplosivi (petardi) tre succursali bancarie. Pur non avendo prove, è stata imposta loro la prigione formalmente per i delitti seguenti: criminalità organizzata, possesso di armi e proiettili, detenzione di fuochi artificiali ed esplosivi e danno alla proprietà altrui.

I fratelli Cerezo furono condannati a 13 anni e sei mesi di carcere. Pablo Alvarado Flores a 10 anni. Grazie a una serie di mobilitazioni e alla lotta sul piano giuridico queste sentenze furono ridotte a 7 anni e mezzo di prigione.

Sergio Galicia Max venne rimesso in libertà nel marzo 2002, Alejandro Cerezo fu liberato il primo marzo 2005 e Pablo Alvarado il 13 agosto 2006. Il 16 febbraio 2009 furono messi in libertà Héctor e Antonio Cerezo.

La violazione dei diritti umani, nuova fase nella criminalizzazione della protesta sociale

L’incarcerazione dei fratelli Cerezo Contreras si verifica nel contesto della criminalizzazione della gioventù. Due anni prima, nel 1999, era stata realizzata l’occupazione più lunga della storia della massima casa di studi, la Universidad Nacional Autònoma de Mèxico (UNAM), la quale finì con mille detenzioni nell’anno 2000. Gli studenti che difendevano l’educazione pubblica e gratuita furono stigmatizzati come pericolosi criminali.

I fratelli Cerezo Contreras erano studenti della Facoltà di Filosofia e Lettere e della Facoltà di Economia al momento della loro cattura arbitraria e furono i loro libri le “prove” che il pubblico ministero trovò per dichiarare che questi ragazzi erano dei pericoli per la società e, quindi, vincolarli in modo “ideologico” con gruppi terrorista. Questo fatto avrebbe segnato l’inizio Della strategia di criminalizzazione degli studenti della UNAM.

Il clima politico in Messico e a livello internazionale nel 2001 contribuirà a rendere più difficile la situazione dei fratelli Cerezo Contreras. In Messico c’era una transizione accordata tra i due partiti politici PRI (ex partito egemonico di regime, Partido Revolucionario Institucional) e PAN (di destra, Partido Accion Nacional) con la destra estrema al potere a livello federale con il presidente Vicente Fox che viene eletto nel 2000 in mezzo a speranze e aspettative di cambiamento. La realtà fu poi ben diversa. L’ascesa della destra al potere segna una nuova tappa di guerra sporca contro le organizzazioni sociali e, quindi, una fase grigia per i movimenti e le lotte sociali. Ciò viene spalleggiato dal contesto internazionale in seguito agli attentati alle Torri Gemelle di New York contro gli Stati Uniti e alla dichiarata “nuova” guerra al terrorismo e alla crimine organizzato. Chiunque risultasse fuori dalle “norme” di legge sarebbe stato punito come un terrorista. Nemico della libertà e della democrazia.

Fu così che inizialmente il Comitato Cerezo nacque solo con la partecipazione di Francisco ed Emiliana Cerezo e di alcuni amici solidali per mettere insieme una squadra che lottasse per l’ottenimento della libertà in favore dei fratelli Cerezo in carcere e degli altri loro compagni ingiustamente coinvolti.

La difesa dei diritti umani nel sistema penitenziario messicano

I fratelli Cerezo Contreras, così come Pablo Alvarado Gómez e Sergio Galicia Max, furono vittime di torture fisiche e psicologiche al momento dell’arresto. Fatti che sono stati denunciati in quei momenti e che, in seguito, vennero constatati grazie alle loro testimonianze anche da organi incaricati del monitoraggio dei diritti umani, nazionali e internazionali. Le pratiche di tortura fisica e psicologica sembrano costituire il “marchio” della transizione democratica del Messico, non solo per i Cerezo e gli altri detenuti insieme a loro, ma anche per altri casi importanti come quelli di Atenco e del movimento popolare di Oaxaca.

Attraverso le loro lettere, Héctor, Antonio e Alejandro hanno fornito un resoconto sul sistema carcerario messicano, sulle prigioni di massima sicurezza che, lungi dall’essere dei centri di riabilitazione, sono invece dei centri di sterminio in cui l’integrità dei detenuti risulta annullata. Così si cominciò un compito arduo: denunciare il sistema penitenziario messicano e difendere i diritti umani dei prigionieri politici, di coscienza e detenuti ingiustamente

Il Comitato Cerezo oggi

Con l’esperienza accumulata in 8 anni di lotta per esigere la libertà di Héctor, Antonio e Alejandro Cerezo Contreras, Pablo Alvarado Gómez e Sergio Galia Max il Comitato Cerezo oggi costituisce un riferimento nel campo della difesa dei diritti umani. Impartendo seminari per la sicurezza delle organizzazioni sociali. Aiutando a livello psicologico le organizzazioni e le famiglie con prigionieri politici, di coscienza o detenuti ingiustamente. Denunciando la tortura e il sistema carcerario messicano. Difendendo i diritti umani dei prigionieri politici, di coscienza e detenuti ingiustamente.

Per i 9 anni della sua nascita realizzeranno un evento il prossimo 25 agosto alle ore 16:00, presso il salone dell’università “Adolfo Sánchez Vásquez” Facultad de Filosofía y Letras (UNAM) Città del Messico.

Dallo spazio “Abajo los Muros de las Prisiones” (“Giù i muri delle prigioni”) mandiamo un saluto e i nostri auguri per il duro lavoro da loro svolto a tutti i membro del Comitato Cerezo.

Traduzione all’italiano di LamericaLatina.Net

Consulta: http://www.comitecerezo.org/

http://www.vientodelibertad.org/

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Per un pugno di rose: liberati 12 detenuti politici di Atenco, Messico

di Clara Ferri

30 giugno 2010. Oggi è un giorno memorabile per il Messico: la Suprema Corte di Giustizia della Nazione (SCJN) ha emesso una sentenza storica che scagiona e libera dodici prigionieri politici in carcere da 4 anni per i fatti di San Salvador Atenco.

I fatti

San Salvador Atenco è diventata famosa per un caso altrettanto insolito: nel 2001 l’allora Presidente della Repubblica, Vicente Fox, decise di trasferire l’aeroporto della capitale in questo paesino rurale dello Stato del Messico (che circonda la città capitale) e pretendeva di espropriare le terre dei contadini a un prezzo davvero irrisorio (7 pesos al metro quadro, l’equivalente a € 0,43).

Le proteste non si fecero attendere: gli abitanti di San Salvador Atenco si organizzarono nel Frente de los Pueblos en Defensa de la Tierra (FPDT) e, contrariamente ad ogni previsione, vinsero la battaglia. L’aeroporto non venne mai costruito. Ma evidentemente il rospo era difficile da digerire e il governo si tenne in serbo una vendetta, che riuscì a mettere a punto nel maggio 2006.

Il pretesto fu fornito il 3 maggio dall’adesione del movimento degli Atencos a una protesta locale di venditori ambulanti di rose, che erano stati in un primo momento autorizzati dalle autorità municipali a vendere durante una sagra di paese e successivamente sgomberati. Tra le azioni intraprese dal Frente ci furono delle occupazioni simboliche del Palazzo Municipale con il fermo di alcuni politici locali, manifestazioni nelle piazze e nelle strade del paese, ostruzione delle vie di comunicazione. La reazione delle forze armate fu molto violenta, ci scappò persino un morto (un giovane quattordicenne).

Il giorno successivo, su spinta diretta del Subcomandante Marcos, che aveva fatto tappa a Città del Messico nell’ambito della Otra Campaña, la società civile scese nelle piazze di Atenco a manifestare la propria solidarietà con il FPDT (aderente alla Otra), ma la repressione delle tre forze governative (locale, statale e federale) fu inaudita: in una terribile caccia alle streghe, più di 3 mila poliziotti si incaricarono di arrestare, reprimere, massacrare e stuprare i/le manifestanti. E fecero persino un altro morto, uno studente universitario ventiduenne.

Il caso giuridico

Nel corso degli anni molti manifestanti sono stati via via rilasciati, ma nel 2007 dodici di loro sono stati condannati a pene inverosimili: Ignacio Del Valle Medina, Héctor Galindo Cochicoa e Felipe Álvarez, accusati di sequestro equiparato, sono stati condannati a 67 anni di reclusione (equivalenti a un ergastolo) in un carcere speciale e gli altri 9 a pene di 31 anni. América Del Valle, figlia di Ignacio, è costretta alla latitanza ed ha chiesto asilo politico al Venezuela, sostenuta da una forte campagna nazionale e internazionale.

La resistenza

Attorno al caso Atenco è nato un fronte civico molto ampio che chiede il proscioglimento dei detenuti da ogni accusa e che è composto da studenti, lavoratori, sindacati, intellettuali, accademici, gente del mondo artistico e dello spettacolo. Le adesioni sono arrivate anche dall’estero, le manifestazioni di solidarietà si sono moltiplicate un po’ ovunque. Personaggi famosi come Noam Chomsky, José Saramago, Naomi Klein, Manu Chao hanno abbracciato pubblicamente la causa di Atenco. In questi giorni, persino Jody Williams, che ha vinto il premio Nobel per la pace nel 2007, è venuta in Messico a sostenere le richieste di liberazione. Brillano, invece, per la loro assenza i politici e i partiti, ma anche lo stesso EZLN, che sembra ormai essersi dissolto nel nulla.

Il FPDT è diventato un attore sempre presente nelle lotte sociali e politiche di ogni sorta con l’immancabile machete nel pugno alzato. E ieri ha aperto un corteo molto nutrito che a gran voce chiedeva alla SCJN di porre fine all’ingiustizia e di liberare i dodici prigionieri politici. E forse queste voci sono state per una volta tanto ascoltate.

Tutta la docuementazione sul caso Atenco e altri (Oaxaca, Chiapas, Acteal) a questo LINK della Commissione Civile Internazionel di Osservazione dei Diritti Umani.


I detenuti di Atenco, Messico. Evento in preparazione della decisione della Suprema Corte

Ante el inminente dictamen de la Suprema Corte de Justicia de la Nación sobre el caso Atenco invitamos a la

Presentación del Informe

12 presos por la defensa de la tierra

ES TIEMPO DE SU LIBERTAD

Lunes 14 de junio. 12 hrs.

Centro Universitario Cultural (CUC) Sala 22. Odontología 35 Copilco. A las afueras de Ciudad Universitaria.

Presentan el informe:

Centro de Derechos Humanos Miguel Agustín Pro Juárez

(Abogado Simón Alejandro Hernández León. uso faccioso de la justicia y criminalización de la protesta en el caso Atenco)

Centro de Derechos Humanos Fray Francisco de Vitoria

(Fray Miguel Concha Malo, informe sobre los procesos jurídicos de los 12 presos)

Comité Cerezo México

(condiciones carcelarias de los 12 presos)

Seminario de acompañamiento psicosocial

(impactos psicosociales en los familiares de los presos).

Comentan el informe:

Emilio Alvarez Icaza

(expresidente de la Comisión de Derechos Humanos del DF)

Adolfo Gilly

(historiador, académico)

Luis Hernández Navarro

(periodista, coordinador de la sección de opinión del diario La Jornada)

Campaña Nacional e Internacional Libertad y justicia para Atenco

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