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Mexican Repression (Pics)

Presento qui la galleria di foto scattate da P. B. il 1 dicembre 2012, data dell’insediamento del nuovo presidente del Messico, Enrique Peña Nieto, del PRI (Partido Revolucionario Institucional), che è stato contestato sin dal mattino dai movimenti studenteschi e popolari “contro l’imposizione”. Oltre sette ore di scontri hanno scosso il centro di Città del Messico, occupato militarmente da diversi giorni, in una giornata campale (92 detenuti di cui 11 minorenni – link – 105 feriti di cui 29 ospedale e uno in coma farmacologico). Per una cronaca dettagliata delle manifestazioni e delle repressioni, rimando a un articolo di Andrea Spotti su MilanoX “Plaza Tahir, México”. A questo link i video. Clicca su una foto per vedere lo slide show. Twitter FL

04 Mexico 1 dic

YoSoy132 Entrevista – Intervista Radio @SpazioClandestino

YoSoy132 è un movimento politico giovanile messicano, formato principalmente da studenti delle università, costituitosi durante la campagna elettorale per le elezioni presidenziali messicane del 2012 come risposta agli atteggiamenti autoritari di Enrique Peña Nieto, candidato del Partito Rivoluzionario Istituzionale, partito che ha dominato la scena politica messicana. Ne parliamo a questo link.

Il nome Yo Soy 132 è nato come espressione di solidarietà verso coloro che hanno iniziato la protesta… in una delle prime manifestazioni contro Peña Nieto si presentano svariate decine di persone perché vogliono esprimere il disgusto del dispotismo di questo candidato. I telegiornali e i mezzi di comunicazione massiva affermano che erano solamente 131 elementi in una Nazione di oltre cento milioni di individui, il giorno successivo nasce il movimento “io sono il numero 132″ per far vedere la solidarietà, che quei ragazzi non erano da soli.

In collegamento dal Messico Fabrizio Lorusso, giornalista e insegnante italiano residente in Messico da 11 anni, redattore di CarmillaOnLine, collaboratore di Radio Popolare, Radio Popolare Roma e l’Unità, studioso latino-americanista e blogger su LamericaLatina.Net .

Per fortuna l’accademico integrante del Movimento YoSoy132, Aleph Jiménez, di cui parliamo nell’intervista, si è ripresentato, ha denunciato la sua situazione e le minacce per la sua incolumità e ha raccontato la sua esperienza a RadioMVS a questo link. Ora non è più a Ensenada, sua città natale, ma ha dovuto cambiare casa…

Sulla situazione in Chiapas e un aggiornamento sull’EZLN, potete leggere un ottimo reportage a questo link diffuso dall’ultima carovana di osservazione nelle comunità zapatiste.

Infine un ringraziamento speciale a Luigi, Lidia e tutto lo staff di SpazioClandestino per il programma. Qui l’elenco delle puntate LINK.

Ascolta la puntata del 24/09/12:  spazioclandestino.it/yo-soy-132/
A questo LINK ascolta e scarica la sequenza completa delle canzoni e dei video da YouTube della puntata 82 di Spazio Clandestino sul movimento studentesco (e non solo) messicano #YOSOY132 – Scritto da Puntata 82 – Yo Soy 132

Sinistra messicana al bivio e movimenti

La sinistra messicana è al bivio. C’è aria di rinnovamento ma anche incertezza dopo la conferma definitiva dei risultati delle presidenziali del primo luglio. In mezzo a polemiche e manifestazioni di piazza, il 31 agosto il Tribunale Elettorale ha rifiutato le impugnazioni e le richieste d’invalidazione del processo elettorale avanzate dalla coalizione progressista. Le denunce di brogli, finanziamenti illeciti e compravendita del voto non hanno quindi impedito che fosse dichiarato vincitore Enrique Peña del Partido Revolucionario Institucional (Pri). Nel novecento il Pri è stato al potere per 71 anni ed è stato sconfitto nel 2000 e nel 2006 dal conservatore Acción Nacional. I partiti progressisti, il Partido Revolución Democratica (Prd), il Partido del Trabajo (PT) e il Movimiento Ciudadano sostenevano Andrés Manuel López Obrador, arrivato secondo con il 31,5% dei voti contro il 38% di Peña. Le sinistre hanno ottenuto comunque un risultato importante conquistando i governi di tre stati e di Città del Messico, oltre a diventare la seconda forza in parlamento.

Ma domenica 9 settembre Obrador, davanti a decine di migliaia di simpatizzanti riuniti nella piazza centrale della capitale, ha annunciato la sua ritirata dalla coalizione e la nascita di un nuovo partito, collocato “a sinistra” del Prd, che ripartirà da “MoReNa”, il Movimento di Rinnovamento Nazionale che lui stesso ha costruito lavorando con le basi in tutto il Messico, facendo visita a tutti i comuni e villaggi del paese, negli ultimi sei anni.

Nel 2006 Obrador, favorito nei sondaggi, perse le presidenziali con uno scarto di solo mezzo punto sul rivale Felipe Calderón. La lotta per denunciare i brogli elettorali della destra portò migliaia di militanti all’occupazione del centro della capitale e alla creazione di un movimento indipendente in suo sostegno che oggi aspira a diventare un partito.
Lo decideranno formalmente il 19-20 novembre i centoventicinquemila rappresentanti di MoReNa nel primo congresso nazionale.
“Non è una rottura, me ne vado nel migliore dei modi, ringrazio dirigenti e militanti delle formazioni progressiste, lavorerò alla trasformazione del paese partendo da MoReNa”, ha spiegato il leader.

Il movimento ha circa quattro milioni di affiliati e c’è già chi, come il sindaco di Città del Messico Marcelo Ebrard, auspica la creazione di un “fronte ampio” di tutte le sinistre “sul modello uruguaiano, con autonomia delle forze in campo” ma “unità nelle elezioni”.
Lo stesso Obrador ha parlato di possibili “accordi per agire come una sola organizzazione, sempre che si tratti di difendere gli interessi della gente e il patrimonio nazionale”.
Ciononostante la sua decisione viene vista come una scissione a sinistra e una critica al partito principale della coalizione, il Prd, di cui è stato fondatore 23 anni fa. “Siamo a posto e in pace, la mia decisione aiuterà a far rinnovare e rinforzare il movimento progressista”, ha precisato nel suo discorso di domenica.

Secondo l’opinionista Gabriel Guerra, “la sinistra potrà continuare a seguire la sua leadership, che entusiasma e muove circa un terzo dell’elettorato, oppure dovrà provare a essere più pragmatica e aperta per conquistare il centro, un settore dell’opinione pubblica e dei votanti senza cui non è possibile costruire maggioranze”. Ci è riuscita a Città del Messico dove il consenso della classe media ha permesso la vittoria del progressista Miguel Ángel Mancera con oltre il 60% dei voti. gritoalterno132.jpg
Obrador e il suo movimento hanno fissato un calendario di mobilitazioni per la “disobbedienza civile” contro Peña e le irregolarità elettorali. “Non giudichiamo chi per necessità ha venduto il proprio voto ma la perversione di chi compra la volontà dei poveri approfittandosi della miseria”, ha ribadito Obrador.

Le azioni di protesta vanno dal boicottaggio a TeleVisa, principale catena TV nazionale palesemente allineata agli interessi del Pri, alla realizzazione di assemblee informative ogni week end e all’adesione attiva a iniziative di altri gruppi contro l’aumento del prezzo degli alimenti e gli organismi transgenici.
“Per i punti su cui potremo convergere, stabiliremo una relazione di collaborazione con nuove forze di sinistra e siamo convinti che il Prd ha comunque bisogno di rinnovarsi, con Obrador o senza di lui” ha dichiarato il Presidente del partito, Jesús Zambrano.
Zambrano ha ribadito che non ci sarà ostruzionismo durante il giuramento di Peña come presidente il primo dicembre e che “il Prd è un’istituzione che è più forte delle singole persone e delle personalità, resta qui e continuerà a crescere”.

Il 15 settembre si festeggiava l’indipendenza e, come ogni anno, i sindaci, i governatori e il presidente si affacciano ai balconi delle piazze centrali di tutte le città del Messico per festeggiare e fare il “grito”, cioè gridare “Viva México” e ricordare i nomi e le gesta di tutti gli eroi nazionali del processo di emancipazione dalla madre patria spagnola (1810-1821). Quest’anno la folla urlante, (a volte ben ubriaca) ed entusiasta di sempre è stata sovrastata da un realizzato dal movimento studentesco YoSoy132. Durante tutto il discorso patriotico del mandatario gli studenti hanno illuminato con dei laser verdi la faccia di Calderón che, arrivato ormai al suo ultimo mese come presidente in carica, sarà ricordato come il presidente della narcoguerra. La protesta di centinaia di persone contro i risultati e le irregolarità del processo elettorale conclusosi il primo luglio s’è fatta quindi sentire con forza anche e soprattutto nel “giorno della patria”, sia a Città del Messico che negli altri capoluoghi. Il movimento YoSoy132 e numerose organizzazioni sociali hanno convocato per il 22 e 23 settembre la Seconda Convenzione Nazionale contro l’Imposizione che continuerà a svilupppare le iniziative e i lavori cominciati ad Atenco il luglio scorso cui parteciparono circa 2500 delegati di 496 gruppi organizzati.

Vale la pena diffondere un’ultima nota di questi giorni che riguarda una misteriosa sparizione nel mondo del giornalismo alternativo messicano. Le reti sociali e i media stanno avanzando molte ipotesi, spesso fantasiose, su questo caso senza però avere informazioni autentiche al momento. L’équipe del portale informativo indipendente “el5antuario.org”, da sempre molto critico nei riguardi del potere e attivo a livello sociale e politico, ha segnalato la scomparsa del coordinatore e fondatore del progetto, Ruy Salgado (consociuto come “el 5anto”), avvenuta nella notte tra l’8 e il 9 settembre nella capitale (link al comunicato). Passate 72 ore dalla scomparsa, Ruy è stato dichiarato “desaparecido” ufficialmente e ad oggi non si hanno tracce del reporter che aveva subito più volte minacce e manteneva l’anonimato. Le indagini sono aperte e il gruppo di redattore del sito invita a non cadere in facili speculazioni dato che nessuna pista (né quella dell’incidente, né quella della sparizione per motivi “politici” o per opera della delinquenza organizzata) è stata confermata.

Verso l’autunno caldo messicano

Marcha funebre democracia 184 (Small).JPG[Una versione più timida e succinta di questo articolo è uscita sul quotidiano L’Unità del 3 settembre 2012, Fabrizio Lorusso] Bandiere tricolori con l’aquila azteca nel centro, un vecchio pullman come palco e migliaia di studenti a occupare l’ingresso del parlamento al grido di “non ci arrenderemo”. Sabato primo settembre i portavoce del movimento studentesco messicano, chiamato YoSoy132 (IoSono132, link storia), hanno letto il loro comunicato, preciso e completo, sulla situazione reale del paese: più povertà e violenza dopo sei anni di guerra militarizzata al narcotraffico*. È la versione alternativa al quadro più politically correct che ogni anno a settembre il presidente presenta all’opinione pubblica. Gli studenti hanno anticipato il presidente Felipe Calderón questa volta. E’ stato un week end caldo a Città del Messico e in altri importanti capoluoghi del paese. E’ il preludio di un autunno di lotte su più fronti, una stagione di aggiustamenti, ma anche di rivolgimenti politici e sociali che potrebbero continuare fino al primo dicembre, giorno in cui il nuovo presidente entrerà ufficialmente nella residenza de “Los Pinos” per assumere pieni poteri. Dopo mesi di proteste popolari e incertezze sui risultati delle presidenziali del primo luglio, Enrique Peña Nieto, del Partido Revolucionario Institucional (Pri), è stato dichiarato ufficialmente vincitore e sta definendo l’agenda del suo futuro governo. Le proteste e le incertezze, però, non sono finite.

Venerdì scorso il Tribunale Elettorale ha rifiutato le prove di presunti brogli e le richieste di annullamento presentate dal Movimento Progressista e dal suo candidato, Andrés Manuel López Obrador (Amlo), e ha proclamato Peña presidente: ha ottenuto il 38% dei voti, mentre Amlo è secondo con il 31%.

Il Pri è una delle formazioni politiche più longeve al mondo, un partito-dinosauro (come si dice in terra azteca) che nel novecento governò il Messico per 71 anni consecutivi e ora torna al potere dopo due mandati del conservatore Partido Acción Nacional (Pan).

Il Partido Revolución Democrática (Prd), seconda forza in parlamento e prima dei progressisti, aveva impugnato i risultati presentando migliaia di prove e testimonianze di irregolarità. In base all’art. 41 della Costituzione, che impone elezioni “libere e trasparenti”, s’erano denunciate la compravendita di milioni di voti, attuata dal Pri tramite la banca Monex e le carte prepagate dei supermercati Soriana, e lo sforamento dei tetti di spesa legali. Ma le indagini su questi scandali non sono entrate nel fascicolo del Tribunale e saranno risolte dall’Istituto Elettorale solo tra qualche mese. Il vuoto nelle leggi elettorali messicane è proprio questo: se, al di là di veri e propri brogli comprovati, si commettono gravi crimini di altro tipo prima, dopo e durante le elezioni, o se le Tv sostengono un candidato o fanno “guerra sporca” contro i rivali, oppure se si creano reti e sistemi paralleli di finanziamento, leciti e illeciti, se i sondaggi a mezzo stampa sono tendenziosi o falsati, ebbene non esiste una maniera di verificare seriamente queste irregolarità e di sanzionarle prima che il presidente venga eletto. Mancano i tempi e le funzioni per le istituzioni preposte. Se poi queste non sono occupate da funzionari minimamente “attivi” o reattivi o almeno propositivi, restano sterilizzate.

“Il Tribunale Elettorale ha deliberato sull’ultima delle impugnazioni presentate. È il momento di una nuova tappa di lavoro, per l’unità e la grandezza del Messico”, ha annunciato Peña via Twitter. “Il tribunale non s’è avvalso delle sue funzioni inquirenti per verificare le denunce, non ha sanzionato il mercato nero elettorale che da anni favorisce Peña, né ha indagato a fondo sui tetti di spesa della campagna e sull’abuso mediatico di sondaggi tendenziosi”, spiega John Ackerman, ricercatore e opinionista. Marcha funebre democracia 246 (Small).JPG
“Contro la mancanza di trasparenza delle elezioni, la società avrà l’ultima parola a livello politico con denunce cittadine e proteste creative”, ha aggiunto. Il capogruppo del Prd alla Camera, Ricardo Monreal, ha parlato di una “democrazia pervertita, di preoccupazione e impotenza nel paese per un’imposizione legittimata”. Ancora Ackerman: “Sulla compravendita del voto il tribunale dice che non si può dimostrare e che è un insulto alla cittadinanza ma il codice elettorale dice che il delitto non è la vendita del voto ma anche solo la proposta di cambiare il proprio voto a cambio di qualcosa e questo non è stato considerato” e aggiunge “contro la mancanza di trasparenza delle elezioni, sarà la società che avrà l’ultima parola a livello politico con denunce cittadine e proteste creative”.

Il tribunale elettorale (che funziona come una corte suprema o corte costituzionale in materia di elezioni) non ha esercitato le sua facoltà e non ha investigato, ha solo deliberato praticamente all’unanimità sostenendo che le prove apportate dalle sinistre erano insufficienti. Ma a chi spettava provare quelle accuse? Al tribunale o agli inquirenti, non di erto a chi le aveva presentate (in questo caso il Movimento Proogressista). I magistrati non lo hanno fatto. Invece hanno lanciato per mesi messaggi trionfalisti sul buon funzionamento della democrazia messicana. Com’è possibile che chi presenta una lamentela formale per irregolarità elettorali non veda nascere un’indagine su quei fatti immediatamente, cioè prima che la vittoria di un candidato sia ufficializzata?

Eppure è così e non si sa se un’altra riforma elettorale sarà inserita in agenda. Come aspettarselo dal partito, il Pri, che maggiormente ha saputo approfittare di questi “vuoti” legali? Il dinosauro-Pri ha proposto riforme: anticorruzione, per la trasparenza e per supervisionare le relazioni tra politica e mezzi di comunicazione. E’ credibile? Stanno rispondendo (o reagendo) ora alle accuse che la società rivolge loro proponendo riforme e organi garanti su quei temi oggi molto “sensibili”, ma l’intenzione potrebbe essere opposta: riconfigurare gli organi preposti alla trasparenza (IFAI) o crearne di nuovi per influire nelle loro decisioni dando una parvenza di rinascita democratica.

Ma senza una nuova e decisa riforma elettorale, oltre che mentale e giudiziaria, quelle riforme non saranno credbili. Ciclicamente ogni 3 o 6 anni, in corrispondenza degli appuntamenti elettorali per le presidenziali e per il parlamento vengono trovate nuove gabole per poter eludere o restare ai margini della legislazione in vigore, cioè per vincere con l’inganno. “Hecha la ley, hecha la trampa”, fatta la legge, trovato l’inganno. Nei prossimi anni, forse, si faranno nuove leggi, il sistema migliorerà, apparentemente, e sembrerà blindato, ma anche le tecniche per frodare i cittadini si raffinano e le istituzioni non ci stanno dietro.

Già si parla di “democrazia autoritaria” per i prossimi sei anni e si allude al “modello russo”. Potrà la cultura autoritaria della corrente più conservatrice, quella dei governatori e di Peña Nieto (si veda la sua gestione come governatore del Estado de Mexico fino al 2011), convivere con la cultura apeta e democratica che caratterizza la capitale Città del Messico? Quindi la sfida sarà anche quella di non retrocedere, di non tornare al passato, più che andare avanti e migliorare questo sistema, dato che il Pri ha una forte presenza in parlamento (anche se non la maggioranza assoluto) e le opposizioni, soprattutto i movimenti sociali, dovranno tenere alta la guardia.
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Come governerà Peña Nieto? Dovrà sicuramente fare i conti con i poteri forti che non sono più sottomessi al presidente com’era nel vecchio regime del novecento: televisioni (TeleVisa e Tv Azteca in primis), sindacato corporativo dei lavoratori dell’educazione (in mano alla plenipotenziaria ed eterna leader Elba Esther Gordillo, che monopolizza l’apparato ideologico che era dello stato e si occupava dell’istruzione e della manipolazione delle coscienze: la scuola dell’obbligo), sindacato petrolifero (il cui massimo dirigente siede in senato con il Pri), narcos ed gruppi armati che in sei anni si sono consolidati in ampie zone del Messico (soprattutto il Nord e il Nordest), una società civile più avanzata e combattiva, per lo meno nelle grandi città. Il Pri ha proposto altre riforme “strutturali” da seguire con attenzione: riforma fiscale “integrale”, della sicurezza sociale (ampliamento?), della scuola (allungare la giornata scolastica: tempo pieno alle elementari; favorire le carriere universitarie tecnologiche o scientifiche) ed energetica (privatizzazione o concessione tipo joint-venture delle attività della compagnia petrolifera nazionale, Pemex).

Un esempio emblematico ci può far capire la gravità dei fatti denunciati da osservatori internazionali, partiti politici e movimenti sociali in questi ultimi mesi. Il Consiglio Statale dei Diritti Umani dello stato del Chiapas, al confine col Guatemala, ha messo sotto protezione tredici contadini “dissidenti” della comunità rurale di Galeana che sono stati “multati” per non aver votato il PRI. I contadini sono stati imprigionati per tre giorni e hanno denunciato pestaggi da parte delle autorità municipali che avevano imposto il suffragio per “il partito”. A suon di minacce di “espulsione dalla regione” e di sanzioni pecuniarie, viene meno ogni parvenza di voto libero e segreto nelle zone del Messico profondo e feudale.

Capitolo a parte, nel senso che vengono da molto prima di queste elezioni presidenziali, sono le denunce del Prd e della società civile contro lo strapotere mediatico di TeleVisa, la catena Tv che ha sostenuto la candidatura di Peña confezionandone un’immagine impeccabile durante la sua gestione come governatore del Estado de México dal 2005 al 2011. La regione, sita intorno alla capitale, è il maggior bacino elettorale del paese ed è tra le prime per i femminicidi e la disuguaglianza economica.

A maggio Peña è stato contestato dagli studenti dell’università privata IberoAmericana per aver ordinato una sanguinosa operazione della polizia ad Atenco nel 2006. La cupola del suo partito li accusò di essere dei venduti e faziosi e di non appartenere all’ateneo. Questi reagirono con un video e crearono il movimento YoSoy132, apartitico ma anti-Peña, che ha portato avanti un’agenda di iniziative per la democratizzazione dell’informazione e della politica coinvolgendo da subito gran parte della società.

Giovedì sera l’avanguardia degli Artisti Associati a YoSoy132 ha suonato lunghe melodie assordanti con pentole e padelle sotto le finestre del Tribunale Elettorale. Venerdì, al grido di “frode, frode!”, portando croci e bare di cartone, decine di migliaia di universitari e cittadini hanno sfilato dall’Università Autonoma di Mexico City al Tribunale in un “corteo funebre per la democrazia” (foto album). Marcha funebre democracia 105 (Small).JPGDal canto suo Amlo ha ribadito su Twitter: “Peña ha violato la Costituzione. È meglio invalidare l’elezione, non farlo è attentare contro la democrazia e optare per la corruzione”. Il leader ha annunciato che non riconoscerà “un potere illegittimo nato da violazioni gravi alla legge” e ha convocato i suoi simpatizzanti a un comizio il 9 settembre per proporre le sue prossime iniziative di resistenza civile pacifica. Da una parte i partiti della coalizione progressista stanno mostrando la loro forza politica, al di là del risultato delle urne, per acquisire potere negoziale in parlamento e delegittimare il Pri mentre Amlo si mantiene al centro della scena. Dall’altra conducono una campagna, sentita anche dagli studenti e da ampi settori delle classi medie, per la moralità e il miglioramento delle istituzioni e delle leggi elettorali.

* Inserisco la traduzione della parte introduttiva del documento letto dal movimento #YoSoy132 di fronte al parlamento messicano che rappresenta il “contra-informe”, la contro-relazione sullo stato del paese ormai agli sgoccioli del mandato di Calderón, in vista dell’arrivo di Peña Nieto.

Sei anni sono passati da quando Felipe Calderón è diventato presidente, sei anni di menzogne e false promesse, corruzione, complicità e di uno stato d’eccezione che ci hanno imposto. Sei anni in cui anno dopo anno abbiamo visto un presidente codardo parlare di coraggio mentre noi, la società, ci mettiamo i morti, gli sfollati, i sequestrati, i vessati dalle autorità. Sei anni, come sempre, di ricchezza oscena per pochi mentre noi abbiamo fame, siamo esclusi, siamo disoccupati, siamo giovani senza oppportunità, sei anni in cui siamo stati privati della nostra terra e delle nostre risorse naturali. Sei anni, di nuovo, di privilegi per i sindacati corporativi del settore educativo, dell’istruzione per formare manodopera economica, mentre noi non abbiamo accesso a un’istruzione critica per una vita degna. Sei anni di nuovo in cui i politici non dialogano con la società ma noi, che abbiamo alzato la voce e ci siamo organizzati per resistere, noi siamo stati criminalizzati, denigrati e zittiti. Sei hanno in cui hanno voluto che vedessimo un Messico che solo esiste nelle versioni ufficiali, sei anni riproducendo le loro menzogne attraverso i mezzi di comunicazione di cui sono servi. (Continua in spagnolo: link). DFabrizio Lorusso

Foto Funerale della Democrazia in Messico by #YoSoy132

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Manifestazione studentesca (Movimento #YoSoy132 e affini) del 31 agosto 2012 dalla Universidad Nacional Autonoma de Mexico al Tribunale Elettorale contro la decisione di quest’ultimo di non annullare le elezioni presidenziali del 1 luglio e scartare le testimonianze e le prove apportate dal Movimento Progressista (che in luglio ha impugnato i risultati delle elezioni, viziate da compravendita del voto e irregolarità). Il tribunale ha quindi dichiarato definitivamente come vincitore il candidato del Partido Revolucionario Institucional (PRI), Enrique Peña Nieto – Album Completo Marcha Funebre de la Democracia en México Foto QUI

La Revolución no va en Televisión @México

In una recente intervista all’accademico canadese “messicanista” James Cockcroft su Real News Network viene avanzata un’ipotesi interessante. Provo a riassumerla e ampliare alcuni punti che lì sono solo suggeriti per poi passare alla situazione sociale messicana e alla recente occupazione simbolica della sede della maggiore TV nazionale (TeleVisa, 5o gruppo media del mondo e primo in America Latina) conclusasi venerdì 28. Secondo Cockcroft le banche statunitensi, in fallimento (o quasi) dopo l’esplosione della bolla immobiliare del 2008 e in piena crisi mondiale, avevano e hanno bisogno, tra gli altri, dei flussi finanziari provenienti dal narcotraffico (il secondo o terzo maggior generatore mondiale di movimenti monetari), posseduti e riciclati in buona parte dai cartelli messicani e dagli operatori statunitensi degli stessi. Quindi in Messico la lotta alle fonti di finanziamento e la chiusura dei rubinetti del denaro dei narcos è stata debolissima ed è una denuncia che moltissimi opinionisti ed esperti hanno rivolto alle autorità. S’è privilegiata la politica di militarizzazione della guerra ai narcos, spinta dal presidente messicano Felipe Calderón del PAN (Partido Acción Nacional, destra) anche per recuperare la scarsa legittimità (solo mezzo punto di scarto e brogli elettorali) con cui aveva vinto le elezioni presidenziali del 2006 contro le sinistre e il loro candidato, Andrés Manuel López Obrador (AMLO). La narcoguerra degli ultimi 6 anni ha causato 60mila morti e 16mila desaparecido, ma ha significato un’epoca di vacche grasse per il traffico, lecito e illecito, di armi oltreché per i piani (tipo il noto Plan Merida) di “aiuto” militare statunitense in Messico e per operazioni illegali come Fast and Furious (passaggio di armi USA-Messico) che hanno mostrato (di nuovo) come il narco-business sia ormai diversificato, vantaggioso da entrambi i lati della frontiera e come si sia ampliato e collegato al commercio di armi (oltre che a quello di persone, di migliaia di veri e propri schiavi contemporanei costretti alla prostituzione o uccisi per la vendita degli organi). Ecco il video intero dell’intervista:

Anche i desaparecidos di questa amministrazione militarista stanno lì a testimoniare i nessi fecondi e criminali tra narcos, stato (a vari livelli di governo), commerci illeciti, sistema economico “legale”: la riduzione in schiavitù di donne e uomini dei settori più vulnerabili della società, il traffico e, sempre più spesso, la sparizione di persone, la diffusione delle armi e il proliferare delle mattanze sanguinarie vengono considerate in Messico come un male necessario, nella migliore delle ipotesi, o come un effetto o danno collaterale di una strategia che si presume vincente. Inoltre pare che il PRI, il partito egemonico per 71 anni al potere dal 1929 al 2000, abbia vinto le elezioni (siamo in una fase di grosse contestazioni verso tutto il processo elettorale e la qualità della fragile democrazia messicana) e il suo candidato Enrique Peña Nieto si appresta a diventare presidente in mezzo a scandali, manifestazioni popolari di massa, denunce e polemiche per la compravendita dei voti, gli eccessi enormi (da 10 a 13 volte del budget previsto) delle spese di campagna e il trattamento mediatico di gran favore ricevuto per anni da TeleVisa, la principale catena TV nazionale.

Il 1 luglio scorso s’è votato per eleggere presidente e parlamento, 6 governatori locali e migliaia di altre cariche di tipo amministrativo. Pochi media ne hanno parlato, ma ci sono stati 9 morti, 7 feriti, 66 arresti e migliaia di altre anomalie. Secondo Cockcroft l’eventuale arrivo alla presidenza del leader della coalizione progressista, López Obrador, che s’è ricandidato nel 2012 con un programma di austerità, tagli alla politica e lotta alla corruzione e ora ha impugnato le elezioni presso il tribunale elettorale per le irregolarità verificatesi in tutto il processo, avrebbe rappresentato un grosso problema. Ma per chi? Sarebbe forse stato un ostacolo evidente per i variegati business illeciti che, in qualche modo, sostengono i flussi monetari Messico-Usa e, in particolare, sarebbe stato problematico per i gruppi d’interesse che da Washington a Mexico City, da El Paso a Sinaloa, sorvegliano e mantengono in vita i meccanismi della criminalità organizzata e le interazioni tra l’economia illegale, quella semisommersa e l’illegale attraverso i business del sequestro e commercio di persone, droga, armi. Obrador è osteggiato, in Messico (e si sa), ma probabilmente anche negli USA. Cockcroft non sviluppa oltre l’idea nell’intervista, ma intanto cominciamo a pensarci.

AMLO è stato l’unico candidato a proporre (poi andrebbe visto se sia in grado di andare oltre le parole) un cambiamento netto di strategia rispetto all’ultimo sessennio, mentre Peña Nieto viene visto da molti come il candidato dei “patti con i narcos”, in quanto erede della corrente più retrograda e antidemocratica del PRI, quella del ritorno al passato: è il cosiddetto gruppo dei “gobernadores”, cioé i governatori degli stati (21 su 32) in cui il PRI mantiene il potere locale e che rischiano di diventare i bastioni di un nuovo regime autoritario, vera nube nera sulla fragile democrazia messicana. Ma cosa sta succedendo nella primavera messicana (ormai estate piovosa e di lotta) a livello politico e sociale?
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Dopo le presidenziali del primo luglio il Messico non ha ancora ufficialmente un Presidente della Repubblica ed è immerso in un conflitto che mette in discussione la legittimità del suo sistema democratico. In mezzo a scandali per il superamento dei tetti di spesa, i finanziamenti illeciti, i favori ricevuti dalle TV e la compravendita dei voti, Enrique Peña del Partido Revolucionario Institucional (Pri), partito di governo per 71 anni fino al 2000, ha vinto con il 38% dei suffragi. Secondo, il leader della coalizione progressista López Obrador, con il 31,5%. Il Presidente in carica Calderón, del conservatore Acción Nacional (Pan) si affrettò a celebrare la riuscita delle elezioni complimentandosi col “nuovo presidente” la sera stessa del voto, ancor prima dei conteggi provvisori. Le televisioni gli fecero eco e chiusero la questione, ma non fu così per milioni di messicani.

Mentre il vero saldo di sangue e anomalie del primo luglio spariva dalla cronache e dai messaggi ufficiali a reti unificate, arrivavano invece copiose le testimonianze della gente e degli osservatori internazionali che descrivevano il caos prevalso in tante zone del paese. La gravità della situazione era evidente soprattutto nel bastione di Peña, l’Estado de México, regione da 16 milioni di abitanti (e da 10,5 milioni di votanti) da lui governata fino al 2011. Nel 2006 Peña ordinò una delle peggiori repressioni della polizia contro la popolazione civile ad Atenco e il saldo fu terribile: 2 morti, centinaia di arresti e di feriti, stupri in carcere, violazioni ai diritti umani e incarceramenti a tappeto e senza prove. Nessun responsabile, criminalizzazione indebita dei movimenti sociali e popolari e un boomerang che è tornato adesso indietro a Peña Nieto, carico di forze di una nuova generazione di messicani che non dimenticano.

Migliaia di cittadini hanno denunciato irregolarità come la compravendita di voti con carte prepagate del supermercato Soriana e della banca Monex. La stampa ha rivelato i presunti nessi, oggetto di indagini giudiziarie, tra queste imprese e persone legate al partito. Il risultato è in sospeso. Il Tribunale Elettorale sta valutando le migliaia di impugnazioni e di irregolarità segnalate sia dalla coalizione progressista, che ha chiesto l’annullamento del voto, che dal governativo Pan. La legge prevede l’annullamento nel caso in cui si riscontrino anomalie nel 25% dei seggi e il Tribunale deve decidere entro il 6 settembre se è stato violato il principio costituzionale delle elezioni “libere e autentiche”.

“Che il tribunale stabilisca da dove vengono le risorse che hanno usato il Pri, l’alleato Partido Verde, Peña e i loro collegati, imprenditori, costruttori e prestanome, e le aziende fantasma che son venute fuori”, spiega Camerino Márquez, rappresentante legale dei progressisti. Fuori dai partiti il risveglio civico e la protesta sono stati rilanciati dai social network, internet e dal movimento studentesco, nato a maggio e battezzato YoSoy132 (IoSono132) dopo un video in cui 131 universitari rivendicavano la loro scelta di opporsi a Peña e al Pri che li aveva sbeffeggiati in un evento pubblico alla università privata IberoAmericana della capitale. Il candidato era stato giustamente contestato per i fatti di Atenco del 2006 e per la sua presenza mediatica strabordante frutto di un patto con la principale catena TV, TeleVisa, rivelato da The Guardian il giugno scorso, ma da tempo denunciato dai suoi oppositori. Ed è dal 20 maggio, giorno della prima marcia anti-Peña organizzata attraverso i social network, che la gente e il movimento studentesco non smettono di scendere in piazza, praticamente ogni settimana, trovando forme di protesta pacifica sempre più creative quanto decise.
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Convocate da FaceBook e Twitter, il 7 luglio 150.000 persone hanno manifestato per la democrazia, contro la “dittatura mediatica” delle TV, TeleVisa e Azteca, e l’imposizione di un presidente “telegenico ma illegittimo a suon di voti comprati”. Il sabato seguente c’è stato il bis e il 22 s’è svolta una marcia globale anti-Peña in 87 città del mondo al grido di “fuera Peña” sulle note de La Bamba e “Peña non ha vinto”. Trenta persone sono state arrestate senza alcun motivo, come testimoniato dai video su YouTube, veri garanti della trasparenza e dei diritti umani, e poi liberate il giorno dopo nelle città di Oaxaca e León, nel sud e nel centro del Messico. “E’ l’intolleranza del governo che criminalizza la protesta sociale”, recita il comunicato degli studenti in merito.

C’è chi va oltre e s’unisce alle voci che vedono il Pri come il partito dei patti coi narcos. “Se non si chiarisce, se quei soldi son venuti dalla criminalità, non abbiamo motivi per sopportare una narco-squadra di politici nei prossimi sei anni”, sostiene il vescovo di Saltillo, Raúl Vera. Il 15 luglio sono iniziati i lavori della Convenzione Nazionale contro l’Imposizione (OJO: articolo di Andrea Spotti sulla Convención), la quale riunisce 500 organizzazioni sociali, tra cui il sindacato degli elettricisti, il coordinamento dei professori e YoSoy132 contro il ritorno del Pri, visto come un pericolo per una fragile democrazia.

Nell’agenda di mobilitazioni accordata spicca l’occupazione simbolica della sede di TeleVisa a Mexico City. Giovedì, proprio nel giorno d’inaugurazione delle Olimpiadi, in 10.000, tra studenti YoSoy132 e cittadini, hanno accampato per una notte con uno slogan su tutti: “non vogliamo Olimpiadi ma rivoluzione”. Concerti ed eventi culturali hanno accompagnato la protesta che cerca di “democratizzare il paese cominciando dai mezzi di comunicazione”. Rispondendo anche a chi criticava “il blocco” di una parte della città e della sede della TV, il movimento 132 ha risposto nel suo comunicato finale: “E’ Televisa che ha bloccato l’informazione, che ha cercato di bloccare la nostra mente, è responsabile del blocco più violento che possa esistere: quello della democrazia”. Pedro Penagos, membro del Tribunale Elettorale, ha ribadito che “le manifestazioni non influiranno sui magistrati”, ma il nervosismo affiora nel Pri che ha capito che dovrà affrontare una società più informata ed eterogenea rispetto all’epoca della sua “dittatura perfetta”, come definì lo scrittore Vargas Llosa l’ancien régime messicano. Fabrizio Lorusso Da CarmillaOnLine

Due link in spagnolo ottimi per approfondire da The Narco News Bulletin
YoSoy132 e strategia di lotta qui
Como non essere divorati dai dinosauri al potere qui

YoSoy132 Swinging Rola y Video

Por los de Pasta de Conchos
por la guardería ABC
por una monja que amé
antes del siglo XVIII
por los fandangos jarochos
por mi chile y tus tortillas
por que nunca de rodillas
tengas que pedir empleo
por el nieto de Ireneo
por Zapata y Pancho Villa

Por Atenco y por Acteal
por el grito de Dolores
porque quiero llevar flores
a mi propio funeral
porque me parece mal
que gobierne la avaricia
porque el odio y la codicia
no maten nuestra raíz
porque vivo en el país
de Don Quijote y de Alicia

Porque tengo en la memoria
también a López Velarde
porque nunca será tarde
para reescribir la historia
por la línea divisoria
que del dólar nos separa
Por los Zetas, por La Mara,
por las putas de Castaños
por Peña Nieto en los baños
de las escuelas más caras

Porque se haga Televisa
la región más transparente
por la reforma en el SNTE
por don José Gorostiza
por el llanto y por la risa
por el demonio y por dios
porque regrese mi voz
y nunca regrese el PRI
hoy vengo a decir aquí
¡Yo soy 132!

Paco Ignacio Taibo II sui movimenti studenteschi in Messico ’68-2012

Lo scrittore messicano Paco Ignacio Taibo II parla agli studenti della Universidad Autonoma Metropolitana di Xochimilco o UAM-X (22 maggio 2012) sul movimento studentesco, in quella data appena rinato, e sulla situazione del Messico, dalla ribellione del ’68 a quella del 2012.

El movimiento Yo Soy 132 esta llegando a los mexicanos, dicen que el conocimiento es poder y los estudiantes de esta organización están en busca de que toda la sociedad mexicana despierte y encuentre el cambio que la nación necesita. Sitio: http://1001razonesantipri.com/