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Che succede in #Messico? Intervista con @FrancescoGiappi su @Lettera43

[LINK INTERVISTA DI FRANCESCO GIAPPICHINI CON FABRIZIO LORUSSO: ORIGINALE PARTE I E PARTE II] In queste ore, segnate dalla visita di papa Francesco in Messico, è d’obbligo porci qualche domanda sulla Nazione ispanoamericana. Che se da un lato vanta il quattordicesimo posto tra le maggiori potenze mondiali, dall’altro è sconvolta da un’ondata di violenza, che rischia di sancirne l’assoluta inaffidabilità.  Continua a leggere

Voto Estero: MAIE – Una Rassegna Stampa Recente

emigrazione-italiana

Ecco una rassegna stampa di quotidiani italiani coi pezzi recenti più popolari (i famosi (?) “tormentoni su Facebook”) in questi giorni sulle reti sociali che riporto sul Movimento Associativo Italiani all’Estero dell’On. Ricardo Merlo. Come anche altri in parlamento (e questo è risaputo) questo partito non è esente da, come dire, “leggerissime” contraddizioni etiche che gli articoli evidenziano e spiegano in vari modi. In Nord e Centro America, il MAIE ha deciso di sostenere Scelta Civica, cioè la lista Mario Monti, premier uscente, in alleanza coi partiti FLI di Gianfrnco Fini e UDC di Pierferdinando Casini.

L’idea di fondo del Movimento è che gli italiani all’estero sono un blocco unico, con gli stessi interessi indipendentemente dalla professione, dall’età, dall’epoca di emigrazione e dal continente, e quindi la proposta è rappresentarli fuori dai partiti tradizionali, fuori da “destra” e “sinistra”. In parte è vero: ci sono proposte, tra l’altro comuni a tutti (o quasi) i partiti che sono legate all’assistenza sanitaria e previdenziale, alla cittadinanza, alle battaglie per il riconoscimento dei titoli di studi, al valore della diffusione linguistica e culturale. Poi però ogni candidato o partito avrà delle differenze spcifiche all’interno di queste proposte “comuni”. Quello che non resta molto chiaro è, però, come voteranno i parlamentari eletti del MAIE sul 99,9% dei provvedimenti in aula  in commissione che non riguardano gli italiani all’estero,  non si sa bene che commissioni integreranno, che governo o che coalizione sosterranno e per quanto, eccetera.

Insomma l’idea di fondo pare attraente, ma poi si rivela una chimera, ancor più se consideriamo che alla Camera ci sono 12 deputati eletti all’estero e, anche se fossero tutti d’accordo tra di loro (dubito…), non avrebbero nemmeno i numeri per formare un gruppo da soli. “Né destra né sinistra” è un bello slogan, ma ce l’ha già Grillo. Magari pare che lo slogan possa funzionare all’estero, ma poi, guardando bene, le alleanze strette in passato e attualmente dal MAIE in Parlamento e in campagna parlano di Casini, Monti, Fini. Ad oggi, come indicato dalla rassegna stampa di seguito, militano nel MAIE personaggi di dubbia moralità che sembrerebbero avere poco interesse a capire e risolvere i problemi degli italiani all’estero e dei diversi e variegati settori delle  loro comunità in ciascun paese.

Elezioni 2013, la “bad company” di Monti si nasconde nella circoscrizione estero – Sono portati in dono dal leader Udc Casini. E il professore deve fare i conti con “improponibili” che hanno fatto parlare di sé per indagini su brogli, riciclaggio e rapporti con la ‘ndrangheta. Sono in lista col Maie, il Movimento italiani all’estero di Riccardo Merlo con cui Scelta civica ha stretto un accordo elettorale
di  | 10 febbraio 2013

Anche Mario Monti ha la sua bad company. Come nel caso del Pdl con Grande Sud, il professore dovrà fare i conti con alcuni impresentabili in lista alle imminenti elezioni: glieli porta in dote Pierferdinando Casini con il Maie, Movimento associativo italiani all’estero, il partito dell’onorevole Riccardo Merlo, parlamentare e responsabile Italiani nel mondo dell’Udc. Così, nella corsa per assicurarsi uno scranno nella “legione straniera”, 12 deputati e sei senatori eletti nella circoscrizione estero, al fianco di Fucsia, ex miss Padania, c’è gente che ha fatto parlare di sé per indagini su brogli elettorali, riciclaggio e rapporti con la‘ndrangheta. Con una passione missina incarnata dal ricordo di Mirko Tremaglia, ministro repubblichino ed estensore della legge sul voto degli italiani all’estero. Mica male per il centro moderato di Monti e Casini.

Come ha fatto sapere lo stesso Merlo, il Maie presenta il suo simbolo solo nelle ripartizioni Europa e America Latina, mentre nelle altre due mega-aree geografiche (Centro-Nord America e Africa-Oceania) i suoi esponenti sono in lizza direttamente con il movimento del premier dimissionario.

Ed è in quelle due macroregioni che si nascondono i personaggi più discussi. In Europa ad esempio troviamo Gian Luigi Ferretti, già segretario di Tremaglia e coordinatore del Comitato tricolore italiani nel mondo (Ctim), organismo dell’ex Movimento sociale italiano. Fin qui, si fa per dire, tutto bene, ma Ferretti, come ricorda Luciano Neri, responsabile della Consulta italiani del mondo del Pd, è anche uno dei fondatori de L’Italiano, “quotidiano di estrema destra nella cui gestione figura il neofascista Stefano Andrini, noto per aver maturato una condanna a 4 anni e mezzo per tentato omicidio di due giovani di sinistra e per essere finito, grazie all’amico Gianni Alemanno, ai vertiti dell’Ama servizi“, la società capitolina per la gestione dei rifiuti.

Secondo un’inchiesta della procura di Roma, i due personaggi sono il “motore” dell’elezione di Nicola Di Girolamo, senatore Pdl eletto nella circoscrizione estero nel 2008 e condannato nel 2011 a cinque anni per riciclaggio e violazione della legge elettorale. Come si legge sull’ordinanza, Andrini e Ferretti, assieme al ben più famoso Gennaro Mokbel, sono gli istigatori “dell’attentato ai diritti politici dei cittadini”, dove Di Girolamo figura come semplice “esecutore materiale”. Scrive il gip: “Tutto il gruppo Mokbel è impegnato a rendere possibile quella candidatura”. Come? Prima – secondo l’inchiesta – taroccando la residenza del senatore, in modo da far risultare che abitasse in Belgio e poi, con l’aiuto dei clan calabresi, indirizzando sul suo nome un pacchetto di voti falsi.

Se ci spostiamo a latitudini più calde, il risultato non cambia: Anche in America latina il verbo centrista della coalizione Monti-Casini è rappresentato dal Maie, che, “nel nome di Tremaglia” schiera due personaggi legati al faccendiere Aldo Miccichè, consigliere per gli affari sudamericani del clan Piromalli, catturato questa estate a Caracas dopo anni di latitanza. Lui è il dominus dei brogli elettorali in Venezuela durante la tornata del 2008: prima telefona al senatore Marcello Dell’Utri offrendo un pacchetto di 50mila schede bianche da “timbrare” con il simbolo del Pdl, poi, visto il vantaggio del centrosinistra (è pur sempre il paese di Ugo Chavez), si impossessa dei plichi già votati e, prima che vengano spediti a Roma per le operazioni di spoglio, pensa bene di bruciare tutto.

“I responsabili delle votazioni si tapperanno entrambi gli occhi”, dice Miccichè rassicurando il senatore della fattibilità del broglio: “Provvederò che presso ogni Consolato ci sia la nostra presenza segreta per i cosiddetti voti di ritorno”. In un’altra telefonata, il faccendiere illustra i suoi loschi piani al senatore PdlFilippo Fani (quello che alla fine si complimenterà per la decisione di bruciare le schede) e fa due nomi:Nello Collevecchio e un certo Ugo (riconducibile a Ugo di Martino). Chi sono? I compagni di lista di Merlo, tutti insieme per rappresentare gli interessi degli italiani che vivono in Sud America.

Francesco Forgione, ex presidente della commissione Antimafia e candidato di Sel in Sicilia, dedica a Di Martino una ventina di pagine del suo ultimo libro ‘Porto Franco’: “E’ l’uomo che da Caracas vola a Roma per le pratiche che Micciché segue per il clan Piromalli”. Ed è sempre lui che il consigliere della ‘ndrangheta mette alle costole dell’allora presidente della Camera Fausto Bertinotti affinché, nel corso di una visita a Caracas, non abbia a interferire con i suoi affari. “Sono gli stessi protagonisti delle schede bruciate″, attacca Forgione che ricostruisce il recente passato di Di Martino: “Prima candidato di Mastella, poi di Berlusconi, adesso di Monti, evidentemente ha un pacchetto di voti da offrire sul mercato in maniera trasversale. E questo, conoscendo la gente che gli sta attorno, non è rassicurante”. Dal Perù, dove sta facendo campagna elettorale, il diretto interessato parla di “uso delinquenziale dell’informazione” invitando gli elettori a non credere a “storie senza consistenza”. Perché capita di incontrare persone sbagliate, ma “l’amicizia eventuale di un reo non produce correità”.

C’è da dire però che, almeno in Sud America, la coalizione centrista dovrà vedersela con altri pezzi da novanta, in lizza però con il centrodestra. E’ il caso dell’italo-argentino Esteban Caselli, senatore uscente del Pdl (definito dallo stesso Silvio Berlusconi “pericolosissimo”) che, dopo aver fondato assieme a Sergio De Gregorio e allo stesso Di Girolamo la Fondazione Italiani nel Mondo ha deciso di rompere con Silvio e di correre in solitaria con i suoi Italiani per la Libertà. E’ sua l’idea della candidatura della Morocha, avvenente valletta e sventola da calendario (qui la sua imitazione televisiva di un orgasmo che ha fatto il giro della Rete). Ethel Calabrò, così all’anagrafe, non parla neanche una parola d’italiano, “ma non fa niente. Votate per me se volete il Sudamerica in Italia”. da IL FATTO.

Italiani all’estero: 18 seggi “caldi” tra finti testimonial e scandali – Oltre tre milioni i connazionali chiamati alle urne nei cinque continenti. Il loro voto potrebbe risultare determinante al Senato. Tra i candidati un esercito di giornalisti, personaggi dello spettacolo, specialisti di foto con star internazionali. E diversi indagati. di Pasquale Notargiacomo – Repubblica.

OMBRE E SCANDALI – Sempre in Sudamerica, qualche ombra nel passato di alcuni candidati del Maie, che in questa tornata sostiene Scelta Civica. Il leader è il deputato Ricardo Merlo, dal 2010 nel gruppo parlamentare dell’Udc. Ma tra i candidati c’è Ugo di Martino, ex Pdl, di cui Francesco Forgione – ex presidente della commissione Antimafia – ha raccontato la storia soffermandosi sui suoi rapporti con Aldo Micciché, faccendiere italiano legato alla ‘ndrangheta e attivo in America Latina. Ha provocato discussioni, invece, sulla stampa argentina la candidatura di Claudio Zin, medico ed ex ministro della Salute della provincia di Buenos Aires, dimessosi perché coinvolto nello scandalo della “mafia dei farmaci”, una vicenda esplosa dalla vendita di medicinali scaduti e falsi.

L’UOMO PER TUTTE LE REGIONI 
– Sempre con il Maie si presenta Marcelo Gabriel Carrara, “l’uomo per tutte le regioni” come lo hanno ribattezzato recenti articoli di cronaca che hanno esaminato le spese di alcune regioni italiane. Carrara, infatti, oltre a lavorare per la Consulta degli emiliano-romagnoli nel mondo, è anche presidente del consiglio dei giovani molisani e membro dell’associazione dei veneti all’estero. Ancora con il movimento di Merlo, ma in Europa è in lista Gian Luigi Ferretti (Copenaghen), ex braccio destro di Mirko Tremaglia, legato a esponenti dell’estrema destra come Stefano Andrini, e il cui nome è citato anche nel caso Di Girolamo. da Repubblica.
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Forgione (Sel): «Le liste pulite di Monti? Una favola» – Il riferimento polemico è a Ugo Di Martino, ex Pdl ora nella lista del Maie, l’associazione degli italiani in Sud America che sostiene il professore

PALERMO – Francesco Forgione, candidato capolista di Sel in Sicilia al Senato va a gamba tesa su Mario Monti: «Alternativo e le sue liste pulite? Una favola. Lo dimostra la storia di Ugo Di Martino, di origini siciliane, ma legato ai calabresi, già candidato del Pdl, il cui nome oggi è inserito nella lista del Maie, l’Associazione degli italiani in Sudamerica, che sostiene appunto Mario Monti». «Ricostruendo gli affari fra Dell’Utri, il latitante Aldo Miccichè, oggi agli arresti domiciliari, inseguito da un mandato di cattura internazionale nell’ambito di un’inchiesta sugli affari del clan Piromalli in Italia e all’estero, e Ugo Di Martino – aggiunge – tutto avrei pensato, tranne che trovare quest’ultimo nella lista Monti in Sudamerica».

SCHEDE BRUCIATE – «Sono gli stessi protagonisti delle schede bruciate nelle elezioni 2006 – conclude – Di Martino, prima candidato di Mastella, poi di Berlusconi, adesso di Monti, evidentemente ha un pacchetto di voti da offrire sul mercato in maniera trasversale. E questo, conoscendo la gente che gli sta attorno, non è rassicurante». Da: Corriere Mezzogiorno.

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La Primavera Messicana, #YoSoy132

IMG_3521(Small).JPG[Questo articolo è apparso timidamente sul quotidiano italiano L’Unità del 28 maggio 2012. Poi meno timidamente su Carmilla. Alcuni parlano di primavera messicana per stabilire un paragone con le cosiddette “primavere arabe” che poi non sempre primavere furono o che comunque avevano molte differenze tra di loro. Ad ogni modo nelle ultime 3 settimane c’è stato un grande risveglio dei giovani e degli universitari messicani – che provo a descrivere in poche righe – di fronte a un regime autoritario che è duro a morire, a un regime mediatico di duopolio che crea candidati e presidenti a suo piacimento, a un paese ancora poco avvezzo alla democrazia, al pluralismo e alla trasparenza, a un’informazione e a dei mass media deprecabili. Il tutto avviene quando manca poco più di un mese alle elezioni presidenziali per eleggere il capo di stato e di governo dal 2012 al 2018 e il vecchio dinosauro, il Partito Rivoluzionario istituzionale (PRI) in testa nei sondaggi. Molti ragazzi, circa il 25% del corpo elettorale, voteranno per la prima volta. L’età media dei messicani è intorno ai 26 anni, in Italia siamo oltre i 42, per farci un’idea. I giovani minori di 35 anni rappresentano oltre il 50% dei votanti e quelli sotto i 25 anni sono il 35%. Anche se sono partiti dei tentativi “soft” di cooptare o includere questo movimento spontaneo nelle piattoforme elettorali dei principali partiti, per ora il movimento #YoSoy132, Io Sono 132, rivendica la sua autonomia e propone nuove iniziative praticamente ogni giorno. Per esempio per il 26 e 27 maggio, sciopero delle TV, spegnere tutto. Per il 28, era prevista un’occupazione e una marcia per esigere la trasmissione del prossimo dibattito presidenziale a reti unificate. Oppure fino al 31 maggio ci si organizza per fare gli osservatori elettorali, figura che molti giovani fino a poco tempo fa nemmeno conoscevano. Dopo ilMovimento per la Pace di Javier Sicilia, nato nell’aprile 2011, ora assistiamo a una nuova reazione antiautoritaria della società civile, non più da parte delle vittime dello stato e della narcoguerra ma dei giovani. Vediamo la sua breve e già densa storia. Tutte le foto sono dell’amica Parika Benítez. Fabrizio Lorusso]

IMG_3317(Small).JPGC’è chi la chiama “Primavera Messicana” o chi, come la scrittrice Elena Poniatowska, già intravede un nuovo ’68 in Messico.

Quel che è certo è che da tre settimane la monotonia della campagna elettorale per le presidenziali del 1 luglio è stata rotta da un nuovo movimento giovanile e universitario. E’ nato su internet, Twitter e Facebook, poi cresciuto nelle aule e nelle piazze.

Si chiama #YoSoy132, IoSono132, ed è la reazione spontanea degli universitari alle imposizioni dei politici e delle televisioni private, TeleVisa e Tv Azteca.

 
L’11 maggio in un incontro all’università privata IberoAmericana (UIA) Enrique Peña, candidato del PRI (Partito Rivoluzionario Istituzionale) favorito nei sondaggi e da sempre coccolato dalle TV nazionali, è stato fischiato dagli studenti.

Gli alunni della UIA hanno contestato il candidato per i gravi abusi della polizia – 2 morti, centinaia di feriti, violenze sessuali e torture – nel 2006 a Atenco nell’Estado de México, regione di cui era governatore. Peña è stato costretto a uscire al grido di “fuori assassino!”.

In quel “venerdì nero” la presenza di infiltrati del suo partito, giunti solo per applaudirlo e bloccare l’ingresso al pubblico, e le dichiarazioni del presidente del PRI, Pedro Coldwell, che ha accusato gli studenti di essere “cooptati e manipolati”, hanno scatenato la reazione degli universitari.

Il suo partito, al potere durante 71 anni, perse la presidenza nel 2000 e nel 2006 quando vinse il PAN (Partito Azione Nazionale, conservatore), ma quest’anno dà già per scontata la sua vittoria.

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Il conduttore di TeleVisa Loret de Mola ha definito gli studenti una “minoranza intollerante, portatrice d’odio e strumentalizzata dalle sinistre”, senza accorgersi che, invece, “le elezioni stanno diventando un referendum contro l’anacronistica videocrazia messicana che impone presidenti, demonizza i movimenti, rimbecillisce la società”, spiega Clara Ferri, attivista italo-messicana partecipante alla protesta.

Gli eventi incalzano rapidamente. Il 14 maggio 131 studenti della UIA rispondono al PRI e a TeleVisa con un video mostrando la loro tessera corredata di foto e matricola per ribadire che “sono studenti veri e non si fanno manipolare dai partiti e dalle TV”.

Il video supera il milione di visualizzazioni su YouTube e migliaia di universitari si uniscono a loro proclamando: “Tutti siamo 132, difendiamo la libertà d’espressione e il diritto di replica”.

“Sono i primi a usare i social network contro i resti della mentalità autoritaria del vecchio regime e i monopoli informativi per favorire l’accesso libero alla conoscenza” spiega l’opinionista Genaro Villamil.

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Rapidamente si dipana la matassa della rete, un messaggio fa il giro del mondo in 80 secondi e scarica in banda larga la voglia di farsi sentire delle nuove generazioni. Per tutta la settimana si susseguono i flash mob studenteschi e le catene umane di fronte alle sedi di TeleVisa nella capitale.

“L’attivismo passivo fatto di e-mail e SMS poco concreti si trasforma in mobilitazione reale, internet e le reti sociali non sono più solo un fine ma un mezzo per convocare, discutere e agire”, dice Sabina Salazar, iscritta a architettura all’università UNAM.

Sabato 19 una manifestazione “Anti-Peña” riempie le vie di oltre 20 città, sono in 46mila a Mexico City ed è la prima protesta realizzata in Messico a partire dalle reti sociali e il web contro un candidato alla presidenza e in favore della libertà d’informazione.

I giovani sono la maggioranza e la festa civica si colora di slogan: “vogliamo scuole, non telenovele”, “educazione, vaccino contro la manipolazione”.

Sfilano insieme gli studenti delle università pubbliche e delle private che dicono “no all’imposizione di un presidente da parte delle televisioni” e “sì a mass media democratici”.

Il 23 maggio 10mila ragazzi di YoSoy132 si trovano sotto la “Estela de luz” della capitale, un monumento carissimo che oggi è il simbolo dello spreco e della corruzione, e in tante altre città gli studenti scendono in piazza.

Presentano un manifesto, si dichiarano apartitici e chiedono il diritto a internet in Costituzione, un codice etico e un’autority per i mass media, la trasmissione a reti unificate dei dibattiti per le presidenziali e garanzie di sicurezza per i giornalisti, essendo più di 80 i reporter assassinati in 10 anni.

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Sul sito yosoy132.mx, sostenuto dall’omonimo hashtag su Twitter, annunciano che “il movimento non è più solo degli studenti ma di tutti i messicani che senza colori politici né violenza, esigono la democratizzazione dei media”.

Sul loro sito gli indignati di Occupy Wall Street hanno espresso solidarietà ai giovani messicani per il loro “risveglio civile contro la manipolazione informativa”.

La cineasta messicana Yulene Olaizola e la sua équipe, a Cannes con il film “Fogo”, si sono fermati sul tappeto rosso per mostrare un cartello di Yo Soy 132.

“Il prossimo passo è organizzarci”, sostiene l’alunna della UIA Sandra Patargo, quindi il 30 maggio è fissato l’incontro della prima assemblea interuniversitaria che definirà l’evoluzione dell’incipiente primavera messicana.

Concludo con un paio delle canzoni simbolo del movimento, Molotov, Hit me e Gimme tha power. Lista completa canzoni di YoSoy132: Link.

ANALISI in TRASMISSIONE RADIOFONICA Carmen Aristegui su YoSoy132.