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La Primavera Messicana, #YoSoy132

IMG_3521(Small).JPG[Questo articolo è apparso timidamente sul quotidiano italiano L’Unità del 28 maggio 2012. Poi meno timidamente su Carmilla. Alcuni parlano di primavera messicana per stabilire un paragone con le cosiddette “primavere arabe” che poi non sempre primavere furono o che comunque avevano molte differenze tra di loro. Ad ogni modo nelle ultime 3 settimane c’è stato un grande risveglio dei giovani e degli universitari messicani – che provo a descrivere in poche righe – di fronte a un regime autoritario che è duro a morire, a un regime mediatico di duopolio che crea candidati e presidenti a suo piacimento, a un paese ancora poco avvezzo alla democrazia, al pluralismo e alla trasparenza, a un’informazione e a dei mass media deprecabili. Il tutto avviene quando manca poco più di un mese alle elezioni presidenziali per eleggere il capo di stato e di governo dal 2012 al 2018 e il vecchio dinosauro, il Partito Rivoluzionario istituzionale (PRI) in testa nei sondaggi. Molti ragazzi, circa il 25% del corpo elettorale, voteranno per la prima volta. L’età media dei messicani è intorno ai 26 anni, in Italia siamo oltre i 42, per farci un’idea. I giovani minori di 35 anni rappresentano oltre il 50% dei votanti e quelli sotto i 25 anni sono il 35%. Anche se sono partiti dei tentativi “soft” di cooptare o includere questo movimento spontaneo nelle piattoforme elettorali dei principali partiti, per ora il movimento #YoSoy132, Io Sono 132, rivendica la sua autonomia e propone nuove iniziative praticamente ogni giorno. Per esempio per il 26 e 27 maggio, sciopero delle TV, spegnere tutto. Per il 28, era prevista un’occupazione e una marcia per esigere la trasmissione del prossimo dibattito presidenziale a reti unificate. Oppure fino al 31 maggio ci si organizza per fare gli osservatori elettorali, figura che molti giovani fino a poco tempo fa nemmeno conoscevano. Dopo ilMovimento per la Pace di Javier Sicilia, nato nell’aprile 2011, ora assistiamo a una nuova reazione antiautoritaria della società civile, non più da parte delle vittime dello stato e della narcoguerra ma dei giovani. Vediamo la sua breve e già densa storia. Tutte le foto sono dell’amica Parika Benítez. Fabrizio Lorusso]

IMG_3317(Small).JPGC’è chi la chiama “Primavera Messicana” o chi, come la scrittrice Elena Poniatowska, già intravede un nuovo ’68 in Messico.

Quel che è certo è che da tre settimane la monotonia della campagna elettorale per le presidenziali del 1 luglio è stata rotta da un nuovo movimento giovanile e universitario. E’ nato su internet, Twitter e Facebook, poi cresciuto nelle aule e nelle piazze.

Si chiama #YoSoy132, IoSono132, ed è la reazione spontanea degli universitari alle imposizioni dei politici e delle televisioni private, TeleVisa e Tv Azteca.

 
L’11 maggio in un incontro all’università privata IberoAmericana (UIA) Enrique Peña, candidato del PRI (Partito Rivoluzionario Istituzionale) favorito nei sondaggi e da sempre coccolato dalle TV nazionali, è stato fischiato dagli studenti.

Gli alunni della UIA hanno contestato il candidato per i gravi abusi della polizia – 2 morti, centinaia di feriti, violenze sessuali e torture – nel 2006 a Atenco nell’Estado de México, regione di cui era governatore. Peña è stato costretto a uscire al grido di “fuori assassino!”.

In quel “venerdì nero” la presenza di infiltrati del suo partito, giunti solo per applaudirlo e bloccare l’ingresso al pubblico, e le dichiarazioni del presidente del PRI, Pedro Coldwell, che ha accusato gli studenti di essere “cooptati e manipolati”, hanno scatenato la reazione degli universitari.

Il suo partito, al potere durante 71 anni, perse la presidenza nel 2000 e nel 2006 quando vinse il PAN (Partito Azione Nazionale, conservatore), ma quest’anno dà già per scontata la sua vittoria.

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Il conduttore di TeleVisa Loret de Mola ha definito gli studenti una “minoranza intollerante, portatrice d’odio e strumentalizzata dalle sinistre”, senza accorgersi che, invece, “le elezioni stanno diventando un referendum contro l’anacronistica videocrazia messicana che impone presidenti, demonizza i movimenti, rimbecillisce la società”, spiega Clara Ferri, attivista italo-messicana partecipante alla protesta.

Gli eventi incalzano rapidamente. Il 14 maggio 131 studenti della UIA rispondono al PRI e a TeleVisa con un video mostrando la loro tessera corredata di foto e matricola per ribadire che “sono studenti veri e non si fanno manipolare dai partiti e dalle TV”.

Il video supera il milione di visualizzazioni su YouTube e migliaia di universitari si uniscono a loro proclamando: “Tutti siamo 132, difendiamo la libertà d’espressione e il diritto di replica”.

“Sono i primi a usare i social network contro i resti della mentalità autoritaria del vecchio regime e i monopoli informativi per favorire l’accesso libero alla conoscenza” spiega l’opinionista Genaro Villamil.

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Rapidamente si dipana la matassa della rete, un messaggio fa il giro del mondo in 80 secondi e scarica in banda larga la voglia di farsi sentire delle nuove generazioni. Per tutta la settimana si susseguono i flash mob studenteschi e le catene umane di fronte alle sedi di TeleVisa nella capitale.

“L’attivismo passivo fatto di e-mail e SMS poco concreti si trasforma in mobilitazione reale, internet e le reti sociali non sono più solo un fine ma un mezzo per convocare, discutere e agire”, dice Sabina Salazar, iscritta a architettura all’università UNAM.

Sabato 19 una manifestazione “Anti-Peña” riempie le vie di oltre 20 città, sono in 46mila a Mexico City ed è la prima protesta realizzata in Messico a partire dalle reti sociali e il web contro un candidato alla presidenza e in favore della libertà d’informazione.

I giovani sono la maggioranza e la festa civica si colora di slogan: “vogliamo scuole, non telenovele”, “educazione, vaccino contro la manipolazione”.

Sfilano insieme gli studenti delle università pubbliche e delle private che dicono “no all’imposizione di un presidente da parte delle televisioni” e “sì a mass media democratici”.

Il 23 maggio 10mila ragazzi di YoSoy132 si trovano sotto la “Estela de luz” della capitale, un monumento carissimo che oggi è il simbolo dello spreco e della corruzione, e in tante altre città gli studenti scendono in piazza.

Presentano un manifesto, si dichiarano apartitici e chiedono il diritto a internet in Costituzione, un codice etico e un’autority per i mass media, la trasmissione a reti unificate dei dibattiti per le presidenziali e garanzie di sicurezza per i giornalisti, essendo più di 80 i reporter assassinati in 10 anni.

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Sul sito yosoy132.mx, sostenuto dall’omonimo hashtag su Twitter, annunciano che “il movimento non è più solo degli studenti ma di tutti i messicani che senza colori politici né violenza, esigono la democratizzazione dei media”.

Sul loro sito gli indignati di Occupy Wall Street hanno espresso solidarietà ai giovani messicani per il loro “risveglio civile contro la manipolazione informativa”.

La cineasta messicana Yulene Olaizola e la sua équipe, a Cannes con il film “Fogo”, si sono fermati sul tappeto rosso per mostrare un cartello di Yo Soy 132.

“Il prossimo passo è organizzarci”, sostiene l’alunna della UIA Sandra Patargo, quindi il 30 maggio è fissato l’incontro della prima assemblea interuniversitaria che definirà l’evoluzione dell’incipiente primavera messicana.

Concludo con un paio delle canzoni simbolo del movimento, Molotov, Hit me e Gimme tha power. Lista completa canzoni di YoSoy132: Link.

ANALISI in TRASMISSIONE RADIOFONICA Carmen Aristegui su YoSoy132.

Messico: per votare al referendum 12-13 giugno

NOTA INFORMATIVA diffusa dall’ambasciata d’Italia in Messico sulle modalità del voto referendario del 12-13 giugno in italiano e in spagnolo.

Consiglio la “Lezione sull’acqua” di Marco Bersani: LINK

REFERENDUM ABROGATIVI 12-13 GIUGNO 2011

Si informa tutti i cittadini italiani residenti in Messico che per partecipare alle operazioni di voto indette per i referendum abrogativi del 12 e 13 giugno prossimo, devono seguire le modalitá sotto indicate:

  1. Entro il 14 aprile l’elettore residente all’estero puó esercitare l’opzione per il voto in Italia facendo pervenire una comunicazione scritta (modulo allegato) all’Ambasciata (Paseo de las Palmas 1994 – Lomas de Chapultepec – 11000 Mexico DF), specificando: nome, cognome, data e luogo di nascita, luogo di residenza, firma dell’elettore;
  2. gli elettori residenti all’estero che non avranno fatto pervenire la comunicazione di opzione, completa dei dati sopra indicati, entro il 14 aprile, non potranno votare in Italia, ma dovranno votare all’estero secondo le modalitá indicate al punto 6;
  3. l’opzione puó essere revocata con istanza scritta, purché venga fatta pervenire entro il 14 aprile;
  4. l’opzione puó essere spedita dall’interessato anche per fax 55.55962472 o 55.55967710;
  5. é onere dell’elettore accertare l’avvenuta ricezione – entro la predetta data – dell’opzione, qualora inviata per posta, da parte dell’ufficio consolare che, su richiesta, ne rilascia apposita certificazione;
  6. i cittadini residenti ed iscritti all’AIRE che non abbiano esercitato l’opzione di cui al punto 1, possono votare esclusivamente per corrispondenza;
  7. i cittadini italiani temporaneamente all’estero (come militari o appartenenti a forze di polizia in missione internazionale, dipendenti di Amministrazioni Pubbliche per motivi di servizio ovvero professori universitari ed i loro familiari conviventi) possono scegliere di votare per corrispondenza nella circoscrizione elettorale in cui sono temporaneamente residenti. A tal fine, e’ necessario sottoscrivere una dichiarazione ai fini elettorali entro l’8 maggio 2011.
  8. gli elettori residenti e temporanei all’estero riceveranno a domicilio, da parte del Consolato di riferimento, il plico elettorale contenente le schede e le istruzioni sulle modalità di voto.
  9. chi non ricevesse il plico elettorale entro il 29 maggio, potrà recarsi di persona all’Ufficio consolare di riferimento per verificare la sua posizione elettorale.

10. chi si trovi temporaneamente all’estero e non appartenga alle tre categorie sopraindicate, può votare per i referendum solamente recandosi in Italia per esprimere il voto presso le sezioni istituite nel proprio Comune.

11. concluse le operazioni, le schede votate dagli italiani residenti all’estero pervenute ai Consolati entro le ore 16,00 del 9 giugno 2011 saranno trasmesse in Italia, dove avrà luogo lo scrutinio a cura dell’Ufficio Centrale per la Circoscrizione Estero istituito presso la Corte di Appello di Roma.

SI RIPORTANO I QUESITI REFERENDARI

a) referendum popolare n. 1  –  Modalità di affidamento e gestione dei servizi pubblici di rilevanza economica.  Abrogazione;

b) referendum popolare n. 2  –  Determinazione della tariffa del servizio idrico integrato in base all’adeguata remunerazione del capitale investito.  Abrogazione parziale di norma;

c) referendum popolare n. 3  –  Nuove centrali per la produzione di energia nucleare.  Abrogazione parziale di norme;

d) referendum popolare n. 4  –  Abrogazione di norme della legge 7 aprile 2010, n. 51, in materia di legittimo impedimento del Presidente del Consiglio dei Ministri e dei Ministri a comparire in udienza penale, quale risultante a seguito della sentenza n. 23 del 2011 della Corte Costituzionale.

 

REFERENDUM ABROGATIVOS 12-13 JUNIO 2011

 

Se informa a todos los ciudadanos italianos residentes en México que para participar en las votaciones convocadas para los referéndums abrogativos del 12 y 13 de junio próximo, deben seguir las instrucciones que a continuación se indican:

 

  1. A más tardar el 14 de abril el elector residente en el extranjero puede ejercer la opción para el voto en Italia enviando una comunicación escrita (formato anexo) a la Embajada (Paseo de las Palmas 1994 – Lomas de Chapultepec – 11000 México, D.F.), especificando: nombre, apellido, fecha y lugar de nacimiento, lugar de residencia, firma del elector;
  2. Los electores residentes en el extranjero que no hayan enviado la comunicación de opción, llenada con los datos arriba indicados, a más tardar el 14 de abril, no podrán votar en Italia, deberán votar en el extranjero siguiendo las condiciones especificadas en el punto 6;
  3. la opción podrá revocarse con instancia escrita, siempre que se haga llegar a más tardar el 14 de abril;
  4. la opción podrá enviarse por el interesado también vía fax a los números 5596.24.72 ó 5596.77.10;
  5. es responsabilidad del elector comprobar la recepción – antes del 14 de junio – de la opción, en el caso de que sea enviada por correo. Bajo solicitud del interesado, la oficina consular expide la respectiva certificación;
  6. los ciudadanos residentes e inscritos en el AIRE que no hayan ejercido la opción como se indica en el punto 1, podrán votar exclusivamente por correspondencia;
  7. los ciudadanos italianos temporalmente en el extranjero (como militares o miembros de las fuerzas de la policía en misión internacional, dependientes de la Administración Pública por motivos de servicio o bien profesores universitarios y sus familiares o acompañantes) podrán elegir de votar por correspondencia en la circunscripción electoral en la que residan temporalmente. Para tal fin, es necesario suscribir una declaración a más tardar el 8 de mayo de 2011.
  8. los electores residentes y temporáneos en el extranjero recibirán en su domicilio, por parte del Consulado correspondiente, el paquete electoral que contiene las boletas y las instrucciones sobre la manera de votar.
  9. quien no reciba el paquete electoral antes del 29 de mayo, podrá asistir personalmente a la Oficina consular correspondiente para verificar su posición electoral.

10. quien se encuentre temporalmente en el extranjero y no pertenezca a las categorías arriba indicadas, puede votar por los referéndums solamente yendo a Italia para expresar el voto en las secciones instituidas en el propio Comune.

11. concluidas las operaciones, las boletas llenadas por los italianos residentes en el extranjero recibidas en los Consulados antes de las  16:00 horas  del 9 de junio de 2011 se transmitirán a Italia, donde tendrá lugar el escrutinio a cargo de la Oficina Central para la Circunscripción Extranjera instituida en la Corte de Apelación de Roma.

 

 

SE RELACIONAN LOS PUNTOS REFERENDARIOS

a) referéndum popular No. 1  –  Formalidades de otorgamiento y  gestión de los servicios públicos de relevancia económica.  Abrogación;

b) referéndum popular No. 2  –  Determinación de la tarifa del servicio hidráulico integrado en base a la adecuada remuneración del capital invertido.  Abrogación parcial de normas;

c) referéndum popular No. 3  –  Nuevas centrales para la producción de energía nuclear.  Abrogación parcial de normas;

d) referéndum popular No. 4  –  Abrogación de normas de la ley 7 abril 2010, No. 51, en materia de legítimo impedimento del Presidente del Consejo de Ministros y de los Ministros a comparecer en audiencias penales, como resultante en cumplimiento a la sentencia No. 23 del 2011 de la Corte Constitucional.

Haiti a Milano, Roma e Torino: gli eventi

LA SOCIETÀ CIVILE DI HAITI È IN ITALIA DAL 1° AL 16 FEBBRAIO 2011

L’avvocato Evel Fanfan, presidente dell’organizzazione “AUMOHD” di Haiti, e Gaelle Celestin, presidente dell’associazione di donne haitiane GFANM AYISYEN YO“, sono in Italia dal 1° al 16 Febbraio 2011, in rappresentanza della Società Civile di Haiti, per svolgere una serie incontri e conferenze indirizzate a far conoscere la reale situazione ad Haiti ad un anno dal terremoto.
Sono già previste date a Terni, Vicenza Udine, con le ONLUS Lo Scoiattolo ed “SOS Bambino“, e successivamente altri incontri a TorinoMilano con Selvas.Org, e in Val di Susa con i Comitati NO TAV.
Dal 9 Febbraio Evel Fanfan e Gaelle Celestin saranno a Roma, dove verranno organizzate conferenze e incontri pubblici.
Il viaggio è stato organizzato per dare la possibilità alla Società Civile haitiana e alla Società Civile italiana di potersi incontrare e sapere come i bambini, le donne e la popolazione di Haiti, stanno vivendo il post-terremoto e ora l’epidemia di colera.
Dal 10 al 15 Febbraio saranno organizzati una serie di incontri a Roma.

scarica il documento con le info utili scarica il documento con le info utili

TORINO 7 FEBBRAIO

Lunedì  7  febbraio 2011 alle ore 21,00
Caffè Basaglia
Via Mantova 34, Torino

Evel Fanfan
avvocato di Haiti dell’associazione AUMOHD
Gaelle M Celestin
presidente de Oeil des femmesHaitiennes” ( Gfanm Ayisyen yo)

Info:  Martin Enrico Iglesias
+39 339 5834637
mister.iglesias@gmail.com
www.comunicatorevisivo.com


MILANO

HAITI: la Società Civile invisibile
Incontro con l’avvocato Evel Fanfan e Gaelle Celestin

Milano, Martedì 8 febbraio alle ore 14.00
presso CISL di Via Tadino, 23 – 20124 Milano – Sala Emma

scarica il documento HAITI: la Società Civile invisibile scarica il volantino


ROMA

INCONTRA HAITI a un anno dal terremoto

11 Febbraio h. 17.30
presso “Officine Fotografiche”
via Libetta 1 – Roma

A un anno dal terremoto potremo incontrare direttamente Haiti, sapere qual’è la situazione reale nell’isola, dopo il terremoto del Gennaio 2010 e l’epidemia di Colera iniziata a Ottobre.
Potremo farlo attraverso l’incontro con due rappresentanti della SOCIETÀ CIVILE HAITIANA in questi giorni in Italia:

L’avvocato Evel Fanfan, presidente dell’associazione AUMOHD, un’organizzazione di avvocati che si occupa della difesa dei diritti umani e civili degli haitiani.

Gaelle Celestin, rappresentante dell’associazione di donne “GFANM AYISYEN YO” (L’occhio delle donne) che assiste le donne vittime degli abusi, diventati purtroppo sempre più diffusi nella situazione di promiscuità e violenza in cui si vive nelle tendopoli.
Evel Fanfan e Gaelle Celestin ci parleranno della realtà di Haiti, direttamente con le loro parole, senza i filtri della censura mediatica.
L’incontro vuole anche realizzare forme di gemellaggio tra la Società Civile d’Italia e quella di Haiti, al fine di portare una solidarietà diretta.

Appuntamento il giorno 11 Febbraio 2011 – h. 17.30
presso “Officine Fotografiche” in via Libetta 1 – Roma

Interverranno:
Evel Fanfan – Presidente dell’organizzazione AUMOHD di Haiti
Gaelle Celestin – Presidente dell’associazione di donne “GFANM AYISYEN YO”
Luciano Unmarino – della rivista Loop
Italo Cassa – Presidente della Scuola di Pace di Roma – Progetto Haiti Emergency
E’ stato invitato: Silvestro Montanaro – Giornalista RAI e autore di diversi servizi da Haiti

Per Info:
La Scuola di Pace – Progetto Haiti Emergency
www.haitiemergency.org
tel.: 3400585167

Rivista Loop – Luciano Unmarino
www.looponline.info

Progetto Haiti Emergency www.haitiemergency.org

L’arrivo di Evel Fafan e Gaelle Celestine da Haiti in Italia

L’arrivo all’aeroporto di Fiumicino (Roma) di Evel Fanfan e Gaelle Celestin da Haiti. L’avvocato Evel Fanfan, è il presidente dell’associazione AUMOHD, un’organizzazione di avvocati che si occupa della difesa dei diritti umani e civili degli haitiani. Gaelle Celestin…

QUI I DETTAGLI DEL LORO VIAGGIO.

SUPPORTO E INFO.

Haiti in Italia: la visita di Evel Fanfan

LA SOCIETÀ CIVILE DI HAITI ARRIVA IN ITALIA DAL 1° AL 16 FEBBRAIO 2011 

L’avvocato Evel Fanfan, presidente dell’organizzazione “AUMOHD” di Haiti, e Gaelle Celestin, presidente dell’associazione di donne haitiane “GFANM AYISYEN YO”, saranno in Italia dal 1° al 16 Febbraio 2011, in rappresentanza della Società Civile di Haiti, per svolgere una serie incontri e conferenze indirizzate a far conoscere la reale situazione ad Haiti ad un anno dal terremoto.
Sono già previste date a Terni, Vicenza e Udine, con le ONLUS “Lo Scoiattolo” ed “SOS Bambino”, e successivamente altri incontri a Torino e Milano con Selvas.Org.
Dal 9 Febbraio Evel Fanfan e Gaelle Celestin saranno a Roma, dove verranno organizzate conferenze e incontri pubblici.
Il viaggio è stato organizzato con risorse ridottissime, per dare la possibilità alla Società Civile haitiana e alla Società Civile italiana di potersi incontrare e sapere come i bambini, le donne e la popolazione di Haiti, stanno vivendo il post-terremoto e ora l’epidemia di colera.
Dal 10 al 15 Febbraio saranno organizzati una serie di incontri a Roma. Il calendario degli incontri sarà pubblicato a breve sul sito internet del progetto.

Progetto Haiti Emergency www.haitiemergency.org

 

 

 

Ribadiamo l’invito a aiutare anche QUI LINK

COMUNICAZIONE PUBBLICA – AUTORIZZATA LA DIFFUSIONE

AUMOHD* – Action des Unités Motivées pour une Haïti de Droit – e il suo legale
rappresentante, l’avvocato e difensore dei Diritti Umani Evel Fanfan, arriva in Italia
da martedì 1 a mercoledì 16 febbraio 2011, ad un anno dal tragico terremoto che ha
sconvolto l’isola.

In qualità di membro della Società Civile Haitiana, Evel Fanfan visita l’Italia per poter
portare a conoscenza dell’opinione pubblica italiana lo stato di abbandono e sofferenza di
cui Haiti ancora soffre, le gravi condizioni sul piano socio economico, politico e in
particolar modo sulla questione dei diritti e della dignità della persona umana.

L’avvocato Fanfan sarà acccompagnato in Italia dalla Presidente di una associazione
di Donne “Oeil des femmes Haitiennes” ( Gfanm Ayisyen yo) Gaelle M Celestin.


Ecco in sintesi il PROGRAMMA e le DATE del VIAGGIO

Domenica 30 gennaio – Mercoledì 2 Febbraio ……. Roma, Terni, Vicenza, Pordenone
Sabato 5 Febbraio ……….. TORINO e Settimo Torinese.
Martedì 8 Febbraio ……… MILANO
Mercoledì 9 Febbraio – Martedì 14 Febbraio …….. ROMA
Mercoledì 16 Febbraio Partenza da Fiumicino (Roma) 8:55


>> ATTENZIONE per la permanenza a ROMA dal 9 al 15 febbraio CERCHIAMO UN ALLOGGIO e una o più persone che possano garantire le traduzioni (da Francese o Inglese).

CONTATTI E INFORMAZIONI

Martin Enrico Iglesias

Giornalista, Presidente SELVAS.ORG
Osservatorio Informativo sulle Americhe – Milano
+39.339.5834637
martinselvas@gmail.com
www.selvas.org – www.selvas.eu
www.selvasorg.blogspot.com

Terre di confine: Monterrey, il Messico e il Forum Universale delle Culture verso Napoli 2013

Di Fabrizio Lorusso da ThinkThanks.It

Nel 2007 la città di Monterrey, situata nel nordest del Messico, sconfisse la concorrenza della giapponese Fukuoka e della sudafricana Durban ed ebbe il privilegio di ospitare la seconda edizione del Forum Universale delle Culture. Questa importante manifestazione internazionale nacque per iniziativa della città di Barcellona che organizzò la prima edizione nel 2004 in collaborazione con l’Unesco. L’idea era quella di poter affrontare mediante il dialogo, il confronto e il rispetto tra i popoli le problematiche generate o esasperate dalla globalizzazione come le ineguaglianze sociali ed economiche, le nuove forme di povertà e dipendenza, le migrazioni di massa e i rapidi cambiamenti culturali che ormai interessano sempre più territori simultaneamente. In questo senso non si poteva scegliere un continente migliore di quello americano e specialmente la sua componente “latina”, la zona più disuguale del pianeta.

I quasi 4 milioni d’abitanti di Monterrey, capitale dello stato del Nuevo Leòn, vengono chiamati regiomontanos o semplicemente los regios e tale aggettivo, motivo d’orgoglio e identità in quella regione, è diventato nel resto del Messico un sinonimo di tirchio, cioè codo in spagnolo. Comunque l’uso concreto del termine non è sempre dispregiativo, ma lascia intravvedere anche un fondo d’invidia e ammirazione per la relativa prosperità e l’immagine moderna e dinamica della città: insomma non solo avari, ma pure e soprattutto industriosi, innovativi e cultori del bel vivere. Monterrey è un simbolo e un riferimento dell’economia rampante, del profondo nord autonomo e danaroso, dei grandi gruppi industriali come Cemex, leader mondiale nella produzione del cemento, e Femsa, prima impresa messicana per le bibite e produttrice della birra Sol, l’eterna rivale della bionda Corona. Le università di Monterrey sono tra le più prestigiose del paese. Per citare i due casi più noti, l’Instituto Tecnològico de Monterrey è un’università privata e rappresenta la punta della formazione imprenditoriale e amministrativa in Latino America mentre la Universidad Autonoma de Nuevo Leon è il più grande e affermato ateneo pubblico del nord del Messico.

La città dà l’idea d’essere sempre in movimento, più vicina agli Stati Uniti (solo due ore di macchina!) che a Città del Messico anche se questa prossimità al “colosso del nord”, agli States, è anche culturale oltre che geografica dato che Monterrey è un nodo commerciale e industriale molto legato all’economia nordamericana e, al contrario del sud del Messico, s’è beneficiato dall’entrata in vigore del NAFTA nel 1994 grazie alla sua vocazione esportatrice di beni e servizi.

Nonostante la sua vitalità e la sua storia Monterrey non è esente dalle stesse drammatiche contraddizioni che affliggono in diverse proporzioni tutte le città dell’America Latina. Proprio per questa ragione è stata coraggiosa e azzeccata la scelta di realizzare il Forum in questa metropoli messicana “di confine” che è un vero e proprio ponte tra due mondi contrapposti, tanto in termini culturali, linguistici e storici come politici ed economici: a sud il caotico, contraddittorio, povero ma sorridente universo latino americano, mentre a nord il regno dello sviluppo, magari troppo idealizzato, e poi la chimera del successo, l’inseguimento dell’american way of life e le opportunità sognate da milioni di migranti centro e sudamericani che attraversano il Rìo Bravo quotidianamente.

Fu una decisione motivata da aspettative rischiose e affascinanti allo stesso tempo, adatta a lanciare un’iniziativa che da sempre si occupa di valorizzare l’esperienza della coesistenza tra i popoli e lo scambio interculturale e che proprio in quell’anno decise di focalizzarsi sulle tematiche della diversità culturale, lo sviluppo sostenibile, le condizioni per la pace e la conoscenza. Quattro assi tematici che in qualche modo stridevano con l’intorno e volevano reagire alle enormi disparità che anche una città prospera come Monterrey presentava e presenta tuttora. Infatti, anche lì, nessun trucco architettonico o televisivo potrà mai nascondere a lungo gli slums, i quartieri popolari al limite della sopravvivenza, lo sfruttamento delle donne nell’industria maquiladora, le battaglie campali tra bande di narcotrafficanti, la presenza inquietante di corpi paramilitari e di autodifesa per le strade, la disoccupazione endemica e la precarietà di un esercito di lavoratori inesistenti, los informales. Tutto questo ci mette di fronte all’altra faccia della frontiera, una linea immaginaria, vicina e permeabile per le merci e per chi ottiene la visa americana, il visto, ma una barriera impenetrabile per tutti gli altri, la maggioranza. Si tratta di una regione che da anni è tra le zone più mortifere dell’America Latina, primi tra tutti i drammatici casi di Ciudad Juarez, Mexicali e Tijuana che dalla fine degli anni novanta hanno declassato nelle cronache e nell’immaginario alcune realtà difficili come San Paolo, Caracas o Medellin.

Inoltre proprio il 2007 ha segnato la scesa in campo dell’esercito nella lotta senza quartiere dichiarata dal presidente del Messico, Felipe Calderòn, contro i cartelli del narcotraffico. In seguito a questa politica di “mano dura” gli scarsi risultati concreti in termini di controllo del territorio, di sequestri di carichi di droga e, in generale, di limitazione del potere dei “narcos” sono stati accompagnati da una serie di terribili “effetti collaterali” quali la militarizzazione di territori e comunità, la violazione sistematica dei diritti umani, l’aumento del consumo interno di doghe leggere e pesanti e, last but not least, l’escalation di violenza direttamente legata a questa guerra, concentrata in alcune regioni del paese soprattutto nel nord (Chihuahua, Sonora, Sinaloa, Durango, Nuevo Leon, Tamaulipas, frontiera con gli USA) e nel centro (Michoacàn, Estado de Mèxico, Morelos), con un saldo di oltre 20mila vittime in tre anni di governo. L’urgenza e la necessità di aprire spazi di discussione in favore di una cultura della pace e della coesistenza tra i popoli era quindi un’operazione auspicabile e fondamentale.

In realtà il Messico considerato nel suo complesso non è più violento (almeno in termini di omicidi e delitti gravi contro la persona) rispetto, per esempio, a 20 anni fa, ma sono in parte cambiate le cause della violenza, oggi più che mai legate ai narcos e al triangolo di complicità politica-polizia-mafie, in particolare lungo la frontiera statunitense. Sono cambiate anche le regioni più colpite dal fenomeno, quindi gli omicidi e le stragi di cui tanto sentiamo parlare in Italia o nello stesso Messico, a causa di una presenza mediatica insistente e sensazionalista, sono concentrati geograficamente in alcune aree e riguardano in maggioranza i membri dei cartelli di trafficanti a tutti i livelli gerarchici e, in misura molto minore, le forze dell’ordine e i militari. Ciò non toglie che la situazione sia sempre più preoccupante e aggravata dalla percezione che la costruzione di un Messico pienamente democratico e pacifico sia un obiettivo irraggiungibile.

Il Forum delle Culture di Monterrey nel 2007 fu un successo e si realizzò durante 50 giorni nel pieno rispetto dello spirito dell’iniziativa con attività artistiche di ogni tipo, esposizioni, conferenze e dibattiti, il tutto secondo un fil rouge che intendeva valorizzare non solo le espressioni culturali di “artisti riconosciuti” ma anche quelle della società civile, della strada e della gente riguardanti le problematiche sociali del villaggio globale. In quell’occasione si riqualificò una zona della periferia cittadina che venne sottratta all’abbandono post-industriale e restituita alla cittadinanza materialmente e simbolicamente con l’intenzione di tracciare un cammino da seguire a tutti i livelli della vita sociale e politica. Infine, come riporta la stessa pagina web del Forum, tanto a Monterrey, come a Valaparaiso in Cile e così anche a Napoli nel 2013 “per costruire la Pace sarà necessario il confronto tra le culture dell’Europa, dell’Africa, dell’Asia e delle Americhe, tra tutte le fedi religiose ed il pensiero laico, tra le molteplici visioni del vivere e dell’abitare”. La sfida è aperta.

DA: http://www.thinkthanks.it/

Evel Fanfan rappresentante della Società Civile di Haiti visiterà l’Italia dal 30 Settembre al 14 Ottobre 2010

PER PROBLEMI DI TIPO FINANZIARIO IL VIAGGIO E’ SOSPESO, MA SI STA CERCANDO DI RACCOGLIERE I FONDI NECESSARI QUINDI RESTA VALIDO L’APPELLO ALLE ORGANIZZAZIONI. PROBABILMENTE SARA’ POSSIBILE REALIZZARE QUESTO VIAGGIO NEL MESE DI GENNAIO 2011, PRIMO ANNIVERSARIO DEL TERREMOTO AD HAITI.

Evel Fanfan, Presidente dell’organizzazione haitiana AUMOHD  (VEDI LINK: Action des Unités Motivées pour une Haïti de Droit), avvocato e difensore dei diritti dell’uomo, per una Haiti dei Diritti, sarà in visita in Italia dal 30 Settembre al 14 Ottobre 2010.

Lo scopo della missione è spiegare la situazione reale ad Haiti dopo quasi 9 mesi dal terribile sisma del Gennaio scorso, e trovare insieme soluzioni solidali per aiutare i bambini, le donne e la popolazione tutta di Haiti.

I gruppi, associazioni, enti e altri interessati possono scrivere ad Evel Fanfan: presidentaumohd@yahoo.fr   –   fanfanmel@yahoo.fr

o contattarlo tramite il suo profilo Facebook o Skype: evelfanfan

LINK e INFO:

http://prohaiti2010.blogspot.com/

http://en.wikipedia.org/wiki/AUMOHD

DIARI da HAITI – AUMOHD LINK

http://www.lascuoladipace.org/

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Evel Fanfan, président de l’organisation haïtienne AUMOHD (Action des Unités Motivées pour une Haïti de Droit), avocat et défenseur des droits humains, pour les Droits des Haïtiens, se rendra en Italie du 30 Septembre to Octobre 14, 2010.

La mission est d’expliquer la situation réelle en Haïti après de neuf mois depuis le terrible tremblement de terre de Janvier dernier, pour la solidarité et de trouver ensemble des solutions pour aider les enfants, les femmes et toute la population d’Haïti.

Groupes, associations, institutions et autres intéressées peuvent écrire à Evel Fanfan: presidentaumohd@yahoo.fr    –    fanfanmel@yahoo.fr

ou le contacter par son profil Facebook, ou Skype:  evelfanfan

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Al Presidente Napolitano. La Repubblica di Barabba

di Matteo Pascoletti   (LEGGI QUI l’appello al Presidente)

Presidente Napolitano scrivo queste righe per comunicarle che ha perso il mio rispetto.  Lo scrivo a beneficio di chi leggerà, dunque, e non suo.
Lei, Presidente Napolitano, non ha perso il mio rispetto in quanto Presidente della Repubblica. Ho pieno e totale rispetto per questa carica al punto che, nello scrivere queste poche, dolenti righe, è la carica da Lei ricoperta a spingermi a ricercare toni adeguati, a tenermi lontano da insulti o parole volgari, nei Suoi confronti, a tenere a freno lo sdegno furente per lo scempio da Lei perpetrato. Ho pieno e totale rispetto per questa carica al punto che mi impongo di separarla da chi la ricopre, poiché ci sono state altre persone prima di Lei a ricoprire la carica di Presidente della Repubblica, e io intendo parlare del rispetto che ho perso per Lei, non certo per chi l’ha preceduta o per chi, eventualmente, la seguirà. Ho pieno e totale rispetto per questa carica al punto che ogni grammo della mia coscienza civile s’infiamma di sdegno per la Sua decisione, Presidente Napolitano, di firmare il legittimo impedimento, l’ennesima rata che Lei sta facendo pagare agli italiani mentre ciò che resta della Repubblica italiana è svenduta legge dopo legge, decreto dopo decreto, ad un manipolo di malfattori. Circostanza ancora più riprovevole è il fatto che lei sta svendendo qualcosa di cui è garante, ossia la Costituzione, ma di cui non è proprietario. Lei ne è garante, e quindi ne è custode. Se il custode di una casa di proprietà di più di cinquanta milioni di persone vendesse quella casa senza l’autorizzazione legale di tutti i proprietari (tutti e cinquanta milioni), come andrebbe definito quel custode? Lei non può dare a qualcuno qualcosa che non è suo, Presidente, e per questo ha perso il mio rispetto.

Presidente, Lei non è un precario che guadagna ottocento euro al mese, magari in nero, non vive sotto il continuo, orribile ricatto di un licenziamento che significherebbe una condanna alla miseria, alla strada. Lei non è un giovane laureato che, nel provare la strada da dipendente pubblico, a prescindere dalle qualità individuali è stritolato dalle logiche clientelari dove le eccezioni sono sempre più rare, al punto che chi riesce a farsi avanti davvero con i propri mezzi è visto con odioso sospetto e invidia meschina da chi gli sta vicino, perché se ce la fai, in Italia, è impossibile pensare che tu non sia il servo compiacente di qualcuno. Lei non è una giovane coppia che ha paura all’idea di avere figli perché non sa se avrà i soldi per pagare l’affitto tutti i mesi. Lei non è una donna che, nel fare un colloquio di lavoro, è costretta a mentire alla domanda: “è fidanzata? Ha intenzione di sposarsi?”. Ho rispetto per queste persone, per la frustrazione, il dolore e l’angoscia con cui pagano i compromessi e i ricatti che non sempre riescono ad evitare. Ma Lei, Presidente Napolitano, ha il mandato di tutti gli italiani per opporsi a chi tratta la cosa pubblica come un’azienda privata, ha il medesimo mandato che hanno avuto i suoi illustri predecessori. Lei non è realmente minacciabile o ricattabile: se lo fosse, Lei non dovrebbe in alcun modo ricoprire la carica di Presidente della Repubblica, dovrebbe immediatamente correre a denunciare chi l’ha minacciata. Ma Lei ha invece scelto di garantire a chi l’ha minacciata l’impunità per legge, e per questo ha perso il mio rispetto.

Lei non ha mai smentito la notizia circa le minacce che Lei stesso avrebbe ricevuto dal Presidente del Consiglio quando si è trattato di firmare il decreto salva-liste, notizia riportata dal quotidiano “Il messaggero” e da Bruno Vespa. Dal momento che non ha smentito la notizia, e dal momento che, soprattutto, non è stata smentita dal Presidente del Consiglio, chiunque abbia a cuore l’amore per la verità e non voglia colpevolmente voltare dall’altra parte la propria coscienza è moralmente obbligato a ritenerla un Presidente sotto minaccia, e quindi inadatto a svolgere il delicato ruolo che ricopre.
Quanto alle minacce, quali sono le piazze da temere? Quelle semideserte viste in occasione della manifestazione del Pdl? I 150mila manifestanti contati da una questura così clemente da diffondere i dati dopo la fine delle edizioni serali dei tg più seguiti, ossia tg5 e tg1? È bene ricordare che un numero non imprecisato di manifestanti era stato pagato per partecipare, nel pieno spirito di un governo convinto che le persone siano in vendita.
Ma se anche fossero stati davvero un milione, se anche la maggioranza degli italiani fosse d’accordo con questo declino morale, economico e sociale lungo cui l’Italia si sta inabissando, è bene sfatare una volta per tutte questa colossale scusa, questa menzogna che solo un Potere convinto di poter prosperare sull’ignoranza gretta ed autocompiacente può divulgare.

Consenso non significa autorità; non in una democrazia, non nella Costituzione su cui hanno giurato i ministri di questo Governo e il Presidente del Consiglio. Hitler andò al governo vincendo regolarmente le elezioni e da lì inizio a gettare, pietra dopo pietra, le basi per il Terzo Reich. Mussolini ricevette l’incarico di formare il suo primo governo dal Re: sempre il Re firmò le leggi razziali. Le pagine più nere della storia del ‘900 iniziarono grazie o al consenso, o grazie alla firma di una carica dello Stato. Iniziarono in seno alla legge. E chiunque, leggendo questa verità inoppugnabile, si sta indignando e vorrebbe magari urlare “e Stalin, allora? E Castro? Pensa ai comunisti, piuttosto!”, chiunque nel segreto della propria mente sta procedendo ad analizzare o ingiuriare il dito che indica il cielo piuttosto che guardare il cielo, può essere definito solo in un modo: stolto. Stolto, sì, perché la possibilità che ha questo paese di salvarsi da se stesso non risiede certo nel vivere la società come gli spalti di uno stadio, insultando le opposte tifoserie e, perché no, i giocatori di colore.
Presidente Napolitano, quando sarà il momento di raccontare alle generazioni successive ciò che è successo in Italia in questi ultimi vent’anni, ciò che sta succedendo, io non avrò alcun problema ad indicarla tra coloro che avrebbero potuto opporsi e non si è opposto. Non avrò alcun problema a paragonarla a Ponzio Pilato che condannò a morte Cristo e salvò Barabba, il criminale famoso, per evitare disordini popolari. Questa non è più la Repubblica italiana. È la Repubblica di Barabba.