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Video Presentazione #NarcoGuerra Libreria Trebisonda a #Torino

Fabrizio Lorusso presenta il libro NarcoGuerra. Cronache dal Messico dei cartelli della droga (Odoya Edizioni, 2015). Con lui Gianfranco Crua e Marco Bellingeri. A Torino alla Libreria Trebisonda il 10 luglio 2015.

Santa Muerte Patrona + Fante di Cuori a Milano mercoledì 2 luglio

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Il 2 luglio all’imbrunire nello splendido Campo Sportivo RCS della zona Gallaretese/Bonola a Milano faremo una doppia presentazione dei libri Santa Muerte Patrona dell’Umanità di Fabrizio Lorusso (Stampa Alternativa/Nuovi Equilibri, 2013) e Fante di Cuori di Daniele Pinardi (Robin Ed., 2014). Ringraziamenti dal Messico a Milano per lo staff del Circolo CorSera e gli ospiti che ci accompagneranno: Andrea Nicastro, inviato esteri del Corriere, il regista Paolo Darra e lo scrittore Rino Gualtieri. Prima e dopo la presentazione: menù popular.

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Campagna I Love Gabrio: Amianto per nessuno, Gabrio per tutt*

Riporto l’appello e gli articoli del centro sociale Gabrio di Torino. Per chi fosse interessato: Info e adesioni su ilovegabrio.noblogs.org

Documento presentazione campagna

DI AMIANTO,

AUTOGESTIONE  E

INCONSISTENZA DELLE ISTITUZIONI

In questa fine di estate 2012 che ci ha visti ancora impegnat* in diverse lotte dobbiamo fermarci un attimo e riprendere parola per porre al dibattito pubblico una questione molto delicata: quella dell’amianto al centro sociale Gabrio.

L’amianto c’è, lo sappiamo, a Torino lo sanno tutti quelli che hanno minimamente presente il Gabrio. Negli anni della storia del centro sociale la questione è stata periodicamente strumentalizzata dalla destra cittadina per chiedere lo sgombero, mentre veniva pressoché ignorata dalla sinistra cittadina e dall’amministrazione che avrebbe dovuto tutelare la nostra e vostra salute. Anche quando dal Gabrio partì una lettera aperta al Comune per sollecitare un intervento di bonifica rispettoso del centro sociale e che non utilizzasse la questione dell’amianto come pretesto per lo sgombero. Era il 2004 e nessuno si prese la briga di ascoltare e rispondere ai nostri timori sulla salubrità degli edifici.

Noi siamo i primi ad essere parte lesa dalla presenza dell’amianto ed i primi a volerlo bonificare, senza interessi se non quello del diritto alla salute. Negli anni abbiamo aperto le porte a sopralluoghi di tecnici del Comune e dell’ARPA, sempre disponibili ad un confronto che non è mai stato concesso. Negli anni abbiamo fatto esperienza dell’inconsistenza delle Istituzioni ed abbiamo sistematicamente, attraverso l’autofinanziamento, manutenuto i locali del centro sociale, arrivando anche a verniciare con una pittura incapsulante apposita per cemento-amianto due dei tre tetti del centro sociale: perché nessuno ha mai voluto assumersi la responsabilità di una bonifica ed abbiamo deciso di assumercela noi per quanto ci è stato possibile, perché teniamo alla salute nostra e di tutti.

A febbraio arriva la sentenza che ha inchiodato i vertici della multinazionale Eternit, condannati in primo grado per disastro ambientale doloso e omissione di cautele antinfortunistiche. Secondo le motivazioni, i due, pur di fronte alle manifestazioni dell’inquinamento, «hanno continuato e non si sono fermati né hanno ritenuto di dover modificare radicalmente e strutturalmente la situazione». Una vittoria importantissima per la salute pubblica ed uno spauracchio per tutti i soggetti che fino ad allora avevano preso il problema amianto sotto gamba.

A fine giugno abbiamo appreso dalla rete che, prontamente, 500Mila euro sarebbero stati introdotti nel bilancio preventivo del Comune per la bonifica dei locali del centro sociale. A quanto pare il Comune parla di noi ma non parla con noi, ignorando 18 anni di socialità e tutte le realtà che hanno vissuto e vivono il Gabrio. Sappiamo poi che c’è stato un incontro tecnico tra l’ARPA e il Comune. A fine Luglio infine la Lega Nord è tornata a chiedere lo sgombero del Gabrio e questa volta, come non succedeva da un po’ di tempo, la richiesta era incentrata sul “pericolo amianto”. Noi non abbiamo mai nascosto la testa sotto la sabbia sul problema-amianto! E non intendiamo farlo nemmeno questa volta! Ecco perché diciamo con chiarezza che la bonifica dall’amianto è un interesse collettivo sacrosanto, ma non vogliamo in nessun modo che la questione venga utilizzata strumentalmente per arrivare ad uno sgombero del centro sociale.

Ora festeggiamo i 18 anni di occupazione, un’esperienza di lotte e di percorsi dal basso che deve continuare a vivere, molto meglio senza amianto ma con l’autogestione che l’ha caratterizzata fin qui. Siamo disponibili ad un confronto tecnico con l’ARPA e il Comune che individui i criteri di una bonifica condivisa, ma non siamo disponili a parlare di istituzionalizzazione dell’esperienza del centro sociale dentro canali associativi o simili. Pensiamo che il nostro centro sociale con le sue attività ed i suoi percorsi di riappropriazione e di lotta per i diritti e la dignità, rappresenti, senza presunzione, un’esperienza significativa in questa Torino svenduta e strozzata da crisi, precarietà e malgoverno cittadino.

Il Gabrio è per tutti e tutte e il Gabrio è di tutti e tutte, un bene collettivo che va sostenuto e difeso. Per questo abbiamo deciso di lanciare la campagna “I love Gabrio” e l’appello per sostenere il Csoa Gabrio. Per sostenere la nostra volontà di continuare a vivere come esperienza autogestita e per contro-informare sia sugli sviluppi prossimi della vicenda, sia sulle tappe della questione-amianto in questi anni. Lo faremo attraverso un blog dove renderemo pubblica tutta la documentazione in nostro possesso. Lo faremo in occasione dei festeggiamenti per i 18 anni di occupazione in settembre. Lo faremo nelle strade e nelle piazze del nostro quartiere e di questa città.

GABRIO PER TUTTI E TUTTE

AMIANTO PER NESSUNO

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I LOVE GABRIO

GABRIO PER TUTT* AMIANTO PER NESSUNO

Torino. Città della crisi. Un tasso altissimo di sfratti per morosità. Asili che vengono svenduti e centinaia di precari* lasciat* a casa. Servizi sociali essenziali che non ricevono finanziamenti. Un debito pubblico significativo dovuto alle scelte scellerate legate alle Olimpiadi e ad investimenti finanziari pericolosi. Che aumenterà per colpa del TAV. Ecco, in una situazioni del genere ci si aspetterebbe che le varie istituzioni abbiano un bel po’ di cose di cui preoccuparsi. Invece, come per il più classico dei tormentoni estivi, rispuntano i “veri” problemi della città: le occupazioni! Occupazioni da criminalizzare, stabili da svendere per fare cassa, stabili da bonificare per essere rimessi nel ciclo delle speculazioni.

Il Gabrio è stato occupato nel settembre del 1994. Da 18 anni è un punto di riferimento per il quartiere San Paolo e per la città. Da 18 anni “produce socialità”. In 18 anni abbiamo visto il comune investire migliaia di euri in progetti “aggregativi” o “giovanili”. Abbiamo visto questi progetti naufragare miseramente ed i soldi essere buttati via.

Il Centro Sociale resiste da 18 anni con attività che richiamano centinaia di persone. Come la palestra popolare “Dante Di Nanni” che offre corsi tutti i giorni, dalla boxe all’arrampicata, seguendo logiche che si basano, nel solco dell’autogestione, sulla messa in comune di risorse e saperi, contro la concezione del moderno fitness e del culto dell’immagine. Come lo sportello il-legale e la microclinica fatih che offrono patrocinio ed assistenza legale e sanitaria gratuita a chiunque lo richieda. Come “Lo sportello diritto alla casa Zona San Paolo” a disposizione per affrontare e risolvere le annose questioni legate agli sfratti, piuttosto che il Punto San Precario, dove i precari torinesi stanno imparando ad autorganizzarsi e a creare conflitto dentro e fuori i luoghi di lavoro. Ed ancora l’infoshock che affronta in maniera non ideologica il tema del proibizionismo. Fino ad arrivare ai nuovi spazi e progetti come quello della Ri-Ciclofficina “Senza Freni” e dell’ Orto Collettivo “Terra ZapPata”.

Il Gabrio è un luogo per organizzarsi per rispondere a istanze e bisogni sociali, ma anche un luogo di contro cultura. Artisti e band più o meno famosi negli anni hanno calcato il palco di Via Revello 3 e migliaia di persone hanno ascoltato musica al di fuori dei canali e dagli schemi imposti dalla omologazione e dal profitto.

Fuori dalle mura di via Revello il Gabrio è soprattutto politica quotidiana, nelle strade. Per questo sta nelle occupazioni abitative (4 solo nel quartiere San Paolo), nelle lotte per i diritti dei migranti ed in tutte quelle lotte che dalla città alla Val di Susa si oppongono, in nome della dignità, all’arroganza del potere. Il Gabrio è stato riaperto al quartiere, riconsegnato al territorio, sottratto alla speculazione e reso fruibile dopo che il comune ha deciso di abbandonarlo alle intemperie e al degrado. Gli/le occupant* si sono prodigati nel tempo per mitigare il rischio amianto, alla faccia di chi avrebbe dovuto pensarci e che solo dopo lo spauracchio della sentenza eternit ha finalmente visto quello che noi già nel 2004 gridavamo a gran voce. Per tutte queste ragioni chiediamo che la questione dell’amianto al Gabrio venga affrontata dalle istituzioni preposte salvaguardando l’esperienza di auogestione del centro sociale. Chiediamo che il Comune di Torino e la Prefettura non utilizzino strumentalmente la salute pubblica per finalità politiche, per ottenere uno sgombero coatto di una realtà scomoda perché da sempre protagonista nelle lotte sociali. Chiediamo un intervento di bonifica discusso e partecipato con gli occupanti e le occupanti e con il quartiere.

IL GABRIO E’ DI TUTTE E TUTTI

SOSTENIAMOLO TUTTE E TUTTI

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Una breve cronologia della questione amianto

17 settembre 1994: occupazione degli edifici di proprietà comunale in via Revello 3/5: nasce il csoa gabrio

1995: il Comune di Torino firma con l’Associazione Areazione (un’associazione informale di studenti e studentesse “ereditata” da una parte del Movimento della Pantera) un pre-contratto di comodato d’uso. Nel testo si parla di un assegnazione da definire e regolamentare con successive delibere. Poi più nulla…

Estate 2004: preparandosi a festeggiare i 10 anni di occupazione l’assemblea del centro sociale invia una lettera aperta al Comune di Torino, indirizzata a Giuseppe Nota (dirigente del settore gioventù) e Marco Calgaro (Vice-Sindaco). Nella lettera si pone con forza la questione dell’importanza degli spazi sociali autogestiti e si chiede di individuare una soluzione condivisa per arrivare a una bonifica dell’amianto presente in alcune parti del centro sociale. Seguono un paio di incontri, a cui seguono alcuni sopralluoghi presso il centro sociale da parte di tecnici dell’ARPA e geometri del Comune. Vengono prelevati campioni da tetto e pareti. Poi più nulla…

Estate 2011: arriva al centro sociale una raccomandata dalla Divisione Gioventù e Rapporti con le Circoscrizioni del Comune indirizzata all’Associazione Areazione: il Comune rispolvera quel pre-comodato mai concluso comunicando al “legale rappresentante dell’associazione” di dover documentare gli interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria (bonifica delle parti in amianto) fatti, consentendo un sopralluogo di tecnici all’interno dei locali. Rispondiamo alla lettera come centro sociale dando disponibilità all’ingresso dei tecnici per il sopralluogo ma rispediamo al mittente (cioè al Comune proprietario dell’immobile) le responsabilità relative all’amianto.

5 settembre 2011. Si presentano al Gabrio alcuni tecnici e funzionari di ARPA e Comune. Viene loro consentito l’accesso ma il sopralluogo non viene effettuato in mancanza di un “cestello adeguato”. Poi più nulla…

29 giugno 2012: sul blog del Movimento 5 Stelle Torino compare un articolo dal titolo “Come il Comune spende i nostri soldi. Dall’articolo apprendiamo che sono stati preventivati dal Comune “500.000 euro per la manutenzione straordinaria e bonifica edifici via Revello 3 e 5”. Il curatore dell’articolo riporta tra parentesi un suo commento personale “ma lo sanno cosa c’è a quell’indirizzo?”. Un paio di settimane prima erano già stati ripresi i “contatti informali” con l’ARPA. Un tecnico ci contatta tramite il blog del centro sociale.

25 luglio 2012: ennesima interpellanza della Lega Nord per chiedere lo sgombero del Gabrio. Questa volta però al centro della richiesta è il “pericolo amianto”.

C.S.O.A. GABRIO – VIA REVELLO 3 – ZONA SAN PAOLO ANTIRAZZISTA – TORINO

Il Cielo sul DF – El cielo del DF (Subsonica Revisited)

Ispirato dalla bellissima e geniale Il Cielo Su Torino dei Subsonica d’annata, ho provato ad addormentarmi, ma il ritornello non mi lasciava stare. Allora mi son messo a tradurlo fuori dalla gabbia delle parole, liberamente, ma senza parlare di Torino, splendida città, ma del DF, il mostro Distretto Federale, alias Città del Messico, Mexico City, México o Chilangolandia. Spesso il cielo di qui è oscurato dalle nebbie di qui, non si può vedere tra smog e palazzoni, fumi alcolici e caos interiore, ma basta girare l’angolo e tutto può cambiare d’un tratto, senza preavviso, nella vista, nella vita, nella musica che scandisce i tuoi passi. Dalla periferia di Milano alla capitale messicana, da Torino al mio letto, prendo sonno cantando.

# Resumen en español. Si un refrán no te deja dormir, tradúcelo. Si el DF no te deja dormir, tradúcelo. El cielo sobre Turín, de Subsonica, es ahora el cielo del DF (al menos para mí) #

Un altro giorno un’altra ora ed un momento 
dentro l’aria sporca il tuo sorriso controvento 
il cielo su Torino sembra muoversi al tuo fianco 
tu sei come me 

Un altro giorno un’altra ora ed un momento 
perso nei miei sogni con lo stesso smarrimento 
il cielo su Torino sembra ridere al tuo fianco 
tu sei come me 

Otro día, otra hora y otro momento
en el aire sucio tu sonrisa a contraviento
el cielo del DF parece moverse a tu lado
tú… eres como yo

Otro día, otra hora y otro momento
perdido en mis sueños con el mismo desconcierto
el cielo del DF parece moverse a tu lado
tú… eres como yo

# Otras que la canción sugiera #

…por mi tiempo que en tus ojos está aprisionado

…por esta rabia que en la punta del paladar roza la desnudez de tu inteligencia

…por todo el tiempo, que para tenerlo tuvimos que rapiñar, por mis dedos en tu boca, por tu saliva, por tus manos

El cielo del DF (indiscreto sobre la Diana cazadora)

Torino Panorama – Original Song (no live)

Per tutto il tempo che ci è sempre stato negato
che per averlo abbiamo spesso rapinato
per le mie dita nella tua bocca per la tua saliva
per le tue mani
per il mio tempo che nei tuoi occhi è imprigionato
per l’innocenza che cade sempre e solo a lato
per i sussuri mischiati con le nostre grida
ed i silenzi

per il tuo amore che è in tutto ciò che gira intorno
acquista un senso questa città e il suo movimento
fatto di vite vissute piano sullo sfondo

Un altro giorno un’altra ora ed un momento
dentro l’aria sporca il tuo sorriso controvento
il cielo su Torino sembra muoversi al tuo fianco
tu sei come me

Un altro giorno un’altra ora ed un momento
perso nei miei sogni con lo stesso smarrimento
il cielo su Torino sembra ridere al tuo fianco
tu sei come me
tu

Per questa rabbia che in punta al mio palato sfiora
la nudità della tua intelligenza e ancora
per il tuo corpo altare ed unica dimora
ti sto cercando

per ritrovare tutto il possibile del mondo
ora e dovunque per spingere sempre più a fondo
senza pensare senza timori nè domani
tra queste mani

Un altro giorno un’altra ora ed un momento
dentro l’aria sporca il tuo sorriso controvento
il cielo su Torino sembra muoversi al tuo fianco
tu sei come me

Un altro giorno un’altra ora ed un momento
perso nei miei sogni con lo stesso smarrimento
il cielo su Torino sembra ridere al tuo fianco
tu sei come me
tu

Carmilla, No Tav e la repressione

VIDEO Polizia sfonda vetrata bar a caccia dei NoTav – Presento due articoli sui fatti recenti in Val di Susa firmati da Sandro Moiso ma rappresentativi della visione di CarmillaOnLine – Visita anche http://www.notav.eu/

ARTICOLO: FECCIA ROSSA di Sandro Moiso – CarmillaOnLine

Reporter: ”C’è il diritto di cronaca”
Poliziotto: ”Per adesso no”

E’ ormai evidente che la partita che si sta giocando in Val di Susa va ben al di là delle istanze ambientali, locali e anche di condanna dello sperpero di denaro pubblico su cui è cresciuta, fin dagli anni novanta, la mobilitazione del popolo No Tav.

Oggi, tra Chianocco, Bussoleno e l’area destinata al prospetto preparatorio per il mega-tunnel ferroviario, si gioca il futuro dei rapporti tra cittadini e stato e tra capitale e lavoro.
Non solo a livello nazionale, ma, anche, a livello europeo.

Era inevitabile che la peggiore crisi affrontata dal sistema economico capitalistico occidentale dovesse dare luogo ad una radicalizzazione dei conflitti sociali ed ad un irrigidimento delle posizioni di chi è portavoce, esecutore e profittatore degli interessi del capitale finanziario internazionale.
La democrazia, ammesso che quella parlamentare possa definirsi come tale, vive di compromessi e di margini, per quanto stretti, di manovra politica ed economica, ma oggi tali margini non esistono più. Il governo dei banchieri, dietro cui si nascondono i nani della politica italiana di ogni colore, non può più ammettere alcuna concessione nei confronti delle richieste provenienti dal basso.
La separazione tra alto e basso infatti non è mai stata così netta, così definita.

Marx con la previsione dell’impoverimento progressivo del proletariato e della classe operaia ha vinto, ma un circo infinito, e scadente più di quello di Moira Orfei, cerca di distrarre l’attenzione da ciò per convincerci ad accettare ancora una merce scadente, scaduta e priva di qualsiasi garanzia. Clown, ballerine, trapezisti novantenni, prestigiatori da strapazzo, leoni sdentati e spelacchiati occupano il centro di uno spazio mediatico attorno al quale il pubblico, anche meno smaliziato, non può far altro che sbadigliare o allibire per la scarsa o nulla qualità del programma proposto.

Rimangono efficienti soltanto i domatori, con le loro fruste e con le loro pistole che usano, senza riguardo e con cinica violenza, su chiunque osi interferire con tale programma.
Tutta la retorica nazionalista e populista viene dispensata a larghe mani per giustificare la repressione e la cancellazione definitiva di qualsiasi forma di resistenza e di lotta.
L’orrido populismo pasoliniano del “poliziotto figlio del popolo” viene sbandierato insieme all’encomio per il carabiniere (“figlio di operai”) che ha sopportato la terribile provocazione di essere stato chiamato “pecorella”.

Ma il cattivo è già stato fermato e, come ai tempi della banda Dooley & Dalton o del brigantaggio post-unitario, la foto della sua cattura è stata diffusa con orgoglio.
Che schifo!
Ma questo schifo, questa violenza, quest’opera di macelleria sociale, che oggi si consuma anche sulle carni di coloro che resistono al più sfrontato degli attacchi e alla più immotivata delle spese, non potranno far altro che rafforzare ed ampliare la volontà e il fronte di chi resiste.

E questa resistenza ha già prodotto un autentico capolavoro poiché tutti i leader politici hanno dovuto gettare la maschera e mostrare il loro vero, unico volto: quello della protervia del potere, dello stato e del capitale finanziario.
Il fuoco di fila lo aveva aperto una settimana fa il solito D’Alema, come presidente del Copasir; seguito a ruota da Bersani, Alfano, Bossi e anche da coloro che, come Di Pietro e Vendola, fingono di suggerire qualche possibile trattativa per poi condannare, innanzitutto, qualsiasi offesa ai pennivendoli di regime e qualsiasi resistenza nei confronti delle uniche , vere forze del disordine.

Tanto la trattativa proposta non può essere costituita che dall’offerta del solito, immangiabile piatto di lenticchie. Tanto in Val di Susa quanto sul piano dei futuri contratti lavoro.
Ed è sicuramente ridicolo chi, come Corradino Mineo, invoca il bon ton da parte di chi fa informazione, pur difendendo tutte le ragioni di chi vuole continuare ad arricchirsi sulla pelle di milioni di giovani e di lavoratori.

Meglio chi ci chiama Feccia Rossa.
Siamo orgogliosi di essere Feccia Rossa, come i Comunardi o gli insorti di Amburgo e Berlino del primo dopoguerra, come gli operai delle magliette a strisce degli anni sessanta e i giovani guerrieri disordinati e colorati degli anni settanta.
Di là delle nostre linee non vediamo altro, però, che servii e cani da guardia fascisti del capitale finanziario internazionale!

DISTRUTTO DI POLIZIA di Sandro Moiso – CarmillaOnLine

Luca_traliccio2-.jpgDa qualche tempo le bancarelle dei libri usati stanno facendo un sacco di affari con me.
Vado lì e scarico un sacco di libri. Sono tutti polizieschi o, meglio, poliziotteschi.
Ma come, dirà qualcuno, non eri tu il fissato con i gialli, le crime novel, i noir?
Certo…e allora? A me gli sbirri hanno rotto le palle.
In tutte le forme e in tutti i sensi.
Chiaro? Punto e stop.

E allora basta con gli sceriffi buoni di Elmore Leonard, i cavalieri blu, i chierichetti o i ragazzi del coro di Wambaugh.
Senza mancare di citare gli italiani.
Sì, quelli scritti da poliziotti veri che poi, magari, qui e là citano anche Woody Guthrie, tanto per fare i piacioni democratici.
Per non parlare dei legal thriller (mai apertone uno comunque) o di quegli orrori letterari rinchiusi nei romanzi dove primeggiano le anatomo-patologhe.

Sempre problematiche loro: sesso, coppia, carriera… mica si fan mancare nulla per fingere di avere anche una psiche.
Già perché la moda, da parecchi anni oramai, è questa: riempire di strazi famigliari, sessuali, carrierali (sì, sì non si dice , ma ci sta..) i protagonisti di storie dove la giustizia (borghese) deve sempre trionfare sul male.

Anche quando se ne tracciano i contorni sociali, questo male è sempre e solo proprio un cancro.
Che va sradicato, igienizzato, ripulito…insomma coraggio fatti ammazzare!!
Da uomini e donne che sono come noi, che hanno i nostri stessi problemi: corna, figli, delusioni.
Eh già, comodi così: fate sempre come cazzo vi pare e poi vi lamentate anche.
Il pubblico deve commuoversi, appassionarsi…maledetta Hill Street giorno e notte che ne lanciò la moda televisiva. E anche Robert McKee che ne fu lo sceneggiatore e con cui nel ’91 ho pure fatto un corso di sceneggiatura.

E poi l’87° distretto di McBain, con tutti quei poliziotti buoni, magari con la moglie cieca o muta o altro ancora. Dagli accattivanti nomi italo-americani e sempre disponibili a proteggere i deboli e ad ammazzare, quasi sempre per forza, i cattivi. Balle…come sempre.
Senza contare che, in Italia, ci fanno anche il film problematico, come ACAB, con il poliziotto che vede il marcio tra i colleghi…ma alla fine, si sa, siamo tutti creature di Dio e, quindi, fratelli.
Ma va, vatti a nascondere! Sparisci… eccheccazzo!!

Così alla fine mi sono tenuto solo quelli di Hugues Pagan, Didier Daeninckx e Frédéric Fajardie, tutti ex-sessantottini non pentiti, i cui poliziotti spesso si suicidano a degna conclusione di una vita di merda. Ma il soggetto, il poliziotto in tutte le sue declinazioni letterarie, televisive e cinematografiche è così irritante che anche un genio assoluto come Jean-Patrick Manchette finì col perdere un po’ di smalto proprio nei pochi testi in cui provò a mettere in pista un poliziotto

callaghan.jpgDi quelli televisivi attuali si è fatto l’elenco qualche giorno fa proprio qui, sulle pagine di Carmilla, e non vale più la pena di parlarne. Anche se mi piace ricordare che l’immagine rassicurante del commissario Maigret e della sua consorte, interpretati in Italia da Gino Cervi e Lina Volonghi, fu rapidamente cancellata dalla mente della mia generazione dalle cariche dei celerini e dai nervosi agenti della Digos che, nelle automobili senza segni di riconoscimento, seguivano i cortei della fine degli anni settanta stringendo nervosamente in pugno i fucili a pompa.
Shotgun se vi piace di più l’inglese (Torino, Piazza della Repubblica, 1977 o 1978).

Di solito quello fu sempre il massimo del dialogo che riuscirono a dimostrare con i movimenti antagonisti. Come in via Fracchia a Genova oppure con Pinelli a Milano.
Eppure il fatto che Gino Cervi abbia prestato il volto a Maigret e a Peppone, l’irriducibile stalinista del PCI, non mi dispiace, anzi sembra suggerire qualcosa ancora valido oggi.
Soprattutto se penso a Pinocchio D’Alema mentre discetta di ordine pubblico, rivendicando il suo ruolo di presidente del Copasir (Comitato parlamentare per la sicurezza della repubblica), con Monti.

maigret.jpgCome direbbe il poeta zen in un suo haiku: Eppure, eppure
Eppure oggi il dilagare di telefilm e letteratura poliziottesca sembra aver assorbito al proprio interno qualsiasi altro tipo di realtà, con tanto di dibattito critico-letterario sul fatto che la letteratura noir abbia sostituito il romanzo realistico nella descrizione della realtà contemporanea.
Ok, se per noir intendiamo gli autori sopraccitati con l’accompagnamento di un André Héléna o di altri come MassimoCarlotto o Serge Quadruppani o ancora, se vogliamo andare più indietro nel tempo, di un Jim Thompson o di un Cornell Woolrich.

peppone.jpgTutti autori che non hanno mai, o quasi, avuto dei poliziotti o degli ispettori come protagonisti, ma che, anzi, spesso li hanno visti solo come antagonisti, nemici, cattivi.
Poliziotti che si arricchiscono con traffici loschi oppure che perseguitano la plebe delle metropoli, spesso, solo per esercitare il piacere sadico del dominio. E da questo punto di vista sia sempre benedetto il film Vivere e morire a Los Angeles di William Friedkin.

Eppure, eppure oggi si celebra con magniloquenza Mani Pulite e l’infinita retorica sull’autonomia della magistratura che servì nella sostanza soltanto ad iniziare un gigantesco e mai concluso taglio di ogni tipo di Welfare. Potremmo anzi dire che Mani Pulite servì proprio a dar vita al tatcherismo o al reganismo all’italiana.
E a null’altro, considerato il successivo sviluppo di ogni forma di corruzione politica, sociale e mafiosa. Come l’attuale sentenza del processo Mills ancora conferma.

Una specie di non dichiarato codice Hayes, quello che nell’America della crisi del ’29 impose che i film di gangster non dovessero più esaltare la figura del bandito, ma sempre punirla con il trionfo della Legge, ha fatto sì che si giungesse ad una sorta di nuovo patto lateranense in cui la figura dell’ agente in servizio potesse addirittura essere beatificata.
Così come si propose qualche anno addietro per la figura del commissario Calabresi.

Oppure all’esaltazione di un immaginario tecnologico e scientifico in cui i sistemi di indagine più costosi ed avanzati permettono di risolvere con certezza anche i casi più difficili.
Ora questo nella patria della bufala sui “neutrini più veloci della luce” e della Gelmini appare tutto piuttosto incredibile…alla faccia dei vari CSI o delle varie Kay Scarpetta.

Eppure, eppure giovani e meno giovani corrono felici a sostenere le liste di un ex-poliziotto semi-analfabeta e del suo stretto giro di ex-magistrati, fingendo di trovare in quel populismo maldestro, degno corrispettivo della Lega Nord, qualcosa di sinistra.
Ma va là, iateve a cuccà, non siete buoni a caricare la sveglia…come disse un comunista napoletano ai membri del VI Esecutivo allargato dell’Internazionale ex-comunista.

L’ordine deve regnare a Berlino ed in ogni nazione. L’ordine borghese del capitale, della finanza e della proprietà dei mezzi di produzione e la diffusione della visione letterario-poliziottesca della realtà è uno strumento fondamentale per il mantenimento dello stesso.
La lotta di classe scompare, scompaiono le classi, rimane solo un po’ di umanitarismo d’accatto come sfondo, quando va bene, di un’eterna lotta tra il Bene e il Male, tra la Giustizia e il Caos.

chiomonte_polizia_280xFree.jpgL’ordine deve regnare a Torino ed in ogni stazione e la continua diffusione di ipotesi di complotto locale, nazionale o internazionale che sia, deve servire a cementare la coesione sociale oppure, come il solito Grande Vecchio è solito dire, l’unità nazionale.
Così realtà e finzione letteraria si confondono, costruiscono un mondo virtuale in cui è solo la visione politica del Capitale a trionfare.

Così i poliziotti sono democratici in Svezia come in America, a Roma come ad Atene e il nemico è sempre il demone esterno oppure la mela marcia che inquina un sistema in sé potenzialmente perfetto.
Tu sei il male e io sono la cura, come nei peggiori film di Callaghan.
Ma quando mai?!

L’ordine deve regnare in Val di Susa e non importa se il capo della polizia che si associa a D’Alema nel denunciare i pericoli provenienti dalle frange anarco-insurrezionaliste e dai rimasugli dell’antagonismo degli anni settanta è il manager di stato meglio pagato.
Loro sono i buoni ed hanno il diritto di avere anche cinque anni di sconto per andare in pensione.
I cani da guardia vogliono sempre un bell’osso dal padrone.

L’ordine deve regnare nel mondo e non importa se dei pescatori indiani vengono ammazzati dai marò italiani, padroni delle acque internazionali.
L’ordine deve regnare e non importa se un piccolo agricoltore e un compagno cade da un traliccio perché è soltanto un cretinetti.
Ma nel riscrivere il plot della storia il movimento reale non dimenticherà nulla.

(per Luca e per tutti i resistenti sulla A32)

Città del Messico: meno inquinata di Milano e Torino?

Secondo i dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità possiamo dare per sfatato il mito che Città del Messico si portava dietro dagli anni ottanta: non è la più inquinata del mondo, anzi. La quantità, misurata in microgrammi, di particelle solide e liquide ultrasottili, note come PM2,5 (cioè di diametro inferiore ai 2,5 micrometri), mostra un valore migliore di quello che registrano Torino (34,7 microgrammi di particelle per metro cubo) e Milano (31,7), per esempio. Mexico City registra, infatti, “solo” 24,5 particelle per metro cubo. In questa stessa categoria le due città più inquinate d’Italia hanno un’aria comparabile a quella di Lima (34,4) in Perù e di Santiago del Cile (31,7); sono peggiori della brasiliana San Paolo (15) e di Quito (19,4), capitale dell’Ecuador. Le particelle più grandi, le PM 10 (inferiori ai 10 micrometri), sono invece piuttosto elevate nella capitale messicana, 52 microgrammi per metro cubo, ma non superano più le altre megalopoli latino americane come le colombiane Bogotà (77 parti per metro cubo) e Medellín (68), Santiago (69) o Lima (78). Fa un po’ meglio Buenos Aires con un PM10 di 38 che si avvicina alle medie elevate e pericolose di Milano (44), Napoli (44) e Torino (47). Considerando che Città del Messico, coi suoi 25 milioni di abitanti e 6 milioni di autoveicoli, resta l’agglomerato urbano più grande del mondo per estensione e il secondo più popoloso dopo Tokio (che ha circa 30 milioni di abitanti) il risultato non è così disdicevole! A questo link un po’ di pagine utili della OMS coi dati e le mappe sull’inquinamento per ogni paese e città.

Evento Santa Muerte: il Volantino

E il post: LINK

La Santa Muerte apparirà a Torino

Santa Muerte de mi Corazón
La Santa Muerte apparirà al Cafè Liber di Torino giovedì prossimo 14 luglio dalle ore 20 (il Cafè si trova in Corso Vercelli 2) con la presentazione del suo culto diffuso in Messico, Stati Uniti e Sudamerica e poi un aperitivo finale con Antojitos Mexicanos. Fabrizio Lorusso terrà una presentazione con musica ed immagini sul culto messicano  della Santissima Muerte che ha ormai tra i 5 e i 10 milioni di devoti nel mondo e ha bisogno di vedere sfatati i miti che circondano la sua figura e che l’hanno erroneamente definita come la Madonna dei Narcos. A questo link la sua pagina in italiano, Qui. Si tratta di un culto che ha sperimentato una forte crescita negli ultimi anni tanto da essere considerato il più importante del Messico contemporaneo ed è quindi visto con diffidenza e timore dalle gerarchie ecclesiastiche e statali per il suo potenziale esplosivo. L’incontro è organizzato dal Dipartimento Studi Politici dell’Università di Torino in collaborazione con il Café Liber, e al termine della conferenza seguirà aperitivo messicano.
Con i migliori saluti, Tiziana Bertaccini, Marco Bellingeri e Roberto Novaresio.