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Recensione di #NarcoGuerra su Il Cittadino di Lodi

il cittadino giornaleRecensione del 25 giugno 2015 “Il dramma messicano della narcoguerra” – C’era una volta Messico e nuvole, «la faccia triste dell’America». Che triste lo è ancora, anzi, di più. Nel suo sconvolgenteNarcoguerra, infatti, Fabrizio Lorusso racconta con dovizia di particolari un Messico spietato e violento, ben differente da quello “da cartolina” diffuso nell’immaginario collettivo. Crocevia per il traffico mondiale di stupefacenti, la terra dei sombreri è infatti un Paese soggiogato dai cartelli della droga, dalla corruzione e dalla collusione tra malavita, politica e forze dell’ordine: dove chi si ribella, spesso, muore.

Copertina NarcoGuerra Fronte (Small)E non fosse sufficiente la vicenda dei 43 studenti consegnati dalla polizia ai “narcos” a Iguala, meno di un anno fa, e da allora spariti nel nulla, basta un dato per far capire le dimensioni della tragedia messicana: i 100mila morti e i 26mila “desaparecidos” a bilancio della guerra lanciata nel 2006 ai signori della droga dall’ex presidente Calderon. Un ecatombe, insomma, dalle molteplici responsabilità, Usa compresi: e alla quale, in un caleidoscopio sociale frammentato, cercano di sopravvivere e ribellarsi coloro che, come gli studenti di Iguala, di questa “narcoguerra” sono solo le vittime. Di Alberto Belloni

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Fabrizio Lorusso, Narcoguerra. Cronache dal Messico dei cartelli della droga, Odoya Editrice, Bologna 2015, pp. 414, 20 euro

 

Truffare una banca e altre storie

truffare una banca zero in condottaSegnalo l’introduzione “Invito alla lettura” scritta da Raul Zecca per il romanzo di Augusto “Chacho” Andrés, Truffare una banca…che piacere! E altre storie. Lo stesso Raùl Zecca Castel è il traduttore all’italiano dell’opera per la casa editrice ZeroInCondotta, 2012, pp. 180, € 10,00. Il testo è uscito oggi suCarmilla ed è un interessante excursus sulla storia uruguaiana oltre che un teaser efficace dei testi contenuti nel libro di Augusto Andres. Buona lettura.

Terra lungamente contesa dall’Impero coloniale spagnolo e da quello portoghese, che ne rivendicarono vicendevolmente la scoperta e la sovranità per più di 300 anni, l’attuale Repubblica Orientale dell’Uruguay ottenne l’indipendenza il 25 agosto del 1825. A conquistare quel prezioso baluardo di libertà fu il celebre gruppo dei “Trenta y Tres Orientales” guidato dall’Ufficiale Juan Antonio Lavalleja e così passato alla storia perché formato da soli trentatré uomini che al grido di Liberar la patria o morir por ella il 19 agosto 1825 intrapresero quella “Cruzada Libertadora” tesa a riscattare la Provincia Orientale del neonato Stato brasiliano. Fu per quell’occasione che venne realizzata la bandiera riportante l’iscrizione Libertà o Morteconsiderata uno dei simboli nazionali dell’identità uruguaiana.

La conquista dell’indipendenza, tuttavia, non coincise affatto con l’inizio di un periodo di stabilità interna; al contrario, il paese restò in balia della lotta per il potere ingaggiata dai due principali schieramenti politici del tempo, i Blancos e i Colorados, formazioni partitiche che dovevano il loro nome alle diverse tinte delle fasce indossate durante la lunga guerra civile che li vide combattersi per quasi l’intero secolo.

Con l’affermarsi del Partido Colorado al governo, la prima metà del Novecento fu segnata da una forte spinta riformatrice che portò l’Uruguay a livelli di sviluppo sociale ed economico paragonabili solo con quelli delle più avanzate nazioni europee, tanto da guadagnarsi la notorietà nei termini della “Svizzera d’America”. Importanti conquiste vennero realizzate sia sul piano dei diritti civili (suffragio universale femminile; abolizione della pena di morte; legge sul divorzio; scuola elementare gratuita, laica e obbligatoria), che su quello dei diritti del lavoro (giornata di 8 ore; divieto di lavorare per i minori di 13 anni; riposo di 40 giorni per le donne incinte; assicurazione antinfortunistica obbligatoria; piano pensionistico; liquidazione), oltre che sul piano economico, dove furono intrapresi provvedimenti che dal punto di vista finanziario risultarono molto vantaggiosi, come ad esempio la nazionalizzazione delle due maggiori banche del paese e dei trasporti ferroviari.

In seguito alla fine della seconda guerra mondiale, nondimeno, la drastica riduzione delle esportazioni di carne determinò una forte crescita della disoccupazione e dell’inflazione, rivelando una politica economica del tutto arretrata, ancora troppo dipendente da pochi interessi vitali come quelli della produzione, della conservazione e della distribuzione della carne; mercato fondato su allevamenti estensivi e industrie frigorifere che, nella maggior parte dei casi, erano nelle mani di un ristretto gruppo di latifondisti per di più vincolati con le alte classi dirigenti della capitale.

La crisi economica, sociale, e soprattutto politica che ne derivò produsse una situazione di malcontento generale che si tradusse in un aumento esponenziale del conflitto sociale, raggiungendo livelli di tensione che ben presto sarebbero sfociati nella violenza armata.

Risale al 1956 la fondazione della Federazione Anarchica Uruguaiana (FAU); ai primi anni ‘60 quella del Movimento di Liberazione Nazionale Tupamaros (MLN-T); e rispettivamente al 1968 e al 1969 quella della Resistenza Operaia e Studentesca (ROE) e dell’Organizzazione Popolare Rivoluzionaria 33 (OPR33), entrambe braccia della FAU: politica l’una, armata l’altra.  Quest’ultima, l’OPR33, balzò improvvisamente agli onori delle cronache il 16 luglio del 1969 quando rivendicò il furto dal Museo Storico Nazionale di Montevideo della bandiera originale dei “Trenta y Tres Orientales”. Quell’antico grido disperato di Libertà o Morte ritrovava così nuova voce tra le genti dei quartieri più poveri di una città che sembrava volersi concedere troppo facilmente al gioco dei grandi profitti per pochi e delle briciole per tutti gli altri.

La prima parte del libro di Augusto Andrés è divisa in cinque ampi capitoli che prendono il nome da altrettanti protagonisti della storia del movimento anarchico uruguaiano. Di ognuno di essi viene tracciata una biografia essenziale, intima, per nulla accademica o manualistica, che segue le orme delle vicende e delle scelte più difficili e umanamente costose delle loro vite. Ma il filo di ogni storia si intreccia inevitabilmente con quello di tutte le altre per tessere una preziosa tela della memoria che – maledizione di Penelope – la notte del tempo, ma soprattutto la voragine della dittatura con il suo carico di terrore e morte, ha cercato in tutti i modi di disfare. Eppure, a dispetto dell’angosciante necrologio che chiude le pagine di questo libro, non abbiamo tra le mani le tristi cronache del dolore di un sopravvissuto ma, tutt’al contrario, l’antologia di una passione mai sconfitta, racconto di un’umanità altra che è ancora viva nei ricordi e nei sogni dell’autore, protagonista anch’egli di quel tempo in cui utopia e Storia sembravano tenersi per mano con la stessa autentica solidarietà che unisce i diversi personaggi di queste vicende.

Persino la struttura narrativa del testo, in qualche modo, segue il passo concitato dei ricordi affidando la cronologia degli eventi alle suggestioni che di volta in volta la memoria offre. Non ci si sorprenda dunque se il tempo dell’azione si prodiga in generose acrobazie spostando improvvisamente l’attenzione del lettore su avvenimenti a prima vista non attinenti e lontani negli anni rispetto a quelli appena trattati: ogni vicenda narrata, infatti, è l’istantanea di un album infinito che l’eco del tempo sfoglia incessantemente. Nondimeno, ognuna di queste vicende continua a far parte di un’unica storia, un unico sogno di libertà simile a quello realizzatosi nel 1971 a Punta Carretas quando grazie ad un lungo tunnel scavato da anarchici e Tupamaros assieme scapparono dal carcere centosei prigionieri politici: un record nella storia dell’evasione. Con il passare degli anni, poi, molti di quei fuggiaschi avrebbero conquistato la fiducia di gran parte della popolazione ottenendo conferme politiche che solo fino a qualche tempo prima sarebbero state inimmaginabili. È questo il caso ad esempio di José Mujica, ex guerrigliero dell’MLN-T ed attuale presidente della Repubblica Uruguaiana. Ma il segno dei tempi si rivela in tutta la sua originalità anche nell’ultima peripezia che ha visto per protagonista il carcere di Punta Carretas, trasformato nel 1994 in un immenso centro commerciale.

Prima ancora, con l’avvento del colpo di stato di Juan M. Bordaberry nel giugno del 1973, in tanti, tra anarchici, comunisti, Tupamaros e dissidenti vari, avevano deciso di espatriare in Argentina, nella vicina Buenos Aires, da dove avrebbero continuato la loro lotta per la giustizia sociale. Nemmeno tre anni più tardi però anche l’Argentina sarebbe caduta sotto il pugno di una feroce dittatura, e così, molti di coloro che riuscirono a scampare alla dura repressione che fu messa in atto dalla Giunta militare guidata da Jorge R. Videla, scelsero nuovamente la via dell’esilio, questa volta però trovando rifugio in Europa, soprattutto – è il caso dell’autore – in Francia. Tanti altri, invece, e tra questi anche alcuni dei protagonisti di queste pagine, finirono in uno dei numerosi Centri Clandestini di Detenzione, come quello ricavato nella sede della concessionaria “Orletti”, dove più di 300 persone furono sequestrate e brutalmente torturate nel quadro della famigerata “Operazione Condor”. Della maggior parte di queste non si ebbe mai più notizia e i loro nomi andarono ad aggiungersi a quelli delle migliaia di desaparecidoslatinoamericani.

La seconda parte del libro ci porta dunque a Parigi, tra le diverse comunità in esilio, ed occupa un intervallo di tempo che va dal 1976 al 1985, anche se non mancano brevi riferimenti alla guerra civile spagnola, alla Comune o alla rivoluzione cubana. Protagonista assoluto, qui, è Lucio Urtubia, anarchico spagnolo celebre per aver portato nel 1982 la First National City Bankdi New York sull’orlo del fallimento, falsificando migliaia di travellers cheques per un valore stimato in diverse decine di milioni di dollari. Muratore piastrellista – professione da sempre rivendicata con orgoglio – Lucio era fuggito a Parigi dopo aver

disertato il servizio militare; qui aveva conosciuto il leggendario Francisco “Quico” Sabaté e alla sua morte, avvenuta nel 1960, ne aveva ricevuto in eredità la mitragliatrice Thompson, simbolo di una lotta che non era ancora chiusa.

Lucio, però, non è uomo d’armi. La sua guerra si combatte nelle filiali di tutte le banche d’Europa – e non solo – con innocue munizioni di carta: riproduzioni perfette di travellers cheques americani. Un affare milionario con il quale finanzia le più diverse organizzazioni rivoluzionarie del mondo: dall’ETA alle Black Panthers, da Action Directe ai vari gruppi guerriglieri sudamericani; Tupamaros e anarchici uruguaiani compresi.

È così che durante i primi anni ’80 due tessere apparentemente distanti di un puzzle sempre più complicato da decifrare entrarono in contatto stabilendo nuovi sorprendenti intrecci di mondi, storie, sogni: utopie mai dimenticate che, come il mondo nuovo di Durruti, abitano il cuore di ognuno dei personaggi di queste vicende.

Il Cielo sul DF – El cielo del DF (Subsonica Revisited)

Ispirato dalla bellissima e geniale Il Cielo Su Torino dei Subsonica d’annata, ho provato ad addormentarmi, ma il ritornello non mi lasciava stare. Allora mi son messo a tradurlo fuori dalla gabbia delle parole, liberamente, ma senza parlare di Torino, splendida città, ma del DF, il mostro Distretto Federale, alias Città del Messico, Mexico City, México o Chilangolandia. Spesso il cielo di qui è oscurato dalle nebbie di qui, non si può vedere tra smog e palazzoni, fumi alcolici e caos interiore, ma basta girare l’angolo e tutto può cambiare d’un tratto, senza preavviso, nella vista, nella vita, nella musica che scandisce i tuoi passi. Dalla periferia di Milano alla capitale messicana, da Torino al mio letto, prendo sonno cantando.

# Resumen en español. Si un refrán no te deja dormir, tradúcelo. Si el DF no te deja dormir, tradúcelo. El cielo sobre Turín, de Subsonica, es ahora el cielo del DF (al menos para mí) #

Un altro giorno un’altra ora ed un momento 
dentro l’aria sporca il tuo sorriso controvento 
il cielo su Torino sembra muoversi al tuo fianco 
tu sei come me 

Un altro giorno un’altra ora ed un momento 
perso nei miei sogni con lo stesso smarrimento 
il cielo su Torino sembra ridere al tuo fianco 
tu sei come me 

Otro día, otra hora y otro momento
en el aire sucio tu sonrisa a contraviento
el cielo del DF parece moverse a tu lado
tú… eres como yo

Otro día, otra hora y otro momento
perdido en mis sueños con el mismo desconcierto
el cielo del DF parece moverse a tu lado
tú… eres como yo

# Otras que la canción sugiera #

…por mi tiempo que en tus ojos está aprisionado

…por esta rabia que en la punta del paladar roza la desnudez de tu inteligencia

…por todo el tiempo, que para tenerlo tuvimos que rapiñar, por mis dedos en tu boca, por tu saliva, por tus manos

El cielo del DF (indiscreto sobre la Diana cazadora)

Torino Panorama – Original Song (no live)

Per tutto il tempo che ci è sempre stato negato
che per averlo abbiamo spesso rapinato
per le mie dita nella tua bocca per la tua saliva
per le tue mani
per il mio tempo che nei tuoi occhi è imprigionato
per l’innocenza che cade sempre e solo a lato
per i sussuri mischiati con le nostre grida
ed i silenzi

per il tuo amore che è in tutto ciò che gira intorno
acquista un senso questa città e il suo movimento
fatto di vite vissute piano sullo sfondo

Un altro giorno un’altra ora ed un momento
dentro l’aria sporca il tuo sorriso controvento
il cielo su Torino sembra muoversi al tuo fianco
tu sei come me

Un altro giorno un’altra ora ed un momento
perso nei miei sogni con lo stesso smarrimento
il cielo su Torino sembra ridere al tuo fianco
tu sei come me
tu

Per questa rabbia che in punta al mio palato sfiora
la nudità della tua intelligenza e ancora
per il tuo corpo altare ed unica dimora
ti sto cercando

per ritrovare tutto il possibile del mondo
ora e dovunque per spingere sempre più a fondo
senza pensare senza timori nè domani
tra queste mani

Un altro giorno un’altra ora ed un momento
dentro l’aria sporca il tuo sorriso controvento
il cielo su Torino sembra muoversi al tuo fianco
tu sei come me

Un altro giorno un’altra ora ed un momento
perso nei miei sogni con lo stesso smarrimento
il cielo su Torino sembra ridere al tuo fianco
tu sei come me
tu