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Avenida Miranda. Puntata 20. Pioniere e rivoluzionarie: le anarchiche di Spagna raccontate da Eulália Vega

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Cogliendo l’occasione della traduzione in lingua italiana del libro “Pioniere e Rivoluzionarie. Donne anarchiche in Spagna (1931-1975)”, pubblicato dalle Edizioni Zeroincodotta di Milano, Raúl Zecca Castel, che ne è il traduttore, ha intervistato l’autrice, Eulàlia Vega, storica, già docente presso l’Università di Lleida in Spagna.

Grazie al racconto di Eulàlia, al suo libro e, soprattutto, alle testimonianze raccolte dalle dirette protagoniste, ripercorriamo così un pezzo fondamentale, drammatico ed eroico, della storia recente della Spagna. Ma il grande valore, estremamente prezioso, che rappresenta il libro sta nel raccontare questa storia non solo facendo affidamento alle fonti orali, ma, soprattutto, facendolo da una prospettiva di genere, a partire dalle storie di vita di un gruppo di donne anarchiche che a vario titolo hanno partecipato in prima persona alle vicende che hanno segnato l’intera storia di un popolo.

Qui il link al podcast.

Truffare una banca e altre storie

truffare una banca zero in condottaSegnalo l’introduzione “Invito alla lettura” scritta da Raul Zecca per il romanzo di Augusto “Chacho” Andrés, Truffare una banca…che piacere! E altre storie. Lo stesso Raùl Zecca Castel è il traduttore all’italiano dell’opera per la casa editrice ZeroInCondotta, 2012, pp. 180, € 10,00. Il testo è uscito oggi suCarmilla ed è un interessante excursus sulla storia uruguaiana oltre che un teaser efficace dei testi contenuti nel libro di Augusto Andres. Buona lettura.

Terra lungamente contesa dall’Impero coloniale spagnolo e da quello portoghese, che ne rivendicarono vicendevolmente la scoperta e la sovranità per più di 300 anni, l’attuale Repubblica Orientale dell’Uruguay ottenne l’indipendenza il 25 agosto del 1825. A conquistare quel prezioso baluardo di libertà fu il celebre gruppo dei “Trenta y Tres Orientales” guidato dall’Ufficiale Juan Antonio Lavalleja e così passato alla storia perché formato da soli trentatré uomini che al grido di Liberar la patria o morir por ella il 19 agosto 1825 intrapresero quella “Cruzada Libertadora” tesa a riscattare la Provincia Orientale del neonato Stato brasiliano. Fu per quell’occasione che venne realizzata la bandiera riportante l’iscrizione Libertà o Morteconsiderata uno dei simboli nazionali dell’identità uruguaiana.

La conquista dell’indipendenza, tuttavia, non coincise affatto con l’inizio di un periodo di stabilità interna; al contrario, il paese restò in balia della lotta per il potere ingaggiata dai due principali schieramenti politici del tempo, i Blancos e i Colorados, formazioni partitiche che dovevano il loro nome alle diverse tinte delle fasce indossate durante la lunga guerra civile che li vide combattersi per quasi l’intero secolo.

Con l’affermarsi del Partido Colorado al governo, la prima metà del Novecento fu segnata da una forte spinta riformatrice che portò l’Uruguay a livelli di sviluppo sociale ed economico paragonabili solo con quelli delle più avanzate nazioni europee, tanto da guadagnarsi la notorietà nei termini della “Svizzera d’America”. Importanti conquiste vennero realizzate sia sul piano dei diritti civili (suffragio universale femminile; abolizione della pena di morte; legge sul divorzio; scuola elementare gratuita, laica e obbligatoria), che su quello dei diritti del lavoro (giornata di 8 ore; divieto di lavorare per i minori di 13 anni; riposo di 40 giorni per le donne incinte; assicurazione antinfortunistica obbligatoria; piano pensionistico; liquidazione), oltre che sul piano economico, dove furono intrapresi provvedimenti che dal punto di vista finanziario risultarono molto vantaggiosi, come ad esempio la nazionalizzazione delle due maggiori banche del paese e dei trasporti ferroviari.

In seguito alla fine della seconda guerra mondiale, nondimeno, la drastica riduzione delle esportazioni di carne determinò una forte crescita della disoccupazione e dell’inflazione, rivelando una politica economica del tutto arretrata, ancora troppo dipendente da pochi interessi vitali come quelli della produzione, della conservazione e della distribuzione della carne; mercato fondato su allevamenti estensivi e industrie frigorifere che, nella maggior parte dei casi, erano nelle mani di un ristretto gruppo di latifondisti per di più vincolati con le alte classi dirigenti della capitale.

La crisi economica, sociale, e soprattutto politica che ne derivò produsse una situazione di malcontento generale che si tradusse in un aumento esponenziale del conflitto sociale, raggiungendo livelli di tensione che ben presto sarebbero sfociati nella violenza armata.

Risale al 1956 la fondazione della Federazione Anarchica Uruguaiana (FAU); ai primi anni ‘60 quella del Movimento di Liberazione Nazionale Tupamaros (MLN-T); e rispettivamente al 1968 e al 1969 quella della Resistenza Operaia e Studentesca (ROE) e dell’Organizzazione Popolare Rivoluzionaria 33 (OPR33), entrambe braccia della FAU: politica l’una, armata l’altra.  Quest’ultima, l’OPR33, balzò improvvisamente agli onori delle cronache il 16 luglio del 1969 quando rivendicò il furto dal Museo Storico Nazionale di Montevideo della bandiera originale dei “Trenta y Tres Orientales”. Quell’antico grido disperato di Libertà o Morte ritrovava così nuova voce tra le genti dei quartieri più poveri di una città che sembrava volersi concedere troppo facilmente al gioco dei grandi profitti per pochi e delle briciole per tutti gli altri.

La prima parte del libro di Augusto Andrés è divisa in cinque ampi capitoli che prendono il nome da altrettanti protagonisti della storia del movimento anarchico uruguaiano. Di ognuno di essi viene tracciata una biografia essenziale, intima, per nulla accademica o manualistica, che segue le orme delle vicende e delle scelte più difficili e umanamente costose delle loro vite. Ma il filo di ogni storia si intreccia inevitabilmente con quello di tutte le altre per tessere una preziosa tela della memoria che – maledizione di Penelope – la notte del tempo, ma soprattutto la voragine della dittatura con il suo carico di terrore e morte, ha cercato in tutti i modi di disfare. Eppure, a dispetto dell’angosciante necrologio che chiude le pagine di questo libro, non abbiamo tra le mani le tristi cronache del dolore di un sopravvissuto ma, tutt’al contrario, l’antologia di una passione mai sconfitta, racconto di un’umanità altra che è ancora viva nei ricordi e nei sogni dell’autore, protagonista anch’egli di quel tempo in cui utopia e Storia sembravano tenersi per mano con la stessa autentica solidarietà che unisce i diversi personaggi di queste vicende.

Persino la struttura narrativa del testo, in qualche modo, segue il passo concitato dei ricordi affidando la cronologia degli eventi alle suggestioni che di volta in volta la memoria offre. Non ci si sorprenda dunque se il tempo dell’azione si prodiga in generose acrobazie spostando improvvisamente l’attenzione del lettore su avvenimenti a prima vista non attinenti e lontani negli anni rispetto a quelli appena trattati: ogni vicenda narrata, infatti, è l’istantanea di un album infinito che l’eco del tempo sfoglia incessantemente. Nondimeno, ognuna di queste vicende continua a far parte di un’unica storia, un unico sogno di libertà simile a quello realizzatosi nel 1971 a Punta Carretas quando grazie ad un lungo tunnel scavato da anarchici e Tupamaros assieme scapparono dal carcere centosei prigionieri politici: un record nella storia dell’evasione. Con il passare degli anni, poi, molti di quei fuggiaschi avrebbero conquistato la fiducia di gran parte della popolazione ottenendo conferme politiche che solo fino a qualche tempo prima sarebbero state inimmaginabili. È questo il caso ad esempio di José Mujica, ex guerrigliero dell’MLN-T ed attuale presidente della Repubblica Uruguaiana. Ma il segno dei tempi si rivela in tutta la sua originalità anche nell’ultima peripezia che ha visto per protagonista il carcere di Punta Carretas, trasformato nel 1994 in un immenso centro commerciale.

Prima ancora, con l’avvento del colpo di stato di Juan M. Bordaberry nel giugno del 1973, in tanti, tra anarchici, comunisti, Tupamaros e dissidenti vari, avevano deciso di espatriare in Argentina, nella vicina Buenos Aires, da dove avrebbero continuato la loro lotta per la giustizia sociale. Nemmeno tre anni più tardi però anche l’Argentina sarebbe caduta sotto il pugno di una feroce dittatura, e così, molti di coloro che riuscirono a scampare alla dura repressione che fu messa in atto dalla Giunta militare guidata da Jorge R. Videla, scelsero nuovamente la via dell’esilio, questa volta però trovando rifugio in Europa, soprattutto – è il caso dell’autore – in Francia. Tanti altri, invece, e tra questi anche alcuni dei protagonisti di queste pagine, finirono in uno dei numerosi Centri Clandestini di Detenzione, come quello ricavato nella sede della concessionaria “Orletti”, dove più di 300 persone furono sequestrate e brutalmente torturate nel quadro della famigerata “Operazione Condor”. Della maggior parte di queste non si ebbe mai più notizia e i loro nomi andarono ad aggiungersi a quelli delle migliaia di desaparecidoslatinoamericani.

La seconda parte del libro ci porta dunque a Parigi, tra le diverse comunità in esilio, ed occupa un intervallo di tempo che va dal 1976 al 1985, anche se non mancano brevi riferimenti alla guerra civile spagnola, alla Comune o alla rivoluzione cubana. Protagonista assoluto, qui, è Lucio Urtubia, anarchico spagnolo celebre per aver portato nel 1982 la First National City Bankdi New York sull’orlo del fallimento, falsificando migliaia di travellers cheques per un valore stimato in diverse decine di milioni di dollari. Muratore piastrellista – professione da sempre rivendicata con orgoglio – Lucio era fuggito a Parigi dopo aver

disertato il servizio militare; qui aveva conosciuto il leggendario Francisco “Quico” Sabaté e alla sua morte, avvenuta nel 1960, ne aveva ricevuto in eredità la mitragliatrice Thompson, simbolo di una lotta che non era ancora chiusa.

Lucio, però, non è uomo d’armi. La sua guerra si combatte nelle filiali di tutte le banche d’Europa – e non solo – con innocue munizioni di carta: riproduzioni perfette di travellers cheques americani. Un affare milionario con il quale finanzia le più diverse organizzazioni rivoluzionarie del mondo: dall’ETA alle Black Panthers, da Action Directe ai vari gruppi guerriglieri sudamericani; Tupamaros e anarchici uruguaiani compresi.

È così che durante i primi anni ’80 due tessere apparentemente distanti di un puzzle sempre più complicato da decifrare entrarono in contatto stabilendo nuovi sorprendenti intrecci di mondi, storie, sogni: utopie mai dimenticate che, come il mondo nuovo di Durruti, abitano il cuore di ognuno dei personaggi di queste vicende.

La Patagonia Rebelde – Film Completo

Da non perdere questo film. E nemmeno… L’omonimo libro di Osvaldo Bayer tradotto in italiano da Alberto Prunetti: http://www.eleuthera.it/scheda_libro.php?idlib=257

Recensione:

http://www.carmillaonline.com/archives/2010/01/003327.html

Con Patagonia Rebelde si intende definire l’ondata di scioperi e insurrezioni che si verificarono nel 1921 in Patagonia (Argentina). L’epicentro di queste manifestazioni fu il territorio di Santa Cruz, nel corso delle quali morirono più di mille lavoratori.

Film di Hector Oliveira, Argentina, su soggetto di Osvaldo Bayer col., 107 mm.

  • La pellicola ricorda il massacro, ad opera delle forze dell’ordine, dei sindacalisti e degli abitanti di Santa Cruz (Argentina). Il film fu censurato per ben due volte, prima che nel 1984 venisse definitivamente tolta la censura.

http://ita.anarchopedia.org/Patagonia_Rebelde_del_1921/1922

Bomba all’Istituto Italiano di Città del Messico: rivendicazione di un gruppo anarchico

A questo link c’è la rivendicazione in italiano che copio sotto per completare l’informazione disponibile sul caso dell’esplosione avvenuta fuori dall’Istituto Italiano di Cultura di Città del Messico nella mattina del 12 dicembre 2011. E’ stata diffusa ieri dallo stesso gruppo che il 25 novembre inviò una busta con materiale esplosivo  all’arcivescovo di Città del Messico Norberto Rivera che è stato rivendicato qui. In spagnolo il comunicato sull’attentato si trova qui. La firma FAI sta per Federazione Anarchica Informale, da non confondere con la FAI (Federazione Anarchica Italiana che ripudia l’uso della violenza). Gabriella Segata Antolini era un’anarchica italiana catturata negli Stati Uniti a soli 19 anni e incarcerata per 14 mesi nel 1918. PGG sta per Práxedis G. Guerrero, rivoluzionario anarchico messicano morto in combattimento durante gli scontri con le forze armate controllate dal dittatore Porfirio Díaz nel 1910. CARI sta per Cellula Anarchica per la Rivoluzione Immediata e, infine, il riferimento o ispirazione dell’azione nell’esempio di Federico Buono: è un 36enne anarchico arrestato a Milano il 15 giugno scorso per porto di materiale esplosivo, scarcerato l’8 luglio e poi assolto il 1 dicembre. Ha rinunciato agli avvocati e a presenziare al processo come dichiara in questi documenti: qui (pensiero) e qui (rinuncia).

Sembra che i (piccoli?) gruppi anarchici (definibili come insurrezionalisti?) in Messico siano vari come risulta da questo post QUI (copio sotto la lista solo per il Messico ma ce n’è una che comprende molti altri paesi).

En México:
Las dos almas del insurrecionalismo mexicano (FLA-FLT) y las Celulas Autonomas de Revolucion Inmediata Praxedis G. Guerriero.
-Federacion Anarquista Informal/Acrata
-Frente de Liberacion de la Tierra (FLT)/ Red Internacional de accion y solidaridad Grupo Informal Anti-civilizacion
– Frente de Liberacion de la Tierra (FLT)/ Federacion Anarquista Informal- Red Global
-Nucleo Insurrecto Sole-Baleno de las Celulas Autonomas de revolucion inmediata Praxedis Guerriero/FAI
-Comando de Individuos Libres, Peligrosos, Salvajes e Incendiarios por la Peste Negra /FAI/Red Global
-Ludditas contra la domesticacion de la naturalezza Salvaje/FAI/Red Global
-Celula Eco Anarquista por el ataque directo/FAI/Red Global
-Brigada de accion Revolucionaria por la propaganda por el hecho y la accion armada-Simon Radowisky/FAI/ Red Global

comunicato della CELULA ANARQUISTA REVOLUCIONARIA-GABRIELLA SEGATA ANTOLINI/CARI-PGG FAI

Ieri notte, abbiamo deciso di dare una dimostrazione della nostra anti-indulgenza rispetto alle norme che reggono questa società, lo svergognato consumismo, la “comodità” del non pensare e l’astenersi davanti ad una infinità di alternative e come degli zombie lasciarsi condurre dalla merce, camminando senza una meta stabilita, senza un progetto, passando tra negozi, attività commerciali, caserme, musei dello Stato pieni di cultura e di “arte” inutile, che tengono molti alternativi come rincoglioniti, pensando che con dipinti su una irreale realtà si possa cambiare qualcosa, si possa vedere un mondo diverso e prefigurare un futuro senza violenza, senza odio, con degli accordi, senza conflitti… e la passività! Quest’ultima, eterna alleata dello Stato/Capitale, quelle inutili voglie di non far nulla, per se stessi, né per nessun altro, nulla per cambiare seppur minimamente la nostra situazione come individui. L’unico benefico cambiamento per la maggioranza di questa società è che l’economia ed il progresso crescano in maniera disperata, poter avere più degli altri, avere una miglior posizione di potere in questo mondo in cui ciascuno va per la miglior scommessa. E l’altra parte? Sono e siamo noi dalle nostre barricate -chiunque noi siamo- che ci manteniamo resistenti ed offensivi contro un sistema che non propone altro che l’accettazione e la rassegnazione ad una vita di piacevole schiavitù.

Comunque, siamo in tanti ai quali il discorso mediatico del pacifismo della nonviolenza e di conseguenza della pacificazione dei conflitti, così popolare nei nostri giorni, non ha tolto né la voglia né l’energia per uscire e combattere in ogni istante un mondo che non è il nostro, mantenere la nostra vita in una guerra costante e permanente contro lo Stato/Capitale, esprimere solidarietà, combattere attivamente, che per noi è molto meglio e più degno di restare seduti, proprio come spettatori, nell’attesa di incerti futuri, come maestri della penna, professionisti dell’insurrezione, ignorando altre realtà e screditando altre possibilità, vivendo eternamente rinchiusi nella “nostra stessa GALASSIA”.

E’ per questo che abbiamo deciso di affratellarci con la decisione del compagno anarchico “italiano” Fede Buono rispetto al suo processo, difesa… ovvero il totale rifiuto di qualsiasi strumento giuridico del sistema di giustizia dello Stato/Capitale, comprendendo non solo il rifiuto del processo, ma anche quello di una difesa basata sugli standard legali dello Stato. Sappiamo che è una decisione forte. Per questo, ieri notte, noi della CELULA ANARQUISTA REVOLUCIONARIA-GABRIELLA SEGATA ANTOLINI confluita nelle CELULAS AUTONOMAS DE REVOLUCION INMEDIATA -PRAXEDIS G. GUERRERO, abbiamo collocato e fatto detonare un ordigno esplosivo alle porte dell’Istituto Italiano di Cultura, appartenente alla “Ambasciata Italiana in Messico”, edificio che si trova in una zona residenziale della delegazione di Coyoacán, D.F. Con quest’azione abbiamo deciso di irrompere nella pace apparente e nella perfezione di questa città, e d’irrompere anche nella normalità delle istituzioni appartenenti allo Stato italiano, sabotarle come meritano, rivendicando la lotta che il nostro compagno Federico porta avanti, rivendicando anche la guerra che i nostri compagni anarchici hanno scatenato -e continuano a scatenare- in maniera diretta contro lo Stato/Capitale e le sue istituzioni, guerra passata e guerra presente! Con quest’azione cerchiamo di irrompere nelle relazioni diplomatiche tra questi due paesi in cui regna il Fascismo, dando la continuità alla campagna dei nuclei confluiti nella FAI dell’Europa per sabotare i potenti capitalisti ed i governi a livello internazionale. Con quest’azione rivendichiamo la nostra appartenenza alla FEDERACION ANARQUISTA INFORMALed al FRENTE REVOLUCIONARIO INTERNACIONAL!

Solidarietà con i nostri fratelli anarchici prigionieri in guerra nella Stato Italiano!!!

Solidarietà con il compagno Fede Buono!!!

Per il coordinamento internazionale anarchico!!

Per la cospirazione anarchica internazionale contro Stato/Chiesa/Capitale!!!

Viva la FAI!!!

CELULA ANARQUISTA REVOLUCIONARIA-GABRIELLA SEGATA ANTOLINI/CARI-PGG    FAI