Archivi tag: spagna

#Cataluña: reflexiones sobre autoritarismo de estado y nacionalismo. Una mirada nuestroamericana

cataluña[Artículo de Francesca Gargallo Celentani – Colaboración con Desinformémonos] Los autoritarismos de los estados europeos se revelan ante el reclamo de Independencia de Cataluña. De hecho, los estados europeos tienen diversos orígenes. Están los estados renacentistas, los nacionalistas y los antimperialistas. Los primeros reunieron bajo la autoridad de un soberano único a diversas naciones más o menos sujetadas por la iglesia y la monarquía a finales de la Edad Media. Provenzales, bretones y alsacianos en Francia, escoceses, galeses e irlandeses bajo Inglaterra, vascos, catalanes y gallegos en España bien que mal mantuvieron su identidad, pero se plegaron a los mandatos de un gobierno único, con poca o ninguna autonomía, cuando los reyes de Francia e Inglaterra los invadieron o cuando la reina de Castilla se casó con el rey de Aragón. Estos estados antiguos son pocos: Francia, España, Gran Bretaña y Dinamarca. En menor grado también son estados de la primera modernidad Noruega, Suecia y Holanda. A ellos hay que acomunar tres imperios: el ruso, el austriaco y el turco que, a principios del siglo XX, se desmembraron por haber incubado los estados que nacieron de la reinterpretación nacional y no monárquica de Europa durante el Congreso de Viena (1815).

Continua a leggere

11 tesi sul Venezuela e una conclusione maturata

“E seguitava a ripetere la stessa cosa: “Questo non è come in una guerra… In una battaglia hai il nemico davanti… Qui il pericolo non ha volto né orario”. Si rifiutava di prendere sonniferi o calmanti: “Non voglio che mi acchiappino addormentato o assopito. Se vengono a prendermi, mi difenderò, griderò, getterò i mobili dalla finestra… Scatenerò uno scandalo…”.
Alejo Carpentier, La consacrazione della primavera

[di Juan Carlos Monedero – Traduzione dell’articolo in italiano: Fabrizio Lorusso – Da CarmillaOnLine Link originale]

1. E’ indubbio che Nicolás Maduro non è Allende. E nemmeno è Chávez. Ma quelli che hanno fatto il golpe contro Allende e contro Chávez sono, e anche questo è indubbio, gli stessi che ora stanno cercando di attuare un golpe contro il Venezuela.

2. I nemici dei tuoi nemici non sono tuoi amici. Può non piacerti Maduro senza che ciò implichi dimenticare che nessun democratico può mettersi dalla parte dei golpisti che hanno inventato gli squadroni della more, i voli della morte, il paramilitarismo, l’assassinio della cultura, l’operazione Cóndor, i massacri di contadini e indigeni, il saccheggio delle risorse pubbliche. E’ comprensibile che ci sia gente che non voglia schiera5rsi con Maduro, ma conviene pensare dal lato di chi sostiene i golpisti ci sono, in Europa, i politici corrotti, i giornalisti mercenari, i nostalgici del franchismo, gli imprenditori senza scrupoli, i venditori di armi, quelli che difendono l’austerity e che celebrano il neoliberalismo. Non tutti quelli che criticano Maduro difendono queste posizioni politiche. Continua a leggere

“Quien controle el mercado chino de la coca gobernará al mundo” Entrevista con Roberto Saviano #Geopolítica #Narcotráfico @Ctxt_Es

cocaine_for_kids
30 DE MARZO DE 2016 –  Fabrizio Lorusso para CTXT.ES

Esta entrevista se realizó durante los meses de febrero y de marzo a través de unas sesiones de preguntas enviadas por correo electrónico y contestadas oralmente por medio de unas audio-grabaciones. Desde 2006 Roberto Saviano vive bajo protección del gobierno italiano tras haber recibido amenazas de muerte por parte de grupos de la Camorra después de publicar Gomorra, una novela sobre esta organización criminal. Es autor también de CeroCeroCero, un relato sobre las mafias globales y los tráficos internacionales de cocaína.

Retomando una frase de su libro CeroCeroCero, ¿por qué México se volvió “el centro del mundo”?  Continua a leggere

Sinistre euro-latinoamericane: intervista a Donato Di Santo

Izquierda Democratica 021

Intervista a Donato di Santo (nella foto a sinistra), ex sottosegretario agli Esteri con delega per l’America Latina nel secondo governo Prodi 2006-2008 ed ex responsabile America Latina del PCI, Congresso Izquierda Democrática (“Sinistra democratica”), Città del Messico, 29 aprile 2014. Di Fabrizio Lorusso

Che insegnamenti possiamo trarre dalle esperienze politiche latinoamericane dell’ultimo decennio?

Secondo me dovremmo sviluppare ad ampliare le nostre relazioni sia politiche che istituzionali con l’America latina perché la presenza storica italiana in America Latina, se non si nutre di un approfondimento e soprattutto di un aggiornamento rispetto a quello che sta succedendo, il rischio poi è di limitarsi soltanto ai luoghi comuni e alle notizie, diciamo così, più appetibili, magari per ragioni di cronaca più o meno nera, o non si di quale colore. Quindi di solito non si vede quello che effettivamente, nel bene e nel male, sta succedendo nella realtà e si è presi alla sprovvista quando si viene a sapere, per esempio, che il PIL della Bolivia cresce al 6% in media e allora qualcuno dice: “Ma che succede?”. Oppure si viene a sapere che in Messico ci sono più di 1500 imprese italiane e tanti altri esempi che si potrebbero fare. Questa è una prima base per ipotizzare una risposta.

Poi, nel merito, questo serve non soltanto per conoscere, ma anche per farci conoscere. L’Italia sarebbe un ottimo partner per moltissimi di questi paesi che cercano un accompagnamento economico non più, come dire, di carattere subalterno, come avveniva fino a qualche decennio fa, e non solo per vendere le materie prime. Anche perché a un certo punto la Cina non comprerà più solo, per esempio, la soia oppure altre materie prime e loro si rendono sempre più conto che se non si costruisce anche una struttura produttiva nazionale, mentre vendono materie prime e fanno PIL sulla base di questo, a un certo punto cascherà l’asino. E quale partner migliore per costruire una struttura produttiva soprattutto legata al mondo della piccola e media impresa se non un paese che ha tutta l’esperienza di questa tipo d’impresa e che ha quella tecnologia intermedia e che non ne è geloso, che può fornire anche un apporto e conoscenza tecnologica. Quindi questo sicuramente è il massimo per queste realtà. Tutti questi contatti, compresi quelli più politici, potrebbero andare nella direzione di sviluppare quel famoso sistema paese che, se funzionasse come nel caso di altri paesi europei, potremmo dire di essere molto più “ben messi”.

Parlando delle delle sinistre latinoamericane, divise tra quelle di governo e di opposizione e presenti qui in quest’incontro internazionale, che spunti possono arrivare per la realtà italiana?

Sicuramente ci sono spunti perché, per esempio, se noi avessimo studiato una ventina d’anni fa meglio il Brasile e non ci fossimo limitati al Carnevale e poco più, avremmo potuto, in qualche modo, essere più attrezzati. Perché quello che è successo in Italia con Berlusconi è successo prima con Marihno, il padrone della rete TV Globo. Solo che lui era così potente che non s’è dovuto presentare in prima persona e ha presentato, piuttosto, il presidente Collor de Mello. Poi con Collor è andata com’è andata e s’è sviluppata un’altra dinamica. In molti di questi paesi stanno succedendo delle cose che parlano anche alla sinistra italiana. Cioè, la Nueva Concertacion cilena è un’esperienza interessantissima che dice cose anche all’Italia. Il Frente Ampliouruguaiano, un’aggregazione di forze diversissime che vanno dal centro all’estrema sinistra che da 40 anni stanno tutte sotto lo stesso ombrello. Parlano, dialogano, litigano, ma l’ombrello sta sempre aperto e copre tutti quanti. Diciamo poco? Non sarebbe questa un’esperienza interessante almeno da conoscere per una realtà italiana in cui ogni volta che cerchiamo di costruire qualcosa ne combiniamo più di Bertoldo? E così via, gli esempi sarebbero tanti…

Un’altra cosa che politicamente è un veicolo sicuramente d’intercambio proprio di esperienza politica sono i poteri locali. Come in Italia la forza della sinistra nasce nei poteri locali, quindi le grandi città, le regioni, eccetera, e poi pian pianino si trasferisce anche a livello nazionale, c’è stato un periodo in America Latina, tra venti e dieci anni fa, in cui non c’erano ancora tutti questi governi, alcuni definibili di sinistra, di centro-sinistra o altri che personalmente definisco “populisti”. Comunque non c’era tutta questa variopinta realtà dei governi latinoamericani. Prima erano tutti governi di destra e centro-destra, pur essendo già finita la stagione delle dittature militari, però in quel periodo successe che le sinistre latinoamericane, mentre cominciavano a rinnovarsi, iniziarono a capire che il potere locale era un luogo dove sviluppare le proprie capacità. Perciò si creò questa situazione: la maggior parte della popolazione era governata dalle forze di sinistra nei poteri locali e in nessun paese, o forse solo uno, queste erano al governo. Città come Buenos Aires, Rosario, Porto Alegre, San Paolo, Santos, Bogotà, Caracas, Asunción, che cominciò per prima, Città del Messico, Managua, San Salvador, e altri dipartimenti, regioni e comuni minori erano governati dalle sinistre. Quindi queste esperienze sono certamente momenti di forte dialogo. A quest’incontro c’era, ieri, il sindaco di Città del Messico e oggi c’è Antonio Navarro Wolff che, prima, è stato un capo guerrigliero, ma fino a pochi mesi fa è stato governatore di uno stato colombiano, quello di Nariño. E così via, cioè si potrebbe fare un elenco infinito della capacità che ha avuto la sinistra latinoamericana di partire dal potere locale per poi costruire, nelle forme più diverse, livelli di governo nazionale.

Che ne pensi di quest’incontro sulle sinistre democratiche in America Latina e nel mondo qui a Città del Messico?

Mi ha colpito molto quest’esperienza, quest’incontro, perché pensavo a una cosa più tradizionale in cui gli esponenti di sinistra si parlano fra loro e ok, va anche bene, ma appunto pensavo a qualcosa di più scontato. Mi devo ricredere e personalmente penso che i centri di ricerca, alcuni legati al PRD [Partido Revolución Democrática, messicano] che hanno organizzato l’evento hanno centrato nel segno. Poi ci sono sempre piccole smagliature o cose che si possono discutere e vale sempre per tutti. Però, è importante il fatto di avere aperto un dialogo con alcune delle più importanti personalità intellettuali del Messico come Henrique Krauze, che apertamente si definisce liberale, e come altri che non so come si definiscono, ma di certo non sono organicamente legati alla sinistra e ancora meno alla destra. Ormai sono 25-30 anni che bazzico questi paesi e posso dire che è la prima volta, per quel che mi risulta, che in sede politica e non in un salotto o in una conferenza intellettuale c’è questo confronto, questo dialogo molto rispettoso, aperto, vero e autentico. Per me è stata questa la cifra di tutto l’evento.

S’è parlato oggi di almeno due politiche “sensibili”, quasi dei tabù in Italia: legalizzazione o regolazione delle droghe, coppie di fatto e matrimoni gay. C’è qualcosa da imparare?

Beh, di Americhe Latine ce ne sono tante, però possiamo dire che in generale loro erano più “economicisti” di noi e ora stanno riuscendo ad affrontare anche cose che, tra l’altro in società in parte ancora maschiliste, parlano al futuro e a quelle che sono le contraddizioni, i diritti, le esigenze e le problematiche verso la costruzione di un futuro, non guardando il passato. Quindi c’è questa capacità di guardare al tema della povertà e dell’ingiustizia e di trattarlo non più solo in termini “economicisti” ma anche in termini di diritti civili. La mia reazione da cittadino, visto che non si tratta qui di essere “esperti” di qualcosa, è auspicare che anche da noi possa succedere lo stesso.

Partendo dall’America Latina e dal tentativo di costruire diritti e stato sociale, che sfide vedi in Italia e in Europa per le sinistre?

Da semplice elettore o militante penso che debba ricominciare a prevalere la politica, quindi dobbiamo uscire da questa “tenaglia” europea per cui parlare di Europa sembra essere come parlare di un funerale o di qualche “costrizione fisica”. Dunque bisogna riprendere a costruire l’idea di un’Europa federale. Dobbiamo andare nella direzione di un’Europa che inizia ad avere una struttura federale e degli organismi di governo europei, quindi non solo la moneta, ma proprio una vera Federal Reserve europea, dei sindacati più integrati o un esercito, eccetera. Non possono più essere solo obiettivi nazionali perché ok, tagliamo gli F35 e va benissimo, ma poi? Cosa succede nel resto d’Europa? Sto dicendo delle banalità, ma è solo per fare degli esempi di massima sulla direzione da prendere e su temi fondamentali, come quelli dell’Europa sociale e dell’unità continentale.

Vedi anche: intervista a Francesca d’Ulisse (Dipartimento esteri PD-Responsabile per l’America Latina), Congresso Izquierda Democrática (“Sinistra democratica”), Città del Messico, 29 aprile 2014.  [Link all’intervista]

Se la sinistra riparte dall’America Latina…

[Il presente articolo è stato pubblicato sull’edizione on line del quotidiano  italiano l’Unità del 13 novembre 2012 – link]

“Unità nella diversità, modelli e caratteristiche di partito in America Latina ed Europa”. È il titolo dell’incontro organizzato dal Dipartimento per le Relazioni Internazionali del Partido Revolución Democrática (PRD), seconda forza politica del Messico e prima della coalizione progressista che include anche il Partito del Trabajo (PT) e il Movimiento Ciudadano (MC).

Tra gli invitati il PD italiano, il PSOE spagnolo, il Fronte Ampio dell’Uruguay, il Fronte Farabundo Martí di El Salvador, il Partito del Lavoro (PT) brasiliano, cui appartengono la presidentessa Dilma Roussef e l’ex capo di stato Ignacio Lula da Silva, il Partito Socialista del Cile, oggi all’opposizione contro il “Berlusconi cileno” Sebastián Piñera, e il Socialista Unito del Venezuela. Modelli, alleanze e storie diverse per affrontare problemi che spesso sono comuni e trascendono la dimensione nazionale: dall’Europa in crisi all’America Latina della “nuova ondata progressista”.

La sinistra messicana e il loro candidato, Andrés Manuel López Obrador, hanno ottenuto un risultato storico alle elezioni presidenziali del primo luglio scorso, anche se il Partido Revolucionario Institucional (PRI) è risultato vincitore. Il PRI era già stato al potere per 71 anni finché nel 2000 c’è stata l’alternanza con il conservatore AcciónNacional (PAN).

Enrique Peña del PRI, fortemente sostenuto dalle televisioni private TeleVisa e TV Azteca, ha ottenuto il 38% dei voti in mezzo a proteste popolari e denunce sul finanziamento illecito della campagna elettorale e le pratiche di compravendita del voto del suo partito. Il primo dicembre diventerà ufficialmente presidente degli Stati Uniti Messicani.

Nel 2006, invece, Obrador aveva perso contro l’attuale presidente Felipe Calderón del PAN per un pugno di voti, un scarto minore allo 0,5%. Denunciò brogli elettorali e cominciò un processo di resistenza civile pacifica che lo portò a costituire il Movimento di Rigenerazione Nazionale (MoReNa).

Obrador ha ora annunciato la probabile prossima trasformazione di MoReNa in un nuovo partito politico che si collocherà più a sinistra rispetto al PRD, da cui s’è separato “amichevolmente”.Si ripropone dunque una divisione storica che ha caratterizzato con intensità e modalità diverse le varie anime della sinistra in tanti paesi latino americani ed europei.

In questo contesto parlamentari e rappresentanti di alcuni partiti progressisti europei e latino-americani si sono riuniti in una due giorni serratissima per discutere delle loro esperienze storiche di governo e opposizione nella ricerca dell’unità. Ai due lati dell’Atlantico le problematiche non sono poi così diverse.

Anche in vista della scissione a sinistra di Obrador “il PRD ha convocato questo forum per nutrirsi delle migliori pratiche dei governi progressisti e arricchire il dibattito su come indirizzare in modo ordinato e civile la diversità e la pluralità di cui deve sentirsi orgoglioso”, ha dichiarato Jesús Zambrano, presidente del partito.

Negli ultimi anni sono stati tanti i partiti e le coalizioni di sinistra che in America Latina hanno assunto responsabilità di governo. Venezuela, Brasile, Uruguay, Ecuador, Bolivia, Nicaragua, El Salvador, Cile e Argentina”cominciano a diventare dei punti di riferimento per il resto del continente e del mondo”, come ha dichiarato a l’Unità il responsabile giustizia del PD, l’Onorevole Andrea Orlando (intervista completa link).

“L’Italia come la Spagna può avere un ruolo di ponte tenendo presente che non è solo importante o utile, ma persino conveniente avere una capacita di mediazione tra centri e motori diversi del progressismo, perché credo che un effetto che la crisi sta provocando è la fine dell’eurocentrismo”, ha precisato Orlando. In alleanza con altre forze o da sole le sinistre latino americane hanno dovuto ripensare la relazione con la componente “moderata” dello spettro politico nazionale che è un tema attuale anche nell’arena politica europea e, in particolare, in quella italiana che si prepara alle elezioni del 2013.

“C’è una rinascita delle idee delle sinistre nella lotta istituzionale anche in Europa dato che per molto tempo le socialdemocrazie hanno difeso politiche neoliberiste che le hanno allontanate dalle basi storiche, ma oggi ci sono nuovi soggetti in costituzione per presentare vie d’uscita a sinistra, vista la crisi e gli eccessi del rigorismo neoliberista”, spiega a l’Unità Renato Simoes, ex deputato e Segretario per i movimenti sociali del PT brasiliano.

“Ci sono denominatori comuni a tutti i livelli, dallo scambio di forme organizzative della vita di partito alla politica pubblica locale e alla solidarietà internazionale su questioni di principio e nel sostegno alle lotte dei movimenti sociali e dei popoli”, ha concluso Simoes.

L’esperienza del PT è emblematica dato che ha ricevuto accuse di eccessivo “pragmatismo” e ha dovuto sacrificare alcuni elementi ideologici e programmatici di lungo periodo per poter governare un paese così complesso e socialmente eterogeneo come il Brasile. Malgrado quest’apparente contraddizione, dopo i due mandati quadriennali di Lula e i primi due anni della Roussef, il gigante sudamericano è riuscito a dimezzare gli indici di povertà mantenendo una crescita accettabile e i fondamentali macroeconomici in ordine.

La sfida dell’unità nella diversità è stata raccolta nella capitale azteca e riparte quindi per il resto dell’America Latina. Ma anche per l’Europa sfiancata dalla crisi che ricomincia a nutrirsi dell’esperienza del continente latino-americano.

Twitter @FabrizioLorusso

Canzoni o Canciones – Gente – Presuntos implicados

Una rola lenta y algo cursi quizás, pero hoy aprecié, Yo digo…

LETRA

Gente, que se despierta cuando aun es de noche
y cocina cuando cae el sol
Gente, que acompaña a gente en hospitales, parques
Gente, que despide, que recibe a gente
En los andenes
Gente que va de frente
Que no esquiva tu mirada
Y que percibe en el viento
¿Cómo será el verano?
¿Cómo será el invierno?

Dos, tres, horas para disfrutarte
Y dos de cada siete días para darte
Un pasaje en la más bella historia de amor
Dos, tres, horas para contemplarte
Y dos de cada siete días para darte
Me acomodo en un rincón de tu corazón

Gente, que pide por la gente en los altares
En las romerías
Gente, que da la vida
Que infunde fe
Que crece y que merece paz
Gente, que se funde en un abrazo en el horror
Que comparte el oleaje de su alma
Gente que no renueva la pequeña esperanza
De un día
Vivir en paz

Dos, tres, horas para disfrutarte
Y dos de cada siete días para darte
Un pasaje en la más bella historia de amor
Dos, tres, horas para contemplarte
Y dos de cada siete días para darte
Te acomodo en un rincón de mi corazón

Para vivir así (así)
En miradas transparentes
Recibir su luz
Definitivamente
Nubes van (y van y van y van)
Y van pasando
Pero aquella luz
Nos sigue iluminando

Que fresca es la sombra que ofrecen
Que limpia el agua dulce de sus miradas
Es por ti que empiezo un nuevo día
Hay Ángeles entre nosotros
Ángeles entre nosotros
Ángeles entre nosotros

Dos, tres, horas para disfrutarte
Y dos de cada siete días para darte
Un pasaje en la más bella historia de amor
Dos, tres, horas para contemplarte
Y dos de cada siete días para darte
Me acomodo en un rincón de tu corazón

Dos, tres, horas para disfrutarte
Y dos de cada siete días para darte…

Dos, tres, horas para disfrutarte
Y dos de cada siete días…

Dos, tres, horas para disfrutarte
Y dos de cada…

Dos, tres, horas para disfrutarte y…

Blog LamericaLatina.Net: 2011 in review

Molto bello il riassunto, il blog in cifre, di quest’anno offerto dai grafici e disegnatori di WordPress.Com, la piattaforma su cui corre LamericaLatina. Feliz Año, Buon 2012.

The WordPress.com stats helper monkeys prepared a 2011 annual report for this blog.

Here’s an excerpt:

The concert hall at the Syndey Opera House holds 2,700 people. This blog was viewed about 51.000 times in 2011. If it were a concert at Sydney Opera House, it would take about 19 sold-out performances for that many people to see it.

Click here to see the complete report      CLICCA QUI per lo spettacolo!

Pablo Neruda. Una canzone a 38 anni dalla morte

Paco Ibañez, artista valenciano antifranchista classe 1934, canta la “Canzone disperata” del poeta cileno Pablo Neruda, scomparso il 23 settembre 1973, 12 giorni dopo il golpe militare del Gen. Augusto Pinochet contro il governo di Salvador Allende. Sotto il testo.

LA CANCIÓN DESESPERADA
(Pablo Neruda)

Emerge tu recuerdo de la noche en que estoy.
El río anuda al mar su lamento obstinado.

Abandonado como los muelles en el alba.
Es la hora de partir, oh abandonado!.

Sobre mi corazón llueven frías corolas.
Oh sentina de escombros, feroz cueva de náufragos!

En ti se acumularon las guerras y los vuelos.
De ti alzaron las alas los pájaros del canto.

Todo te lo tragaste, como la lejanía.
Como el mar, como el tiempo. Todo en ti fue naufragio!

En la infancia de niebla mi alma alada y herida.
Descubridor perdido, todo en ti fue naufragio!

Era la alegre hora del asalto y el beso.
La hora del estupor que ardía como un faro.

Ansiedad de piloto, furia de buzo ciego,
turbia embriaguez de amor, todo en ti fue naufragio!

Te ceñiste al dolor, te agarraste al deseo.
Te tumbó la tristeza, todo en ti fue naufragio!

Hice retroceder la muralla de sombra,
anduve más allá del deseo y del acto.

Oh carne, carne mía, mujer que amé y perdí,
a ti esta hora húmeda, evoco y hago canto.

Como un vaso albergaste la infinita ternura,
y el infinito olvido te trizó como a un vaso.

Era la negra, negra soledad de las islas,
y allí, mujer de amor, me acogieron tus brazos.

Era la sed y el hambre, y tú fuiste la fruta.
Era el duelo y las ruinas, y tú fuiste el milagro.

Ah mujer, no sé como pudiste contenerme
en la tierra de tu alma, y en la cruz de tus brazos!

Mi deseo de ti fue el más terrible y corto,
el más revuelto y ebrio, el más tirante y ávido.
Cementerio de besos, aún hay fuego en tus tumbas,
aún los racimos arden picoteados de pájaros.

Oh la boca mordida, oh los besados miembros,
oh los hambrientos dientes, oh los cuerpos trenzados.

Oh la cópula loca de esperanza y esfuerzo
en que nos anudamos y nos desesperamos.

Y la ternura, leve como el agua y la harina.
Y la palabra apenas comenzada en los labios.

Ése fue mi destino y en él viajó mi anhelo,
y en él cayó mi anhelo, todo en ti fue naufragio!

Oh, sentina de escombros, en ti todo caía,
qué dolor no exprimiste, qué olas no te ahogaron!

De tumbo en tumbo aún llameaste y cantaste.
De pie como un marino en la proa de un barco.

Aún floreciste en cantos, aún rompiste en corrientes.
Oh sentina de escombros, pozo abierto y amago.

Pálido buzo ciego, desventurado hondero,
descubridor perdido, todo en ti fue naufragio!

Es la hora de partir, la dura y fría hora
que la noche sujeta a todo horario.

El cinturón ruidoso del mar ciñe la costa.
Surgen frías estrellas, emigran negros pájaros.

Abandonado como los muelles en el alba.
Sólo la sombra trémula se retuerce en mis manos.

Ah más allá de todo. Ah más allá de todo.

Es la hora de partir. Oh abandonado!.