Archivi tag: Bolivia

Bolivia: un lungo processo di svilimento

di Silvia Rivera Cusicanqui da Desde Abajo
Traduzione di Alice Fanti

Per capire cosa sta succedendo in questo momento in Bolivia, è fondamentale comprendere il processo di crescente disgregazione e lo svilimento che, durante i governi di Morales, hanno subìto i cosiddetti movimenti sociali – che sono stati inizialmente la base elettorale del Presidente – per mano di una sinistra che si è posta come unica alternativa e non ha lasciato spazio all’autonomia.
È una storia iniziata indicativamente tra il 2009 e il 2010, quando è stata costituita un’altra forma di governo, un’altra forma di Stato, diversa da quella che veniva proposta dalla base. Si tratta di uno Stato sempre più autoritario che tende a monopolizzare il potere senza lasciare nessun margine di autonomia alle organizzazioni. Continua a leggere

“Contro il fascismo un parlamento delle donne da Cochabamba a Santa Cruz” – Intervista a María Galindo

di Andrea Cegna e Gianpaolo Contestabile da il Manifesto

La crisi politica boliviana non si placa. L’autoproclamato governo di Janine Añez mostra con forza il progetto golpista: invece che un governo di scopo è immediatamente diventato un governo politico e ha dato libertà d’azione all’esercito nelle strade.

Le proteste contro questo governo non si placano. In piazza non ci sono solo i simpatizzanti del Mas e di Evo Morales, ma un insieme di forze sindacali e sociali che rifiutano l’attuale esecutivo ma considerano il governo Morales responsabile di errori e tradimenti. Tra questi il movimento femminista, che ha risposto alla militarizzazione e alla violenza chiamando e organizzando il «parlamento delle donne indigene». La sua fondatrice è María Galindo.

Ha paura per il possibile futuro della Bolivia?

Certo che ho paura. Ho paura perché vivo in Bolivia e perché lotto. Quella boliviana è di per sé una società molto complessa e il processo di fascistizzazione che stiamo vivendo usa l’omofobia, il razzismo e la misoginia come strumenti. Noi siamo donne molto attive e molto in vista, nello specifico io sono stata minacciata molte volte così come diverse volte sono stata bersaglio dell’odio. Il processo di fascistizzazione è molto grave sia a livello personale che a livello sociale.

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Bolivia: anatomia di un colpo di Stato

Dossier Bolivia – Bolivia: anatomia di un colpo di stato

Di Alessandro Peregalli

Da Euronomade

La Bolivia è sprofondata in una crisi devastante lo scorso 20 ottobre, data delle elezioni presidenziali e legislative. Si è chiuso così il periodo di maggior stabilità politica della sua intera storia indipendente; le mobilitazioni e proteste in tutto il paese mostrano uno scenario ancora aperto che ha portato, il 10 novembre, alle dimissioni e del presidente Evo Morales e del vice-presidente Álvaro García Linera, e al loro esilio in Messico. Immediatamente, due narrative opposte si sono affermate per leggere gli eventi, tanto in Bolivia come a livello internazionale: da un lato, la sinistra, legata al “primo presidente indio” Morales, o riconducibile ai suoi alleati internazionali (di sinistra o meno, dal Messico al presidente in pectore argentino Alberto Fernández, dalla Cina alla Russia), ha affermato che si sia trattato di un classico golpe de Estado, che ha fatto fuori un presidente legittimo e legalmente rieletto e che è stato orchestrato dal Dipartimento di Stato americano, dalla CIA e dall’oligarchia boliviana. Dall’altra, la destra, tanto interna come internazionale (da Trump a Bolsonaro, e con la complicità dei “sinceri democratici” dell’Unione Europea e del partito democratico americano, con l’eccezione di Bernie Sanders), hanno sostenuto che si sia trattato della rimozione legittima di un “dittatore” che aveva falsato le ultime elezioni per farsi rieleggere.

In realtà, ciò che ha reso più complicato questo tipo di polarizzazione è stato l’emergere, nella sinistra libertaria e di matrice autonomista, di uno spettro di posizioni critiche allo stesso tempo tanto del governo di Evo come delle pulsioni classiste, misogine e coloniali emerse all’interno del movimento di protesta contro di lui. È all’interno di questo ambito che si vuole porre questo articolo, anche se con la consapevolezza che tali espressioni critiche non debbano arrivare a legittimare, come invece sembra che in certi casi facciano, letture negazioniste o tiepide sul colpo di Stato che si sta consumando in Bolivia e che, come ogni espressione di fascismo, è da respingere con forza. Pensiamo invece, piuttosto, che solo una lettura critica e autocritica del cosiddetto “processo di cambiamento” avvenuto sotto il MAS possa rivelarsi utile a una prospettiva realmente anti-imperialista.

Un’elezione illegittima

Le elezioni del 20 ottobre sono avvenute in un contesto particolarmente torbido. La quarta rielezione di Evo Morales, difatti, nasce in una realtà di palese incostituzionalità, visto che la stessa costituzione promulgata nel 2009, durante il primo mandato di Morales, stabilisce che l’elezione presidenziale di una stessa persona è estendibile al massimo per due mandati. Già nell’ottobre del 2014, Evo era stato eletto per la terza volta, ma lo aveva fatto con la giustificazione che il suo primo mandato (2006-9) era stato realizzato sotto la costituzione precedente. Tuttavia, l’incapacità cronica dei populismi latinoamericani di prescindere dalla figura del leader carismatico (il caudillo) aveva imposto, nei calcoli del partito Movimiento Al Socialismo (MAS), la necessità di garantire a Morales di poter essere rieletto a tempo indefinito. Fu così che, il 21 febbraio 2016, si tenne un referendum costituzionale per garantire proprio questa possibilità, nel quale tuttavia Morales venne sconfitto, per la prima volta dalla sua elezione nel 2005, anche se per strettissima misura. Invece di seguire l’esempio del venezuelano Hugo Chávez, che dopo una sconfitta nel referendum costituzionale del 2006 era riuscito a imporre la rielezione in un nuovo referendum nel 2009, Evo ha preferito affidarsi a un ricorso legale alla Corte Suprema, che nel 2018 gli ha garantito, in maniera sorprendente, il “diritto umano” a essere rieletto indefinitamente, violando così in modo clamoroso l’esito referendario.

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La caduta di Morales

di Atawallpa Oviedo Freire da ChakanaNews

traduzione di Alice Fanti

Sono arrivato a La Paz due giorni dopo le elezioni del 20 ottobre e si diceva che Evo le avesse vinte con poco margine, distaccando di poco più del 10% il suo immediato inseguitore, Carlos Mesa. Tuttavia, l’opposizione affermava che ci fossero stati brogli e non riconosceva i risultati, motivo per cui esigeva una seconda tornata elettorale tra Evo e Mesa. L’opposizione a Evo è molto variegata, va dall’estrema destra, con i più ricchi della Bolivia, alle classi medie che in proporzione sono la maggioranza, fino ai più radicali: alcuni gruppi di sinistra, qualche sindacato, alcune organizzazioni sociali, i nazionalisti indigeni e una serie di gruppi che pensano che Evo li abbia traditi e che lo ritengono di destra. Ovviamente, questi ultimi gruppi radicali sono anche contro Mesa e la destra tutta, ma, ironia della sorte, saranno tra i principali artefici della caduta di Evo, da cui trarrà vantaggio proprio la destra. Continua a leggere

Logistica e America latina: spazi, flussi, lavoro

Lo scorso 11 giugno, si è tenuta nel Dipartimento delle Arti dell’Università di Bologna una conferenza a tema Logistica e America latina. Riportiamo qui di seguito la locandina dell’evento, gli abstract dei contributi e i video integrali degli interventi. Buona lettura! (I video integrali sono incorporati di seguito nel post)

Da Into the Black Box

11 giugno 2019, ore 16:30

Sala Riunioni, Dipartimento delle Arti, Università di Bologna

Piazzetta Morandi 2

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Da quando, negli ultimi anni, diversi contributi hanno posto l’accento sulla dimensione “logistica” del capitalismo contemporaneo, intesa come un insieme di trasformazioni della spazialità, del lavoro, dell’organizzazione della produzione e della circolazione globali e delle cosiddette suppy chains, ci siamo resi conto che la maggior parte delle analisi, dei casi di studio, dei dibattiti o delle biografie degli stessi autori coinvolti vertevano o sulle trasformazioni nelle città, nei porti o negli hub d’Occidente o sulle nuove tendenze di affermazione di una globalizzazione “con caratteristiche cinesi”, fondata sui mastodontici progetti infrastrutturali della Nuova Via della Seta e sulla proliferazione su scala globale delle Zone Economiche Speciali.

Da lì la nostra intenzione di “decentrare” ulteriormente lo sguardo verso la trasformazione in senso logistico delle “periferie”, e in particolar modo dell’America latina: una regione che, mentre rafforza sempre più alcuni aspetti tradizionali della “dipendenza” come la vocazione esportatrice di materie prime e la ri-primarizzazione dell’economia, assiste allo stesso tempo a trasformazioni che vedono l’affermarsi di logiche sempre più brutali di “annichilamento del tempo con lo spazio”, e l’emergere e il moltiplicarsi di “zone” privilegiate per il flusso di merci e capitali globali, come le enclave informatiche, i porti e le stesse città globali, con articolazioni inedite tra nuove e vecchie forme di precarietà, di informalità e di “capitalismo di piattaforma”. Tutto ciò, mentre una riconfigurazione degli assetti geopolitici e della stessa lotta di classe incide, si articola e in molti casi resiste all’imporsi di questa “razionalità logistica”.

In questo seminario, contributi diversi si proporranno di dialogare tra loro a partire dall’analisi degli effetti che queste trasformazioni hanno sugli spazi (dalla pianificazione-gestione di giganteschi corridoi logistici, a quella di territori concreti come i mercati metropolitani o le comunità indigene), sul lavoro (con inedite modificazioni nelle forme del tradizionale super-sfruttamento di queste economie dipendenti portate dalle migrazioni, dall’aumento del lavoro informale e da quello di piattaforma) e sulla produzione di soggettività (dagli indigeni alle donne alle popolazioni “marginali” urbane) in America latina.

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Sull’arresto e la consegna express di Cesare Battisti: il “regalo” di Evo Morales a Salvini… e al “fratello” Bolsonaro

di Pablo Stefanoni

da La Diaria

battisti fotoCominciamo dalla fine: domenica 13 gennaio, un aereo con agenti di polizia e dell’intelligence italiana è atterrato all’aeroporto di Viru Viru, a Santa Cruz de la Sierra, per prendere Cesare Battisti. L’attuale scrittore è stato un membro del gruppo armato di estrema sinistra Proletari Armati per il Comunismo (PAC) operante durante gli “anni di piombo” italiani e condannato all’ergastolo in Italia per quattro reati, due come autore materiale e due come complice. È arrivato all’aeroporto militare di Ciampino alle 11.36 di lunedì. Ad attenderlo c’era il ministro dell’Interno e leader del governo italiano Matteo Salvini, un neofascista che fa parte dell’asse xenofobo trumpiano molto spesso criticato dalla Bolivia.

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#Avenida Miranda Puntata 36. Evo Morales, il presidente che ha tradito gli indigeni

Bolivia-Morales24 mag. – Questo giovedì, 24 maggio, Pérez Gallo intervista il ricercatore boliviano Pavel López, che racconta il grande tumulto antiliberista che si è avuto in Bolivia tra il 2000 e il 2005 e il successivo periodo di governo del leader “cocalero” Evo Morales. Arrivato al potere sulla spinta delle rivolte dei movimenti sociali indigeni e contadini, il presidente di origini aymara ha secondo López tradito le aspettative, non solo depotenziando il nuovo processo costituente e trasformandolo nello strumento del suo potere personale, ma anche costruendo un modello economico che ha portato l’attacco alla natura e ai popoli indigeni a livelli ancora più alti che nel periodo neoliberista. In ultimo, il recente disconoscimento del risultato di un referendum popolare, che aveva bocciato la possibilitá di Morales di essere rieletto per la quarta volta, è secondo López fonte di preoccupazione per la tenuta democratica del Paese.

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#AvenidaMiranda Puntata 24. Io e il Che

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25 gen. – Il 9 ottobre del 1967 il rivoluzionario Ernesto “Che” Guevara, uno dei protagonisti della Rivoluzione Cubana, veniva ucciso in Bolivia. Il suo mito e la sua figura, simbolo di emancipazioni e lotte contro le ingiustizie in tutto il mondo, resiste fino ad oggi e non conosce confini. Molto s’è già scritto su di lui, ma il libro “Io el il Che”, edito da Nova Delphi e curato dai giornalisti Nadia Angelucci e Gianni Tarquini, è unico nel suo genere perché è composto da una serie di conversazioni inedite a donne e uomini della cultura che lo hanno conosciuto, amato o studiato come Paco Ignacio Taibo II, principale biografo di Guevara, Juan Martín Guevara, fratello del Che, José “Pepe” Mujica, ex presidente dell’Uruguay, Loyola Guzmán, guerrigliera con il Che in Bolivia, e poi ancora Erri De Luca, Osvaldo Bayer, Valerio Evangelisti, Pino Cacucci, Letizia Battaglia, Miguel Benasayag, Luciana Castellina, Massimo Carlotto, Piergiorgio Odifreddi e molti altri ancora.

In questa puntata di Avenida Miranda Fabrizio Lorusso intervista Nadia Angelucci che ci presenta il libro e “il suo Che”.

Qui il PODCAST!

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