Sull’arresto e la consegna express di Cesare Battisti: il “regalo” di Evo Morales a Salvini… e al “fratello” Bolsonaro

di Pablo Stefanoni

da La Diaria

battisti fotoCominciamo dalla fine: domenica 13 gennaio, un aereo con agenti di polizia e dell’intelligence italiana è atterrato all’aeroporto di Viru Viru, a Santa Cruz de la Sierra, per prendere Cesare Battisti. L’attuale scrittore è stato un membro del gruppo armato di estrema sinistra Proletari Armati per il Comunismo (PAC) operante durante gli “anni di piombo” italiani e condannato all’ergastolo in Italia per quattro reati, due come autore materiale e due come complice. È arrivato all’aeroporto militare di Ciampino alle 11.36 di lunedì. Ad attenderlo c’era il ministro dell’Interno e leader del governo italiano Matteo Salvini, un neofascista che fa parte dell’asse xenofobo trumpiano molto spesso criticato dalla Bolivia.

Così, per la sorpresa di molti, Evo Morales ha consegnato Battisti in 24 ore, negandogli non solo la richiesta di rifugio ma, ancora di più, il diritto fondamentale a un processo di estradizione in cui il suo caso potesse essere analizzato. In questo modo, il presidente boliviano si è trovato immerso in un’operazione armata dal nuovo asse italo-brasiliano: entrambi i referenti stanno cercando di dar vita ad un’internazionale dell’estrema destra su scala globale. 

Molti media hanno colto la situazione scrivendo nei loro titoli che Jair Bolsonaro sta utilizzando l’arresto dell’ex membro del gruppo armato italiano strizzando “l’occhiolino a Salvini”. Ma se il nuovo presidente brasiliano ha fatto un “regalo” al collega italiano, Evo Morales lo ha fatto a sua volta al “fratello Bolsonaro”, come lo ha chiamato in un tweet di congratulazioni dopo la sua vittoria elettorale. E rimane un dubbio: questa consegna express è stata negoziata durante il giuramento dell’ex capitano a Brasilia il 1° gennaio? Si capisce che il governo boliviano cerchi una coesistenza pacifica con il Brasile a causa delle necessità economiche (la vendita di gas) e, in certa misura, politiche (evitare che Bolsonaro finanzi l’opposizione boliviana). Ma è probabile che, nonostante Evo ceda al nuovo “mito” del Brasile, questi cospiri lo stesso contro di lui. D’altra parte, il caso in questione non era un problema con il Brasile bensì con l’Italia. Anche se la Commissione nazionale per i rifugiati (Conare) avesse respinto la richiesta d’asilo, come effettivamente ha fatto alla fine, rimaneva in piedi, in ultima istanza, il diritto alla difesa in un processo di estradizione.

Per Evo Morales il caso era semplicemente una grana altrui che metteva i bastoni fra le ruote al suo progetto di rielezione, l’unico obiettivo reale rimasto del “processo di cambiamento” nonostante il No alla rielezione avesse vinto nel referendum di febbraio del 2016. Il presidente boliviano ha confermato, con questa decisione, di essere estraneo a una questione centrale nella cultura della sinistra: la solidarietà. Battisti fuggì in Francia nel 1981 e poi in Messico per tornare nuovamente in Francia nel 1990, ancora sotto il governo di François Mitterrand. Lì l’italiano divenne un popolare scrittore di romanzi polizieschi. La cosiddetta “dottrina Mitterrand” ha negato l’estradizione a vari ex militanti e leader dell’estrema sinistra italiana durante gli “anni di piombo”. “Mi rifiuto di considerare a priori come terroristi attivi e pericolosi degli uomini che sono venuti, in particolare dall’Italia, molto tempo prima che esercitassi le prerogative che mi sono proprie, e che si erano appena ritrovati qui e là, nella banlieu parigina, pentiti…a metà, di fatto…non saprei, ma fuori dai giochi. […] la Francia è e sarà solidale coi suoi alleati europei, nel rispetto dei suoi principi, del suo diritto: sarà solidale, rifiuterà ogni protezione diretta o indiretta del terrorismo attivo, reale, sanguinario”. Tecnicamente, Battisti non fu incluso formalmente in quella “dottrina” per via dei suoi crimini di sangue, ma in pratica fu protetto dall’estradizione (ebbe il sostegno di figure come Bernard-Henri Lévy o Carla Bruni) fino al 2004, quando dovette fuggire approdando alla fine in Brasile, dove trascorse un tempo in prigione prima di essere rilasciato.

In Bolivia, il ministro Carlos Romero è apparso come un ministro degli interni di un qualsiasi governo della “destra alternativa” giustificando l’espulsione immediata (curiosamente in Italia, da dove Battisti non proveniva) per essere entrato illegalmente nel paese. Come ha dichiarato il difensore civico David Tezanos Pinto: “[Battisti] non è stato ascoltato né informato della decisione di rifiuto [della richiesta di asilo], aspetti fondamentali di un giusto processo […] violando i principi di “non respingimento” e “non espulsione”.

Ma la consegna, che Bolsonaro e Salvini hanno interpretato come una Operazione Condor da operetta, ha un’ulteriore aggravante politica. Il vicepresidente boliviano Álvaro García Linera era stato imprigionato e, sebbene su di lui non pesassero condanne per omicidio, fu accusato e condannato per terrorismo negli anni ‘90 a causa della sua appartenenza all’Esercito Guerrigliero Túpac Katari. E ancora: Antonio Negri, il popolare intellettuale italiano molto seguito in Bolivia, che ha partecipato con García Linera a dibattiti e alcune delle cui opere sono state pubblicate dalla Vice Presidenza, oltre ad essere stato accusato di appartenere al gruppo Potere Operaio e alle Brigate Rosse, e di essere stato la mente di diversi attentati, è stato anch’egli beneficiario della dottrina Mitterrand fino a quando ha negoziato la sua consegna e una riduzione della pena in Italia.

Eppure la “dottrina Evo” non rivela solo la mancanza di solidarietà, ma riflette anche il disprezzo per i diritti “democratico-borghesi” di un giusto processo. La decisione presa è parte integrante di un sistema giudiziario che combina corruzione endemica, mancanza di indipendenza e decisionismo presidenziale su qualsiasi questione rilevante. Questo è quello che non capiscono gli oppositori al governo che nei social network si rallegravano – con o senza ironia – che Battisti fosse stato consegnato in questo modo agli italiani. Ad esempio, il leader dell’opposizione Samuel Doria Medina ha condannato l’arresto arbitrario del Presidente dell’Assemblea nazionale venezuelana Juan Guaidó da parte degli agenti del servizio di intelligence bolivariano (Sebin), e subito dopo ha twittato “All’improvviso è arrivato il buon senso. #EvoMorales consegna terrorista fuggitivo all’#Italia.” Non ha prevalso il buon senso: il diniego del processo di estradizione, appellando alla consegna express, fa parte della stessa arbitrarietà che domani potrà essere usata contro l’opposizione boliviana. È il problema del liberalismo a geometria variabile degli anti-populisti vernacolari.

La necessità di difendere dei diritti non è sentita neanche da coloro i quali si sono indignati, giustamente, per l’espulsione, ma solo perché considerano Battisti un eroico comunista venduto dalla Rivoluzione Boliviana, come se la Bolivia fosse l’URSS degli anni ‘20. Il fratello del vicepresidente, Raul García Linera, ha scritto che la consegna di Battisti costituisce il primo atto controrivoluzionario del governo di Evo Morales. Se non altro, rispetto alla maggioranza dei funzionari che hanno mantenuto un silenzio indegno di fronte alla decisione presidenziale di inviare un regalino al neofascista milanese, per lo meno il fratello di García Linera ha espresso il suo dissenso in modo chiaro e pubblico, cosa che invece non è avvenuta con una infinità di filogovernativi che normalmente si scandalizzano per l’operato della giustizia nei paesi governati dalla destra.

Salvini ha ricevuto il suo trofeo come si deve: “L’assassino comunista marcirà in prigione”, ha detto, vestito con l’uniforme della polizia. Il giorno prima, invece, nonostante Battisti sia stato arrestato in Bolivia, il figlio di Bolsonaro aveva annunciato che il “regalino” stava per arrivare in Italia, mentre lo stesso Bolsonaro praticamente ne rivendicava la cattura. Il governo brasiliano ha cercato fino all’ultimo momento di far passare Battisti per il Brasile prima di dirigersi in Italia, in modo tale da far guadagnare a Bolsonaro gli onori della cattura e della consegna, e non a un governo di sinistra.

Il ministro della Giustizia italiano, Alfonso Bonafede, ha spiegato che dal momento che il Brasile non prevede l’ergastolo nella sua legge penale, l’Italia ha accettato di ridurre la pena a 30 anni di carcere nella speranza di recuperare il latitante. Una obbligazione non più vigente avendolo consegnato direttamente a Roma, benché la differenza tra l’ergastolo e 30 anni non fa molta differenza per un uomo di 64 anni”, ha informato La Razón. Cioè, la consegna da parte della Bolivia avrebbe aggravato ancor di più la condizione di Battisti.

Così, Evo Morales, che aveva protestato quando un deputato bolsonarista consigliò di andare in Bolivia a quelli a cui piacciono gli indigeni, è finito per diventare il convitato di pietra di una festa altrui: quella della nuova internazionale di estrema destra. Persino il messaggio di “gratitudine” da parte di Bolsonaro alla Bolivia ha dei toni umilianti: ringrazia le autorità boliviane per aver catturato il protetto del “governo più corrotto della storia del Brasile”. Cioè, quello di Lula, l’alleato di Evo condannato a 12 anni di carcere dall’attuale ministro della Giustizia di Bolsonaro Sérgio Moro.

Qui di seguito la richiesta di asilo politico fatta da Cesare Battisti e la legge boliviana di asilo firmata da Evo Morales, entrambi i documenti sono stati reperiti qui.

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1 Pablo Stefanoni è un giornalista e storico argentino. Ha vissuto in Bolivia tra il 2004 e il 2011 dove è stato direttore dell’edizione boliviana di Le Monde diplomatique. È autore insieme a Hervé do Alto de Evo Morales. Il riscatto degli indigeni in Bolivia (Sperling & Kupfer, 2007) e de Los inconformistas del Centenario. Intelectuales, socialismo y nación en una Bolivia en crisis (1925-1939) (Plural, 2015). Attualmente è capo redattore della rivista Nueva Sociedad.

La traduzione è di Daniele Benzi.

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