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Ni una más. 40 escritores contra el feminicidio: presentación del libro en la #UNAM #México @zonafrancaMX @Desinformémonos

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[De Fabrizio Lorusso para Desinformémonos y Zona Franca] Mediante la adaptación de su prólogo, quisiera presentarles aquí un libro, cuyo título original es Nessuna più. Quaranta scrittori contro il femminicidio e invitarles a su presentación que será en la UNAM el día 17 de agosto a las 5 de la tarde en el Aula A de la Facultad de Filosofía y Letras (aquí el enlace del evento en Facebook). El proyecto nace entre 2012 y 2013 en Italia de una idea de la escritora y profesora Marilú Oliva y ahora ya existe en español en México gracias a un esfuerzo colectivo de traductores, coordinadores y revisores y la editorial de la Ibero León. Hace casi 5 años, Oliva decidió hacer un llamado a colegas narradores, poetas y periodistas, sensibles e indignados frente a la violencia de género y, en especial, ante el fenómeno nacional y global del feminicidio, para que escribieran un cuento basado en un hecho real. Para que la crónica periodística, muchas veces de corte amarillista y reduccionista, pudiera trascender y convertirse en algo más, en un texto que diera cuenta de las verdades negadas y deliberadamente ocultadas detrás de la violencia de género.  Continua a leggere

Entrevista sobre #Desaparecidos #Mexico en @ZonaFrancaMX tras la jornada de de familiares y organizaciones nsociales

Seminario desaparicion lagos de morenoEn este video algunas consideraciones y resumen de Fabrizio Lorusso en Revista de la Una, por la web-TV del medio leonés Zona Franca, acerca de la segunda jornada de diálogo “Desaparición forzada, un crimen de lesa humanidad”, organizado por la Universidad de Guadalajara en la casa de la cultura de Lagos de Moreno, Jalisco. Presentes como ponentes y testigos: los anfitriones del evento Darwin Franco de la Universidad de Guadalajara y Dalia Souza; Silvia Ortiz y Óscar Sánchez Viesca de VIDA-Víctimas por sus desaparecidos en acción; Mario Vergara de Los otros desaparecidos de Iguala; Leticia Hidalgo de FUNDENL (Fuerzas unidas por nuestros desaparecidos en Nuevo León); Mirna Medina (Rastreadoras de Sinaloa o “Los desaparecidos de El Fuerte”. Lee también el reportaje de C. Martínez en Zona Franca: “Crecen desapariciones forzadas en el país, mientras fiscales y procuradurías ni siquiera se comunican entre sí. Participan familiares de víctimas y especialistas en diálogo convocado por la U de G en Lagos de Moreno: 13 casos se suman diariamente a las 30 mil desapariciones acumuladas” – LEER aquí link.  Programa completo del evento: link.   En el siguiente video, el comentario y síntesis del evento por Carmen Martínez.

 

Huellas de la Memoria, por los desaparecidos: Video Presentación y Charla en @IberoLeón @huellasmemoria @HIJOS_Mexico #DesaparecidosJusticia

Video-Presentación “Huellas de la Memoria” – Universidad Ibero León
MINUTO 00:00 a 05:05 – Palabras de Mónica Macouzet del Moral y Lucía Serra (Ibero León)
MINUTO del 05:05 a 16:25 – Recorrido por Huellas y palabras de Andrea Patiño y Guadalupe Pérez (Colectivo Huellas e HIJOS México)
MINUTO del 16:27 a 21:40 – Introducción de Fabrizio Lorusso
MINUTO del 21:40 a 26:22 – Introducción de Iván Patiño
MINUTO del 26:25 a 29:30 – Andrea Patiño Huellas de la memoria
MINUTO del 29:30 a 42:00 – Guadalupe Pérez de Hijos México
MINUTO del 42:00 a 52:00 RONDA preguntas/respuestas
MINUTO del 53:00 a 107:00 (FIN) Intervenciones de Yadira González, Sara Gernández, Sra. Ángeles, integrantes de Desaparecidos Justicia AC (Queretaro) – Interacción con el público. Evento presentado y moderado por Lucía Serra (Ibero León)

Notas de Prensa: Milenio León Video y Nota – Inst. Cultural LeónMegaNoticias

GALERÍA FOTOGRAFICA DE LA EXPOSICIÓN (dar clic para agrandar la foto)

 

Una Vampira s’aggira per l’Europa @CarmillaOnLine al Caffè Letterario Primo Piano di #Brescia

Manifesto Carmilla Brescia 27 feb 2016

 

 

#Collection (1) Materiali e #Info sulla #SantaMuerte #NiñaBlanca #Mexico #Flaquita #HolyDeath

SantaMuertePatrona_copertinamezza

A questo LINK il libro SANTA MUERTE. PATRONA DELL’UMANITA’ e IL SUO BLOG

Oggi sei tra le braccia della vita, ma domani sarai nelle mie. Quindi, vivi la tua vita. Ti aspetto. Distinti saluti, La Morte (cartello anonimo)

In Uscita A INIZIO FEBBRAIO 2013 nelle librerie e on line Santa Muerte. Patrona dell’Umanità 

ma qui…  IL SUO BLOG SANTA MUERTE PATRONA,

libro in italiano sul culto alla Santissima Muerte di Fabrizio Lorusso, edito da Stampa Alternativa/Nuovi Equilibri 

Nasce la Sua pagina in italiano. Comincia e come tutto finirà… Intanto vi segnalo un reportage 2012 sulla Santa Muerte da Linkiesta.It

Mentre scorri le meraviglie di questa Santa Pagina Web e clicchi su foto, video e link vari…ascoltati anche questo radio reportage di Sara Milanese / Radio Popolare sulla Santísima Muerte.

Per ora invito a leggere L’intervista esclusiva alla Santa Muerte LINK INTERVISTA (o la versione in spagnolo dal settimanale messicano La Jornada Semanal) e anche questo articolo: LINK Articolo

Scarica il numero speciale della rivista accademica della UAM (Universidad Autónoma Metropolitana) di Città del Messico sulla Santa Muerte e San Judas Tadeo, “La religión y los jóvenes”: QUI LINK   La rivista si chiama El Cotidiano, numero 169, settembre ottobre 2011, anno 26, ISSN 1186-0840.

Dorata. Per i soldi e la prosperità. Ma l’importante è crederci, il colore viene dopo la fede.

Questa che avete appena visto (suppongo) è una salsa scritta per la Santissima Muerte come espressione della cultura popolare dedicata a questa particolare icona. Esistono anche canzoni di altri generi che sono votate alla Santa: rap, corridos, cumbia, musica banda o ranchera, ecc…sotto altri esempi in video.

Nera con Pit Bull di cartone rigido al seguito, doppia protezione.

Un devoto ricarica la batteria dello spirito toccando il vetro dell’altare principale di Tepito, Città del Messico.

Video qui sopra: spiegazione e lettura dall’articolo “Quei dieci milioni di devoti di Santa Muerte” (PARTE I e PARTE II), di Fabrizio Lorusso, L’Unità, p. 42-43 – Sezione cultura del 2 febbraio 2012, all’interno del programma radiofonico di Radio3 Rai – Pagina 3

Un devoto con tre tatuaggi (che sintetizzano molto bene l’iconografia più comune!) della Santisima Muerte che le sta chiedendo qualcosa con affetto minaccioso…

Un documentario di un quarto d’ora in spagnolo sul culto alla Santa Muerte nella città di Saltillo, nel nord del Messico. Buona visione!

Sopra: Foto di una Santa Muerte siciliana !

Sotto: Devoto nella sala dei ceri presso l’altare di Tepito calle Alfareria 12.

Sotto: Video con diapositive presentazione presso l’università L’Orientale – Napoli

Per chi volesse prendere visione delle slide con calma, a questo LINK

Altare da strada con simpatizzanti. Lo scambio di piccoli doni, dolci, fiori, figurine, tequila, birra, sigarette e qualunque altro oggetto la gente voglia e senta di poter condividere costituisce uno degli elementi che creano nessi di solidarietà e formano un’identità peculiare tra chi partecipa al rosario della Santissima Morte.

Presentazione Power point musicata e editata della conferenza tenuta alla Universidad Autonoma Metropolitana sede Xochimilco, Uam-X, il giorno 24 febbraio 2011 nel seminario Jueves de Sociologia sulla Santa Muerte e altri culti metropolitani.

Fotos de las diapositivas / Foto di ogni singola slide

https://picasaweb.google.com/UAMX Presentacion

La Santita, Niña blanca, Niña bonita, La Patrona, La Jefa (=capo, madre), La Comadre, La Hermosa, Hermana blanca, La Señora. Sono solo alcuni soprannomi e vezzeggiativi con cui viene chiamata la Santissima Morte.

C’è chi percorre centinaia di metri in ginocchio e ha la precedenza nella lunga fila di devoti che si dirigono quotidianamente all’altare principale di Città del Messico, a Tepito. Per saperne di più sul quartiere visita questo LINK. Sotto un video dei mariachi, musicisti tradizionali messicani, che vengono inviati presso l’altare della Santa per ripagarla di qualche favore ricevuto.

Fino a qui hai visto le splendide foto di Giuseppe Spina. Seguono le “un po’ meno meravigliose” riprese di Fabrizio Lorusso…

Ritratto della bellissima Yemayà multicolore o dei sette poteri con scapolario della Santa Morte al collo e cero bianco propiziatorio. Yemayà è una orisha, divinità cubana della santeria o “regla de Osha Ifà” e della tradizione africana Yoruba, e in alcuni casi viene a sostituire l’immagine della Santa Muerte. Yemayà è la padrona del mare e della luna e rappresenta la dea della maternità universale e delle acque salubri. Il sincretismo con la religione cattolica l’ha identificata come la Madonna della Regla o Virgen de la Regla.

Album fotografici di Fabrizio Lorusso nel macabro barrio de Tepito. A questi link.

(1) Anniversario / compleanno della Santissima Morte di Alfarerìa 12 (30 novembre 2010)

(2) Selezione di foto 2009-2010 con intrusi (cioè alcuni teschi o calaveras del Dìa de Muertos, il giorno dei morti “cattolico” e turistico).

Ora un video con l’inizio del rosario alla Santa Muerte recitato da Jesùs Romero in Calle Alfarerìa 12 alle 5 del pomeriggio. Il rosario è un gran momento di convivenza e catarsi collettiva che, senza negare la tradizione cattolica di preghiera alla Madonna, a Dio e a Gesù Cristo, include la Santa Muerte come intercessore di fronte a Dio (con un rango pari a quello di Gesù) e la rende oggetto di venerazione come succede con altri Santi riconosciuti, per esempio San Giuda Taddeo.

Invece adesso aggiungo anche queste due letture d’obbligo intitolate “La Morte al Tuo Fianco 1” e “La Morte al Tuo Fianco 2”:

UNA lettura bella LINK ————- DUE lettura molto bella LINK

Origini e sincretismi del culto alla Niña Blanca (Bambina Bianca)

Per farla breve. Non esiste un accordo  circa le origini del culto alla Santa Morte ma solo alcune possibili piste che confluiscono nella versione attuale di questo fenomeno culturale e religioso.

Uno. Culto precolombiano ai padroni del regno dei morti Mictlàn che possiamo assimilare all’Ade (chiaramente è una semplificazione leggermente etnocentrica ma è per capirci). I popoli mesoamericani, tra cui i Mexicas o Aztechi, adoravano Miclantecuhtli e Mictecacihuatl, signore e signora della morte.

Due. Iconografia medievale e barocca europea, soprattutto italiana, caldea e spagnola, della morte come figura femminile con falce, bilancia e clessidra. Presente in alcuni cimiteri, chiese e ossari costruiti dei secoli XVII e XVIII, viene anche associata alle immagini della Buona Morte o Morte Santa e della Danza Macabra. Sulle origini dell’immagine della Santa Muerte in Italia con una nota speciale su Teglio, piccolo paese della Valtellina e il suo ossario: Link all’articolo specifico… e anche al suo seguito versione 2011

Tre. Culto del giorno dei morti cattolico rivisitato in Messico in base a un mix di tradizioni indigene preesistenti ed elementi del nazionalismo messicano post-rivoluzionario (soprattutto a partire dalla presidenza di Lazaro Cardenas dal 1934 al 1940). Interrompiamo con un pezzo hip hop per la Santa Muerte del rapper Mr Vico, trascinante e lancinante:

Un processo di assimilazione e addomesticamento della morte basato anche sull’opera grafica dell’illustratore Josè Guadalupe Posada. Dai teschi e dalle figure collocati sugli altari delle offerte (ofrendas) per l’1-2 novembre all’immagine odierna della Santa Muerte il passo è breve, anche se non vanno confuse le due tradizioni.

Tipiche ofrendas del dìa de muertos

Quattro. Elementi della Santeria, del Palo Mayombe e della religione Yoruba di origine africana importate a Cuba e nei Caraibi dagli schiavi di colore strappati all’Africa dalle potenze coloniali dell’epoca (Gran Bretagna, Francia, Spagna, Olanda, Portogallo, ecc…). Sotto: una statua di Yemayà in Brasile.

Cinque. Culti popolari ai Santi cattolici e non, a personaggi carismatici come Pancho Villa, Jesùs Malverde, il Niño Fidencio, Diego Duende e altri. Tra questi si potrebbe annoverare la figura della Santa Muerte ripresa dalla tradizione barocca imposta dagli spagnoli durante la conquista e nell’epoca coloniale e sopravvissuta alle successive persecuzioni dell’Inquisizione. Sebbene la Chiesa utilizzò la morte per creare cofradìas o confraternite per garantire una buona morte ai fedeli facoltosi, poi perseguitò la sua immagine e il culto “deviato” che le rendevano gli indigeni, accusati di idolatria e paganesimo. Le immagini e le devozioni legate alla morte sono quindi sopravvissute nella clandestinità fino a pochi anni fa, anche grazie al ruolo delle guardiane e delle famiglie dei settori rurali e marginali delle metropoli che le hanno sapute conservare e mantenere in vita come figure Sante. Solo un esempio tra i tanti: immagine del Niño de las Suertes, venerata a Tacubaya, Città del Messico; rappresenta per molti devoti la Santa Muerte sotto mentite spoglie (probabilmente per la presenza del teschio su cui dorme Gesù bambino).

Sei. Postmodernismo e Internet. La versione attuale del culto alla Santa Morte è venuta alla luce negli ultimi 15 anni ed è stata ripetutamente strumentalizzata e mistificata dai mass media e da tutte le Chiese, quella cattolica in primis. Si nutre oggi di un postmodernismo iconografico e culturale per cui ognuno aggrega elementi fantasiosi all’immagine e alle pratiche del culto ricreandolo continuamente. I precetti “da seguire” non esistono ma vi sono delle tendenze comuni che stanno conformando una “convergenza liturgica” e iconografica notevoli. Il popolo, la gente, crea e ricrea la fede e le sue forme e le diffonde per la strada ma anche e soprattutto su Internet rendendole mediatiche, globali e digitali. Anche il marketing di massa, gli apporti della cinematografia e la contaminazione con l’iconografia heavy metal, gotica e death stanno modificando alcuni aspetti del culto. Ecco una Santa Muerte di nome Ruby dipinta su una maglietta.

Sette. Carcere. Narcotraffico. Mercati. Barrios: Merced e Tepito. Alcuni attribuiscono al mondo delle prigioni e della delinquenza, soprattutto il mondo del narcotraffico, l’origine del culto alla Santa Morte. Sebbene sia assodato che nella popolazione carceraria attualmente la Santa abbia molto successo, non vi sono studi seri circa la sua nascita effettiva nei reclusori. Stesso discorso per il Mercado de Sonora, un grande mercato coperto, vicino alla zona popolare della Merced nel centro di Città del Messico, che è il punto di riferimento per la vendita di prodotti e immagini varie legate al culto e dove lavorano alcuni tra i più longevi e ferventi devoti. Invece nei quartieri della Merced, nella colonia Morelos, a Tepito e dintorni, cioè nella zona centro nord e centro est della capitale, s’identifica la possibile origine del culto nella sua versione moderna (intendo a partire dalla metà del XX secolo). Su Tepito ci sono testimonianze chiare e univoche in opere letterarie come Los Hijos de Sànchez de Oscar Lewis in cui si parla della Santa morte nel 1961.

Sul calcio della pistola un’immagine di San Judas Tadeo, Santo delle cause disperate.

Mercato…

Come ulteriore testimonianza inserisco un video che riprende i devoti e le offerte di strada proprio a Tepito.

Esistono anche altri punti di riferimento importanti fuori da Città del Messico per determinare le origini del culto che non espongo qui ora…e allora lascio giù un video notturno dei cori e della pratica del pureo (cioè la purificazione della statua con un sigaro cubano o puro) girato a Tepito.

Propongo di seguito una descrizione deliziosa e forse inquietante di un’antica confraternita italiana e cattolica che si occupava della Buona Morte (vedi punti Cinque e Due di cui sopra).

La Confraternita della Buona Morte
Uomini “onesti” di ogni ceto, religiosi ma anche laici: ecco il requisito essenziale per essere ammessi nella Confraternita della Buona Morte, fondata dal sacerdote durantino Giulio Timotei. Una delle otto confraternite che contribuivano al buon governo di Urbania, come la Compagnia della Misericordia e la Confraternita del Buon Gesù.
11 giugno 1567: prima riunione dei confratelli, dodici come gli apostoli. San Giovanni decollato è il loro patrono. Lo stesso giorno è anche occasione per promulgare lo statuto, che il cardinale Giulio Feltrio Della Rovere (fratello del duca Guidobaldo II) sanziona l’11 aprile 1571.
Così comincia la vita della Confraternita. I fratelli trasportano gratuitamente i cadaveri, assistono moribondi e condannati a morte, visitano ogni settimana ammalati e carcerati e distribuiscono elemosine ai poveri. Un’opera sociale importante, non menzionata negli statuti ma documentata da atti ufficiali d’archivio, è la distribuzione del seme di grano ai contadini rimasti senza riserve. Ma è l’organizzazione dei funerali l’attività che li consacra alla storia. Funerali carichi di suggestione per noi che ne leggiamo i dettagli oggi, dopo più di due secoli, su documenti dell’epoca. Immaginiamo la folla riunita in chiesa per dare l’ultimo saluto a un concittadino. Il corpo arriva in una sorta di processione, trasportato dai confratelli. Lo adagiavano su una “scaletta”, una tavola di legno. E il corpo, avvolto in un sudario, arriva coperto da teli neri con simboli della morte.
I confratelli indossavano il rocchetto, la veste ecclesiastica di lino bianco, sormontato da un mantello nero su cui spiccava una placca di rame argentato sbalzata con il teschio e le tibie incrociate. Prima di uscire si calavano il cappuccio sul volto. Un modo di vestire che valse loro l’appellativo di “guercini”: per non cadere erano costretti a guardare in tralice, attraverso i fori del cappuccio. Il priore portava una mazza lignea scolpita ed era preceduto da uno stendardo di raso nero. In filo d’argento era damascata la, che il popolo chiamava “La Lucia”. La morte porta una corona, “perché è la vera regina dell’umanità”. Accanto a lei una serie di simboli: la falce che taglia la vita, la clessidra che ricorda quanto scorre veloce il tempo e le fiaccole della vita, rovesciate perché la vita si è spenta.
Il manoscritto degli statuti originali del 1567 è conservato nell’archivio della Curia Vescovile di Urbania. È rilegato in cuoio e consta di 19 carte recto-verso con filigrana (stemma della famiglie senese Piccolomini, croce caricata da cinque lune), di dimensione 27,5 x 20,5 cm. Alla carta 9 si legge l’approvazione autentica di Giulio Feltrio Della Rovere con il sigillo personale. Dalla carta 10 ci sono i “Nomi delli Fratelli della Morte”. Articolo Originale Link.

Chiesa della Morte a Molfetta Link a Wikipedia Molfetta e foto chiesa.

Tornando in Messico…video…


Se ve, se siente, la Santa está presente. Si vede, si sente, la Santa è presente.

Momenti di culto dopo una lunga attesa. Ricaricare le batterie dell’anima (vedi foto sopra anche…)

Un video realizzato da una “compagna di scuola”, studentessa del master in studi latino americani della Unam in Messico, sul Santo laico di Sinaloa Jesùs Malverde. BY STEPHANIE CORTES et YOLOXOCHITL MANCILLAS, ORIGINARIAS DE CULIACAN SINALOA…

Alcune risorse e articoli scaricabili e anche consigliabili…

0) La Santa Muerte e la stampa italiana  –  I Parte QUI –  II Parte QUI

1) Transformismos y transculturación de un culto novomestizo: la Santa Muerte mexicana di Juan Antonio Flores Martos   QUI

2) La Santa Muerte, articolo pro-cattolico del Church Forum; sulla stessa linea e molto dettagliato anche questi segnalati da Biblia y Tradición (chiaramente sono tutti contro il culto alla Niña Blanca di cui “tralasciano” molti elementi)  QUI

3) Crónicas de la Buena Muerte a la Santa Muerte di Elsa Malvido     QUI

4) La Santa muerte y la cultura de los derechos humanos di Pilar Castells  QUI

5) Santa entre los malditos, Felipe Gaytán Alcalá  QUI

6) Santa Muerte y Niño de las Suertes, Katia Perdigón   QUI

7) The Meaning of Death. Semiotica della Santa Muerte by Michalik  QUI

8) Primo capitolo in Pdf del libro La Santa Muerte di José Gil Olmos  QUI

9) Univ. di Londra, Santa Muerte un culto descrittivo, in spagnolo  QUI

10) In inglese un articolo con la visione mistificata dagli Stati Uniti: The Death cult of drug lords Mexico   QUI

11) Recensione del libro di Katia Perdigón, La Santa Muerte, protectora de los hombres  QUI

12) Reportage “Troubled Spirits” del National Geographic QUI e foto QUI

13) Fotogalleria del Times  QUI

14) Il culto raccontato da una ricerca web di un blogger QUI

15) Fotogalleria de La Stampa  QUI

A seguire, per spezzare un attimo la serie interminabile di link, due video trailer del film “El último refugio” sul santo popolare argentino, Gauchito Gil, che ha alcune analogie con il messicano Jesús Malverde e la stessa Santa Muerte. Quest’ultima ha un cugino argentino di primo grado, molto simile a lei, che si chiama San La Muerte, molto popolare nella provincia di Corrientes, proprio come il Gaucho Antonio Gil.


Continuo coi link…

16) Reportage di Opificio Ciclope, Bologna   QUI e   QUI

17) La Madonna che ama la Morte sulla Rivista InStoria     QUI

18) WikiPedia in Italiano Santa Morte   QUI

19) Chiesa Santa Maria dell’Orazione e Morte a Roma (QUI) e confraternita (QUI)

20) Foto galleria con oltre 5000 immagini della Santa Muerte e relativi accessori, tatuaggi, oggetti vari, eccetera a Los Angeles e in Messico    QUI

21) Un articolo in italiano con riflessioni antropologiche di Andrea Bocchi Modrone   QUI

21) La Stampa, quotidiano italiano: foto con didascalie (un po’ datate)   QUI

22) Contro il culto: Libro “Condenación Eterna”  QUI

23) Indice di una tesi esemplificativo sulla Santa Muerte nella capitale dello stato messicano di San Luís Potosí        QUI

24) Intervista trascritta. Entrevista con el maestro Roberto García Zavala, sobre los cultos populares y la adoración a la Santa Muerte en México.  QUI

25) 2 Reportage di Proceso sulla Santa Muerte a Guadalajara 1-QUI (la fe nos mueve) e 2-QUI (nueva devoción en Guadalajara) anche la audio intervista al giornalista di proceso Julío Ríos, 3 marzo 2011    QUI

26) Entrevista con la Santa Muerte di Fabrizio Lorusso, La Jornada Semanal,            8 maggio 2011  QUI

27) Santa Muerte: foto-galleria personale QUI  e video canale YouTube QUI

28) Mini reportage BBC Mundo 1/6/11 “La ascensión de la Santa Muerte”  QUI

29)  Entrevista completa con la Santa Muerte (versione lunga in spagnolo), articolo di Fabrizio Lorusso, Rivista Visioni LatinoAmericane della Università di Trieste   QUI

30) Harta Calaca, articolo di Guillermo Sheridan sulla rivista messicana Letras Libres del maggio 2005          QUI

31)  A questo link i tre video della conferenza tenuta a Torino da Fabrizio Lorusso (io), al Café Liber, sulla Santa Muerte in collaborazione con il Dipartimento di Studi politici dell’Università di Torino. Si ringraziano Tiziana Bertaccini, Marco Bellingeri, Roberto Novaresio e tutta la gente del Cafè Liber.

32) Articolo sulla festa di San Pacual Bailón in Chiapas, patrono della Iglesia Católica Ortodoxa mexicana QUI e link al blog della diocesi dei preti guaritori di suddetta chiesa che hanno incorporato la Santa Muerte tra le figure devozionali della loro Chiesa QUI

33) Breviario in spagnolo sul culto nella sua versione “esoterica”  QUI

34) Video del gruppo “Embargo” intitolato Santa Muerte  QUI

35) Articolo del LA TIMES in inglese sulle lotte intestine tra i presunti leader del culto in Messico QUI

36) Articolo sulla storia della Santa Muerte in italiano QUI

37) Video reportage di 6 minuti sulla Santa di un blogger di LA TIMES QUI

38) Sulla cosiddetta guerra santa tra la Chiesa e la Santa Muerte QUI

39) Da Repubblica + .it un articolo che cita la Santa Muerte di striscio… QUI

40) Reportage BBC su María Lionza, santa popolare venezuelana QUI

41) Radio Reportage in italiano sulla Santa Muerte di Sara Milanese QUI

42) Rivista El Cotidiano – No 169 dedicato alla Santa Muerte PDF completo QUI

43) Tepito, Mexico’s grim reaper saint   QUI

44) Sistema trasmutatorio Santisima muerte di Daniele Mansuino   QUI

45) Santisima Muerte Mexican Flok saint (libro)   QUI

46) Articolo su Donna Sebastiana (un’origine iconografica della Santa Muerte)   QUI

47) Magia y brujería en México di Lilian Scheffler   QUI

(Nel video sopra: la canzone di salsa del gruppo Los Llayras nel video ufficiale. Compare l’auto-nominato Arcivescovo della Santa Muerte David Romo con alcuni devoti durante alcune scene della sua liturgia. Attualmente Romo è in carcere in attesa di giudizio, accusato nel gennaio 2011 di sequestro di persona).

48) Breviario con pratiche e riti della devozione QUI

49) Preghiere in inglese   QUI

50) San La Muerte – Tratado Santa Muerte   QUI

51) Reportage completo gennaio 2012 sulla Santa Muerte su Linkiesta.It  QUI

52) Articolo ironico in spagnolo su Inciclopedia   QUI

53) La Santuzza Farealata siciliana diventa la Santa Muerte – Prima expo in Italia di questa figura  QUI

54) Libro intero in inglese di B. Andrew Chesnut – Devoted to death – Santa Muerte – The Skeleton Saint   (Oxford Univ. Press)  QUI

55) Blog Post con bellissimi disegni e bozze Santa Muerte e i bambini QUI

56) Documentario sulla Santa Muerte a Saltillo nel Nord del Messico QUI

57) Foto e reportage di Max Gibson. Santa Muerte: The Cult of Saint Death QUI

58) Ottima galleria fotografica sulla Santissima Muerte  QUI

59) Repressione e Santa Muerte da La Stampa Multimedia, negano il visto USA ad adepto: QUI

60) Post in inglese sulla Santa Muerte di Curandero Güero: QUI

61) Il sito Holy Death punto Com: QUI

62) Foto di Time.Com: QUI

63) “L’armadio della Santa Muerte” da un blog della rivista Gatopardo: QUI

64) La Santa Muerte, post del blog Dama de Negro: QUI

65) Aggiornamento dei trailer e documentari dell’Opificio Ciclope! QUI

66) In inglese, Crónicas de la Santa Muerte (storia riassunta): QUI

67) Documentario del 2012 di canale ONCE TV Messico – Santa Muerte

68) Dal blog “Miles Christi”: Santa Muerte culto falso QUI

69) “Bajo el manto de la Santa Muerte”, articolo “critico” El País QUI

70) Fotoreportage su Repubblica.It   QUI

71) Blog SKELETON SAINT Most Holy Death QUI

72) Report dell’FBI in tre parti. Santa Muerte: Inspired and Ritualistic Killigs  – UNO  DUE   TRE

73) Altri link d’interesse, curiosi o semplicemente bizzarri in italiano, in genere recenti, che parlano del fenomeno:

http://www.almaradio.it/blog/il-culto-della-santa-muerte-e-l’eterno-dualismo-messicano/

https://ilterzoorecchio.wordpress.com/2011/01/04/il-potere-dellacqua/

http://inchieste.repubblica.it/it/repubblica/rep-it/inchiesta-italiana/2011/07/14/news/da_re_maya_alla_santa_muerte_ecco_l_italia_delle_mille_sette-18441036/

http://gazzettadelmistero.blogspot.com/2011/11/santa-muerte.html#comment-form

http://www.ilcrogiuolo.it/wordpress/index.php/tag/la-santisima-muerte/

http://enigmaeparadigma.fotoblog.it/archive/2011/09/22/santa-muerte.html

http://www.ilreamedinverno.com/vmchk/polveri-e-pozioni/incenso-della-santa-muerte.asp

http://www.ilreamedinverno.com/vmchk/la-santisima-muerte-anonimo.php

Sopra avete visto… Mini mostra fotografica della Santa Muerte a Tepito e dintorni, Città del Messico. Autunno 2011, incipiente. Stop.

…chiudo (per ora) con il trailer del documentario di Opificio Ciclope sottotitolato in italiano…



Prossimamente altri aggiornamenti su questo blog se Lei non ci porta via prima…Amen e…un ultimo Rap, poi una cumbia colombiana e un narco-corrido intitolato Reina de Reinas (Regina di Regine):

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Recensione di #NarcoGuerra cronache dal #Messico su Il Resto del Carlino Bologna

Recensione NarcoGuerra Resto del Carlino

#Messico #Ayotzinapa: contro il dolore, la rabbia e la speranza (Evento il 6 novembre)

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Approfitto per invitarvi all’incontro su questi temi a Padova il 6 novembre, presso Ca’Sana, in via SS. Fabiano e Sebastiano 13, ore 21). Articolo di Giovanna Gasparello.

L’ondata di proteste contro l’eccidio di 50 giovani studenti universitari perpetrata un mese fa nella città di Iguala, Guerrero, non accenna a fermarsi ma, con il passare dei giorni, cresce sia nelle dimensioni che nella radicalità delle rivendicazioni avanzate. L’esigenza principale è la presentazione con vita dei 43 studenti dell’Universitá per maestri rurali di Ayotzinapa, nello stato del Guerrero, sequestrati e desaparecidos dalla polizia della cittá di Iguala in collusione con il cartello del narcotraffico locale lo scorso 26 settembre, quando sono anche state uccise sei persone (di cui tre sudenti) dalla stessa polizia.

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Dopo la rinuncia del governatore dello stato, Angel Aguirre, e la nomina di Rogelio Ortega al suo posto, i genitori ed i compagni degli studenti sequestrati denunciano che il cambio di facciata a livello politico non cambia minimamente la situazione di stallo delle indagini. Nonostante le proteste popolari e gli appelli diplomatici delle Nazioni Unite, della Commissione Interamericana per i Diritti Umani, del Parlamento Europeo e degli Stati Uniti, le istituzioni giudiziare hanno dimostrato un’estrema inefficenza ed un cinico disinteresse durante le indagini, lasciando fuggire i mandanti della strage, ostruendo il lavoro dei periti indipendenti, e limitandosi a cercare i corpi nei cimiteri clandestini, mentre sono gli stessi familiari che strenuamente continuano le ricerche capillari e coordinano le attività di centinaia di persone civili, giunte in carovane da molte regioni del Guerrero ed anche da altri stati che percorrono la zona da cima a fondo alla ricerca dei giovani. Durante le ricerche sono state scoperte più di cento fosse clandestine, ricolme di cadaveri smembrati o carbonizzati, nella zona circostante Iguala. Cinicamente, le autorità si sono limitate a dire che i corpi non sarebbero quelli diegli studenti, la qual cosa solleva una domanda ancora più inquietante: e allora, di chi sono? Chi sono tutti quei morti? E comunque, dove sono gli studenti?
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Sembrerebbe che l’ennemsimo, barbaro crimine abbia fatto esplodere la grande pentola a pressione che è diventato il Messico negli ultimi dieci anni. Le recenti dichiarazioni del Procuratore Generale cercano di vincolare gli studenti ai gruppi di narcotrafficanti, con l’intenzione di applicare ancora una volta il perverso meccanismo che trasforma la vittima in criminale rendendola complice del crimine che ha subito, e sollevando così le autorità dall’obbligo morale della ricerca di verità (“alla fin fine, è stato un regolamento di conti, erano tutti criminali, non vale la pena cercare la giustizia”, sarebbe il messaggio). Tali dichiarazioni hanno esasperato l’enormità del dolore dei familiari, dei giovani studenti, e di milioni di persone vissute per anni nella morsa della paura e dell’indifferenza.
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Sembra che la spirale del terrore si sia finalmente interrotta. La paura, poderoso meccanismo di controllo, è stata accompagnata nel corso degli anni da una progressiva normalizzazione della violenza: all’oggi, i ritrovamenti di decine di corpi decapitati, smembrati, torturati, non provocano più l’indignazione pubblica. E dunque si assiste ad un progressivo aumento dell’atrocità della violenza: come un chiaro ed agghiacciante messaggio intimidatorio, uno dei giovani uccisi è stato ritrovato con il viso spellato e senza occhi, barbarie che rimette a quelle perpetrate dai kaibiles (paramilitari) nel Guatemala degli anni ottanta, o alle assurde torture inflitte agli indigeni massacrati ad Acteal, Chiapas, nel 1997.
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Lo stato del Guerrero si trova in una situazione di effervescenza che da decenni non si viveva nel paese. Il palazzo del governo è ridotto in cenere, decine di municipi (l’equivalente dei Comuni italiani), tra cui quello di Acapulco, sono occupati da giorni. Nella giornata del 26 ottobre, ad un mese dai fatti, sono state bloccate la maggior parte delle vie di comunicazione in tutto lo stato. La determinazione delle organizzazioni (sindacati di maestri, movimenti studenteschi, ma anche organizzazioni contadine) ha portato ad un aumento della radicalizzazione nelle proteste e nelle rivendicazioni. Lo sforzo di unificare la lotta è evidente nella costituzione dell’Assemblea Nazionale Popolare, che rivendica la presentazione in vita dei 43 studenti sequestrati, ma anche l’occupazione di tutti i municipi dello stato e annuncia uno sciopero generale nazionale di 72 ore il 29, 30 e 31 ottobre. Molte università, nello stato ed in tutto il Messico, hanno già aderito allo sciopero; altre sono ferme da diversi giorni.
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Il grido di dolore che sta scuotendo il Messico si è alzato lentamente, iniziando come un lamento ed un sussurro di indignazione e crescendo di intensità giorno dopo giorno, alimentandosi delle proteste che non scemano e che spingono a manifestare ogni giorno nuove città, nuove organizzazioni, nuove identità collettive. Piccole e grandi manifestazioni, sit-in, blocchi stradali, costellano quotidianamente la geografia nazionale in grandi città e piccoli paesi. La solidarietà e le mobilitazioni che si susseguono anche all’estero, dagli altrettanto lacerati paesi centroamericani alle capitali europee, dall’Argentina agli Stati Uniti, infondono forza al nascente movimento messicano.
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Dopo anni di dominio politico e culturale costruito sulla base della paura e della violenza di Stato, dopo 150 mila morti e 50 mila persone scomparse –frutto dell’aberrante “lotta al narcotraffico” dichiarata dal governo messicano nel 2006-, dopo migliaia di migranti morti sulle strade, sui binari, nel deserto, nelle periferie, dopo migliaia di persone sfollate ed avvelenate come conseguenza della devastazione ambientale, dopo decenni di una politica sociale ed economica senza scrupoli che si è inginocchiata di fronte ai dettami economici neoliberisti –gli stessi che propugnano l’inevitabilità dei “danni collaterali”- che hanno smembrato e svenduto il paese, asservito ai grandi “business” legali e illegali, il Messico è riuscito a liberare il proprio grido di dolore.
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Negli anni scorsi, iniziative politiche ambiziose avevano cercato di creare movimenti di opinione e mobilitazioni che denunciassero la violenza imposta dallo stato come forma di governo, la sospensione dei diritti civili, e la necessità di un movimento forte a livello nazionale: esempi ne sono la Otra Campaña Zapatista, il Movimiento por la Paz con Justicia y Dignidad, il movimiento # Yo Soy 132. Ma finora non si era verificato un movimento spontaneo, cittadino nel senso profondo della parola, così vasto e potenzialmente radicale come quello che sta crescendo in queste settimane.
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Il grido di dolore ed il grido di rabbia, il grido di amore per il proprio paese e per la vita che sembra non avere oramai che un valore irrisorio, si è levato, in modo spontaneo e necessario, proprio da coloro che sono più colpiti dalla violenza vissuta ed imposta, dalla mancanza di speranze per un futuro degno: i giovani, troppo spesso criminalizzati solo per essere tali, nel mirino delle forze di sicurezza perchè sempre “possibili delinquenti”, o dei cartelli del narcotraffico perchè possibili sicari o spacciatori da reclutare, stigmatizzati per la voglia di essere diversi e colpevolizzati della crisi di opportunità che li attanaglia. E così il movimento per Ayotzinapa ha coinvoloto, in prima battuta, centinaia di università in tutto il paese, mobilitando anche le scuole “d’elite” e quelle che erano sempre rimaste al margine di ogni mobilitazione. E’ un’intera generazione, quella dei ventenni, che sta riempiendo le strade e le piazze del Messico, e che sta lottando contro il dolore.
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Mentre vent’anni fa, nel 1994, il “Ya Basta!” degli indigeni zapatisti ha scosso la società reclamando dignità e mostrando il cammino verso un’utopia necessaria, e poi costruendola, il grido che si leva nel 2014 ci riporta tristemente indietro agli anni settanta (“Vivos se los llevaron, vivos los queremos” è lo slogan ricorrente) ma trasmette anche la determinazione di lottare per difendere quella dignità della vita umana insegnata dagli zapatisti, e che ora è violentata sistematicamente. Il grido che scuote il Messico è dunque un grido di dolore, ma è soprattutto un grido di rabbia, contro il dolore e pieno di speranza.

Giovanna Gasparello, antropologa, Universidad Autonoma Metropolitana, Cittá del Messico
http://www.yabasta.it/spip.php?article1890

#Hackmeeting 2014 a #Bologna #XM24

di Jacopo Anderlini

hackmeeting logo[Questo articolo è stato pubblicato sul numero 119 della rivista Germinal]

Il prossimo 27, 28 e 29 giugno, a Bologna presso lo Spazio Sociale Autogestito XM24, via Fioravanti 24, si terrà la diciassettesima edizione dell’Hackmeeting: una tre giorni che dal 1998 unisce e mette in relazione i vari soggetti che animano il mondo delle controculture digitali. Certo, non basta questa scarna definizione a dare conto della composizione che caratterizza, e ha caratterizzato, l’evento e l’importanza che questo ha significato, e significa, per i movimenti sociali e controculturali. L’Hackmeeting non è solo l’espressione di diverse soggettività ed esperienze, ma ha allo stesso tempo creato e formato una comunità – ibrida, mutevole, molteplice, anche contraddittoria – che ha attraversato e composto – e continua a farlo – tempi e spazi dei movimenti sociali. Una rete di relazioni e interazioni che ha visto nascere progetti fondamentali come Autistici & Inventati (A/I), collettivo che si colloca nell’intersezione tra hacking e attivismo politico fornendo strumenti e conoscenze orientati alla condivisione, alla tutela della privacy e dei diritti digitali, all’autonomia e alla libertà nelle comunicazioni telematiche.

In un motto, che era quello di Primo Moroni e che è stato fatto proprio dal collettivo, “Socializzare saperi, senza fondare poteri”. E in effetti proprio dalle pagine del libro che A/I ha pubblicato sui suoi dieci anni, +kaos, Agenzia X, Milano, 2012, emerge da diverse voci come l’Hackmeeting sia stato il brodo di coltura, il terreno fertile in cui esperienze diverse si sono intrecciate e contaminate confluendo in progetti esistenti o facendone emergere di nuovi.

Le origini – ECN

Per riuscire a restituire il senso e la portata di ciò che è stato ed è Hackmeeting, non solo per la cultura hacker ma anche per i movimenti sociali in Italia, occorre raccontare come è nata questa esperienza e descrivere in quale contesto si è formata. Una delle realtà – o per meglio dire, reti – che ha più contribuito alla nascita di Hackmeeting nel 1998 è sicuramente ECN – European Counter Network.

ECN è una rete di controinformazione che emerge dieci anni prima dall’esigenza di diversi spazi sociali europei di comunicare ed interagire oltre le forme tradizionali. In Italia questo percorso vede la partecipazione di diverse radio di movimento – Radio Ondarossa, Radio Onda d’urto, Radio Blackout, Radio Sherwood e altre -, di centri di documentazione e/o librerie alternative e di spazi sociali di Bologna, Padova, Milano, Firenze, Brescia, Roma, Torino.

L’obiettivo è mettere in relazione le forme di comunicazione “tradizionali” con i nuovi mondi digitali e le possibilità che questi offrono.

Nei primi anni ‘90 ECN dà vita ad una rete BBS di movimento per scambiare informazioni e dati tra i vari nodi sparsi per l’Italia. Le BBS (Bulletin Board System) si possono considerare dei server con forum, divisi per aree tematiche, in cui è possibile discutere ma anche scambiarsi dati e files. Si creano le prime corrispondenze internazionali per via telematica, con altri spazi in Europa ma anche in Sud America. Le radio di movimento utilizzano questo strumento per aggiornamenti in diretta da altre città, approfondimenti e per scambiare contenuti tra loro. La mole di informazioni raccolte e veicolate dalla BBS di ECN dà vita ad un bollettino periodico cartaceo pubblicato dal gruppo di Bologna e diffuso in tutta Italia.

Negli anni successivi ECN si evolve e continua con rinnovato impegno a sviluppare progetti sempre più basati sulla comunicazione digitale e in particolare sulla diffusione – dalla prima metà degli anni ’90 – di Internet e del World Wide Web. In particolare, nel 1996 viene creata Isole nella Rete, la prima esperienza in Italia a fornire spazi web, email e servizi di rete ai centri sociali e alle realtà antagoniste attraverso la gestione diretta di un server di movimento. All’interno dello stesso progetto inoltre viene creato un portale di controinformazione diviso per aree tematiche.

In questo periodo quindi le contaminazioni e le interazioni tra spazi sociali e nuove tecnologie si moltiplicano e si sviluppano inoltre rapporti con i gruppi artistici cyberpunk, attivi soprattutto a Milano. È questo lo scenario che caratterizza la nascita e realizzazione del primo Hackmeeting in Italia.

Il primo Hackmeeting

«Era il 1998. In lista ECN si discuteva di come in Olanda con “Access for all” e in Germania con il “Chaos Computer Club” fossero stati realizzati dei campeggi hacker. Decidemmo allora di coinvolgere Strano Network e di proporre ai compagni dei CPA [storico centro sociale fiorentino] l’organizzazione di un evento analogo. Quello che poi sarebbe diventato l’Hackmeeting.» (Ferry Byte)

L’idea di Hackmeeting nasce così, in una discussione sulla mailing-list di ECN che riuniva i compagni della rete di diverse città. A Firenze, l’idea coglie subito l’entusiasmo di Strano Network, gruppo di comunicazione antagonista che, assieme a ECN, propone l’evento al CPA. All’inizio c’è un po’ di diffidenza da parte dello spazio rispetto alla tematica, ma dopo qualche tempo si decide la realizzazione di Hackmeeting per il giugno del 1998.

Vengono predisposti gli spazi del Centro sociale secondo uno schema che verrà mantenuto – e arricchito – negli anni: un dormitorio, che all’interno del CPA viene predisposto ai piani alti, e diverse sale per seminari, workshop, laboratori. Il CPA viene “connesso ad internet” e si effettua la cablatura di tutti gli spazi all’interno:

«Io e una compagna siamo stati ore solo a smatassare i fili di rame per cablare il centro.» (Ferry Byte)

Con l’avvicinarsi della tre giorni, da parte dell’amministrazione comunale cresce la paura per “attacchi hacker” alla propria rete dal momento che il CPA in quel periodo lotta per evitare lo sgombero e si trova a contrapporsi più volte con il Comune. Il timore è tale che per tutta la durata dell’evento, la rete di server del Comune viene messa offline per precauzione.

Di ben altro tipo, improntati alla socialità e alla condivisione, saranno i rapporti tra Hackmeeting e il quartiere e in generale la città.

Si svolge quindi l’evento il 5, 6 e 7 giugno con una grandissima partecipazione:

«la cosa sorprendente è la quantità di persone che vengono. In qualche modo c’è rappresentato tutto lo spettro, tutte le sfumature, del mondo legato alle nuove tecnologie che emergeva allora.» (Ferry Byte)

Un contesto eterogeneo in cui vengono realizzati molti seminari e laboratori – alcuni ideati durante lo stesso svolgimento dell’Hackmeeting – in particolare sulla crittografia e la sicurezza digitale. Viene presentato kryptonite, un testo fondamentale per la cultura hacker italiana.

Importante anche la presenza di partecipanti internazionali, come gli spagnoli di nodo50,collettivo hacker e di controinformazione attivo ancora oggi, e gli olandesi di Xs4all.

Temi importanti come la sicurezza delle comunicazioni in rete vengono affrontati in maniera diretta come ricorda in un aneddoto Ferry Byte:

«Un compagno di nodo50 si divertiva ad andare in giro a consegnare dei bigliettini agli altri partecipanti con scritta la password della loro email o di altri loro account. Una sorta di “terapia d’urto” per sollecitarli ad avere una maggiore coscienza dei propri dati.»

L’Hackmeeting è anche questo: un modo di affrontare le innovazioni tecnologiche e ciò che esse comportano con puntualità e allo stesso tempo in maniera non convenzionale, inventando continuamente nuove forme di comunicare assieme. Una sperimentazione costante che caratterizza tutta l’iniziativa e che porta alla creazione, tra le altre cose, di una radio e una tv pirata che trasmettono in tutto il quartiere Firenze Sud.

Con questo primo Hackmeeting nasce quindi non solo un incontro annuale che continua a svolgersi ancora oggi, ma si forma una comunità che influenzerà grandemente i movimenti sociali e il loro rapporto con le nuove tecnologie. Da questa esperienza prendono forma gli hacklab, laboratori comunitari di hacking che andranno a diffondersi in tutta Italia, e diversi collettivi come il già ricordato A/I.

Quello che emerge da questo primo Hackmeeting è la volontà di scambiarsi conoscenze a vari livelli di socialità e di contaminazione. Negli anni questo percorso ha visto cambiamenti ed evoluzioni: «A quei tempi c’era molta più voglia di stare sul piano sociale della comunicazione e ora invece mi sembra che ci sia una tendenza a fare le cose in maniera eccessivamente autoreferenziale. Una volta era più presente la prospettiva sociale. Spero che si ritorni un po’ a questo spirito, vedo troppa autoreferenzialità, che politicamente non porta a nulla.» (Ferry Byte)

Ripercorrendo le origini di questa iniziativa, l’obiettivo è stato quello di trasmettere per quanto possibile la complessità delle istanze che la attraversano, cercando di coglierne la continua mescolanza. “Hackmeeting è quello che ci porti”, un momento di incontro reale di comunità virtuali, in cui socializzare saperi.

Ringrazio per questo articolo Vittorio, storico militante del movimento bolognese e tra i fondatori di ECN con cui ho potuto discutere a lungo e il cui contributo è stato fondamentale per ricostruire il periodo e Ferry Byte, militante di ECN e figura importante della scena hacker e controculturale italiana, che ha voluto ricordare assieme a me il primo Hackmeeting. Da CarmillaOnLine

Audio Spot Hackmeeting 2014 – Link

Diffusione Materiali – Link